Altra Laurea Honoris Causa s-data agli Eurocrati: stavolta Trichet

                                                 (Jean-Claude Trichet)

Bologna, Bologna…ma che mi combini Bologna….ma dove s’è cacciata la tua indipendenza di pensiero?
Eh sì, perchè l’Università di Bologna ultimamente si deve essere specializzata in premiazioni particolari.

Su molto si può discutere, la più assurda fu la Laurea Honoris Causa a George Soros, che fu omaggiato e ringraziato per aver distrutto la lira, mentre in altre parti del mondo cui aveva dedicato lo stesso trattamento, era ricercato con tanto di taglia. Ma così velocizzò l’entrata nell’euro-gabbia, non senza aver bruciato tutti quei miliardi e fatte uscire intere Nazioni dallo SME, non senza precise “collaborazioni interne”, Prodi e Ciampi.


Dopo il Sigillum Magnum a Prodi, Juncker e Kohl, e altre premiazioni simili, oggi è stata conferita la Laurea Honoris causa a Jean-Claude Trichet.
Riporta anche il Carlino che era stato dedicato all’ex Presidente della BCE uno striscione da “pochi studenti” (del resto il centro storico era blindato) in cui era scritto “Dottore in Macelleria Sociale”.

Seguendo i fatti degli ultimi anni, non mi sento affatto di contraddirli. Realmente lo scontento che sta montando in tutta Europa e nei paesi PIIGS sarebbe rappresentato ….solo da 4 studenti? E i suicidi, perchè non se ne parla più??
Ma l’informazione da giornali e tv, tutti compatti con i banchieri, gli eurocrati, la finanza internazionale e il governo non eletto in carica, è questo unico messaggio che solo sa far passare. Tutti contenti e tutti benedetti sotto l’euro.

Tra l’altro l’articolo del Carlino legge il mini-dissenso non solo tra studenti, ma esclusivamente tra forze marginali di sinistra e centri sociali occupati, 
fingendo di dimenticare l’opposizione netta a questo tipo di Europa e di malagestione dell’euro anche da parte di Movimento 5 Stelle, Lega e Destre, dalla Destra sociale a FN. 


Josh


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Ombre e Luci

Continua fino a fine ottobre la mostra “Ombre e luci (1920 – 1960) Volti del cinema nei ritratti di Manlio Villoresi”, a cura di Anita Margiotta e Alessandra Grella.
Si tratta di un’esposizione fotografica, di circa 90 fotografie di attori teatrali e cinematografici italiani, e alcuni cantanti dal 1925 al 1960.
La particolarità della mostra è l’arco di tempo coperto che evidenzia sia alcune

La Regione E/R si autopremia ancora

Nonostante le Spending Review, la pretesa ‘austerità’ che colpisce solo i cittadini, la Regione Emilia Romagna, in piena ‘era terremoto’ (solo 2 mesi fa) con la ricostruzione delle aziende e delle case private ancora da fare, che fa? Si autopremia.

Dal Carlino:

“Tutti promossi, e tutti con il massimo dei voti. Anche per il 2012 i dirigenti della Regione Emilia Romagna dormono sogni tranquilli: il loro ‘premio di risultato’ guadagnato nel corso del 2011 è arrivato puntuale come sempre. E, come gli anni scorsi, la Regione ha messo mano al portafoglio staccando un assegno di 2.273.127 euro (da dividere con i direttori generali) per coprire la spesa dovuta a queste ‘gratifiche’, così come previsto dal contratto integrativo stipulato nel marzo 2012 con i sindacati. Nel quale, tra l’altro, si specifica come “il tetto massimo di risultato da riconoscere ai dirigenti che conseguiranno la valutazione più elevata, è calcolato in modo da utilizzare tutto l’importo stanziato”.
 La valutazione, già. Il sistema applicato dalla Regione prevede quattro fasce di merito: A (100% del premio); B (80%), C (60%), D (40%) ed E (nessun premio). Come nel 2011, anche quest’anno i dirigenti della giunta hanno ottenuto tutti i voti più alti. Su 170 ‘esaminati’ in 112 hanno preso A, mentre i restanti 58 si sono dovuti accontentare del voto B. Tradotto in soldoni: i primi, quelli con contratto a tempo indeterminato, hanno avuto tra i 18.151 e i 19.780 euro lordi in più. La differenza è dovuta alla posizione che ogni singolo dirigente occupa all’interno della struttura.”

