Alemanno ed il Festival…

Dopo aver parlato di Isabella la Rossa, mi chiedo inoltre come mai il Sindaco Alemanno, sempre pronto a lamentarsi per i soldi mancanti, non abbia chiuso un Festival inutile (e doppione di Venezia) come quello cinematografico di Roma, che non solo ha costi altissimi, ma è l’ unico in Europa ad invitare SPESATI di tutto i critici cinematografici…
Festival inventato da Veltroncinolupodelupis !

Ma non era Isabella Ferrari a scandalizzarsi per Berlusconi ?

Restiamo ancora a Piacenza, città ormai sempre più rossa in onor di Bersani, tra mille contraddizioni (l’ Ikea icona della sinistra che mette in cassa integrazione centinaia di lavoratori, provocando pesanti manifestazioni di stranieri appoggiati dai no-global). 

Ricordate un mio vecchio post del 2011, quello:
 “In difesa delle donne chi in passato alzò le gonne..” ???

http://santosepolcro1.blogspot.it/2011/02/in-difesa-delle-donne-chi-in-passato.html 

 In esso ricordavo le suffragette firmatarie per la manifestazione antiberlusconiana per la dignità delle donne, tra le quali non mancava l’ attrice piacentina Isabella Ferrari; la quale, dopo già la prova erotica nel film di Moretti “Caos calmo” (un film con Nanni non si nega a nessuna sinistrorsa…), ora se ne esce con una pellicola dove recita perennemente nuda. 
Cosa che nemmeno un’ Olgettina forse farebbe… 
Ahi ahi ahi, siora Ferrari…  

Antonioni

 

E’ da poco trascorso il centenario dalla nascita di Michelangelo Antonioni (Ferrara, 29 Settembre 1912-Roma 2007), e dal momento che è uno dei registi che mi ha avvicinato con passione al cinema e uno tra i preferiti, almeno un breve post, sicuramente non esaustivo, andava scritto.

 
(Lucia Bosè in “Cronaca di un Amore”)

Antonioni è sempre se stesso (per tutta la carriera), “con un

AKIRA KUROSAWA, UN MAESTRO DEL NOVECENTO

 Adesso che il Novecento è alle
nostre spalle già da qualche anno e cominciamo a guardare ad esso con distacco,
possiamo individuare con una certa sicurezza i grandi maestri che questo secolo
travagliato ci ha lasciato, pur foriero com’è stato di ideologie criminali e di
germi di follia autodistruttiva delle cui scorie non riusciamo ancora a
liberarci; perché, indubbiamente, anche in

Al cineforum “I registi e la Talking-cure”

Tracce Freudiane  Associazione culturale   Rassegna di Cineforum Registi e la Cura di Parole  Psicanalisi, Talking cure, la cura di parole, parlando la cura. Come differenziare quella conversazione? Cosa resta? Come rilanciarla? Alcuni registi l’hanno indagata, altri si sono seduti sul lettino ed hanno fatto straordinari film.     Lunedì 26 Marzo 2012 – Io … Leggi il resto

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La fiaba nera del Love and Hate

Metti una sera un film. Un classico è un libro che non ha mai smesso di suggerirci e di comunicarci qualcosa quando lo riprendiamo in mano . Nel caso del film, quando lo rivediamo. Il cinema è arte più recente della letteratura, ma tra i messaggi istantanei ed effimeri della tv  dai quali siamo bombardati e di cui nulla resta, e un buon film, ce ne corre. E parecchio.  Per fortuna quando

Il cinema e la cura di parole (talking cure)

“Melancholia” è il titolo di un film straordinario, di una modernità “melanconicamente” tangibile. Sabato scorso le sue immagini scorrevano davanti a un  pubblico attento, che avrebbe potuto facilmente riconoscersi nei personaggi e nelle loro piccole e grandi storie di ordinaria paura di vivere. Personaggi fragili e disarmati di fronte a quel pianeta misterioso entrato in … Leggi il resto

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Telepadania contro la RAI

La Lega Nord su Telepadania lancia uno spot contro il “disservizio pubblico”, ossia, la Rai. L’invito è di non pagare il canone che viene imposto a tutti gli italiani.

