Basta saperlo…

La massiccia propaganda del sistema ha raggiunto l’obiettivo della lobotomizzazione di gran parte dei cervelli italioti. Così in questo tempo di bunga bunga e intercettazioni berlusconiane la deriva mediterranea sta portando migliaia di boat people in Italia nel silenzio più assoluto. Masse di immigrati hanno preso possesso di residence ed alberghi dalla Sicilia a Varese con milioni di euro di spese. Mentre la crisi impazza e i servizi vengono tagliati, migliaia di ghanesi, chadiani, senegalesi e via elencando fanno le vacanze in hotel e ristoranti a nostre spese. A Caserta sulla via Appia un vecchio albergo ospita un numero imprecisato di colorati che vivono alla grande tra ozi e passeggiate, vestiti con tute e scarpe firmate. Stesso discorso a Pieve Emanuele, nella pianura lombarda, dove nel residence Ripamonti migliaia di extracomunitari bivaccano e sciamano nel piccolo centro in massa.
Persino alberghi di montagna, di mare, di città e in grandi aree metropolitane sono stati requisiti per questi ospiti di lungo corso pronti ad inalberare la rivolta al primo accenno di insofferenza. Mentre i nostri vecchi non riescono a pagare le medicine e fanno salti mortali con misere pensioni, l’Italia dispensa ingressi e incentivi a presunti profughi. Tutto questo mentre Berlusconi ci tappa gli occhi insieme ai suoi avversari fasulli che giocano a rimpiattino sulla pelle di un popolo che dorme. La “normalizzazione” avanza e spegne ogni istinto primario annichilendo i giovani con ciarpame umanitarista che fa delirare le masse abbrutite dal pietismo. Le famiglie non si impiantano in questo deserto e non riescono a far figli con uno stato degenere smembrato da partiti che sono sempre più simili a potentati mafiosi. Un ambiente ideale per l’invasione che esiste e non è il feticcio agitato per convenienza dall’omino di Arcore per incantare la gente nelle elezioni. Quando ci risveglieremo saremo nel pieno di un incubo preparato da tutti, dai politici, dai tecnocrati, dai sindacalisti, dai preti: Berlusconi, Di Pietro, Fini, Casini, Alemanno, il Papa, Confindustria e tutta la congrega che svende la nostra terra in cambio di prebende e vantaggi personali.

Ovvio che la colpa è di questo governo (lo dico anche io che l’ho votato e gli addosso molte più colpe di quelle visibili di cui sopra)… tuttavia, l’articolo di cui sopra è inesatto perchè il giornalista non scrive che ci ha obbligato l’italia a prendersi tutto lo schifo riversatosi a lampedusa, è stato esclusivamente di quel serpente a sonagli della ue… ma poi succede anche che in (certe) altre amministrazioni comunali si dia ugualmente spazio agli extracomunitari, tralasciando i cittadini italiani.

Plinio: “Modificare la legge sulle case popolari, gli immigrati scavalcano i liguri”

Gianni Plinio, Responsabile Sicurezza Pdl Liguria, invita a modificare la legge regionale in materia di assegnazione di alloggi popolari inserendo per i cittadini non comunitari il requisito del possesso per almeno cinque anni consecutivi di un regolare permesso di soggiorno e di inesistenza di condanne penali passate in giudicato relativamente allo stesso periodo di tempo. “E’ necessario corrispondere alle giuste domande di aiuto di tanti liguri da anni parcheggiati nelle liste di attesa di Tursi che si vedono sistematicamente scavalcati nell’assegnazione della casa popolare da immigrati appena arrivati – ha detto Plinio – Soprattutto in epoche di grave crisi economica come le attuali è sacrosanto concedere una sorta di priorità alle giovani copie,agli anziani ed alle famiglie appartenenti a fasce popolari che hanno la cittadinanza italiana. Come peraltro già accade in Lombardia, Piemonte e Friuli Venezia Giulia. Nella stessa Toscana si è recentemente attribuita,su iniziativa del Pdl, una maggiorazione di punteggio sulla base dell’anzianità di presenza nelle graduatorie. Sarebbe interessante in una città ove acuta è l’emergenza abitativa conoscere la percentuale di immigrati presenti nelle graduatorie comunali e quella di presenti nel territorio comunale. Tra i tanti razzismi-veri o presunti- il più disgustoso sarebbe quello alla rovescia perpetrato da amministratori di sinistra ai danni di cittadini italiani meno abbienti”.

