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Beatitudini Relative


Non avevamo nemmeno terminato di descrivere alcune sculture contemporanee nel loro stridente impatto ambientale, di solito collocate in rotonde e spiazzi, al post precedente,
che addirittura i TG e l’Osservatore Romano sono costretti ad esprimersi sulla scultura dedicata a Giovanni Paolo II a Roma. Per l’Osservatore sembra una campana.
Qui solo una parte dei pareri avversi.
Se un riferimento concettuale è presente, a mio avviso c’è una sorta di post-Manzù, nell’enigmatica serie dei suoi cardinali,
poi chi vi ravvisa new age, chi cenni di ufologia, e somiglianze con Austin Powers o Bruce Willis;
ricorda come concept anche Zdzisław Beksiński (che nel suo genere era geniale, ma appunto non rappresentava papi):
fatto sta che se quando si è beati si è così, c’è qualcosa che non ci convince: in teoria rappresenterebbe l’abbraccio all’ecumene. Teologicamente forse più prerogativa di Cristo stesso, che non di un papa, ma il problema rimane il risultato finale e l’armonizzarsi o meno con il contesto.

questa la statua a Woytila:

qui l’inquietante Beksiński :

Ci sarebbe molto da dire, e non è questa la sede, anche del periodo del Novecento in cui anche l’architettura ecclesiastica, spesso a partire dagli esperimenti di Le Corbusier, ha sviluppato forme realmente insolite per un luogo sacro cristiano, passando da costruzioni enigmatiche a edifici tra l’incomprensibile e l’ufologico: forse si credeva che si sarebbe andati a Messa in navetta spaziale, e così hanno preferito anticipare i tempi.
Per questa tornata, completo con un’altra installazione, sempre di carattere avveniristico-ecclesiastico, questa volta dedicata ad un Padre Pio incombente e giudicante, una sorta di Pater Pius Pantocrator, dai richiami orrorifici, apocalittici e post-industrial (altri termini non mi sovvengono) con elementi tra Wes Craven e Mazinga: in più, alla sinistra ha una sorta di ruota della fortuna geometrizzante con l’immagine della Sindone:

Padre Pio, Rotonda dei Pentri, Benevento

dettaglio:
Dal momento che l’Italia oggi produce non poi così tanto, le rimane un know how che abbiamo sistematicamente s-dato via, e non sempre l’abbiamo fatto fruttare al massimo,
non investe se non in sprechi,
ciò che le resta è solo il fatto d’essere un museo a cielo aperto, di vestigia che sono la radice d’Occidente d’importanza mondiale, ci si domanda se sia anche il caso di riempirla di installazioni che nulla hanno a che spartire con il nostro patrimonio.

Josh