Senza un governo. Il miglior risultato possibile

Ho promesso che in questa nuova avventura lo spazio dedicato alla politica sarebbe stato assai più limitato e spero di mantenere il proposito. Però non resisto alla tentazione di commentare il risultato delle elezioni, che per il sottoscritto è il migliore possibile.

Insomma, sappiamo già com’è andata. Il PD conferma di essere il peggior partito di sinistra del continente europeo. Stavolta avevano come avversari un puttaniere ottentenne logoro e un comico. Non sono riusciti a vincere manco stavolta. Insomma, il PCI-PDS-DS-PD nella sua (poco) gloriosa storia le ha prese, in sequenza da

De Gasperi
Fanfani
Moro
Andreotti
Craxi
Berlusconi
Grillo

Ora, come sempre quelli del PCI-PDS-DS-PD giocano a fare gli intellettuali incompresi, ma forse non capiscono che è proprio il loro atteggiamento borioso e arrogante a condannarli alla perenne sconfitta. Proprio non ci arrivano a capire che se perdono perfino contro un comico il problema non è il corpo elettorale il problema sono loro, che sono invotabili per il corpo elettorale. Sono loro ad essere semplicemente e totalmente indigeribili per chiunque. Ma no, loro sono i “geni incompresi”. Vabbè, non importa. Dopo che sarà morto Berlusconi le prenderanno da qualche altro demagogo da strapazzo e giù insulti a chi non li vota perché moralmente e antropologicamente inferiori. Mai una volta che si chiedano il perché la gente non li voti. No, non sono loro ad essere impresentabili, questo dubbio non gli viene mai. No, voglio dire, hanno perso un’elezione che avrebbe vinto anche mia nonna contro un ottantenne bollito e un comico a capo di una ciurma di dilettanti. No dico, forse qualche dubbio dovrebbe venire ma no, loro non ci arrivano. Anche stavolta i piddini andarono per smacchiare e furono smacchiati. E così sarà in omnia saecula saeculorum finché continueranno con il loro atteggiamento da stronzi e no, non basterà il baciapile post-DC Renzi a rimettere le cose a posto.

Capitolo Berlusconi. Il Caimano conferma di essere un bravissimo imbonitore da campagna elettorale. A naso la tanto dileggiata restituzione dell’IMU ha aiutato il giaguaro a riconquistare alcuni elettori, specie tra i pensionati per cui quei soldi potrebbero fare la differenza tra arrivare o meno alla fine del mese. Se Berlusconi facesse lo spin doctor sarebbe nettamente il migliore nel suo campo. Purtroppo per noi non si limita ad essere uno spin doctor ma è pure un leader politico. Purtroppo per noi è stato presidente del consiglio per ben tre volte e ogni volta si è rimangiato le sbandierate promesse elettorali, specie su capitoli quali la riduzione della pressione fiscale e del peso della burocrazia parassitaria. Il tutto condito da scandali e scandaletti, da una classe dirigente infarcita di personaggi impresentabili e donne di facili costumi. Il blocco berlusconiano è dimezzato rispetto al 2008, ma tanto è bastato per imballare il senato e costringere il PCI-PDS-DS-PD a inciuciare con lui o con Grillo. Il problema per il centro-destra è la bocciatura totale della sua classe dirigente. Una classe dirigente impresentabile fatta di nani e ballerine che senza il piazzista di Arcore non va da nessuna parte. Chi ha costruito questa ignobile classe dirigente? Ovvio, lo stesso Berlusconi che, grazie ai suoi deliri di onnipotenza ha costruito un partito gonfio di lacchè e baldracche, un partito che non gli sopravviverà. Pazienza, tanto alla fin fine si sa che l’unico scopo di esistenza del PDL è evitare la gattabuia a Berlusconi e a questo scopo finora il PDL è servito benissimo.
Capitolo Lega, capitolo doloroso per il sottoscritto in quanto ex elettore del Carroccio. La Lega di Maroni era partita  bene, promettendo la definitiva emancipazione da Berlusconi. La vicinanza del Carroccio al piazzista di Arcore è stata solamente fautrice di cocenti delusioni e figuracce per la Lega e invece alla fine la Lega si è nuovamente aggregata al caravanserraglio berlusconiano per avere in cambio il Pirellone. Risultato? La Lega è stata distrutta da Beppe Grillo. Nel mio Veneto, dove il Carroccio era il primo partito solo tre anni fa, oggi la Lega è appena all’11% mentre Grillo veleggia al 26%. Buona parte dei suffragi pentastellati erano del Carroccio, credo sarà difficile recuperarli. Non voglio dare per morta la Lega, ma francamente mi chiedo come il Carroccio possa avere un futuro. Temo che ormai la Lega non abbia altro avvenire che non l’aggregazione definitiva al caravanserraglio berlusconiano e la definitva confluenza nel PDL (Che schifo! NDA). 
Capitolo Grillo. E’ il vero grande vincitore di questa tornata. Sono stato tentato di votarlo, ma alla fine ho ripiegato su una listina venetista (Indipendenza Veneta) dopo aver visto Beppe sul palco insieme alla mummia  rosso-nera, l’ex squadrista e poi icona comunista, Dario Fo. E viste le mosse del comico, che apre all’inciucio col PCI-PDS-DS-PD, credo di aver avuto la sensazione giusta. Ora, non voglio liquidare l’esperienza grillina, anzi ritengo che per certi versi i pentastellati siano un toccasana. Sicuramente quella di Grillo è stata un’esperienza interessante e il comico genovese ha avuto il merito di toccare l’intoccabile dogma dell’Euro. Certamente Grillo è stato in grado di raccogliere la rabbia e la frustrazione verso una classe politica corrotta e indecente, però rimangono i dubbi sul personaggio. Contrariamente a molti altri io seguo Grillo da ben prima che divenisse un fenomeno nazionale. O meglio, molti della mia generazione hanno conosciuto Grillo solo negli ultimi quattro-cinque anni, ma io lo seguo da ben prima. Lo seguo addirittura da prima del blog e più volte l’ho visto dal vivo prima del “V-Day” del 2007 con cui ha cominciato la sua ascesa politica. Proprio in quegli spettacoli ho visto, ad esempio, Grillo cambiare opinione radicalmente sul denaro virtuale, prima condannandolo, poi elogiandolo. Oggi Grillo  sembra essere tornato sostenitore del contante, ma questo è giusto un esempio su come il comico ligure sia, come dire, volubile. Spero non accada, ma la sensazione che i pentastellati possano tradire quella larga fetta di delusi della Lega e del PDL che li hanno votati sperando in un’opposizione intransigente contro il PD è molto forte. Ripeto, Grillo ha toccato tasti assai sensibili. Ha giustamente cavalcato la protesta contro questa classe politica indegna, contro l’Europa dei tecnocrati e delle banche, contro lo scandalo del Montepaschi e contro l’esecutivo di Monti, ma la sensazione che il comico ligure possa aggregarsi al caravanserraglio del PD è forte. 
Capitolo Monti-Fini-Casini, e qui la grande soddisfazione. Ora, se non mi sono astenuto dal voto è stato solo ed esclusivamente per la speranza di toglierci definitivamente dai coglioni Fini e Casini. L’obiettivo è stato raggiunto a metà. Gianfranco Fini è stato finalmente spedito a lavorare e il suo partitino da prefisso telefonico si è dissolto come neve al sole. Francamente è una liberazione e una giusta punizione per uno dei più viscidi personaggi della storia di questo paese. Casini invece si è salvato per un pelo, ma per fortuna è ormai irrilevante. L’UDC è stato fagocitato dalla lista personale di Mario Monti ed è ormai ridotto a un guscio vuoto. Monti doveva essere la riscossa dei centristi, doveva essere la Rifondazione Democristiana e invece il suo “Terzo Polo” è finito quarto, dietro pure a Grillo. Nonostante la fanfara dei media e della stampa, nonostante il leccaculismo spudorato di Corriere; Stampa; Repubblica; Sole 24 Ore, il cialtrone bocconiano non ha ottenuto nulla di più che una UDC allargata. Al senato non è affatto determinante come si aspettava e nessuno se li caga. Il fallimento di Monti è forse il simbolo principale del rigetto di questa Europa, della definitiva repulsione dell’austerità suicida imposta da Bruxelles. Il suo partito-lobby è stato sconfitto, ormai irrilevante. Monti a livello personale non ha alcun futuro se non quello di tenere le sue chiappe ben ancorate alla poltrona di senatore a vita. Lo stesso Monti come leader politico ha dimostrato tutta la sua pochezza. Comunque a Fini dedichiamo questa vignetta di Krancic, adios Giuda, non ci mancherai.
Grande sollevazione anche per l’esclusione di Ingroia dal parlamento, speriamo che questo magistrato farlocco ora se ne vada in Guatemala e non torni più. Per la gioia dell’Accademia della Crusca se ne va anche Di Pietro, anche lui non ci mancherà. Il partito della magistratura militante è fuori dall’emiciclo parlamentare, speriamo per sempre. 
Non entra in parlamento nemmeno FARE di Giannino. La proposta politica di Giannino non è completamente da buttare. Ora, non mi piace il neo-liberismo e non mi piacciono i Chicago-Boys, ma bisogna dire che Giannino poteva essere un ottimo clistere per quell’ammasso parassitario che è la pubblica amministrazione italiana. Come scrive giustamente Blondet abbiamo due nemici, uno esterno (Euro e speculazione finanziaria) e uno interno, ovvero la pubblica amministrazione e con il nemico interno Giannino poteva essere un ottimo alleato. Giannino è inciampato sulla sua incoerenza personale. Sarò moralista ma non puoi sbraitare di merito e trasparenza e poi essere tu il primo ad avere un CV fasullo. Ma oltre all’incidente delle lauree false di Giannino l’intera esperienza della lista di Giannino è stata disastrosa. Giannino si è circondato di professoroni boriosi e arroganti assolutamente insopportabili. Per esempio, avete mai sentito parlare Michele Boldrin? A me è capito, uno dei personaggi più odiosi, boriosi e arroganti che abbia mai udito. Ed è solo un tipico esempio di seguaci di Giannino. Anziché mettere in lista il ceto produttivo, quegli imprenditori, quei commercianti e artigiani stritolati da uno stato ladro simil-sovietico Giannino ha dato spazio ai Boldrin e agli Zingales, ai professoroni boriosi e arroganti che insegnano teorie economiche fallimentari in università esotiche. La questione della lauree fasulle è stata solo la ciliegina sulla torta di un disastro annunciato, ed è un peccato perché c’era un gran bisogno di un’alternativa credibile per i delusi di destra. Comunque, ridiamoci su sul flop elettorale del pluri-laureato.

