Ancora Civis: la Corte dei Conti su Cofferati e Merola

182 milioni di euro di spese – riporta il Resto del Carlino.
A tanto ammonta la cifra esorbitante del progetto fallito del Civis di cui abbiamo dato notizie a più riprese.

E la Corte dei Conti annuncia un processo contro Cofferati, come ex sindaco di Bologna, e contro Merola.

L’ex sindaco di Bologna Sergio Cofferati e tutta la sua giunta (dove sedeva l’attuale sindaco Virginio Merola) saranno processati dalla Corte dei conti per il pasticcio Civis.

Dopo anni di indagini, arriva la stangata della magistratura contabile per il progetto del tram su gomma che non ha mai visto la luce. La Procura della Corte dei conti, al termine di una lunga istruttoria a cui ha lavorato la Guardia di finanza, ha individuato gli amministratori pubblici a cui presentare il conto di tutti i soldi spesi inutilmente per questo progetto finito in nulla: è l’ex giunta Cofferati, a cui i pm contabili contestano di aver approvato, nel 2004, una variante sostanziale del progetto, provocando un danno patrimoniale da 1.250.111 euro per le spese di progettazione del Civis. Un’altra istruttoria, relativa alle spese sostenute per le opere civili (ritenute inutili e dunque uno ‘sprecò dalla Procura della Corte dei conti) è in corso di completamento.
All’ex sindaco, a tutti i dieci ex assessori (ma anche all’ex dirigente del settore Mobilità urbana Paolo Ferrecchi e all’ex segretario generale Marcello Napoli) nei giorni scorsi è arrivato un avviso di citazione a giudizio per il prossimo 7 maggio, giorno in cui inizierà il processo davanti alla Corte dei conti. La Procura della Corte dei Conti ritiene che siano loro a dover ripagare quel danno, una somma che dovrà essere restituita al Comune di Bologna e ad Atc-Tper.

I pm contabili ritengono che l’ex Giunta abbia “deliberato con modalità e contenuti viziati da illegittimità, irragionevolezza, illogicità, arbitrarietà ed antieconomicità”. In particolare, il rimprovero è quello di aver “apportato una variante sostanziale al progetto Civis, contraria alla normativa vigente e allo stesso regolamento contrattuale” e di avere determinato la “sovrapposizione tra i tracciati dei due sistemi di trasporto pubblico”, il Civis e il precedente progetto della metropolitana nella parte ovest della città. Questo comportò “la cancellazione del primo stralcio del Civis (nella direzione ovest) che diveniva, per ciò solo, inutile”, e provocò, “quale ulteriore effetto, il pagamento delle ingenti spese di progettazione di tale stralcio, quantificate in euro 1.250.111,95”.

Per la Procura della Corte dei conti, l’ex Giunta Cofferati ha la responsabilità di aver causato una variante inutile relativa al progetto Civis: la scelta di approvare il progetto della metrotranvia, infatti, votata a Palazzo d’Accursio con la delibera del 12 ottobre 2004, creava di fatto un ‘doppione’, tra Civis e ferro, nella zona ovest della città (tra San Felice e Borgo Panigale). Per questo si decise la variante sostanziale al Civis su cui oggi puntano il dito i pm contabili, variante che comportò lo spreco di oltre 1,2 milioni di euro (questo il conto calcolato dai pm contabili) in spese di progettazioni inutili.

Ma quello che arriva oggi è solo un primo tassello dell’enorme lavoro portato avanti negli ultimi anni dalla Procura contabile per fare luce sul ‘pasticcio del Civis. E il ‘grosso deve ancora arrivare: è ben più alto, infatti, l’importo che la Procura della Corte dei conti dell’Emilia-Romagna ha individuato come il danno erariale complessivo relativo all’appalto Civis (fornitura e opere): ammonta a 90 milioni di euro, relativi a costi contrattuali privi di utilità economica spesi inutilmente per l’appalto Civis.

