Nel nome del Padre

Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa; lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette […]

Il ritorno di Carosello

Per venti anni, dal gennaio 1957 al gennaio 1977, Carosello rappresentò lo spartiacque per generazioni di bambini con il momento di “andare a letto“.

Come tutti quelli della mia età, più vicino ai sessanta che ai cinquanta, sono cresciuto con Carosello, con le sue storie che hanno allietato i nostri sogni bambini.
Avevo poco più di venti anni, era la seconda metà degli anni settanta, forse il peggior periodo che abbiamo vissuto, quando, obbedendo all’iconoclastia degli anni di piombo, Carosello fu mandato in pensione.
Non l’ho mai dimenticato tanto da averne già scritto anche in questo blog e, alla prima occasione, ho acquistato la collezione dei dvd con i vari racconti suddivisi per anno (due anni ogni dvd) e adesso attendo la sua riesumazione che avverrà questa sera alle 21,10.
Mi aspetto di rimanere deluso come è accaduto lo scorso anno per il Nero Wolfe di Pannofino e Sermonti che ha cercato di riportare in vita il “vero” Nero Wolfe di Buazzelli e Ferrari.
Non ci sono più i grandi attori di una volta (Calindri, Volpi, Polacco, Tognazzi, Bramieri, Govi e il già citato Buazzelli …) e da quel che leggo sarà una versione riveduta e corretta con un minutaggio alquanto misero.
Ma lo guarderò ugualmente, non sia mai che possa ricredermi.
In fondo il nuovo Carosello sarà prodotto da chi era bambino quando c’era il vero Carosello e magari saprà in qualche modo ricrearne l’atmosfera gioiosa e le storie semplici e allegre.
Perchè il Carosello dei miei anni infantili e giovanili rappresentava l’ottimismo di una società che credeva nel proprio futuro e cresceva nella convinzione di poter raggiungere quell’obiettivo comune che si chiama Benessere.
E mi piace pensare che da stasera una nuova generazione di bambini possa crescere andando a letto dopo Carosello, senza perdersi e rincitrullirsi in tanti giochi elettronici, ma con una bella storia da ricordare nei propri sogni e nella quale specchiarsi come diretti protagonisti.



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I libri del culturista

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marzo 2013
I Libri del Culturista

rassegna mensile di novità librarie
a cura di Mario Bozzi Sentieri

POLITICA

Piergiorgio Corbetta – Elisabetta Gualmini, Il partito di Grillo (Il Mulino, pagg. 244, Eiro 16,00)

Capace di suscitare entusiasmi e speranze pari ai timori e alle ripulse, il «grillismo» sembra più di una meteora del costume: forse sarà un nuovo protagonista degli equilibri politici italiani, forse – come promette e minaccia – li farà saltare. In ogni caso, sarà bene conoscere il fenomeno più da vicino, al di là del clamore giornalistico. Con l’aiuto dell’Istituto Cattaneo, il lettore potrà scoprire le ragioni del successo del M5s e potrà quindi, alla vigilia delle prossime elezioni politiche, su cui Grillo si sforza quotidianamente di mettere un’ipoteca, inquadrare bene il movimento e la sua organizzazione dentro e fuori la rete, il rapporto tra la base e il condottiero-blogger, le relazioni tra eletti e militanti, l’uso delle tecnologie informatiche e della «web democracy», il ruolo delle tradizioni civiche e la capacità di proiezione a livello nazionale.

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Arturo Diaconale, Per l’Italia – Un’idea nazionale un’idea liberale (Rubbettino, pagg. 195, Euro 12,00)

L’autore ripercorre in maniera critica i momenti salienti della storia dello Stato unitario, dal Risorgimento ad oggi. Prende spunto da queste fasi storiche e dai personaggi che ne sono stati i protagonisti per avanzare la tesi che la strada per uscire dalla crisi economica e tornare a essere competitivi sul mercato globale deve necessariamente passare attraverso il recupero della piena sovranità nazionale e la fine del progressivo indebolimento dell’identità italiana. Senza una forte idea nazionale che consenta il recupero della sovranità e dell’identità non si può essere presenti sulla scena politica ed economica globale. Non è possibile partecipare a pieno titolo alla realizzazione dell’unità politica europea. Non si riesce ad assicurare una tutela efficace della grande risorsa italiana rappresentata dal suo patrimonio ambientale, artistico e storico. E, soprattutto, non si riesce a trovare la strada capace di portare, attraverso lo smantellamento dello Stato burocratico-assistenziale costruito in decenni di dirigismo statalista, fuori dalla grande crisi economica.

