Magheggi sinistri

Una straordinaria coincidenza. Ma come fate a non capirlo? Angelo Rovati, l’amico di Romano Pro­di, parla al telefono con Bruno Binasco, l’amico di Marcellino Gavio. A prima vista tutto fa pensare che l’oggetto della conversazione sia la tangente al cen­tro dell’inchiesta su Penati, ma in realtà non è così, spiega Rovati. In realtà è solo una «straordinaria coin­cidenza». Che avevate pensato? Sì, è vero: i due discu­tono di una «caparra immobiliare», che guarda caso è proprio il meccanismo con cui, secondo i pm, si pa­gavano le mazzette al centro dell’inchiesta Penati. E per di più la «caparra immobiliare» di cui parla Rova­ti è intestata a Binasco, propri come quella al centro dell’in­chiesta Penati. E per di più la «ca­parra immobiliare» scade anche lo stesso giorno, cioè il 31 dicembre 2010, proprio come quella al cen­tro dell’inchiesta Penati. Ma che ci volete fare? Quando il fato si mette d’impegno, le straordinarie coinci­denze non finiscono mai. Dunque ricapitoliamo: nell’in­chiesta Penati c’è una caparra im­mobiliare intestata a Binasco che scade il 31 dicembre. E Rovati al te­lefono parla di una caparra immo­biliare intestata a Binasco che sca­de il 31 dicembre. Però, sia chiaro: si tratta di due caparre immobiliari diverse. Sembrano uguali: tutte e due intestate proprio alla stessa persona, tutte e due datate proprio 31 dicembre, ma è solo una straor­dinaria coincidenza. Che si metto­no in testa alle volte i magistrati: l’amico di Prodi,per l’amor del cie­lo, non parla di mazzette. Al massi­mo parla di una trattoria. Davvero, non stiamo scherzando. Lo sostie­ne lui: quella caparra era legata al­l­’acquisto di un immobile destina­to a ristorante. In effetti stiamo pa­r­lando in entrambi i casi di persone che hanno tanta voglia di mangia­re…
Ma adesso basta con le battute. Rovati va preso sul serio: in fondo a chi di voi non è capitato nella vita di parlare al telefono con Bruno Bina­sco di una caparra immobiliare che scade il 31 dicembre 2010? È normale, lo facciamo tutti. E se nel­lo stesso tempo quella caparra im­mobiliare sta al centro di un gigan­te­sco episodio di corruzione che ri­guarda proprio il vostro partito, che ci volete fare? È una coinciden­za. State attenti:se al telefono c’è Bi­signani, ecco, allora di può parlare di P3, P4, rete occulta, trama segre­ta. Se c’è,per dire,Denis Verdini,al­lora è subito una cricca. Se c’è un qualsiasi amico di Berlusconi, in­somma, siete legittimati a parlare di una società criminale, Spectre micidiale, massoneria, impero del­la corruzione. Ma se al telefono c’è l’amico di Prodi, state tranquilli. È solo una «straordinaria coinciden­za». Del resto è una vita che il centrosi­nistra vive d’aria, d’amore e di stra­ordinarie coincidenze. Nell’otto­bre 1989, per esempio,venne accer­t­ato nell’ambito dell’inchiesta Eni­mont, che Raul Gardini entrò a Bot­teghe Oscure con un miliardo di li­re e uscì senza: vedi alle volte le stra­ordinarie coincidenze, che ti com­binano? Il pm Nordio indagò su 370 milioni passati dalla coop Unie­co a Marcello Stefanini, allora teso­riere del Pd, ma dovette conclude­re che si trattava di straordinarie coincidenze. Le stesse straordina­rie coincidenze che hanno portato miliardi nel borsellino di Primo Greganti, il mitico compagno G, o sui conti esteri di Cesare De Piccoli, ex parlamentare veneto del Pci. Vo­gliamo arrivare a periodi più recen­ti? Secondo voi perché D’Alema te­lefona a Giovanni Consorte, nume­ro uno di Unipol, durante la scalata Bnl, e gli dice «vai facci sognare»? E perché Fassino gli chiede «abbia­mo una banca?». È evidente: si trat­ta di coincidenze. Forse volevano anche loro comprare un ristoran­te, ma non si sono spiegati bene.
E Sandro Frisullo? Il vicepresi­dente pugliese, secondo i pm, rice­veva denaro ed escort da Tarantini, e poi lo portava a cena, dove c’era pure D’Alema. Guarda che coinci­denza. E Alberto Tedesco? L’asses­sore alla sanità pugliese, indagato per corruzione e associazione a de­linquere, è diventato, per una stra­ordinaria coincidenza, senatore del Pd: ha ottenuto il seggio quando già aveva alle calcagna i magistrati e ha ottenuto l’immunità in Parla­mento, nonostante il Pd avesse di­chiarato voto contrario. Lo vedete come si sommano le coincidenze? Arrestano per bancarotta fraudo­lenta Vittorio Casale, immobiliari­sta vicino a D’Alema? Coincidenza. Finiscono nei guai Vincenzo Mori­chini e Roberto De Santis, i due soci di Ikarus, lo yacht di D’Alema? Coin­cidenza. L’imprenditore Pio Picci­ni parla di finanziamenti al Pd e alla fondazione Italianieuropei in cam­bio di commesse da Finmeccani­ca? Coincidenza. Che ci volete fare, quando il fato si mette d’impegno ottiene ciò che vuole: quelli del cen­trodestra creano cricche, P3, P4, re­ti segrete, trame oscure. Quelli del centrosinistra, invece, niente: non hanno nemmeno bisogno di orga­nizzarsi. Si affidano alle coinciden­ze. Che, alle volte, sono assai ricche. Per esempio: Franco Pronzato, amministratore dell’ Enac ed ex consu­lente di Bersani, è stato arrestato con l’accusa di aver intascato ab­bondanti mazzette in cambio di ap­palti agevolati sui voli aerei…. Quan­do l’hanno interrogato, s’è giustifi­cato dicendo: «Pensavo fossero un regalo di Gesù Bambino». In fondo, che straordinaria coincidenza, era proprio la vigilia di Natale.