Pidieggiare pallido e assorto

E’ diafano il povero PD, d’un pallore mortale. Privo di un vero leader si dibatte fra malanni di stagione e lunghe degenze da paziente terminale.  Bersani Pierluigi è molliccio e maturo per la caduta come un cachi in autunno; l’unica linea politica che è stato in grado di dettare durante il suo asfittico regno da segretario del partito è quella del “Berlusconi vai a casa”. Non male, non c’è che dire, per un uomo che voleva rappresentare il futuro della sinistra. Ora tutti vogliono fargli la pelle, gli amici di un tempo in testa. Ma i congiurati non sono meglio del condannato. Veltroni dall’eterno ritorno, nietzschiano suo malgrado, ha idee valide ma più volte ha dimostrato di  non possedere il carisma e l’energia necessari per attuarle; e poi presto o tardi andrà in Africa, perchè ce lo manderanno. La Bindi sembra la sora Lella in veste rossa. Sbraita che è un piacere, con quell’irritante accento toscano (e magari un giorno si scoprirà che neppure lei è toscana, come Monicelli) calcato in bocca come uno straccio  bagnato, ma è incapace di produrre alcunché, se non le solite litanìe che da anni sentiamo propalare. I cosiddetti “giovani” del PD, Serracchiani il cessone e Civati l’Adone, fanno il verso ai più vecchi e somigliano ai baby pensionati di prossima abolizione: non un bagliore di novità, nessuna idea, pappardelle trite e ritrite che ne fanno gli amplificatori dei demagoghi alla D’Alema. Ecco, giusto lui, D’Alema da Bompresso, il velista svelato, il manovratore occultato e perennemente inculato, colui che non ne fa una giusta dai tempi in cui vide rosso. Ancora oggi si ostina a complottare, a mestare nel torbido, ranocchio velenoso a suo agio nel fango. Il fatto è che non lo ascolta più nessuno, salvo qualche cotonato funzionario che gli deve la poltroncina. E Franceschini? Vogliamo parlare di Franceschini? Meglio di no, sarebbe come voler parlare del nulla, astrazione filosofica che mette in ginocchio la retorica e il più eloquente fra i dotti. Meglio lasciar perdere. Resta Renzi, coi si suoi rottamatori, gente da revisione auto, collaudatori dell’atrui tramonto. Beh, giovani lo sono, non c’è dubbio; carini anche, abbastanza; distonici rispetto al mainstream pure; il fatto è però che il sindaco di Firenze e i suoi sono portatori insani di un nuovismo soltanto formale, un distacco dal passato privo di sostanza.  Il pensiero sottostante alla loro azione resta il solito, quello che dai DS in avanti ha vessato le sinistre nostrane, quel social-liberismo, contraddizione in termini, che ha prodotto il distacco del partito dal suo elettorato tradizionale e ne ha fatto una belloccia vetrina per borghesotti chiccosetti e imprenditori buonisti. Dove può andare un partito così malmesso e bigio? Quali obiettivi si può porre il PD italico di fronte alla piazza pulsante e  al malcontento che dilaga? La rivolta è alle porte anche perchè la sinistra non ha più un punto di riferimento credibile in parlamento, questa è la verità. Il pidieggiare pallido e assorto di questi signori porterà presto o tardi all’insipienza del partito, che verrà equiparato alla Casta e fagocitato dagli incazzati d’Italia.