ECONOMIA
Sergio Ricossa, Come si manda in rovina un Paese. I danni causati all’economia italiana, dal dopoguerra ai tempi recenti, dalla lunga ingerenza del potere pubblico (Rubbettino, pagg. 294, Euro 16,00)
Sergio Ricossa raccoglie in questo volume parti del diario da lui tenuto dal 1944 al 1994. La stazione di partenza è rappresentata dall’opera di ricostruzione compiuta nel secondo dopoguerra. Si giunge man mano in tante altre stazioni, che segnano però un radicale cambiamento dell’originaria direzione di marcia. Ricossa ci fornisce le istruzioni attraverso cui afferrare il senso di tale cambiamento. E la sua storia diviene un’incalzante narrazione dei danni provocati dalle interferenze del potere pubblico nell’economia. Si comprende allora che la crisi di oggi ha alle spalle una lunga incubazione. La sua dinamica, reiterativa, monotona, è quella dell’interventismo. Promette sempre di affrancarci dalle “impietose” leggi del mercato. Realizza solamente la sistematica distruzione di una rilevante parte delle risorse prodotte dai cittadini. E ricorre, con la proterva presunzione di avere trovato il rimedio, a nuove interferenze, che hanno come risultato il puntuale peggioramento della situazione. Il protagonista principale di una tale disfatta è una classe politica incline a qualunque compromesso, che ha istituzionalizzato la pratica vergognosa del voto di scambio e un assistenzialismo sfrenato. A ciò si aggiunge l’inettitudine di un ceto imprenditoriale mai veramente disposto a rischiare e l’incapacità dei sindacati di misurarsi con le leggi dell’economia. Un’irriverente spiegazione delle cause del nostro declino.

PENSIERO FORTE

AA.VV. Mircea Eliade – Le forme della Tradizione e del Sacro (Edizioni Mediterranee, pagg. 170, Euro 12,50)

Mircea Eliade è stato uno dei pensatori più influenti del XX secolo, ha segnato una svolta cruciale nello studio dei fenomeni religiosi e interrogarsi sulla sua vita è come interrogarsi sulla storia spirituale di un passato in cui affondano le nostre radici presenti. L’Italia è stata quasi una seconda patria per il romeno Eliade, e tutti italiani sono i nove autori di questo libro che affronta temi e problemi di respiro universale: eros, politica e religione, tempo e storia, trasmutazione alchemica. Vengono inoltre esaminate le tangenze del pensiero di Eliade con quello di altri studiosi della religione.

TRADIZIONI

Castrese Cacciapuoti, Dèi del Giappone tradizionale. Strutture ideologiche indoeuropee nei miti dello Shinto. Il carattere trifunzionale delle tradizioni mitiche dello shinto giapponese e di altri popoli altaici (Il Cerchio, pagg. 296, Euro 22,00)
In questa originale opera il concetto di ideologia tripartita, postulata da Georges Dumézil, viene applicato ai miti dell’Asia Orientale, basandosi principalmente sulle ricerche svolte dal professor Yoshida Atsuhik, che iniziò i suoi studi in Francia proprio sotto la guida di Dumézil.
Avvalendosi del metodo comparativo, viene portato alla luce l’inequivocabile carattere trifunzionale delle tradizioni mitiche dello shinto giapponese primitivo e di altri popoli altaici.
Si disveleranno così corrispondenze sorprendentemente numerose e puntuali, testimonianza di profonde influenze del mondo indoeuropeo sull’Asia orientale risalenti a ben prima dell’introduzione del buddhismo, che gettano una nuova luce sui rapporti intercorrenti in epoche remote tra i vari popoli dell’Eurasia.

STORIA
Fabrizio Amore, Il cantiere di Bottai (Cantagalli, pagg. 321, Euro 18,00)
Giuseppe Bottai fu tra i pochi leader fascisti ad avere un lucido ed organico progetto politico e a ritenere che tale progetto potesse realizzarsi soltanto dotando il fascismo di un ampio e denso apparato culturale. Il ”cantiere” di cui in questo volume si parla é l’Ateneo pisano, che dal 1928 divenne la sede di uno dei più interessanti esperimenti della rivoluzione totalitaria propugnata da Bottai: cambiare i canoni dell’economia e della politica tradizionali per realizzare il corporativismo, inteso come dottrina originale in grado di modificare radicalmente la società italiana.
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Pierluigi Romeo di Colloredo, La carne del Carnaro (Associazione Culturale Italia Storica, pagg. 132, Euro 16,00).
Venerdì 12 settembre 1919, Gabriele D’Annunzio occupa Fiume. La vicenda fiumana segna una svolta fondamentale nella storia politica dell’Italia uscita dalla Grande Guerra delusa e umiliata nelle proprie aspettative territoriali, ma anche nella vita del Poeta. Dalla preparazione sino alla proclamazione dell’unione di Fiume all’Italia nel primo discorso tenuto da D’Annunzio ad una folla in delirio – nascita di un modo di fare politica che segnerà per sempre il mondo, da Piazza Venezia a Berlino, sino all’Avana di Fidel Castro – la Marcia di Ronchi viene descritta ora per ora, esaminando gli avvenimenti e gli uomini, dando voce ai protagonisti con documenti e discorsi, per offrire il quadro più completo possibile su quel venerdì 12 settembre 1919. Con gli avvenimenti viene analizzato il ruolo della Massoneria Italiana e internazionale, insieme agli interessi esoterici del Vate, aspetto poco noto ma fondamentale per conprendere le scelte e le decisioni di Gabriele D’Annunzio sia come uomo d’arte che come uomo d’arme.
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Massimo Zamorani, Luigi Ferraro – Un eroe del mare (Mursia, pagg. 253, Euro 19,00)
Luigi Ferraro (1914-2006), ufficiale della Marina Militare, è stato uno dei primi italiani a specializzarsi nelle tecniche di immersione subacquea. La sua passione per il mare nasce presto: fin dall’adolescenza da balilla trascorsa fra Tripoli e l’Italia inizia a immergersi e a segnalarsi per audacia e perizia tecnica. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale si distingue in alcune imprese proprio come sommozzatore ed entra nel Gruppo Gamma, il nucleo speciale dei nuotatori d’assalto della Xª Flottiglia Mas. Il suo mito viene consacrato nell’estate del 1943, quando passa alla storia come affondatore solitario di ben tre navi nel corso delle operazioni notturne di sabotaggio contro le forze navali alleate nel Mediterraneo orientale, tra Alessandretta e Mersina. Con la sua esperienza e con le sue intuizioni nel dopoguerra ha contribuito notevolmente all’evoluzione dell’attività subacquea, inventando un nuovo tipo di maschera e di pinne, impegnandosi nel recupero di navi affondate e collaborando con aziende come Cressi Sub e Mares e personaggi come Jacques Cousteau ed Enzo Maiorca. Luigi Ferraro non è stato solo un eroe di guerra, ma anche e soprattutto un vero eroe del mare.