un’altra opinione qui:

“Fosse un’azienda privata, non apriremmo bocca. Un imprenditore, dei suoi soldi, può tutto sommato fare ciò che vuole. La Regione però non è un’azienda privata e i soldi sono pubblici, cioè nostri, cioè vostri, cioè tuoi.
E allora — lo scriviamo da mesi — smettiamola di prenderci in giro e di raccontarci barzellette. Visti i tempi, è un insulto al buonsenso (e ai nostri portafogli) che 170 dirigenti regionali su 170 siano premiati per il loro lavoro con 2 milioni e 200mila euro (in media, circa diecimila euro netti a testa all’anno; oltre al regolare stipendio, ovvio). Questo non è un premio, questa non è meritocrazia: questo, diciamocelo, è un integrativo camuffato. O se volete: un regalo obbligato che viene elargito ogni anno da Babbo Natale Regione.”
Preso dai nostri soldi, con la ricostruzione post-terremoto alle porte.

Pessimismo e fastidio.

Josh

AGGIORNAMENTO 3 AGOSTO:

Dopo l’inchiesta del Resto del Carlino, la Regione taglia i premi del 15%
e avvia una riforma del sistema valutazione
QUI I DETTAGLI

ADDIO ai super premi di produttività per tutti i dirigenti regionali, che nel triennio 2009-2011 sono costati ai contribuenti emiliano romagnoli la bellezza di 7,6 milioni di euro. Arrivano le nuove norme, più volte auspicate dal Carlino, che dovrebbero riportare un po’ di buonsenso su un sistema di valutazione che nel 2011 ha premiato 170 dirigenti su 170, infilandogli in tasca circa diecimila euro a testa. Ovviamente oltre al regolare stipendio. Ovviamente a spese di cittadini e imprese che da mesi tirano la cinghia nella speranza di uscire dalla crisi.
LA REGIONE Emilia Romagna taglia infatti del 15% i premi di produttività dei direttori generali e avvia il percorso di riforma del sistema di valutazione delle prestazioni di tutta la dirigenza. Lo ha deciso la giunta approvando la delibera che riduce l’entità della produttività dei direttori generali e fissa le linee di indirizzo per la definizione, in un atto che sarà presentato a ottobre, dei nuovi criteri di valutazione per tutti i dirigenti. «Si tratta di novità importanti – sottolinea l’assessore regionale allo sviluppo delle Risorse umane e organizzazione, Donatella Bortolazzi — che arrivano dopo aver considerato la particolare, difficile situazione nazionale e internazionale e il peggioramento delle condizioni economico-finanziarie dell’Italia e della regione Emilia Romagna».

l’opinione

“ALLELUJA! Dopo un en plein (170 dirigenti su 170 tutti insieme sul gradino più alto del podio) da far sbiadire perfino l’impresa delle azzurre di fioretto alle olimpiadi di Londra, finalmente la giunta guidata da Vasco Errani ha deciso di cambiare le assurde norme che lo hanno reso possibile. Coprendo di ridicolo la Regione, alla prese con una spaventosa crisi economica e occupazionale. E mandando fuori dai gangheri cittadini e imprese che continuano a pagare le tasse nonostante la cinghia sia sempre più stretta. Intendiamoci, non è che con le nuove regole ci voglia Stakanov per portarsi a casa anche nel 2012 il premio di produttività. Però la delibera di viale Aldo Moro, che taglia la torta del 15% e cancella una generalizzazione che ricorda tanto quella del ‘sei politico’ di sessantottina memoria, va nella direzione giusta.”

famo l’80% in meno, e forse “vediamo la luce in fondo al tunnel” anche noi

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Europa Calling…

Neofolk: tre intense versioni dello stesso pezzo….

