Draghi indichi le riforme una volta per tutte

Una volta il Governatore della Banca d’Italia era un oracolo che parlava una volta all’anno e le sue parole erano pesanti.
Mi ricordo, bambino, la serietà con la quale i telegiornali davano conto del discorso di Guido Carli.
Poi hanno cominciato a parlare e straparlare anche loro e non solo al telefono.
Il governatore della bce dovrebbe essere un Carli all’ennesima potenza.
Me lo aspetterei severo, ieratico e riservato.
Ogni giorno invece leggo delle dichiarazioni di Mario Draghi e dei suoi bazooka.
A parte l’irritante snobismo, lui italiano, di parlare in inglese, calpestando la nostra Storia e la nostra Cultura che, almeno in questo, non deve prendere lezioni da nessuno, dice sempre le stesse cose.
Autoreferenzialità massima e poi, il pistolotto: la politica monetaria può aiutare, ma la crescita dipende dalle riforme.
Quali riforme ?
Abracadabra !
Mai una volta che dica esattamente dove e cosa riformare.
Tagliamo le tasse ?
E con quale e quante aliquote ?
O forse è meglio una flat tax ?
E la casa deve essere vessata ?
E i risparmi ?
E degli immigrati cosa facciamo ?
E se facessimo una repubblica presidenziale ?
Insomma, invece di parlare (in inglese) restando comodamente sul generico, si sporchi un po’ le mani, così vediamo dove, in realtà, vuole infilarle !

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L’Italia del Banco dei Pegni

A cavallo malato vanno addosso i parassiti. E’ quanto accade a questa Italia e ai suoi più onesti cittadini. Quello visto al TG delle 20,00 di ierisera è uno spaccato d’Italia che non avrei mai voluto vedere e che fa male al cuore: code, rabbia  e risse al Banco dei Pegni di Milano e tanta, tanta tristezza nell’ascoltare storie grame di Italiani onesti che non ce la fanno a tirare avanti. Ci sfiniscono a reti unificate con la logorrea di Renzi in camicia bianca che continua a magnificare quei fottutissimi (passatemi la parolaccia) 80 euro, ma è questa la vera fotografia dell’Italia messa a sacco. Ci estenuano con i forum Ambrosetti di Cernobbio dove il Portoghese (trombato) Barroso parla in Inglese, ci sfiancano con le camarille interne ai piddioti: i tradizionalisti in giacca e cravatta contro i 7 giovani beoti in camicia bianca. Ogni due per tre si sente pronunciare una parola che fa ormai venire il gorgoglione alla pancia: la crrrrrescitaaaa.
Ma nessuno ci vuole dire la verità: che l’ abusivo Omiciattolo  di Palazzo in camicia bianca dalla facile e sputazzante logorrea, è lì per continuare la sua opera di spoliazione e di esproprio. E l’Esproprio e l’Usura la si respirano in questi tragici racconti al Banco dei Pegni:

 “Alice apre la borsa e mostra le polizze: «Sono della nonna», dice. La polizza è una parola chiave nel mondo del Monte dei pegni. A chi fa un pegno, l’istituto corrisponde un prestito, e insieme un modulo per riscattare in futuro l’oggetto impegnato. È al portatore, e non può essere trasferita se supera i mille euro di valore. «Piuttosto che rivolgermi al Monte dei pegni mangio pane e cipolle – spiega -. Non so perché mia nonna ha impegnato i suoi gioielli.” (da Code e rabbia al Monte dei Pegni – Cronache di Milano – Corsera).
 In questi mesi quelli del  Monte di Pietà sono andati in ferie, ma gli interessi usurari delle polizze dei  poveracci  capitati sotto le loro grinfie, vanno avanti lo stesso.  Oramai siamo alla “morte a credito” giorno per giorno. Gente giovane, anziana, gente che deve comprare i libri ai figli per la scuola, poveri nonni che aiutano i nipoti, imprenditori falliti che devono pagare le bollette, gente che ha perso tutto e che ora è costretta a  “impegnarsi i ricordi” …. Quando poi questi  famosi “ricordi” non sono ancora stati trafugati dai ladri di appartamenti, immonde zecche parassite anche questi, poiché anche la delinquenza (in larga parte extracomunitaria) viene appositamente e deliberatamente lasciata circolare a scopi espropriativi e di saccheggio del Paese.
A tutto pensano i procuratori oligarchici di crisi mondiali!  Perfezionano perfino tutta la catena gerarchica  delle sanguisughe da immettere in circolo ai danni degli sventurati.
Sentite questa:  ” In due, un uomo e una giovane donna, raccontano invece di aver portato qui «i pochi ori rimasti dopo aver subito un furto».  (…)
Una signora distinta e griffata minaccia di chiamare i carabinieri perché «violate la privacy», dando inizio ad un dibattito in quella folla che nel frattempo è cresciuta. «Non è facile diventare poveri eppure, sa, siamo in tanti. Pensi che ora non prendono più l’argento né le pellicce, non c’è più posto nei magazzini. Solo oro».
Persone dignitose che  per i nostri governanti sono del tutto invisibili, tutti presi come sono a beneficare gli invasori  dei barconi che vanno a stipare i centri d’accoglienza a cui vengono rilasciati 30 euro al giorno.  