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Federco Niglia, L’antigermanesimo italiano – Da Sedan a Versailles (Le Lettere, pagg. 140, Euro 16,00)
I rapporti tra Italia e Germania si caratterizzano da sempre per una certa dose di ambivalenza: dietro all’aspirazione alla conoscenza e all’intesa si celano sovente il sospetto e l’incomprensione. Gli italiani, per parte loro, hanno sempre avuto un atteggiamento di amore-odio per il mondo tedesco.
Dietro agli stereotipi, positivi e negativi, che influenzano l’attuale visione italiana del mondo tedesco si nasconde una storia articolata e complessa. Questo volume analizza il momento cruciale in cui la Germania si afferma come polo di riferimento culturale per l’Italia: nell’ultimo trentennio dell’Ottocento la Germania bismarckiana penetra la politica, l’economia e la cultura del Regno d’Italia. Vista inizialmente come fonte di rinnovamento per il paese, l’influenza tedesca viene progressivamente rigettata da porzioni consistenti dell’intellettualità e del mondo politico nazionale. Lo schieramento di Italia e Germania su schieramenti opposti nella grande guerra trasformerà l’antigermanesimo nel paradigma dominante della visione italiana dell’Europa.

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Fabrizio Bucciarelli, Operazione Shadow Circus (Mattioli, pagg. 135, Euro 16,00)

Queste pagine raccontano la storia della lotta di quella parte del popolo tibetano che, dopo l’invasione cinese del 1949-50 e la successiva fuga in India del XIV Dalai Lama seguita alla rivolta di Lhasa del ‘59, optò per la resistenza armata contro l’occupazione. Nonostante i numerosi appelli al mondo intero, pochissimi si mostrarono interessati alle tragiche vicende tibetane. Solo l’India e gli Stati Uniti accettarono di supportare la causa tibetana, forse più per calcolo politico che per vera solidarietà. Ne derivò un ventennio di lotta senza esclusione di colpi, misconosciuto ai più e ben poco coperto dai media, che terminò nei primi anni ‘70, quando la presidenza Nixon decise di abbandonare i resistenti come pegno di amicizia verso una Cina in fase di riavvicinamento. Oggi molti dei vecchi combattenti tibetani vivono come profughi in esilio, ma la loro battaglia e quella del Dalai lama continuano sotto altre forme.

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Robert Jones, Cavalieri – I guerrieri d’élite dell’Europa medievale (Libreria Editrice Goriziana, pagg. 296, Euro 32,00)

Splendente nella sua armatura e con le insegne, montato su un destriero durante un torneo o impegnato in combattimento ravvicinato sul campo di battaglia, la figura del cavaliere di corte è diventata un’icona del Medioevo. Ma dietro l’immagine popolare esiste una realtà storica più complessa e affascinante. Questo libro va oltre il mito per spiegare chi fosse davvero questo celebrato guerriero a cavallo. Dai particolari della complicata armatura alle tappe della “carriera militare”, dal codice cavalleresco al ruolo politico e sociale, il volume offre una guida riccamente illustrata al mondo dei cavalieri attraverso resoconti di prima mano, rievocando in modo vivace e realistico battaglie come quelle di Agincourt e Pavia, nonché singoli cavalieri quali Goffredo di Buglione, Guglielmo il Maresciallo e Riccardo Cuor di Leone.

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Massimo Filippini I caduti di Cefalonia: fine di un mito, (IBN editori, pagg. 112 Euro 10,00).