Il premio per il commento più lunare va però a sua maesta Kaiserin Angela. La Kaiserin del IV Reich si dice convinta che il risultato non abbia nulla a che vedere con le politiche di austerità. Ma certo che no carissima, l’austerità non c’entra nulla col voto italiano, non c’entra nulla col voto francese, col voto greco, con la secessione catalana, con il futuro voto austriaco, con il futuro referendum britannico etc. etc. In tutta Europa è un fermento anti-Euro e anti-UE ma no, le politiche economiche imposte dall’Europa a trazione tedesca sono ininfluenti in questo. Brava carissima Angie, continua a raccontar palle ai tuoi elettori, ma prima o poi il redde rationem arriverà anche per te e per le tue banche di merda meine liebe Kaiserin. E no, la politica tedesca non si è affatto esposta in questa campagna elettorale, scherziamo. Beh, ben vi sta carissimi crucchi che i vostri cari Monti e Bersani si sian presi una sonora tranvata. Possibile che i tedeschi ogni volta che si trovano ad avere in mano il potere in Europa riescano SEMPRE a farsi detestare da tutti?
In conclusione voglio spiegare il titolo di cui sopra. Perché ritengo questo il miglior risultato possibile? Lo ritengo tale guardando l’esperienza belga. Il Belgio si sa, è ormai sull’orlo della secessione. Alle elezioni prossime venture i partiti indipendentisti probabilmente conquisteranno la maggioranza assoluta dei voti nelle Fiandre e questo sta portando a una progressiva paralisi del governo federale. Tra l’Aprile del 2010 e il Dicembre del 2011 il Belgio si è ritrovato senza un governo. Avete capito bene per un anno e mezzo il piccolo regno belga è stato privo di un governo. Le elezioni anticipate a giugno del 2010 non hanno risolto lo stallo e i negoziati per la formazione dell’esecutivo sono andati avanti per un anno e mezzo. Nel frattempo il governo in carica di Yves Leterme rimaneva in piedi, ma solo per l’ordinaria amministrazione. Che è accaduto in questo anno e mezzo di anarchia? Che il paese si è rimesso in piedi! Il Belgio nel 2010 e nel 2011 ha avuto una buona crescita economica del 2% annuo, tra le più alte d’Europa, il tasso di disoccupazione è calato dall’8,3 al 7,2%, il debito pubblico ha arrestato la sua crescita. Poi però l’incantesimo è finito, il socialista francofono Di Rupo è riuscito a formare un governo e la crisi ha attanagliato anche il piccolo regno che nel 2012 è finito in recessione e ha visto crescere la disoccupazione. 
Fatto sta che nel periodo senza governo in Belgio le cose sono migliorate e vista la pochezza della nostra classe politica viene da auspicare una simile situazione pure qui. Tutti i governi hanno fallito in questa sciagurata seconda repubblica, per cui forse un periodo di anarchia non sarebbe così male. D’altronde essere privi di un governo, o meglio averne uno le cui competenze sono limitate all’ordinaria amministrazione, significa avere un governo impossibilitato a vessare ulteriormente il cittadino con nuove gabelle. Per cui rallegriamoci per il pareggio e godiamoci l’anarchia finché dura. Forse è proprio vero che il miglior governo è quello che non governa affatto”.

