Due o tre cose sull’Ungheria di Orban

I nostri giornali non vi forniranno mai questo sguardo sincero e disinteressato  sulla capitale dell’ odierna Ungheria  :

Sono stata per qualche giorno a Budapest, una città degna di essere vissuta. Si respira un’aria d’altri tempi quando potevi muoverti tranquilla nelle città. Strade pulite, persone gentili, bus in orario, prezzi accessibili. Non ho visto nulla che mi abbia inquietato, nessuna “risorsa”, nessuno che voglia fregarti. Abbiamo prenotato taxi e bus dall’Italia e in perfetto orario erano lì ad aspettarci, abbiamo dimenticato un oggetto sull’autobus e l’abbiamo ritrovato dopo qualche giorno,  grazie all’interessamento dell’autista. Era da tanto tempo che non avevo questa bella impressione di pace, di ordine, di libertà camminando per le strade e incontrando le persone che dimostravano di essere oneste: non c’erano clandestini a bighellonare e ciondolare in giro, non c’erano coloro che ti volevano vendere per forza qualche mercanzia, non c’erano giovani in forza fisica che chiedevano la carità, nessuno ti importunava. Persino l’unico barbone che ho intravisto era dignitoso, aveva il suo giaciglio, ma il mattino presto se ne andava al mercato, e durante il giorno non si riusciva a vederlo. Mi ha colpito il Parlamento che emerge in tutta la sua bellezza con le sue guglie e le sue simmetrie specie se osservato dalla riva opposta del Danubio (foto in alto).  Ho visitato le sale, lo scalone d’onore, i gioielli della Corona, ma la cosa che più mi ha colpito è l’aula dell’Assemblea nazionale 199 posti per prendere decisioni con una certa rapidità…..- così ha detto la guida-.. Il confronto con il nostro pletorico Parlamento italiano dove cantano troppi galli e non si fa mai giorno,  è immediato.

Tornata in Italia, nella mia città, ho avuto una sensazione orribile: strade piene di sporcizia e di “merda”, cicche in terra, disordine da ogni parte, muri imbrattati. A Budapest, e ho girato in lungo e in largo, non ho visto un mozzicone, una cacca di cane, una scritta sui muri. Loro ci tengono alla loro città, alle loro tradizioni, ai loro monumenti, noi evidentemente no. Lasciamo che imbrattino e imbruttiscano tutto senza ribellarci. Che peccato! Che nostalgia per le nostre belle città ormai sofferenti e degradate.

Linda Pizzetti
Ho chiesto io a una mia cara amica di fornirmi qualche riga di reportage sul suo viaggio a Budapest.
L’amica Vanda invece mi ha fornito il collegamento di un articolo che mette i brividi. Le città europee che ospitano troppi cittadini bianchi (ovvero composte di soli nativi) non sono molto gradite all’UE. E’ quanto sembra possibile dedurre da quello che è accaduto in questi giorni – riportato dal portale di notizie ungherese 888.hu – alla città dell’Ungheria di Székesfehérvár, in lizza per aggiudicarsi il titolo di capitale europea della cultura per il 2023.

Le selezioni hanno luogo in questi giorni, e la delegazione della città ungherese ha presentato come tutte le altre, un suo video di presentazione, intitolato “Tele Élettel”, dove mostra la vita nella ridente cittadina magiara. Nel video si vedono bambini che giocano, delle chiese, un prete che sorride soddisfatto alle scene di giubilo dei suoi concittadini mentre passano in rassegna gli scorci più belli della città.
Una presentazione dove la vita tutto sommato appare scorrere felice e serena (ndr: come nella lettera di Linda) ma che secondo gli esperti internazionali della commissione selezionata dall’UE che sta valutando a chi assegnare il prestigioso riconoscimento, rappresenta un “video di propaganda per l’Europa cristiana bianca nel quale ci sono troppi cittadini bianchi felici, croci e non compaiono minimamente i migranti.”
Il sindaco Cser-Palkovics ha rilasciato una conferenza stampa dove racconta le fasi della selezione e le motivazioni dell’esclusione “fondate esclusivamente su ragioni di carattere ideologico e politico. Il primo cittadino racconta come la commissione non abbia nemmeno per un istante preso in considerazione i programmi e gli investimenti proposti da Székesfehérvár per conquistarsi il titolo, nè tantomeno i commissari hanno addotto motivazioni pertinenti per escludere la città dalla competizione. (qui l’articolo integrale).

Le società composte da nativi vengono considerate “incivili” dalla Ue

Non c’è bisogno di aggiungere altro: è chiaro che la Ue considera “incolti” e “incivili” i paesi con società omogenee e  non ancora “meticciate”. Ma se si parla di Kalergi e dei suoi nefandi piani di ingegneria sociale sempre più  in via di realizzazione, si viene considerati “complottisti”. 
Per colpa dell’immigrazione ci sono nuvole nere sull’Europa, — dichiara dal canto suo Orban. — Le nazioni cesseranno di esistere, l’Occidente crollerà mentre l’Europa non si renderà nemmeno conto che è stata conquistata.”Il primo ministro ungherese ha inoltre chiesto la creazione di “un’alleanza globale” contro l’immigrazione.Le dichiarazioni di Orban arrivano alla vigilia delle elezioni politiche del prossimo aprile, in cui conta di essere riconfermato come capo del governo.
 “L’Ungheria prima di tutto. Difenderemo la nazione contro quelli che agiscono nell’Ue e nell’Onu, realizzando il piano Soros, cioè l’accoglienza di milioni di immigrati musulmani”. È quello che ha detto lunedì il premier ungherese Viktor Orban, ricalcando lo slogan di Trump (America first), nel suo ventesimo discorso sullo stato della nazione, aprendo di fatto la campagna elettorale del suo partito Fidesz per le elezioni dell’8 aprile. Secondo Orban, i politici di Bruxelles, Berlino e Parigi favoriscono l’immigrazione, mettendo a rischio “la civiltà cristiana europea a favore dell’islam”. I paesi occidentali dell’Europa ormai sono invasi da migranti che “verranno presto a bussare alla nostra porta ormai non solo dal sud, ma anche dall’occidente”. Orban prevede l’arrivo di 60 milioni di immigrati africani negli anni a venire e contro questo rischio, la barriera sul confine sud del paese starebbe l’unica difesa. (fonte: ANSA).

Lascio trarre a voi le conclusioni. Conoscete qualcuno nella nostra nomenklatura politica che parli in modo altrettanto chiaro? E che abbia sbandierato lo STOP INVASIONE nel suo programma elettorale mettendolo al primo punto? Che abbia altrettanto a cuore il nostro Paese così come lui ce l’ha dell’Ungheria?
Che farà la Ue se sarà rieletto Orban e se le sue politiche antimmigrazioniste andranno avanti? Gli invierà le Brigate AntiFà a fracassargli il cranio come sta facendo da noi? 
E siccome si vince anche con oculate politiche di alleanze ecco quel che ha detto Orban al primo ministro di un paese amico, la Bulgaria, Bojko Borisov durante la sua visita a Sofia.

“Riteniamo che l’immigrazione sia pericolosa per la sicurezza pubblica, per il nostro benessere e per la cultura cristiana europea. Pertanto abbiamo deciso di presentare la nostra proposta: un pacchetto di emendamenti che include le soluzioni elaborate dall’Ungheria e il cui punto principale consiste nel chiedere all’Unione europea di smettere di porre la ricollocazione al centro del suo pensiero, invece della protezione delle frontiere”.
Orban si poi è complimentato con la Bulgaria, che detiene la presidenza rotante del consiglio dell’UE, per aver eretto un muro ai confini con la Turchia per difendersi dall’arrivo dei migranti in Europa.  (euronews
Come si può ben vedere, a Est si  cerca di mettersi in salvo  e in particolare l’Ungheria fiorisce col Fiorino. Il fatto di non essere nella moneta comune, le dà ancora più forza.  Niente di nuovo, invece, sul Fronte Occidentale. E in particolare nella nostra Penisola già da tempo desovranizzata e  oltraggiata.  

