La quarta guerra servile prossima ventura

Leggendo questo articolo il mio retaggio classico mi ha fatto tornare in mente le tre guerre servili combattute a Roma e, in particolare, la terza, quella più nota grazie al suo triste protagonista Spartaco.
Che i centri sociali cerchino di sobillare i clandestini immessi (e trattenuti grazie alla “solidarietà” europea …) sulla nostra terra è sempre stato abbastanza evidente.
Che remino contro la Nazione e il Popolo Italiano anche personaggi che dovrebbero invece garantire i cittadini onesti e anteporre gli interessi degli Italiani a quello degli stranieri, è stato reso evidente dalle dichiarazioni e dalle prediche di costoro.
Un tipo di comportamento che, in ogni epoca, in ogni nazione, ha provocato catastrofi, lutti e miserie.
Ipotizzando quindi che ai cosiddetti “antagonisti” (ed ai loro complici in doppio petto) riesca di istigare alla rivolta i clandestini, non ci resta che aspettare fiduciosi l’arrivo di un Marco Licinio Crasso contemporaneo che raddrizzi la barca, una volta per tutte e in via definitiva.

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Fantascienza letteratura di anticipazione

Il segretario dell’onu Ban Ki Moon avrebbe affermato che l’europa dovrebbe accogliere i clandestini perchè la popolazione europea è troppo vecchia.
Una dichiarazione ributtante.
Con una simile impostazione basta solo un passo ulteriore per dire che i vecchi (poi chi decide quale sia il limite che separa la vecchiaia dall’età adulta ?) debbano essere soppressi.
Pensate all’enorme beneficio che ne deriverebbe alle casse dello stato: meno pensioni, meno cure … meno memoria del passato …
Ho spesso letto che la fantascienza non sia altro che una letteratura di anticipazione e via a citare Giulio Verne ed altri.
A me, leggendo la dichiarazione attribuita a quel tizio che, se ha veramente espresso quel concetto, non credo sia degno di essere annoverato tra gli esseri umani, è venuto in mente il film “La fuga di Logan“.
Una città sotto la protezione di una cupola che, per mantenere l’equilibrio sociale ed economico, uccideva tutti quelli che raggiungevano la veneranda età di … TRENTA ANNI !

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Riflessione sul piddino tipo

Ma cosa c’è nella testa di un piddino? (Alceste)   

Aria fritta? Mosche? La prosa di Alessandro Baricco? Commercio equo e solidale? Viva il TG3? Nannimoretti? Liberazione LGBT? Il sol dell’avvenire? Cascami libertari e terzomondisti? Certo, c’è tutto questo. La testa di un piddino, o di un militante dei gruppi cocchieri (Rifondazione, Comunisti Italiani, SEL: è la stessa solfa) ancora ragiona osservando tali costellazioni. Non si rende conto, però, il piddino, che vi è stata una precessione astronomica e le stelle e le galassie che prima governavano il suo mondo ideologico e morale si sono spostate altrove. I dirigenti del PD (e tutta la sinistra mondiale) lo sanno, ovviamente, e usano tale equivoco per imbonire i propri elettori. È una tecnica ormai ben rodata. Il trucco dei diritti civili. Esempio: l’immigrazione. Tutti sanno che è impossibile per l’Italia contenere le ondate demografiche provenienti dall’Est e dall’Africa. Il potere usa l’immigrazione – dolosamente incontrollata – per diluire le resistenze interne (mentali, salariali, culturali, religiose) e creare un parco buoi diviso e sottomesso. Ma il piddino, di fronte a tale scempio, che fa? Si ricorda di Kunta Kinte, Rosa Parks, de Il colore viola, di Geronimo e, in nome dell’antirazzismo d’antan (oggi insensato), approva la disfatta. I dirigenti piddini incassano e continuano la loro ben remunerata opera Quisling. Le voci dissenzienti, maggioritarie, ma disorganizzate, e quasi tutte esiliate sul web e nell’insignificanza, sono tacciate di razzismo, sciovinismo, fascismo, nazismo … per rendersi conto del sistematico dileggio perbenista basta leggere i post di un piddino medio su feisbuc et similia. O le articolesse di un piddino potente e paradigmatico, come Gad Lerner, Bianca Berlinguer, Laura Boldrini o del paredro di Bianca Berlinguer, Luigi Manconi (ho vergato i primi nomi che mi son venuti alla tastiera: la scelta è ampia). La testa del piddino medio funziona, quindi, come la lavagna dei buoni e dei cattivi. Un manicheismo bambinesco ne mette in moto gli istinti basici e crea una fidelizzazione profonda verso i propri dirigenti (sacerdoti e papi della fede sinistra, l’unica giusta) a cui basta cicalare alcune parole chiave (diritti, eguaglianza, parità) per farsi obbedire nel buio della cabina elettorale. Già, perché il piddino medio può criticare anche ferocemente i propri rappresentanti, dileggiarli persino, sbuffare la propria uggia partitica, mostrare scontento, borbottare, bofonchiare dissenso, ma, alla prova dei fatti (i fatti veri, oggettivi, quelli alla soglia dell’azione risolutiva, la sola importante) egli sceglierà sempre i vecchi arnesi.
 