E’ ufficiale: è rinato l’ Arco Costituzionale !

Dopo il mio post di ieri, e dopo l'emendamento voluto dal PD e clamorosamente approvato in Commissione che ripristina le feste resistenzialcomuniste poco inclini alla pacificazione di cui …

Leggi ancora | Pubblicato da Vandeaitaliana | Commenti (2)
Tag: politica, comunismo, resistenza, 25 aprile, cattocomunisti, 1 maggio, inciucio, neo-antifascismo, paladini del nulla, neo-regime, arco costituzionale, inciucionia

                                                                 

Buongoverno pugliese

Roma – Il precariato questa brutta rogna che qualche leader combatte per davvero, non a ciance. Prendete Nichi Vendola. Anche ad agosto, invece di aprire ricci e cozze in riva al mare, si occupa di lavoro. Eccome se ne occupa. Ha persino raddoppiato la task force sull’occupazione in Puglia (5 esperti che diventano 10) e ha creato un ufficio ad hoc per la sua portavoce, Susanna Napolitano. Tra presidenze illustri ci sarà pure del feeling, ma la parentela è solo un caso, una coincidenza che la bravissima nipote del presidente della Repubblica lavori per il presidente della Puglia. Un governatore che prometteva primavere che però tardano a sbocciare. L’allenatore nel pallone Oronzo Canà ormai lo stacca di molte posizioni nella classifica dei pugliesi più amati da quelli che tweettano, cliccano «mi piace» su Facebook e Youtube. Nichi Vendola, il poeta con la «s» sifula, il governatore nel pallone, è ormai «tallonato» – riporta famecount.com – pure da certa Emma, una salentina che cantava ad Amici (ecco forse Vendola farà un salto dalla De Filippi, come fece Fassino, per ingraziarsi le massaie conservatrici pro domo sua?). «Vendola e la rete, il feeling è più soft» riassume morbidamente il Corriere del Mezzogiorno, solitamente tenero col governatore, che gode di molta stampa amica. Nessuno dei giornali pugliesi ha dato spago all’opposizione in Regione che da qualche giorno mitraglia comunicati stampa sulle ultime «duplicazioni» del mago Vendola. Due raddoppi, come si diceva: quello della comunicazione della regione Puglia, e quello della «task force per l’occupazione», cioè gli esperti chiamati ad aiutare chi cerca lavoro, e che nel frattempo hanno risolto il loro. «Poche migliaia di euro – dice l’assessore di Vendola – per affrontare con professionalità crisi aziendali difficili». Ma il Pdl pugliese fa l’ironico: «Il raddoppio della task force contribuisce direttamente alla soluzione della questione che dovrebbe affrontare…».
L’altra polemichetta pugliese riguarda la comunicazione. Il 3 agosto scorso il direttore dell’«Organizzazione» della Regione Puglia ha vergato una «Determinazione» che «configura» «due uffici non dirigenziali, stampa del Presidente e stampa della Giunta regionale, con il sottoelencato contingente per ciascuno di essi: n. 1 caporedattore, n. 2 giornalisti». Da uno, due. Di nuovo l’ironia del Pdl locale: «Vendola istituisce ex novo un Ufficio stampa, previa onerosa scissione di quello già esistente, tutto e solo per il Presidente, al quale pure non si può dire manchi l’attenzione continua ed adorante dei mass media». I due capiredattori per i due uffici sono già belli e pronti. Chi altri mettere alla guida dell’Ufficio stampa del Presidente Vendola, se non la sua attuale portavoce (già inquadrata come caporedattore a 91.701 euro lordi l’anno), Susanna Napolitano? Che ci va per tre mesi, fino a «disegno normativo ad hoc». Per gli altri 4 posti così creati (due giornalisti per ognuno dei due uffici stampa) invece «si provvederà con successiva disposizione alla copertura dei posti vacanti», chiarisce il dirigente.