Camicie bianche per Italiani descamisados

Nella migliore delle ipotesi, salterà fuori qualche cinico “creativo” che inventerà una trasmissione TV trash a puntate sulla falsariga del Banco dei Pugni di Detroit, dove oltre  a vedere e ad ascoltare storie miserevoli, si vede un’umanità abbruttita che litiga, si spintona, si acciuffa per i  capelli, perché “scusi sa, ma c’ero prima io”.
Più che “esportazione della democrazia” gli Americani ci scaricano l’esportazione dell’Usura in format, il trash, i disvalori peggiori. 
I nostri istituti di credito si sono prontamente adeguati all’ignobile andazzo. Ormai  anche per per le banche  italiane è boom di “prestito su pegno” e ci sono dentro  in tante: 

  • Unicredit che eroga un prestito su pegno con un TAN fisso a 10,40%. La durata del prestito varia secondo l’importo prestato (ne esiste una sede in Via Padova a MI). 
  • Gruppo Banca Carige che accetta in pegno per oggetti di valore valutati dai periti della banca stessa. Il prestito erogato è inferiore ai 4/5 del valore del bene. Gli interessi sono calcolati in base al valore del prestito. Si parte dal 4% per somme fino a 77,47 euro, e si arriva al 10% se si superano i 258,23 euro.
  • Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli, del gruppo Monte dei Paschi di Siena, che accetta pegni in oro per la durata di sei mesi. Il suo tasso d’interesse è dell’8,50% per operazioni fino a 250 euro e del 9% per importi superiori.
  • Ora anche il gruppo UBI come quello in Viale Certosa a Milano
  • Aggiungo alla lista anche Intesa S. Paolo. Qui  la nota informativa delle loro clausole.
Agevolare l’economia reale, la manifattura,  il commercio e l’artigianato, le professioni libere erogando  un po’ di liquidità  per dare ossigeno a chi lavora, e favorire nel contempo la ripresa? Manco a parlarne!
Meglio incravattare i poveracci, stringere il cappio e rastrellar loro catenine e orologi. C’est plus facile. 

La spending review secondo Matteo

Renzi assumerà centomila nuovi dipendenti pubblici per la scuola.
Come se i dipendenti pubblici non fossero giù un esercito infinito e come se l’istruzione non fosse, subito dopo la sanità, il principale centro di costo di uno stato indebitato fino all’estremo e che continua a fare debiti, aumentando spesa e disavanzo.
Allora viene il sospetto che, avendo avuto modo di constatare le prodezze linguistiche del bambinello di Firenze, Renzi abbia tradotto “spending review” con “ricominciamo a spendere”.
Peccato che poi i soldi li venga a chiedere a noi aumentando la tassa sui risparmi e continuando a pretendere un tributo da rapina sulla casa e sui redditi.

