Biblioteca Vaticana e Bodleiana: preziosi testi presto online

Un blog culturale non può non porre attenzione a una notizia anche troppo negletta dell’ultimo periodo, che può essere fondamentale per studiosi, specialisti, religiosi e uomini di cultura in genere.
Apprendiamo dalla Stampa, di preciso QUI,
del progetto, dal costo di due milioni e mezzo di euro, della durata presunta di 4 anni, di digitalizzazione di manoscritti di pregio.

(Sifra)

In

Ida Magli: anatomia dell’estinzione di una nazione

Ho letto l’ultimo libro di Ida Magli “Dopo l’Occidente“. E’ un saggio duro, che analizza con occhio disincantato da antropologa la fine imminente del  Continente  Antico e del nostro Paese e lo fa prendendo il toro per le corna con un tema che tutti edulcorano e sottovalutano, senza mai voler parlare chiaro : l’immigrazione. Ormai si trova chi critica Banche e banksters, ma sull’immigrazione massiva  esiste ancora un tabù “caritativo” veicolato dalla Chiesa, incoraggiato da Banche e  Confindustria, coccolato dai partiti in cerca di nuovi accoliti creduloni.  Da chi è promossa, a che scopo si  permette la penetrazione di migliaia di persone dall’Africa, Asia e America Latina , dall’Est Europa ?
Capitoli importanti come La Bellezza non ci ha salvato, ( la Bellezza è la più delicata e vulnerabile delle prerogative di un Paese come il nostro  che  ne è il simbolo universale) , analizzano lingua, cultura e arti italiane messe sempre più a dura prova dai nuovi barbari (allogeni ed endogeni). La Rottamazione  dell’Europa, è un capitolo dedicato all’ottusità e alla miopia degli economisti e dei finanzieri.
C’è poi un capitolo significativo dedicato all’America, agli Americani e al loro spirito della Frontiera e della Conquista, al loro pragmatismo del “detto, fatto“, al  cinema hollywoodiano come potente macchina di propaganda che ci ha tramandato e venduto “il sogno americano”, oggi in frantumi. L’America a cui oggi mancano quei cervelli fini che dal Vecchio mondo emigravano in quello Nuovo in una proficua osmosi che serviva a ricompattare il cosiddetto “Occidente”,  e che oggi è a sua volta attanagliata da una potente crisi non solo finanziaria e politica ma morale e  di identità.  
Da ultimo, la Russia riflesso dell’Occidente ed estrema speranza di resistenza, di conservazione e di proiezione dello spirito della civiltà del mondo. “Forse la Russia potrà occupare il posto lasciato vuoto dall’Europa, diventando finalmente consapevole di sé stessa, della propria originalità, né del tutto europea, né del tutto asiatica…”
Qui  sotto un estratto dal libro.
Pubblichiamo in questa pagina per gentile concessione dell’editore Rizzoli un’anticipazione del libro di Ida Magli ”Dopo l’Occidente” (pag. 238, euro 11) che sarà in libreria da oggi (ndr: dal 18 aprile) . Nel saggio, l’antropologa riflette sulla situazione attuale dell’Europa e su come la nostra società sia sempre più schiava dell’economia e di un modello politico votato solo al profitto.
Quali caratteristiche presenterà quella parte geografica del mondo che corrisponde all’Europa, in particolare all’Europa d’Occidente, verso la metà del 2000? Si può affermare con quasi assoluta certezza che la cultura che oggi siamo soliti indicare con il nome di «occidentale» e che la caratterizza, sarà quasi del tutto scomparsa. Si può anche presumere che il processo di estinzione avverrà molto rapidamente. Il motivo è evidente: le culture vivono attraverso gli uomini che ne sono portatori.
Verso il 2050 l’Europa sarà abitata da un gran numero di Africani insieme a gruppi di media consistenza di Cinesi e di Mediorientali, a causa della continua e massiccia immigrazione dall’Africa e dall’Oriente e dell’altissima prolificità di queste popolazioni, superiore in genere di almeno cinque volte a quella degli Europei. […] La morte dell’Italia è già in atto soprattutto per questo: perché nessuno combatte per farla vivere; persino perché nessuno la piange.
È contro natura, contro la realtà dei sentimenti umani, ma è così: stiamo morendo, nel tripudio generale, con una specie di «suicidio felicemente assistito» dai nostri stessi leader, governanti e giornalisti. Non per nulla l’idea del suicidio assistito è nata in Occidente.
Le cifre sull’incremento demografico europeo sono abbastanza diverse passando da una Nazione all’altra (di solito più alte in Francia, in Svezia e negli altri Paesi del Nord), ma le previsioni sulla fine della società europea rimangono più o meno le stesse. I gruppi che popolano l’estremo Nord europeo, anche se più prolifici degli Italiani, sono però poco numerosi e di conseguenza non incidono in modo significativo sull’incremento totale; ma soprattutto quello che conta è la particolare dinamica dei singoli fattori culturali che sostengono la civiltà europea e che influiscono in modo diverso nelle varie Nazioni. La conclusione, in ogni caso, è chiara: i «portatori», i soggetti agenti della cultura occidentale, saranno sempre più in minoranza.

