Battisti non è un EX terrorista

La stampa di sinistra affronta la questione Battisti con la medesima flemma dei governi che ne hanno consentito la latitanza per decenni.
Oltre a poter contare sulla stessa connivenza (chi più chi meno impegnato) che ha favorito Sofri nel non scontare la sua meritata (dopo otto processi !!!) pena con la scusa di una grave malattia che oggi, dopo oltre dodici anni dalla scarcerazione, gli consente ancora di godersi la vita, Battisti si sente anche gratificato da titoli che lo qualificano come “ex terrorista”.
Ma quale “ex” ?
Bene ha detto il figlio di una delle sue vittime che esisteranno ex terroristi solo quando esisteranno delle ex vittime.
Battisti, per di più, non ha mostrato alcun segno di pentimento, di fattivo dispiacere, anzi lo vediamo in giro per il mondo a sbevazzare, rilasciare intervista e godersi la vita.
Per favore, almeno non definitelo “ex”, quasi a dire “si, vabbè, ma è stato 40 anni fa, era un ragazzo …“.

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Vae victis: gli avvoltoi del politicamente corretto

Non sapevo chi fosse quel Weinstein il cui nome ha oggi il dubbio onore della cronaca.
Leggo che era un potente produttore cinematografico che ama(va) forse tracimando le belle donne.
È (era) anche un sostenitore della sinistra, prodigo finanziatore del partito democratico e della moglie di Clinton.
Immagino che, come i suoi amici Clooney e Afflek che adesso lo hanno coraggiosamente abbandonato, abbia usato parole di fuoco contro il sessista Presidente Trump.
Oggi una serie di attrici ne denunciano le presunte violenze.
Maramaldo in confronto a quelle “divine creature” era un dilettante.
Prima, quando lui era potente, tutte carine e silenti, appena è caduto in disgrazia a riempirlo di calci.
E i Clooney e gli Afflek non sono migliori di loro, abbandonando un amico nel momento del bisogno.
Quanta differenza tra la morale dei paladini del politicamente corretto e il rigore che espresse Manzoni nel suo 5 maggio “di mille voci al sonito mista sua non ha vergin di servo encomio e di codardo oltraggio”.
Altri tempi, oggi siamo tornati a Brenno e al suo “vae victis”, naturalmente tutto interno alla sinistra che, con le sue venerate icone, ci dimostra il suo spessore morale e la credibilità che può avere.

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Via gli stranieri !