Inevitabile. Garantito. Non può permettersi altri passi: in tal caso diverrebbe fascista, populista, razzista, omofobo e questo, no, non può farlo: la vergogna sociale sarebbe troppo forte. Vi ricordate Nannimoretti? Nel 2002, in una tristissima manifestazione a Piazza Navona, fece a pezzi il gruppo dirigente (digerente?) del centrosinistra. Ma nel 2013, alla vigilia delle politiche, bisbocciava in un teatro romano assieme a Pierluigi Bersani. E Nanni è l’elettore piddino medio/alto nei suoi tratti più puri (borghese, perbenista, senza fantasia, senza curiosità, superficialmente colto, molto corretto – forse segretamente cosciente dei meccanismi psicologici sinistri…). Lo devo riconoscere, il senso di appartenenza del piddino medio è quasi stupefacente. In lui scattano molle e pulegge implacabili che lo inducono a sgolarsi nel tifo per figurine politically correct, insulse, allucinanti. Siamo oltre il montanelliano “turarsi il naso”: ci si può turare il naso quando certi rappresentanti, pur indegni, garantiscono la stabilità della nazione e dei propri interessi; au contraire, il sinistro sceglie comunque i propri rappresentanti indegni a dispetto della stabilità della nazione e, addirittura, dei propri interessi. È uno spettacolo fantastico. Lo si può osservare, con un certo gusto lombrosiano, nella vita quotidiana. Qualche esempio? Uno terra terra. Un conoscente (ha votato Lista Tsipras alle Europee, Marino alle amministrative e PD alle politiche) che incontro ogni tanto. Non è certo benestante. Vivacchia. È sempre in procinto di scivolare silenziosamente nella vasta regione dei disoccupati, inoccupati, menefreghisti, fatalisti, mantenuti; degli ex borghesi che vivono di espedienti. I sindacati l’hanno scaricato, vive sul filo. Lo stipendio della moglie lo salva dall’indigenza, certo, eppure, in tale frangente storico, dovrebbe avere il diavolo in corpo; invece è assolutamente calmo, atarassico quasi; ogni volta che lo incontro ha sotto braccio Il Manifesto o, più spesso, Repubblica. Capito? Repubblica.
 