“Sappi che se hai pagato il canone Rai hai dato un contributo a chi riempie di soldi improbabili ballerini”, spiega la voce fuori campo mentre scorrono le immagini di alcuni programmi Rai, “Ballando sotto le Stelle”, “Vieni via con me” e “L’Isola dei Famosi”. Come conclusione: “il canone tv non è proprio un contributo come tutti gli altri. Se questo è un disservizio pubblico, pagarlo non può essere un obbligo”.

Non è la prima volta che la Lega si appella ad uno spot su Telepadania, una rete televisiva privata che fa del suo senso di indipendenza la possibilità di trasmettere uno spot anti-canone Rai forte e audace come quello coniato nel 2011 in dialetto lumbard. Uno spot quest’ultimo avverso alla strumentalizzazione o inosservanza dei vari dialetti italiani che fanno parte di un popolo che ama il proprio territorio e che si prodigherebbe nel rispettare  le leggi come quella del pagamento del canone Rai se queste fossero eque  e rispettose dello stesso popolo.

Altro impegno della Lega Nord per contrastare il famigerato canone Rai è quello di opporsi ad un continuo aumento dell’importo pari a circa euro 2,00 ogni anno. Tale aumento sembrerebbe correlato – ma non giustificato – ad un adeguamento legato al cosiddetto tasso di inflazione programmata da parte dello Stato.

Nel 2012 la Lega Nord non si ferma allo spot televisivo anti-canone Rai. Procede oltre con un’iniziativa partita dalla Regione Veneto grazie all’Onorevole Mara Bazzotto ed al Comitato CLIRT (Comitato Libera Informazione Radio Televisiva) che promuovono la “Petizione Europea per l’abolizione del Canone Rai”, la tassa considerata più ingiusta  e più odiata dagli italiani.

Non si tratta di una semplice raccolta di firme, ma di un’azione mirata e concreta contemplata dalla legislazione europea, che permetterà di portare la questione del canone direttamente nel cuore del Parlamento Europeo.

Basta andare a visitare il sito dell’euro-parlamentare Mara Bazzotto (www.marabizzotto.it) ed è fatta.  Si può scaricare il modulo della petizione in versione integrale, si può stampare il modulo multi firma  per far firmare la petizione a livello di raccolta firme e soprattutto si ha la possibilità di stampare il modulo cartaceo di adesione da compilare in ogni sua parte e firmare e da inviare all’indirizzo indicato sul sito.

Mi sembra ovvio che le rimostranze della Lega siano serie e vadano incontro alle esigenze degli italiani.

Roberta Bartolini

http://youtu.be/IK3F822dPDc

TGcom 24, la Tv si evolve

Dal 28 novembre scorso su Sky esiste un nuovo canale, canale 51 che, basta chiamarlo o cliccarci ti risponde molto professionalmente 24 ore su 24. In effetti, si può anche cliccare sulla tastiera del nostro computer per potervi accedere in mancanza di tv a portata di mano. Questo è possibile anche grazie al fatto che, contrariamente a quello che avviene per il canale di sole notizie di Sky, le notizie di Tgcom24 saranno disponibili, gratuitamente, su tutti i tablet e gli smartphone.

Prima di analizzare le caratteristiche  precise che contraddistinguono canale 51 individuerei un’impronta di base di Tgcom24, quella della mancanza del cosiddetto “infotainment” che lo rende differente ad esempio da uno “Studio Aperto” su Italia Uno dove sono presenti spettacolo e gossip.

Tale peculiarità è stata scelta e voluta soltanto da una persona, il Direttore Mario Giordano, che Pier Silvio Berlusconi si è scelto da tempo per incrementare l’audience e gli utili dell’azienda di Mediaset da quest’ultima guidata. Difatti, del canale All News a Mediaset si parlava da anni. Ma la data del lancio è slittata più volte. Dopo due anni di lavoro in cui le redazioni del Tg4, Tg5 e  Studio Aperto sono state riorganizzate, il 28 novembre 2011 è partito finalmente, finora con molto successo, Tgcom24.