 

 

Don’t you see the tide is turning

Towers tumbling to the ground

Can’t you see the world is burning?

The Spirit’s waiting to be found

Don’t you know a Fire’s burning

Since the Ancient Times of Rome

Don’t you hear Europa calling

For him who leads the children home

Can’t you hear the thunder

Imagine

Dalle feste estive alle ricorrenze sacre per annuum, Pasqua e Natale compresi,
non trascorre occasione che non venga proposta e riproposta la famosa canzone di John Lennon “Imagine” (1971), quasi fosse portatrice di una forma di sacralità.
Oramai c’è stato anche chi l’ha cantata davanti ai papi, giusto per intendere a che punto siamo arrivati.
“Imagine” è considerato (non da me) uno dei pezzi

Biblioteca Vaticana e Bodleiana: preziosi testi presto online

Un blog culturale non può non porre attenzione a una notizia anche troppo negletta dell’ultimo periodo, che può essere fondamentale per studiosi, specialisti, religiosi e uomini di cultura in genere.
Apprendiamo dalla Stampa, di preciso QUI,
del progetto, dal costo di due milioni e mezzo di euro, della durata presunta di 4 anni, di digitalizzazione di manoscritti di pregio.

(Sifra)

In

Mense Scolastiche E/R: vietata la Mortadella !

La Regione Emilia Romagna ne ha pensata un’altra delle sue.

Adesso vieta nelle mense scolastiche i salumi nostrani, mortadella, salame….
Ma come, la Mortadella, conosciuta in tutto il mondo come “La Bologna”, quasi che prenderne un etto sia come portar via con sè un etto di città, non può stare sulle mense di scuola??

Il pretesto addotto sarebbe per via della maggior salubrità e leggerezza della dieta, 
il sospetto è che sia per far piacere..a “qualcuno”.
E intanto i nostri (ottimi) produttori di carne boccheggiano. Ma Confesercenti e Coldiretti contestano giustamente e aspramente la Regione, che tra le altre cose vieta un altro prodotto tipico, come la piadina romagnola.
Il tutto va a mio avviso collegato con la notizia che le mense già potevano offrire kebab, cous cous, e simili, come anche il tg regionale di rai 3 mostrò qualche mese fa; o come riporta al link (verso metà pagina) ADN Kronos, in cui l’associazione SIMM si lamentava, da QUI:

“Cous cous, pane arabo e riso cinese. I cibi etnici cominciano ad arricchire i menu’ delle mense scolastiche italiane, per soddisfare gusti ed esigenze di alunni di ogni credo e colore. Ma, parola di esperti della Societa’ italiana di medicina delle migrazioni (Simm), ”la strada verso l’integrazione e’ ancora lunga. Le mense scolastiche del Belpaese che servono di routine piatti tipici di altre culture ”oggi non arrivano infatti al 5%”.
Intanto, togliere radicalmente i derivati del maiale e altri prodotti tipici, potrà mai essere una “strada verso l’integrazione”?  Chissà cosa ne avrebbe pensato lei, la Gradisca!

Josh

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Bologna che scompare

In questi giorni è difficile parlare di Bologna, poco dopo la scomparsa  dell’artigiano che si è dato fuoco davanti alla sede dell’Agenzie delle Entrate: non ci sono parole, e il nostro rispetto, pensiero e preghiera vanno alla famiglia. 

Ma già altri imprenditori sono arrivati al gesto estremo, in ogni parte d’Italia, tra cui uno giovanissimo.
La nostra preoccupazione e ira vanno invece tutte ad un sistema di esazione esoso, aggravato dalla mancanza di lavoro per tutti, dall’aumento folle dell’Iva, dalla pressione fiscale generale, alla crisi, amplificata dalle cieche, dannose, se non criminali scelte governative. Tassazioni folli, continuo aggravio fiscale, “sobrietà” e austerità sono solo modi per affossare le imprese, il lavoro, la gente, e per causare la crisi, non risolverla.