L’indagine relativa a questo ben più pesante filone si è già conclusa e presto i magistrati contabili citeranno a processo gli amministratori pubblici che ritengono colpevoli della scelta sbagliata di realizzare il tram su gomma: a loro sarà richiesto di restituire questa ‘valanga’ di soldi giudicati sprecati. Il peso di questo filone, è prevedibile, ricadrà in primis sugli ex dirigenti di Atc, ma ce ne sarà anche per i politici che avallarono l’appalto (e si risalirà indietro anche all’epoca di Giorgio Guazzaloca).
Le citazioni a giudizio per la vicenda complessiva arriveranno a breve, intanto la Procura della Corte dei conti ha accelerato i tempi per concludere il filone relativo alle spese di progettazione, che rischiava di cadere in prescrizione.

La variante del Civis fu decisa dalla Giunta Cofferati come conseguenza della decisione di approvare il progetto preliminare della metropolitana nell’autunno del 2004.
Di fatto questo provocò un ‘cortocircuito’ con il progetto del Civis (visto che nella parte ovest della città i due percorsi si sarebbero sovrapposti) ed è per questo che secondo la Procura della Corte dei conti quella degli amministratori fu una decisione “illegittima” e “inspiegabile”. Il nuovo progetto della metro, infatti, obbligò ad una variante sostanziale al progetto originario del Civis, costringendo a stralciare la tratta relativa alla zona ovest di Bologna (Borgo Panigale): tutto questo fu un errore agli occhi dei pm contabili, dal momento che proprio quella tratta, nel progetto originario e nel capitolato d’appalto, era considerata “strategica” e funzionale all’intero sistema di trasporto su gomma (tanto che avrebbe dovuto essere realizzata in via prioritaria).

“Riesce davvero difficile capire quali siano state le ragioni che hanno indotto il Comune di Bologna ad intervenire sì drasticamente su una tratta del Civis- scrivono i magistrati contabili nella citazione a giudizio- stralciandone proprio quella che era la parte prioritaria e strategica, per la quale era stato già presentato in fase di gara il progetto di livello esecutivo, le cui consistenti spese dovevano peraltro essere sostenute dalla stazione appaltante”. Dall’altro lato, poi, costringere a quella variante fu anche illegittimo, visto che secondo quanto previsto dal capitolato erano ammesse sono varianti funzionali e dovute a cause imprevedibili.

Per quella scelta giudicata errata, e per le conseguenti spese di progettazione, il conto che la Procura della Corte dei conti presenta all’ex Giunta Cofferati per le spese di progettazione inutili relative all’appalto del Civis non sarà salato per tutti allo stesso modo: quello che deve pagare di più, secondo i pm contabili, è l’ex sindaco Sergio Cofferati, a cui viene imputato il 30% degli oltre 1,2 milioni di euro di spese di progettazione inutili. Dopo di lui, la ‘fetta’ più alta spetta all’allora assessore alla Mobilità Maurizio Zamboni, colpevole secondo i magistrati per il 25% dell’importo complessivo.

Se la caveranno con meno gli altri nove assessori che sedevano in Giunta e votarono la delibera relativa alla variante del progetto, tra cui c’è l’attuale sindaco Virginio Merola. A loro (oltre a Merola l’allora vicesindaco Adriana Scaramuzzino e gli assessori Maria Virgilio, Giuseppe Paruolo, Paola Bottoni, Silvana Mura, Anna Patullo, Antonio Amorosi e Angelo Guglielmi) viene imputato complessivamente il 30% del danno erariale.

