Salutiamo il "Royal Baby"

Come ormai sappiamo tutti è nato il “Royal Baby”, il figlio di William e Kate ed erede al trono d’Albione.

Quello che pochi sanno è che l’attuale casata reale, e quindi anche il futuro Giorgio VII, sono saliti al trono in maniera non propriamente “legale” dal punto di vista dinastico. Nel 1688 il Parlamento Britannico si rivoltò al re cattolico Giacomo II Stuart e costrinse il re ad abdicare in favore della figlia protestante Maria II e del di lei marito Guglielmo III d’Orange, tagliando fuori dalla successione il legittimo erede Giacomo, colpevole d’essere di religione cattolica come la madre italiana Beatrice d’Este. Quando le sorellastre protestanti di Giacomo, Maria e Anna, morirono senza lasciare eredi il trono, secondo la nuova linea di successione designata per eliminare il ramo cattolico degli Stuart, passò alla famiglia tedesca e protestante degli Hannover. Il “Vecchio Pretendente”, Giacomo, Giacomo III secondo la linea ereditaria “giacobita” (ovvero i sostenitori del ramo cattolico degli Stuart), tentò due volte di sbarcare in Inghilterra per reclamare il trono, fallendo ambo i casi.

L’ultimo serio tentativo di restaurazione della casata originaria si ebbe nel 1745 quando il figlio di Giacomo, Carlo (Carlo III secondo la “linea giacobita”) tentò nuovamente l’impresa. Sfruttando l’impopolarità della casata tedesca la campagna di Carlo ebbe inizialmente successo, tanto che riuscì a scacciare gli inglesi dalla Scozia riprendendo possesso del dominio originario del casato. Quando però Carlo tentò di invadere anche l’Inghilterra venne duramente sconfitto a Culloden. Il pretendente al trono fu quindi costretto a tornare nel continente e a riporre per sempre le pretese al trono.

L’iniziale successo di Carlo aveva ottenuto grande consenso nella cattolicissima Irlanda in vista di una possibile restaurazione del papismo nel Regno Unito. Quando queste aspettative vennero deluse il poeta irlandese Sean McDomnhaill scrisse il componimento in gaelico “Mo Ghile Mear” dedicato proprio al principe Carlo che tante speranze aveva donato all’Isola di Smeraldo. Qui sotto l’interpretazione della bravissima Mary Black, che dedichiamo ironicamente al futuro Giorgio VII di Sassonia Coburgo Gotha Windsor (1)

(1) Ulteriore curiosità. La famiglia reale britannica è nota come “Casato di Windsor” ai giorni nostri, ma sono e restano la famiglia di Hannover. O più precisamente la famiglia di Sassonia Coburgo Gotha, a seguito del matrimonio di Vittoria di Hannover con Alberto di Sassonia Coburgo Gotha. Il nome della famiglia reale è stato cambiato per ragioni di convenienza politica durante la I Guerra Mondiale, per simboleggiare una sorta di totale distacco dalle origini tedesche in un momento di feroce scontro militare tra Inghilterra e Germania

Il Cammino per Santiago

Titolo Originale: The Way
Anno: 2010
Regista: Emilio Estevez
Interpreti: Martin Sheen; Emilio Estevez; Deborah Kara Unger; Yorick van Wegeningen; James Nesbitt

Tom Avery (Martin Sheen)è un oftalmologo californiano di successo. La sua routine quotidiana viene sconvolta da una tragedia. Il figlio Daniel (Emilio Estevez), che aveva rinunciato a una promettente carriera per fare il giramondo, è tragicamente morto sui Pirenei Francesi mentre stava cominciando il celebre pellegrinaggio verso Santiago de Compostela.