Se l’antifascismo serve a coprire l’immigrazionismo

Macerata ultimo atto. Questa mattina hanno dato il permesso in comune per una manifestazione della cosiddetta “società civile”. Guardateli bene: chi erano secondo voi? Sempre gli stessi, questa volta però, con la fascia tricolore come quella dei sindaci. In altre parole, tutti cittadini e tutti sindaci, tutti tricolorati. La patria è l’ultimo rifugio di quelle canaglie  che l’hanno sempre disprezzata e calpestata. Qui la cronaca.  Ordini di scuderia: marciare senza simboli di partito, tanto cari alla sinistra (anche se poi c’erano lo stesso). Creare iniziative “inclusive” e “fronti uniti” (siamo al mai morto “frontismo” tenuto in naftalina e rispolverato per l’uopo).  Già, tutti antifascisti,  anche se poi, alla luce dei fatti di Piacenza e di Bologna (e in queste ore pure a Napoli) è il  termine più screditato che ci sia:  sputtanato dai centri sociali, dagli antagonisti, dai casseurs, dai picchiatori e linciatori dei carabinieri.   Il giallo di Pamela vivisezionata in due valige trolley? chissenefrega, l’importante per costoro  è marciare per “l’antifascismo”. Osserviamo bene oggi cosa serve a coprire questo termine-lenzuolo:
L’immigrazione fuori controllo, le mafie nigeriane i crimini allogeni, i vivisezionisti di fanciulle, i mangiatori di cani scuoiati vivi (è successo a Briatico nel Vibonese), i mangiatori di  gatti (buoni anche quelli, è successo a Torino), i masturbatori davanti agli asili, gli stupratori di 75enni, di ragazzine, di ogni età.  Ogni genere di nefandezze, di degrado, di cosche nere, di inciviltà, di tribalismo, di selvaggeria è consentito
Però dai,  c’è l’antifascismo (ormai è una minaccia) usato come una mannaia per tapparci la bocca e per impedirci di denunciare  tutti i soprusi di cui sopra. Basta che ci sia quello e automaticamente la società è più civile. “Civile” è un’altra di quelle parolette magiche: la mobilitazione della “società civile”. Poi guardi le foto e – toh! –  ti accorgi che son sempre loro, mascherati da “società civile”. E’ una delle solite carnevalate in auge tutto l’anno.
Non è un caso che la ministra Fedeli abbia progettato già da qualche tempo, visite “guidate” per le scuole,  ai centri d’accoglienza. Un’autentica operazione di lavaggio al cervello degli studenti in funzione “accoglientista”.
 E a Ferrara, guarda caso, sono vicini al Museo della shoah. Ergo se ne deduce che sta scattando un ricatto atroce. Chi non vuole “migranti” (termine che sta a sottolineare l’erranza) è contro l’ebreo errante, e perciò, antisemita.
Occorre forse ricordare che Israele ovvero lo stato ebraico li respinge e pratica un’oculata politica demografica a sua salvaguardia? Intendiamoci, fa bene; ma poi le comunità ebraiche europee e in particolare italiane sono tra  le più zelanti forze immigrazioniste. Doppiopesismo, è   dir poco. 
L’asticella sale sempre di più e i ricatti diventano sempre più  numerosi, pesanti,  abietti. E’ lo stato (anzi, il Superstato) Etico trans e sovranazionale che lo esige.
L’altra sera c’era quel Matteo Ricci, sindaco di Pesaro con la faccia ridanciana da cretinetti in uno di questi talk di Del Debbio. Faceva il professorino e dava lezioni di Morale, la materia che riesce meglio ai piddioti in perenne marcia e campagna AntiFa. Chi spara ai neri è un terrorista. Quel bischero di La Russa cascava in pieno nel suo tranello cercando di difendersi. Occorre che le forze politiche sovraniste passino all’attacco. E’ compito vostro, cari compagnucci, garantire l’ordine pubblico. Era questa la risposta che andava data e rinviata al mittente, invece di berciare  e di agitarsi a vuoto come fa ‘Gnazio.  E “il pistolero” Traini, semmai  è l’effetto del caos, del degrado e del crimine che c’è già da tempo proprio grazie a loro, non la causa. Non lasciamo il bandolo del  logos ai nostri ottusi antagonisti.

Stasera la Boldrini (ovvero la voce dell’UNCHR)  al Niguarda (sì, proprio la località milanese del picconatore Kabobo, quello che compì la strage di tre italiani massacrati e altri feriti, già dimenticati e archiviati dalla PresidentA)  davanti al murales,  fa salire ancora più su l’asticella: vuole sciogliere tutti i gruppi ritenuti “fascisti”. Sì, ma ritenuti da chi? Da lei?  Basterà mettere l’etichetta “fascista” su ogni idea, concetto, immagine sgradita e contraria al pensiero unico (UE, gender, uteri in affitto, nozze gay,  immigrazione selvaggia) e – oplà –  il gioco è fatto. Come in tutte le  dittature passate, presenti e … non oso dire future, perché riprenderci il futuro e insieme ad esso,  il nostro destino, tocca a  noi. Possiamo e dobbiamo farlo. Ora più che mai. 

Una pessima campagna elettorale

Se  è vero che la politica è la prosecuzione della guerra con altri mezzi (von Clausewitz), questa campagna elettorale  è stata finora  combattuta con mezzi sporchi: quelli di negare l’agibilità politica a forze parlamentari che dispongono di un loro elettorato, un bacino di utenza che li ha legittimamente e democraticamente eletti. Parlo della Lega di Salvini e di FdI di Giorgia Meloni. Ogni occasione è buona per i cespugli che fanno capo alla sinistra, per provocare e gettare tutto in  caciara. Lo scopo è sempre quello: trascinare nelle risse e nelle pesti per poi avere il pretesto di creare una reazione retributiva al danno, fare le vittime e poter dire: “Visto che sono fascisti? La nostra violenza è giusta, la loro no”.

Lancio di pietre e molotov a Rovereto contro il comizio di Salvini

Ovviamente questa teppaglia rossa ha dei burattinai anche fuori dall’Italia e tira acqua al mulino del PD che i sondaggi danno fortemente perdente. A Piacenza alcuni  figli di buona donna, mimetizzati da  “democratici” e “pacifici” manifestanti, hanno preso a calci, botte e sprangate un carabiniere (il militare avrebbe potuto anche morire), e nonostante fossero stati inquadrati dalle telecamere, perciò identificabili, mi risulta che siano ancora a piede libero. Stasera il solito Minniti ha finto di smarcarsi e di dire che questi teppisti non c’entrano con la “democrazia”  e la libertà di manifestare. Sì, ma 10 carabinieri per 400 manifestanti sono  già condannati al macello. E non si venga a dire che non potevano mandare rinforzi. E’ evidente che se uno di quei militi avesse sparato alla disperata per difendere il compagno o sé stesso, avrebbe passato “l’anima dei guai”, esattamente come il povero Placanica con il martire santificato Carlo Giuliani durante il G8, il quale benché fotografato con in mano bastoni ed un estintore pronto per essere lanciato sui carabinieri, è stato così canonizzato dalla sinistra da intitolargli un’aula parlamentare. Un abominio!

Ci vuole solo una sinistra moralmente  abietta e miserabile per creare tutti questi scenari ansiogeni e patologici. Che vergogna, vedere forze dell’ordine ridotte in questo stato! Altro scenario patologico è quella del gioielliere che a Napoli spara per difendersi dall’ennesimo rapinatore, con una magistratura che applica seduta stante, la giustizia di Pinocchio: vittima perseguita.
  