Infine, per la Procura della Corte dei conti furono responsabili anche l’allora dirigente del settore Mobilità, Paolo Ferrecchi (su cui ricade il 10%) e il segretario generale Marcello Napoli (a cui viene imputato il 5%). Nel corso delle indagini, tutti gli ex amministratori hanno presentato memorie difensive per discolparsi, a partire da Cofferati che ha chiesto anche di essere sentito di persona (l’audizione c’è stata l’11 luglio scorso). Le loro spiegazioni, però, non hanno convinto i pm contabili, che hanno comunque deciso di citarli a processo. Ora la decisione spetterà ai giudici.

Fonte Dire

IL SINDACO MEROLA
“La  Giunta  Cofferati,  di cui facevo parte, apportò modifiche al progetto del  Civis  per  migliorarlo  rispetto a quello della Giunta precedente. La decisione  fu  preceduta  da una sentenza della Corte Costituzionale che si pronunciò  a  favore  di  Regione  e Provincia contro le scelte unilaterali della Giunta Guazzaloca. Le  valutazioni  dei  Pubblici Ministeri contabili sono appunto valutazioni oggetto del dibattimento processuale, e non una sentenza. Aspettiamo perciò l’esito del processo con serenità“.

COFFERATI
“Abbiamo agito nell’interesse della città”. Così l’ex sindaco di Bologna, oggi europarlamentare Pd, Sergio Cofferati, replica alle contestazioni dei giudici della Corte di conti.
“Rivedemmo il progetto per due ragioni: perché era stato giudicato illegittimo dalla Corte costituzionale non essendo stato concordato con Regione e Provincia e perché lo giudicavamo sbagliato”, spiega Cofferati, che dovra’ rispondere assieme ai suoi assessori dei costi di progettazione (1,250 milioni di euro circa) della variante approvata nel 2004. “Il progetto precedente- chiarisce l’ex leader della Cgil- non copriva gli spazi di maggior traffico e allungava la metropolitana verso i colli, dove traffico non ce n’era”.
Insomma, se l’impianto dell’opera non fosse stato modificato e si fosse “portato avanti il progetto della giunta precedente”, Bologna “avrebbe ricevuto un danno”, poiche’ “non ci sarebbe stata un’adeguata remunerazione del capitale investito”.

post correlati

http://svulazen.blogspot.it/2013/03/nuova-viabilita-bologna.html

http://svulazen.blogspot.it/2011/06/il-civis-oggi.html

il…risciò!!

Entra ne

"Nuovo" strumento d’origine leonardesca

Uno strumento musicale progettato 500 anni fa da Leonardo Da Vinci è stato costruito di recente da un pianista polacco. L’ha anche suonato nel suo primo concerto all’Accademia di Musica di Cracovia.

Il progetto di Leonardo era
uno tra le incredibili invenzioni di vario genere (dalle
macchine belliche, a quelle per volare, altri strumenti musicali etc..) del grande
inventore del

Continua la Fiera degli Orrori: Body Worlds di Gunther von Hagens

Stavolta tocca a Bologna. Fino al 16 febbraio nel quartiere fieristico esposti oltre 200 orridi esempi di plastinazione, compresi anche animali di grandi dimensioni oltre ai soliti bestiali corpi umani.

La mostra si tiene presso la Sala Maggiore – Ex GAM.
Il nuovo allestimento, si dice nella presentazione, è focalizzato sul cuore, interpretato come “motore dell’esistenza”, e sul sistema cardiovascolare: nel percorso messi in mostra anche 20 corpi interi.  Come che il cuore della nostra esistenza fosse un organo fisico e basta.

La plastinazione è un processo che permette di conservare tessuti e organi anche umani sostituendo ai liquidi corporei dei polimeri di silicone.

Alcuni cadaveri sono forzatamente mostrati in attività quotidiane ricostruite come giocare a calcio o suonare una chitarra, così da evidenziare movimento e fasce muscolari, “attrarre” lo stupore e suscitare curiosità malsane.

Una sezione verterà addirittura sull’origine della vita, sulla maternità e sullo sviluppo prenatale, per demitizzare anche quell’ultimo brandello di sacro che potrebbe esserci rimasto.