Tom si precipita sul luogo del misfatto per prendere il corpo del figlio e riportarlo a casa. Una volta giunto lì però una pazza idea lo prende. Tom decide di far cremare il figlio ed esaudire per lui il desiderio di percorrere gli 800 chilometri del celebre pellegrinaggio spargendo lungo il cammino le ceneri del deceduto. Lungo il pellegrinaggio si uniranno a Tom alcuni bislacchi personaggi: Joost (Yorick van Wegeningen), un olandese festaiolo ben fornito di droghe leggere e medicinali che percorre il cammino per dimagrire, Sarah (Deborah Kara Unger), donna canadese che cerca di perdere il vizio del fumo e Jack (James Nesbitt), scrittore irlandese che tenta di ritrovare l’ispirazione perduta. Insieme il bizzarro quartetto, tra svariate peripezie percorrerà il cammino fino alla cattedrale del Santo.

Il progetto di un film sul “Cammino di Santiago” ha a lungo impegnato il clan Sheen/Estevez. L’interprete di “Apocalypse Now” nel 2003 accompagnò il nipote Taylor lungo il pellegrinaggio. Di ritorno Taylor, con l’aiuto del nonno, convinse il padre Emilio a produrre qualcosa sull’esperienza mistica vissuta da nonno e nipote. E così è partito il progetto che ha portato alla realizzazione di questo piccolo gioiellino di produzione indipendente. Alternando momenti drammatici e comici Estevez riesce a intrattenere lo spettatore e a renderlo partecipe del cambiamento spirituale dei quattro viandanti, senza scadere nel sentimentalismo. Un film dolce, commovente e divertente allo stesso tempo che, grazie a un’ottima fotografia e a una buona colonna sonora illustra il cammino verso uno dei pellegrinaggi più celebri del mondo. Se, come dichiarato dal regista l’obiettivo era promuovere il pellegrinaggio, direi che la missione è più che riuscita.

Essendo una produzione indipendente, che Emilio Estevez e Martin Sheen han finanziato di tasca propria, “Il Cammino per Santiago” è passato abbastanza inosservato nelle sale cinematografiche. Come spesso accaduto in passato però, sembra che la distribuzione in DVD e un crescente passaparola, stiano facendo diventare questo film una sorta di “cult”.

Un film fatto con il cuore, una perla da non perdere.

Voto: 8.5

Gli aiuti alla Grecia? Se li son pappati le banche

Grecia salvata
Da quando nel 2010 è esploso il bubbone della crisi greca son stati versati circa 200 miliardi di aiuti agli altri paesi. Nonostante questi 200 miliardi di aiuti la situazione della Grecia è sempre peggiore.
Già, 200 miliardi di Euro di “aiuti” e nessun cambiamento. Ma dove sono andati a finire tutti questi soldi? Se l’è chiesto “ATTAC” e i risultati dello studio dell’organizzazione sono stati alquanto impietosi. Il 77% degli “aiuti” alla Grecia sono finiti a banche e speculatori. Avete capito bene, la quasi totalità dei 200 miliardi di aiuti versati alla Grecia, tra cui diversi miliardi spesi dall’Italia, è finita a ingrassare le tasche di banchieri e speculatori.
  • 58,2 miliardi (28,13%) sono stati utilizzati per ricapitalizzare le banche greche
  • 101,3 miliardi (49%) sono andati ai creditori dello stato greco (1). 55,4 miliardi sono stati utilizzati per ripagare le obbligazioni governative in scadenza, 34,6 miliardi per “incentivare” gli investitori ad accordarsi sul taglio del debito e 11,3 miliardi sono stati utilizzati per il riacquisto del debito.
  • 46,5 miliardi (22,5%)sono finiti nel bilancio del governo greco
  • 0,9 miliardi (0,4%) per il contributo della Grecia all’ESM
Lo studio fa presente che la cifra del 77% potrebbe essere sottostimata.
Insomma, da tre anni l’Italia e gli altri governi d’Europa sborsano miliardi per salvare il sedere di banchieri e speculatori. E gli eurocrati han pure la faccia tosta di fare la predica.
(1) I massimi creditori della Grecia nel 2010 chi erano? Francia; Germania e Inghilterra. Ma non dite a Suor Angelina dalla DDR e ai suoi accoliti italioti che se ci sono dei maiali in Europa queste sono proprio le banche di Suor Angelina.