Quella stessa magistratura, la quale se trova una testa rasata con un  “Mein Kampf” bell’e pronto nel cruscotto di un’auto, lo caccia subito in galera, getta la chiave e parla di “strage nazista” per tre pusher nigeriani con precedenti penali, feriti e non morti. Viceversa se trova un nigeriano pusher vivisezionista di professione che fa a pezzi una ragazzina, si fa scrupolo di non voler sbattere il “mostro in prima pagina”  e di non essere abbastanza “garantista”. E allora si prende tutto il suo tempo. Siamo al delirio!
La Segre appena insignita da Mattarella neosenatrice  a vita propone in tempi altamente sospetti, di eliminare dall’art. 3 della Costituzione la parola “razza”. Bella trovata! Così siamo tutti uguali di fronte al crimine. Che volete mai?  Il nigeriano (o i nigeriani visto che  ora si parla di quattro ) avrebbero benissimo potuto essere dei norvegesi scesi dai fiordi, venuti fin qui per delinquere. Perciò, a Macerata siamo ai neri per caso,  e l’etnia non c’entra. Eppure esistono i trattati di etnologia-antropologia che parlano finanche di episodi di cannibalismo: si può dire?
Leggete qui  e anche qui in Nigeria e Sierra Leone, a proposito di stregoni che praticano sacrifici umani (i cosiddetti ritualistics). 

Non poteva mancare Bergoglione che non va mai in astinenza da cazzate, il quale entra a scarpone pesante e gamba tesa nella campagna elettorale e  salta fuori a dire che gli stupratori sono bianchi e che è la cattiva propaganda ad attribuirli agli immigrati. Sentite come scagiona il branco delle  bestiacce a Rimini, i quali se la sono cavata con pene lievi, grazie al rito abbreviato:
“Alcuni mesi fa – ha aggiunto – ho visto su un giornale un titolo…Una piccola città dell’Italia si diceva: Questa è la città dove ci sono stati più stupri quest’anno e il 40% di stupratori erano migranti. È un modo di sporcare i migranti – ha sottolineato -. Io mi domando e l’altro 60% chi erano? Italiani…”. (fonte: Libero).
Se questo è un Papa….
Ma la vera vergogna sono le tre più “alte” cariche istituzionali che rappresentano il livello osceno a cui quest’ infame e fallimentare  repubblica è sprofondata. Il Ministro dell’Interno corre ai ripari (si fa per dire) solo a misfatti compiuti. Interrompere la campagna elettorale per una “visitina” ai caramba pestati, non costa nulla. 
La polizia? Fascista. I carabinieri? Fascisti, perciò si possono malmenare. La Meloni? Non può fare il suo comizio a Pontedera, perché “fascista“. Salvini? Fascistone: non vuole immigrati. Massì lanciamogli pietre e macigni al comizio. Ieri era il Duomo aguzzo in faccia al Berlusca, oggi cambiano i bersagli e gli oggetti contundenti. Intanto, uccidere un “fascista” non è reato. Il gioielliere che si difende? Difendersi è  fascista. 
E se non c’è il fascio giusto al momento giusto, beh…lo si inventa.

Ora poi ci sono i FA e gli AntiFA mondiali: tutti anche le più collaudate democrazie possono avere dei FA, perciò è bene “prevenire” con “gli anticorpi”, o antiFA.

Non so a voi, ma a me viene la nausea. Che arrivi in fretta questo 4 marzo, possibilmente senza incidenti, anche se tutto lascia presagire che invece ce ne saranno, dato che fanno di tutto per volerli e provocarli.

Un’ultima cosa: aspettiamoci brogli, c’è anche il voto all’estero, dopotutto.
Una pessima campagna elettorale, forse la peggiore. Con il paradosso di essere proiettata nel futuro solo per quel che riguarda i modi informatici del comunicare, ma tutta concentrata sul passato quando si entra nel merito delle questioni “ideologiche” da trattare. Manco fossimo nel ’48: il passato che non passa, e il futuro che non c’è.

Perché è importante ricordare le Foibe

I ricordi e le memorie sono un dovere civile che dovrebbe far parte della memoria collettiva di un popolo allo scopo di unirlo e unificarlo.  Purtroppo viviamo in un’epoca di “memorie imposte”e di opinioni sempre più in manette.  E tra le tante giornate della memoria, quella delle Foibe, la cui terribile verità è relativamente recente, rischia di passare  quasi inosservata, nel migliore dei casi. Nel peggiore, invece, succede quanto è appena accaduto ieri  a Pavia

Eravamo in attesa – si legge in una nota dell’Associazione Culturale Recordari – di spostarci verso Piazza Italia per ricordare i Martiri delle Foibe, quando siamo stati assaltati da un gruppo di antifascisti”. Da una strada laterale una cinquantina di persone ha tentato l’aggressione ai partecipanti della commemorazione. Le forze dell’Ordine presenti sul luogo si sono mosse per arginare l’attacco, respingendo i partecipanti della manifestazione fuorilegge.

“È inammissibile che durante una commemorazione – scrivono dall’Associazione – che si è sempre svolta senza causare incidenti, venga messa a rischio l’incolumità dei tanti cittadini, tra cui bambini ed anziani, che intendevano prendere parte all’iniziativa“. Il gruppo dei manifestanti infatti si è scagliato anche contro la polizia al grido di “pezzi di merda”, “figli di troia venite qua”. Ma anche “via i fascisti e la polizia”. Come se le intenzioni violente – arginante solo dalla polizia – non bastassero, i manifestanti, una volta allontanati dei partecipanti alla commemorazione hanno intonato: “Me l’hanno insegnato, uccidere un fascista non è reato”. E ancora: “Fascisti via, tornatevene nelle Foibe”.


Oggi questi nostri poveri morti, vengono assassinati due volte. 
Nel febbraio del 1947 l’Italia ratifica il trattato di pace che pone fine alla Seconda guerra mondiale: l’Istria e la Dalmazia vengono cedute alla Jugoslavia. Trecentocinquantamila persone si trasformano in esuli. Scappano dal terrore, non hanno nulla, sono bocche da sfamare che non trovano in Italia una grande accoglienza. La sinistra italiana (o meglio i comunisti del PCI) li ignora: non suscita solidarietà chi sta fuggendo dalla Jugoslavia, da un paese comunista alleato dell’URSS, in cui si è realizzato il sogno (o meglio, l’incubo) del socialismo reale. La vicinanza ideologica con Tito è, del resto, la ragione per cui il PCI non affrontò mai il dramma, appena concluso, degli infoibati. 
E così, mentre abbiamo 100, 1000, milioni di  giornate del 25 aprile che ci vengono  imposte quasi ogni giorno (e non solo ad aprile) e  in ogni occasione (sabato a Macerata si ululerà al solito “antifascismo” con la scusa di “disubbidire” a un sindaco che in realtà voleva solo mettere la sordina ai cittadini inorriditi dal delitto di Pamela Mastropietro), viceversa il ricordo dei nostri cari Fratelli scaraventati ancora vivi nelle grotte carsiche, rei dei essere solo degli Italiani,  passerà in secondo piano.  A Macerata domani non si troverà nulla di meglio che organizzare l’ennesima campagna antifascista magari per proclamare le bestie selvagge “innocenti a prescindere”. Mentre chi vorrà ricordare la tragedia delle Foibe, verrà ignorato, dileggiato o come nel caso di Pavia, addirittura preso d’assalto.  Come li chiamiamo questi “raid”?