MAURIZIO GREGORINI

Orgasmi finiani e non solo…

Ancora una volta Gianfranco Fini dimostra di non essere un presidente della Camera super partes e di approfittare della sua carica istituzionale per condizionare la vita politica del Paese. Oggi sulla sua pagina pubblica di Facebook (e su Twitter) è apparsa una frase che non lascia equivoci: “Nel pomeriggio salirò al Quirinale per spiegare come sia diventato difficile, vista la situazione in cui versa la maggioranza, garantire il normale andamento dei lavori parlamentari”.
Ora, se è vero che martedì il governo è andato sotto, alla Camera, nell’approvazione dell’articolo 1 del Rendiconto generale dello Stato, è altresì evidente che ogni valutazione politica di merito spetta al capo del governo e al Presidente della Repubblica. E non è ammissibile che il presidente di un ramo del parlamento si erga a paladino dell’opposizione, andando a perorare da Napolitano, sia pure tra le righe, lo scioglimento delle camere. Certo, a scrivere quella frase di sicuro non sarà stato Fini ma qualcuno del suo staff. Ovviamente qualcuno di cui Fini si fida eccome. Ma è evidente che sia stata una gaffe, piuttosto grossa a dire il vero. Prova ne è che dopo poco quelle frasi sono state rimosse, sia da Facebook che da Twitter. Ma in molti hanno fatto in tempo a leggerle e a commentarle.
Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, non si sofferma sulla frase comparsa sui social network ma pone l’accento sui comportamenti tenuti da Fini in queste ore. Cicchitto sottolinea che Fini “si è distinto dall’opposizione che chiedeva la non procedibilità della presenza del presidente del Consiglio in aula, però precedentemente ha fatto un percorso che non ha rinviato ai lavori della commissione il ragionamento sul rendiconto dello Stato, e ha dato un’interpretazione unilaterale della prevalenza dell’articolo 1 rispetto al resto dell’articolato”. Ancora una volta, dunque, Fini ha remato contro la maggioranza. Difficile poter sostenere che abbia tenuto un comportamento super partes, come richiesto dal suo ruolo. E quella frase su Facebook, anche se non scritta da lui direttamente, non lascia dubbi…
“A fronte di interpretazioni del tutto erronee e forzate delle opposizioni sulle implicazioni del voto negativo all’articolo 1 della legge sul rendiconto, il governo e la maggioranza reputano necessario richiedere la fiducia al parlamento. Ciò avverrà sulla base delle comunicazioni politiche che il presidente del Consiglio intende rendere in aula. Indipendentemente da queste comunicazioni, sul merito del provvedimento relativo al rendiconto generale dell’amministrazione dello stato, si è convinti che il voto negativo all’art. 1 non sia ostativo all’approvazione di tutti gli altri articoli del provvedimento stesso”. Lo ha affermato Paolo Bonaiuti raggiunto telefonicamente al termine del vertice a Palazzo Grazioli. Il Cav parlerà in Aula già oggi, al massimo domani. E secondo alcune indiscrezioni, tra gli argomenti che tratterà ci sarà la constatazione del fatto che far cadere il governo nel mezzo di questa crisi economica sarebbe da irresponsabili.
Il tutto avviene al termine di una giornata convulsa nella quale la Camera ha bocciato l’articolo 1 del rendiconto di bilancio. In Aula si è registrato un 290 pari. La maggioranza richiesta però era di 291 voti. Subito dopo il voto in Aula è arrivato Silvio Berlusconi, che si è intrattenuto però solo per qualche minuto. Il presidente della Commissione bilancio, Giancarlo Giorgetti, ha chiesto la sospensione della seduta per la valutazione della situazione. Polemica nei confronti del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti che non ha partecipato alla votazione. “Quello del ministro Tremonti è stato un comportamento irresponsabile: è entrato in Aula 30 secondi dopo che era già avvenuta la votazione in cui la maggioranza è andata sotto, si è seduto tra i banchi del governo. Spiegasse perché”, ha attaccato il deputato del Pdl, Amadeo Laboccetta che poi ha incalzato: “È un provvedimento che porta il suo marchio”. In serata è arrivata una nota del ministero dell’Economia che ha spiegato l’accaduto: “A poche ore dalla presentazione della Legge di Stabilità il ministro Tremonti era al ministero impegnato con gli uffici di Gabinetto nella valutazione dei dossier relativi a ciascun Ministero. In aula in rappresentanza del Ministero erano presenti i Sottosegretari. Appena ricevuta notizia dall’Aula il ministro ha interrotto i lavori e si è recato a Montecitorio. Nessuna ragione politica di nessun tipo”.
Intanto la bocciatura di oggi secondo il premier “è un problema tecnico che si può risolvere”. Anche il Senatùr non ha partecipato alla votazione. Il leader della Lega, Umberto Bossi, che tra una votazione e l’altra si era fermato nel cortile di Montecitorio per fumare un sigaro, è stato avvicinato dai cronisti proprio mentre rientrava in Aula e quei pochi secondi di ritardo sono bastati a far bocciare il documento economico del governo per un voto di scarto. La gravità dell’assenza di Bossi è stata subito sottolineata dalla sua portavoce che ha accusato i cronisti di aver trattenuto il ministro proprio mentre c’era un voto così importante. Decisive, fra le altre, le assenze di Claudio Scajola, Antonio Martino, Gianfranco Miccichè, Andrea Ronchi, Paolo Guzzanti, Giuseppe Cossiga, ma anche il voto contrario di Calogero Mannino, Santo Versace, dei Liberaldemocratici di Italo Tanoni e della Svp. Il Pdl ha avuto 13 assenti, la Lega 2, Popolo e Territorio 5 fra cui Guzzanti, Pionati e Scilipoti. Assente Casini.
Dopo la bocciatura in Aula, le opposizioni hanno attaccato il governo. “La maggioranza che sostiene il governo non esiste più, né nel Paese né in questa Camera”, ha detto in Aula il capogruppo del Pd, Dario Franceschini. Dopo il voto, cui ha partecipato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dall’opposizione si è applaudito e urlato: “Dimissioni, dimissioni!”. Prima della sospensione, fra rumori del centrodestra e applausi del centrosinistra, tutti i gruppi di opposizioni (Pd, Idv, Terzo Polo, misto-opposizioni) hanno preso la parola per chiedere al Presidente del Consiglio di andare al Quirinale a rassegnare il mandato. “Oggi le dimissioni di Berlusconi, e prima ancora quelle del ministro Tremonti, sono inevitabili per ridare credibilità al Paese”, ha dichiarato il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini che poi ha aggiunto: “Molti pensano che sia un’ossessione dell’opposizione chiedere le dimissioni di Berlusconi ma siamo di fronte a un governo paralizzato”.
“È la prima volta dall’inizio della storia della Repubblica che il governo viene battuto in aula su un provvedimento del genere”, ha attaccato Gian Luca Galletti dell’Udc. “Finalmente si esce dalla retorica del va tutto bene”, ha tuonato Benedetto Della Vedova del Fli, mentre Massimo Donadi dell’Idv ha dichiarato: “Tornate a casa e si torni a votare”. Anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini ha cavalcato il voto in Aula e ha affermato che “la richiesta di sospensione dei lavori va accolta anche per le evidenti implicazioni di carattere politico”. Quello che è successo oggi in Aula, ha aggiunto Fini, “è un fatto senza precedenti”. E proprio per questo sarà convocata per domani mattina la giunta per il regolamento della Camera che dovrà stabilire se, nonostante la bocciatura dell’articolo uno, si potrà proseguire o meno con l’esame sullo stesso articolato.
“È stato un incidente, non credo a un complotto”. Così il coordinatore del Pdl, Denis Verdini respinge chi fa “dietrologie” e dà la sua versione di quanto accaduto: “La prima votazione è andata 287 a 285, tra la prima e la seconda votazione sono arrivate una serie di chiamate, sette della maggioranza, 5 dell’opposizione. Poi 4 sono usciti, Bossi, Cossiga, Gianni e Testoni. Sono i quattro che c’erano prima e che non hanno votato dopo. Non credo ad un complotto”. “Se c’è un dissenso politico lo si manifesti, ma cose come sono successe oggi non sono più tollerabili. In questo momento le leggerezze sono colpevoli e inescusabili”. Così il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ha stigmatizzato la sconfitta della maggioranza oggi alla Camera, aggiungendo poi che “solo la fiducia può sanare l’incidente”. Previsto uno stop anche per il ddl intercettazioni, così come confermato dal capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. “È certo che ora si rinvia l’esame del ddl intercettazioni”, ha detto. E lo stesso Cicchitto, tornando a parlare della bocciatura di oggi ha dichiarato: “Io credo che il governo debba rendersi disponibile a un confronto politico e a verificare se abbia o meno la fiducia in Parlamento”.