Una settimana da Oscar/Argo

ARGO

Regia di Ben Affleck

Distribuzione: Warner Bros

Cast: Ben Affleck; John Goodman; Alan Arkin; Bryan Cranston; Victor Garber; Kyle Chandler; Tate Donovan; Clea DuVall

Sceneggiatura: Chris Terrio

Costo di Produzione: 45 mln di $

Incassi ad oggi: 205 mln di $

Ci sono casi in cui la realtà supera la fantasia e il caso di “Argo” è uno di questi.
Come credo sia noto a qualunque persona con un discreto bagaglio culturale nel 1979 l’ambasciata americana a Teheran venne assaltata e per diversi mesi i suoi dipendenti vennero tenuti in ostaggio. La faccenda fu una figuraccia di proporzioni bibliche per l’amministrazione Carter che venne ricoperta di ridicolo per la gestione del dossier. La crisi dell’ambasciata a Teheran fu una delle cause che contribuirono alla caduta di Jimmy Carter e all’elezione di Ronald Reagan l’anno successivo.
Quello che forse alcuni non sanno è che non tutto il personale venne fatto prigioniero. Sei dipendenti scamparono durante l’assalto e vennero nascosti dall’ambasciata canadese. I sei fuggiaschi vennero poi rimpatriati grazie a una bislacca operazione di salvataggio. Credeteci o meno, ma i sei vennero fatti fuggire inscenando un film fittizio, intitolato per l’appunto “Argo”. I sei vennero assunti come membri della troupe di questa finta produzione di fantascienza e poterono così rimpatriare sotto falsa identità, sfuggendo ai controlli delle autorità iraniane. Le rocambolesche modalità di salvataggio vennero svelate solo vent’anni più tardi e nel 2012 l’agente della CIA che si occupò in prima persona della faccenda, Tony Mendez, ha pubblicato un libro descrivendo gli eventi.

La carriera artistica di Ben Affleck è strana come la vicenda che ci racconta nella sua terza opera dietro la macchina da presa. Inizialmente era una promessa di Hollywood, poi una lunga serie di fiaschi al botteghino (Daredevil; Jersey Girl; Amore Estremo) l’avevano reso una specie di paria nel mondo del cinema. Quindi, una volta capito che recitare non era proprio il suo forte, ha deciso di mettersi dietro la macchina da presa con risultati sorprendenti. Tanto in passato è stato schifato dalla critica come attore, tanto è oggi osannato come regista. Il successo crescente di critica e pubblico rende oggi Affleck uno dei registi più interessanti del panorama hollywoodiano e anche qui, come nei precedenti “Gone Baby Gone” e “The Town”, Affleck dimostra di che pasta è fatto.

“Argo” comincia ricostruendo a fumetti le vicende che hanno portato alla rivoluzione iraniana e alla cacciata dello scià, quindi si arriva all’occupazione dell’ambasciata USA e alla fuga degli ostaggi. Dopodiché comincia l’operazione di salvataggio e ci si sposta a Hollywood. Tony Mendez (Ben Affleck) incontra il produttore Lester Siegel (Alan Arkin) e il truccatore John Chambers (John Goodman) con cui inscena la produzione del finto film. Qui la parte comica del film, in cui i veterani Arkin e Goodman intrattengono gli spettatori formando una memorabile coppia comica. Quindi Mendez si sposta in Iran, e qui comincia la parte “thriller” del film. Affleck riesce a non far mai calare la tensione e a tenere gli spettatori letteralmente incollati alla poltrona. Nei trenta minuti finali, in cui i sei riescono finalmente a fuggire si tocca l’apice del film e della classe di Affleck. Sebbene si sia già a conoscenza del “lieto fine” la scena della fuga in aeroporto è al cardiopalmo e la tensione rimane altissima. Senza nemmeno sparare un colpo di pistola Ben Affleck riesce a tenere i suoi spettatori col fiato sospeso per mezzora. Un film memorabile e da vedere, per me il migliore del lotto degli Oscar di quest’anno.

La corsa di “Argo” verso l’agognata statuetta è stata strana come la storia che racconta. Inizialmente l’inspiegabile esclusione di Ben Affleck dalla cinquina del premio alla regia sembrava aver condannato “Argo”. Paradossalmente però l’esclusione di Affleck dalla nomination ha provocato quasi una “rivolta” a Hollywood e tutti i “precursori” degli Oscar hanno, quasi per ripicca, premiato Affleck. Ragion per cui domenica probabilmente “Argo” diventerà il secondo film della storia a vincere l’Oscar come Miglior Film senza avere una candidatura alla regia. L’unico precedente di questa evenienza risale al 1990 quando “A Spasso con Daisy” si aggiudicò il premio come Miglior Film senza che il regista, Bruce Beresford, fosse candidato. A meno di sorprese domenica “Argo” sarà il secondo film a realizzare questa impresa. Ben Affleck ci ha scherzato su, ritirando il Golden Globe per la miglior regia ha ironicamente detto “nessuno ha detto che sono stato snobbato quando non mi hanno candidato come miglior attore” (effettivamente neanche in questo caso l’interpretazione di Affleck è al massimo NDA). Insomma, nonostante “Argo” si aggiudicherò la più ambita statuetta anche quest’anno Affleck non stringerà un Oscar alla regia che, a mio avviso, sarebbe più che meritato, ma credo che, se continuerà a sorprenderci come sta facendo Affleck avrà certamente altre occasioni. Ottimo lavoro Ben, continua così!

Voto: 8.5

Premi e Candidature

Oscar

Candidature

Miglior Film
Miglior Attore Non Protagonista: Alan Arkin
Miglior Sceneggiatura Non Originale
Miglior Colonna Sonora
Miglior Sonoro
Miglior Montaggio Sonoro
Miglior Montaggio

Golden Globe

Vinti

Miglior Film Drammatico
Miglior Regista: Ben Affleck

Candidature

Miglior Attore Non Protagonista: Alan Arkin
Miglior Sceneggiatura
Miglior Colonna Sonora

BAFTA

Vinti

Miglior Film
Miglior Regista: Ben Affleck
Miglior Montaggio

Candidature

Miglior Attore Protagonista: Ben Affleck
Miglior Attore Non Protagonista: Alan Arkin
Miglior Sceneggiatura Non Originale
Miglior Colonna Sonora

Critics Choice

Vinti

Miglior Film
Miglior Regista: Ben Affleck

Candidature

Miglior Cast
Miglior Attore Non Protagonista: Alan Arkin
Miglior Sceneggiatura Non Originale
Miglior Colonna Sonora
Miglior Montaggio

Sindacati

Vittorie

Sindacato dei Produttori-Miglior Film
Sindacato dei Registi-Miglior Regista: Ben Affleck
Sindacato degli Attori-Miglior Cast
Sindacato degli Sceneggiatori-Miglior Sceneggiatura Non Originale

Candidature

Sindacato degli Attori-Miglior Attore Non Protagonista: Alan Arkin

Una settimana da Oscar/Zero Dark Thirty

ZERO DARK THIRTY

Regia di Kathryn Bigelow

Distribuzione: Universal

Cast: Jessica Chastain; Jason Clarke; Joel Edgerton; Jennifer Ehle; Mark Strong; Kyle Chandler

Sceneggiatura: Kathryn Bigelow e Mark Boal

Costo di produzione: 40 milioni di dollari

Incassi ad oggi: 100 milioni di dollari

Domenica, oltre alle elezioni italiane, si terrà la cerimonia degli Oscar. Visto che tanto, quale che sia il risultato a comandare saranno la mai-eletta Commissione Europea, la mai-eletta BCE e il mai-eletto Fondo Monetario, ritengo la cerimonia dei massimi riconoscimenti cinematografici cosa assai più interessante.