Ecco perché invece,  occorre rinnovare il ricordo delle Foibe, rinnovando  con esso , la Speranza che da questo regime comunista “mai morto”, ma solo trasformato in un orrendo Mutante globalizzato, si esca quanto prima.  Noi non vogliamo ministri comunisti che accorrono ai capezzali degli spacciatori nigeriani, ignorando le vittime dei treni dei pendolari, ignorando le vittime dei Kabobo, glissando sull’atroce tragedia di una fanciulla sventurate tagliata a pezzetti. Noi non vogliamo ministri comunisti che creano una nuova STASI informatica di Polizia  con la scusa delle “fake news”. Noi non vogliamo sguaiati premier nemmeno eletti  che si vantano di “salvare vite” lontane, quando in realtà mettono in precarietà  e pericolo  le nostre vicine, con politiche migratorie dissennate e scriteriate, nel nome di una nuova Internazionale pseudoumanitaria. 
Il 4 marzo è ora di cambiare e di mandarli a casa, ma non culliamoci sugli allori. C’è molto, troppo, da cambiare e il voto non basterà. Però potrebbe essere un inizio incoraggiante.

Segnalo alla lettura questo magistrale articolo di Marcello Veneziani, dal titolo “Le foibe, il ricordo, l’oblio”: 

http://www.marcelloveneziani.com/articoli/le-foibe-ricordo-loblio/

Come volevasi dimostrare, Macerata  10 febbraio con manifesto inneggiante gli assassini del regime comunista.

Macerata, di chi è la colpa?

Il Pd e i suoi accoliti volevano arrivare proprio a questo scenario sudafricano sconosciuto nella nostra Italia  e nei nostri magnifici borghi. Perché? Perché, eredi del comunismo internazionalista,  non amano il nostro paese, il nostro territorio e non amano gli Italiani. Ma questo si sapeva. Leggo qua e là sul web che chiamano ancora timidamente i responsabili del  Pd col nome di “buonisti”. Non banalizziamo, per favore…
“Buonisti”?!? Gli immigrazionisti non sono né buoni né “buonisti”, parola ormai logora e superata da fatti efferati come quello della povera ragazza fatta a pezzetti e messa in valigia dopo averle svuotate le interiora e il cuore. Semmai sono dei complici omertosi di crimini contro il nostro popolo e la nostra nazione.

Il Pd, Saviano, la Boldrini, Grasso, la Serracchiani e tanta altra pessima compagnia dovrebbero preoccuparsi di non incentivare scenari da Alabama e da Sud Africa, orchestrati e  sospinti bell’apposta qui da noi, grazie alle loro scellerate politiche immigrazioniste, scenari che causano tensioni sociali e conflitti razziali un tempo in Italia del tutto sconosciuti, invece di pretendere il “crucifige” da Salvini.
Del ragazzo di Macerata che ha voluto fare il “vendicatore solitario” alla ispettore Callaghan, sappiamo già nome cognome, indirizzo, età, preferenze, letture (Mein Kampf, e te pareva), sue esperienze di  passato prossimo e passato remoto. Del nigeriano pregiudicato non abbiamo visto una foto, né ritratto né sua immagine in tv, né sappiamo vere generalità, se non un nome che suona come una beffa: Innocent OsenghaleE quando viene ripreso dai TG è sempre di schiena. Ma per Minniti, il problema principale sono le “fake news”. E per la Boldrini lo “hate speech”.
A questa ragazzina (Pamela Mastropietro), bella ma certamente sventurata dato che chi è dipendente da droghe è già una fin troppo facile preda, questi pusher nigeriani  hanno perpetrato sevizie d’ogni genere. Ma le orrende femministe firmano manifesti contro le molestie di qualche palpatore VIP, per avere più visibilità. Quando trattasi di crimini ed efferatezze di immigrati sulle donne, si volatilizzano, mentre i mezzibusti dei TG evitano  perfino di pronunciare la parola ad essi tanto cara: FEMMINICIDIO.  I nigeriani pusher con precedenti penali evidentemente sono esentati dalla categoria riservata ai soli bianchi e italiani. “Fa parte della loro cultura”, si obbietterà.
 Prelevo dal blog di Eleonora questa pagina di Tommaso Longobardi presa da Facebook

Si è parlato di espianto di organi della povera ragazza 18enne. Perché nessuno parla a chiare lettere del traffico d’organi che si svolge impunemente nel nostro paese? La professoressa Ida Magli lo faceva, specie nel suo ultimo libro “I figli dell’uomo”e ci ha lasciati proprio con questo tremendo viatico.  Questa mafia nigeriana potrebbe essere deputata a compiere queste agghiaccianti pratiche, e con ogni probabilità il nigeriano non ha agito da solo.

Sul traffico d’organi, i giornaloni perbene hanno scelto di calare la cortina del silenzio. Il livello d’omertà è tale, che è uno scandalo solo farne cenno. E Maroni nel 2009 (allora ministro dell’Interno) quando parlò del nostro paese come crocevia di questi repellenti traffici, ne sa qualcosa.  Come ben conosce le polemiche velenose che lo raggiunsero.  Ma questo nigeriano non può aver fatto questo scempio di cadavere tutto da solo. 

Non dimentichiamo inoltre che la sparatoria di Traini a Macerata, accompagnata da “saluto romano” potrebbe servire a sollevare una cortina fumogena proprio su questo  cruciale argomento, finora denunciato da pochissimi cronisti. In ogni caso tale evento è caduto per il Pd, come il cacio sui maccheroni per creare l’effetto d’oblio sull’altra ben più raccapricciante notizia della povera Pamela.

Pamela Mastropietro trucidata e seviziata con inaudita ferocia da spacciatore nigeriano

Questa sinistra del Pd e cespugli affini, ha un difetto di eredità marxista: pretende educare il popolo e  di parlare a suo nome. Sanno benissimo che la maggioranza degli Italiani non vuole questo paesaggio migratorio fuori controllo, tuttavia devono  comunque “rieducare el pueblo” ad accettare passivamente e bovinamente scenari urbani di degrado, di illegalità diffusa di crimine, di mafie straniere (compresa quella nigeriana, trafficante di droga e non solo). Hanno sondaggisti, hanno statistiche e sanno perfettamente che gli Italiani vorrebbero tornare a “come eravamo”. Ma a loro non basta: devono IMPORRE, IMPORRE E IMPORRE, sussidiati in questa bieca operazione  di propaganda vessatoria e odiosa, dalla potente macchina mediatica.
Minniti è arrivato a Macerata, non già per preoccuparsi di nigeriani  pregiudicati,  senza documenti che fanno a pezzetti e piazzano in due valigie il corpo della povera Pamela Mastropietro, dopo averle espiantato gli organi, ma perché teme “il razzismo” e reazioni di “odio”. Gentiloni lancia i suoi proclami all’insegna del “volemose bene” contro il ritorno del Fascismo.  Prima creano le cause affinché avvengano simili scenari di tensioni etniche procurate bell’apposta;  poi si preoccupano (o meglio, fingono di preoccuparsi) di quanto essi stessi hanno causato. Ipocriti, in malafede e registi del caos più infernale! In altre parole, piromani-pompieri. 

Qualcuno parla della reazione della solita “testa calda”, del solito “fascio d’ordinanza” magari reclutato dai servizi segreti per screditare il povero Salvini, di false flag per arrestare l’avanzamento della Lega,  eccetera. Pare infatti che Luca Traini di Macerata (il tiratore su extracomunitari) si fosse canditato nelle file della Lega per il comune di  Corridonia, quale potenziale agente provocatore.  
Può essere, ma personalmente non credo che andrà ad inficiare il risultato del voto. Chi ha la sua idea in fatto di immigrazione, quale potente grimaldello per  accelerare lo scardinamento della nostra già fragile società, la manterrà. E magari la rafforzerà. 
A nulla serviranno le patetiche dichiarazioni di Saviano il maître à ennuyer che colpevolizza Matteo Salvini come “il mandante morale dei fatti di Macerata”, accusandolo di essere un pericolo per la democrazia. Ed ecco la risposta che Longobardi mi ha tolto dalla tastiera. L’avevo pensata anch’io, ma lui è arrivato prima: 
Aggiungo: e di tutti i crimini, i misfatti, le rapine, l’insicurezza, il degrado,  la paura,  nella quale ci avete costretti a vivere in tutti questi anni.  