Per «minoranza»non si deve intendere, infatti, esclusivamente quella numerica in quanto gli Europei continueranno anche oltre il 2050 a essere, almeno in alcune zone, più numerosi degli Africani – ma quella psicologica: essere invasi e sopraffatti senza aver combattuto induce all’estinzione.
Si tratta della situazione opposta a quella dei popoli conquistati con le guerre. Questi covano anche per secoli la propria resurrezione, resistendo alle imposizioni del nemico proprio perché è «nemico», e impegnano tutte le energie nel conservare la propria lingua, i propri costumi, la propria religione. In Europa uno degli esempi forse più famosi da questo punto di vista sono i Polacchi e gli Ungheresi che hanno resistito sotto il dominio straniero, russo e tedesco, con la consapevolezza orgogliosa della propria storia, del proprio coraggio, delle proprie virtù.
Malgrado fossero costretti all’uso della lingua straniera, i Polacchi si sono rifugiati nella propria come nella più forte arma di difesa, convinti che lì si trovasse il principale strumento di salvaguardia della loro identità. […] Si tratta di una convinzione istintiva, anche se sono moltissimi gli scrittori che l’hanno affermato con assoluta sicurezza.
Fra quelli italiani, volendoli citare, ci sarebbe solamente l’imbarazzo della scelta,visto che non c’è stato nessuno,a partire da Dante via via attraverso i secoli fino all’unità d’Italia, da Petrarca a Galileo a Leonardo a Machiavelli a Vico a Cesarotti a Leopardi a Carducci a Pascoli a D’Annunzio a Croce, che non abbia difeso con tutte le sue forze la lingua italiana affermandone, oltre alla supremazia espressiva e alla ricchezza melodica in confronto a tutte le altre lingue, proprio la funzione di linfa vitale per l’identità del popolo che la parla: la lingua «sostituto della patria», come dice Luigi Settembrini.
Compariamo questo comportamento con l’invasione ricercata e voluta degli orridi anglo-americanismi nella lingua italiana in uso oggi, e sapremo perché stiamo andando verso l’estinzione.

Prelevato per il tramite del  blog Café Humanité da Il Giornale

Il filosofo e la politica: su Monti lo stalinista amerikano

Pubblico questo importante analisi del filosofo antimondialista Costanzo Preve sul golpe che ha portato al governo Monti e sulle sue intenzioni di smantellare pezzo per pezzo l’Italia, dal titolo Monti, lo stalinista americano che devasterà l’Itali:

1) deindustrializza e smantella la piccola  e media impresa
2) toglie certezze dall’oggi al domani su stipendi, salari e pensioni
3) ha una pessima politica estera (il caso dei due marò e degli ostaggi)
4) accelera sul piano del NWO (carceri da svuotare, diritti  di ius soli agli immigrati, coppie gay  ecc)
5) tassa praticamente tutto: conti correnti, maggiorazioni nelle bollette, accise, generi di prima necessità come cibo ecc.
6) aumenta pesantemente  l’IVA
7) mette una tassa iniqua espropriativa sulla casa,  detta IMU che nei fatti raddoppia la vecchia ICI
8) ha costruito una rete asfissiante e paranoica di spionaggio, controllo fiscale, tracciabilità con strumenti di oppressione tributaria (Serpico, Equitalia, rastrellamento del contante ecc.)
Purtroppo con un siffatto governo siamo in terra incognita e non sappiamo come ne usciremo vivi.
I colpi di Stato? Oggi non si fanno più coi carri armati, ma con un’abile gestione extraparlamentare di magistrati, giornalisti ed economisti. «È il post-moderno, bellezza!», ironizza il filosofo Costanzo Preve, che denuncia due golpe: «Quello di Monti del 2011 non è il primo ma il secondo, dopo quello di Mani Pulite del 1992», un “colpo di stato giudiziario” per abbattere il sistema partitico della Prima Repubblica, «non certo più corrotto di quello venuto dopo, ma pur sempre garante di un certo assistenzialismo sociale e di una sovranità monetaria dello Stato nazionale, sia pure all’interno dello schieramento post-bellico americano». Stavolta non c’è stato neppure bisogno di manette: «Sono bastati i mercati internazionali e soprattutto la regia di Napolitano, il rinnegato ex-comunista passato al servizio degli americani».

Già nel ’92, aggiunge Preve nel suo dialogo con Luigi Tedeschi sulla “mutazione antropologica degli italiani” pubblicato da Arianna editrice e ripreso da “Megachip”, era stato decisivo l’ex Pci nell’assestare il “colpo di Stato giudiziario extraparlamentare”, Stessi attori, sempre in prima linea: «Allora per odio verso Craxi, oggi per odio verso Berlusconi, entrambi già largamente indeboliti e delegittimati da asfissianti campagne di stampa». Orfani di Berlinguer, quelli che Preve chiama “rinnegati” si trovavano «improvvisamente privi di qualunque legittimazione storico-politica, ma ancora dotati di un seguito identitario inerziale da sfruttare come risorsa politologica». I seguaci identitari «furono prima fanatizzati contro Craxi (il corrottone, il porcone, il maialone), e poi contro Berlusconi (il nano di Arcore, il puttaniere, il crapulone)». L’eterogenesi dei fini, segnalata da Vico, si è sposata con l’astuzia della ragione storica teorizzata da Hegel.

«La politica non è stata sconfitta solo nel 2011, perché era già stata sconfitta nel 1992», aggiunge Preve. Inoltre, l’Italia nel 2011 non è stata sconfitta solo una volta, ma due: la prima volta in Libia, dove «è stata costretta dalla Nato a fare una guerra contro i più elementari interessi nazionali ed economici, con barbarico linciaggio finale del nazionalista panarabo nasseriano Gheddafi, trasformato in feroce dittatore dai gestori simbolici monopolisti dei cosiddetti “diritti umani”». La seconda volta appunto a Roma, con il commissariamento diretto del suo governo. Destra e sinistra? Ormai sono solo «segnali stradali e simboli di costume extra-politico». Esempio: «La sinistra vota il transessuale Luxuria, mentre la destra non lo voterebbe mai». Dicotomia ormai inesistente, eppure «continuamente reimposta, per motivi di tifo sportivo, dal ceto intellettuale».
Pura manipolazione simbolica, dice Preve, dotata di un potere inerziale ancora forte anche se non più fondato sulla realtà. «Quando Bobbio difese la dicotomia, sostenendo che la sinistra era egualitaria e la destra anti-egualitaria, descriveva uno scenario sorpassato, perché questo scenario presupponeva la sovranità monetaria dello Stato nazionale e delle scelte politiche alternative di redistribuzione dal reddito». Ora questo scenario non esiste più. Ad al suo posto, ci sono solo «questioni di gusto estetico e di snobismo culturale». La classe politica ? «Si è allineata a Monti non per responsabilità, ma proprio per il suo contrario, per deresponsabilizzazione». I politici, «ricattati dalle polemiche contro la “casta” e inseguiti dalle plebi furiose per i loro privilegi alla mensa semigratuita di Montecitorio», si sono «consegnati ad una “giunta di economisti” per cercare di zittire, almeno provvisoriamente, il linciaggio mediatico».