Non abbastanza per l’opposizione, coadiuvata in altri casi anche da Idv e Udc, come nel terzultimo «raddoppio», la nomina (del 2 agosto, mese fervido per la Regione Puglia) di sette consulenti per il Nucleo di valutazione degli investimenti pubblici regionali. Costo: un milione e mezzo in tre anni. E potevano farlo internamente. Chiedere a Vendola? Sarebbe insensato. Come spiegò in un suo appassionante libro, «non sono la persona deputata alle risposte, posso solo allargare l’ambito delle domande».

Giunta Pisapia

MILANO – Una task force per la prima accoglienza, la raccolta delle richieste d’asilo, l’identificazione e il rilascio del permesso di soggiorno provvisorio, lo screening sanitario e la consegna della tessera sanitaria, la verifica dei casi vulnerabili, l’orientamento legale e le informazioni sui servizi previsti e sul rimpatrio assistito. Cambia così la strategia milanese nelle politiche di accoglienza dei profughi provenienti dal Nord Africa: d’ora in avanti sarà, infatti, il Comune anziché la Prefettura, a coordinare e garantire gli interventi di assistenza a Milano. In particolare, la competenza sarà dell’Assessorato alle Politiche sociali e Servizi per la Salute.
PRATICHE PIU’ RAPIDE – Si tratta di una novità a livello nazionale: la città sperimenta un modello di gestione attraverso un centro situato presso la sede della Protezione civile di via Barzaghi, che consentirà di velocizzare tutte le pratiche di riconoscimento svolgendole in un unico luogo. Il progetto è stato reso possibile grazie a un accordo raggiunto nelle scorse settimane tra Comune e Prefettura. «Vogliamo uscire dalla logica dell’emergenza – ha spiega l’assessore Politiche sociali e Servizi per la Salute Pierfrancesco Majorino – con cui è stato affrontato finora l’arrivo dei profughi. Un’adeguata assistenza, peraltro, è il modo migliore per evitare situazioni di tensione come accaduto nel Sud Italia. Il Comune s’impegna a garantire un sistema omogeneo di servizi sin dalla prima accoglienza, a differenza di quanto successo fino ad ora».
I SERVIZI – Un impegno al quale Majorino ha chiamato anche gli altri Comuni e Province perché, ha chiarito, «non si arrivi al paradosso che amministrazioni di centrosinistra danno seguito alle decisioni del Governo, mentre le Giunte leghiste no». L’assessorato verificherà direttamente che gli Enti convenzionati con il Comune offrano nel loro complesso non solo vitto e alloggio, ma tutti i servizi previsti dalla normativa vigente in materia di richiedenti asilo: controllo medico, sostegno psicologico, assistenza legale, mediazione linguistica per la prima fase di accoglienza; percorsi di inserimento sociale attraverso, per esempio, l’orientamento al lavoro e corsi di formazione per chi accede allo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Il tutto a parità di costo rispetto al passato (46 euro giornalieri a persona stanziati dal Governo).
IN ARRIVO 100 PERSONE – Il centro allestito presso la sede della Protezione Civile è pensato per accogliere un numero massimo di 40 richiedenti asilo; l’ospitalità in questa struttura non potrà superare i 15 giorni, nel corso dei quali gli operatori cercheranno di capire chi è la persona arrivata, in quali condizioni si trova e che tipo di esigenze abbia, in modo da predisporre il trasferimento di ciascun ospite in altri luoghi di accoglienza ritenuti più adatti al singolo caso. Per garantire la seconda fase di assistenza sono state individuate ulteriori strutture con disponibilità di posti sufficiente ad accogliere le 100 persone attese sino al 20 settembre, a scaglioni di 20 la settimana (a Milano ci sono attualmente 239 profughi). Chi non avrà ottenuto alcuna protezione internazionale, verrà comunque seguito dal Comune attraverso il programma Rivan, che organizza i rimpatri assistiti.

