Medaglia di bronzo per Ron Paul

Gallup sforna il primo sondaggio sulle primarie repubblicane dopo l’annuncio che l’ex governatore dell’Arkansas e fino ad ora front-runner, Mike Huckabee, non si candiderà. In vetta è testa a testa tra l’ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, secondo classificato alle primarie 2008, e Sarah Palin. Poco distante dal duo di testa, il deputato texano Ron Paul, leader dell’ala libertaria del GOP. Interessante l’8% di Herman Cain, imprenditore afro-americano della Georgia, in forte ascesa negli ultimi tempi. Deludentissimo il 9% dell’ex presidente della camera Newt Gingrich. In lieve ascesa l’ex governatore del Minnesota, Tim Pawlenty, e la capogruppo dei TEA Party, Michelle Bachmann. Staccatissimi tutti gli altri. C’è ancora un anno prima dell’inizio dei giochi e un bel 22% di indecisi

Dati Gallup

Mitt Romney 17%
Sarah Palin 15%
Ron Paul 10%
Newt Gingrich 9%
Herman Cain 8%
Tim Pawlenty 6%
Michelle Bachmann 5%
Altri 9%
Nessuna Risposta 22%

Zapatero bastonato

Vi ricordate Zapatero, il mito della sinistra? Vi ricordate il leggendario leader anti-clericale che aveva modernizzato la Spagna e condotto il regno di Juan Carlos verso il boom economico? Beh, scordatevela. Gli anni dello champagne e della speculazione edilizia sono finiti e le elezioni regionali di oggi hanno segnato una pesantissima sconfitta dei socialisti e una grande affermazione dei popolari. Travolto dal movimento degli “indignados” (un movimento che ha fatto innamorare i nostri sinistrati, ma su cui ci sarebbe molto da dire), da una recessione triennale (nel 2009 l’Italia è avanzata dell’1,3% contro la recessione della Spagna), da una disoccupazione oltre il 20% (Italia sotto il 9%), da un rapporto deficit-PIL al 6% (Italia al 4%), Zapatero ieri sera ha vissuto una nottata da incubo che al confronto farebbe impallidire anche la sconfitta milanese di Berlusconi. In sintesi i nostri cugini iberici, che fino a un paio d’anni fa ci guardavano con una fastidiosissima puzza sotto il naso, oggi son messi pure peggio di noi (e ce ne vuole). Ieri le elezioni per il rinnovo di 11 delle 17 comunità autonome (regioni) e di gran parte dei comuni hanno sancito una sonora batosta per i socialisti e per il premier Zapatero. I socialisti cedono ai popolari le regioni di Castiglia la Mancha, Aragona, le Asturie e le Isole Canarie. Ultima possibilità per salvare la faccia ed evitare un incredibile 11-0, un accordo di coalizione con l’estrema sinistra in Extremadura, In Extremadura il PP è divenuto il primo partito (fantascienza pura solo un anno fa), ma il PSOE potrebbe salvarsi facendo una coalizione con i comunisti di Izquierda Unida. Alle comunali va pure peggio. Il PSOE cede il comune di Barcellona ai nazionalisti catalani di CIU dopo 32 anni di dominio incontrastato. Non va meglio in un’altra storica roccaforte del PSOE, l’Andalusia, che non votava per le regionali ma solo per le comunali. I socialisti, oltre a perdere il capoluogo Siviglia dopo 12 anni di vittorie, risultano essere complessivamente il secondo partito di quella che è (o meglio dire era) la Toscana di Spagna. Nel complesso nei 50 comuni capoluogo di provincia 40 vanno ai popolari, solo 5 ai socialisti e altri 5 a formazioni autonomiste. Zapatero rimane comunque in sella per l’ultimo anno di residenza a Palacio de la Moncloa. Già, perché l’unica cosa certa sulle elezioni del prossimo anno è che non sarà Zapatero il primo ministro. I vertici del PSOE hanno deciso che era giunta l’ora di defenestrare mister Bean e Zapatero ha deciso di farsi da parte. A guidare i socialisti spagnoli nell’impresa impossibile di mantenere la maggioranza tra un anno sarà uno tra il ministro dell’interno, Alfredo Rubalcaba e il ministro della difesa, Carme Chacon. Almeno possiamo dire che, contrariamente a certi sultani nostrani, Zapatero ha avuto la dignità di farsi da parte per non esser troppo di impaccio al partito, cosa che altri personaggi della nostre parti, ormai screditati, non hanno alcuna voglia di fare.