Quello di Monti? Un ben strano liberalismo, perché il fondamento del liberalismo nella sua moderna forma liberaldemocratica è la volontà popolare espressa da un corpo elettorale sovrano, laddove il caso della Grecia, ma anche quello della giunta Monti, ci mostra l’esatto contrario. «Nel Medioevo c’erano i Re Taumaturghi. Ma oggi il medioevo è finito, e ci sono gli Economisti Taumaturghi». Il modello capitalistico di Smith ed il modello comunista di Marx, ricorda Preve, avrebbero entrambi dovuto funzionare senza Stato, o con uno “Stato minimo” tendente verso lo zero. «Pura utopia modellistica astratta». In realtà, il comunismo di Marx nel ‘900 «funzionò unicamente con lo Stato, anzi con uno stato autoritario di partito monopolista del potere, dell’economia e della cultura». Idem il capitalismo di Locke e di Smith: «Funzionò unicamente incrementando il dirigismo statale al servizio dell’accumulazione capitalistica».
Poteva andare diversamente? No, perché «un mercato puro, senza intervento riequilibratore di un potere statale, getterebbe nella miseria più nera la stragrande maggioranza della popolazione». Finché sono ancora in funzione le solidarietà comunitarie pre-capitalistiche (famiglia, tribù), c’è ancora riparo, ma con la generalizzazione dell’individualismo anomico ci sarebbe solo la guerra di tutti contro tutti, come mostra il tragico esempio della Grecia di oggi. «E’ dunque del tutto triste, ma anche fisiologico, che al bel comunismo utopico ma inapplicabile di Marx succeda il comunismo autoritario ma “realistico” di Lenin e di Stalin. Ed è pertanto fisiologico che al capitalismo utopico di Locke e di Smith succeda il capitalismo oligarchico ma “realistico”, di Draghi e di Monti».
La «dittatura oligarchica dei mercati di Draghi e di Monti» è fuori dal liberismo che si studia nelle università: «Si tratta di uno scenario completamente nuovo, di un capitalismo assoluto ospeculativo“». Potremo difenderci da questa sorta di “stalinismo occidentale“? Non nel breve periodo, dice Preve: «Non possiamo aspettarci a breve termine un risveglio di coscienza e di conoscenza: troppo forti sono le forze inerziali della simulazione destra-sinistra, dell’identitarismo di partito di origine Pci, dell’antifascismo in assenza di fascismo e dell’anticomunismo in assenza di comunismo, oltre alle cantilene del politicamente corretto». Per il filosofo, «questa dittatura dei mercati è ancora relativamente nuova ed inedita, ed é normale che in questo momento domini la paura ed il ricatto del mancato pagamento dei salari e delle pensioni». La realtà? «Siamo appena all’inizio del “tempo di cottura” che la storia ci prepara: la ricetta vuole il suo tempo».
Monti coltiva un disegno pericoloso: «Vuole attuare un progetto di ingegneria antropologica tipica del fanatico liberista che è». Mettendosi consapevolmente sulla scia di chi ha definito i giovani “bamboccioni” e “sfigati”, e non vittime di un ignobile sistema di lavoro flessibile e precario, Monti vorrebbe una sorta di artificiale anglosassonizzazione forzata della figura storica dell’italiano. «Come tutti gli economisti professionali, egli è probabilmente del tutto ignaro di storia e di filosofia, che ha certamente abbandonato con la fine degli studi liceali» e quindi sembra non sapere che l’utopia dell’uomo “nuovo”, dell’uomo rinato, «non nasce affatto con l’ingegneria economica oligarchica neo-liberale e le sue ignobili porcherie sul “lavoro fisso noioso”, la cui oscenità raggiunge quella di chi mette un affamato in guardia contro i pericoli dell’obesità e del colesterolo».
Stalin fu un grande sostenitore della “creazione sovietica dell’uomo nuovo“: «Ne abbiamo visto le conseguenze a medio termine, poco più di mezzo secolo». Il progetto di “americanizzazione antropologica forzata dagli italiani“, iniziata sul piano del costume con la sconfitta militare del 1945 «addossata al solo fascismo», secondo Preve «solo ora, nel 2012, può realmente dispiegarsi senza ostacoli, con l’integrazione completa in questo progetto del ceto politico e del clero intellettuale, giornalistico ed universitario». Monti sembra “l’uomo dei tedeschi“, perché da essi mutua la politica recessiva e l’ossessione anti-keynesiana del pareggio del bilancio, ma in realtà è “l’uomo degli americani“: «Si è creduto a lungo che una Europa unificata dall’euro potesse in prospettiva fare da contraltare strategico all’arroganza unipolare degli Usa, e con questo argomento l’unità europea fu “venduta” alla sinistra ed al suo variopinto circo intellettuale».
La tradizionale disattenzione degli italiani per la politica estera, «tipica di un paese privo di sovranità politica e militare», ha fatto sì che passassero praticamente inosservate le nomine dei nuovi ministri degli esteri e della difesa, «un diplomatico di carriera amico della Clinton ed un ammiraglio bombardatore in Afghanistan per conto della Nato». I due personaggi che hanno sostituito «i precedenti pittoreschi berlusconiani Frattini e La Russa», in realtà sono «servi degli Usa al cento per cento». Berlusconi? Non poteva certo piacere a Washington: non solo per il suo «stile di vita immorale di puttaniere, improponibile all’ipocrita puritanesimo Usa», ma soprattutto per i suoi “giri di valzer” con Gheddafi e con Putin, «fatti non certo per ragioni politiche o geopolitiche, ma per il vecchio fiuto del faccendiere e del venditore “chiavi in mano”». E ora, eccoci serviti. «Sono ottimista sulla nascita di anticorpi di resistenza – conclude Preve – ma ci vorrà sicuramente del tempo: probabilmente, molto più tempo di quello che resta alla nostra generazione».