Body Worlds riesce ad accumulare cadaveri veri da mostrare rinsecchiti basandosi su un programma di donazione dei corpi curato dall’Institute for Plastination tedesco di Heidelberg, che conta più di 13000 donatori registrati, tra cui nove italiani, che desiderano essere esibiti in tour una volta morti.

Alla fine di agosto – in un commento intitolato ‘La pornografia di quelle persone scarnificate’, comparso su ‘Bologna Sette’, supplemento domenicale di ‘Avvenire’ – l’Arcidiocesi guidata dal cardinale Carlo Caffarra aveva attaccato ‘Body Worlds’, sottolineando come “questa esposizione non sia una mostra d’arte. E abbiamo molti dubbi che abbia un carattere scientifico”, tanto che, aveva argomentato ancora la Curia, “ci sono tutti gli ingredienti per la visita di un’esposizione di infimo livello, sensazionalistica, offensiva della sensibilita’ umana. Un’inutile provocazione”.

Quale altro ultimo confine della decenza, della sacralità della vita, del decoro, dovrà essere oltrepassato? E con quale pretesto, arte o scienza? 
Siamo allo scempio della dignità umana.

Ma anche il resto dell’arte non se la passa bene, quando organizzano delle kermesse da queste parti.

La sola idea che la carne umana, sottratta al decoro della morte,
sia da esibire ad un pubblico pagante dopo averla composta in pose insolite, 
o sia una “carne collettiva”, o casuale, 
e non che ad ogni corpo corrisponda una persona, anche se defunta, un’anima e una storia, è francamente ributtante e una stortura, che va sempre in direzione dell’annullamento e azzeramento dell’uomo.  

Incredibile che l’ufficio della mostra parli specificamente di appuntamenti per visite scolastiche, e che si voglia sottolineare che ben 400.000 persone sono già accorse a queste mostre orripilanti e dissacratorie del mistero della nostra stessa vita. 

E’ proprio vero che l’arte (vera) non è amata, e che la supposta culturalizzazione degli ultimi 70 anni è assolutamente fittizia e fuorviante.

Josh

p.s. non sono state aggiunte molte immagini per non urtare la sensibilità dei lettori, e per non disturbare troppo chi passasse per il blog ore pasti.

Entra ne

10 Racconti Gotici e lo spaccato su un’epoca

E’ uscita un’antologia curiosa e di pregio, che contiene 10 racconti. Autori, tra gli altri, Dickens, Le Fanu, Mérimée. Le sorprese al suo interno non mancano, ma ce ne occuperemo alla fine perchè offre l’occasione di un excursus.
________

Un passo indietro.
Per Letteratura Gotica, ci si riferisce al Romanzo Gotico o a racconti, intendendo un genere attivo dal secondo Settecento, che univa

Ipse dixit: "la luce in fondo al tunnel…."

Tutti ricordiamo le esternazioni di Monti (non ne ha azzeccata una) di qualche tempo fa, quando era al governo a dire che “già si vedeva la luce in fondo al tunnel” della crisi.
Qui sta andando tutto a rotoli. 
E non importa cosa blaterino gli Istituti di Statistica, quando pretendono che ci esaltiamo per un + 0,3 che non significa affatto “ripresa”, ma stagnazione.

Oggi,  riporta E-tv,  
Gabriele Morelli del CNA Emilia Romagna, risponde a tono alle formulette montiane:
“La luce in fondo al tunnel è…IL FANALE DEL TRENO contro cui stiamo andando a sbattere!”
Esatto, una fatale tranvata,
la “luce” è il fanale anteriore della locomotiva che sta per piombarci addosso e travolgerci. 

Josh



Entra ne

Verdi

Numerose iniziative sono state e sono in corso per il bicentenario verdiano, e non sarà con un semplice e breve post che si potrà esaurire un argomento così vasto.