L’Autore ridimensiona il mito resistenziale relativo alla tragedia di Cefalonia, che ha ampliato a dismisura il numero dei soldati italiani fucilati dai tedeschi (fino a oltre 9.000, riportati dalle ricerche documentali di Filippini a circa 1.700 come numero comprendente anche i caduti in combattimento) e oscurato quello che è il nodo centrale della questione: il massacro inutilmente feroce da parte dei Tedeschi vi fu, ma gli Italiani non erano tutelati dalle norme internazionali per l’indugio di Badoglio nel dichiarare lo stato di guerra con la Germania, nonostante gli avvertimenti di Eisenhower.
Il tentativo di costruire a posteriori una pagina di Resistenza del Regio Esercito dopo l’otto settembre si scontra con l’evidente situazione di disfacimento della disciplina e di irresponsabile insubordinazione che tolgono al Comandante della divisione Acqui, gen. Gandin, la possibilità di qualsiasi trattativa con i Tedeschi, mentre incombe il pericolo di un massacro da parte dell’aviazione germanica e un tentativo autonomo del contrammiraglio Galati di portare soccorsi con due torpediniere viene bloccato dagli Inglesi.
Su tutto emergono le responsabilità del Re e del maresciallo Badoglio nell’aver lasciato allo sbando l’Esercito, per poi intimare l’11 settembre, a fuga conclusa a Brindisi, di opporsi a qualsiasi tentativo di disarmo da parte dei Tedeschi.

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Adriano Romualdi, Il fascismo come fenomeno europeo (Settimo Sigillo, pagg. 169, Euro 20,00)

Questo contributo di Adriano Romualdi si rivela di particolare interesse per il taglio storiografico con cui l’aromento viene affrontato, integrato, come è, da una continua attenzione verso l’aspetto ideologico, e nella specificità della prospettiva europea in cui il fascismo viene oculatamente inserito, cogliendone le radici culturali nella civiltà del vecchio continente e in particolar odo nel romanticismo ottocentesco. La modernità del fenomeno fascista, che pur si alimenta dell’humus spirituale e culturale dell’Europa, è colto lucidamente dallo studioso nel suo tentativo di socializzare i valori tradizionali, riproponendoli nell’era della modernizzazione e della massificazione, al fine di “reintegrare i diseredati nella proprietà, nella famiglia, nella patria”.

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Fortunato Aloi, I fatti del 70 (Città del sole, pagg. 286, Euro 16,00)

Reggio Calabria 1970. Scoppia la rivolta per “Reggio Capoluogo”, rivolta che segnerà, soprattutto sul piano storico e politico, uno spartiacque: da quella data inizia una nuova fase per la Calabria e per tutto il Mezzogiorno. Questo saggio, sostanzialmente un testo di testimonianze, analisi e documentazione, vuole rileggere i fatti di Reggio del 1970 per tentare di capire quello che è stato il Mezzogiorno e capire quale è stata la funzione ideologica che hanno avuto alcuni pensatori, per quanto la Rivolta sia stata un movimento di popolo. Perché Reggio con la sua Rivolta è sì storia, ma è soprattutto la consapevolezza di una volontà e la certezza di un popolo, e questo libro è un “attraversamento” di quei fatti.

ANNI DI PIOMBO
Enzo Raisi, Bomba o non bomba – Alla ricerca ossessiva della verità (Minerva Edzioni, pagg. 264, Euro 19,00)
2 agosto 1980. Una bomba esplode alla Stazione di Bologna, provocando una vera e propria strage. Enzo Raisi (allora giovane del M.S.I.) in partenza per le vacanze si salva per pochi attimi.
2005. Enzo Raisi divenuto nel frattempo Deputato della Repubblica, membro della commissione Mitrokhin, indaga sui documenti provenienti dagli archivi degli ex paesi dell’est e scopre nuovi elementi che raccontano una versione molto diversa da quella conosciuta fino ad oggi.
Un libro-inchiesta in cui vicende pubbliche e private si intrecciano alla ricerca della verità fino ad oggi non emersa, con al centro il patto tra Aldo Moro ed i palestinesi, che consentiva il passaggio ed i deposito di armi ed esplosivi sul territorio italiano. Una pubblicazione che contiene per la prima volta un CD con tutti i documenti della commissione Mitrokin legati alla terribile strage di Bologna del 2 Agosto 1980. La verità di Enzo Raisi è che Mambro, Fioravanti e Ciavardini sono innocenti. “Ma in Italia all’epoca – dice Raisi – c’erano troppi interessi contrastanti per fare luce sulla verità”.

STORIA DELLE DESTRE
Paolo Deotto e Luciano Garibaldi, La vera storia dell’Uomo Qualunque (Edizioni Solfanelli, pagg. 110, Euro 10,00)

“Qualunquismo”. Pochi sanno cosa voglia realmente dire, a cosa si riferisca. Ma in tanti sono pronti a giurare che il “qualunquista” è un uomo egoista, gretto, che bada solo agli affari suoi, che evita qualsiasi impegno politico e sociale. Se invece leggiamo la straordinaria avventura di Guglielmo Giannini, fondatore del settimanale “L’Uomo Qualunque” e poi dell’omonimo partito politico, scopriremo che quel commediografo di successo, giornalista, scrittore, era un uomo serio, pur con le sue intemperanze, col suo carattere sanguigno e irruente. Scopriremo che il movimento politico che fondò aveva probabilmente un difetto fondamentale: era troppo moderno.
In un’Italia che usciva dalla Seconda guerra mondiale e dalla guerra civile, che era alla fame e tuttavia ancora dilaniata dall’odio, il giornale di Giannini e successivamente il partito costituirono la voce di quei milioni di italiani che desideravano tornare a una vita normale, che erano disgustati da una politica di settarismo e arrivismo, che volevano tornare a essere cittadini e non continuare a essere sudditi.
Un’avventura brevissima, quella di Giannini. Il clamoroso successo del settimanale, alla fine del 1944, e del partito, alle elezioni per la Costituente e alle amministrative del 1946, fecero tremare i grandi partiti di massa, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, che, alleati nel CLN ma sempre in contrasto tra loro, trovarono un nuovo momento di unità nello stritolamento di un comune nemico che si era dimostrato in grado di catalizzare i voti degli italiani pacifici, lavoratori, stanchi di furori ideologici che avevano portato solo disastri. Alle elezioni politiche del 1948 ebbe inizio il declino dell’“Uomo Qualunque”, che fu inarrestabile. La politica “professionale” aveva vinto e si prese anche la vendetta con la “damnatio memoriae”.