“Ancora co’ ‘sto papiro di carta igienica?” gli faccio. Lui non se la prende. “Ma no, è ancora un buon giornale… alcune analisi sono corrette…”. Poi dissimula: “E poi lo prendo per l’inserto… oggi c’è il Trovaroma…”. Oppure: “Ma no, lo prendo per Il Venerdì… ci sono i programmi TV… c’è l’articolo di Umberto Eco… mi piace la rubrica di Curzio Maltese…”. L’ultima volta non ho resistito: “Curzio Maltese? Ma non è quello che vi ha tirato il pacco insieme con la Spinelli all’Europarlamento?”. A questo punto la discussione sembra alterarsi, ma solo un pochino. Per stemperare ulteriormente, di solito, la butto sul romanesco: i concetti sono gli stessi che se espressi in Italiano, ma l’inflessione sbracata li attutisce in una sorta di divertita buffoneria. All’argomento Spinelli si tira sempre fuori l’altro Spinelli, Altiero, che garantisce all’interlocutore sinistro un fuoco di fila di pace, diritti, Europa, ecumenismo, siamo-tutti-fratelli, unità-politica-per-sfuggire-alla-risorgenza-dei-fascismi. Anche questo è inevitabile. Di solito il fascista, ai tempi belli, era Berlusconi. Poi fu la volta di Grillo. Ora va di moda Salvini. Di solito, a fronte di tale argomentare, mi vien voglia di bestemmiare forte, in viterbese (da quelle parti i moccoli sono duri assai), poi, come detto, mi contengo. Provoco: “Ma tu lo sai che Curzio…” e gli spiattello un aneddoto sul Curzio-l’altra-Europa-con-Tsipras. Poco edificante. Egli mi rimprovera: “Queste sono storielle da Sallusti, dai… ma che ragionamento politico è?”. Sono storielle, lo ammetto, ma per me definiscono il personaggio; e il demi-monde di quel personaggio. A un lombrosiano basta e avanza per il giudizio politico. Lombrosiano e un tantino carogna: quindi rincaro, sublimando nel pecoreccio: “Ma tu lo sai che la Spinelli era la fidanzata de’ Padoa Schioppa? No, dico: immagina ‘sto quadretto… a letto…. Padoa Schioppa gnudo… ma hai capito o no? Quello dei bamboccioni… quello che ha detto che noi si campa troppo bene e dobbiamo, per il futuro dei nostri figli e nipoti, campare molto meno bene e entrare di nuovo in contatto con la durezza del vivere… ha usato proprio ‘ste c… di parole: la durezza del vivere… e questa che doveva fare a Brussels? Difendere le classi disagiate… i nuovi poveri… sovvertire l’ordo europide… ma non vi stancate mai a farvi prendere per il c…?”.

[Un breve inciso, fra parentesi quadre, che potete saltare. Quelle parole di Padoa Schioppa, memorabili, leggendarie, storiche, me le sono stampate e le porto sempre con me, nel portamonete. Ogni tanto le tiro fuori per corroborare alcune discussioni. e per dimostrare all’eventuale interlocutore sinistro quanto sia boccalone. Eccole, a rinfrescar la memoria:

“Nell’Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità. Cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessità; la buona salute, dono del Signore; la cura del vecchio, atto di pietà familiare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il titolo di studio o l’apprendistato di mestiere, costoso investimento. Il confronto dell’uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e di fortuna. È sempre più divenuto il campo della solidarietà dei concittadini verso l’individuo bisognoso, e qui sta la grandezza del modello europeo. Ma è anche degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato”.]

A questa mia smargiassata sbotta: “Ma tu che fai? Guardi dal buco della serratura? E io dovrei ragionare così? Sull’altra questione è semplice… la colpa è dei dirigenti di SEL e RC… che c… c’entra questo… il compagno di vita… lei è una persona specchiata, questo lo devi riconoscere… leggi quello che scrive… sulle idee si deve ragionare”. Ma quali idee! Ancora idee! I dirigenti di SEL? Perché, esistono? Perdo interesse nella discussione, ma non demordo, acchiappo una cifra a caso dalla memoria, solo per farlo avvelenare un po’ di più:  “Sarà specchiata ma ha partecipato a neanche un decimo delle sedute… e poi non si doveva dimettere per far posto al proletario in lista? Non me ricordo il nome…”. Si continua per un po’, poi andiamo a prendere un caffè. Evito la coda della discussione, almeno: quella che mi vede misogino o fascista o omofobo o razzista. In modo bonario in tal caso. Una volta, però (altro contesto), mi diedero persino del nazista, in modo duro, spregiativo (nel 2015, insomma, una fantomatica appartenenza nazionalsocialista è usata come giudizio di valore). Non male per chi si è occupato di mostre sulla Resistenza Romana! Non che mi faccia caldo o freddo, beninteso.

