Ipocrisia buonista

Ieri, a Bologna, si è tenuta una asfittica manifestazione favorevole ai rom ed ai sinti.
Asfittica perchè le cronache parlano di 400 partecipanti la maggioranza dei quali politici di sinistra e aderenti ai centri sociali.
Contemporaneamente si sono svolte quattro manifestazioni (purtroppo separate) di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Forza Nuova che hanno evidenziato come gli zingari e i clandestini siano dei privilegiati rispetto agli Italiani sempre più in miseria (nota: la fotografia a corredo del presente commento è tratta da internet e relativa ad una analoga manifestazione davanti alla prefettura di Torino, non avendo ancora a disposizione immagini delle manifestazioni di ieri).
Non solo, siano anche un pericolo per la coesione e la pace sociale dell’Italia.
Bene si espressero, in due diverse occasioni, la Meloni e Salvini, quando dissero che gli zingari, se cittadini italiani, dovevano comportarsi come tutti gli Italiani.
Se poveri dovevano iscriversi nelle liste di collocamento e attendere, in graduatoria senza punteggi di favore per la loro origine zingara, le assegnazioni di case e lavoro.
Ma cero non si possono tollerare campi abusivi, con allacciamenti gratuiti alle utenze che noi paghiamo (e salato !).
Non a caso la manifestazione a favore degli zingari è stata caratterizzata da slogan contro Forza Italia e Lega e, personalmente, attacchi a Salvini, a dimostrazione che Salvini è, oggi, nella percezione comunista, il leader nemico (e, ex contrario, deve da noi essere sostenuto).
Oggi, poi, mi piace segnalare l’editoriale del Direttore del Carlino Andrea Cangini che, sia pur alternando scritti ossequiosi verso il chiacchierone di Firenze, quando affronta argomenti che ancora non sono entrati nella propaganda del parolaio d’Arno, riesce a rispolverare il Carlino che piace a me.
Mettendo per iscritto quel che tutti noi pensiamo e sappiamo: ipocrisia buonista.



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Pare non esista il bambino "Fascista"

Non cambia però il contenuto del mio intervento. 
Restano le “maestre” che impongonobella ciao” , manipolano la Storia, come esistono “insegnanti” che si oppongono al crocefisso in classe, alla benedizione natalizia e pasquale, al cibo non compatibile con la religione musulmana.
Questa scuola peggiora sempre e continua a fare schifo, anche se non fosse vero che volevano cacciare dall’asilo un bambino di quattro anni perchè si presentava con il Saluto Romano.
Non ancora, almeno …

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Perchè questa scuola fa schifo

Tutto cammina sulle gambe degli Uomini.
Le Idee, ma anche le Istituzioni.
Se gli Uomini sono sbagliati, le Idee lo sono con loro e le Istituzioni saranno pessime.
A questo ho pensato quando ho letto l’aberrante cronaca da un asilo dove alcune “maestre” (ma di cosa ?) avrebbero chiesto ai genitori di un bambino di quattro anni di impedirgli di fare il Saluto Romano, minacciandone l’espulsione.
Anzi, in un primo tempo avrebbero convocato i genitori per “informarli” della pericolosa “devianza” del figlio.
Il Padre ha replicato che erano le sue idee.
A questo punto le “maestre” hanno preteso: o smette o viene espulso.
Ecco, una scuola nelle mani di gente simile, che magari insegna “bella ciao” (canzone, tra l’altro brutta nelle note e pessima nelle parole) , che magari pretende che i bambini non mangino mortadella o salumi per “rispetto” dei musulmani, che magari, sempre per “rispetto” dell’altrui credo religioso, non festeggia il Natale, non addobba alberi o presepi, gente simile che dimostra, nei fatti, di non avere RISPETTO delle opinioni altrui, non può insegnare, non è adatta ad insegnare, non deve insegnare.
Cosa mai potrebbe insegnare se non l’odio verso la nostra Patria e Nazione , stravolgendone la Storia ?
Non sono un esperto di scuola, ma se questi insegnanti si oppongono alla riforma Giannini, allora la riforma deve essere buona, anzi dovrebbe andare ben oltre a quel che ha proposto.
Ad esempio, dovrebbe abolire la scuola pubblica, così risparmieremmo miliardi e vivrebbero solo le scuole private con bravi insegnanti che avranno donazioni e iscrizioni.
Quelle con pessimi insegnanti devono chiudere e simile personale andare nei campi di rieducazioni della Corea del Nord.