(sopra, Riccardo Muti su Verdi)

Alcuni punti possono essere comunque ricordati. Giuseppe Verdi (1813-1901) è senz’altro figura di punta dell’Ottocento italiano e non solo per la lunga durata della sua vita.

Ebbe

Mons. Negri (Ferrara) fa in parte chiarezza al posto del vacuo chiacchiericcio sulla questione "Immigrazione"

 Di seguito, il discorso di Mons. Negri, Arcivescovo di Ferrara e Comacchio

“Ascoltando le reazioni alla tragedia di Lampedusa non si può fare a meno di rilevare una ipocrisia così diffusa che finisce per essere una connivenza, una collusione con i responsabili di questa situazione che sembra incredibile in una realtà sociale come quella in cui viviamo.

Come pochi vanno ripetendo da molto tempo, il problema degli sbarchi non è la questione che spiega ciò che è accaduto. In questo senso hanno perfettamente ragione coloro che dicono che queste tragedie si potranno ripresentare a scadenze che sono anche largamente prevedibili sul piano temporale, se non si affronta la questione in tutti i suoi fattori e identificando le responsabilità.

Anzitutto però è doveroso riconoscere che il popolo italiano, in questo caso come in tutti i casi precedenti, ha mostrato una generosità e una capacità di dedizione che fa onore alla nostra etnia; perché il nostro è un popolo coraggioso, generoso, che si assume le responsabilità anche oltre il dovuto. Vedere come questa gente anche in questo caso si è prodigata per ridurre l’entità della strage, è una cosa che ci fa onore. Perciò ben venga un amplissimo riconoscimento a questa popolazione,  come quello del premio Nobel per la pace, che così si riscatterebbe da altre e ben  più infelici attribuzioni date in un passato recente, vedi Obama.

Ma la vera questione è guardare da dove queste persone fuggono. Non si può affrontare il problema prendendo in esame solo lo sbarco. Deve essere detto con chiarezza che sono gravissime le responsabilità della comunità internazionale perché queste persone fuggono da Stati dove non c’è libertà, non c’è pane, non c’è giustizia, dove i diritti dell’uomo e della donna vengono sistematicamente calpestati, dove – ci piaccia o no – un’ideologia di carattere religioso copre e giustifica tutto questo, dove esistono satrapie locali intollerabili nel terzo millennio, gente che vive concedendosi un lusso sfrenato depauperando le risorse del popolo e della nazione. E questi regimi sono stati e sono sostenuti non solo dai paesi occidentali, ma anche dalla Russia, dalla Cina. Sono sostenuti per motivi economici o strategici, per accedere a fonti energetiche o per il business della vendita delle armi.

E’ assurdo che la comunità internazionale non riesca a stroncare il traffico di morte di questi scafisti, dietro i quali magari – visti gli interessi economici pazzeschi – si celano organizzazioni insospettabili del mondo occidentale, o dell’Estremo Oriente, o della Russia.

La prima cosa da cambiare è l’atteggiamento verso questi Stati e regimi, che non devono essere più favoriti. 

Secondo: ci vuole un’azione forte e decisa che stronchi questo indegno commercio di esseri umani che, come ha detto il Papa, vengono spinti dalla fame e dalla mancanza di libertà, vengono da noi in Occidente, nei paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo in cerca di vita, di libertà e dignità, e muoiono come animali nei nostri mari.

Bisogna poi chiedersi che senso abbia tutto questo pullulare di commissioni, sottocommissioni, di strutture dell’Onu, dell’Unione Europea che appaiono come  luoghi di enormi vaniloqui, 
di movimenti di opinione di carattere ideologico che non si misurano mai in maniera positiva e costruttiva con il problema.  
Centinaia e centinaia di funzionari dell’Onu che passano il tempo a discutere di questi problemi in studi ovattati a migliaia di chilometri dal teatro delle tragedie. E in Europa non si può scaricare il problema sulle legislazioni nazionali: se ci sono 28 diverse legislazioni ciò non impedisce che si arrivi a un minimo di uniformità e di intesa, che ci si assuma delle responsabilità precise, operative ed energiche.