Su questo sfondo, solo come guardandoci un po’ intorno, prendiamo atto anche di un cambio ulteriore di fisionomia della città.

 
Alcuni negozi storici, questa volta di abbigliamento, ma vere istituzioni nei rispettivi generi, dal bon ton all’eleganza retrò al meglio del prêt-à-porter locale e mondiale, talvolta con prezioso servizio su misura,  negli ultimi mesi/anni hanno chiuso: in Via Murri Sabbioni; un po’ più di tempo fa, Boni.
Al loro posto o nulla o franchising, di minore prestigio. 
Lo scorso autunno, in crisi anche la storica non solo calzaturiera Bruno Magli.

Anche i cinema sono in crisi: certo che prima che di crisi delle sale, indubbiamente parlerei di crisi del cinema come forma d’espressione, dal momento che nel cinema italiano sono più di 20 anni che non esce nulla di davvero degno di nota, e dall’estero imperversano le saghe ipercommerciali tra remakes inutili, e giochi di riprese tutto fatto su pc all’insegna della spettacolarizzazione di plastica, o al più, tranne rarissime eccezioni, un’idea di regia che ricorda quello che Hitchcock definiva in modo sprezzante “ripresa di gente che parla”, intendendo con questo una regia talmente asettica e priva di emozione, di logica, di segni di interpunzione che porta la comunicatività del mezzo al grado meno di zero.
Se a questo si aggiunge la crisi, il prezzo del biglietto, gli scaricatori di internet e la tv pay per view il gioco è tristemente fatto. La crisi per ora è segnalata per circuiti Seac Film Srl e Circuito Cinema Bologna Srl, quindi per le sale Jolly, Odeon, Europa, Rialto e Roma d’Essai: si parla della possibile chiusura del Jolly e dell’Europa, e della riduzione di programmazione delle altre, compresa riduzione del personale.



(Ducati Testastretta 999)

Nel frattempo, dopo alterne vicende, la Ducati pare sarà rilevata dal gruppo internazionale Audi
un’altra parte di azienda storica di Bologna che se ne va, o almeno cambia proprietà. 
Il gruppo Audi-Volkswagen aveva già rilevato anche l’altra perla nostrana, 
Lamborghini (Stabilimenti a Sant’Agata Bolognese).  

Come ciliegina finale, con il nuovo piano “traffico” scompare anche la viabilità a Bologna:
si parla di pedonalizzazione sempre più vasta del centro storico della città. 
eeeh  “Magnifiche sorti e progressive” , per dirla con La Ginestra leopardiana.
Ma non tutti dovranno andare forzatamente a piedi.
Anzi, chi vorrà, ci dice il Carlino,  andrà in giro nientepopodimeno che  in ….risciò:

(un risciò cinese, 
la nuova risolutiva proposta istituzionale per la viabilità nel Comune di Bologna,
rigurgito della Cina veterocomunista)

 

dall’articolo: “ Dopo la “T” pedonale nei weekend, per la quale si sta pensando anche ad un servizio stabile di risciò, arriverà la nuova Ztl. La giunta Merola ha intenzione di rivoluzionare entro i primi mesi del 2013 la zona a traffico limitato, con l’acquisto di nuove telecamere Sirio, la chiusura degli attuali ‘buchi’ del sistema e l’inclusione della zona del palasport. Del pacchetto farà parte anche la divisione del centro in ‘spicchi’ per limitare gli spostamenti dei residenti e il completamento della revisione di tutti i pass per rendere la limitazione degli accessi davvero efficace ed evitare ‘favoritismi’. In quella sede, non prima sarà valutata anche l’ipotesi di vietare l’accesso al centro anche di sabato.”

 (un risciò a Calcutta, presto anche a Bologna)


Josh

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Divisionismo, la Luce del Moderno.

(Giuseppe Pellizza da Volpedo, “Prato Fiorito”)

Tra i numerosi movimenti pittorici degni d’essere riscoperti, questo è un altro, peculiare, che incontra il mio entusiasmo. Alcune immagini dei divisionisti già avevo scelto negli anni nella storia del blog, e la Mostra di questo periodo offre un’occasione di approfondimento.