Il caffè annacqua i piccoli fuochi della contesa. Lasciamo perdere. Ognuno si allontana con le sue convinzioni, come sempre. Un’altra Spinelli, un altro Maltese? Eccolo qua. Un esempio più alto stavolta: Tito Boeri. Boeri è di sinistra, ovviamente. Avete visto cos’ha fatto? A un convegno, prima di tuonare contro i nepotismi, si è alzato dal posto assegnatogli, vicino a quello dell’ex ministro Sacconi, e si è seduto accanto alla Camusso. “Prima stavo troppo a destra, meglio a sinistra”, la sua dichiarazione; o qualcosa del genere. È una battuta, si dice. E invece no. Sembra una battuta e invece è un richiamo all’ordine ancestrale per il piddino medio: significa: io sono di sinistra e tutto ciò che farò dovrà quindi essere difeso, oltre la logica e gli interessi, da chi a sinistra si è sempre riconosciuto. I gonzi abboccano subito. Su un blog, nei commenti, qualcuno si permette di attaccare queste battute del ”signor Boeri”. Ma il Tito nazionale ha già i suoi difensori di sinistra, i cani di Pavlov della libertà democratica. Uno di questi scrive indignato: “Ma come si permette di dare del tu a Tito Boeri… egli è il professor Boeri”. Un piddino è sempre sensibile alla cultura accademica. Un altro rilancia:

“È all’INPS da pochi mesi e già abbiamo:
– finalmente trasparenza sulle pensioni, con ognuno che può avere in tempo reale una stima della propria
– il pagamento unificato di tutte le pensioni dal primo giugno.
E lei si lamenta? Dopo anni di nulla? Vi meritavate Berlusconi”.

Sottinteso: Mastrapasqua, il predecessore di Boeri, l’aveva nominato Belluccone e faceva, quindi, schifo. Questo, invece, è un esimio insegnante, di sinistra, ed è vergine a prescindere (ecco scattare le parole d’ordine, più o meno inconsce: Boeri a favore del lavoro, degli ultimi, contro i privilegi, contro gli sprechi, contro gli evasori che affossano il debito pubblico… viva Boeri! Con quel curriculum poi: almeno venti puntate di Ballarò s’è fatto, e trenta di Santoro: un gigante! Nota bene: che Mastrapasqua faccia schifo davvero è secondario, almeno in tale analisi). Avete capito come funzionano queste teste? Si dichiara l’appartenenza di sinistra, si dicono o fanno sciocchezzuole inessenziali che profumano di sinistra e scatta, nella capoccia piddina, il sillogismo incontrovertibile: dice cose di sinistra, ergo è di sinistra; sono di sinistra anch’io quindi siamo eguali; nel futuro egli non potrà che fare cose di sinistra (perciò buone) come le farei io e se non le farà, o farà il contrario, non sarà colpa sua, ma degli avversari, del rio destino, dei fascisti, della congiuntura… I cani (il dissimulatore Boeri e i fessi del PD) si sono annusati le terga e si sono riconosciuti (ah, quelle tirate antinepotiste…). Il primo ha ormai via libera per fare quello che gli pare; i secondi lo difenderanno sino all’inverosimile, al ridicolo, all’illogico, all’autolesionismo; e perché? Perché è uno di loro, perché è di sinistra, un uomo dei diritti. Funzionano così quelle teste. Al massimo (questo è un caso limite) un vecchio sinistro che non riscuote più credibilità verrà sostituito con uno apparentemente nuovo (come Bertinotti fu sostituito dal nuovo Vendola e Vendola lo sarà dal nuovissimo Landini; così com’è stato per la linea dinastica Prodi-Veltroni-Bersani-Renzi): in tal modo il ciclo, adeguatamente riverginato, potrà riprendere, una volta ancora, in una sorta di inesauribile Samsara piddinico. Boeri, insomma, è in una botte di ferro. Davanti a lui s’estendono praterie thatcheriane. Non pagherà alcun dazio nell’immediato.
 