Altri orgasmi: qui, nomi e cognomi… sarebbe meglio per loro fare del sano sesso… piuttosto che eccitarsi così. Ma… tutti i gusti sono gusti.

Tensioni sociali e brame di potere

Di questi tempi fermentosi e pieni di insidie è bene mettere i puntini sulle i. Non c’è dubbio infatti che la crisi, il trentennale malgoverno e l’oggettiva congestione di sistema stiano provocando giustiìficate tensioni sociali d’ogni genere: operai  nelle piazze che rischiano o hanno già perso il lavoro, studenti e giovani senza futuro inferociti, stranieri che sbarcano a più non posso, conti in banca prosciugati, famiglie al lumicino.  Per altro, i componenti della classe dirigente tutta (politici di ogni colore, intellettuali, industriali, amministratori, finanzieri, banchieri, sindacalisti, giornalisti, magistrati) ci stanno mettendo del proprio per aizzare le invidie sociali e la rabbia dei cittadini: corruzione dilagante, inettitudine, ideologismi e clientelismi, ricchezze faraoniche esibite e accumulate con dubbi procedimenti etc. Inutile negarlo, il paese è allo stremo, al culmine della sopportazione. Si levano da più parti voci riottose, che provocherebbero ben più vasti sommovimenti se i piatti fossero completamente vuoti, cosa che per fortuna, ad oggi amcora non è.  Detto questo, altra faccenda sono gli opportunismi che le sinistre cavalcano senza tema e che nascondono evidenti brame di potere. Nascosti dietro le rivendicazioni sociali a soffiare sul fuoco ci sono quasi sempre gli esponenti più o meno moderati dei partiti rossi. Ben poco interessati ai reali problemi della gente hanno come obiettivo il rovesciamento degli equilibri politici a proprio favore, risultati elettorali a prescindere. La verità è che costoro fanno parte a pieno titolo del sistema marcio e olente in cui si dibatte il nostro paese e le tensioni registrate negli ultimi mesi sono dirette anche contro chi dall’opposizione ha contribuito all’attuale degenerazione dei costumi e dello status economico. Pensano davvero a sinistra che gli italiani siano già scordati dei pasticci dei governi Prodi, dei macelli di Amato, dell’euro assassino, dei Greganti e dei Consorte, oppure dei Sircana e dei Marrazzo?  Sono proprio sicuri che le generazioni di artistoidi politicizzati e scopiazzatori non abbiano disgustato il pubblico italiota quanto i ghiribizzi velistici di un D’Alema o gli eterni ritorni di Veltroni? E’ sacrosantro dunque mettere sull’avviso i cavalieri dell’Apocalisse de noantri che se il taffruglio scoppierà, e di questo passo scoppierà, non sa rà diretto solo contro chi è in sella, ma anche contro chi per la sella ha fornito il cuoio e gli incisori. La rete e i social network hanno permesso al popolo di prendere coscienza e di scavalcare l’informazione ufficiale, non è più possibile prenderlo per i fondelli con la facilità di prima. Prendano atto lor signori rossovestiti, e la smettano con la vomitevole ipocrisia che insozza ogni giorno i nostri stanchi padiglioni auricolari.