(Gaetano Previati “Pace, o Mattino nel Prato”)

La Mostra si tiene a

Unipol, Bologna e varie


Dall’inizio dell’anno, sono in corso le nozze assicurative fra gruppo Unipol (Ugf) e il gruppo Premafin-Fondiaria Sai. E’ nato così un colosso assicurativo e capitalistico italiano,
il secondo nel panorama nazionale dopo Generali. Qui un beve riassunto.

La notizia, piuttosto negletta in giro peraltro, merita di comparire su Svulazen, sia per l’importanza del gruppo per la città di Bologna, sia per i legami più o meno virtuali col PD (a proposito delle polemiche continue di poc’anzi proprio del PD su conflitto di interessi, partiti, grandi gruppi e/o capitali personali), sia per l’impatto visivo-urbanistico che l’espansione del gruppo ha sulla città. Ma ci sono anche altre sorprese.

La cronaca non fitta delle ultime settimane a riguardo, è peraltro varia, per via di numerose implicazioni nell’operazione. Nel frattempo è stato deliberato un aumento di capitale per Fondiaria Sai pari a 1,1 miliardi.
Fondiaria Sai faceva capo a Salvatore Ligresti e Famiglia, vicini in qualche modo a Berlusconi, e Unipol è vicina al PD. ADN Kronos ne parla diffusamente.

Dall’Articolo: “Sei anni fa c’erano le ambizioni di Giovanni Consorte e ‘i furbetti del quartierino’, oggi ci sono il tandem Stefanini-Cimbri e una societa’ che e’ vicina a firmare una maxi-fusione con la famiglia Ligresti. (…)

L’obiettivo dichiarato oggi e’ quello di “creare un operatore italiano di primario rilievo nel settore delle imprese di assicurazione, in grado di competere efficacemente con i principali concorrenti nazionali ed europei e di generare valore per tutti i propri azionisti”.

Quello che perseguiva Consorte era di fare di Unipol un campione nazionale del credito. Il suo, diceva, era un progetto per l’Italia: “se vogliamo stare sui mercati globali dobbiamo avere aziende competitive. Altrimenti diventeremo un Paese di consumatori, un Paese destinato a indebitarsi, condannato al declino”. Uno spirito che si percepiva anche nello stretto contatto con il mondo politico, e in particolare con i vertici dei Ds, anche a prescindere dalla celebre intercettazione di Piero Fassino, “Abbiamo una banca?”, che non ha avuto nessun riscontro giudiziario ma che, al netto delle strumentalizzazioni, resta emblematica del clima in cui si muoveva Consorte.

Unipol e’ uscita da quella vicenda con un danno di immagine, con un problema di trasparenza, ma anche con una consistente liquidita’ da investire. Oggi, dopo una lunga transizione, passata per la gestione ‘conservativa’ dell’amministratore delegato Carlo Salvatori, la compagnia puo’ utilizzare quella liquidita’ per salvare le aziende della galassia Ligresti e far nascere una compagnia seconda in Italia solo a Generali.

L’altro dato rilevante e’ che si concretizza un’operazione politicamente trasversale, che mette allo stesso tavolo una societa’ che e’ considerata il gioiello delle coop rosse, storicamente legata all’area politica di sinistra, con la famiglia Ligresti, che vanta da sempre solidi legami nel Pdl e, in particolare, con la famiglia La Russa. “

Ci si chiede, a proposito della fusione, se non si crei monopolio di fatto nel mercato,
suddiviso a livello nazionale adesso solo tra Generali, Unipol+Fondiaria Sai, e Allianz, e tutto il resto viene casomai molto, ma molto dopo.
Berlusconi e il suo schieramento sembrano essersi agevolmente liberati di Fondiaria Sai (premio per l’essersi fatto da parte, di Berlusconi?) che aveva più di qualche disavanzo,
e Unipol Fondiaria Sai, ora assurto a secondo operatore assicurativo nazionale, si ritrova garantito un ‘parco clienti’ ancora più enorme.
Altre note non indifferenti QUI.
Ad oggi, il piano comprende comunque la fusione tra Unipol, Fondiaria Sai, Premafin e Milano Assicurazioni.