Leggo dal blog Rischio Calcolato: “Così, nel segreto delle stanze, si discute su quello che fino a qualche settimana fa era impronunciabile: tagliare le pensioni in essere. E poco importa che si farà in nome dell’equità generazionale. Gioco forza il punto di partenza sarà la proposta che nel 2014 Boeri lanciò in un articolo scritto per la Voce.info con Fabrizio Patriarca e Stefano Patriarca: ricalcolare tutte le pensioni retributive in essere, evidenziare lo squilibrio di ciascuna rispetto al calcolo contributivo, e colpire gli assegni più alti… Gli economisti avevano indicato un taglio del 20% dello ‘squilibrio’ per le pensioni da 2 mila a 3 mila euro lordi al mese; del 30% per quelle tra 3 mila e 5 mila; del 50% per quelle sopra i 5 mila. Risultato? Un risparmio strutturale (altro che una tantum) da 4,2 miliardi di euro”. Ecco, al riparo della provvida mascheratura di sinistra, la vera missione del Tito nazionale. Con la scusa dell’equità e del rigore (le consuete esche ideologiche) taglieranno le pensioni di questi ricchi epuloni (2000-3000 euro lorde! A questi mirano, al grosso e al grasso del corpo medio, mica alle rendite dei veri fanigottoni) per riequilibrare (altra esca ideologica) le sorti generazionali. Naturalmente la garrota agirà con sapiente gradazione, un centimetro alla volta. Che tali pensioni, in realtà, servono a compensare le miserie delle generazioni svantaggiate (per mantenerle del tutto, a volte, poiché si è in presenza di una disoccupazione giovanile di massa) non sfiora la capoccia del piddino. Ormai egli ha annusato Boeri, è uno di loro, può anche abolirle le pensioni (con gradualità, come detto, in ossequio alla sindrome della rana bollita). Egli applicherà, con calma, fra gli applausi delle rane bollite, il consueto inganno. In nome dell’equità, certo. E della giustizia. E dei diritti e del merito. E dell’Europa. E del sol dell’avvenire.

Direttamente dal piano Kalergi

Ban Ki-moon: “L’Europa invecchia, ha bisogno di migranti”. In un discorso pronunciato a Dublino il segretario delle Nazioni Unite invita l’Europa a fare di più per salvare le vite dei migranti nel Mediterraneo di Raffaello Binelli

Le parole del segretario delle Nazioni Unite faranno discutere. E non poco. Alla vigilia degli incontri a Bruxelles con la leadership dell’Ue Ban Ki-moon da Dublino lancia questo messaggio: l’Europa invecchia, se vuole mantenere il suo dinamismo economico, ha bisogno di migranti. Lo ha detto in un discorso pronunciato nel Castello della capitale irlandese, durante la celebrazione dei 60 anni dell’ingresso dell’Irlanda nelle Nazioni Unite. “I fattori di spinta includono guerre e sottosviluppo; quelli di attrazione includono il semplice miraggio di una fuga dalla povertà. L’Europa deve riconoscerne un altro: il suo deficit nella forza lavoro. Bassa crescita demografica e una transizione demografica ad un continente di vecchi. Se vuole mantenere il suo dinamismo, l’Europa ha bisogno di migranti”. Se l’invecchiamento della popolazione europea è un dato di fatto oggettivo, resta da chiedersi per quale motivo l’Europa non dovrebbe porvi rimedio sviluppando le politiche sociali volte a aiutare le giovani coppie a fare figli. Ma su questo Ban non si sofferma. Si limita a dire che l’Europa deve accogliere i migranti perché ne ha bisogno.