Chi si mettesse a leggere questo commento attratto dal titolo, penserebbe ad una ulteriore filippica contro l’immigrazione ma poi, guardando l’immagine a corredo, si riserverebbe di classificarlo dopo la lettura.
In effetti “via gli stranieri” potrebbe attenere alla giusta e buona battaglia contro l’immigrazione, anche se, come ho spesso precisato, non dobbiamo combattere lo straniero in quanto tale, ma in quanto portatore di sradicamento delle nostre radici culturali, storiche, etniche, linguistiche, religiose.
Quindi sì all’arrivo di singoli che possano bene integrarsi per provenienza, lingua, cultura, non all’arrivo massiccio di famiglie o di tribù dall’Africa, dall’Asia, dal Sud America.
In un certo senso è anche il significato di questo commento domenicale che prende spunto dalla ignobile prestazione della nostra nazionale calcistica contro la Macedonia di venerdì sera.
I Macedoni avevano più birra, più schemi, più volontà, più tecnica.
O, almeno, mostravano di averli.
Del resto non si può chiedere miracoli a giocatori che a volte (Gagliardini, Bernardeschi, Rugani) non sono titolari neppure nella loro squadra.
E proprio qui si innesta il mio “via gli stranieri”.
Il mio approccio al calcio, nei primi anni sessanta, fu in un periodo in cui si passò dalla presenza di qualificati stranieri (mi ricordo Haller e Nielsen nel Bologna, ma anche Hamrin nella Fiorentina, Jair e Suarez nell’Inter) agli oriundi (che fecero un fallimento clamoroso in Cile) agli Italiani.
Pochi erano gli stranieri e anche gli oriundi, peraltro veramente tali e non andati alla ricerca di improbabili avi italiani.
Ebbero così la possibilità di affermarsi i Rivera, i Bulgarelli, i Mazzola, i De Sisti.
Per non parlare dei portieri tutti meritevoli della maglia della nazionale (Sarti, Negri, Albertosi, il giovane Zoff, il recentemente scomparso Anzolin).
Poi il pendolo tornò nuovamente a girare per ammettere uno straniero per squadra, poi tre, adesso anche tutti, al punto che guardando su Sky la diretta goal, rilevo ogni tanto squadre dei nostri campionati che entrano in campo con undici stranieri.
Persino in porta.
E se non bastasse arriva pure l’unione sovietica europea che, non paga di distruggere come Attila tutto quello in cui mette le zampe, con la famigerata “sentenza Bosman”, obbliga gli stati a lei sottomessi ad aprire senza limiti ai calciatori di altri stati dell’unione.
Sì, perchè i calciatori sono considerati a tutti gli effetti lavoratori dipendenti i cui contratti, però, prevedono il netto, con le imposte pagate dalla società di appartenenza.
Con le maggiori squadre italiane che giocano con la quasi totalità degli effettivi stranieri, poco spazio rimane per far fare esperienza ai nostri giovani, per abituarli al ritmo di gara, per aiutarli a confrontarsi con gli avversari.
La nazionale ne risente, il bacino da cui attingere i convocati si restringe, il commissario tecnico deve persino chiamare chi fa panchina.
Un portiere ormai quarantenne come Buffon ha rimpiazzi che si contano sulle dita della mano di un monco.
I Rivera, i Bulgarelli, i Mazzola, se ci sono (e sicuramente ce ne sono) non vengono valorizzati perchè ogni società preferisce andare sul sicuro.
Solo l’Atalanta oggi rischia con una politica giovanile produttiva di talenti, ma il rischio per chi investe in quel modo è di retrocedere, perdendo quindi i cospicui incassi di sponsorizzazioni e diritti televisivi, quindi tutti (o quasi) preferiscono andare sul sicuro, salvare i propri investimenti e comporre le squadre con giocatori, anche mediocri, stranieri ma collaudati, piuttosto che puntare e rischiare sui giovani italiani.
E non è e non sarà mai una soluzione adottare il sistema francese di concedere la cittadinanza ad africani, asiatici o sud americano.
Abbiamo già visto come gli oriundi non risolsero il problema nel 1962, ma la politica francese è ancora peggio, perchè immette in squadra gente che non ha alcuna radice nazionale e la squadra non è più la “nazionale francese” (o italiana) ma diventerebbe una nazionale meticcia, alla quale viene convenzionalmente dato il nome “Francia” (o Italia) senza però che ci si possa identificare, perchè quando si guarda quei calciatori non ci si riesce proprio a specchiare.
Andrebbe benissimo ammettere uno o due stranieri nelle nostre squadre, perchè possono contribuire a far crescere e portare esperienza (purchè non siano dei bidoni come troppo spesso vediamo, comprati solo perchè hanno un nome esotico da dare in pasto a tifosi di bocca buona) e direi che possa essere consentito ad una società di tesserarne all’infinito, facendone però giocare solo due alla volta.
Quindi sì, ci sono delle analogie con la buona battaglia contro l’immigrazione, perchè anche nel calcio la perdita di Identità, unita a quella della Sovranità visto che si adeguano alle sentenze emesse da un organismo dell’unione sovietica europea, comporta una progressiva, significativa perdita di qualità, del livello delle prestazioni.
Non dubito, peraltro, che gli stessi che vogliono imporci il meticciato con l’immigrazione massiccia, lo ius soli e i suoi ipocriti derivati dello ius culturae e ius linguae inventati per cercare di far passare comunque quella norma distruttiva della Nazione, siano del tutto disinteressati alle sorti della Nazionale di calcio, preferendole un assemblaggio arcobaleno nel solco del meticciato che loro, evidentemente senza più Radici, Identità nè Valori, antepongono al Popolo ed alla Nazione Italiana.