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La tattica suicida della Polizia di Renzi e Alfano

Dopo aver ascoltato Renzi, Alfano e Pansa (il capo della Polizia, non il giornalista) mi è venuto in mente quello che leggevo da ragazzino nelle cronache sulla guerra in Vietnam.
Johnson, Kennedy (Robert, ministro della giustizia) e McNamara (liberal posto a dirigere la difesa) con la acquiescenza del Generale Westmoreland comandante delle truppe in Vietnam, si erano inventati il “contenimento“.
Non affrontavano i vietcong con tutte le armi di cui disponevano.
No, si limitavano a “contenerli” per paura dell’opinione pubblica.
Così i comunisti alla fine sono entrati a Saigon.

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No Expo

Non sono improvvisamente diventato “antagonista“.
Da quelli mi divide tutto e di più e sono perfettamente d’accordo con Salvini che vorrebbe fossero arrestati e mandati ai lavori sociali (e anche peggio) tutti coloro che deturpano proprietà pubbliche o private.
No, semplicemente la bolsa retorica che non riempie i nostri piatti e i nostri portafogli rischia di essere premiata se l’Expo fosse un avvenimento di successo.
Tra l’altro dopo aver ascoltato un inno nazionale (già brutto di suo) massacrato in diretta, con tempi musicali e parole stravolti.
Il “genio”, infatti, che ha sostituito “morte” con “vita” dimostra di non aver nulla da invidiare ai devastatori della città, fornendo il suo contributo all’abbandono delle nostre Radici e alla perdita di Valori, Tradizioni, senso dell’Onore e del Servizio, perchè tutti sono capaci di essere pronti “alla vita” (meglio ancora: alla bella vita) ma il significato delle parole dell’inno riguarda un sacrificio, quello estremo della propria vita, per la nostra Patria. 
Quindi mi colloco da solo tra i “gufi”: non ho comprato i biglietti e me ne guarderò bene dal fare un fine settimana a Milano per contribuire al successo della manifestazione.
Sarà per un’altra volta.

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Quando la rabbia genera violenza

Ieri mattina i quotidiani erano pieni di commenti su quanto accaduto domenica pomeriggio a Torino dove, prima, i tifosi granata hanno preso a calci e lanciato sassi all’indirizzo del pulman della Juventus, poi tifosi bianconeri (ma poi è sembrato che sia scoppiata agli stessi tifosi granata … ma forse no) hanno lanciato una bomba carta sulla curva granata ferendo alcuni tifosi avversi.
Quanta retorica !
La violenza è in noi ed esce quando viene istigata da comportamenti ed esempi che provocano solo rabbia che non riesce a trovare uno sbocco alternativo.
Prendiamo, ad esempio, la retorica dell’accoglienza dei clandestini.
Abbiamo la terza carica dello stato che li paragona ai partigiani e, magari, personalmente potrei essere d’accordo considerato il giudizio che ho dei partigiani, ma sicuramente è un paragone rifiutato da gran parte degli Italiani, come è rifiutata l’acquiescenza dell’anci verso il governo e di questi verso l’unione sovietica europea, essendo il loro massimo problema ottenere fondi per alloggiare meglio i clandestini.
Invece il problema è NON FARLI ARRIVARE E RIMANDARE A CASA QUELLI GIA’ ARRIVATI !
Come ?
Affondando i barconi, unica scelta logica e produttiva.
Ma la Boldrini, il governo, i comuni pensano ad altro, incuranti del sentimento popolare che, allora, non ha altra risorsa che sfogarsi, per ora, negli stadi.
Domani, chissà.
E uno sfogo ulteriore viene istigato da come i soldi per, tra l’altro, mantenere i clandestini vengono depredati dai nostri risparmi, dai nostri redditi, dalle nostre case.
Come facciamo a non arrabbiarci ?
E come facciamo a sfogarci se chi dovrebbe rappresentare le nostre esigenze si preoccupa della legge elettorale (che interessa solo i privilegiati del Palazzo) o dello ius soli (sempre nell’interesse degli immigrati) o delle unioni omosessuali (potentissima lobby che incarna in pieno la decadenza dell’Occidente e della nostra Civiltà,  giunta a fine corsa) ?
E che ringrazino perché finchè ci saranno valvole di sfogo come le partite di calcio o le sterili polemiche su internet quella violenza viene canalizzata senza troppi danni.
Pensate a quel che potrebbe accadere se anche quegli sfoghi venissero inibiti … 