Ban si è occupato del piano che l’Ue si è data per far fronte alla crisi. Poche ore prima, in un incontro con i profughi reinsediati in Irlanda da Paesi come Siria, Afghanistan, Congo, aveva espresso il proprio sostegno all’Agenda per le Migrazioni dell’Unione Europea. Ban ha sottolineato che “le Nazioni Unite e l’Alto Commissario per i Rifugiati sono pronti a collaborare con l’Ue, i suoi stati membri e i paesi terzi interessati per sostenere e sviluppare ulteriormente le misure incluse nell’Agenda”. Nel discorso a Dublino ha osservato che l’approccio deve essere complessivo, dai paesi di destinazione a quelli di transito, e soprattutto, di origine.”Serve un giro di vite sui trafficanti, allo stesso tempo dobbiamo proteggere i profughi e rispettare i diritti umani e il diritto internazionale. Dobbiamo superare l’emergenza per andare alle radici”.

Con lo sguardo a oriente

L’Irlanda se’ dicente cattolica ha promosso con il 62% le unioni omosessuali, con la spinta determinante del loro premier che si dice, ugualmente, cattolico.
La cattolicissima Spagna vota in massa per un partito di sbandati e punisce quel Partito Popolare che è riuscito (a differenza dei Monti-Letta-Renzi) a tirarla fuori dalle sabbie mobili della crisi.
Sull’altro lato abbiamo una Polonia che, contro ogni pronostico, elegge, a suffragio popolare, un presidente euroscettico e nazionalista.
E abbiamo da qualche anno una Ungheria cui rende inconsapevolmente onore il presidente dell’unione sovietica europea Juncker quando ha salutato il Premier Orban con un “ciao dittatore”.
Da una parte, ad occidente, emerge la debolezza di una civiltà morente, ormai avviata sulla strada del suicidio di massa.
Ad oriente invece emerge la speranza per il futuro dell’Umanità , dell’Individuo, della Civiltà.
Se dobbiamo sceglierci un modello, non possiamo che rivolgere il nostro sguardo ad oriente.
L’occidente è il passato e fra un po’ sarà anche sepolto.

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Moscerini cocchieri chiedono quote immigrati per tutti

L’Italia è perduta e commissariata  ma è proprio sull’Italia  che i mondialisti fanno i loro esperimenti quale ponte di congiunzione verso l’Africa. E l’immigrazione oceanica, ininterrotta e incessante, ne è il banco di prova. Non è vero che è emergenza. E’ invece vero che si vuole mantenere ad ogni costo la cultura dell‘eterna emergenza. L’avete sentita Federica Mogherini arringare gli altri paesi membri che ancora cercano di mantenere gelosamente gli ultimi brandelli di sovranità?

Ma ricapitoliamo…
“Per la prima volta la Commissione Ue propone l’attivazione del sistema di emergenza previsto all’articolo 78, paragrafo 3, del Trattato di Lisbona per aiutare gli Stati interessati da un afflusso improvviso di migranti. Entro fine maggio la Commissione proporrà un meccanismo temporaneo di distribuzione nell’Ue delle persone con evidente bisogno di protezione internazionale. Entro la fine 2015 seguirà una proposta di sistema permanente Ue di ricollocazione in situazioni emergenziali di afflusso massiccio”. (fonte: il Fatto).

Ma ecco che dalla Francia si alza chiaro e netto il suo NO da parte del ministro dell’Interno Manuel Valls. E’ evidente che Hollande teme il sorpasso della Le Pen e allora corre  preventivamente ai ripari. Cameron  si trova  in disaccordo con la nostra Moscerini cocchiera sul fatto che i cosiddetti “migranti” intercettati in mare non debbano essere respinti contro la loro volontà. Pertanto, sottolinea che non  si debbano incoraggiare gli sbarchi e si dissocia con fermezza. 
La Repubblica Ceca e la Slovacchia si dicono contrari alla politica delle quote. L’Austria pure. E ora si associa anche la Spagna. Per non dire dei NO decisi  dell’Ungheria di Orban e della Polonia. 
 La Moscerini detta lady Pesc (acronimo di  Alto commissario per la Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’Unione Europea) è rimasta da sola col cerino in mano. Arringa con volto grifagno ad un parlamento Ue semivuoto. A darle man forte, sopraggiunge  Renzi che cerca di far rispettare i “patti” sulle quote, ma se ne è tornato  in patria  con le pive nel sacco.

