Comunisti,maestri di spesa e di tasse

Aumentano le tasse, ma aumenta anche il debito pubblico.
Nelle aziende private si taglia, a cominciare dal personale.
Nello stato invece basta affidare ad un comunista un ministero e la spesa aumenta, a cominciare dal personale.
Così al richiamo della cgil il ministro per la “cultura” annuncia nuove assunzioni, soprattutto al sud nella migliore tradizione clientelare e spendacciona.
Se c’è bisogno di personale in siti archeologici, musei etc., perchè invece non utilizzare gli statali che già ci sono in abbondanza, trasferendoli ai nuovi incarichi per coprire con gli esuberi in certi settori i vuoti di altri ?
No, a sinistra preferiscono spendere i nostri soldi, aumentare le tasse e aumentare il debito pubblico, in compenso non vogliono abolire la tassa sulla prima casa.



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Le vittime di Tito secondo il vice di Marino…

A volte ricordiamo vittime che nemmeno sono italiane e le si commemora con tutti gli onori e altre volte, invece, si preferisce dimenticare… ma magari non è stato Tito a fare quei massacri o forse le vittime non erano italiane… o per certa gente ci sono vittime di serie a e vittime di serie b… come gli italiani, o sono di serie a o sono di serie b.
Bufera sul vice di Marino: basta ricordare le foibe. Prima la dichiarazione choc, poi la retromarcia. Storace: “Si dimetta” di Luisa De Montis

I martiri delle foibe non possono riposare in pace. Nel 2013 continuano a dividere e la memoria condivisa è un sogno ancora di là da venire. E c’è anche chi li vuole dimenticare, chiudendoli nei cassetti della storia scomoda. L’ultimo attacco alla commemorazione dei massacri titini arriva dal Campidoglio. La denuncia parte da Francesco Storace e colpisce direttamente il vicesindaco della Capitale, Luigi Nieri. “La nostra memoria è la Resistenza, altre città ricorderanno le foibe”. E’ questo il proposito del braccio destro di Marino. Alla semplicissima domanda con la quale Ernesto Menicucci gli chiedeva: “Continuerete a portare i ragazzi alle foibe?”, il degno vicesindaco di Marino ha risposto da par suo – scrive Storace -. Ha preso fiato, si è affacciato alla finestra che dà sui Fori, ha incassato l’ultimo raggio di sole sulla nuca, e ha sparato come se avesse in bocca una mitragliatrice: “Roma è medaglia d’oro della Resistenza, ha subito il fascismo e il nazismo, la deportazione  del ghetto. È quella la nostra memoria. Altre città ricorderanno le foibe”. Non solo, Storace chiede la testa di Nieri: “Dimettiti subito, Nieri, o almeno vergognati. Con quelle parole (altre città ricorderanno le foibe) hai offeso una comunità intera, lo Stato e la tua regione”. Il dissenso nei confrotni della dichiarazione choc del vicesindaco si alzato in tutto il centrodestra. “È assurdo pensare che la storia di Roma possa venir catalogata con orrori di serie A e di serie B. È ancora più assurdo che questo sia il pensiero del vicesindaco, Luigi Nieri, che considera il Giorno del Ricordo come una  celebrazione di destra e quindi meno rappresentativa della storia della città. I martiri delle foibe istriane e l’esodo delle popolazioni giuliano-dalmate devono essere una celebrazione di tutto il popolo italiano”, ha attaccato l’ex sindaco Gianni Alemanno.  Nieri non ci sta e rispedisce le accuse al mittente e fa retromarcia: “Basta strumentalizzazioni e polemiche sterili sul tema della memoria. Giunta ha approvato atto chiarissimo”, ha scritto su Twitter. “La storia della nostra città, come tutti sanno, è segnata dall’occupazione nazifascista. Una parte significativa degli eventiattraverseranno i luoghi di una tragedia che ha lasciato segni profondi. Ma Roma Capitale è impegnata anche a tenere vivo il  ricordo di episodi drammatici accaduti in altri luoghi del nostro Paese che è doveroso conservare, nell’interesse della collettività, compresa la tragedia delle Foibe”.