Continua la talking cure al cinema

Dopo “Melancholia” e “Io ti salverò” é stata la volta del tenero e poetico “Lo sceicco bianco”, opera prima del Fellini regista. Il film é del 1952 e svela le tristi, grottesche, squallide ma anche comiche vicende nascoste dietro le magiche pagine patinate dei fotoromanzi. Lo sguardo di Federico Fellini su quel mondo é divertito, benevolo … Leggi il resto

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Il glossario rettiliano

Ci stanno angariando con pesanti decime medievali nel silenzio assoluto. Ma finora non si vede ancora l’ombra di una vera jacquerie di massa, a parte sparse categorie. Perché? Semplice, perché gli alieni al governo che già vengono indicati con pittoreschi appellativi (cyborg, robot, Hal 2001 Odissea nello Spazio ecc.) godono di una formidabile macchina del consenso nei media (i cui azionisti, non dimentichiamolo mai,  sono le stesse banche), e della tv. Inoltre attraverso questi canali ufficiali, propagano un glossario fortemente ingannatore e  mistificatore, una sorta di  permanente  “velo di Maya” che ora mi appresterò a squarciare, vocabolo per vocabolo. Gli androidi non parlano mai il linguaggio delle cose concrete, delle necessità dei cittadini, non comunicano e hanno un forte disprezzo per il popolo.  Questi alieni sono strani  rettiliani, cioè animali a sangue freddo con un linguaggio prefabbricato. O meglio, fabbricato altrove. Un linguaggio cifrato che va interpretato all’incontrario, come la scrittura a specchio.