Ci tocca perfino subire l’ONTA di una classe dirigente “mosca cocchiera dell’ONU” nonché crumira nei confronti di chi GIUSTAMENTE respinge l’aberrante politica delle “quote”. Così, gli altri stati europei ci detesteranno. Pensate che razza di imbecilli abbiamo tra i piedi!
Invece di creare un fronte comune col NO intereuropeo all’immigrazione, ci ritroviamo una Moscerina severa e bacchettona che vorrebbe fare accettare a tutti,  l’inaccettabile.
Resta quindi tutto da verificare se il resto d’Europa accetterà volentieri di estinguersi come stiamo allegramente facendo  noi.
La politica migratoria, pertanto, non deve fondarsi sull’accettazione passiva del fatto compiuto che gli scafisti  (o la Marina Militare) ci portano migliaia di clandestini sui nostri porti (ora anche del Nord Italia), mentre a  noi resta  L’OBBLIGO  automatico di  accoglierli e sistemarli. Non deve fondarsi sul pietismo ipocritamente compassionevole del “salvare delle vite”, poiché nessuno muore se non si mette volontariamente a rischio.

Nemmeno se tutti gli stati europei fossero d’accordo nell’assumersi quote in proporzione alla loro popolazione, superficie abitativa e capacità finanziaria.
La politica pragmatica deve essere solo ed esclusivamente quella del RESPINGIMENTO e della distruzioni delle imbarcazioni, come avvenne per l’Albania.
L’Europa è già densamente abitata e popolata e non può farsi carico di fette consistenti di continente africano o asiatico, senza mettere a rischio la sua stessa esistenza! L’Europa non deve diventare la Paneuropa di Kalergi.

Renzi e la Mogherini non rappresentano gli interessi degli Italiani né tanto meno, devono ergersi a giudici dei popoli europei facendo dello squallido caporalato per conto terzi.

