Politiche sociali (bipartizan) per immigrati

 Un commento: “Enunciati terzomondisti sono sempre circonfusi da un alone di fascino irresistibile. Il concetto di accoglienza, poi, è in grado di inorgoglire in maniera bipartisan l’intero consesso parlamentare. Manca solo il parere, un po’ più prosaico, di qualche umile ragioniere in grado di quantizzare le risorse disponibili alla realizzazione di questi evangelici progetti. Atteso che la popolazione italiana stenta a reperire le risorse per arrivare alla fine del mese.”

Accordo bipartisan sui bimbi immigrati. «Garantiamo accoglienza e tutela». Il disegno di legge di Save The Children è stato accolto dal Pd, Pdl, M5S, Scelta Civica e Sel

ROMA – Uniti per tutelare i minori che giungono in Italia. La prima fase di proposta per una nuova legge che tuteli i diritti fondamentali dei minorenni, in fuga da paesi in guerra, afflitti dalla crisi economica o perseguitati per varie ragioni (politiche, razziali, discriminatorie) si presenta carica di ottimismo per una buona riuscita. Scritta e proposta da Save The Children è stata accolta da deputati e senatori di destra e sinistra, tra cui: Sandro Gozi e Sandra Zampa (PD), Mara Carfagna (PDL), Manlio Di Stefano, Silvia Giordano e Matteo Dall’Osso (M5S), Antimo Cesaro (Scelta Civica) e Nicola Fratoianni (SEL). «Un disegno di legge con due aspetti principali: l’accoglienza e la protezione nei confronti dei minori» ha detto Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children durante la presentazione giovedì mattina alla Sala Stampa del Parlamento a Roma.             

«BIMBI NOSTRO FUTURO» – L’Italia è un paese nel quale la legislazione attuale ammette il respingimento. «Save the children ci offre una risposta importante» ha detto Sandro Gozi (Pd), «abbiamo bisogno di procedure più rapide, abbiamo bisogno di sostegno e uscire dall’illegalità». Mentre Dell’Osso del Movimento 5 stelle ha detto: «I bambini sono il nostro futuro? No: siamo noi adulti che con le nostre azioni pensiamo al loro futuro». E poi ancora Gozzi, citando Eugenio Montale: «Usciamo dalla dittatura dell’emergenza, cioè non possiamo essere donne e uomini che non si voltano. Dobbiamo vedere».

A LAMPEDUSA IL PIU’ PICCOLO HA 11 ANNI – «Ogni anno arrivano via mare in Italia almeno 2000 minori stranieri non accompagnati, nel 2013 sono già 1257, il doppio dello stesso periodo nel 2012» ha detto Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. Degli 800 migranti nel Centro di Accoglienza di Lampedusa, che ha una capienza massima di 250 posti, ci sono 127 minori. Tra di loro solo 33 hanno uno o due genitori, i rimanenti 94 sono soli. Si tratta prevalentemente di adolescenti, ma vi sono anche 42 ragazzi più piccoli, di 14-15 anni. Il più piccolo in assoluto, non accompagnato, viene dalla Somalia e ha solo 11 anni. Gli altri vengono in prevalenza dall’Eritrea, Somalia, Gambia, Etiopia, Ghana, Siria, Nigeria, Guinea bissau, Bangladesh, Algeria. Il sovraffollamento li costringe a dormire all’aperto per terra, li espone ai conflitti frequenti e li fa vivere in condizioni igienico-sanitarie precarie.

IL DISEGNO DI LEGGE – «Accoglienza stabile, regole certe, pari condizioni di accesso a tutti i minori non accompagnati. Ma anche una rete di accoglienza e di tutela e l’ottimizzazione delle risorse pubbliche che in gestione di emergenza è sempre elevata» ha detto Gabriela Milano. Il ddl proposto da Save the Children recepisce anche i principi fondamentali della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. In 26 articoli, la proposta parte «dalle procedure di identificazione e accertamento dell’età, all’integrazione sociale, scolastica e lavorativa. Attraverso l’istituzione della figura dei “tutori volontari”, adeguatamente formati».