Cercherò in questa settimana di recensire i film che più mi hanno impressionato tra quelli candidati alla rassegna. Avendo già recensito “Lincoln”, la settimana da Oscar comincia con un film fresco di visione (ieri sera). Il lavoro in questione è “Zero Dark Thirty” di Kathryn Bigelow. La trama del film credo sia piuttosto nota. Il film della Bigelow tenta di seguire le tappe che hanno portato la CIA all’individuazione del rifugio di Osama bin Laden. La ricostruzione vede come protagonista l’agente Maya (nome di fantasia) interpretata da una bravissima Jessica Chastain, che in un periodo di otto anni cerca di convincere i piani alti della CIA a seguire quella che lei ritiene essere “la pista giusta” che possa portare gli Stati Uniti a catturare lo sceicco del terrore. Maya crede che sia necessario seguire un “corriere” che secondo lei porterebbe al rifugio di Osama, ma si scontra con burocrati e politicanti, preoccupati che la sua sia una pista sbagliata. Solo alla fine riuscirà a convincerli del contrario.

Come nel caso di “Lincoln” una critica del film va fatta su due livelli. Un livello tecnico e un livello politico.

A livello tecnico il film è semplicemente grandioso. Incentrato quasi esclusivamente sulla sola Jessica Chastain, il film della Bigelow sembra quasi un documentario sulla caccia a bin Laden. Uno stile che ricorda da vicino quello del precedente lavoro della Bigelow. il pluripremiato ma poco visto”The Hurt Locker”. Kathryn Bigelow ripercorre la storia degli otto anni che hanno impegnato questa agente, questa killer all’apparenza fragile ma in realtà abile e determinata nella ricerca e uccisione del più pericoloso terrorista del globo terracqueo. La coppia Bigelow/Chastain riesce a far trasparire l’ansia, la determinazione e la fatica di questa donna tanto minuta quando decisa nel portare a termine la missione. Tra le sequenze più contestate quelle della tortura ai prigionieri. La Bigelow è stata accusata di fare apologia di tortura, ed effettivamente non sembra che dalla regista arrivino particolari contestazioni a queste pratiche. La Bigelow, pur tra vari intermezzi, riesce a mantenere alta la tensione fino al momento finale. dopodiché, ultimato il blitz, il pianto liberatorio di Maya. Maya torna a casa e per la prima volta sembra realmente umana sciogliendosi in lacrime. Il suo lavoro è finito, le vittime del “World Trade Center” hanno avuto giustizia. Insomma, bin Laden il grande terrorista islamico, misogino e sessista, distrutto da una donna solo apparentemente fragile e scheletrica.

Se a livello tecnico c’è poco da dire, a livello politico ci sono molte domande ancora senza risposta.

In primis mi è parso palese ed evidente che la Bigelow e il fido sceneggiatore Mark Boal sappiano ben più di quanto dovrebbero. La Casa Bianca ha negato fughe di notizie, ma la ricostruzione dell’ex signora Cameron è in certi aspetti troppo perfetta. Troppo per essere solo una libera interpretazione degli eventi. E’ evidente che il duo Boal/Bigelow ha avuto accesso a informazioni riservate. E’ ovvio che abbiano potuto leggere e visionare documenti non accessibili a noi comuni mortali.

In secundis buona parte dell’interpretazione del film dipende dalle singole opinioni personali sul caso bin Laden. Sullo sceicco del terrore pendono ancora molti misteri.

Com’è possibile che ci siano voluti dieci anni per rintracciarlo quando questi se ne stava comodo e tranquillo a 50 km dalla capitale del Pakistan e non in qualche sperduta grotta?

Che ruolo ha avuto il governo del Pakistan in tutto questo? Le autorità pakistane hanno coperto bin Laden? A che gioco hanno giocato le autorità di Islamabad in questi dieci anni? E sempre parlando del Pakistan è vero che Benazir Bhutto pochi mesi prima della sua uccisione sostenne che Osama bin Laden fosse in realtà già morto?

Quali sono stati i reali rapporti tra CIA e Al Qaida quando negli anni ’80 USA e bin Laden combattevano lo stesso nemico in Afghanistan (1), ovvero l’Unione Sovietica? E’ vero, come sostenne l’ex ministro degli esteri britannico Robin Cook, che bin Laden è stato un prodotto della CIA?

E soprattutto, per quale motivo l’amministrazione Obama si rifiuta categoricamente di rendere pubblici i documenti sul blitz? Perché Obama e il suo staff chiedono all’opinione pubblica di credergli sulla parola?

E’ vero che non è compito della signora Bigelow rispondere a questi dubbi sull’epopea di bin Laden e Al Qaida, ma è impossibile toglierseli dalla testa.

Un ottimo film che però non contribuisce a togliere le domande e i sospetti. Per quel che riguarda il discorso “Oscar”, Kathryn Bigelow è stata esclusa dalla cinquina per il premio alla regia. Probabilmente l’ex signora Cameron ha buttato sale su ferite ancora aperte e le pressioni della politica le hanno impedito di ottenere una candidatura che sarebbe stata più che meritata. Se la statuetta come miglior Film appare impossibile, rimangono buone le possibilità di una statuetta per Jessica Chastain come miglior attrice o per Mark Boal come miglior sceneggiatura.