Comunisti, i soliti taglieggiatori del Popolo

Nel clima di continue provocazioni, per cercare di caricare a Berlusconi la responsabilità per aver staccato la spina a Letta, che i comunisti rivolgono al Centro Destra, spicca Fassina, quello con la vocetta stridula e la faccia da precocemente vecchio, che sembra perennemente il bambino stizzoso cui hanno tolto un giocattolo.
Il “nostro”, dunque ha ieri cavillato.
Letta ha dichiarato che l’imu sarebbe stata superata, non tolta.
Spero che il Centro Destra faccia cadere presto Letta se entro il 31 agosto non sopprime l’imu sulla prima casa.
Così vediamo i Fassina che vanno nelle piazze a dire al Popolo: l’imu è superata, non abolita, quindi continueremo a taglieggiare i vostri risparmi e i vostri redditi.



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Le lagnanze degli zingari

I rom: «C’è poca privacy nelle case». Abbiamo speso oltre 600mila euro ma alle famiglie nomadi la nuova sistemazione non piace. Auto di lusso posteggiate nel campo di Chiara Campo

Il presidente dell’associazione Aven Amentza, che nella lingua zingara si traduce con «Dio è con noi», ha seguito la fase del trasloco dalle 5 del mattino e scuote la testa. «Non ci siamo». Il Comune ha appena trasferito dal centro della protezione di via Barzaghi al nuovo «villaggio rom» di via Lombroso, zona Ortomercato, 90 rom che prima ancora erano abusivi in via Dione Cassio. Palazzo Marino ha allestito un’area attrezzata con una grande zona mensa e relax (c’è la tv al plasma, qualche sedia, cuscinoni per stare più comodi), aria condizionata, presto arriveranno altri tre moduli per cucinare in autonomia senza dipendere dai pasti distribuiti dall’associazione Arca che gestisce lo spazio. E ci sono le stanze-dormitorio dove circa 4 famiglie devono convivere. «Era meglio via Barzaghi -il giudizio tranchant del «sindacalista» dei rom, Cristian Lorita -, noi difendiamo i loro diritti e qui innanzitutto è violata la loro privacy». L’assessore alla Sicurezza Marco Granelli si avvicina ma il presidente di Aven Amentza non si fa problemi e spara a zero: «Servivano container più piccoli, uno per famiglia, qui i bambini devono stare con troppi adulti». Lo avevano denunciato mesi fa persino i capigruppo del centrodestra, che pure hanno manifestato duramente contro il nuovo campo rom. Ma i nomadi in questione mettono in dubbio anche «la promessa del Comune di aiutarci a trovare casa e lavoro, vedremo» e «se non possiamo prendere qui la residenza, chi ce lo dà un impiego?» e ancora «i bimbi iniziano la scuola e la cambiano dopo tre mesi?». Le famiglie fanno capannello, annuiscono. Bisognerebbe ricordagli che è tutto gratis. Seicentomila euro spesi per affittare 18 mesi i container. Più 7 euro al giorno per ogni persona ospitata (la capienza massima è di 148). Dopo i primi 40 giorni verrà chiesto alle famiglie un contributo di 1-2 euro come nei dormitori, ma se non avranno raggiunto la famosa autonomia? Il «pacchetto» prevede che possano rimanere fino a 160 giorni. L’area sarà monitorata 24 ore su 24 da una pattuglia di vigili. Una decina di famiglie assicura Granelli già lavorano e sono pronte a uscire in poche settimane, per passare agli alloggi messi a disposizione dal Terzo settore. Forse una di quelle famiglie che ha un’auto Bmw o un’Audi posteggiata fuori dai container. Anche il trasloco nelle case sarà soft, visto che Palazzo Marino garantisce anche lì agli enti un contributo di 7 euro a persona (fino a 600 euro al mese per famiglie di 4 persone) «loro daranno un contributo graduale all’affitto – assicura Granelli – ma ci sarà un servizio di accompagnamento al lavoro fornito da operatori laureati e mediatori culturali».  In via Barzaghi rimarrà in funzione uno dei due attuali centri di emergenza, da 100 posti, l’altro a giorni sarà demolito: l’area diventerà strada per Expo. Con i 150 letti in via Lombroso, il Comune ha a disposizione 250 posti «a rotazione» per gli abusivi via via sgomberati, i prossimi della lista sono i 400 che occupano aree in via Montefeltro e Brunetti. Ad oggi tra campi regolari e non in città sono tra 2.500 e 2.800. I milanesi, attaccano il capogruppo di Fdi Riccardo De Corato, «aprono il portafogli per dare casa ai rom, invece quanti di loro hanno perso il lavoro, non possono permettersi nè affitto nè mutuo, ma chi li aiuta?».