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Il Nettuno, le tasse e la raccolta fondi

La statua del Nettuno è uno dei simboli più conosciuti di Bologna.
Ha bisogno di un nuovo restauro, ma il comune non ha i soldi.
Il quotidiano della città, il Resto del Carlino, si è fatto promotore di una raccolta fondi che vede la passerella di tutti i notabili che invitano i cittadini a donare i loro soldi per la nobile causa.
Io non darò una lira.
Mi sembra vergognoso che, con tutti i soldi che lo stato e il comune di Bologna ci sottraggono con le tasse, abbiano anche la sfrontatezza di dirci che non hanno denaro per curare il Gigante e vengano a chiederci altri soldi per coprire la loro incapacità nel gestire quel fiume di denaro che viene depredato dai nostri redditi e risparmi.
Sono favorevole alle iniziative private caritatevoli, ma presuppongono un regime fiscale essenziale, non predatorio.
Per chi fosse interessato mi sono dilungato un po’ di più sull’argomento nel blog Svulazen dedicato a Bologna.

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Perchè non darò una lira per il Nettuno

La statua del Nettuno (foto) è uno dei simboli  più conosciuti di Bologna, secondo solo alle Due Torri ed ha necessità di un nuovo restauro dopo quello di appena venticinque anni fa.

Nello stato ideale al quale vorrei appartenere, un simbolo che appartiene alla comunità bolognese come quello del Gigante dovrebbe essere restaurato e curato esclusivamente con fondi privati, attraverso raccolte tra i cittadini, singole donazioni e l’intervento dei cittadini più facoltosi e delle imprese che nella città hanno sede.
E’ un principio che condivido, molto liberale e poco statalista, quando il pubblico resta il più possibile estraneo alla vita di una comunità.
Con le nuove necessità del Nettuno assistiamo ad una campagna tendente ad una raccolta di fondi privati per la sua sistemazione.
Qualcuno dirà: sarai soddisfatto e contribuirai anche tu.
No, non darò una lira per il “mio” Gigante.
Non perché mi piacerebbe vederlo in rovina, ma perché chiedere spudoratamente soldi ai privati a fronte di una invadenza predatoria del pubblico con tasse di ogni genere è contrario a quello stato ideale che citavo.
Uno stato ideale, infatti, non spende per i restauri dei simboli cittadini, ma non si trasforma nel predone dei guadagni privati.
Il comune di Bologna (e limitiamoci a questo) con imu, tasi, tari, addizionale irpef, consorzi di bonifica, rastrella in continuazione denaro dalle nostre tasche, contribuendo ad accrescere l’attività predatoria dello stato.
E non parliamo delle contravvenzioni che piovono per minime infrazioni causate da una giungla di divieti.
Tutto quell’oceano di denaro che fine ha fatto ?
Quando ero, quaranta anni fa, consigliere di quartiere, mi sono letto (e disgustato) con l’elenco delle erogazioni del comune (con i nostri soldi) ad associazioni di ogni genere.
Concessione di locali comunali per poche lire o anche gratis.
Viaggi “di studio” e “gemellaggi” costosi.
Oggi mi limito a leggere sui giornali delle estati dell’effimero organizzate dal comune (sempre a spese nostre, anche se millantano la gratuità degli spettacoli: chi vi partecipa non paga, perché ha già pagato il contribuente bolognese !) e dei continui piagnistei sui tagli ai bilanci dei comuni.
E sento i colleghi più giovani, con figli piccoli, che pagano cifre incredibili per l’asilo !
Dove sono finiti tutti i nostri soldi ?
Credo che con quello che ci viene sottratto dallo stato e dal comune, non ci sia alcuno spazio, né ragione morale per partecipare anche ad un restauro .
Il comune dovrebbe avere ampie riserve per provvedervi, considerando tutto ciò che da noi riceve.
E se non le ha vuol dire che quei soldi li ha spesi male.
Cominci quindi a tagliare le spese per l’effimero,  a dare in locazione gli immobili di proprietà a prezzi di mercato, a cessare ogni contributo ad associazioni private, a iniziative in stati esteri.
Poi, ancora, se non dovesse essere sufficiente (ma con tutti i soldi che di prendono eccome se sarebbe sufficiente far cessare le spese che non servono alla gestione della città !) sindaco, assessori e consiglieri potrebbero devolvere il loro gettone al restauro … sono pur sempre soldi nostri !
In sostanza, non vedo alcuna ragione per andare in soccorso del comune di Bologna, di questo sindaco e di questa giunta, versando altro denaro dopo che costoro hanno brutalmente ravanato nei miei risparmi con le loro tasse.
Se rinunciassero, ad esempio, all’addizionale irpef, all’imu, alla tasi, allora potremmo tornare a discutere dell’intervento privato e volontario dei cittadini per il restauro del Nettuno e di qualunque altro monumento della città.
Oggi, con tutte quelle tasse, no, grazie, abbiamo già dato.
E anche troppo.
E se sindaco e soci non sono in grado di farseli bastare, allora rinunciano a svolgere quella attività.
Non coprire le inettitudini amministrative e pretendere che, visto che i soldi ce li prendono direttamente e coercitivamente con le tasse, sia il comune a provvedere, non è egoismo, ma un atto di amore verso la propria città.