Riforme: controriforme (tagli, disservizi, riduzione di personale e di manodopera)
Crescita: leggi: decrescita
Rilancio dell’economia =  de-industrializzazione, delocazione
Rilancio dei consumi = depressione degli stessi, recessione
Rilancio del lavoro = fine del lavoro
Liberalizzazioni: espropri, concentrazione di grandi lobby che assorbono le piccole corporazioni         all’italiana
Pareggio di bilancio= diritto di strozzinaggio
Missione di pace = missione di guerra
Peacekeeping = warkeeping
Peace enforcing = war enforcing
Governance = fine del  governo nazionale, prodromi al governo mondiale
Moneta elettronica = nessuna moneta, ma carta di credito-debito e società senza contante (cashless) .
Società multiculturale = smantellamento delle culture nazionali
Nuovi Italiani = invasori
Occupazione giovanile= disoccupazione giovanile
Nuovo Ordine Mondiale = destabilizzazione mondiale, oppressione dei popoli
Rivoluzioni colorate = rivoluzioni finanziate
Governo tecnico = governo abusivo
Più tasse più servizi = prelievi forzosi e disservizi
Investitori stranieri = multinazionali, corporation e banche
Diritti umani = diritti di intrusione a casa d’altri
Esportazione della democrazia = esportazione di conflitti bellici

Pacificazione, riconciliazione = conflittualità permanente

Il cinema e la cura di parole (talking cure)

“Melancholia” è il titolo di un film straordinario, di una modernità “melanconicamente” tangibile. Sabato scorso le sue immagini scorrevano davanti a un  pubblico attento, che avrebbe potuto facilmente riconoscersi nei personaggi e nelle loro piccole e grandi storie di ordinaria paura di vivere. Personaggi fragili e disarmati di fronte a quel pianeta misterioso entrato in … Leggi il resto

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La depressione come risorsa

Convegno annuale di Tracce Freudiane Come abbozzare il percorso dalla melanconia alla depressione? Il discorso sostanzialista, mentalista e psichiatrico della nostra epoca ha perso il rigore che informava il racconto della melanconia, per concentrare l’attenzione unicamente sul distacco dall’oggetto, sulla privazione e sull’abbandono. Il discorso ha semplicemente espunto l’Altro e il racconto. La malinconia si … Leggi il resto

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IL CRONISTA è: Musica, Video, Libri, da scaricare gratis!

Guarda il video su Youtube “IL CRONISTA” è autore anche: dei seguenti siti: – GENTE IN MOTO – Il Poeta di Genova – Genova Musica delle seguenti canzoni: – Testamento con Banjo – Erano quasi figli – La mia primavera – Nemico mio – I nuovi santi – Senilità – Il padrone del bosco dei […]