Cabaret politico

Se non fosse che il paese è ridotto allo stremo: (disoccupazione al 12%, seconda recessione consecutiva, aziende che chiudono o delocalizzano) ci sarebbe veramente da ridere.
Partiamo da quella specie di caricatura di partito chiamata PDL. Il PDL minaccia le barricate e fa fuoco e fiamme! Bene, direte voi. Lo farà per gli sproloqui della Kyenge e per i suoi propositi di sostituzione demografica? Si metterà di traverso all’amnistia della Cancellieri? Chiederà a Letta di abbattere la pressione fiscale, come lo stesso partito promette da circa vent’anni, invece di limitarsi al “rinvio”? 
No, nulla di tutto questo, il PDL fa fuoco e fiamme… per avere la Santanché alla vicepresidenza della Camera. Si, avete capito bene, il PDL preme e minaccia crisi di governo per dare alla donna del Billionaire la poltrona di numero due della Boldrini. La Santanché deve essere la vice della Boldrini, così magari in due oche riescono a fare un neurone. Del paese allo sfascio chi se ne frega direi. 
Il baby fenomeno di Firenze invece scalpita. Vuol fare il premier lui. Che farà e come ci tirerà fuori da questo n€uro-delirio non lo sa e ancora non l’ha detto. Ma il giovin post-democristianouna cosa la sa, vuole accomodarsi a Palazzo Chigi perché Firenze, di cui è sindaco nei ritagli di tempo, gli sta stretta. Ambizione smodata abbinata a fuffa politica, e questo sarebbe il futuro leader del paese? Il nuovo che avanza? Stiamo freschi!
E infine il nostro Enrico Letta tra un rinvio e l’altro ha finalmente ottenuto qualcosa. E’ andato a Bruxelles dagli Euro-KommiSSar i quali hanno detto che sì, si può fare, l’Italia può sforare il tetto del 3% del deficit per il 2013. Insomma l’Italia può aumentare un po’ la spesa pubblica (non san fare altro) per quest’anno va. Pensiero maligno, non è che questo po’ di spesa pubblica in più concessa con magnanimità dagli Euro-kommiSSar andrà a finire per caso nelle disastrate casse di Banca PD-MPS?
Un vero cabaret signore e signori. Da ridere per non piangere.

AGGIORNAMENTO

Il soviet supremo di Bruxelles intima il “Contrordine compagni!” Il compagno Letta nipote risponde con la consueta obbedienza cieca, pronta e assoluta alle strigliate del compagno Rehn che intima di non superare la quota del 3% tra deficit e PIL!

Buona Estate

C. Monet Passeggiata sulla scogliera
Sensation


Par les soirs bleus d’été, j’irai dans les sentiers,
Picoté par les blés, fouler l’herbe menue :
Rêveur, j’en sentirai la fraîcheur à mes pieds.
Je laisserai le vent baigner ma tête nue.

Je ne parlerai pas, je ne penserai rien,
Mais l’amour infini me montera dans l’âme ;
Et j’irai loin, bien loin, comme un bohémien,
Par la Nature, heureux- comme avec une femme.


A. Rimbaud

Stufi marci

L’unica conclusione che si può trarre dalla tornata delle elezioni amministrative è che la maggioranza degli italiani ormai non si riconosce più in nessuno dei due schieramenti politici. Il 52% degli aventi diritto si è rifiutato di presentarsi alle urne. La “maggioranza silenziosa” ha detto STOP! Basta! Ci avete nauseato!

A vedere dai risultati a pagare di più sono stati i Grillini e il centro-destra. I Grillini sono caduti vittime delle loro contraddizioni, del loro dilettantismo e della loro pochezza intellettuale. D’altronde non si può mettere insieme l’estrema destra e l’estrema sinistra, ovvero fare l’operazione che ha fatto Grillo, e sperare di sopravvivere a lungo politicamente. I grillini probabilmente faranno presto la fine dell’Uomo Qualunque, una fiammata destinata a durare ben poco.