PERSONAGGI
Giulia Simone, Il guardasigilli del regime – L’itinerario politico e culturale di Alfredo Rocco (Franco Angeli, pagg. 238, Euro 27,00)

Protagonista centrale della costruzione politico-giuridica dello Stato, Alfredo Rocco offrì al fascismo delle solide basi dottrinarie, che aveva elaborato fin dal tempo in cui era capogruppo del movimento nazionalista a Padova. Una volta nominato ministro, Rocco mise in pratica, attraverso la creazione della legislazione fascista, il proprio pensiero politico, strutturato attorno alla formulazione del principio organicistico già elaborato nel corso degli anni patavini, influenzando profondamente la stessa ideologia fascista. Grazie ad una vasta ricerca condotta su documenti editi ed inediti, rinvenuti in archivi nazionali ed esteri, questa biografia mette in luce la versatilità intellettuale e politica di Alfredo Rocco. Emerge la sua figura di ministro – quella più conosciuta – ma anche di studente, docente, padre di famiglia, militare, politico, giornalista, amministratore di giornali. Il suo percorso politico appare tortuoso, tuttavia la logica che ispira il suo pensiero è chiara: dalla giovanile militanza radicale fino all’attività legislativa, Rocco ha avuto come obiettivo quello di tutelare sempre l’autorità dello Stato, al di sopra di tutto.

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Domenico Vecchioni, Pol Pot – L’assassino sorridente (Greco & Greco, pagg. 153, Euro 12,00)

Il 17 aprile del 1975 le prime avanguardie dei “Khmer rossi” entrano in Phnom Penh. Sono guerriglieri giovanissimi, molti di loro non hanno più di sedici anni, sono i seguaci di Pol Pot, fautori di un’ideologia assoluta, cieca ed irrazionale che causerà incommensurabili lutti allo già stremato popolo cambogiano. Un popolo che in pochi anni perderà un quarto della propria consistenza per l’affermazione di una ideologia astratta, dove sfuma il senso della sacralità della vita e scompare ogni espressione di umanità.

LETTERATURA

Adriano Tilgher, Pirandello o il dramma di vedersi vivere (Edizioni Solfanelli, pagg. 112, Euro 10,00)

La presente raccolta di scritti, curata da Pierfrancesco Giannangeli, nasce dalla volontà di dare nuovo lustro alla figura di Adriano Tilgher, pensatore fra i più originali di quell’epoca di acceso fervore culturale di inizio secolo e fra i primi a rivelare l’originalità del teatro pirandelliano con alcuni saggi rimasti fondamentali.
Accusato da più parti di essere un «critico filosofo», di imprigionare la produzione di Pirandello in astratte formulazioni, Tilgher ha dimostrato nelle sue opere di volgere a favore il malevolo rimprovero lanciatogli da alcuni colleghi. Le sue lucide analisi di giornalismo militante, andando oltre l’effimero dello spettacolo, collegano il «dramma» di Pirandello alla più avanzata cultura europea del primo Novecento.
La raccolta comprende cinque scritti molto penetranti ed esemplificativi del metodo di Tilgher, fra cui Il mondo poetico di Pirandello, in cui è contenuta la celebre teorizzazione del dualismo di Vita e Forma, teorizzazione che entrerà a far parte, a pieno titolo, della storiografia letteraria sullo scrittore siciliano e che rimarrà inseparabile dal suo nome.
Nata per interpretare il «dramma» dell’Agrigentino, per stringere da vicino il suo ragionare, quella formula ripresa da Georg Simmel non risolve sicuramente il complesso mondo pirandelliano ma, in qualche modo, gli mette dei paletti, lo illustra schematicamente, tornando a scandire con regolarità, come un motivo generatore, i momenti più significativi dell’attività del critico.

NOIR

Roberto Genovesi, La mano sinistra di Satana (Newton Compton, pagg. 384, Euro 9,90)

Londra, 1888. Un uomo ha il potere di vedere efferati delitti del passato. Wilfred Gayborg è infatti un investigatore diverso da tutti gli altri. È uno psicometrista capace di “vedere” la storia di un’arma del delitto stringendola tra le mani. Tutti a Scotland Yard lo guardano con sospetto per le sue azzardate tecniche d’indagine, che si muovono nella zona d’ombra tra scienza e magia. Eppure Gayborg, grazie alle sue inquietanti scoperte, che risolvono sorprendentemente casi di efferati omicidi, occupa le pagine dei quotidiani. È un uomo dal passato tragico, segnato dalla morte, un’anima che vive nell’ombra, non concede nulla ai sentimenti e si mischia solo con le prostitute che popolano le vie della Londra notturna e più povera. Proprio quelle prostitute su cui si sta accanendo un misterioso serial killer, che la cronaca ha ribattezzato col nome di Jack lo Squartatore. E quando le vittime nei vicoli bui di Whitechapel cominciano ad aumentare, perfino i più scettici si convincono che Gayborg sia l’unico in grado di far luce sull’identità dello spietato assassino. Ma Gayborg deve fare presto, perché l’ombra di Jack si sta avvicinando pericolosamente all’unica donna che lui abbia mai amato…

