Dio li fa e poi li accoppia

Abbiamo scritto del prefetto di Roma e del suo livore verso gli Italiani che difendono legittimamente la  loro terra dall’invasione dei clandestini.
Leggo che anche il questore di Roma si è esibito sul medesimo tema, auspicando il daspo per gli Italiani scesi in piazza per difendere l’integrità del loro quartiere.
Dio li fa e poi li accoppia.

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Chi è il razzista ?

Il prefetto di Roma, non pago di aver usato la Forza Pubblica contro gli Italiani per difendere i clandestini, rincara la dose.
A suo parere siamo tropo razzisti e la “cura” sarebbe una ulteriore immissione di clandestini.
In pratica vuole cacellare la nostra razza per sostituirla con i clandestini realizzando un meticciato degno del peggior Frankenstein.
Chi è allora razzista tra chi vuole estinguere i nativi Italiani e chi li vuole salvare ?

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Arroganti burocrati

A Roma e in provincia di Treviso sono cominciate le prime proteste popolari contro l’insediamento forzato dei clandestini.
A Treviso il prefetto ha spostato i clandestini, ma la Polizia è (presumo suo malgrado) intervenuta e la magistratura ha aperto una indagine contro il Popolo che ha (giustamente) protestato.
A Roma, invece, il prefetto di turno si è manifestato tronfio ed arrogante dietro il muro difensivo fornitogli dalla Polizia e dai Carabinieri mandati, ancora una volta, contro il Popolo di cui fanno parte e che dovrebbero difendere.
Di più.
Quel prefetto a chi gli faceva notare la corale protesta popolare avrebbe detto che non devono decidere gli abitanti ma una commissione (presumibilmente di estranei al quartiere) sull’insediamento dei clandestini.
Rivoltante.
Con gente simile presto non saremo più padroni a casa nostra.
Arroganti burocrati che vorrei vedere esporre le loro tesi in mezzo agli abitanti di un quartiere infestato da clandestini, ma senza la protezione di Polizia e Carabinieri.

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Tutto coca, casa e chiesa

Con tutte le disgrazie che avvengono in questa torrida e violenta estate, ci voleva anche la cialtronata bergogliana dell’incontro in Bolivia con il presidente Evo Morales. E’ il chiaro indice che oltre a non avere più alcuna rappresentativa autorità civile, non abbiamo più nemmeno quella religiosa. Di e su Bergoglio ho già fatto numerosi post e ogni volta che apre bocca, grande è lo sgomento e lo sbigottimento per credenti e non credenti. Ora che si ritrova a compiere un viaggio alla “fine del  mondo” (cioè nella sua America Latina),  Bergoglio si è messo a fare il  Peron  della Pampas sconfinata creando una sorta di  pericolosa “papolatria” al suo seguito. Così è stato anche con Morales sulla faccenda della chupsa di feltro legata al collo con dentro le foglie di coca. Abbiamo quindi un papa tutto coca, casa e chiesa come nella canzone “Bollicine” di Vasco Rossi. In aggiunta a ciò, è stato sdoganato pure la falce e martello quale simbolo “mistico” (si fa per dire) da incastonare al crocefisso. Sì perché Morales in omaggio al cattocomunismo del suo paese ha messo con disinvoltura la croce falcemartellata in perfetta simbiosi con la morte e passione di Cristo. Qui  su Libero, un articolo dai toni molto duri di Socci su come Bergoglio sia riuscito nella singolare impresa di crocifiggere il Cristo due volte. Il gesuita argentino è riuscito a mandare in fumo e in macerie quel che resta della Chiesa. Di lui, come è noto a chi segue questo blog, non mi piace niente. 
Non mi piace il suo eloquio luogocomunista, non mi piace il suo pauperismo, i suoi scarponi da villico, non mi piace quando si mette a fare il Pifferaio magico dei clandestini a Lampedusa mentre officia una messa con un altarino improvvisato fatto coi rottami di uno scafo (probabilmente appartenuto a uno scafista mafioso) e una croce blasfema fatta con gli scalmi incrociati della barca. Non mi piace quando fa il piacione spiritoso e minaccia di assestare un pugno, dimenticando la lezione (durissima, certo!) “dell’altra guancia”. Non mi piace quando fa il “femministo” ruffiano con le donne. Non mi piace la sua ostentazione di modestia (la croce di ferro, l’alloggio a Santa Marta, il saluto domenicale “buon pranzo” che lo fa rassomigliare a un Pippo Baudo qualunque, mentre intrattiene in tv). Non mi piace il suo spirito gesuita sempre supino e prono ai disegni massonici. Non mi piace che non abbia proferito un’omelia verso chi è stato costretto a togliersi la vita per colpa della crisi. Non mi piace  che non abbia nemmeno lontanamente accennato ai 10.000 suicidi in 5 anni nella Grecia sotto la morsa della Troika. Bergoglio è colui che darà il colpo di grazia a una chiesa già anche troppo in crisi di identità e priva di vero seguito di massa. Tutti i sinistri, i cattosinistri, progressisti, i cattolici “adulti” e adulterati adorano Bergoglio, perché intanto loro in chiesa non ci vanno e non sono osservanti. Ecco, Bergoglio piace agli atei comunisti, terzomondisti, seguaci dei diritti disumani dell’ONU, del quale il Vaticano è diventata una patetica succursale.