Giustizia a confronto

225 milioni: De Benedetti diversamente evasore. L’editore di Repubblica condannato in appello per un enorme danno al fisco Ha detto: sentenza illegittima. Ma i giudici non l’hanno trattato come Berlusconi di Alessandro Sallusti

«Questa sentenza è irricevibile, manifestamente infondata e palesemente illegittima». Parole di Silvio Berlusconi? No. Bondi, Santanchè, Brunetta? Macché. L’ingegnere Carlo De Benedetti nella sede della CirParole di Carlo De Benedetti, diffuse dal suo portavoce un annetto fa, il 25 maggio 2012. Oddio, ma è lo stesso Carlo De Benedetti tessera numero uno del Pd ed editore di la Repubblica, il giornale che in queste ore sta facendo un mazzo così a Berlusconi sul fatto che in democrazia le sentenze si accettano e non si discutono e perché i magistrati vanno rispettati? Certo che è lui. Ed è stato condannato per una evasione fiscale da 225 milioni di euro. Impossibile. Vuoi vedere che lo stesso Carlo De Benedetti tessera numero uno del Pd ed editore di la Repubblica, il quotidiano che scrive che Berlusconi è ladro perché chi evade le tasse frega soldi pubblici, è un mega super ladrone e nessuno, dico nessuno, lo scrive e lo dice? Ebbene sì, almeno stando alla sentenza di appello emessa dal tribunale tributario del Lazio. Per bollarlo a vita bisognerà aspettare la sentenza della Cassazione, che a differenza di quanto avvenuto con Berlusconi, ci metterà non pochi mesi ma tanti anni, tre o quattro ancora, dicono. Non c’è fretta quando di mezzo c’è il Carlo De Benedetti tessera numero uno del Pd ed editore di la Repubblica perché lui si difende nei processi, non dai processi. Questo è iniziato nel ’95. Vent’anni sono passati e ancora non c’è fretta di concludere. Ci credo che Carlo De Benedetti, tessera numero uno del Pd ed editore di la Repubblica non scappa. È che nessuno lo insegue, nonostante la vicenda sia identica nella dinamica (infinitamente superiore nelle cifre) a quella che ha portato agli arresti di Berlusconi: plusvalenze su affari. Anzi no, una differenza c’è. Per gli inquirenti la tessera numero uno del Pd ed editore di la Repubblica poteva non sapere del pasticcio, quindi non c’è truffa ma solo danno erariale sanabile con soldoni (225 milioni). Tanto che non siamo in sede penale ma di giustizia tributaria. La stessa cosa che l’avvocato Coppi aveva chiesto, inascoltato, alla Cassazione per il suo imputato Silvio Berlusconi. Vuoi vedere che la giustizia in Italia non è uguale per tutti? No, impossibile, come dice tutti i giorni la Repubblica, quella del condannato (in silenzio) per 225 milioni di evasione.

Festa popolare nella nuova Roma

Marino chiude i Fori imperiali e si dà ai festeggiamenti: la serata costa 220mila euro. Per la kermesse di questa sera, organizzata per festeggiare la chiusura dei Fori imperiali, è stato stanziato un budget di 220mila euro. Ma chi paga? Marino tace di Laura Muzzi