Fuck the News!

C’è un termine che mi suona totalmente insopportabile e che evito di adottare: fake news. Sembra che nel pronunciarlo in inglese lo si carichi di verità assolute e inconfutabili.  Se  si dice con disprezzo “fake news” significa forse che perché è detto in inglese, la notizia risulta ancora più falsa? Se non esistesse il  corrispettivo italiano, potrei anche capirlo. Ma costa tanto chiamarle “notizie false”? O “bufale”? No, qui nel paese di quel Job’s Act che non dà lavoro, si preferisce chiamare con disdegno “fake news” ogni notizia non omologata ai media ufficiali di regime e alle testate ammiraglie, guarda caso, loro sì, principali propagatori di falsità, mistificazioni, veline, filtri, omissis. 
FUCK THE NEWS!- verrebbe voglia di rispondere a questi minus habentes sgovernativi. E dato che le disgrazie non vengono mai sole, il duo Boldrini e Fedeli va per le scuole a decondizionare gli alunni a queste  “fake news”, apportando la fiaccola della verità (la loro).  
Sul sito Voci dall’estero  c’è la traduzione  in Italiano di un articolo di Daniel Funke da  Poynter Instituteuno dei principali centri internazionali di analisi e documentazione sul giornalismo e leader nel campo della formazione, un articolo decisamente critico sul portale creato dal governo italiano contro le cosiddette fake news, iniziativa certamente spinta da timori e preoccupazioni in merito agli esiti delle prossime elezioni. Il prestigioso istituto non nasconde il suo giudizio negativo sul fatto di affidare alla polizia il controllo sulla falsità o la verità delle notizie, cosa che in un regime democratico spetterebbe al giornalismo, quello vero naturalmente. E’ interessante nel leggerlo, notare come ci stiano già classificando un “regime di polizia” dove con la scusa  di valutare il VERO e il FALSO  sul web, Minniti instaura un vero e proprio Ministero della Verità.  Un ministero post-orwelliano basato sulla sistematica delazione e segnalazione da parte di  eventuali detrattori di fonti non gradite; alla comunista, per intenderci. Udite udite!….

Nel tentativo di affrontare le fake news prima delle elezioni di quest’anno, il governo italiano ha creato un portale online in cui le persone possono segnalare bufale.

Il portale, annunciato giovedì dal Ministro dell’Interno Marco Minniti, invita gli utenti a fornire il loro indirizzo email, un link alla disinformazione che stanno segnalando e qualsiasi social network su cui abbiano trovato la notizia.
Quindi le segnalazioni vengono trasferite alla Polizia Postale, un’unità della polizia di stato che indaga sul crimine informatico, che le controllerà e – se le leggi sono state infrante – procederà per via legale. Nei casi in cui nessuna legge fosse infranta, il servizio si avvarrà comunque di fonti ufficiali per negare le informazioni false o fuorvianti.

L’esempio fornito da Minniti questo giovedì risale al mese scorso, quando l’ex vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, affermò che la Russia aveva influenzato il referendum costituzionale italiano del dicembre 2016 – una pretesa che avrebbe potuto venire smentita ricorrendo alla testimonianza dei funzionari dei servizi segreti davanti al Parlamento.


Particolarmente inquietante è  “il fatto che la Polizia Postale non dà una definizione di “fake news” da nessuna parte; il comunicato stampa ufficiale si riferisce in modo opaco a “notizie false e tendenziose”. Diffondere quel tipo di contenuto potrebbe essere contrario alla legge se si traduce in una “turbativa dell’ordine pubblico”, e questo lascia alla polizia un forte potere discrezionale su quale genere di informazione sia perseguibile online.”

“Questa è una linea molto sottile sulla quale muoversi: in caso di reato, i responsabili possono rischiare fino a tre mesi di prigione“. “Vogliono cercare quelli che diffondono notizie false? E se a farlo fossero giornali importanti e non solo oscure pagine Facebook? ” Così dichiara il giornalista Giovanni Zagni allo stesso POYNTER INSTITUTE.

Non è una scoperta né una novità che si voglia mettere le mani sul web, reo di influenzare “menti deboli” e di propagare “bufale” e patacche per l’etere. Gli oligarchi globalisti fautori del Pensiero Unico nel loro   utopico (per noi distopico) Governo Mondiale, hanno riserve molto ristrette sulla rete. Cominciamo con Jacques Attali con la sua celebre dichiarazione:

« L’Internet représente une menace pour ceux qui savent et qui décident. Parce qu’il donne accès au savoir autrement que par le cursus hiérarchique. »
“L’Internet rappresenta una minaccia per coloro i quali  sanno e decidono (parla degli Illuminati). Poiché dà accesso al sapere in modo alternativo al percorso gerarchico” .

Proseguiamo con George Soros nell’ultimo incontro al World Economic Forum di  Davos  se l’è presa con i social network e le loro piattaforme:  dichiarando  tra l’altro: “la loro straordinaria redditività è in gran parte funzione del fatto che evitano responsabilità per i contenuti – che non pagano – delle loro piattaforme. E si è spinto anche nel dettaglio: i social media “ingannano i loro utenti manipolando la loro attenzione e dirigendola verso i propri obiettivi commerciali, provocando deliberatamente la dipendenza ai servizi che forniscono, il che è molto pericoloso soprattutto per gli adolescenti”. Ma non è solo questo: “Nella nostra era digitale le social media company stanno inducendo le persone ad abbandonare la loro autonomia. E le persone senza libertà di pensiero possono essere manipolate con facilità. È un pericolo attuale e ha già svolto un ruolo importante nelle elezioni presidenziali americane”.
Ovviamente  lo speculatore ungherese fa il gran sociologo e lo psicologo anti-social non certamente perché ha a cuore la nostra igiene mentale e fisica (e cioè,  che a causa di  questi marchingegni, la gente trascorre molte ore di sedentarietà).
“Soros non sarebbe probabilmente così indignato per il ruolo dei giganti del Web, se questi non fossero accusati, un giorno sì e l’altro pure, di aver “contribuito” alla vittoria di Donald Trump. Visto che tutti i media, inclusa Fox News, erano contro la sua candidatura, la vittoria del presidente repubblicano è stata spiegata come effetto del passa parola sui social network. Da allora, si rincorrono le famigerate “fake news” e si studiano modi per mettere sotto controllo la rete più informale dei social media. Del presidente Usa, Soros dice senza mezzi termini: “Penso che l’amministrazione Trump sia un pericolo per il mondo (sic!)” (…)

“Adesso si capisce anche il perché dei toni sempre più autoritari delle formazioni politiche (come +Europa di Emma Bonino) da lui sponsorizzate: è una vecchia sinistra che ritiene di sapere cosa sia la libertà dei cittadini, meglio dei cittadini stessi. E quindi, nel nome della libertà, finisce col sopprimerla”. (La Nuova Bussola). 