E’ arrivata in Vaticano una “rivoluzione colorata” e tarocca nel piazzare un papa “dalla fine del mondo” e nel portare via un papa come Ratzinger che sapeva mantenere una dignità e osservare un’intelligente tradizione, dall’eloquio sempre sorvegliato e dal pensiero di fine filosofo e teologo.
Il povero Benedetto l’hanno – non a caso – deposto, prelevandolo con un elicottero.

Forse una volta o l’altra ne sapremo di più sull'”esportazione della democrazia” Oltretevere.
Intanto, arriva la legalizzazione della cannabis: un  “diritto umano” anche quello? Così non potremo nemmeno lontanamente passare il testimone alle giovani generazioni, rese da questo permissivismo, sempre meno sveglie e recettive, nei confronti delle possibili soluzioni ai disastri che stiamo vivendo. 
Ora del resto, abbiamo in tutto questo marasma, un vero e proprio antesignano: un  pontefice tutto coca, casa, chiesa e falce e martello.

E’ proprio  il caso di dire: Ora pro nobis.!

«Parlo da cattolico, ma…» (tenetevi forte)

Originally posted on Giuliano Guzzo:
Brutte notizie amici, ci siamo persi un comandamento per strada: quello che impone di parlare “da cattolici”. Altri invece devono averlo scovato in qualche vangelo apocrifo e lo mettono drammaticamente in pratica. Lo si vede e lo si legge tutti i giorni – non occorre fare nomi e cognomi –…

Crocetta…

Pare che Crocetta, venuto a sapere dell’ intercettazione, sia SBIANCATO in volto. Conveniunt rebus nomina saepe suis.

Ci mancava la legge sulla cannabis libera

Al peggio non c’è mai fine.
Leggi liberticide contro le libere opinioni (Scelba, Mancino, in itinere contro l’omofobia e il negazionismo), leggi per accontentare gli omosessuali, leggi per rinunciare alla Sovranità Nazionale (obbligo di pareggio in bilancio, rinuncia a battere moneta).
Adesso 218 parlamentari vorrebbero depenalizzare, anzi legalizzare l’uso della cannabis.
Ma solo per determinati grammi (in casa e fuori).
Ora, come per gli omosessuali (o è tutto normale e allora devono poter anche adottare, oppure non rappresentano una situazione normale e allora non devono neppure veder elevato a dignità di legge il loro capriccio) così deve essere per i drogati (o la droga non fa male e allora ognuno ne prenda quanta ne vuole, oppure fa male, sempre).
Legare la legalità alla quantità è solo una meschina e immonda ipocrisia.
Sono sempre più convinto che solo un generale Armageddon ci consentirebbe di risorgere, ritrovando quello spirito, quella forza, quei valori, quella saggezza che oggi sembra ci abbiano completamente abbandonati.

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In Francia voti in cambio di moschee

Flag_of_France_with_islam_symbol-300x199 Da Perpignan a Courbevoie passando per Strasburgo.