Genova, Pd e centri sociali

«Che Piero Fassino impari da lei, Marta Vincenzi, sindaco di Genova, come si tratta con i Centri sociali occupati autogestiti!». L’affermazione, una sorta di diktat, corre sul filo della Rete, postata e amplificata da Indymedia, il sito dei bravi ragazzi che amano insediarsi a sbaffo in locali pubblici, dove instaurano la legge del diritto all’okkupazione. Un diritto che rivendicano anche via internet per quanto riguarda la città della Mole, amministrata da quel sindaco Fassino, «democrat» come la collega genovese, ma forse meno disponibile.
Infatti: si dà il caso che la giunta guidata da Marta Vincenzi abbia concesso ai centri sociali della città, cioè Terra di nessuno, Buridda, Pinelli e lo «storico» Zapata, finora in spazi abusivi, una serie di locali particolarmente ampi e funzionali. Da qui, il plauso convinto di Indymedia che parla di «piano di valorizzazione dei centri sociali, che vengono ora concepiti dalle istituzioni come una risorsa utile alla comunità». Parole riprese pari pari dal testo della delibera del Comune. Che – insiste il messaggio in Rete – «meglio tardi che mai, una volta tanto passa dalle parole ai fatti», con un provvedimento che può rappresentare «volendo, un modello esportabile». Si sbrighi, dunque, Fassino a copiare la collega di grado e di partito, concedendo gli stessi diritti ai nullafacenti giovani torinesi degli «Csoa».
Tanto per dire: il Comune di Genova «ha siglato proprio in questi giorni gli atti propedeutici alla risistemazione di importanti spazi concernenti l’associazionismo dei movimenti», a partire dall’ex Mercato del pesce in pieno centro cittadino, assegnato al Buridda. Ancora (è sempre Indymedia a ricordarcelo): «In questi primi giorni d’agosto l’impresa B.O.Z. Serramenti provvederà alla sostituzione di porte e finestre, importo preventivato 38.336 euro oltre Iva, mentre – aggiunge il sito – l’altra impresa Edile Arapi Lamos avrà il suo bel da fare per la messa in opera dei lavori di demolizione di strutture metalliche e murature pericolanti, accatastamento dei materiali di risulta, il loro carico su autocarro e il trasporto alla pubblica discarica».
Importo di questi primi lavori edili: 15mila euro, oltre Iva. Analogamente si procederà nei confronti di Terra di nessuno (altri 15mila euro di spesa preventivata), Pinelli e Zapata. A suo tempo, il consigliere comunale Gianni Bernabò Brea (La Destra), aveva osato chiedere al sindaco e all’assessore Bruno Pastorino, titolare delle Politiche della casa, se «l’assegnazione di nuovi spazi ai Centri sociali fosse stata fatta previa la loro costituzione in associazione riconosciuta dal Comune, come disposto dalla stessa normativa comunale». Risposta dell’assessore: «Non è ancora pervenuta comunicazione dell’avvenuta costituzione in associazione dei Centri Pinelli, Buridda e Terra di nessuno. Quanto al canone – ha ammesso inoltre Pastorino – al momento è stato definito quello del Pinelli. La somma è stata richiesta al Centro sociale». Come prima è previsto che i Centri sociali paghino canone e utenze. Ma, come prima, è prevedibile che non lo paghino. Così l’applauso a Marta Vincenzi si trasformerebbe in standing ovation, magari – a pensar male… – anche in vista delle prossime elezioni amministrative.