Decreto del fare blindato

Il governo pone la questione di fiducia sul decreto legge Fare nell’Aula della Camera. Lo ha annunciato all’Assemblea di Montecitorio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini. La fiducia è posta sul testo approvato dalle commissioni: alla base della scelta c’è il mancato accordo con i partiti per ridurre i 900 emendamenti presentati in aula. La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha quindi sospeso la seduta convocando a breve la conferenza dei capigruppo per decidere come proseguire i lavori dell’assemblea: tempi e modalità di votazione. Salvo intesa unanime fra i gruppi, la votazione avrà luogo domani, a 24 ore di distanza dall’annuncio del Governo in Aula. Ma gli M5s non ci stanno e Grillo, dal suo blog rincara la dose: «Letta zittisce il Parlamento».
SEL E LEGA AVEVANO DETTO SI’ – «Abbiamo 6 decreti, le leggi europee, il Ddl di riforma costituzionale, le leggi sui partiti e l’omofobia, votare su 800 emendamenti non permette di rispettare tempi», ha detto il ministro dei Rapporti con il Parlamento. Franceschini ha riassunto in aula la situazione che si era venuta a creare dopo, appunto, la presentazione di 800 emendamenti al Dl: su richiesta dell’esecutivo di «scendere a un numero ragionevole» Sel e Lega «avevano detto sì», la maggioranza aveva accettato di ridurre a 10 gli emendamenti, mentre una trattativa con il M5S era saltata e i grillini avevano deciso di tenere tutti le modifiche presentate. «Se il tema è costruire un percorso che consente all’aula di esprimersi in tempi ragionevoli sui singoli emendamenti è un conto, se invece il tema è l’accoglimento di un certo numero di emendamenti la cosa cambia», ha spiegato il ministro.
GRILLO: «LETTA ZITTISCE IL PARLAMENTO»- I parlamentari grillini hanno giustificato così il loro no. «Alla fine avevamo presentato otto-nove punti qualificanti di modifica al decreto ‘del Farè, punti che avrebbero migliorato un testo pressochè impresentabile. Al governo, però, evidentemente non interessa affatto licenziare norme utili al Paese». Grillo ha alzato poi il tiro sul suo blog con un post non a caso intitolato «Il #DecretoDelFare zittire il Parlamento» in cui il comico scrive: «Oggi il governo di Capitan Findus Letta, mister “Non userò la leva della fiducia per far passare i provvedimenti”, ha posto la fiducia sul decreto del Fare pur di non discutere gli 8 emendamenti presentati dal M5S».
LEGGE SULL’ OMOFOBIA – Il governo ha fretta, troppe le cose da fare, poco il tempo a disposizione e le vacanze estive sono alle porte. «Abbiamo un calendario molto complicato prima della pausa estiva, ormai non mancano tantissimi giorni a Ferragosto» ha detto il ministro Franceschini. Soprattutto vorrebbe concentrarsi sul finanziamento dei partiti e sulla legge sull’omofobia. Un tema molto discusso nei giorni scorsi, quando quattro esponenti del Pdl, il ministro Maurizio Lupi, Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Maurizio Sacconi avevano lanciato la proposta di una moratoria: basta occuparsi di temi etici, è necessario lavorare solo su quelli economici, avevano detto. Dichiarazione che aveva diviso i pareri all’interno del partito.
REAZIONI – «Il Governo mette la fiducia su decreto del Fare che indebolisce le tutele sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e ferma le migliorie». Così, su Twitter, il parlamentare di Sel ed ex leader della Fiom torinese Giorgio Airaudo.