I sindaci socialisti svendono terreni del comune alle comunità musulmane che offrono loro consenso elettorale mentre a Parigi, all’Assemblea nazionale, il premier Valls faceva finta di fare il duro contro l’islam radicale, annunciando la chiusura se necessario delle moschee salafite (il 29 giugno, tanto per rendere l’idea dei proclami fuffa del primo ministro socialista, è successo che lo stesso Valls ha premiato con la Legione d’onore l’imam radicale della moschea di Evry-Courcouronnes, Khalil Merroun, adepto del wahabismo saudita.
A Perpignan, la scorsa settimana, il Consiglio municipale ha votato la vendita di un immenso terreno situato ad ovest della città, nel quartiere di Mailloles, all’Associazione arabo-turca de l’Ensoleillé (Assate), la quale costruirà una grande moschea e annesse sale di preghiera approfittando di una superficie di 2400 m2 (in realtà sarebbe meglio parlare di svendita, dato che l’associazione verserà la modica cifra di 144.000 euro, pari a appena 60 per metro quadrato).83d8c50e95eee90bfc6aafe4cc78786750de0d53
In concomitanza, nella città di Courbevoie, a nordovest di Parigi, l’Associazione culturale dei musulmani di Courbevoie (Acmc) ha ricevuto dal comune il placet (affitto enfiteutico per 80 anni) per l’innalzamento di un’altra monumentale moschea che si estenderà su 680 m2.
Niente di scandaloso, se non fosse che sia nel primo che nel secondo caso le delibere delle due giunte fanno seguito a una promessa elettorale dei due sindaci – un puro voto di scambio, insomma – e che una parte della costruzione delle due moschee sarà finanziata con i soldi dei contribuenti.
Il tutto, sullo sfondo delle dichiarazioni di Dalil Boubakeur, rettore della Grande Mosquée di Parigi, che ha gridato la necessità di raddoppiare il numero delle moschee in Francia, e di un recente rapporto dell’intelligence francese pubblicato dal Figaro, secondo cui 41 moschee considerate “moderate” stanno per passare sotto il controllo dei salafiti.81059568-p-2
Durante la campagna elettorale per le municipali 2014, il primo cittadino di Perpignan, Jean-Marc Pujol dei Républicains (centro-destra), aveva assicurato alla comunità islamica locale, che richiedeva a gran voce di sostituire la piccola sala di preghiera della città con un’area di preghiera più spaziosa, la messa a disposizione di un vasto terreno per un’altrettanto vasta moschea.
In cambio, naturalmente, la comunità islamica di Perpignan doveva votare compatta per il sindaco repubblicano. Detto fatto.Stessa storia per il sindaco neogollista di Courbevoie Jacques Kossowski, sollecitato già nel 2011 dall’Associazione culturale musulmana della città.
Vuoi avere il nostro voto ed essere riconfermato sindaco?
Allora concedici un terreno dove possiamo costruire una moschea. Richiesta accolta da Kossowski in accordo con il Partito socialista e contestata soltanto dai due consiglieri comunali del Front national, che hanno denunciato un «voto accordato ad occhi chiusi senza la consultazione degli abitanti di Courbevoie».Se il patto scellerato tra eletti Républicains/Ps e comunità islamiche si limitasse a questi due episodi, in fondo, non ci sarebbe troppo da preoccuparsi.
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Ma come ha rivelato il giornalista Joachim Véliocas, nella sua inchiesta esplosiva “Ces maires qui courtisent l’islamisme” (uscito da poco per le edizioni Tatamis) gli inciuci tra sindaci e imam sono diventati sport nazionale in Francia e a farne le spese naturalmente sono i contribuenti.
È successo a Nantes, con il sindaco ed ex premier socialista Jean-Marc Ayrault: 200.000 euro di finanziamento direttamente dalle casse del comune. Ed è successo nella ultraindebitata Parigi, quando l’amico storico del presidente Hollande, Bertrand Delanoë era primo cittadino: 16 milioni di euro per l’Institut islamique, che comprende anche delle sale di preghiera, in barba alla legge del 1905 sulla laicità.
E quando non si tratta della costruzione di una moschea ex novo, si tratta comunque del suo ampliamento.Come a Strasburgo, dove la scorsa settimana è stato ufficializzato lo sblocco dei finanziamenti da parte del sindaco socialista Roland Ries.

Nel menù 5 nuove sale per insegnare l’arabo e i principi della Sharia
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Foto AFP. Vignetta: 14 words e Islam veritè

di Mauro Zanon da Libero Quotidiano del 5 luglio 2015

La Germania ha ragione, la Grecia torto

Chi paga, comanda.
E’ un principio cui dovrebbe adattarsi anche una nuova versione della democrazia che, in ogni tempo, si è sempre evoluta.
Più uno paga, più pesa il suo voto.
Come in una azienda più azioni uno possiede, più conta.
Se i tedeschi sono quelli che cacciano più soldi di tutti, allora sono legittimati a comandare.
Se ai Greci non sta bene, abbiano un soprassalto di dignità ed escano dall’euro e dall’unione sovietica europea.
Magari potranno fare da apripista per tanti popoli che non vogliono essere comandati ma, finora, preferiscono continuare a ricevere l’elemosina da Berlino e, rinunciando alla propria libertà, diventare l’espressione più squallida del servilismo.

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