MAURIZIO GREGORINI

Bolscevichi

Che uno pensava di aver votato un governo di destra e si ritrova con dei comunisti da far invidia a Honecker e Ceausescu. Insomma, l’abbiamo capito, quando Berlusconi tuonava “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani” era una delle (poco) divertenti barzellette del Cavalier Pompetta

Ansa, via Nessie

Un’ipoteca sul 10% del patrimonio privato al posto di una tassa patrimoniale. Con l’obiettivo di ridurre il costo del debito pubblico prevedendo, in parallelo, un piccolo ”bonus” ai proprietari che si trasformeranno in questo modo garanti di parte del debito. L’ipotesi, che al momento e’ solo un’idea, e’ arrivata sul tavolo del primo confronto avviato al ministero dello Sviluppo con i ministri del Pdl. ”Una proposta tra tante”, spiega una fonte del dicastero che la ritiene poco percorribile. Che poi in serata afferma tranchant: ”La proposta Monorchio non e’ stata ne’ sara presa in considerazione per il Dl Sviluppo”.

Ma a presentarla e’ stato l’ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, che l’ha elaborata assieme all’esperto Guido Salerno. E, con le sue suggestioni, trova comunque favorevole qualche rappresentante di governo. Un’ipoteca sul 10% del valore delle case private: l’idea non e’ di bolscevichi che puntano a nazionalizzare la proprieta’ privata. Ma, elaborata da Monorchio e Salerno, e’ stata presentata gia’ alla Fondazione Ugo La Malfa e, pur nella sua complessita’ tecnica, avrebbe lo scopo di evitare la temuta patrimoniale. Gia’, perche’ lo scopo e’ sempre lo stesso: recuperare risorse per ridurre le tasse e favorire investimenti e sviluppo. Cosi’ che, ora che anche l’ipotesi condono sembra tramontare, non manca chi ritiene che la proposta dell’ex ragioniere possa prendere quota, diventare piu’ che percorribile.

L’idea e’ quella di abbattere il costo del debito pubblico, applicando i tassi Bce (ora all’1,5%) su nuovi, speciali titoli pubblici, grazie alla garanzia di asset privati: gli immobili degli italiani, ma solo per una piccola quota parte calcolata sul valore degli immobili di mercato all’anno 2000. Al tasso Bce andrebbe pero’ aggiunta una maggiorazione dell’1% che servira’ a ripagare il proprietario che ha dato in garanzia il bene. Che ci guadagna lo Stato? Il tasso dei titoli per lo Stato sarebbe quindi del 2,5%, ma i conti pubblici risparmierebbero comunque due punti rispetto ai tassi di mercato e le risorse potrebbero essere applicate per favorire lo sviluppo. E per i proprietari quali i benefici? Evitando la patrimoniale non avranno un aggravio di imposizione ma, anzi, un ‘bonus’ taglia-tasse. La maggiorazione dell’1%, che sara’ loro attribuita, potra’ essere utilizzata per pagare le imposte (ad esempio l’Ici).

Tecnicamente la proposta – secondo i proponenti che hanno gia’ elaborato anche un testo normativo – potrebbe essere realizzata solo dal momento del pareggio di bilancio e prevede che ‘il patrimonio immobiliare privato’ sul quale non gravano gia’ garanzie ipotecarie, possa essere ”prestato”, in piccola quota (il 10%), per una garanzia allo Stato sul debito ventennale contratto con la Bce, con titoli di serie speciale denominati ”Mobilitazione del patrimonio immobiliare privato” e ”Bonus ai proprietari garanti”. In questo modo il prestito non sarebbe collegato all’andamento del mercato. Attualmente il patrimonio abitativo, secondo dati Bankitalia, vale circa 4.832 miliardi che, escludendo quello ipotecato, scende a circa 4.500 miliardi.

Prevedere un’ipoteca – che in alcune ipotesi sarebbe volontaria e in altre obbligatoria – del 10%, significa per lo Stato poter contrarre 450 miliardi di debito pubblico a un tasso ridotto, con un risparmio di almeno due punti percentuali che favorirebbe lo Sviluppo. L’obiettivo sarebbe anche quello di stabilizzare il debito pubblico, riducendo la quota in mano a investitori esteri (che ora e’ appena sotto il 50%) e quindi da possibili speculazioni. Ma l’ipotesi, che e’ stata sintetizzata anche in un testo normativo di 10 articoli, deve ancora superare il vaglio collegiale, che poi e’ il nuovo metodo avviato dal ministro Romani che ha portato sul suo tavolo molte proposte, tutte ancora da vagliare.

P.S.

Per cambiare un po’ da oggi ho deciso di installare Dis-Qus come metodo di commenti. Non dovrebbe cambiar molto dal metodo pre-impostato da blogger. Motivazione del cambiamento, la possibilità di mettere definitivamente in black-list i troll senza dover perder tempo ogni volta a leggermi i loro patetici travasi di bile. Va bene, come si dice, tanti nemici tanto onore, ma sinceramente non ho molto tempo da perdere con personaggi inutili a cui consiglio di leggere questo gustoso pezzo.

