Home » politica estera » Bombe democratiche e umanitarie

Bombe democratiche e umanitarie

In principio fu Milosevic. E allora bisognava far cadere la sua dittatura nel nome dei “diritti umani” e dell’esportazione della democrazia in Serbia, con una gragnuola di bombe “democratiche” che durò 80 giorni. L’atto finale fu il tribunale dell’Aja per crimini contro l’umanità. Nessuno di quelli che sganciarono bombe per  mesi consecutivi uccidendo la popolazione civile, sarà processato.   
Poi fu Saddam Hussein, colui che aiutò gli Americani nella guerra contro l’Iran. Ma come disse Henry Kissinger “essere nemici degli Usa può essere pericoloso, essergli amici può essere fatale”. E allora vada per la fatalità. Saddam fu impiccato in diretta dopo averlo mostrato mentre lo spulciavano e gli toglievano i pidocchi dai capelli. Poi l’hanno ammazzato, ma meglio ammazzarlo spulciato, che con le pulci del rifugio dove se ne stava rimpiattato per giorni. Ovviamente  le “armi di distruzione di massa” a lui attribuite non furono mai trovate, ma non importa: stava scritto che doveva dipartire. E dipartì.
Poi è stata la volta dell’alleato di ferro Mubarak, trascinato davanti a uno di quei tribunali-farsa su una branda ospedaliera, tra bende e flebo, in sfregio ad ognuno di quei “diritti umani” di cui si  vanno riempiendo così tanto la bocca. Ma essere amico degli americani può essere fatale. E fatalmente, scoccò anche l’ora di Mubarak.
Ora  è arrivato il turno del colonello Gheddafi. Dopo tante strette di mano, sorrisi,  baci, inchini, abbracci con tutti i capi di stato occidentali, la parola d’ordine è “bombardare la Libia”.
La Libia è ricca, tutti hanno (o meglio avevano) una casa,  la sanità, l’istruzione. Lì, le donne non vengono discriminate secondo la sharia islamica, ma hanno un lavoro. La Sunna islamica non fa parte dello statuto della Jamahiriya voluta dal Rais e non c’è spazio per la Fratellanza Mussulmana né per il fondamentalismo, come già nell’Egitto di Mubarak.
Ma non importa: sta scritto nell’agenda delle grandi corporation straniere  che Gheddafi deve andarsene. E quando i “ribelli”, quelli che girano in ciabatte con l’infradito e che non sanno tenere in mano nemmeno un kalashnikov, quelli che servono da foglia di fico alle forze Nato i soli veri professionisti delle armi, “conquisteranno” interamente Sirte dopo Tripoli, allora si aprirà un nuovo tormentone: Gheddafi Dead or Alive. Come Bin Laden. E già è così.

Frattanto è pronta la solita Corte dei soliti cortigiani dell’Aja con la solita sòla dei “crimini contro l’umanità”. Nessuno di quelli che sganciano bombe, che seminano morte tra i civili, che lasciano morire i feriti come mosche, a centinaia… in ospedali rimasti a lungo senza cure e senza soccorso, verrà processato. Ma volete mettere la democraticità e l’umanitarismo di queste bombe? E’ per la democrazia, dopotutto. I ribelli avanzano, Gheddafi cade e la Borsa vola. Specie i titoli energetici e quelli bancari. Del resto, sono loro che vogliono questa guerra, pertanto ci tengono aggiornati come una partita di calcio. Tutto il Rais minuto per minuto. Loro sanno cosa deve accadere. E se proprio non accade, faranno sì che   accada ugualmente.

Altri articoli sulla questione libica: “Ma il rais fa il suo mestiere” di Massimo Fini
La Barbarie occidentale dei Petronazi del blog Etleboro

Paradigma per un dittatore di Nessie

Inoltre per chi vuol sapere cosa stesse preparando Gheddafi in Africa  di non gradito alla Casa Bianca, guardi questo video che ho prelevato dall’amico Johnny: http://www.stavrogin2.com/2011/09/libia-oltre-il-petrolio.html