Per quel che riguarda il centro-destra, beh il centro-destra semplicemente si dimostra, ancora una volta, di plastica. Senza il “capo”, senza il piazzista di Arcore, il centro-destra non vale praticamente nulla. Quando si lavora in gruppo, e il gruppo fa schifo, la prima testa che salta è quella del “capo”. E invece nel centro-destra italiano, dopo vent’anni di fiaschi politici il “capo” è ancora lì, circondato da una classe dirigente penosa, composta di nani, ballerine, veline. Una classe dirigente inguardabile che il piazzista di Arcore ha costruito a propria immagine e somiglianza e che, quando morirà politicamente porterà con se nella tomba. Per quel che mi riguarda questo soggetto è stata una delle peggiori disgrazie capitate a questo paese e la cosa che più mi rode, come scriveva la Fallaci, è che questo patetico soggetto può usare impunemente il risentimento che molti provano verso l’equivoco chiamato “sinistra”. Berlusconi politicamente campa solo grazie all’avversione che molti provano verso il PCI e i suoi eredi, ma non è mai stato in grado di costruire una classe dirigente presentabile, d’altronde non è suo interesse fare questo. Il suo unico interesse è salvare le proprie chiappe dalla galera, per cui non gliene frega nulla di creare qualcosa che gli sopravviva.

La Lega è definitivamente collassata. Perfino Treviso è andata perduta. Il Carroccio, preda delle convulsioni interne è ormai la versione moderna dei vecchi “laici”. Nella Prima Repubblica, oltre alla triade DC, PCI e PSI c’erano i cosiddetti laici, ovvero PLI; PRI e PSDI. Partiti dal consenso del 4% circa che si sedevano volentieri alla mangiatoia pubblica per piazzare i rispettivi clientes. Ecco, la funzione della Lega, o di quel che ne resta, è ormai quella di sedersi alla mangiatoia romana insieme agli altri come facevano i “laici” all’epoca della I Repubblica, perlomeno finché resiste quello scarno 4%.

Comunque ormai c’è un 52% di italiani completamente disillusi e un restante 48% che ancora si presta al circo. Questo 48% si suddivide nelle due seguenti categorie

1-La categoria degli ultras. La categoria dei tifosi che vedono la politica come una partita di calcio in cui abbattere la squadra avversaria. Quelli che verso la squadra   il partito hanno obbedienza “Cieca, Pronta e Assoluta” e voterebbero qualunque patacca col marchio del partito preferito. Il loro è un voto che ha quasi del patologico in quanto rifiutano di vedere come “destra” e “sinistra” siano categorie ormai morte. Non gli basta il fatto che da due anni PD e PDL governino in perfetta simbiosi per capire che sono la stessa cosa.

2-La categoria degli attovagliati. Perché la crisi economica strangola questo paese, ma ci sono categorie che non conoscono crisi, ovvero le categorie che si abbuffano alla mangiatoia pubblica. Dipendenti pubblici, pensionati, cooperative, sindacalizzati, sussidiati e clientele assortite non conoscono crisi. Insomma, quelli che votano per interesse

Il risultato delle elezioni ci indica quale sia la “squadra” di riferimento delle due categorie di cui sopra, o almeno per il 60% di loro (un 40% ha preferito la squadra avversa). Il PCI-PDS-DS-PD, il grande vincitore di questa tornata, può da sempre contare su un nutrito zoccolo duro di “trinariciuti” di guareschiana memoria che se il “Partito” candidasse Belzebù in persona questi lo voterebbero senza fiatare. A questi si aggiungono i dipendenti pubblici, categoria che non conosce crisi, i quali da anni hanno sostituito gli operai come categoria di riferimento del PCI-PDS-DS-PD.