Concludo con l’ultima trovata di Twitter già denunciata da Marcello Foa. Quello del cosiddetto “shadow banning” ovvero una “censura ombra” o, più propriamente, invisibile, che permetterà di escludere un utente senza che egli se ne accorga ovvero: voi continuerete a twittare ma nessuno vedrà più i vostri cinguettii. Progetto a cui si accompagna l’algoritmo che consente di individuare e di schedare gli utenti in base alle idee politiche , con le conseguenze che potrete facilmente immaginare: quelle gradite all’establishment avranno visibilità, quelle sgradite e anticonformiste saranno confinate in una bolla, private della virtù di Twitter: la viralità. 
Anche Facebook dispone di un sistema di policy repressivo: un apposito algoritmo con parole-chiave, vi escluderà dalle chat se non ritenute “in linea”.  Prima offrono alle masse i loro giocattolini; poi in fieri, ne cambiano le regole a gioco iniziato.  Ovviamente non criminalizzo i social che in alcuni casi sono serviti a far rimbalzare  rendendo “virali”, notizie che  i canali ufficiali avrebbero ignorato. 
Vorrei  però aggiungere qualcosa che può sembrare ovvio, ma che in fondo non lo è. I Padroni del Vapore sono Lorsignori e possono promuovere ma anche censurare, bannare, oscurare, marginalizzare, cambiare l’algoritmo del sistema di policy come vogliono. Dopotutto twitter, FB, Instagram, google+ e altre diavolerie, sono privati e  quotati in Borsa. 
Noi però possiamo fare moltissimo: ignorarli, boicottarli se è il caso, e liberarci dai loro moduli e modelli di comunicazione. O quanto meno utilizzarli  con discernimento. 

Cerchiamo pertanto di renderci meno prevedibili e meno controllabili possibile. Un buon sistema è quello di non farsi prendere dalla smania dei modelli di ultima generazione di smartphone, dato che più siamo “attuali”,  più siamo controllabili.

Inoltre chi insegue troppo il Progresso è destinato ad essere obsoleto. E’ questo uno dei crudeli paradossi della Modernità. 

La Giöbia di Busto Arsizio

In Gennaio si propiziano riti agricoli arcaici un tempo pagani, opportunamente assorbiti dalla Cristianità come i falò di San Antonio Abate, protettore dei contadini e degli animali agricoli che cade 17 gennaio. In alcune località della bassa padana sopravvive la tradizione della Giöbia, la vecchia strega, e permane ancor oggi il simbolo dell’inverno da scacciare mediante un enorme falò per far sparire i mali, affinché possa nascere e germogliare rigogliosamente la nuova stagione con i suoi doni di opulenza. E’ un altro rito di passaggio propiziatorio di origini agricole molto sentito. In particolare a Busto Arsizio, Legnano, Turbigo, nel pavese e nella bassa lodigiana, dove la Giöbia è impersonata da una vecchia fatta di paglia, di stracci, di pezze e di altro materiale combustibile, rivestita di vecchi abiti dismessi, che viene issata su cataste di legna e bruciata in piazza l’ultimo giovedì di gennaio. Forse il suo nome trae per l’appunto origine da Giovia in riferimento al giovedi,  storpiato poi nel dialettale Giöbia . Ma ci sono altre versioni etimologiche, altri modi di chiamare “la vecchia” e altre varianti della vecchia strega da bruciare, a seconda delle località. Basta pensare alla Fogheraccia a Rimini immortalata da Fellini in “Amarcord” che però slitta al 19 marzo, alle porte della primavera.  (qui il video). 
Quel che è certo,  è che la Giöbia rappresenta la brutta stagione invernale da bruciare, col fuoco che crepita e scintilla portando via ogni elemento negativo: le malattie, i fardelli della vita ed altro. Era ed è una “festa” pubblica, collettiva, nella quale si mangiavano (e si mangiano)  piatti tradizionali costituiti da risotto con luganega (salsiccia) e polenta con i “brüscitt” (l’umido che si fa con la carne trita) ; poi seguiva il “falò”.
Non esiste, pertanto, che un’antica sagra agricola anticipatrice del vicino Carnevale (nelle scuole elementari del basso varesotto e dell’alto milanese questo rito del fuoco viene accompagnato dalle grida festanti dei bambini, con chiacchiere e frittelle da gustare per l’occasione), si stia trasformando in questa miserabile gazzarra polemica solo perché hanno messo la faccia della Boldrini alla vecchia  fatta di pezza e stracci.

Parliamoci con franchezza: quante caricature di pessimo gusto sono state fatte contro i  politici della Prima Repubblica in passato? Ricordate Andreotti, sempre più ingobbito con orecchie pipistrellesche su tutti i carri allegorici? Eppure non esisteva  questa canea. E quanto vilipendio nei confronti di Berlusconi quand’era premier legittimamente eletto usato addirittura come faccia da tiro al Poligono? Con titoli di film che inneggiavano alla sua morte? Altro che “discorsi sull’odio” e Hate Speech! Eppure quest’eco di indignazione a senso unico,  con una pletora di giornali servi prezzolati a disposizione della “lesa maestà” come è avvenuto per la Boldrini, non l’abbiamo sentita. Male ha fatto la Lega e Salvini a prendere le distanze mostrando debolezza intrinseca.  La verità è che è da tempo che si vuole fare sparire la Giöbia definita “festa sessista” (in realtà festa identitaria) e quanto è avvenuto è solo un miserabile pretesto per cancellarla. Quando si dice acchiappare i classici due piccioni con una fava: da una parte impedire la satira, ma solo a senso unico (quando c’è di mezzo la sinistra e i suoi esponenti), dall’altra cancellare una festa identitaria fortemente legata al territorio.  E quando sento papaveri istituzionali lontani mille miglia dal popolo,   che vogliono paragonare una sagra paesana  con fantoccio, alla stregua del rogo dei libri effettuati dai nazisti, mi vien solo da ridere. Un conto è bruciare opere passate alla posterità per impedirne la libera circolazione e lettura, un altro conto, bruciare l’effige (di carta) di un politico, personaggio di passaggio e dunque effimero per antonomasia (o almeno si spera). 
 A questa stregua, perché non vietare anche i carri allegorici di Viareggio? Ma in quest’epoca demenziale, va a finire che arriveremo anche a questo,  poiché hanno deciso di toglierci tutto, perfino l’arma del  sorriso e dello sberleffo!

I romani praticavano il classico panem et circenses;  gli attuali politicanti, invece,  vorrebbero solo martoriarci di  tasse, di espropri e  di repressione circa l’uso d’ ogni critica e del diritto alla satira.  Ma non erano proprio loro quelli del “vietato vietare”? Sì certo, quand’erano all’opposizione, però. Ipocriti che non sono altro. 

Scene di guerra civile in Svezia




Qualche  volta è bene affacciarsi all’estero per constatare che tutto il mondo è paese. In particolare quello che ci stanno confezionando. Leggo questo articolo di Tyler Durden prelevato da Zero Hedge che in Svezia il governo sta fornendo la logistica per la difesa dei suoi cittadini, in caso di guerra civile, dei quali ci sono già tutti i prodromi.  Vale la pena di riportare l’intero articolo, tanto per farsi un’idea circa i guasti della società multietnica, della politica dell’accoglienza ad ogni costo e della politica del “più ponti e meno muri”, predicata quotidianamente dai governi eurosudditi, dalle cancellerie di Bruxelles, da Bergoglio, Boldrini, Gentiloni ecc. Non mi dilungo oltre, dato che ne abbiamo già parlato a profusione. A quando, qui da noi? 

La Procura vuole schierare l’Esercito nelle zone fuori controllo per la presenza di migranti
Per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, la Svezia si sta preparando a distribuire un opuscolo sulla difesa civile a circa 4,7 milioni di famiglie, avvertendoli dell’inizio della guerra.

L’opuscolo servirà come un manuale di “difesa totale” in caso di guerra e fornirà dettagli su come garantire i bisogni di base come acqua, cibo e riscaldamento, secondo quanto riportato dal FT. Il manuale copre anche altre minacce come attacchi informatici, terrorismo e cambiamenti climatici.