“L’inizio di un sogno”. Così questa mattina il sindaco Marino ha commentato la pedonalizzazione dei Fori imperiali. E si sa, i sogni non hanno prezzo e così la per la kermesse di questa sera è stato stanziato un budget di 220mila euro. Ma chi paga? A pubblicare l’articolato elenco spese della serata è stato Affaritaliani che non ha ricevuto ancora risposta dal Campidoglio su chi sarà a saldare il conto. E che conto! Solo funamboli e saltimbanchi costeranno oltre 30 mila euro per pochi minuti di spettacolo. 10mila euro è il compenso di chi camminerà su una corda durante i 10 minuti di silenzio che ricorderanno lo scomparso inventore dell’Estate romana, Renato Nicolini. Per rendere più suggestivo lo spettacolo è previsto ma non ancora definito il lancio di simboliche lanterne dei desideri. 20mila euro, invece, è il cachet delle compagnie di teatro di strada che eseguiranno 2 mini spettacoli durante l’arco della serata. 9mila euro è invece il prezzo per avere la certezza dell’apertura dei Mercati di Traiano, e dei Fori di Augusto e Cesare dalle 22 alla mezzanotte passata. Nel costo sono compresi i custodi e le guide. 4 mila euro andranno all’associazione La Bilancia che, all’interno del Foro di Cesare metterà in scena lo spettacolo “Shakespeare loves Rome”. 25 mila euro è invece il prezzo da pagare per permettere a sindaco e ospiti di salire sul palco insieme a ospiti e testimonial e per dare un posto visibile al concerto finale dell’Accademia di Santa Cecilia, ai quali vanno aggiunti 10mila euro di mini palco per i saltimbanchi. 4mila euro a chi è stato incaricato di spulciare nelle teche per selezionare e montare filmati e immagini che ritraggono Renato Nicolini. 12mila euro è il costo da aggiungere alla precedente voce per l’impianto di proiezione delle immagini e del video, insieme alla pratiche burocratiche. 8 mila euro è il costo del lavoro dell’Ufficio Stampa del Campidoglio (a proposito ma non sono dipendenti?), ai quali vanno aggiunti security, hostess e steward per altri 8mila euro più 5mila per diritti Siae ed Enpals per gli artisti. 2mila euro per l’assicurazione di tutti coloro che saranno impegnati nella notte. Tra le spese più consistenti ci sono poi Acea e Ama. In particolare, 25mila euro ad Ama per l’installazione dei bagni chimici e la pulizia delle aree a notte fonda e 4 mila euro all’Acea per accendere e spegnere le luci dell’area. Infine, 34mila euro è il costo della “macchina organizzativa” tra vigili urbani (10mila euro), impiegati del Comune (6mila euro), assistenza 118 (10mila euro) e il coordinamento della Protezione Civile.

Riflessioni sul caso Berlusconi

Copio pari pari il post di Nessie che vale la pena di leggerlo con attenzione
Maramaldi all’assalto di Nessie

Non mi piacciono le maramalderie. Sono fatta così, non infierisco mai sull’uomo morto, come sta facendo quel buffone di Grillo in queste ore mentre strombazza scempiaggini dal suo blog. Questa sentenza dei 4 anni a Silvio Berlusconi non mi va, perché se anche fosse vera l’accusa di frode fiscale, ritengo che in galera deve andarci (e rimanerci) in primis chi ammazza, stupra e procura stragi o affama i popoli mediante lo strozzinaggio e l’usura bancaria. Non mi risulta che questo avvenga. I fatti di cronaca ci mostrano conclamati criminali in libera uscita. La magistratura ha usato l’arma (tipicamente anglosassone) dell’ “evasione fiscale” (effetto Al Capone) su un uomo che all’Erario italiano versa molto, perfino troppo denaro. Ritengo che in galera deve andarci chi ci sta procurando una crisi devastante come quella che viviamo. Nutro molti dubbi che i banksters finiscano in galera. Che una magistratura di un qualche paese indaghi su quei derivati che stanno mandando in cancrena la nostra economia. Del resto JP Morgan in Usa è uscita indenne con una sanatoria da 410 milioni., che per gente di quel calibro, sono noccioline
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/30/usa-maxi-multa-a-jp-morgan-paghera-410-milioni-per-manipolazioni-di-mercato/672059/
JP Morgan verserà nelle casse degli Stati Uniti d’America 410 milioni di dollari per porre fine alle accuse di aver manipolato il mercato dell’elettricità in alcune aree della California e del Midwest. Il colosso di Wall Street ha patteggiato la somma con la Ferc, l’autorità di vigilanza e di regolamentazione del settore elettrico negli Usa. Chi ha le leve monetarie del mondo in mano, può strangolare un popolo ma anche patteggiare per uscirne pulito. I Kabobo  pluriomicida col piccone non andranno in galera. (“Vorrei la pelle nera”, cantava Nino Ferrer).  Non andranno in galera serial killer e stupratori.