A scuola di cattocomunismo

Un notevole intervento sulla scuola della signora Cristina Nicoli su un giornale genovese (a cui si può solo gentilmente rimproverare di non aver aggiunto particolari che facessero intendere di quale istituto si trattava. Ma è più che comprensibile che essa abbia sfumato in questo senso la sua bella riflessione) ci riporta alla condizione “umorale e mentale” di gran parte delle nostre scuole, il cui stato è deplorevole. Guardandomi intorno, a me non pare di vivere in un ambiente del genere non perché mi reputi davvero bravo o semplicemente fortunato ma perché cerco sempre di spezzare la squallida melassa catto-comunista che è l’ideologia italiana attuale prevalente. D’altro canto se ci volgiamo alla lettura dei quotidiani o ci affidiamo ai programmi televisivi, è la stessa zuppa (o come diceva un vecchio adagio popolare: se non è zuppa è pan bagnato). Mi guardo bene dal leggere certi giornali e dal vedere determinati programmi, anche perché non potrei che opporre ad essi un tranquillo e sereno disprezzo. Lo so: il disprezzo che nasce dal contemplare la mendacia e la miseria altrui non è per nulla cristiano ma tant’è c’è poco da fare, occorre proteggersi in una maniera o nell’altra da determinate persone che sono (con i comici di contorno) veri e propri intossicatori dell’opinione pubblica. Il caso delle scuole (non so se di tutte perché ho girato solo licei classi, scientifici e magistrali o, come si dice oggi, delle scienze sociali) è diverso per certi tratti, simile per altri. La scuola per sua sfortuna è oggi meno importante nel formare la coscienza dei giovani. E questo comporta per il personale che vi lavora un discreto carico di frustrazione dal quale la maggior parte degli insegnanti non riesce a liberarsi (e credo che lo stesso discorso valga anche per i presidi-dirigenti scolastici). Donde la loro infelicità e la ricerca di sfogarsi su qualcuno. Come è noto gli intellettuali sono per eccellenza persone afflitte da sensi di colpa e, come certo Lei avrà capito, sono tutt’altro che coraggiosi. Ecco dunque lo scivolamento paraculistico a sinistra (è la stessa situazione dei comici di cui si parlava sopra: pendono pressoché tutti da quella parte, povere stelline di mamma!). Ma allora la vera ideologia italiana del presente non è che l’esaltazione della lotta intestina al nostro paese e la viltà antinazionale dell’opposizione (pur mascherata da tutti i distinguo che il loro sovente non brillante ingegno sappia configurare). E’ questo la spessore autentico del catto-comunismo che imperversa nella sua versione sentimentale e piagnucolosa. Non dev’essere un caso che gli aristocratici fiorentini del Rinascimento – compresa la famiglia Medici – chiamassero i seguaci del Savonarola, sprezzantemente “piagnoni” (il tratto negativo va qui contestualizzato, richiamando anche le istanze economico-sociali positive del noto e sfortunato frate domenicano). Che cosa deve fare un giovane cui sia capitato di navigare in tali acque melense? Abituarsi diuturnamente a udire, vedere e non credere ma capire, con l’aiuto dei suoi genitori, le pirandelliane “maschere nude” che  si trova continuamente dinnanzi nell’ambiente pubblico in cui deve  lavorare scolasticamente. E’ necessario che egli faccia  appello a tutte le sue potenzialità creative per non farsi attrarre dal Maelstrom viscoso e appiccicaticcio che si presenta con la caratteristiche di una curiosa tisana democratica che cerca di allineare tutti a non voler vedere una realtà che è invece chiarissima: agli Italiani piacciono le favole e sono infastiditi da coloro che cercano di far loro capire che sarebbe ora di svegliarsi e finirla con le lotte e le baruffe attivate da capetti e da cacicchi locali (compresi quelli di espressione sindacale e parlamentarista). Gli Italiani credono (beati loro!) di aver vinto la seconda guerra mondiale e che le conseguenze di questa stessa siano inoperanti. Celebrano il Risorgimento (e fanno finta che non ci sia stata casa Savoia e che i Francesi e i Prussiani non abbiano sparso il loro sangue per la costruzione della nostra unità nazionale. Come è noto gli Inglesi sono stati in proposito più risparmiosi ma altrettanto efficaci nel dare un mano).

Come Lei avrà inteso, gentile Signora, questa ideologia di sinistra (pur anche apparentemente così onnipresente e formidabile) è nello stesso tempo la più grossa celebrazione dell’impotenza del nostro paese (pur non dandolo affatto a vedere). Ed è questo il lato sconcertante e meraviglioso nella sua negatività. I nostri “compagni” criticano ferocemente Israele? Ma sarebbero capaci di fare quello che tale stato viene facendo? Ma nemmeno per idea! Però l’agitare le acque (dalle cattedre, dalle sedie di un bar all’aperto, nell’ambito di un comizio o di una compagnia di guitti, ecc.) è come una surroga (però mendace) di ciò che non si è per nulla in grado di fare. Per me è evidente che tutta questa gente non è in grado di far risorgere il nostro paese e, assecondando il Suo discorso, non è capace che di cercare di riempire con aria fritta le menti dei giovani a cui dovrebbero insegnare ben altro. Ma tant’è se cercassero di insegnare ben altro dovrebbero smentire tutta la loro vita e questo non è umanamente possibile né chiederlo loro né pensare che lo facciano davvero. Sono prigionieri di una menzogna che essi stessi hanno creato e continuano a vivere a spese di questa. Peccato per loro e, purtroppo, anche per noi che comunque ce li ritroviamo in giro a impedirci di rinnovare davvero la nostra storia e la nostra patria.