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Più sicuri se armati

Dopo ogni attentato negli Stati Uniti, come se altrove non accadessero, le anime gioconde (praticamente tutti i clericomarxisti o cattocomunisti come meglio si preferisce) strillano contro quella nazione di cow boys che girano armati e acquistano fucili e pistole a piacimento.
Le stesse anime gioconde, però, ci ammanniscono, ogni giorno, pistolotti e ramanzine sulle violenze di cui i cittadini Italiani sono vittime.
E se la stampa di Destra (pochi, sempre troppo pochi) rivela che sono essenzialmente immigrati che aggrediscono o fanno i prepotenti negli autobus, nei treni e nelle strade, le anime gioconde della sinistra preferiscono mettere in risalto il mancato intervento degli astanti.
E così ci raccontano di giovani donne molestate (non dicono che sono immigrati a molestarle, però) davanti ad altri passeggeri di un treno piuttosto che passanti in strada, senza che nessuno sia intervenuto.
E perchè mai dovremmo intervenire, a mani nude, contro quattro o cinque spostati che hanno ancora nel sangue la brutalità primitiva ?
E perchè dovremmo intervenire se, quand’anche riuscissimo ad avere ragione di costoro, poi ci ritroveremmo in causa perchè, aiutati dal “soccorso rosso” dei legali pro immigrati, chiederebbero, a noi !, i danni per averli pestati ?
Ben diversa sarebbe la situazione se un cittadino, messo nelle condizioni di difendersi e di difendere il prossimo, quindi in possesso di un’arma, potesse contare su una legislazione che legittimi, sempre, la difesa, senza neppure preoccuparsi di dover vincere un processo, perchè nessun processo dovrebbe esserci se abbattessimo un molestatore, un rapinatore, un violentatore.
La caricatura che riproduco e che ho riprodotto più volte in passato è emblematica.
Dei criminali che credevano di imporre la loro volontà con la violenza, vengono circondati e messi a tacere dai cittadini che, armati, sono in grado di intervenire e di salvare vite umane, oltre alla loro ed ai loro beni.
Anche in Italia dovrebbe esserci un “secondo emendamento” che ci restituisca la Libertà di possedere e portare armi senza dover chiedere il permesso al burocrate di turno.

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Inquisizione femminista

Io appartengo ad una generazione che, cresciuta con Carosello, ricorda con nostalgia “Omsa che gambe !” o “Chiamami Peroni, sarò la tua birra” con le gemelle Kessler e con Solvi Stubing, tre valchirie che turbavano i sonni dei nostri padri e delle nostre madri in egual misura, ma per motivi differenti.
Non si contano poi le pubblicità con belle donne indirizzate allo spettatore maschile, ma anche quelle in cui, anche allora, c’era il “fusto” (Alberto Lupo, Paolo Ferrari) che ammiccava al pubblico femminile.
Dov’è e dov’era lo scandalo ?
Da nessuna parte, perchè non c’era e non c’è.
Leggo invece che oggi, nel settembre del secondo decennio del terzo millennio,  viene rispolverata la Inquisizione per censurare la pubblicità di un ottico che, se non fosse a Reggio Emilia, mi annovererebbe immediatamente tra i suoi clienti (purchè non faccia passi indietro).
Di quale delitto di lesa maestà si è reso colpevole ?
Di farsi pubblicità con il manifesto che riproduco in alto.
Idea brillante, che però nell’epoca in cui un certo Fiano vuole proibire Idee a lui non gradite, una certa Boldrini si propone di abbattere, come i talebani, i monumenti del Fascismo e un certo Renzi ha fatto approvare una legge per i matrimoni omosessuali e vorrebbe persino regalare la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati solo perchè nascono in Italia, diventa motivo di processi di piazza e di crocifissioni senza appello.

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Fiano rivitalizza il Fascismo

In genere sono contrario a fare pubblicità al nemico, ma in questo caso, nonostante Montanelli dicesse che anche a parlarne male è sempre pubblicità, nell’accostare il nome del signor Fiano al disegno di legge che porta, per sua sventura, il suo nome, non gli faccio certo un favore.
Prendiamo atto che in parlamento c’è chi non ha altro da fare nella vita che cercare di proibire al prossimo di pensare, di gesticolare, di esprimere, di fare propaganda a delle semplici Idee.
Che non arriva a rendersi conto che le Idee non possono essere vietate.
Che dobbiamo ringraziare perchè ha riportato l’attenzione sul Fascismo, che ormai era relegato nei libri di Storia, quegli stessi libri in cui il nome del signor Fiano mai comparirà.
Che dobbiamo ringraziare ancora una volta perchè è riuscito a riavvicinare tante anime della Destra oggi impegnate in movimenti a volte, purtroppo, tra loro in contrapposizione.
Continueremo tutti ad esprimere le nostre Idee, le nostre Opinioni, a pubblicare le immagini che saranno più adatte al commento, a leggere i libri che ci piace leggere, a bere il vino con le etichette che prediligiamo, a salutarci come si conviene, dicendo “me ne frego !” del disegno di legge Fiano.
Tanto basterà un tratto di penna, quando torneremo al governo, per abolirlo (e magari sarà l’occasione anche per abolire le leggi cui quel ddl si richiama).