Monti è in fase di “liberalizzazioni“: una dovrebbe essere una sorta di rivoluzione copernicana (almeno così è presentata) sul meccanismo degli agenti monomandatari.
Il monomandato, per sua struttura, restringeva l’offerta allo schema: un agente, un mandato assicurativo.
Il decreto abolisce il monomandato, e impone agli agenti di lavorare rappresentando due società come minimo, e meglio di più, quindi proponendo un’offerta assicurativa ai clienti più variata, di almeno due compagnie e possibilmente anche più.

Lati dubbi ce ne sono: scompare l’agente monomandatario in carico a ciascuna compagnia,
dal momento che adesso lo stesso agente deve proporre più e più opzioni di varie assicurazione RCA.
Ma se prima un agente monomandatario presentava una sola proposta, oggi un agente ‘generico’ deve fare tante proposte da parte di tante compagnie, il che si risolverà anche in una notevole perdita di posti di lavoro, visto che, prima, ciascun agente lavorava per una compagnia, ora virtualmente ogni agente lavorerà per tutte.
Si dice che così …si sarebbe liberalizzato il mercato assicurativo:
ma pare di immaginare più che altro il povero agente, ora plurimandatario, districarsi tra presentazione di più offerte,
mentre l’utente finale sceglierà la polizza che costa meno (per forza di cose), con l’eventualità che potendo “scegliere” (sì, ma….scegliere tra sempre meno grandi gruppi),
le cifre da sborsare saranno sempre in crescita e di fatto sempre uguali se si crea un cartello di compagnie sulle tariffe, diminuendo sempre la concorrenza,
e che …l’utente finale queste cose alla fine le sappia fare da sè, magari confrontando le proposte assicurative già via web, presso le società assicuratrici madri, per conto suo, e scegliendo autonomamente.

In attesa dei vari sviluppi, ci sono rimostranze anche dalle associazioni consumatori.

Nel frattempo, Unipol ulteriormente ampliata cambia ancora l’immagine territoriale bolognese. Se questa è la sede centrale, più nota, in zona Fiera:


lì vicino s’è aggiunto l’ampliamento in Via STALINgrado, con la Balena, con “Porta Europa”,
con palazzi e palazzi di uffici:


che a loro volta si uniscono ai palazzi in serie delle Coop di Via della Repubblica, vicina al Polo Fieristico, e al gran muraglione di mattoni rigorosamente rossi, e al quartiere iniziato dalla Torre di Portoghesi.

Ora Unipol ha a Bologna anche la nuova torre/grattacielo, in zona Via Emilia-Massarenti,
di recente portata quasi a termine, e nuovi palazzi-uffici:

Il grattacielo Unipol, pur in periferia, e stavolta vicino a una zona in parte industriale, in parte ancora fittamente abitata,
ha ben 33 piani, per un costo di 65 milioni di euro, e come le altre voluminosissime strutture,
ha comunque un notevole impatto anche straniante su una città per la gran parte divisa tra aura medievale e al più ottocentesca, e per il resto fatta di case popolari, oltre che di periferie stile coop rossa-Soviet.



Nell’opinione del Corriere, con Via Larga,
già funestata da numerosissime rotonde, svincoli tangenziale plurimi, altro grattacielo anni ’60 in vicinanze, ancora rotonde, e rotonde, e rotonde, ponte tangenziale multicorsia semicoperto di plasticone bluette, altro palazzume, Boscolo Hotels, ipermercato, fabbriche, di cui alcune chiuse, il tutto in un brevissimo volger di passi,
a Bologna ci si avvia così ad un’urbanistica stile Potsdamer Platz.
Se va bene, aggiungo io….
Perchè c’è molto altro in cantiere: altre rotonde, poi la “Piazza del Futuro”, negozi, posti auto, un altro hotel da 10.000 mq, per un’area di oltre 30.000 mq.
Ancora altro sul progetto si può leggere qui.

Josh

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