Che cosa nasconde la parola rivoluzione

Le rivoluzioni sono sempre giuste, sacrosante e soprattutto esprimono fino in fondo la volontà popolare e la sete di giustizia degli uomini, o sono espressione di élites ed oligarchie sempre molto determinate a sovvertire l’ordine costituito per loro fini, manipolando ribellioni di massa anche legittime? Mai come oggi è importante fare una disamina degli eventi storici “rivoluzionari” che

Berlusconi ha ragione

Le leggi razziali sono state l’aspetto peggiore di un regime che per altri aspetti ha realizzato cose buone“.
Più o meno queste le parole di Berlusconi.
Dopo settanta anni la resistenzialite ha ancora avuto il sopravvento con una canea di accuse al Leader del Centro Destra, con l’intento di negare la realtà storica.
Le prime leggi sul lavoro;
assicurazione infortuni sul lavoro;
sulla tutela della maternità;
industrializzazione dell’Italia;
la conquista dell’Impero che ha portato l’Italia alla pari delle altre grandi Nazioni europee;
l’accordo con il Vaticano che ha posto fine allo scontro Chiesa/Stato;
la bonifica delle paludi;
l’efficientamento della pubblica amministrazione (mai tale prima e dopo).
Sono solo alcune, una rapida lista, delle realizzazioni che mi vengono in mente alle sei di mattina.
In quasi ventidue anni di governo, per forza ci sono state delle cose buone, perchè altrimenti dovremmo dire che i nostri nonni, entusiasti sostenitori del Ventennio, erano tutti dei babbei (o peggio).
E in quasi ventidue anni di governo ci sono state delle cose negative, degli errori.
Il peggiore dei quali, per me, fu l’alleanza con la Germania, eternamente a noi ostile (come abbiamo visto anche di questi tempi).
Finchè non riusciremo a guardare alla Storia con il distacco che si deve avere per il passato, per vicende chiuse, con obiettività, non potremo mai andare avanti e, soprattutto, non saremo mai UNA Nazione, UN Popolo.





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Basta con i pregiudizi !

Per una volta sono, eccezionalmente, d’accordo con i magistrati.
La corte di cassazione ha autorizzato la permanenza di una figlia con una madre lesbica che convive con altra lesbica.
Le organizzazioni omosessuali hanno esultato pensando (o cercando di proiettare l’idea) che si tratti di un avallo per le adozioni a favore delle coppie omosessuali, ma il passaggio significativo della decisione togata è quel “no ai pregiudizi“.
Sono d’accordo: no ai pregiudizi, basta con i pregiudizi.
Allora diciamo 
BASTA AL PREGIUDIZIO per cui gli omosessuali avrebbero meno diritti civili degli eterosessuali, quando invece pretendono solo più privilegi.
BASTA AL PREGIUDIZIO secondo il quale l’omofobia sarebbe un reato o una aggravante di un reato, quando l’unico reato è la violenza da punire in egual modo contro chiunque sia commessa.
BASTA AL PREGIUDIZIO in base al quale si vorrebbe punire una opinione solo perchè contraria agli omosessuali, quando invece a questi ultimi si lascia libertà di esprimere qualsiasi tesi.
BASTA AL PREGIUDIZIO che vorrebbe ignorare l’anomalia di una attrazione verso una persona del proprio stesso sesso, invece di pensare a trovare una cura.
BASTA AL PREGIUDIZIO che impone di mostrarsi accondiscendenti verso ogni idea balorda, laida o comunque contraria alla morale tradizionale solo per sentirsi “al passo con i tempi”.
Insomma, BASTA CON I PREGIUDIZI a senso unico, utili solo ad avallare le tesi di una parte, ignorando e talvolta tentando anche di impedire la diffusione delle opinioni contrarie.