” Tutta la società deve essere preparata ai conflitti, non solo ai militari. Non abbiamo usato parole come difesa totale o allerta da almeno 25-30 anni o più, quindi la consapevolezza tra i cittadini è molto bassa “, ha detto Christina Andersson, capo del progetto presso l’agenzia svedese per le contingenze civili.
Il manuale di sopravvivenza o meglio conosciuto da alcuni come guida per i sopravviventi, è chiamato “If Crisis o War Comes” sarà pubblicato dal governo nella tarda primavera. La sua pubblicazione arriva in un momento in cui la minaccia di una guerra con la Russia è alta, beh, forse, secondo le Tv ma questo è ciò che i media mainstream hanno condizionato molti a credere.
Che cosa succede se la minaccia non proviene dalla Russia, ma è interna?

Mercoledì, il primo ministro Stefan Lofven ha detto che la Svezia farebbe tutto il necessario, incluso l’invio nell’esercito, per porre fine all’ondata di violenza di gruppo nelle zone di divieto di circolazione in tutto il paese. Il tasso di omicidi in Svezia è stato relativamente basso nel corso degli anni, ma grazie alla crisi ed all’arrivo di masse di migranti, la polizia è impotente in molte aree del paese.
” Non è la mia prima azione da militare, ma sono pronto a fare tutto il possibile per far sì che il crimine organizzato seriamente scompaia”, ha detto Lofven dopo la discussione sulla leadership del partito in parlamento.

“Ma è anche ovvio che ci sono problemi sociali. Lo scorso anno si sono verificati 300 sparatorie, 40 persone sono state uccise. Il nuovo anno è iniziato con nuovi episodi di violenza, stupri e rapine. Vediamo criminali che agiscono con totale mancanza di rispetto per la vita umana, questo è uno sviluppo terribile, sono determinato a affrontare questo “, ha aggiunto.Persino il leader democratico svedese, Jimmie Akesson, “ha dichiarato guerra” contro il crimine organizzato e ha suggerito che la Svezia dovrebbe schierare l’esercito in zone vietate per contrastare la violenza fuori controllo.
“Le persone vengono uccise a colpi di pistola nelle pizzerie, oppure le persone vengono uccise dalle bombe a mano che trovano per strada “, ha detto Akesson in Parlamento mercoledì.
Questa è la nuova Svezia; il nuovo, eccitante, dinamico, paradiso multiculturale che tanti qui in questa assemblea … hanno combattuto per creare un ambiente per così tanti anni “, ha detto sarcasticamente. 
Peter Imanuelsen, giornalista indipendente in Svezia, ha riassunto i recenti sviluppi in una linea temporale:
Il governo invia volantini a 4,7 milioni di famiglie dicendo loro come prepararsi per la guerra.
Il leader del partito democratico svedese dice “Si sta conducendo una guerra nella società svedese.”
Il primo ministro svedese sta valutando la possibilità di schierare l’esercito in zone vietate.
Per riassumere, il governo svedese si sta preparando per un evento destabilizzante, mentre i media mainstream continuano a usare la Russia come capro espiatorio. Nel frattempo, alti funzionari governativi in ​​Svezia hanno fatto eco nell’unità di crisi che l’intervento militare in dozzine di zone vietate in tutto il paese è un’alta probabilità.

Allo stesso tempo, il governo si sta preparando a distribuire milioni di manuali di sopravvivenza ai propri cittadini, indicando che un evento destabilizzante si sta avvicinando.
Mercoledì scorso abbiamo riferito di ancora più caos in Svezia quando una bomba a mano è stata lanciata in una stazione di polizia a Malmo, provocando una “grande esplosione” secondo i resoconti dei media locali.

Infine, mentre i tre maggiori partiti politici svedesi sollecitano un intervento militare nelle zone vietate, l’agenzia svedese per le contingenze civili sta tentando freneticamente di stampare milioni di manuali di sopravvivenza per proteggere i cittadini per quello che sembra essere un futuro turbolento 2018.
Nota: Tutto “tranquillo” e secondo quanto era facile prevedere nelle nuove società multiculturali volute dai mondialisti e dai sostenitori del mondo senza confini. Bisogna abbattere i muri, gettare ponti ed aprire le porte a tutti, occorre integrare ed accogliere, integrare ed accogliere…

Fonte: Zero Hedge
Link: http://mondolibero.org/la-svezia-si-sta-preparando-per-una-guerra-civile/ (traduzione di Luciano Lago)

Case occupate: l’immigrazione incombe sui poveracci autoctoni

Avrete notato che i TG si rifiutano di dare spazio a notizie come quella recente dei senegalesi che occupano abusivamente l’appartamento della signora Rosa nel rione della Trecca di Via Salomone (case Aler) a Milano. Chiedetevi perché…

Sono certa che la risposta la sapete già: non destare l’allarme sugli effetti dell’immigrazione  ritenuta “buona, necessaria e inevitabile”.  Rosa è un nome fittizio datole da “Il Giornale” per non esporre la poveretta, già fortemente provata, ad eventuali ritorsioni. L’antefatto  avvenuto sotto Natale è stato spiegato  altre volte: la povera signora 71enne è andata in ospedale per farsi curare e tanto è bastato per far scattare il racket delle occupazioni abusive. Pare che ci sia di mezzo un tal Guido Guarneri detto “lo Zingaro”, che ha al suo attivo un arresto. Ex galeotto,  si beccò15 anni per undici coltellate date «per legittima difesa», e controlla decine di alloggi e cantine delle Case Bianche, facendosi chiamare “il sindaco”. E con un nipote omonimo recentemente arrestato con l’accusa di essere uno dei tre ragazzi che a Milano hanno drogato una ragazza per poi abusarne. Il Questore si vanta già: «Abbiamo dato un segnale alla città». (fonte Il Giornale).
Capirai che segnale! Lo avrebbe dato il “segnale” il questore, se non ci fosse stata la campagna di stampa della citata testata? 
Come se non sapessimo che è in corso la campagna elettorale dell’imminente 4 marzo e che quel Minniti che ora vorrebbe far arrestare i blogger dalla Polizia Postale per fake news (la madre di tutti i problemi che ci affliggono), è costretto dall’eco della stampa a fare il “minimo sindacale” per non perdere ulteriori voti. Sì, perché nonostante l’impegno personale del direttore Sallusti  del  Giornale verso la signora ammalata, (leggere il suo lodevole editoriale “Dovete salvare la razza “Rosa“), di signore Rose e di signori Rossi che non possono allontanarsi dalla loro casa, per paura di trovarvi sgradevoli sorprese, ce ne sono ancora tanti. E non tutti riescono a far parlare di sé nei giornali e ad ottenere il privilegio di un titolo a caratteri cubitali per richiamare l’attenzione sui loro tristi casi.  In aggiunta a ciò,  vorrei sottolineare che trovo ingiusto, infame e aguzzino uno stato e un governo che costringe i suoi cittadini già calpestati nei diritti più elementari, che vivono nella paura e nell’intimidazione in quartieri a basso grado di legalità,  a dover elemosinare un po’ di visibilità in tv per ottenere la ragione, in programmi come “Quinta colonna”, investendo il conduttore del ruolo di improbabile Robin Hood o di Zorro. 


…e hanno avuto il coraggio di contestare la vignetta di Giannelli, perché considerata “razzista”



Ma per ammissione dello stesso Giornale, che ha curato questa inchiesta, l’emergenza case sottratte  a tanti poveretti, continua e continua  da tempo…

Il caso di Rosa non era il solo sul taccuino della Prefettura. Sono più di 160 i casi critici segnalati alle autorità dall’azienda lombarda edilizia residenziale (Aler). Non si tratta di persone che hanno occupato l’abitazione di un’anziana mentre era in ospedale, come per la storia di Rosa raccontata dal Giornale in questi ultimi giorni, ma di delinquenti che non si sono limitati a entrare illegalmente in un alloggio: hanno proseguito con un atteggiamento da criminali che ha reso impossibile la vita nei quartieri di edilizia residenziale pubblica.