Il discorso, ovviamente, cambierebbe se questi amministratori rinunciassero al “servizio” pubblico e, soprattutto, se le tasse che oggi ci opprimono fossero tutte abolite.




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Vittimismo immotivato

Al tribunale di Milano una strage compiuta da un soggetto sotto processo per bancarotta, fallito pare ben cinque volte, che è riuscito ad entrare con una pistola carica.
Qualcuno dovrebbe pagare per l’inefficienza dei sistemi di sicurezza.
Leggo, invece, che i magistrati si lamentano di essere lasciati soli, di subire continui attacchi che li delegittimano.
Un vittimismo tanto immotivato quanto fuori luogo davanti a tre vittime, due delle quali estranee alla magistratura.
D’altronde le contraddittorie sentenze di Garlasco, Perugia ed altre, che turbano tutti noi, non sono state mica scritte dallo spirito santo e non possiamo rinunciare al legittimo diritto di esprimere le nostre libere opinioni.
Anche sulle sentenze che non ci convincono.

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Primi vagiti di reazione

Mentre in Italia, sotto la direzione di Renzi che cerca di accaparrarsi quanti più voti possibile e mentre si fa fotografare a messa, asseconda i capricci delle organizzazioni omosessuali, si procede senza pause verso la più totale devastazione delle fondamenta sociali e morali di una Nazione che voglia essere e restare tale, negli Stati Uniti, che per primi avevano imboccato tale pericolosa china, si registrano i primi vagiti della reazione prossima ventura.
A fronte di una legge ignobile, che ovviamente in Italia gli omolatri cercano di riprodurre per impedire la manifestazione di opinioni contrarie alle loro, nell’Indiana ne è stata promulgata un’altra che, a difesa della libertà religiosa, consentirebbe ad un barista di rispondere, senza incorrere in sanzioni: “Mi dispiace ma lei è gay, il mio credo religioso mi impedisce di servirglielo“.
Una esagerazione docendi causa, ma assolutamente pertinente.
Perchè ad ogni azione corrisponde una reazione e tanto più l’arroganza e la prepotenza delle lobbies omosessuali comprimeranno la inalienabile libertà dell’individuo di poter esprimere le proprie opinioni e vivere operando scelte in base alle proprie convinzioni politiche, religiose e morali, tanto più uguale e contraria sarà la reazione da parte di chi riterrà superato il limite di sopportazione.




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