Immigrazione: il tradimento dei Sindacati

La seconda parte dell’800 e buona parte del ’900 (  fino al declino dei sindacati come organizzazioni dei lavoratori e alla sparizione della difesa di questi dalle piattaforme politiche della cosiddetta Sinistra trasformatasi in ‘taxi’ ideologico per varie microminoranze privilegiate ) sono stati i secoli delle lotte sindacali e al centro della lotta c’era la … continua

Di notte come i ladri (doppi incarichi)

Parlamento, ok alla norma “salva sindaci”: via libera alla doppia poltrona. Blitz nella notte salva i doppi incarichi dei parlamentari che guidano anche i Comuni. Ok all’emendamento trasversale Pd-Pdl-Sel al decreto “del fare”. Sul quale il governo metterà la fiducia. De Luca (Salerno) “rischia” di restare in sella. Ira della Carfagna: “E’ una vergogna, non voterò” di Sara Nicoli

Il favore delle tenebre induce in tentazione. E la tentazione, stavolta, ha avuto il sopravvento nell’istinto di conservazione della casta sul fronte dei doppi incarichi. Siamo alla Camera, in commissione Affari costituzionali e Bilancio. E’ notte fonda di martedì, la seduta va avanti da ore, sul tavolo il decreto “Del fare”. All’improvviso, quando ormai sono le due di notte passate, il pidiellino Ignazio Abrignani tira fuori un emendamento che con lo sviluppo e con la disoccupazione ha davvero poco a che fare. L’emendamento è firmato anche da Nico Stumpo del Pd e da Martina Nardi di Sel. Nel mirino c’è la legge con cui Tremonti aveva sancito l’incompatibilità di ruoli di governo per chi ricopriva la carica di sindaco. Con un tratto di penna, i tre parlamentari hanno ottenuto l’obiettivo non solo di cancellare questa incompatibilità, ma anche di salvaguardare il ruolo di sindaco per chi è stato eletto parlamentare a patto che il Comune superi i 5mila abitanti. Una sorta di “tana libera tutti”, per intenderci. Di questi tempi, un passo non da poco.

Altro trucco. Nel 2011 era stato previsto di far scattare la norma “dalle prossime elezioni politiche”, cioè quelle che si sono svolte a febbraio. L’emendamento approvato nel blitz notturno, stabilisce invece che l’incompatibilità scatterà solo con le prossime elezioni comunali. In sostanza si permette ai sindaci, attualmente incompatibili, di concludere il loro mandato da primo cittadino. Restando, ovviamente, in Parlamento. Bella mossa. Rivendicata con soddisfazione dallo stesso Abrignani che, comunque, si è schermito sulle reali conseguenze del colpo di penna pro casta: “In realtà – ha sostenuto – i sindaci-parlamentari interessati dalla nuova norma sono in tutto 18, una cifra molto modesta”. Ma come è stato possibile inserire questo tipo di norma in un decreto di matrice economica? Semplice: l’emendamento “salva-sindaci” prevede che “ai fini del contenimento della spesa pubblica per lo svolgimento delle elezioni”, l’articolo 13, comma 3, “del decreto-legge 13 agosto 2011 dovrà essere letto nel senso che la causa di incompatibilità si applica solo per quei sindaci la cui elezione si sia tenuta dopo la data di entrata in vigore del decreto”. Dunque, per chi è stato eletto dopo l’agosto del 2011 l’incompatibilità resta, ma se le elezioni si sono svolte prima , il sindaco potrà restare in sella fino alla fine del mandato. In sostanza si “salvano” tutti quei sindaci-parlamentari che sono stati eletti nel 2009.