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Villaggio globale con Usura

I Poeti…Se non ci fossero bisognerebbe inventarseli. Chi ha mai avuto l’ardire di trasformare in poesia (sebbene trattasi di un’invettiva poetica) l’economia e il suo concetto odierno di speculazione, di signoraggio o  più semplicemente di usurocrazia? Ai tempi di Ezra  Pound (nella foto) non c’era l’IMU per costringere molti pensionati a vendersi la casa a banche e a immobiliari mediante la nuda proprietà o altra truffa bancaria, poiché non sanno più come pagare le tasse. Eppure apre il suo celebre canto XLV con “Con Usura non hai una solida casa…”. E ancora: usura appesantisce il tratto,/falsa i confini,/ con usura nessuno trova residenza amena
Le case d’asta di Sotheby’s e Christie’s stanno facendo affari d’oro per confiscare tutto il patrimonio artistico italiano, l’oggettistica di valore, il vasellame ecc. E non venitemi a obbiettare la solita sòla che prima di tutto hanno smantellato le fabbriche e gli impianti industriali, che con l’arte non si mangia,  perché so già da me che siamo in fase di deindustrializzazione; che dalla crociera del Britannia del 1992 in poi, hanno svenduto i nostri migliori asset industriali e che scarseggia il lavoro per molti italiani (il caso dell’Ilva, è solo l’ultimo esempio). Ma le razzie più simboliche, i saccheggi  ai danni di un popolo e di una nazione sono  dati proprio dal suo patrimonio artistico (bottino di guerra, guarda caso). E Pound, innamorato dell’Italia lo sapeva bene. Da qui la sua citazione sul Beato Angelico, il riferimento a  Duccio Boninsegna, a Piero della Francesca, a Pietro Lombardo.  E la frase non si dipinge per tenersi arte/in casa, ma per vendere e vendere/presto e con profitto sta a dimostrare che le  grandi case d’asta battevano i loro superprofitti già allora, ai suoi tempi. Così come oggi continuano a farlo coi nostri Tiepolo, Guido Reni, Canaletto…

Sempre più forti, severe e attuali rimbombano le sue parole, oggi che le agenzie di rating (succursali di potentissime Banche d’Affari) declassano gli stati, scommettendo sul loro fallimento come avide prefiche dal facile piagnisteo  per anticiparlo,  allo scopo di impossessarsi dei loro beni (impianti industriali, ferrovie, ospedali, regioni, sanità, scuole, beni culturali, aziende agricole, artigianato, risparmio privato dei singoli cittadini, case, vite altrui ecc.).
Debito pubblico, è la solita scusa ripetuta ad nauseam come un mantra. Ma di chi? e verso chi? In un sistema nazionale si tratta di un  investimento dello Stato nei confronti dei propri cittadini; ciò che un tempo si chiamava  “nazione”. Quindi trattasi di un provvedimento che, se attuato con lungimiranza, potrebbe generare ricchezza. Viceversa nell’attuale  sistema internazionale si tratta di un eterno debito (irredimibile e inestinguibile)  che lo Stato contrae verso gli investitori stranieri. L’aumento costante del debito punta al fallimento a catena di tutti i sistemi nazionali, i quali crollano ad uno ad uno, come birilli di un osceno giuoco: prima la Grecia, poi la Spagna, quindi il Portogallo e noi in Italia. Per non trascurare l’Irlanda.
Ogni forma di esproprio diventa così,  perfettamente legittima e legale in una guerra finanziaria senza tregua e senza frontiere di cui non si sa chi sia il Nemico. Esproprio finanziario, fiscale, economico, trasferito nel MES e nel Fiscal Compact, strumenti di superpolizia tributaria della Ue.  Espropri patrimoniali, morali, istituzionali, familiari. Imposizione di tassazione,  grazie ad autentici strumenti-mannaia quali Equitalia, aumenti di tariffe, piani di dismissioni di beni dello Stato ad opera degli squallidi servi  dell’attuale giunta tecnico-golpista di Mario Monti:  Alfano per il PdL e Amato-Bassanini per il Pd; concorrenza sleale, criminalità importata, gioco d’azzardo con la complicità di uno stato biscazziere, traffici di droga, prostituzione, immigrazione illegale e massiva che sovente campa di espedienti e di loschi traffici, ma che ci costringono ad accettare nel nome del dogma ‘”accoglienza” ad ogni costo.
 Il tutto per creare un’Uguaglianza nella Miseria e una Miseria dell’Uguaglianza che, oltre a fare il tornaconto degli oligarchi della Finanza, viene pure salutata con simpatia come una rivincita del marxismo su scala mondiale da parte dei  soliti sinistri postcomunisti. Un vero incubo, dal quale sarebbe ingenuo pensare di uscirne con la semplice opzione elezioni. Anche perché quando ce le concederanno, i dadi da gioco saranno debitamente truccati a priori. Peggio della peste è usura…Carogne crapulano ospiti d’usura.
 
Grazie,  vecchio Ezra!

CANTO XLV

Con Usura nessuno ha una solida casa

di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l’Annunciazione dell’Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa, ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà straccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio

CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l’usura, spunta
l’ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo
non si fé con usura
Duccio non si fé con usura
né Pier della Francesca o Zuan Bellini
né fu la “Calunnia” dipinta con usura.
L’Angelico non si fé con usura, né Ambrogio de Praedis,
Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophime e Saint Hilaire,
Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte e artigiano
tarla la tela nel telaio, non lascia tempo
per apprendere l’arte d’intessere oro nell’ordito;
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane drudo,
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra i giovani sposi

CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
Carogne crapulano
ospiti d’usura.

Ezra Pound

Qui, il filmato con la recita del Canto 45 da parte del  Poeta.