Ovviamente, sia chiaro, ci sono anche i trinariciuti di destra, che ad esempio imperterriti difendono l’indifendibile ovvero Berlusconi. Ci sono anche gli attovagliati di destra, vedi i clientes del trombatissimo Ale-Danno in quel di Roma, ma come ci rendono noto le elezioni in queste due categorie il PCI-PDS-DS-PD in queste categorie vince con un rapporto di 60-40. Caso emblematico Siena, dove il partito banca PD-MPS viene confermato tranquillamente nonostante lo scandalo finanziario, sebbene con un risicatissimo 52%. Evidentemente a Siena è pieno sia di trinariciuti che di attovagliati a cui il partito banca PD-MPS ha garantito benessere per cui, perché non confermarli per l’ennesima volta. Tanto dopo, per rimediare agli sfondoni del partito banca PD-MPS, c’è sempre l’IMU pagata da Pantalone.

Insomma, mentre la maggioranza silenziosa annega nell’agonia di un paese moribondo, una minoranza rumorosa di tifosi e attovagliati esulta o rosica per la vittoria o la sconfitta della propria squadra preferita.

Prima o poi il redde rationem arriverà pure per loro comunque.

PS

In Grecia il governo ha deciso di liquidare la TV pubblica. Circa 3.000 parassiti resteranno senza stipendio. Auguriamoci che la RAI, il simbolo dell’immonda cloaca pubblica faccia presto la stessa fine. Quando questo accadrà il sottoscritto stapperà lo spumante. 