Ritorniamo al sostantivo “infotainment”. Tale termine significa letteralmente “informazione” – spettacolo (oppure “lo spettacolo dell’informazione”). E’un neologismo di matrice anglosassone e di ambito radio-televisivo nato dalla fusione della parole “information” (informazione) e “entertainment” (intrattenimento). L’obbiettivo è quello di fare spettacolo all’interno dei programmi che dovrebbero essere informativi.

Pertanto, da questo canone si distacca totalmente Tgcom24 il cui Direttore ha voluto più volte sottolineare come al contrario abbia inteso prendere spunto dall’evoluzione dei modelli americani. Da qui è nato il pensiero rivolto ad un flusso costante di informazioni aggiornate e commentate in continuazione. Lunedì 28 novembre alle ore 13.30 è pertanto nato un nuovo appuntamento con il canale di sole notizie, il Tgcom24 (canale 51 del digitale terrestre) diretto da Mario Giordano che, a partire dalla presentazione ufficiale del canale, al suo reale svolgimento non appare sullo schermo sostituito invece, dall’apertura, dal suo vice, Annalisa Spezie che, insieme ad altri quattro giornalisti forma la squadra dei volti del Tgcom24. Oltre alla Spiezie, sono presenti Benedetta Corbi, volto storico del Tg5, Ilaria Cavo, l’”esperta” in giudiziaria, autrice della celebre intervista a Misseri, il soprannominato “allievo” di Mario Giordano, Federico Novella, e Luca Rigoni, già capo degli esteri del Tg5 dagli esordi, 20 anni fa.

Giordano spiega che tali giornalisti “non saranno dei tradizionali mezzibusti ma de capiredattori inonda”, professionisti capaci di gestire l’impaginazione delle notizie, produrre gli approfondimenti, coordinare le informazioni per almeno tre ore al giorno ciascuno. Nell’arco delle 24 ore si avranno quattro fasce dove i colleghi avranno ospiti in studio e servizi aggiornati in tempo reale. Questo per quel che concerne la parte degli approfondimenti.

Per quanto riguarda i notiziari, a questi viene dedicato ampio spazio, infatti i notiziari sono 22 dalla durata di 8-15 minuti ciascuno.  Ogni mezz’ora vi è una breaking news di 60 secondi. I telegiornali veri e propri sono tre. A mezzogiorno e alle 18.00 della durata di 30 minuti, l’ultimo alle 21.00 di un’ora. Il Direttore spiega come in questo senso sia stato studiato il palinsesto in modo da non accavallarsi con gli altri tg. Questo dalle 6 alle 2. Di notte viene trasmesso un rullo con le principali notizie con la prontezza garantita di andare in diretta se ve ne fosse la necessità. La redazione composta da 130 persone, più i corrispondenti da Bruxelles, New York, Gerusalemme e Pechino, è aperta 24 ore su 24 e sempre pronta ad intervenire.

La tipologia delle notizie offerta è esclusivamente di carattere politico, di cronaca, di economia nazionale ed internazionale, Mario Giordano assicura che il gossip viene bandito dal canale, come non si tratta di telegiornali schierati. Vince la notizia, la prontezza dell’informazione, l’ambizione di fare degli scoop, la velocità, il ritmo incalzante, la voglia di non trovarsi mai indietro, anzi, di essere avanti.

Sarà anche un ritmo forsennato quello che coinvolge il telespettatore davanti a canale 51, ma è un ritmo accattivante, coinvolgente che emana sete di sapere e di informare e prima di tutto, voglia di lavorare e di produrre. Il tutto con volti giovani e propositivi.

Canale 51 col suo Tgcom24 rappresenta una fetta d’Italia che ama l’Italia e che contribuisce ad arricchirla e a migliorarne la qualità di vita.