VOTO= 7.5

Candidature all’Oscar

Miglior Film
Miglior Attrice Protagonista: Jessica Chastain
Miglior Sceneggiatura Originale
Miglior Montaggio
Miglior Montaggio Sonoro

Premi Golden Globe

Vinti

Miglior Attrice Drammatica: Jessica Chastain

Candidature

Miglior Film Drammatico
Miglior Regista: Kathryn Bigelow
Miglior Sceneggiatura

Premi BAFTA

Candidature

Miglior Film
Miglior Regista: Kathryn Bigelow
Miglior Attrice: Jessica Chastain
Miglior Sceneggiatura Originale
Miglior Montaggio

Critics Choice

Vinti

Miglior Attrice: Jessica Chastain
Miglior Montaggio

Candidature

Miglior Film
Miglior Regista:Kathryn Bigelow
Miglior Sceneggiatura Originale

Premi dei Sindacati

Vinti

Sindacato degli Sceneggiatori-Miglior Sceneggiatura Originale

Candidature

Sindacato dei Produttori-Miglior Film
Sindacato dei Registi-Miglior Regista: Kathryn Bigelow
Sindacato degli Attori-Miglior Attrice: Jessica Chastain

(1) A proposito, ecco cosa pensava Ronald Reagan dei talebani

Per la serie "alla canna del gas", le agenzie di rating si declassano a vicenda

Credo ormai tutti conosciamo le Tre Parche del rating. Fitch; Moody’s e Standard & Poor’s sono le tre agenzie che gestiscono in assoluto oligopolio, in spregio di quella “libera concorrenza” e di quel “libero mercato” di cui le suddette Tre Parche son solite dar lezioncine, il mercato del rating finanziario. Sappiamo ahinoi quali nefaste conseguenze hanno avuto i giudizi della mefitica triade. Prima non sono stati minimamente capaci di prevedere lo scoppio della crisi, vedi la clamorosa “Tripla A” di cui godeva la famigerata “Lehman Brothers”, poi si son messi ad operare declassamenti a catena sui singoli stati.

Se un tempo i declassamenti della triade del rating avevano grosse influenze sui movimenti di borsa, vedi Giugno 2011, da diversi mesi le tre sorelle sembrano aver progressivamente perso influenza.
Molti degli ultimi declassamenti nei confronti degli stati europei sono stati accolti con indifferenza dal mercato azionario e ora la Casa Bianca in persona ha denunciato una delle tre Parche, Standard & Poor’s per le responsabilità nella crisi finanziaria. Ovviamente l’intervento di Obama non è certo disinteressato, bensì una probabile ripicca per la perdita della “Tripla A” subita dagli USA ad opera di S&P. Fatto sta che l’epoca della triade del rating sembra sia sul punto di volgere al termine. In conseguenza della causa intentata da Obama infatti, “Moody’s” ha declassato “McGraw & Hill”, la società propietaria di S&P.

Insomma, le agenzie di rating sembrano essere messe così male da trovarsi costrette a farsi la guerra a vicenda a colpi di declassamenti reciproci. Una triste fine per gli squali della finanza.
Un tempo erano temuti e riveriti, oggi sono un divertente spettacolo di folklore.

Siccome debbo cercare di essere “buono” non scriverò che quei pezzi di merda, figli di puttana delle Tre Parche stanno facendo la fine che meritano e auguro loro di annegare nello stesso mare di merda che loro hanno contribuito a creare. (Ops, l’ho appena fatto, perdonate il turpiloquio ma quando ci vuole, ci vuole )

Canone 332


Codice di diritto canonico, canone 332: “Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata. Non si richiede invece che qualcuno l’accetti”.

Dunque tecnicamente si parla di renuntiatio, non di dimissioni. Si tratta pur sempre di una monarchia elettiva, quindi è solo una decisione del Sovrano, quella di rinunciare all’incarico, senza che alcuno abbia l’obbligo o la facoltà di ratificarla (o meno).
I precedenti storici:
1) Clemente I (??-99 ca) Liberto della famiglia imperiale, secondo alcune tradizioni ordinato dallo stesso Pietro, di cui sarà il quarto successore, martirizzato sotto Traiano(gettato in mare con un’ancora al collo) da cui era stato in precedenza esiliato (di qui l’abdicazione).

2) Ponziano (???-235 ca) Imitò la decisione di Clemente I, ed abdicò a seguito della deportazione voluta da Gaio Giulio Vero Massimino, detto Massimino Trace, primo imperatore romano di origini barbare e primo a dover affrontare l’anarchia militare.

3) Silverio (480 ca-537) fu accusato di aver tramato con i Goti per l’invasione di Roma, e per questo deportato in Licia. L’accusa era falsa, costruita nell’ambito di un complotto ordito dall’imperatrice bizantina Teodora, moglie di Giustiniano I, e dal generale Flavio Belisario, che volevano Virgilio come vescovo di Roma. Quando Giustiniano scoprì la sua innocenza, potè rientrare a Roma, ma fu comunque costretto ad abdicare in favore di Virgilio.

4) Martino I (???-655) fu arrestato per ordine dell’Imperatore bizantino Costante II in una forte contrapposizione teologica e politica (era ancora necessario il visto imperiale per la ratifica dell’elezione papale, all’epoca). Fallito un primo tentativo di omicidio ordinato direttamente da Costantinopoli, Costante riuscì a farlo successivamente arrestare. Martino ordinò ai suoi di non reagire per evitare spargimenti di sangue, e secondo alcuni questa fu una rinunzia tacita al ministero papale.

5) Benedetto IX (1012 ca-1055 ca) forse il papa più giovane e forse anche quello dagli istinti mercantili più espliciti, abdicò vendendo la carica al suo successore. Successivamente se ne pentì, cercò in tutti i modi di riprendersi la carica ma non ci riuscì; fu condannato per simonia (compera e vendita, o  permuta di beni spirituali con un valore materiale, con l’intenzione determinata, in una almeno delle parti contraenti, che il prezzo materiale attribuisca un vero diritto sul bene spirituale, come se tra loro corresse una quasi-parità di valore; delitto punito dal codice canonico sin dal V secolo) e scomunicato.

6) Celestino V (1210 ca-1296), forse il caso più famoso, dimessosi a seguito dell’eccessivo controllo esercitato da Carlo II d’Angiò sul papato su consiglio del cardinal Benedetto Caetani, eletto suo successore col nome di Bonifacio VIII.

7) Gregorio XII (1326 ca-1417) con le sue dimissioni al Concilio di Costanza si pose fine allo Scisma d’Occidente sorto a seguito della fine della cattività Avignonese (trasferimento della sede del papato da Roma ad Avignone dal 1309 al 1377).

8) Benedetto XVI (1927-vivente) ha abbandonato l’ufficio per motivi di salute.