Schegge di Follia

Titolo Originale: Heathers
Anno: 1988
Regista: Michael Lehman
Interpreti: Winona Ryder; Christian Slater; Shannen Doherty
Costi di Produzione: 2 mln di dollari
Incassi: 1.1 mln di dollari
Siamo a Sherwood, cittadina immaginaria nell’Ohio. Alla scuola superiore frequentata dalla graziosa Veronica (Winona Ryder) tutto fila liscio secondo i cliché prestabiliti dalle gerarchie della commedia adolescenziale. In cima alla scala sociale ci sono loro, le “Heathers” le ragazze belle ma viziate e antipatiche tutte e tre di nome Heather. Le Heathers sono tipiche “fighette” superficiali, figlie di papà. maniache dello shopping che si divertono a tiranneggiare i compagni più deboli e brutti con scherzi crudeli. Ovviamente le “Heathers” non possono che accoppiarsi con i giocatori di football, bietoloni idioti, che occupano insieme a loro la cima della gerarchia scolastica. Veronica in linea teorica starebbe a metà strada, occuperebbe una zona intermedia tra i “fighi” e gli “emarginati”. Per uscire dalla mediocrità Veronica ha mollato i vecchi amici e si è aggregata alle “Heathers”. La vecchia Veronica però non è morta del tutto. Difatti mentre le altre due Heathers sono solo gli zerbini della capobranco, Hether Chandler, Veronica spesso sembra mostrare autonomia di pensiero e rimorso per le perfide burle del gruppetto. E proprio durante una crisi di coscienza di Veronica arriva JD (Christian Slater), il bello e dannato che non sopporta le gerarchie e che vorrebbe sovvertire il tutto dando una sonora lezione ai gruppi dominanti. 
Fin qui nulla di strano, la solita commedia adolescenziale americana direte. E invece no, perché quando sembra che tutto stia virando verso il solito intreccio scontato il tono cambia e si fa più duro e improvvisamente “dark” e si tramuta in commedia nera che più nera non si può. J.D. infatti non vuole dare solo una lezione alle “Heathers” e ai giocatori di football. Non vuole solo metterli in riga e convertirli. No, J.D. vuole estirpare le erbacce dal giardino in maniera definitiva e senza possibilità di appello ritenendo i soggetti in questione irrecuperabili.  E così ecco che uno dopo l’altro i “fighi” vengono brutalmente assassinati. JD uccide le sue vittime facendo passare gli omicidi per suicidi, grazie all’aiuto di Veronica la quale utilizza la sua capacità di imitare le calligrafie altrui per scrivere commoventi biglietti d’addio. Ma Veronica ha sempre una coscienza, e i rimorsi torneranno a farsi sentire. La bella fanciulla si sente in colpa per le vittime e, prima che JD degeneri del tutto, tenterà di fermarlo. Inoltre Veronica si rende conto che morta una Heather se ne fa un’altra. Via Heather Chandler, il suo posto viene preso da Heather Duke (Shannen Doherty) che si rivela perfino peggiore della precedente capobranco. 
Negli anni ’80 le commedie a tema adolescenziale erano assai popolari. Erano gli anni della “Brat Pack”, un gruppo di otto attori che rese questo genere particolarmente gradito al pubblico nel corso di quella decade con film come “Breakfast Club” e “St. Elmo’s Fire”. La “Brat Pack” però non durò a lungo, appena gli anni ’80 finirono, finirono pure loro. Gli attori del gruppo, con la sola notevole eccezione di Demi Moore, vennero gettati nel dimenticatoio nella decade successiva e il genere della commedia adolescenziale diventò sempre più demenziale, fino ad arrivare ai giorni nostri dove quel filone è ormai diventato pura spazzatura.   
E forse proprio per intonare il de profundis alla “Brat Pack”, che nel 1988 stava esalando i suoi ultimi respiri, Michael Lehman confezionò questa velenosa commedia nera. Uno strepitoso Christian Slater e una brava, ma ancora acerba Winona Ryder si burlano in maniera sarcastica delle storie zuccherose della “Brat Pack” confezionando un prodotto satirico di sicuro godimento. Certo le “Heathers” e i giocatori di football sono i cattivi, ma pure gli altri non sono esattamente i buoni. La professoressa hippy che vuol fare l’amica degli studenti è semplicemente una macchietta, una povera sciocca prigioniera di teorie strampalate. L’alternativo che raccoglie fondi contro la fame nel mondo alla fine della fiera è solo uno stronzo arrivista e ipocrita a cui dei “bambini africani” non frega una beata fava. 
“Heathers”, inspiegabilmente tradotto in italiano come “Schegge di Follia”, è comunque un film in cui ognuno di noi può un po’ identificarsi. Tutti noi abbiamo avuto le nostre “Heathers” a scuola (1) e quante volte abbiamo voluto fargliela pagare. Quanto avremmo voluto scatenare il JD che è in noi e distruggerle una volta per tutte, ma alla fine, come accade a Veronica, ci siamo messi l’anima in pace e abbiamo capito che distruggerle non era il modo esatto per affrontarle, che il male non si combatte col male, ma con altri mezzi.
Al momento dell’uscita in sala il film non ottenne grande successo, non riuscendo nemmeno a ripagare i limitatissimi costi di produzione. Come spesso accade però, “Schegge di Follia” ha ottenuto un grande seguito “di culto”successivamente. Grazie alla distribuzione in VHS “Schegge di Follia” è diventato un successo.  
“Schegge di Follia” ha contribuito a lanciare nel firmamento hollywoodiano Christian Slater e Winona Ryder, che diventeranno delle star negli anni ’90. Lui diventerà famoso con “Robin Hood: Principe dei Ladri”, lei invece interpreterà film come “L’Età dell’Innocenza”; “Edward Mani di Forbice”; “Sirene” e “Piccole Donne” e otterrà due candidature all’Oscar. 
Comunque, per chi vuol vedere un film adolescenziale diverso dal solito, denso di cinismo e humor nero, questo film è l’ideale. 
(1) Da noi le chiamavamo “Le Divine”. Carine, piene di soldi, stronze, viscide e pettegole. Autentiche aspidi, serpi piene di veleno. Ma ai professori apparivano “perfette”, per i docenti erano figure angeliche che subivano l’invidia dei compagni. Anche tra loro c’era comunque una “Veronica” va detto. 

Ha fatto diventare Padova il Bronx del Nordest e lo premiano facendolo diventare ministro