Andrà invece in galera Berlusconi, grazie alla ben nota via giudiziaria al totalitarismo sostenuta dai talebani di casa nostra. Con l’appoggio di un pallido Epifani del Pd, dei vendoliani del Sel e ovviamente di un cialtrone decerebrato come il Grillo esultante. In questo momento gli sciacalli si accaniscono contro il suo cadavere. In primis, l’omicida Beppe Grillo dal suo blog. Curioso che nessun giornale ricordi come Grillo ha distrutto una famiglia durante una gita a Limone Piemonte, mentre faceva smargiassate sulla sua auto. Eppure Vito Crimi (nomen/omen) del M5S dichiara di  vergognarsi di sedere in un parlamento che non espelle Berlusconi dai pubblici poteri. Fossi in lui, mi vergognerei di far parte di un movimento con a capo un omicida, ancorché omicida colposo. Come si vede, nessuno è perfetto.  Tranquillo Crimi: Grillo è un burattino che serve i poteri forti. Quando non servirà più, un bell’avviso di garanzia e una bella istruttoria appiccicata addosso non gliela leverà nessuno. Va da sé, che finirà la sua folle quanto futile corsa. La sottoscritta ha criticato Berlusconi in molte circostanze (in primis in politica estera, quando non seppe opporsi alla guerra libica contro il suo “amico” Gheddafi). Ma ciò non toglie che questa sentenza gridi vendetta sul piano giuridico. Un altro degli obbrobri giuridici che fanno male al nostro paese. Si vuole sconfiggere un avversario politico? Lo si faccia politicamente, non a colpo di Procure. Ora il Pdl decapitato se ha ancora un minimo di attributi, esca da questo governo affamatore di popolo che altro non è se non la continuazione del precedente governo Monti, abusivo e messo in piedi con un colpo di mano. In caso contrario, chi è causa del suo mal….

Dell’auspicare la riforma della giustizia…

Mediaset, monito di Napolitano: “L’Italia ha bisogno di coesione Ora auspico riforma giustizia”. Il capo dello Stato: “Per uscire dalla crisi in cui si trova e per darsi una nuova prospettiva di sviluppo, il paese ha bisogno di ritrovare serenità e coesione su temi istituzionali di cruciale importanza” di Luca Romano

“La strada maestra da seguire è sempre stata quella della fiducia e del rispetto verso la magistratura, che è chiamata a indagare e giudicare in piena autonomia e indipendenza alla luce di principi costituzionali e secondo le procedure di legge”. A dichiararlo pochi minuti dopo la sentenza della Cassazione in merito al processo sui diritti Mediaset è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Che poi aggiunge: “In questa occasione attorno al processo in Cassazione per il caso Mediaset e all’attesa della sentenza, il clima è stato più rispettoso e disteso che in occasione di altri procedimenti in cui era coinvolto l’on. Berlusconi. E penso che ciò sia stato positivo per tutti. Ritengo ed auspico che possano ora aprirsi condizioni più favorevoli per l’esame, in Parlamento, di quei problemi relativi all’amministrazione della giustizia, già efficacemente prospettati nella relazione del gruppo di lavoro da me istituito il 30 marzo scorso. Per uscire dalla crisi in cui si trova e per darsi una nuova prospettiva di sviluppo, il paese ha bisogno di ritrovare serenità e coesione su temi istituzionali di cruciale importanza che lo hanno visto per troppi anni aspramente diviso e impotente a riformarsi”.

Dell’avere le mutande in faccia

Ok ai rimborsi elettorali: 56,3 milioni ai partiti. L’Ufficio di Presidenza della Camera ha suddiviso i rimborsi per le spese sostenute in campagna elettorale. Il «no» dei 5 Stelle

Via libera dell’Ufficio di presidenza della Camera a 56,3 milioni di euro di rimborsi elettorali ai partiti previsti per l’anno 2013. La quota comprende la prima rata per le spese sostenute per le elezioni per l’Assemblea di Montecitorio; per le Regionali di Sicilia, Lazio, Lombardia, Molise, Friuli Venezia Giulia e Val d’Aosta e le rate relative alle legislature regionali ancora in corso e l’ultima riferita alle Europee del 2009.

LE CIFRE – Ai partiti rappresentati alla Camera andranno 48 milioni 664 mila 725 euro così divisi: 18 milioni 674 mila 106 al Pdl; 18 milioni 74 mila 55 al Pd; 5 milioni 479mila 71 alla Lega; 3 milioni 111mila 184 all’Udc; un milione 351 mila 895 a Scelta civica; un milione 123 mila 912 a Sel; 442 mila 868 a Fratelli d’Italia.

NO DEL M5S – Il Movimento 5 stelle, che in Ufficio di presidenza ha votato contro al decisione di attribuire i rimborsi, ha rinunciato alla sua quota, non presentando la relativa richiesta, che per quanto riguarda le elezioni per la Camera del febbraio scorso sarebbe ammontata a 4 milioni 189 mila 991.

IL TOTALE – A tutte queste cifre occorrerà poi aggiungere le somme relative alle elezioni per il Senato che dovranno essere deliberate dagli organismi di Palazzo Madama, ricordando che la legge prevede che la somma annuale da ripartire tra partiti e movimenti a titolo di contributo pubblico sia complessivamente pari a 91 milioni.