E ancora: il Medioevo cristiano di cui si parla così male perché lo si ignora, ha comunque difeso le identità dell’Occidente; 
ha difeso la libertà, la cultura e la civiltà dell’Occidente impegnandosi in confronti che hanno avuto qualche volta la caratteristica di uno scontro duro. Non si può affrontare questi problemi senza chiedersi fino a che punto una ideologia di tipo religioso che certamente caratterizza il mondo islamico, o una parte di islam che è certamente determinante sul piano pratico, sia responsabile del fanatismo in parte dei luoghi di partenza, che provoca un esodo di tutti coloro che rischiano di essere schiacciati.

Quando si discute questi problemi non si può semplicemente buttare la responsabilità sulle istituzioni dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, o sull’adeguatezza o meno delle leggi che regolamentano questa materia: si deve aprire il discorso a monte sulla situazione degli Stati da cui questa gente fugge. E su questo punto bisogna che ci sia un atteggiamento non equivoco; non che su una sostanziale connivenza poi si facciano dei distinguo di carattere buonistico e reattivo.

Questo è certamente, come ha ricordato papa Francesco, il momento del dolore; ma un dolore che deve dar luogo a una azione di conoscenza della situazione e a una pressione sulle istituzioni internazionali perché il problema venga affrontato secondo tutta la sua profondità di analisi e soprattutto con la volontà di passare a una soluzione operativa.
Altrimenti gridando, indignandosi, con inutili silenzi o giornate di lutto nazionale, si può rischiare di creare un’ideologia della reazione e dell’indignazione che non dà luogo a nessuna operazione costruttiva.
Come dice l’enciclica di papa Francesco la fede vissuta come esperienza di vita, come criterio di giudizio, come etica nuova e soprattutto come impeto missionario nuovo pone nella società una scia di luce che illumina la vita e le situazioni sociali. Allora è giusto chiedere, non solo ai cattolici ma anzitutto ai cattolici, che la loro sia una presenza intelligentemente motivata e operativamente adeguata; e una assunzione di responsabilità senza cedere ad alcun ricatto, che farebbe diventare conniventi con i responsabili di queste immani tragedie.

Non è l’indignazione a impedire che tali tragedie avvengano. I problemi possono cominciare ad essere avviati a una certa soluzione se tutti – singoli, popoli, gruppi, nazioni e soprattutto istituzioni internazionali – si prenderanno la loro responsabilità.”

* Arcivescovo di Ferrara e Comacchio

 da http://www.lanuovabq.it/it/articoli-immigrati-il-problema-e-da-dove-fuggono-7454.htm

Grazie del coraggio anche da parte nostra!
Una parte delle cose almeno le ha dette.

Entra ne

Annullato il Motorshow! Le case d’auto disertano la manifestazione bolognese

Quella che era ormai la manifestazione tradizionale bolognese di richiamo nazionale dedicata ai motori, mostra/expo di successo, quella che si diceva “sì cediamo fette di Fiera, di Futurshow, di questo e quell’altro ma il Motorshow no” pare invece esalare ora il suo ultimo respiro.

Un comunicato della Gl Events, la società che organizza il Motor Show di Bologna ha ufficializzato la notizia: la 38esima edizione del salone motoristico è stata annullata. 

Nessuna casa automobilistica ha acquistato spazi espositivi, un fatto che ha reso inevitabile la decisione.
L’assenza del mercato – si legge nel comunicato – ci spinge ad annullare l’edizione 2013 del salone, sia per rispetto verso il pubblico del Motor Show, sia per lavorare in modo produttivo e concreto ad eventi futuri che possano contare di nuovo sulla massiccia presenza del settore“.
Gl Events ha anche sottolineato di avere “investito in modo importante negli ultimi 6 anni per garantire l’unico Salone italiano dell’automobile e per dare sostegno al settore auto in un Paese che dal 2007 ha perso oltre il 50% del mercato automobilistico“.