«Erano le 19.30 quando ho parcheggiato la mia auto nelle vicinanze della stazione dei treni, all’improvviso sono stato circondato da una quindicina di spacciatori nordafricani che facevano di tutto per offrirmi la loro merce. Alcuni di loro si sono persino adagiati sulla mia vecchia auto, quasi fossero in concorrenza. È stata un’esperienza drammatica, soprattutto per la ragazza che era in macchina con me». Il racconto è di Andrea C. di Cittadella e si riferisce ad alcune sere fa. «Il sole era ancora alto» aggiunge, quasi a giustificare un accadimento simile in piena notte. «Siamo riusciti a scendere dalla macchina in sicurezza dopo una decina di minuti, ho abbassato il finestrino e gli ho urlato contro che se non se ne andavano avrei chiamato i carabinieri». Uno stratagemma riuscito visto che i nordafricani si sono volatilizzati.
«In quel momento, purtroppo non riuscivo a scorgere delle forze dell’ordine» aggiunge il ragazzo. Non è la prima lamentala che viene fatta per l’eccessiva aggressività e confidenza dei pusher nordafricani che quando immaginano che chi arriva ad una certa ora in stazione non possa non volere i loro servizi. Ma a volte non è così. Questo nonostante la stazione ferroviaria sia presidiata giorno e notte da polizia, carabinieri e vigili che però non possono essere dappertutto. Le forze dell’ordine presidiano la zona quotidianamente, almeno fino all’altezza delle Cucine popolari, dove anche di giorno circolano per strada più stranieri che italiani.”
Questo è solo uno dei tanti, troppi, fatti di cronaca accaduti a Padova. Ho preso il più recente, ma praticamente ogni giorno i quotidiani locali come “Il Gazzettino” e “Il Mattino” (l’ultimo tra l’altro di proprietà del gruppo “Espresso” e vicino al PD) sono autentici bollettini di guerra. Aggressioni, rapine, stupri e spaccio di droga sono all’ordine del giorno nella città del Santo. Padova negli ultimi vent’anni è diventata una sorta di Bronx del Nordest. Un porto franco in cui i criminali delle più disparate etnie spadroneggiano con tracotanza e arroganza.  In questi vent’anni a Padova l’unico “Sviluppo Economico” è stato quello del degrado. Zone come l’Arcella, il Piazzale della Stazione e i Giardini dell’Arena sono diventate infrequentabili. In quelle zone, presidiate dalle più disparate etnie, chi è di nazionalità italiana ha paura a girare. Ora, il massimo responsabile di questa situazione di degrado è colui che ha governato questa città, la mia città, per 15 degli ultimi vent’anni ovvero il neo-ministro Flavio Zanonato. Un personaggio che per tutta la vita ha fatto il funzionario di partito. PCI prima poi PDS; DS e infine PD, che mi risulti mai un giorno a lavorare.  Quando nel ’99 venne mandato a casa dagli elettori, l’anno successivo era già pronta per lui una calda poltrona in consiglio regionale, poltrona abbandonata quando trionfalmente tornò a Palazzo Moroni nel 2004. 
Padova è da diverso tempo ben al di sotto di tutte le città del Nord-Est per quanto riguarda criminalità e insicurezza. Da anni l’unica attività che si sviluppa è lo spaccio di droga. E questo non lo dico perché Zanonato fa parte del partito che più detesto, ovvero il PD, ma lo dico perché il degrado in cui versa Padova è palese ed evidente agli occhi di chiunque si faccia un giro per le città del Veneto, comprese quelle guidate da compagni di partito di Zanonato (tipo Vicenza o Venezia). Come se non bastasse il disastro sul fronte della criminalità e della sicurezza, quando Zanonato s’è improvvisato finanziere ne è uscito con le ossa rotte. Zanonato tentò, ammaliato dalle sirene dei derivati, di far fruttare sei milioni in mano alla municipalizzata APS, investendoli in derivati della banca americana Lehman Brothers. Come ben sapete Lehman Brothers è fallita e il comune di Padova s’è ritrovato con un bel buco nel bilancio.
Insomma, un disastro. Un sindaco tra i peggiori d’Italia viene ora premiato con una poltrona di ministro. E non una poltrona qualsiasi, una delle poltrone chiave dell’esecutivo. Una delle poltrone che in un momento di crisi è decisiva. 
Da un lato finalmente la città è stata liberata dalla sua ingombrante figura, dall’altro però il rischio che a Roma sia disastroso come a Padova, con conseguenze per tutta l’Italia, è grosso. Auguriamoci che questa legislatura finisca prima possibile.