Al via l’islamizzazione milanese

Tante parrocchie e poi il Duomo. L’immagine che usa il direttore dell’Istituto culturale islamico di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari, forse non a tutti sembrerà azzeccata, ma rende bene l’idea. Oggi a Palazzo Marino è convocato un incontro importante fra l’Amministrazione comunale, rappresentata dal vicesindaco Maria Grazia Guida, e le comunità islamiche milanesi. Un vertice in cui i centri islamici ripongono grandi aspettative, dopo le aperture che dalla giunta sono arrivate negli ultimi giorni, vistosamente presentate come una svolta rispetto agli anni del centrodestra. Per la giunta Moratti il Comune doveva mettere a disposizione dei musulmani alcuni spazi per pregare, il venerdì e nel mese di Ramadan, ma non agevolare la costruzione di luoghi di culto veri e propri, almeno fino alla definizione di regole nazionali, necessarie per le note implicazioni legate al tema della sicurezza: possibili infiltrazioni di estremisti e di predicatori d’odio.
L’impostazione della sinistra è diversa: si parte dal riconoscimento dei centri così come sono. Il programma elettorale di Giuliano Pisapia prevedeva apertamente «la realizzazione di un grande centro di cultura islamica che comprenda, oltre alla moschea, spazi di incontro e aggregazione». «Può essere – diceva – non solo l’esercizio di un diritto, ma anche una grande opportunità culturale per Milano». Quest’obiettivo è stato, se non corretto, quanto meno integrato: oggi la priorità è la sistemazione dei centri esistenti e l’avvio di un percorso che in futuro – diciamo da qui all’Expo – può portare alla costruzione di un grande luogo simbolico, la moschea di Milano. Il vicesindaco Maria Grazia Guida, parlando col Giornale, lo conferma, pur con molte cautele: «L’incontro è il primo passo di un percorso di dialogo e conoscenza. Terremo conto della esigenza di avere spazi territoriali dignitosi e sicuri». Ma anche «ascolteremo con attenzione, anche se non abbiamo avuto ancora proposte, il bisogno di luoghi più ampi che vanno costruiti in un disegno complessivo di dialogo con la città. Ora non è l’aspetto principale ma non c’è una pregiudiziale». Insomma la linea è chiara: sostenere i centri esistenti e la loro ambizione ad avere piccoli luoghi di preghiera regolari, mentre «da qui alla costruzione di un luogo unico c’è un percorso» da fare.
Esiste un problema, però, con cui l’attuale amministrazione non si è ancora scontrata: la difficoltà di avere un interlocutore unico in un mondo islamico cittadino che è variegato dal punto di vista etnico, ideologico e religioso. Per la Guida è il dialogo, anche interno, la parola-chiave: «Il dialogo – ripete – permette di fare le scelte giuste». Si tratta di «creare ponti e non muri o steccati – sottolinea – per condividere percorsi comuni nel rispetto delle diversità». «Siamo fiduciosi». Shaari ha pronta la carta a sorpresa da giocare oggi: un portavoce unico per «la gran parte» dei musulmani milanesi. Per il resto la linea ipotizzata – prima i piccoli centri e poi la moschea – la sottoscrive in pieno: «È la mia idea, prima sistemare i centri, con luoghi di culto al posto di quelli che abbiamo ora, e poi pensare alla moschea». «Pensiamo alle parrocchie che ora è più urgente – sintetizza – poi penseremo al Duomo».