Indubbiamente è un’epoca complessa quella attuale. Ma la storia ci mostra che prima non era poi così facile…

The Silver Linings Playbook/L’Orlo Argenteo delle Nuvole

Titolo: The Silver Linings Playbook/L’Orlo Argenteo delle Nuvole
Autore: Matthew Quick
Anno di pubblicazione: 2008
Trama
Pat Peoples è un 30enne del New Jersey, di professione professore di storia, che ha perso tutto. 
A seguito di un esaurimento nervoso è stato ricoverato in un ospedale psichiatrico. Ha perso il lavoro, ha divorziato dalla moglie Nikki, la quale si è presa praticamente tutti i suoi averi, ed è perseguitato da allucinazioni in cui vede il celebre sassofonista jazz Kenny G. 
Durante il ricovero Pat ha completamente dimenticato gli eventi che lo hanno condotto in ospedale, ha perso pure la cognizione del tempo e non è nemmeno in grado di ricordare quanto a lungo è stato rinchiuso nella struttura psichiatrica. Nonostante questo però Pat non si perde d’animo.
Una volta “liberato” da mamma Dolores, Pat decide di provare a rimettersi in forma e di cambiare vita. Tenersi in esercizio, essere gentile e simpatico con tutti, tenere a freno la lingua e l’impulsività, leggere i libri che la moglie consigliava e che aveva sempre evitato, vedere sempre il “lato argenteo delle nuvole” (cioè il lato positivo delle cose) e soprattutto riconquistare l’amata Nikki sono le parole d’ordine del “nuovo” Pat.
La famiglia e gli amici cercano in ogni modo di tenerlo lontano dall’ex moglie e di proteggerlo dal ricordare gli eventi del passato, potenzialmente distruttivi per la sua fragile psiche. Quando però nella vita di Pat entra l’affascinante e scontrosa Tiffany, anch’ella affetta da disturbi mentali, i segreti da cui parenti e amici stavano cercando di proteggerlo rischiano di uscire allo scoperto.
Ho scoperto quasi per sbaglio questa piccola gemma letteraria di Matthew Quick. La “scoperta” si collega sempre al discorso “Oscar”. Tra i film candidati c’è “Il Lato Positivo” che vede tra i protagonisti Bradley Cooper nel ruolo di Pat, Jennifer Lawrence nel ruolo di Tiffany e Robert de Niro nel ruolo di Pat senior. La trama del film, che uscirà in Italia solo a marzo, mi era sembrata decisamente invitante e quando in una tipica passeggiata alla Feltrinelli ho visto il libro sugli scaffali in lingua originale non ho resistito e l’ho comprato. 
Debbo dire che, nonostante l’inglese, la lettura è stata decisamente veloce. Le 290 pagine del libro sono corse via piuttosto velocemente.
La storia è narrata in prima persona da Pat, il quale è ritratto come un bambino. Pat è de facto un bambino di 30 anni, pieno di gioia e di speranza, attaccato alla maglia del suo giocatore preferito come Linus alla sua coperta, circondato da adulti problematici. Dovrebbe essere lui quello “disturbato”, quello con problemi, ma in più d’una occasione sono gli “adulti” a sembrare quelli disturbati nella loro voglia ossessiva di proteggerlo da tutto, nel nascondergli la verità su quanto accaduto e nel trattarlo come una dinamite pronta a esplodere. Una sorta di novello “Forrest Gump” che guarda la realtà con occhi incantati e che cerca in ogni modo di trovare il lieto fine del film che, secondo lui, Dio ha scritto per noi. E il “lieto fine” di Pat altri non può essere che il ricongiungimento con l’amata Nikki. In questo interviene Tiffany anch’ella con traumi alle spalle dovuti alla morte del marito, anch’ella a suo modo infantile. Se Pat è il “bambino buono” che “cerca di essere gentile piuttosto che diretto”, Tiffany è la “bambina pestifera”, la bambina irriverente e irruente che dice sempre quello che le passa per la testa senza far caso alle conseguenze, a volte spiacevoli, della sua propensione ad essere diretta piuttosto che gentile. E sarà Tiffany in un certo senso a spezzare l’incantesimo con la sua sfacciataggine. Sarà grazie a lei se finalmente Pat ritroverà la memoria perduta. 
Una commedia agrodolce di un “bambino cresciuto” che cerca di portare un po’ di spensieratezza nella vita frenetica degli adulti. E se non sempre dietro le nuvole nasce il sole, e se non sempre c’è un lieto fine scritto per noi dallo sceneggiatore della nostra vita, non significa che non valga la pena di provare a inseguirlo. Un libro per me delizioso. 
Il film uscirà in Italia il 7 Marzo. Ha ottenuto ben otto candidature agli Oscar tra cui: Miglior Film; Miglior Regista (David O. Russell); Miglior Attore (Bradley Cooper); Miglior Attrice (Jennifer Lawrence); Miglior Attore Non Protagonista (Robert De Niro); Miglior Attrice Non Protagonista (Jacki Weaver) e Miglior Sceneggiatura Non Originale. Al botteghino negli States il film, che in Italia verrà intitolato “Il Lato Positivo”, è stato una tipica “sleeper hit”, partito in sordina ha poi guadagnato progressivamente terreno grazie al passaparola. Personalmente non vedo l’ora di vederlo. 
NB
Quel mattacchione di Matthew Quick ha la pessima abitudine di rivelare la trama, finale compreso, dei libri che Pat legge. Nel romanzo vengono “svelate” le trame, finale compreso, dei seguenti libri
“Il Grande Gatsby” di F.S. Fitzgerald
“Addio Alle Armi” di H. Emingway
“La Lettera Scarlatta” di N. Hawthorne
“La Campana di Vetro” di S. Plath
“Le Avventure di Huckleberry Finn” di M. Twain
“Il Giovane Holden” di J. D. Salinger
Io avevo letto tre di questi sei romanzi (Il Grande Gatsby; Le Avventure di Huckleberry Finn e il Giovane Holden), diciamo che Pat Peoples mi ha fatto passare la voglia di leggere gli altri tre visto che grazie a lui ora so già il finale. 

Lincoln, la verità che getta ombre sul mito

LINCOLN

Regia: Steven Spielberg

Distribuzione: 20th Century Fox

Cast: Daniel Day Lewis; Sally Field; Tommy Lee Jones; Joseph Gordon-Levitt; John Hawkes; David Strathairn; Hal Holbrook e Jackie Earle Haley

Sceneggiatura: Tony Kushner

Costi di Produzione: 65 mln $

Incassi ad oggi: 236 mln di $

Secondo post a metà strada tra cinema e storia. Ordunque, come da tradizione in periodo di Oscar cerco di vedere, nei limiti del possibile, i film “consigliati” dall’Academy. I giudizi dell’Academy sono tutto meno che insindacabili, e pure da loro ho preso dei bidoni in passati, debbo però dire che generalmente i film candidati agli Oscar sono piuttosto validi.

Uno dei film più attesi è sicuramente “Lincoln” di Steven Spielberg. Il regista di “E.T.” è tornato alla ribalta con un biopic sul presidente che abolì la schiavitù. Precisamente Spielberg parla degli ultimi mesi del presidente Lincoln, quelli in cui si batté per la definitiva approvazione del XIII emendamento, che sancì l’abrogazione costituzionale della schiavitù.

Dunque, a livello “tecnico” il film di Spielberg è praticamente impeccabile. Pur risultando potenzialmente noioso a chi non è avvezzo alla politica e alla storia il biopic di Spielberg è un film di alta classe. Eccellenti gli attori. Bravissimo il protagonista Daniel Day Lewis, (terzo Oscar in cassaforte per il protagonista di “In Nome del Padre” e “L’Ultimo dei Mohicani”), molto bene Tommy Lee Jones, anch’egli in odor di Oscar, nel ruolo del leader radicale Thaddeus Stevens e brava pure una ritrovata Sally Field, anche lei candidata alla statuetta seppure senza speranze di vittoria, nel ruolo della first lady Mary Todd Lincoln. Ottimi i costumi, le scenografie, la fotografia e ovviamente la regia di Spielberg. Insomma, tecnicamente impeccabile ma… ma c’è qualcosa che non torna e vedo di spiegare perché c’è qualche punto grigio.