In futuro – secondo indiscrezioni riportate questa mattina dal Giornale – potrebbe essere Alfredo Cazzola, papà del Motor Show che cedette la società organizzatrice ai francesi di Gl Events nel 2007, a riportare in Italia un salone: a Milano.


Da Il Giornale

Al link le spiegazioni di Duccio Campagnoli, Presidente della Fiera

Noi sì che sappiamo fare i nostri interessi! 
Mi sentirei di leggere questo fatto, un’enorme perdita comunque per la città di Bologna, in questi termini. L’Italia è svenduta…ovvio fin dal Britannia.
Per questa seconda fase di svendita, si parte da città che sono sì importanti a livello nazionale, ma non sulla breccia da un punto di vista internazionale. 
Fatti simili così in successione, al di là della crisi su tutto il territorio, sono però accaduti a Genova, a Bari, a Palermo e appunto qui.
Non hanno attaccato subito, cioè, magari Milano. 
Hanno incominciato a sfaldare le realtà buone locali. Ma arriveranno anche a Milano. Sono partiti di qui, solo per fare meno clamore.

Josh

Entra ne

Anniversario della Battaglia di Lepanto

La Battaglia di Lepanto si tenne il 7 Ottobre 1571.
Fu una tappa della Guerra di Cipro (1570-1573), e vide schierate le flotte musulmane dell’Impero Ottomano contro le flotte cristiane della Lega Santa, composta da navi della Repubblica di Venezia, dell’Impero Spagnolo con il Regno di Napoli e Sicilia, dello Stato Pontificio, 
della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di

Maestra a Bologna toglie Crocifisso in aula: "Non me ne faccio nulla"

A Bologna,  presso le scuole elementari Bombicci, la maestra toglie il crocifisso dal muro perche di quello “lei non se ne fa nulla.”
Fa discutere la decisione di questa maestra che però trova l’ appoggio del preside di cui la scuola fa parte, Stefano Mari. 

“Non esiste alcuna legge dello Stato che impone l’obbligo di ostensione del crocifisso, ma solo un regolamento del 1928 sugli arredi scolastici, poi superato nel 1999 da norme che conferiscono autonomia ai singoli istituti: dipende dalla sensibilità dei docenti. Negli istituti che fanno parte del mio comprensivo, che riunisce 1.400 studenti tra elementari e medie, in moltissime aule il crocifisso non c’è mai stato o è stato tolto, mentre in altre è presente”. 

La maestra e il preside non sono stati informati del divieto di rimuovere i crocifissi imposto nel 2011 dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

 Infatti la legge italiana e la sentenza di Strasburgo vietano la rimozione dei crocifissi.

Eppure già nel 2009 si scoprì che all’Istituto Fermi i crocifissi erano assenti da vent’anni, al Liceo scientifico Sabin fino dagli anni Ottanta.
Stessa storia al liceo scientifico Augusto Righi, mentre al Liceo Classico Luigi Galvani erano pochi, sparsi in qualche aula.
L’ex deputato del PdL Fabio Garagnani ha informato il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza e sta meditando di presentare un esposto alla procura.

(Ci si domanda anche se sia stata sensata la tattica papale, qualche mese fa, di chiedere scusa per la benedizione ai non credenti, che la capiscono in questo modo:
 Il “dialogo” coi non credenti si risolve sempre con la rimozione dei simboli di fede, della Tradizione e della nostra Religione in toto, mentre usualmente è fatto obbligo sperticarsi in lode delle religioni degli altri, anche se sanguinarie ed estranee alla nostra storia nazionale)


Qui la notizia su TEMPI

Qui su Avvenire

Josh



Entra ne