A dire il vero, tra i nomi di rilievo che potevano beneficiare della norma, due su tre hanno già portato a compimento l’iter di decadenza dall’incarico comunale, come Flavio Zanonato (ex sindaco di Padova) e Graziano Delrio (Reggio Emilia). Vincenzo De Luca, viceministro ai Trasporti e primo cittadino di Salerno, è invece ancora in ritardo e ora “rischia” di conservare anche la poltrona di sindaco della città campana. Questione che ha fatto saltare la mosca al naso a Mara Carfagna, portavoce del Pdl: “Ritengo sbagliata questa norma – ha sottolineato livida – in aula voterò contro”. Carfagna, che è anche commissario provinciale del partito a Salerno, ha precisato che non è “una posizione contra personam, ma solo di buon senso, visto che proprio De Luca rientra nel novero di chi è beneficiato; consentire di cumulare più cariche è un errore in un momento così delicato della vita pubblica del nostro Paese. E poi, far passare il messaggio che sia opportuno e conveniente concentrare posizioni di potere – ha ribadito ancora – è deleterio; uno schiaffo a tutti coloro che chiedono maggiore trasparenza e correttezza”. Ora, però, la parola passa al governo. Che, molto probabilmente, venerdì metterà la fiducia al decreto. E proprio sul testo (guarda caso) uscito dalla commissione.

Ma si, facciamo tacere tutti… per legge dittatoriale, congolese

Web e censura. Odio e razzismo sui social network, Kyenge annuncia nuovi strumenti legislativi. Il ministro rilancia la proposta di Boldrini. La rabbia degli utenti: «Non ha senso, Calderoli non l’ha insultata in rete»

Si torna a parlare di social network, odio e insulti. Già, perché è polemica dopo un tweet del ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge, che annuncia: «Stiamo studiando nuovi strumenti legislativi per prevenire e reprimere l’istigazione all’odio razziale anche su internet e i social network».

PAURA E PREGIUDIZI – Il ministro – che nei giorni scorsi è stata bersaglio di insulti razzisti da parte del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli – riprende un discorso lanciato dal presidente della Camera Laura Boldrini che già a suo tempo aveva fatto parecchio discutere. L’idea sarebbe infatti quella di sanzionare e limitare l’uso dei social network per insultare e minacciare (qui, il nostro sondaggio). Kyenge, intervenendo alla presentazione, al Cnel, del rapporto sugli indici di integrazione degli immigrati in Italia, ha spiegato «che l’istigazione all’odio sta aumentando soprattutto attraverso Internet e i social network: serve un cambio culturale per sgomberare il campo da paure e pregiudizi».

ANONIMATO IN RETE – Già, peccato che, come era stato fatto notare da più parti a Boldrini, non solo non esistono dati per fare una simile affermazione. Ma l’unico modo per raggiungere questo obiettivo sarebbe abolire l’anonimato in rete, andando così a minare uno dei principi fondamentali della rete. E cioè, la libertà. Come dire che per punire un gruppo di scalmanati si va a colpire la libertà di tutti. E se Boldrini a suo tempo aveva specificato di non aver mai parlato di censura, ora che Kyenge rilancia l’idea, su Twitter in tanti l’attaccano. Da chi le fa notare che gli strumenti per segnalare e bloccare gli utenti che insultano ci sono già, a chi le chiede maggiore chiarezza sugli strumenti legislativi, passando per chi le fa notare come Calderoli non l’abbia insultata su internet ma in pubblico, fino a chi le intima di non dire «sciocchezze». il tono dei cinguettii non è certo clemente. Insomma, se Boldrini aveva posto il problema a proposito degli insulti alle donne e agli attacchi di tipo sessista, anche la proposta di Kyenge – che sembra invece puntare a contenere le offese di tipo razzista – l’idea che lo Stato regolamenti i social network proprio non va giù.

La doppia morale…

Il fango pulito dei moralisti. Per le battute vale la doppia morale. Offensive nei confronti di uomini e donne del centrodestra, vietate per il centrosinistra di Alessandro Sallusti

Dunque in Italia si può dire, e riderci sopra, che un politico è un caimano, una pitonessa, un piccione, non – come ha detto ieri Calderoli riferito al ministro Kyenge – un orango. In effetti siamo di fronte a un caso di razzismo, ma non nei confronti di un uomo (o donna), bensì del genere animale. Povero orango, che cosa avrà di diverso dal caimano o dal pitone da suscitare una rivolta del mondo politico tale da diventare un caso istituzionale? Calderoli, che di mestiere fa il vicepresidente del Senato, non è nuovo a uscite ardite, ma stiamo calmi. Una battuta è per definizione stupida altrimenti sarebbe altro. E allora perché dovremmo ridere delle cavolate che ogni giorno Grillo spara a ruota libera? E come mai nessuno ha chiesto l’espulsione dal magico mondo della politica di D’Alema prima e del sobrio Monti poi quando i due ironizzarono sulla statura non alta del ministro Brunetta?