Claudio Papini

Pregiudizi e servitù – Vendola e Berlusconi

Questa la voglio raccontare. Ieri incontro un amico, orientato a sinistra e molto critico verso il centrodestra. L’amico nutre una grande passione per Vendola (passione politica!). Lo ritiene, al momento, il vero leader della sinistra italiana. Può anche essere così, ma francamente della sinistra e delle sue beghe infinite non sono interessato. La sinistra non è nelle mie ipotesi di scelta. Non che la destra lo sia per partito preso, ma, se chiamato a scegliere, la mia preferenza va sempre verso chi propone un modello di società liberale, con uno Stato minimo e con la gente che fa il proprio dovere, senza pensare che si possa vivere alle spalle degli altri, con diritti e doveri in equilibrio, senza privilegi, con meno protagonismi. Una società meno rigida, più giusta e più responsabile, ovvero uno Stato in cui ci siano più certezze sociali e più opportunità, ed ancora più libertà e più sicurezza: uno Stato che la sinistra italiana, per il suo retroterra culturale, non potrà mai realizzare. L’amico mi saluta e deciso a dire la sua, introduce la conversazione con una domanda che non è proprio tale. Mi dice: “hai visto che Berlusconi sapeva che le zoccole che partecipavano alle sue feste erano escort e che le pagava?”. In verità la sua frase è stata ancor più colorita, ma la sostanza era questa. Una domanda che era già una conclusione, di certo un pregiudizio. All’istante penso che questa sia disinformazione. E penso che nell’immaginario molti abbiano già raggiunto questa conclusione. Penso che lo scopo di alcune inchieste sia, giusto, questo, e che sia persino evidente che l’obiettivo sia stato raggiunto. Una di quelle domande, stile La Repubblica con la penna della buon’anima di D’Avanzo, come se si volesse far sorgere il dubbio, ben sapendo che spesso il solo dubbio si rivela già sufficiente a far passare per acquisita una certezza che invece non c’è. Naturalmente io tutta questa certezza non l’ho mai avuta. A dire il vero, tutto ciò che è sin qui conosciuto sembra avvalorare il contrario. Mi viene il dubbio che l’amico volesse parlarmi del suo ultimo sogno in cui, stranamente, mi comprendeva come protagonista, come se in questo sogno avessimo avuto insieme la possibilità di valutare fatti e circostanze, nella realtà inesistenti, che inducessero al formarsi di questa asserita convinzione. Sorridendo, e per sdrammatizzare, gli chiedo di escludermi dai suoi sogni, consigliandogli finanche di dedicarli a soggetti più gradevoli di me e di Berlusconi. Gli rispondo così, con pacatezza, riferendogli che la questione si è fatta così fitta e che le ipotesi sono diventate così contraddittorie e intriganti da lasciar più di un dubbio che questa inchiesta non costituisca una grande messa in scena che qualcuno ha voluto montare e di cui ben s’intuiscono le finalità. Tutt’altro che un servizio alla Giustizia. Gli contesto che mi sembra più una cosa studiata a tavolino, persino con alcune modalità che sembrano così simili a quelle che adottano quei prepotenti che sono presi dalla voglia irrefrenabile di mollare a tutti i costi un pugno sul naso a chi gli sta sulle palle. Nelle storie giudiziarie le responsabilità sono personali e, così, naturalmente, anche in questa ci sono i soggetti coinvolti. Alcuni si trovano a dover rispondere dinanzi alla magistratura delle contestazioni mosse con riferimento ai propri pensieri riportati a persone con cui dialogavano in amicizia. Alcuni si sono visti pubblicare sui giornali le proprie faccende personali, comprese quelle che riguardavano la propria intimità, benché prive di qualsiasi interesse giudiziario. Se penso alle volte con cui al telefono ho raccolto, e fatto, confidenze con la preghiera di non farne cenno a nessuno, mi sale persino l’angoscia. Su ciò che è stato detto in privato, i magistrati fanno congetture e domande, ma come si fa a ricostruire a posteriori sensazioni private e le preoccupazioni più intime di un momento della propria vita? Come si fa a ritrovarsi su cose astratte, spesso su illusioni, o su millanterie, oppure su timori e sfoghi in un momento di rabbia? Come se ti chiedessero perché hai alzato la voce contro uno che ti ha chiamato alle tre del mattino per parlarti delle sue faccende private. Le risposte restano sempre racchiuse nella reazione emotiva del momento: sono un tutt’uno con il pensiero che, in quel momento, si è formato in modo istintivo. Sono, comunque, tutte incursioni che sottraggono scorci di vita privata alla condizione civile di persone libere. La gente vive in un personale che è fatto di luci e di ombre, in cui possono alternarsi momenti di frustrazione ad altri di grande esaltazione. La vita è un palcoscenico in cui ciascuno, in coscienza o meno, interpreta il proprio copione. Su quel palcoscenico va in scena il diritto degli uomini a vivere la propria vita secondo la propria coscienza, senza doverne dar conto a nessuno se non alle persone coinvolte nella propria vita privata. Su queste relazioni private, però, c’è chi ci ride sopra e chi ci ricama i propri pregiudizi. Come se ci fosse un diritto che lo consenta. Nessuno, invece, avrebbe il diritto di umiliare e mortificare il suo prossimo, soprattutto se si tratta di presunti imputati e di presunte vittime, quindi individui già in uno stato di prostrazione. La Giustizia non è ridere sulle disgrazie o sulle colpe degli altri. Il mio amico, così, per tutta risposta, mi riempie d’invettive contro il premier e mi chiama “servo”. Servo della libertà e della verità, si! E nella convinzione che ciò che si percepisce oggi in Italia non possa essere, affatto, un buon servizio alla democrazia.