Sovvertire gli schemi culturali

Da tempo propugnamo su queste colonne la sovversione degli schemi culturali in questo paese. La vulgata marxista, gramsciana, femminista e ambientalista ammorba come un filtro magico l’intero pensiero collettivo degli italiani  e ne governa i codici, anche quelli più elementari. Tanto è vero che il verbo dominante si è appropriato della canzone leggera, dei comici mentecatti che si credono profeti, dei registucoli in casacca rossa e, dulcis in fundo, degli organizzatori culturali. Non solo la cultura alta, dunque, poggia su presupposti monocolori, ma pure quella popolare è ormai intrisa del sudore sinistro. La destra berlusconiana, totalmente avvinta dall’edera economica, deflagrata nell’arido sapere dei numeri, ha ulteriormente relegato in un angolo tutto ciò che compete lo sviluppo di un’estetetica e di un sapere alternativi. Eppure la parte destra di Dio ha elaborato nel novecento numerose istanze ideali e una buona dose di pensiero declinabile in molti rivoli, spesso in deciso contrasto l’uno con l’altro: pensiamo a un certo pensiero cattolico ( Del Noce), a quello Evoliano, a quello conservatore e liberale (Croce), a quello sociale (eredità del fascismo). Un patrimonio enorme, capace senza alcun dubbio di contrastare con la forza dei suoi convincimenti il flaccido procedere della chiacchera culturale rossiccia.  E al contempo di dar vita ad un robusto dibattito interno per far scaturire innovazione e spermentazione. Eppure, nonostante lo sbarco ripetuto al governo e dunque nella sala dei bottoni, ciò non è avvenuto e continua a non avvenire. Per quale motivo? Quali sono le cause che impediscono ai tanti uomini e donne destri di lanciare alto il loro grido e di lasciare il segno, senza rimanere legati nell’ambito di minuscole riviste, mediocri paginoni di quotidiani schierati, sperdute rassegne di periferia? Non è facile rispondere al suddetto quesito. Proviamo ad azzardare alcune motivazioni. Innanzitutto il congenito individualismo che ci affligge; i rossi si muovono con strategia militare, in ossequio alla loro stessa natura ideale massificante, sono in grado di annullare il singolo nel fiume colletivo e dunque occupano con facilità le caselle del mondo che ruota attorno alla cultura: ministeri, assessorati, televisioni, giornali, case editrici. Noi non ne siamo capaci e tutt’al più esprimiamo grandi talenti solitari che diventano protagonisti di avventure irripetibili e isolate, geniacci che di solito si trovano a dover combattere, in primo luogo, contro i propri partigiani. La sinistra ha poi l’enorme vantaggio di aver digerito nel migliore dei modi quel pasto pesante che fu Antono Gramsci e sopratutto la sua predica sull’egemonia culturale. Bisogna prima occupare la conoscenza e la testa della gente se si vuole giungere poi alla vittoria politica, diceva il prigioniero dei fascisti nei suoi quaderni. Assunto parzialmente realizzato, come ha dimostrato la Storia, ma ottima startegia di radicamento, come vediamo quest’oggi. Le destre, al contrario, non hanno mai espresso un teorico dell’occupazione culturale così ficcante e intelligente come colui che fondò “Ordine nuovo”.  Le destre altresì, dovrebbero ben ricordare quanto il fascismo fu capace di fare proprio nel campo che a noi interessa. Citiamo il Ministero della Cultura Popolare, il sapiente uso della radio, i Guf, la fondazione di Cinecittà etc. etc. Ancora, il grande impulso ad un’estetica propria e sistematica attraverso l’architettura e la pittura. Da ultimo, la sinistra odierna è stata molto più abile nel far proprie molte di quelle esigenze ideali utopistiche che affascinano le nuove generazioni: lamore per la natura, il mondialismo multicolore, il pacifismo e la fratellanza fra i popoli. Chi è destro, invece, è perennemente afflitto da un pervicace pragmatismo, rifugge dalle utopie instabili che conducono inevitabilmente al disordine. Crto, ci sono dei limiti evidenti in questo nostro carattere, ma anche le nostre forze. Crediamo pertanto, noi del Culturista, che sia giunto il momento di valorizzare quanto di innovativo  racchiudono le nostre tradizioni, amalgamarlo per dar vita a nuove forme pensiero. Occupare con veri uomini di cultura, che non mancano fra noi, i posti nell’amministrazione pubblica. Porre la parola “cultura” ai primi posti degli interessi politici fra col0ro che ci rappresentano. Appropriarci del messaggio gramsciano e definire e linee di una vera e propria “guerra culturale” da combattere ben armati e organizzati. In caso contrario rimarremo condannati ai margini e il ciarpame post-comunista continuerà a pioverci addosso ongi volta che entreremo in un cinema, in un teatro, in un museo, in una libreria o accenderemo la televisione. Condizionando la vita e le scelte del paese.

Maurizio Gregorini

E’ uscito il libro: “IL CRONISTA” di Gaetano Rizza

Il libro è un rifacimento del primo libro dell’Autore (La sinistra ce l’ha piccolo, il leader), riprende infatti tutto il libro precedente con l’aggiunta dei capitoli più attuali che arrivano alla fine del governo di centro-destra e l’inizio del governo Monti. Il libro si potra acquistare in tutte le librerie e in tutte le maggiori […]