La verità è che anche per le battute vale la doppia morale. Libere, e più volgari e offensive sono meglio è, nei confronti degli uomini e delle donne del centrodestra, vietate se nel mirino finiscono esponenti del centrosinistra. Che se poi sono di colore apriti cielo. Certo, se la Carfagna fosse stata di sinistra e magari di pelle scura, le minacce di morte ricevute nelle ultime ore avrebbero suscitato reazioni e solidarietà ben maggiori di quelle, tiepide e di maniera, ricevute. Ma che vuoi farci, lei è bianca, carina e soprattutto berlusconiana, per cui crepi pure e non la metta giù dura. La Repubblica, organo ufficiale dei moralisti, ieri ci ha offerto una nuova perla dell’ipocrisia al potere. Scrive Piero Colaprico che la macchina del fango del Giornale si è rimessa in moto. Si riferisce a due recenti articoli. Il primo svelava che la giudice del processo Mediaset-Berlusconi si è dimenticata di scrivere le motivazioni di una sentenza, cosa che ha provocato la non carcerazione di uno stupratore seriale. Nel secondo si raccontava come la categoria dei magistrati che piange sempre miseria sia quella che gode del maggior numero di ferie pagate, ben 51 giorni l’anno.

Che i magistrati siano protetti da Repubblica non è una novità. Per loro meglio uno stupratore libero che un giudice in prima pagina, soprattutto se ha condannato Berlusconi. Dei privilegi della casta delle toghe poi non parliamone. Sono tutti santi, a prescindere. Povero Colaprico, ex cronista di razza che ha fatto la fine non del nobile orango ma dello stupido struzzo, quello che mette la testa sotto la sabbia per non vedere ciò che accade. Dai Piero, che oggi ti puoi esibire su quel criminale di Calderoli. Il Paese aspetta con ansia la tua predica.

(Dis) Umana misericordia… (nemica dell’italia)

Laura Boldrini ha un chiodo fisso: la cittadinanza agli immigrati. Così durante una visita a Lamezia Terme, la presidente della Camera rilancia e fa da sponda alla Kyenge: “In tempi di globalizzazione non si può ignorare la realtà e cioè che nel Paese ci sono persone che vengono da altri luoghi ma che fanno parte della nostra società – ha spiegato la terza carica dello Stato – in Italia ci sono oltre quattro milioni di immigrati. Tanti figli di questi immigrati sono nati qui e sono cresciuti con i nostri figli. Bisogna prendere atto del fatto, quindi, che sono italiani”.

La legge si farà
– La Boldrini snocciola dati e disegni di legge. E’ certa che prima o poi lo ius soli arriverà anche in Italia: “Alla Camera sono state depositate ben 17 proposte di legge che puntano a cambiare le norme sulla cittadinanza, sono tutti provvedimenti all’esame della commissione Affari costituzionali e il fatto siano così tante è il segno di come il tema sia così sentito nel nostro Paese, perchè quelle 17 proposte hanno avuto moltissime sollecitazioni”. 
Sponsor Napolitano – Poi la Boldrini tira per la giacchetta anche Re Giorgio e lo usa come sponsor della legge sulla cittadinanza: “Il Capo dello Stato ha ricordato più volte ai partiti che i figli di immigrati nati in Italia sono parte del nostro tessuto sociale e che la legge sulla cittadinanza deve aggiornarsi ai tempi – continua la Boldrini – Mi auguro che l’invito del presidente, che è anche il mio, possa essere ascoltato dai partiti uscendo da logiche di contrapposizione”. Infine arriva l’ennesimo appello: “La politica esca da questa cornice populista; non si faccia dell’immigrazione una bandiera o uno strumento di propaganda e si recuperi quella discussione che è stata evocata da Papa Francesco a Lampedusa. Piangiamo quindi i cadaveri degli immigrati morti in mare e indigniamoci anche contro coloro che esultano davanti a una barca affondata”.