Roberta Bartolini

TG 3: prove tecniche di manipolazione

Bianca Berlinguer

Un telegiornale “accompagnato”. Verso sinistra. La definizione del Tg3 (“accompagnato”, appunto) è contenuta in uno studio confezionato dalla Bain&Company, una multinazionale della consulenza, per i vertici Rai, che lo hanno chiesto in vista della riorganizzazione dell’area news. Il rapporto analizza l’offerta informativa della tv nazionale (a confronto anche con quella europea) e cataloga i tg a seconda dello stile e del modo di trattare la notizia. Ebbene, mentre Tg1 e Tg2 sono “Tg veloci”, nel senso che danno notizie con “servizi brevi”, quello di Bianca Berlinguer le “accompagna”, con “servizi di durata maggiore” e dunque con maggior taglio (commento). “Rientrano in questo cluster il Tg4 e il Tg3” – si legge nel dossier. E’ lo stesso rilievo mosso dal presidente Rai Paolo Garimberti al tg di RaiTre (cosa che ha fatto infuriare la Berlinguer). “Esiste un problema Tg3” aveva ammesso il presidente Rai un mese fa, dopo aver osservato che “i lanci del Tg3 della sera non erano obiettivi”. Un problema “non in termini di
completezza”, aveva aggiunto Garimberti, ma “di distinzione tra opinioni e notizie”. Un “Tg accompagnato”, appunto, che oltre a dare le notizie tende a spiegarle (ovviamente a modo suo). Il tg che, tra l’altro, dà più spazio alla politica tra tutti i notiziari delle tre reti Rai. Il Tg1, messo alla gogna pubblica perché “troppo politicizzato”, in realtà è quello che si occupa meno di tutti di politica, solo il 18% del suo tempo (mentre dà più tempo alla cronaca, il 30%). Il Tg3 parla per il 34% di politica, per il 25% di cronaca e per il 17% di esteri, meno di Tg1 e Tg2 (entrambi al 20%). La Berlinguer è battuta solamente da Mentana, che col suo TgLa7 ha inaugurato una forma di “tg spiegato” (sempre definizione del dossier) che tratta di politica più di quattro minuti su dieci (43%). In generale i notiziari Rai sono più politici di quelli Mediaset, con un rapporto di 27% a 17%. Fin qui i numeri che danno la plastica rappresentazione
della predominanza politica di un Tg del “servizio pubblico” tutto sbilanciato a sinistra anche nelle modalità della stessa comunicazione. Il Tg della Berlinguer applica una puntuale “strategia della manipolazione comunicativa”, facilmente riscontrabile – secondo noi – utilizzando come metro di paragone le famose dieci regole di Noam Chomsky: La prima norma è la “strategia della distrazione”. Dice Chomsky: “Consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. E’ anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, dell’economia, della psicologia”. Seconda norma è quella che potremmo definire “falso problema/risposta demagogica”: “Si crea un problema, una ‘situazione’ prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desidera far accettare”. Terza norma è la gradualizzazione delle soluzioni politiche, e quindi “Per far accettare una misura inaccettabile basta applicarla gradualmente, col contagocce, per anni consecutivi.” Quarta norma è quella dello spostamento nel tempo: “Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento”. Quinta norma è il comunicare ai cittadini come fossero bambini. “La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, questa tenderà, con una certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico: come quella di una persona di 12 anni o meno”. La sesta norma è quella che definirei “patemica”. “Sfruttare l’emozione – afferma Chomsky – è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti”. La settima, è la progettazione e gestione di un’ignoranza diffusa. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori”. E questa norma è legata a doppia mandata con l’ottava. Quella che prevede che il pubblico mediatico si convinca che “è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti. E che questi sono valori positivi e condivisibili”. La norma numero nove è quella del “senso di colpa”, e quindi: “Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi.” L’ultima norma, la numero dieci, è quella che possiamo definire del “doppio binario della conoscenza scientifica”. Per Chomsky il vero potere consiste nel conoscere compiutamente i predicati psicobiologici del pubblico (mediante gli assoluti progressi della biologia, della neurobiologia e della psicologia applicata), e poter confidare sul fatto che i cittadini (scientificamente analfabeti) non siano in grado di conoscere sé stessi. Provate a “vedere” il Tg “accompagnato” attraverso le dieci regole di Chomsky. Aggiungeteci molta faziosità ed un’abbondante spruzzata di mancanza di contraddittorio ed il gioco è fatto. Buona visione !

Mario Bozzi Sentieri