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Rapina di stato

Ormai tutti i quotidiani hanno sfornato la loro informativa su dove Renzi andrà a rastrellare il denaro per continuare a spendere: dalle pensioni.
Se così sarà, potremo senza dubbio chiamarla una rapina di stato, perpetrata con un comportamento spregevole.
Alcuni dicono che sarebbe un atto di giustizia ricalcolare le pensioni retributive con il metodo contributivo.
E’ vero che i retributivi hanno goduto di un trattamento privilegiato perchè non era legato ai contributi effettivamente versati, ma questa è stata la conseguenza di una precisa scelta legislativa che ha voluto, in spirito di solidarietà, accollare ai lavoratori il benessere degli anziani pensionati che non hanno nessuna colpa, tanto da vedersi improvvisamente impoverire la pensione, per qual che è stato fatto.
Se accadesse una cosa del genere, lo stato non avrebbe più neppure la minima credibilità residua che ha.
Altri parlano invece di un “contributo”, cioè di una tassa sulle pensioni superiori ad una certa cifra.
Molto onestamente il ministro Poletti ha detto che deve ancora essere fissata l’altezza dell’asticella, mentre il sottosegretario Baretta (ex sindacalista cisl) ha detto che possono stare tranquilli (seeeeee !) quelli che percepiscono meno di duemila euro netti
Che non sono poi granchè.
Quindi chi avesse la sventura di percepire duemila e un euro, sarebbe tartassato.
Non viene però precisato se i duemila netti saranno calcolati per mensilità, oppure dividendo il totale per dodici (e c’è una bella differenza !).
Ancora una volta non si sente parlare di taglio della spesa, di taglio vero, quello che dovrebbe accollare a chi ne usufruisce il servizio sanitario, l’istruzione, la pubblica amministrazione.
Quanto ancora dovremo aspettare perchè ci sia una sollevazione generale, spontanea e liberatoria ?

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Ma quale equità fiscale ?

Se due milioni di Italiani non riescono a pagare le tasse, subiscono l’umiliazione di ricevere la “cartella” e sono costretti a chiedere una dilazione, dov’è l’equità fiscale ?
C’è solo una ragione: le tasse sono troppo alte, quindi bisogna ridurle.
E se lo stato non ha i soldi per mantenere il suo apparato e le sue clientele, allora deve tagliare quello, non le pensioni.

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Renzi si iscrive tra i gufi

Della Germania e della Merkel.
Non essendo in grado di risanare l’Italia (anzi, peggiorandone i conti aumentando la spesa pubblica e le tasse) spera che il pil della Germania scenda più del nostro.
E ieri poco mancava che facesse la ola quando ha parlato della crisi che investe tutti.
Mal comune …

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I racconti fantastici del piccolo Renzi

I giornali radio di ieri hanno riportato le parole di Renzi intervistato su rai3.
Il boy scout che si crede Napoleone avrebbe affermato che lui le tasse le ha già diminuite, non aumentate.
Devo quindi supporre che alla sera, per farlo addormentare felice, gli raccontino le favole in cui la casa non è tassata, i risparmi sono tassati poco poco e non al 26% dal 1° luglio scorso (chissà chi c’era presidente del consiglio ?) e i rifiuti vengano smaltiti gratuitamente.
L’aspetto che è a mezzo tra il grottesco e il tragico è che nessun “giornalista” abbia ricordato “di che lacrime grondi e di che sangue” il fisco renziano.

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La ripresa secondo Renzi

Il 6 agosto 2014 la borsa ha perso il 2,70% e lo spread è aumentato del 7,55%.
Da 21885 punti del 3 luglio, agli odierni 19510 punti: un ribasso del 10,85% in soli 29 giorni borsistici.
Renzi sì, che sa cosa sia una ripresa !

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Al peggio non c’è mai fine

Nel giorno in cui ci viene comunicato che siamo campioni del mondo per la tassazione reale (54%) e dopo che abbiamo saputo che il 70% di chi chiede di rateizzare il pagamento delle tasse, non essendo in grado di provvedervi in una unica soluzione, ha meno di cinque mila euro di debito, ecco la prima uscita pubblica del rimpiazzo di Befera come capo gabelliere.
La signora Rossella Orlandi, di cui avevo letto essere stata collaboratrice del ministro delle finanze Visco nell’ultimo governo Prodi (e non è un bel biglietto da visita !) avrebbe infatti dichiarato che siamo un Paese dove chi evade poi si aspetta l’assoluzione. La matrice cattolica di questo paese poi spinge chi evade a credere che poi arriverà uno scudo o un condono.
Insomma, la colpa è della religione (ne ha tante, soprattutto da un anno a questa parte, ma sul fisco, proprio …) non di chi impone una tassazione bestiale che si trasforma in una rapina costante ed alimenta la legittima reazione dei tartassati.
Se credevamo di aver toccato il fondo con Attilio Befera, dobbiamo inchinarci alla saggezza popolare che ci dice che al peggio non c’è mai fine.

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