Come ho già scritto il film a livello tecnico è praticamente impeccabile, quello che non è impeccabile è l’agiografia del presidente Lincoln. Un uomo che ha subito una sorta di santificazione laica ma che, come tutti i grandi della storia, presenta dei lati oscuri piuttosto rilevanti.

Lincoln era un uomo del suo tempo, e in quanto tale era fiero assertore della superiorità della razza bianca. Tant’è che Lincoln era un assertore della “deportazione” della popolazione di colore e della sua totale segregazione. Lincoln riteneva aberrante la mescolanza tra etnie, i matrimoni misti e la promiscuità tra bianchi e neri. Pur avversando la schiavitù Lincoln provava sentimenti di repulsione per la popolazione di colore, come praticamente quasi tutti gli uomini bianchi dell’epoca. In sostanza Lincoln non era quel paladino dell’uguaglianza dei neri che Spielberg dipinge, anzi.

La schiavitù non era certo il primo dei problemi del presidente. Lincoln era per l’abolizione della schiavitù, ma fino a un certo punto. Il proclama di emancipazione arrivò solo nel 1863 e comunque non tutti gli stati schiavisti erano nella Confederazione. La West Virginia, schiavista, era alleata del Nord, mentre gli stati schiavisti di Missouri; Kentucky; Maryland e Delaware, i cosiddetti “border states”, erano rimasti neutrali nel conflitto. Tant’è che il “Proclama” di Lincoln aveva effetti solo sugli schiavi degli stati Confederati, ma non aveva effetto alcuno nei “Border States”. Capite bene come la schiavitù non fosse il “problema”. Il “problema” era un problema di natura economica e culturale.

Tra gli stati del Nord e gli stati della Confederazione era in atto un duro conflitto economico. Il Nord premeva per praticare politiche protezioniste, per difendere la nascente industria. Il Sud invece temeva che l’aumento delle tariffe doganali avrebbe scatenato una guerra tariffaria con i paesi europei inibendo così le esportazioni di cotone con cui la futura Confederazione campava (1). Inoltre Lincoln inizialmente non era per l’abolizione in toto della schiavitù, bensì per la sua non applicazione nei “Territori” ancora al di fuori dell’Unione. Una mossa che avrebbe impedito il replicarsi del modello sudista, basato sulla manodopera di colore, anche nei “Territori” ancora non ammessi all’Unione. All’epoca poi, va ricordato, non era ancora chiaro se l’Unione fosse uno stato federale o una confederazione di stati sovrani. Un po’ l’equivoco che forse sta alla base della crisi europea odierna se vogliamo. La questione della schiavitù e della sua abolizione servì in sostanza a dare una patina “umanitaria” a un conflitto che era in realtà di natura economica, politica e culturale. Lincoln si servì del XIII emendamento per dare il “colpo di grazia” ai ribelli ma a Lincoln poco importava della schiavitù in sé, quanto invece gli importava di salvare l’Unione. D’altronde egli stesso diceva  Se potessi salvare l’Unione senza liberare nessuno schiavo, io lo farei; e se potessi salvarla liberando tutti gli schiavi, io lo farei; e se potessi salvarla liberando alcuni e lasciandone altri soli, io lo farei anche in questo caso. Quello che faccio al riguardo della schiavitù e della razza di colore, lo faccio perché credo che aiuti a salvare l’Unione”.

Per quanto concerne il film va comunque riconosciuto a Spielberg il “coraggio” di toccare alcuni tasti sensibili della presidenza Lincoln e del XIII emendamento. Lincoln abusò deliberatamente dei poteri presidenziali e utilizzò una spudorata opera di corruzione per convincere alcuni democratici recalcitranti, e Spielberg lo riporta. D’altro canto però Spielberg lo riporta in una luce “positiva”. Sempre per rimanere nel “machiavellico” per Spielberg il fine ha giustificato i mezzi. Il fine di porre termine alla schiavitù ha giustificato l’abuso di potere e la corruzione dei membri del Congresso. Se questo è il messaggio che vuol dare Spielberg viene da chiedersi, dopo un film come “Lincoln”, se qualcuno possa ancora biasimare Richard Nixon.

Voto al Film: 8 (nonostante alcune “licenze storiche” e alcuni “dubbi messaggi”)

Premi

Oscar

Candidature

Miglior Film
Miglior Regista: Steven Spielberg
Miglior Attore: Daniel Day-Lewis
Miglior Attore Non Protagonista: Tommy Lee Jones
Miglior Attrice Non Protagonista: Sally Field
Miglior Sceneggiatura Non Originale
Miglior Colonna Sonora
Miglior Montaggio Sonoro
Miglior Scenografia
Miglior Montaggio
Migliori Costumi
Miglior Fotografia

Golden Globe

Vinti

Miglior Attore Drammatico: Daniel Day Lewis

Candidature

Miglior Film Drammatico
Miglior Regista: Steven Spielberg
Miglior Attore Non Protagonista: Tommy Lee Jones
Miglior Attrice Non Protagonista: Sally Field
Miglior Sceneggiatura
Miglior Colonna Sonora

BAFTA

Vinti

Miglior Attore: Daniel Day Lewis

Candidature

Miglior Film
Miglior Regista: Steven Spielberg
Miglior Attore Non Protagonista: Tommy Lee Jones
Miglior Attrice Non Protagonista: Sally Field
Miglior Sceneggiatura Non Originale
Miglior Colonna Sonora
Miglior Fotografia
Miglior Costumi
Miglior Trucco

Critics Choice

Vinti

Miglior Attore: Daniel Day Lewis
Miglior Sceneggiatura Non Originale
Miglior Colonna Sonora

Candidature

Miglior Film
Miglior Regista: Steven Spielberg
Miglior Attore Non Protagonista: Tommy Lee Jones
Miglior Attrice Non Protagonista: Sally Field
Miglior Cast
Miglior Scenografia
Miglior Fotografia
Migliori Costumi
Miglior Montaggio
Miglior Trucco

Premi dei Sindacati

Vittorie

Sindacato degli Attori-Miglior Attore: Daniel Day Lewis
Sindacato degli Attori.Miglior Attore Non Protagonista: Tommy Lee Jones

Candidature

Sindacato dei Produttori-Miglior Film
Sindacato dei Registi-Miglior Regista: Steven Spielberg
Sindacato degli Attori-Miglior Attrice Non Protagonista: Sally Field
Sindacato degli Attori-Miglior Cast
Sindacato degli Sceneggiatori-Miglior Sceneggiatura Non Originale

(1) Pensare che qualche anno più tardi, durante la depressione del 1893 sarebbe stato il Sud a chiedere protezionismo e a innescare l’effimera fiammata del People’s Party. Curiosità e bizzarrie della storia

Ricominciamo l’avventura

C’era una volta un blog in cui mi dilettavo a discettare di massimi sistemi. Questa avventura mi portò fino a discettare di codesti in un blog di alta finanza. Il fatto di scrivere per quel blog mi portò addirittura a collaborare con una nota testata online. Questa collaborazione portò alla fine alla chiusura del mio precedente blog. Dato che sempre più spesso scrivevo le stesse cose dall’una e dall’altra parte ritenevo i “doppioni” sostanzialmente disutili. Per cui mi son detto, facciamo una bella cosa, chiudiamo baracca e burattini e rimaniamo a scribacchiare dove ho un po’ più di visibilità. Passando il tempo però l’entusiasmo mi è francamente passato.