Lo sfratto di  questi giorni  dei senegalesi abusivi dalla casa di Rosa deve essere il modus operandi per il futuro e non un’eccezione preelettorale. Tutti i nuovi occupanti abusivi vanno assolutamente allontanati e neutralizzati, i rioni risanati, la legalità ripristinata, e gli eventuali “mediatori” come Guido lo Zingaro, messi al fresco e in condizione di non nuocere. Ma vogliamo scherzare? Avere importato la mafia rom che traffica nelle occupazioni-case dei rioni popolari prendendosi la briga di fare “l’assegnataria”,  e doverla trattare magari in guanti gialli per paura di cadere nel politicamente scorretto, è il massimo delle storture e delle aberrazioni dei nostri tempi.

Ovviamente la deriva migratoria deve essere fermata. Vero Emma Bonino, che in questi giorni vorrebbe tirar dritto sullo ius soli, appena fermato a fine legislatura?

Il M5s è di sinistra senza SE e senza MA

Credo che gli elettori di destra abbiano  finalmente capito che il M5s che si era presentato come il partito del Né-Né (né a destra né a sinistra), non solo è di sinistra ma non esente da elementi di comunismo reiterato di matrice espropriativa.  Per paradosso, quel comunismo massimalista che non ha più il PD, viene sfoderato da loro. Dove?
Soprattutto nel “reddito di cittadinanza” che dovrebbe essere fatto a spese dei pensionati. Ecco un articolo di Gian Maria De Francesco per il Giornale che ben lo spiega  e che viene rilanciato anche dal sito libre idee:

Deficit, taglio delle pensioni e più tasse. Il fantasmagorico programma di governo del Movimento 5 Stelle si fonda su questo mix che, a prima vista, può sembrare quantomeno improbabile ma che, a guardarlo un po’ meglio, assume contorni terrificanti. 

“Tutto parte dagli annunci del candidato premier Luigi Di Maio contenuti in un’intervista concessa al Mattino. In buona sostanza, il reddito di cittadinanza a geometria variabile (da 780 euro mensili per i single a 1.950 per famiglie con due figli che hanno più di 14 anni) che, almeno nelle intenzioni costerebbe 17 miliardi dei quali 2 destinati a potenziare i centri per l’impiego, sarà finanziato per 12 miliardi dal taglio delle pensioni d’oro, cioè quelle superiori a 5mila euro. Come osservato in precedenza anche dal Giornale, tale intendimento significherebbe cancellare ex abrupto i 145mila trattamenti superiori a tale soglia. Ma, come precisato dallo stesso Di Maio, «saranno tagliate quelle sopra i 5mila euro netti non coperte dai contributi e comunque il risparmio sarà distribuito su più anni». Insomma, anche il reddito di cittadinanza presupporrebbe deficit, circostanza sempre smentita dai pentastellati”.

“Ieri la spiegazione dell’arcano da parte della deputata grillina Laura Castelli che in un colloquio con La Stampa interpellata sulla possibilità che la Consulta bocci come in passato la decurtazione, ha precisato che «il problema dei diritti acquisiti si può superare togliendo una quota a tutte le pensioni per poi redistribuire i risparmi da quelle d’oro a quelle più basse». Dunque la proposta del Movimento assomiglia molto a quella profetizzata dal Giornale: tagliare del 21% le pensioni sopra i 3mila euro mensili recuperando annualmente i 12 miliardi.” (fonte: Il Giornale)

Tutto chiaro, no? Si toglie a chi ha diritto per redistribuire in modo demagogico,  falso-egualitario e comunistico ai nuovi poveri del  Terzo mondo, poiché saranno loro i primi a beneficiare del loro “reddito di cittadinanza” avendo più figli,  come fui fin troppo facile profetessa nei confronti di qualche amico di destra, attratto dalla “novità” pentastallatica, allorché comparvero per la prima volta sul mercato dell'”offerta politica”, nel 2013.
E già che ci siamo, che garanzia di democraticità danno questi dilettanti allo sbaraglio assoldati dalla  ditta privata Casaleggio & Associati che fa capo all’associazione Rousseau?

Altro elemento di sinistra è l’immigrazionismo verso il quale sono sempre stati fortemente ambigui. Come non ricordare, del resto, che si attivarono per l’abolizione della Legge Bossi-Fini  la quale  contemplava il reato di immigrazione clandestina?

La loro lotta alla corruzione e contro i vitalizi fa semplicemente ridere i passeri. Quando l’Italia del monocolore democristiano, aveva sprechi e vitalizi a gogò e si facevano pure leggine-regalo per parenti e amici, il Paese correva come una locomotiva, c’era benessere per tutti ed eravamo tra le prime potenze industriali del mondo. Strano concetto dell’economia hanno i PentaGrulli, se pensano di raddrizzare i bilanci sui guasti prodotti dall’Euro, una coercizione valutaria imposta attraverso una moneta-debito  emessa dal Nulla, col semplice taglio dei vitalizi! Del resto, come è già stato notato, di uscita dall’Euro non ne parlano più.

La stampa di regime ci tiene molto a mostrarceli come gli antagonisti del PD, a metterli nel calderone delle forze “populiste” insieme alla Lega, accreditandoli come  vera “opposizione”.
Dal canto loro, i PentaGrulli che molto hanno in comune coi cespugli di Sinistra Italiana, e col  partitucolo giustizialista di Grasso “Liberi e uguali“, ci tengono a “smarcarsi” e a far vedere che “ballano da soli”.
Ma attenzione e a non cadere nella trappola di un eventuale fronte unico anti-grillino con il Pd e Renzi, vero Berlusconi?

Inserire una  quarta forza di sinistra come quella del M5s, nel paesaggio dei partiti,  raggiunge uno scopo micidiale per i nemici della nostra indipendenza: creare un fronte unico antigrillino in modo simil-tedesco (la Grosse Koalition) emarginando le “ali estreme” o quanto meno, calmierarle. Una Lega sedata e  “berlusconizzata” non piacerebbe più a nessuno, tanto per fare un esempio e perderebbe fatalmente il suo appeal.
Non si facciano intimorire i leghisti nei confronti della campagna “scandalistica” di queste ore contro l’ex sindaco di Varese Attilio Fontana, candidato al Pirellone,  per la sua affermazione sulla “razza bianca a rischio”. Se Fontana avesse usato il termine soft di “civiltà europea”, si sarebbero scatenati lo stesso a difendere la bontà dell'”accoglienza” ad ogni costo.

Il bacio gay dei grillini in Parlamento  durante il  passaggio del ddl anti-omofobia del 19 settembre 2013
Ma torno ai Pentagrulli, forza di sinistra massimalista (altro che semplici “populisti”!). Lo furono quando sostennero il matrimonio gay della Legge Cirinnà, come pure il ddl anti-omofobia del 19 settembre 2013, lo furono quando  sollecitarono per primi e sostennero l’eutanasia all’italiana del governo Gentiloni a fine legislatura, lo sono quando si mostrano ambigui e non vogliono scoprire le carte sull’immigrazione, perché temono di sembrare a loro volta “razzisti”. La loro astensione sullo ius soli, non va vista come un vero NO, ma come una semplice “sospensiva”.
Lo sono ancora di più quando sostengono i tagli delle pensioni per poter beneficare i “nuovi poveri”, e quando scatenano surrettiziamente  la guerra tra le nuove e le vecchie generazioni. Queste ultime, trattate da Nababbi che dovrebbero farsi decurtare le loro pensioni acquisite faticosamente e  già pagate con  fior di contributi, in segno di “solidarietà”. Con buona pace, per quei ceti medi già messi a dura prova da una crisi senza fine.
A corollario di tutto ciò, c’è la loro  conclamata incompetenza, inettitudine e superficialità oltre ogni limite, incapaci come sono di ovviare al problema-rifiuti di Roma (giunta Raggi) e all’acquisizione di un albero di Natale per la capitale che non faccia ridere i polli. Polli “spelacchiati”.

Serve altro?