Avvoltoi maledetti (contro l’italia)

Ora la Boldrini e la Kyenge strumentalizzano il Papa: “Allargare i flussi migratori”. All’indomani della visiuta di Bergoglio a Lampedusa, il ministro dell’Integrazione: “Ora serve un progetto politico”. E la Boldrini propone di modificare i flussi migratori di Sergio Rame 

La sinistra salta sulla Papa mobile e strumentalizza la visita a Lampedusa per portare in parlamento una nuova legge sulla immigrazione. Dalla presidente della Camera Laura Boldrini al ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge, l’obiettivo è il medesimo: abolire il reato di clandestinità e allargare sensibilmente le maglie alle frontiere italiane. Da giorni la sinistra va in giro a dire che l’Italia ha bisogno di nuova linfa vitale, ha bisogno di una nuova ondata migratoria che ringiovanisca il Paese. Così, all’indomani della visita di papa Francesco all’isola simbolo dell’immigrazione clandestina, è scattato un vero e proprio pressing sul parlamento perché, come spiega la Kyenge, trasformi l’appello del Santo Padre in un progetto politico.

Mentre il centrodestra avverte a non confondere le preghiere con la legislatura, la sinistra già pensa a come abolire le leggi che regolano la migrazione. Nei loro sogni ci sarebbero le frontiere libere. Per cominciare, però, si accontentano dell’abolizione del reato di clandestinità, introdotto con la Bossi-Fini, e dell’allargamento degli ingressi. Per la Kyenge le parole del Pontefice a Lampedusa devono essere subito tradotte in progetto politico. Esattamente l’opposto di quanto ha detto un autorevole esponente del Pdl come Fabrizio Cicchitto, secondo il quale “un conto è predicare, un altro governare”. Il ministro per l’Integrazione ha parlato durante un’audizione della commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo: “Ognuno di noi deve essere in grado di fare la sua parte, di recepire il messaggio del Papa, ognuno nel suo ruolo. Io mi metto di fronte alle parole del Papa, recepisco le sue parole e certamente cercherò di tradurle anche in progetto politico”. Il risultato? La sinistra, a giorni alterni, strumentalizza le parole del Papa per scopi meramente politici. “Come cattolica – aveva osservato l’europarlamentare del Pdl Licia Ronzulli durante l’audizione – sono delusa da come alcune parole del Pontefice vengano strumentalizzate a fin ideologici”. In pratica, quello che sta facendo la sinistra nelle ultime ore.

“Sono anni che non ci ricordiamo che nemmeno che le persone che muoiono nel Mediterraneo sono persone”, ha replicato la Kyenge alle parole della Ronzulli spiegando che ascoltare il Santo Padre significa “fare politica in modo diverso”. Da qui l’appello del ministro per l’Integrazione a portare avanti un progetto politico che punti all’accoglienza e all’integrazione. Progetto che trova un appoggio già tra le file del Sel. La Boldrini ha, infatti, auspicato che i flussi migratori vengano gestiti senza demagogia. “La politica affronti queste tematiche con senso di responsabilità, di là delle fazioni, rispettando l’ordinamento giuridico italiano e le convenzioni internazionali come quell di Ginevra”, ha detto la presidente della Camera al Tg3.

Heil Kyenge!