Aggiornamento… poi, ma sarà vero che i musulmani “moderati” esistono sul serio?

Islam, Pisapia: luogo di culto in ogni quartiere. I musulmani moderati: “Noi esclusi dal dialogo”

Milano – Anche Milano avrà il suo minareto. La giunta guidata da Giuliano Pisapia preme l’acceleratore per risolvere entro un anno l’annoso problema dei luoghi di preghiera per le comunità musulmane. Il primo passo? La costruzioni di piccoli spazi di culto nei quartieri della città, per poi in futuro pensare a un’eventuale Grande Moschea. Sono queste le indicazioni uscite dal primo incontro tra l’amministrazione comunale e i rappresentanti delle comunità islamiche milanesi. Ma l’area più moderata dei musulmani attacca frontalmente Pisapia accusandolo di averli esclusi dal dialogo.

Pisapia aveva appena vinto i ballottaggi contro Letizia Moratti e il leader Sel Nichi Vendola era corso a Milano per arringare il popolo arancione: “Ora abbracciamo i fratelli rom e musulmani”. Lo slogan subito disconosciuto dal neosindaco si è trasformata in una cruda realtà per il capoluogo lombardo. Mentre nel centro della città aumentano i nomadi che vivono abusivamente dove capita, la priorità della nuova giunta è la costruzione di nuovi luoghi di culto per i musulmani. “L’impegno della giunta è quello di creare luoghi di culto nei quartieri della città per uscire dalla modalità delle soluzioni tampone che non sono degne di una città come Milano”, ha spiegato l’assessore al Benessere Chiara Bisconti che ha partecipato al tavolo insieme al vicesindaco Maria Grazia Guida e al collega alla Sicurezza Marco Granelli. “Il grande luogo di culto rimane comunque una priorità e c’è anche l’impegno affinché questo sia l’ultimo ramadan affrontato in emergenza” con i credenti riuniti sotto il tendone del Teatro Ciak. Le parole della Bisconti sono state confermate anche dal direttore del centro islamico di viale Jenner Abdel Hamid Shaari che ha sottolineato come ora “l’urgenza sia quella di trovare dei luoghi di preghiera nei quartieri per i diversi centri culturali e soltanto dopo, con calma, affrontare il tema di una Grande Moschea”.

Un percorso che vedrà protagonisti i quartieri milanesi: Per quanto il vicesindaco assicura che vorraà coinvolgere nella scelta i residenti, Palazzo Marino vuole “uscire dall’impostazione radicale da scontro semplificato su ‘moschea sì, moschea no'”. Insomma, concertazione fino a un certo punto perché da qualche parte i luoghi di culti si dovranno pur fare. E su questo la nuova amministrazione vuole premere l’acceleratore per dare un netto segno di discontinuità con la passata giunta. Proprio per questo, il 14 settembre inizierà una mappatura della città per individuare gli spazi idonei ai centri culturali e di preghiera. “Un successo che aspettavamo da 20 anni”, lo ha invece definito il direttore del centro islamico di viale Jenner Abdel Hamid Shaari. “Oggi, dopo vent’anni, abbiamo avuto la piena cittadinanza”, ha aggiunto prima di concludere con una metafora per spiegare il progetto di creare prima piccoli luoghi di culto e poi una Grande Moschea in città: “Sistemiamo prima i centri culturali che già esistono, con luoghi di preghiera adatti. Insomma, prima pensiamo alle tante parrocchie nei quartieri, poi al Duomo”.