Nota: Nella foto l’on. La Russa di Fratelli d’Italia mentre parla in aula: sarà il primo a finire in catene per opera del novello Robespierre ?

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Sarà vero stupro ?

Con una inquietante consecutio con il violento stupro ai danni di una giovane polacca compiuto da quattro africani (un “profugo” e tre “nati in Italia” e candidati ad acquisire la nostra cittadinanza se passerà lo ius soli) quasi a voler dimostrare che anche gli Italiani stuprano e persino quelli che dovrebbero difenderci, ecco il grande spazio riservato alla denuncia di due studentesse americane a Firenze che accusano due Carabinieri.
Fa specie il credito subito riservato a tale denuncia, persino dalla ministressa della difesa che, forse, ha avuto una reazione pavloviana visto che è da sempre abitudine della sinistra accusare Carabinieri e Polizia di ogni nefandezza.
Io ho molti dubbi.
Ho letto (non posso basarmi su altro che articoli e logica) che le due ragazze fossero ubriache e i Carabinieri le abbiano accompagnate a casa.
Non ci vuole la fantasia di Asimov per immaginare il comportamento tenuto davanti ai due uomini dell’Arma.
Ci vuole però molta fantasia ad immaginare un 45enne padre di famiglia e un trentenne con tutta la carriera davanti prendere con la forza le due ragazze e violentarle.
Infatti ho letto solo di “tracce biologiche” ma non di segni di violenza e questo, a mio avviso, dice molto, basta rifletterci.
Allora torniamo all’incipit di questo commento, la consecutio temporis rispetto alla atroce violenza contro la giovane polacca.
E vorrei ricordare che è facile “sbattere il mostro in prima pagina” vendendo più copie sulla base di semplici affermazioni unilaterali, quando soprattutto non essendoci segni di violenza, non vi è stata evidentemente alcuna resistenza da parte delle “vittime” come invece, ad ogni evidenza, c’è stata da parte della giovane polacca che ha cercato, e ne porta i segni, di negare ogni consenso ai suoi aggressori.
Ma oggi logica e buon senso vengono sacrificati sull’altare del “politicamente corretto” e la vedo grigia per i malcapitati Carabinieri, ma anche per tante ragazze che, dopo una festa, probabilmente non troveranno più un Carabiniere, o un amico o conoscente, disponibile ad accompagnarle a casa con la spada di Damocle di una successiva denuncia per stupro. 

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Renzi ha sbagliato mestiere, doveva fare il tronista, ma a certi va bene così

Renzi ha sbagliato mestiere, doveva fare il tronista, ma a certi va bene così

A Renzi non gliene frega niente dell’Italia e degli Italiani, a lui importa esserci, apparire, contare, prendere, a costo di smentirsi da un giorno all’altro.
Purtroppo ormai per gli Italiani è tutto un talent show, un Drive in, uno Zelig, un circo . Confondono i talenti. Non importa se uno è bravo a cantare, a far ridere, a fare il tronista o il politico. Tutto fa brodo… L’importante è che uno buchi lo schermo e i giornali, quale che sia il suo campo.

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Sciocchezzaio scandinavo

Ci sono alcuni temi che, tirando fuori il peggio di molti, ne mettono a nudo l’inconsistente vacuità.
In Italia il Fascismo e la Mafia sono due di quei temi al top da decenni, anche se oggi sono fortemente minacciati nel loro predominio dalla Omofobia e dal Razzismo (tutte le maiuscole sono volute per accrescere la bile del sinistrume che dovesse leggere queste righe).
E se da un lato vediamo le reazioni pavloviane quando si parla di Fascismo con un presidente di regione (rossa) in cerca di facili consensi nella sua area, dall’altro mai mi sarei aspettato che dall’algida Norvegia si accostassero gli squisiti cannoli siciliani alla mafia.
E’ evidente che i cattivi maestri che prosperano sputtanando l’Italia, magari al sicuro dietro un muro umano costituito dalla scorta, hanno valicato i confini nazionali per spargere il loro veleno anche all’estero.
O, forse, sono i norvegesi che, non avendo nulla di paragonabile ai cannoli, si consolano come la volpe di Fedro.
Bene a noi i cannoli, a voi lasciamo volentieri i fiordi ghiacciati.