FALLITALIA – Il piano della Kyenge: rimpiazzare i vecchi italiani con i giovani clandestini. “La priorità è l’integrazione intesa anche come ringiovanimento demografico dell’Italia” “La priorità è l’integrazione intesa anche come ringiovanimento demografico dell’Italia”. Così ha detto ieri il ministro Kyenge a latere della solita conferenza sull’immigrazione e ha svelato dettagliatamente il suo piano che, molto presto, passerà al vaglio del governo. “Il reato di ingresso clandestino e di soggiorno illegale dovrebbe essere presto abolito in sede di revisione del Testo Unico sull’immigrazione da parte dei ministeri dell’Interno e della Giustizia e dal Parlamento”. Per il ministro, inoltre “il trattenimento delle persone da espellere nei Centri di Identificazione dovrebbe rappresentare solo l’estrema ratio e comunque– secondo lei- 18 mesi sono un periodo eccessivamente lungo”. “La questione immigrazione– ha concluso- rappresenta un nodo di estremo rilievo, un fenomeno che non può essere governato fra individualismi ed egoismi politici”.
Tradotto: l’Italia è da considerarsi un paese di vecchi e per ringiovanirla occorrono altri milioni di immigrati, che però con le leggi vigenti faticherebbero ad entrare. Per la sostituzione rapida del vecchio col nuovo (il ringiovanimento) occorre aprire le frontiere a tutti. Chi critica è un egoista razzista da mettere al bando. Se è così, si chiama rimpiazzo demografico: lo ha usato Stalin, lo usano i cinesi in Tibet, ne abbiamo visto gli effetti in Ruanda. Adesso è il turno dell’Italia.

Continuano le provocazioni congolesi

Augurandoci che la signora li accolga a casa sua e quelle dei suoi più cari amici demokrat… e che non vengano loro toccati gli averi, altrimenti si incazzano come iene. e, tra l’altro, ha anche rotto i coglioni con la storiella del “chi insulta lei insulta l’italia”… perchè lei NON rappresenta nè l’italia e nè tantomeno gli italiani.
“La maggiore richiesta che mi è venuta dai rom è quella di uscire dai campi”. Il ministro Cecile Kyenge aggiunge un’altra casella alla sua tabella programmatica. Dopo l’abolizione del reato di clandestinità e la rivendicazione dello ius soli, la Kyenge ora punta all’apertura dei campi rom. La Kyenge è stata ospite a Torino a Palazzo Civico dell’amico sindaco Piero Fassino. Una delegazione di rom ha incontrato il ministrio per raccontare i loro problemi, il disagio di vivere nei campi alla periferia di Torino. Le richieste sono state chiare: cittadinanza, casa, lavoro, scuola.
Uscire dai campi – La Kyenge non si è tirata indietro e ha promesso di assecondare tutto: “Sono venuta ad ascoltare – ha detto il ministro –. La buona convivenza è il nostro obiettivo. E ascoltare le buone pratiche, capire i problemi e i bisogni dei cittadini serve per trovare le soluzioni. La voce unanime che mi è arrivata da queste persone è di uscire dai campi”. “Ascolteremo il grido di Torino, non vi lasceremo soli”, ha concluso Kyenge. Insomma in cantiere per il ministro entra anche una norma pro-rom. Ad appoggiare il ministro su questa linea anche Fassino, che da tempo vuole “liberare” i rom dai campi: “La città è fortemente impegnata nel cercare una soluzione al problema dei rom – ha detto Fassino – anche se sappiamo che non è semplice. La città ha bisogno del sostegno delle istituzioni, e anche di un impegno maggiore da parte della Regione rispetto a quanto avvenuto sinora”.
Io sono come i rom – Il ministro Kyenge infine, rivolgendosi ai rom ha precisato che sta al loro fianco, quasi come fosse un loro “protettore”. La Kyenge si dientifica con la minoranza e afferma: “Gli attacchi che ho ricevuto non erano alla ministra, erano al diverso. Gli insulti riguardavano tutti noi. Per questo – secondo il ministro – ci deve essere una risposta di tutta la comunita’”. La Kyenge ha trovato un altro cavallo di battaglia: i rom. Vengono prima le loro esigenze che quelle degli italiani. Alla frutta e senza casa.