Con tutta la stima anche personale per Paolo Rebuffo, il sottoscritto non è francamente adatto a quel tipo di blog. Uno che odia la finanza, che manderebbe gli speculatori a zappare la terra e guarda con malcelata ostilità il liberismo e i suoi accoliti (1) su un blog così non si trova bene. Oggettivamente sono incompatibile con il pensiero di “Rischio Calcolato” e con tutta la stima per alcuni degli autori (2) proprio non mi trovo libero di esprimere la mia opinione in cotal loco.

Semplicemente, non è il mio genere. Inoltre a un certo punto il blog ha preso una piega filo-tedesca e filo-Euro che proprio non riesco a digerire. Francamente non ho nulla contro i tedeschi (3) ma quanto sta facendo la classe dirigente teutonica, in primis Frau Merkel, è francamente aberrante. Si accusano spesso i politici italiani d’esser menzogneri professionisti, cosa verissima per carità, ma che dire dei politici tedeschi?

Caro Paolo, questa discussione l’abbiamo fatta mille volte ma, visto che non ti entra in testa lo faccio di nuovo e per una volta in pubblica piazza (e magari in maiuscolo e in grassetto, non mi ascolterai come sempre ma tant’è): 

LA MERKEL STA DA TRE ANNI MENTENDO AI SUOI CITTADINI! 
DA TRE ANNI LA CLASSE POLITICA TEDESCA STA SCARICANDO I SUOI PROBLEMI SUI COSIDDETTI “PIIGS” OMETTENDO COSTANTEMENTE DI DIRE AI SUOI CITTADINI CHE SE SALTANO I PIIGS I LORO CREDITORI, OVVERO LE BANCHE TEDESCHE, SALTANO PER ARIA. E SE CIO’ ACCADESSE “WEIMAR” SEMBREREBBE UN PRANZO DI GALA AL CONFRONTO! DA TRE ANNI LA CLASSE POLITICA E MEDIATICA TEDESCA VOMITA OFFESE SUI “PARTNER” (4) EUROPEI IN DIFFICOLTA’ SALVO POI LAMENTARSI CHE NEI PAESI IN QUESTIONE I TEDESCHI SIANO “MALVISTI”. PER LA SERIE LE LACRIME DEL COCCODRILLO. 
LA COSA PIU’ COMICA E’ CHE ITALIANI E SPAGNOLI SI FANNO DARE DEI “MAIALI” DAI TEDESCHI E POI SGANCIANO FIOR DI QUATTRINI A GRECIA, IRLANDA (5) E PORTOGALLO SOLDI CHE POI FINISCONO AI CREDITORI DEGLI STESSI OVVERO… LE BANCHE TEDESCHE (E FRANCESI; E INGLESI; E OLANDESI) 

Detto questo e scusandomi con Paolo per lo sfogo pubblico, ma credo che la mia esperienza con RC sia sostanzialmente conclusa. Non ho nessun rancore, solo che oggettivamente, non sono compatibile con quel tipo di blog.

Oltre alle divergenze politiche, beh, francamente mi sono un po’ stufato della politica. Non che non ne parlerò, per me è impossibile non parlarne, ma oggettivamente credo sia giunta l’ora di parlare anche d’altro e su RC la cosa non m’era “permessa” (6). Per cui da questa seconda avventura aspettatevi più cinema, più libri, più musica, più video e meno politica. E proprio per questo anziché semplicemente riaprire il mio vecchio sfogatoio, riparto semplicemente da capo. D’altronde ogni tanto è bene premere il tasto “reset” e ripartire dal principio, nella vita come sul web

Porgo quindi i miei saluti a chi vorrà unirsi a questa avventura, sperando di risultare un utile intrattenimento. Spero di farvi pensare o ridere.
PS
Per i commenti userò fin dal principio la moderazione, la qual cosa mi dispiace perché è una seccatura immane. Senza offese per nessuno ma la rete è piena zeppa di buzzurri, incivili ed emeriti cretini, per cui qualora dovessero ripresentarsi zecche fastidiose userò l’insetticida (=ban) istantaneamente e senza alcuna remora. Se non vi piace ciò che scrivo, me ne farò una ragione. La rete è grande e se quanto scrivo non è di vostro gradimento potete benissimo prendere e andare da un’altra parte.

(1) Senza offesa gente, ma quando austriaci, libertari etc. dicono che questa non è la crisi del liberismo a me viene da ridere. Con tutta la simpatia che ho ad esempio per Ron Paul, ma francamente sembrate i trotzkisti che sostengono il crollo dell’URSS non sia imputabile al marxismo in quanto quello sovietico non era il “vero comunismo”

(2) E totale disistima per un certo autore della redazione. Non faccio nomi, dico solo che è un personaggio solito corredare le sue invettive con la bava alla bocca, invettive spesso vicine al delirio puro, con immagini inquietanti.

(3) Ricordiamo sempre, quando lanciamo invettive anti-teutoniche che pure i tedeschi si son presi delle belle mazzate con la storia dell’Euro (Vedi la macelleria sociale dei governi di “sinistra” di Schroeder, la deflazione salariale, l’Agenda 2010 e la riforma Hartz) e che la maggioranza dei tedeschi, se avesse potuto esprimere un voto sull’Euro, avrebbe detto “NEIN”

(4) Bwahahahahahahahahahahahahahahaha! Meno male che siamo “Alleati” non oso immaginare fossimo nemici!

(5) Irlanda e Spagna che, caro Paolo, voi liberisti e i vostri megafoni (BCE; FMI etc) ci avete venduto come modelli di successo fino a cinque anni fa per poi regredirli a maiali appena son saltati per aria. (E non parliamo della Grecia che cresceva del 4% all’anno prima del crack. Sarebbe curioso vedere come era apostrofata dai liberisti la Grecia del “miracolo” prima del “crack”, ma non ho tempo. Comunque son sicuro che quei cazzari patentati di Alesina e Giavazzi sicuramente qualcosa avran detto)

(6) Non che mi era “vietato” solo che era oggettivamente inopportuno in un sito del genere scrivere le recensioni dell’ultimo libro letto, dell’ultimo film visto o dell’ultima canzone ascoltata etc. etc.