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Giornalismo impresentabile

Non sono uno attaccato ai mezzi di informazione, ormai divenuti peraltro megafoni di propaganda, ma vi sono alcune trasmissioni che mi piace ascoltare quando posso.
Tg 24 economia delle 18,30, ad esempio o la rubrica del mattino di radio uno che è passata da un imponente e interessantissimo “prima di tutto” ad un fazioso “6suradio1” con il “6” che vorrebbe rappresentare la seconda persona dell’indicativo presente del verbo essere (“tu sei”) ma soprattutto l’orario di inizio della trasmissione (che però non è alle sei perchè a quell’ora c’è il giornale radio).
Mi piace ascoltare quando posso “Radio anch’io” e sarebbe stata (non so se sia stata abolita o se riprenderà a settembre) interessante la rassegna stampa delle 5,30 del mattino su radio uno, purchè non sia condotta da quel Giostra (Asdrubale ? Alberico ? Annibale ? non ricordo) che, pur essendo su una radio pubblica, per un pubblico servizio, commentava i titoli e gli articoli dei giornali di Destra esponendoci non richiesto le sue opinioni che spesso occupavano più spazio della lettura stessa del quotidiano che doveva essere invece lo scopo della trasmissione.
A parte Radio anch’io che mantiene una sua linea, pendente a sinistra ma lascia relativamente spazio anche a chi di sinistra non è, le altre trasmissioni sono divenute impresentabili.
Passi per il tg24 economia, privato, per cui sono abbonato ma non certo per la informazione visto che ogni sera che Dio manda in terra è presente un esponente del pci/pds/ds/pd, a volte con un dibattito solo all’interno della sinistra.
Ma, ripeto, è privato, il suo editore faccia quel che crede, poi però non chieda contributi pubblici se il calcio non sarà più un motivo sufficiente per rinnovare l’abbonamento.
Indecente invece è la radio pubblica.
Ho già detto della rassegna stampa, ma qualche giorno fa 6suradio1 ha superato il limite.
Dando notizia della protesta di Forza Nuova nei confronti del prete immigrazionista di Pistoia, abbiamo ascoltato solo due campane (il prete stesso e un suo omologo) che suonavano la stessa musica.
Buona informazione avrebbe voluto chiamare in studio o al telefono e concedere pari tempo (senza interrompere, che è lo sport preferito dai conduttori in cerca di facile piaggeria verso il governo) ad un esponente di Forza Nuova perchè illustrasse i motivi della protesta e fornisse la sua versione dell’esito della stessa.
La stessa cosa possiamo dire per la trasmissione del giorno dopo che incensava un prete che si candida sindaco per il pci/pds/ds/pd.
Anche qui una protesta di Casapound che ne contestava le omelie più marxiste che cristiane, ma rigorosamente assente dalla trasmissione.
Altrettanto accade, pressochè quotidianamente, per ogni argomento, che si parli di Trump o di economia, dell’aggressione degli antirazzisti ai manifestanti di Charlottesville che volevano solo difendere la legittimità di una statua nel ricordo della Storia degli Stati Uniti o delle presunte alterazioni climatiche, degli immigrati o degli stupri.
Raramente un interlocutore che possa steccare dal coro e quando lo chiamano, come è accaduto un paio di mattine fa con il prof. Borghi, viene ridotto ai minimi termini (con difficoltà perchè la sua comunicazione è molto efficace) facendogli parlare a seguire qualche sinistroide o interrompendolo nei ragionamenti pretendendo risposte secche a domande poste al momento, cosa che si guardano bene dal proporre agli esponenti del pci/pds/ds/pd.
Abbiamo quindi conferma di due principi che personalmente sostengo da anni:
1 – la rai deve essere privatizzata, anche a spezzatino, perchè non svolge un servizio pubblico ma è megafono di parte e in quanto tale deve reggersi su chi la vuole sostenere, quindi sul denaro privato e non anche sui miei contributo che sono totalmente distante dalle tesi che sostengono i suoi giornalisti;
2 – non deve più esistere alcun ordine dei giornalisti che stabilisca chi e come possa scrivere, dirigere o editare un qualsivoglia mezzo di informazione, perchè l’ordine non tutela più (se mai lo avesse fatto) la libertà di parola, di pensiero, di opinione e oggi, con i mezzi a disposizione, chiunque può proporre quella che non è più “informazione” ma solo “opinione” (legittima, ma non a spese del pubblico, anche di chi ha opinioni differenti).

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