“Pisapia e i suoi passano più tempo a incontrare rom e islamici che i milanesi delle periferie”. La Lega Nord promette battaglia e assicura che lavorerà per fermare la giunta. Il capogruppo del Carroccio Matteo Salvini chiude, infatti, all’ipotedi di aprire una grande moschea. E assicura: “Una valanga di firme li fermerà”. Non è solo la Lega ad attaccare Palazzo Marino, ma anche i musulmani moderati accusano Pisapia di averli esclusi dal confronto: “Apprendiamo con una certa inquietudine che a Milano vanno in scena incontri riservati fra associazioni non rappresentative della comunità islamica nazionale e istituzioni”. I gruppi con cui si è confrontata la giunta non rappresentano l’islam italiano. La Consulta per l’Islam, istituita del Viminale, è infatti l’unico organo veramente ed efficacemente rappresentativo in cui i moderati si riconoscono. Il gruppo islamico, guidato da Gamal Bouchaib, si chiede “come può un esponente delle istituzioni, come il vicesindaco di Milano, che vorrebbe dialogare con tutti i musulmani, portare avanti trattative private con un gruppo piuttosto che con un altro?”.

Zapatero, il lavoro e gli immigrati

Madrid – Immigrati sì, anzi no. A un passo dalle elezioni, il governo di Zapatero fa marcia indietro e torna a sbarrare l’ingresso agli immigrati. Proprio come fece nel 2007, quando, dopo l’adesione di Bucarest e Sofia all’Unione europea, venne imposto l’obbligo di un permesso di lavoro a cittadini romeni e bulgari che chiedevano la residenza in territorio spagnolo. Un voltafaccia della sinistra o una mossa calcolata per riprendere posizioni nei sondaggi? Dopo l’annuncio che il governo scioglierà le Camere il prossimo 26 settembre, sembrerebbe più la seconda.
Nel 2008 il governo, anche a causa delle pressioni che venivano dall’Europa, aveva rinunciato alla moratoria fino al 2014. Ma lo scorso 22 luglio, in quello che sarà uno dei suoi ultimi provvedimenti, il governo Zapatero ha ripristinato la restrizione per far fronte – questa la motivazione ufficiale – alla disoccupazione record (oltre il 21%) che sta colpendo la Spagna. “Non ce n’è per noi, figuriamoci per gli altri”, avrebbe detto una fonte dell’esecutivo, mentre il portavoce José Blanco, ha detto che l’obiettivo è quello di “regolare l’afflusso” dei romeni secondo i “bisogni” del mercato del lavoro e di “impedire che finiscano nel lavoro nero o siano vittime di abusi e sfruttamenti”. Blanco ha sottolineato anche che la misura “non riguarda coloro che già vivono in Spagna, ma limita solo i nuovi ingressi”. Una decisione passata un po’ in sordina, ma destinata a far discutere. La reintroduzione di una moratoria deve infatti essere approvata dall’Ue, come ha detto anche il portavoce delle Commissione europea David Boublil: “La Spagna in linea di principio non può reintrodurre un nuovo regime transitorio per i lavoratori rumeni”.
La norma non è, di per sé, contraria ai patti di Schengen, che prevedono provvedimenti simili in casi eccezionali. L’adesione di Romania e Bulgaria alla Ue è avvenuta nel 2007, ma il trattato prevede una moratoria di 7 anni per cui solo dal 1° gennaio 2014 i loro cittadini potranno godere della piena circolazione in Europa. La popolazione romena in Spagna però è quadruplicata dall’apertura delle frontiere e oggi nelle città spagnole più di 86mila romeni, di cui circa 50mila disoccupati, secondo i dati di maggio. Il tasso di disoccupazione in Spagna è al 21,29%, il più alto nell’Unione europea. Tutti presupposti per il sì dell’Europa al provvedimento. Una norma che potrebbe quindi rimettere in discussione i patti di Schengen. L’eccezionalità della Spagna, infatti, potrebbe avere esempi nel resto d’Europa. Certo, a quattro mesi dalle elezioni anticipate, difficile non pensare a una mossa politica di Zapatero per riottenere quel consenso ormai perso. Anche se il leader socialista non si ricandiderà, infatti, il suo partito è in ribasso: nei sondaggi il candidato della sinistra Alfredo Perez Rubacalba è in svantaggio rispetto a quello del partito popolare Mariano Rajoy.