Vito Schepisi

Napolitano elogia i giovani carcerati di Nisida: e gli onesti ?

No, non ci siamo proprio, qualcuno dovrebbe parlargli, spiegargli le cose, ed anche consigliarlo meglio. Ma come si fa ad andare al Carcere Minorile di Nisida a dire, dopo un loro concertino in …

Leggi ancora | Pubblicato da Vandeaitaliana | Commenti (5)
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Il ritorno degli zombie

Un commento: A nessun ex-presidente degli USA, a nessun ex-cancelliere della Germania e a nessun ex-premier inglese verrebbe mai in mente di criticare il governo in carica del loro paese. Non lo hanno mai fatto e non lo faranno mai. Solo in Italia Prodi puo’ impunemente criticare il suo successore a Palazzo Chigi senza neanche minimamente rendersi conto che cosi’ svilisce la carica istituzionale del Presidente del Consiglio. La cultura politica di accettare il responso delle elezioni e di lavorare bene come opposizione per cercare di vincere le prossime elezioni e’ lontana dall’Italia. Prodi, che occasione perduta per tacere!” 

Milano – Dopo essere stato incoronato da Vendola come “uomo nuovo” della sinistra, essere tornato alla ribalta nel dibattito politico e dopo aver annunciato un programma televisivo su La7 in cui darà lezioni di economia, il Professore torna a parlare e punta il dito contro Berlusconi. In un editoriale apparso su Il Messagero l’ex premiere afferma che “dopo la drammatica estate che abbiamo passato bisogna giungere alla conclusione che, pur navigando in un mare in tempesta, qualsiasi nuovo timoniere è meglio di quello esistente e che il rischio di un cambiamento è certamente preferibile alla certezza che la nostra nave vada a schiantarsi contro gli scogli”. Una metafora marittima per dire sostanzialmente: “Metteteci chiunque altro al governo, ma non il Cavaliere”.
L’attacco a Berlusconi e al suo governo diventa ancora più diretto quando affronta il tema della manovra preparata e varata durante l’estate. “Di fronte a questo stato di fatto – accusa Prodi – la reazione del governo italiano non è stata, sotto alcun aspetto, all’altezza della situazione. Le successive manovre economiche si sono distinte per la loro insufficienza, frammentarietà e contraddittorietà”. Prodi conclude poi il suo intervento citando anche le ultime frizioni fra la Marcegaglia e il governo, parlando “di un distacco dall’esecutivo di molti dei pilastri che lo avevano sostenuto, a partire dalle associazioni di piccoli imprenditori e della Confindustria, e a un raffreddamento di quella parte delle gerarchie ecclesiastiche e di quei sindacati che, finora, avevano sostenuto il governo”.
Non è la prima volta questa nello spazio di pochi giorni che l’ex premier torna a occuparsi della situazione politica del Paese. Già tre giorni fa aveva detto: “Occorre trovare una piattaforma condivisa e un pensiero alternativo. Ma occorre anche, se necessario, fare un passo indietro rispetto alle proprie emozioni politiche altrimenti ci aspettano altri 45 anni di Berlusconi”. I primi segnali di un suo ritorno si erano manifestati a luglio quando aveva ventilato l’idea di andare in tv su La7 per organizzare una serie di puntate in cui tornava a fare il professore d’economia con un talk show in cui come un maître à penser si confrontava con i giovani. Come un panchinaro in attesa di entrare in campo, sembra giunto il momento di fare il suo ritorno in politica, almeno ne è convinta la sinistra, che considera Prodi l’uomo per tutte le stagioni. Infatti sempre questa settimana Nichi Vendola lo ha indicato come il futuro per il centrosinistra. “E’ un punto di riferimento per tutti coloro che intendono costruire un centrosinistra capace di guardare al futuro”, aveva detto il leader di Sel. Alla fine a sinistra è sempre la stessa storia. Si parla di “rottamare”, di svecchiare ma a dettare la linea è sempre quel professore bolognese che “fermo”, “immobile”, come diceva nelle sue gag Corrado Guzzanti, attende solo il momento giusto per ributtarsi nella mischia.