In una vera vacanza non mancano i libri

Le
vacanze incombono con il loro carico di aspettative che, forse,
rappresentano il momento più piacevole, come il sabato del
villaggio
in cui l’aria di festa è preliminare ed essenziale alla
festa stessa.
Personalmente
delle vacanze ho sempre apprezzato i momenti di riposo assoluto, che
non significa fare nulla, ma fare senza essere condizionati da orari
e scadenze
.
Non
amo il mare
(troppa gente, troppo caos, troppi bambini, troppe urla,
troppo vento …
) e quindi le mie vacanze sono orientate verso la
montagna
, che siano Dolomiti o, più modestamente in tempi di crisi e
non apprezzando viaggiare in assenza del teletrasporto di Star Trek,
Appennino.
Sin
da piccolo sono stato avvicinato alla montagna quando, nel 1962, per
la prima volta con i miei genitori andai a Selva di Val Gardena, che
era ancora un borgo montano, con due soli alberghi (uno chiuso), le
mucche che pascolavano vicino alle abitazioni, la signora presso la
quale affittavamo l’appartamento che ci portava, ogni mattina, del
latte appena munto ed io che speravo, ogni mattina, che fosse brutto
tempo per evitare le passeggiate cui mi obbligavano i miei,
preferendo giocare con i bambini del luogo o leggere qualche fumetto
e, pochi anni dopo, qualche bel romanzo di Salgari o Verne.
Ho
il vezzo di dire che non sono cambiato.
Vado
in montagna, disciplinatamente, se sono costretto, partecipo ad una
escursione (a volte imprecando e neppure a voce bassa “chi me lo ha
fatto fare!
” … dipende dalla difficoltà e dalla fatica) ma
continuo a sperare che sia brutto tempo.
Una
speranza, negli ultimi anni, peraltro vana.
I
libri di Salgari e Verne
li ho ancora (e anche il primissimo libro
che mi fu regalato: Pinocchio …) e mi piace vederli bene ordinati,
anche se da anni non li prendo in mano.
Riprendo
invece, periodicamente, I Promessi Sposi, un romanzo storico che
certi professori non ci hanno fatto amare ed altri, invece, ci hanno
proposto con la sua potente narrazione.
Un
romanzo, quello di Manzoni, che mi appare, ancora oggi, godibilissimo
e di grande insegnamento storico e morale.
Ma
le vacanze estive non sarebbero tali se non fossero pervase da un
brivido … giallo.
La
Mondadori ha proposto negli ultimi mesi un’autrice
a me sconosciuta: Josephine Tey.
Il
suo protagonista principale è un ispettore di ScotlandYard, Alan
Grant, e l’ambientazione è quella inglese della prima metà del
secolo scorso.
Quindi
una narrazione che richiama quella di Agatha Christie, fondata non
sugli effetti speciali, ma sul ragionamento, l’indagine, le
deduzioni.
Sono
quattro romanzi freschi come se fossero stati scritti oggi ma
depurati di tutti gli elementi considerati un obbligo dello scrittore
moderno di gialli (sangue, depravazione, sesso, sparatorie).
Un’altra
bella ambientazione è quella della Parigi di fine ottocento
tratteggiata nei romanzi di Claude Izner, pseudonimo sotto il quale
si celano le autrici, due libraie di Parigi.
Ma
ci sono anche romanzi più moderni come l’ultimo di Kathy Reichs
(la creatrice di “Bones”) che esce in contemporanea con
l’edizione economica del penultimo romanzo “Cacciatrice di ossa”.
Sempreverdi
i romanzi di Ellis Peters, Danila Comastri Montanari, Peter Tremayne, Lindsey Davis,Candace Robb con i loro romanzi giallo-storici, mentre per tornare ai
gialli tradizionali abbastanza centrati quelli di due serie di
successo come l’Ispettore Barnaby (qui abbiamo veramente una base
letteraria con Caroline Grahame) e di Castle che ripropone il gioco
del telefilm, tra i personaggi del telefilm e quelli che nel telefilm
sono citati come personaggi letterari.
In
una ipotetica valigia per i libri ci stanno anche i saggi e allora,
in mancanza di romanzi di fantascienza che mi abbiano particolarmente
impressionato, ecco che per l’edizione Elara è uscita “Cartografia
dell’inferno
”, una storia di fantascienza curata da Gianfranco de
Turris
, apprezzato esperto, con la partecipazione del compianto
Ernesto Veggetti, deceduto poco più di un anno fa.
Per
ricordarci sempre chi siano i nemici da combattere, non si può
dimenticare il libro del fondatore della Esselunga, Caprotti, con il
suo “Falce e carrello”
.
Mentre
per chi non fosse già di suo turbato da istinti suicidi, il “Dopo
l’Occidente” di Ida Magli
può innestare una notevole dose di
depressione per il futuro dell’Italia (e non solo).
Ma,
purtroppo, in libreria sono sempre debordanti i saggi scritti da
comunisti e affini,
che probabilmente vendono poco, ma fanno tanto
male alla nostra cultura e al nostro spirito, per cui mi permetto di
consigliare: evasione, evasione, evasione.
Comunque
sia, ricordiamoci che leggere è meglio che assorbire passivamente
l’indottrinamento televisivo
dei Santoro, dei Fazio, delle
Littizzetto, dei Saviano e compagni.
Perché
quando leggiamo, possiamo tornare su una frase più e più volte.
Quando
invece siamo seduti in poltrona, siamo indifesi davanti alle
manipolazioni mediatiche di certe faziose trasmissioni e ancor più
faziosi conduttori
.

Buone vacanze !



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