Alla ricerca del Leader

Berlusconi ha ripreso a fare campagna elettorale e se ogni tanto riemerge il Cavaliere dei tempi migliori, vi sono un paio di criticità che rendono il voto a Forza Italia meno sicuro rispetto a quello attribuibile agli altri due partiti del Centro Destra (Lega e Fratelli d’Italia) o ai due movimenti identitari di Destra (Forza Nuova e Casapound).
Il primo è l’insistere sulla coalizione di “moderati” che porta il Cav a dichiarare che le “provocazioni” di Destra non portano al governo.
Il fatto che parli di “provocazioni” quando la Lega e Fratelli d’Italia parlano di immigrazione, omosessualità, euro, tasse, mi porta a ritenere che, a parte l’ultimo argomento, Berlusconi (e quindi Forza Italia) sia tiepido se non ostile verso una linea di restaurazione dei Valori Morali, della Tradizione e Identitari che rappresentano le fondamenta di una Civiltà (la nostra) e unici sono per opporsi all’invasione prossima ventura dell’Isis o di simili organizzazioni (che personalmente osteggerei solo se fosse per difendere quei Valori e non certo per difendere i capricciosi comportamenti di chi li smantella in tutta europa).
La seconda criticità che osservo è la scelta del Leader.
Berlusconi è stato il Leader indiscusso del Centro Destra e ci ha regalato vittorie esaltanti, provvedimenti (contro le tasse) epocali e un ruolo dell’Italia nelle missioni militari che ci aveva finalmente riportato al “primo tavolo” di decisione nel mondo (e forse è stato proprio questo che ha suscitato l’invidia di francesi e tedeschi che hanno fatto di tutto – riuscendovi grazie alle quinte colonne in Italia – per rovesciare il Cavaliere).
Ma la sua leadership era fondata sui risultati elettorali e, come affermò nel 2008 quando riuscì a ricostruire la Coalizione poi vincente, il Leader della Coalizione non poteva che essere il Leader del partito che, all’interno della Coalizione stessa, avesse ottenuto il maggior numero di voti.
Una scelta logica e numericamente ineccepibile.
Le primarie venivano così fatte dai veri elettori della Coalizione, con tutti i crismi della regolarità e con risultati non manipolabili (in questo sono d’accordo con Berlusconi: un vero Leader non esce da “primarie” raffazzonate e casarecce come quelle cui ha abituato i suoi elettori il pci/pds/ds/pd).
Altrettanto si potrebbe dire oggi: il Leader è il capo del partito della Coalizione più votato.
Purtroppo questo si poteva ottenere con una legge elettorale intelligente come il tanto criticato “Porcellum”, che, coniugando al meglio l’individualismo italiano e la necessità di governabilità, aveva individuato nel voto di partiti collegati ad una lista la possibilità di un premio di maggioranza alla coalizione più votata, rispettando la scelta identitaria di ciascuno, così che nessun voto andasse perso, anche quello al più piccolo partito della coalizione.
Un’ottima legge che avrebbe avuto bisogno solo di due modifiche: il collegio unico nazionale anche per il senato (e se non c’è fu per una imposizione di Ciampi, dopo Scalfaro e Napolitano il peggior presidente della repubblica) e la decadenza immediata dei parlamentari che, eletti in una lista, ne fossero usciti o avessero votato contro la linea di quella lista.
La nuova legge elettorale (peraltro vigente solo dal luglio 2016, quindi in teoria ci sarebbe la possibilità di un voto anticipato che ci dia l’esatta forza di ogni partito) invece costringerà a fare liste comuni di più partiti e non darà un risultato certo sulla consistenza di ogni singola forza.
Certamente ci sono i sondaggi (poco credibili) o le elezioni amministrative (troppo influenzate dalle questioni locali), ma una vera quantificazione non è più possibile.
E’ quindi gioco forza individuare un Leader che possa riassumere le posizioni dell’elettorato di Centro Destra che non è un elettorato in maggioranza “moderato” come crede Berlusconi, bensì un elettorato anticomunista, contro le tasse, contro gli immigrati, contro l’euro, contro la depravazione dilagante.
Un elettorato, quindi, che ha bisogno di riconoscersi in chi esprime in pubblico, dalla tribuna televisiva e del parlamento i suoi stessi sentimenti.
Il Leader, quindi, non può essere designato dall’alto, ma deve essere riconosciuto dal basso.
E la marcia della Lega in tutti questi mesi, le aggressioni subite dove teneva comizi e dove visitava luoghi simboli del degrado italiano, fanno, oggi, di Salvini il Leader più popolare nel Centro Destra.
Berlusconi lo riconosca, sia il padre nobile di un possibile ticket tra Salvini e la Meloni che possa dare voce e corpo al ritorno del Centro Destra al governo e che non trascuri, come giustamente Salvini ha fatto verso Casapound, anche quei movimenti identitari che hanno la forza della militanza che tutti i “moderati” cui si appella il Cav non hanno mai avuto. 

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Le solite priorità secondo il pd

Tensione Pd-Ncd sulle unioni civili. Il ministro Boschi: “Non si può più attendere”. Ma gli alfaniani sono sul piede di guerra: partito spaccato di Mario Valenza

Arriva il “sì” dell’Irlanda alle nozze gay e il Pd è già pronto per accelerare sulle unioni civili in Italia. Il ministro Maria Elena Boschi tira la volata alla legge sulle uonioni per gli omosessuali: “Il Pd non si tira indietro rispetto a questa battaglia di civiltà. Lo faremo subito dopo le elezioni. C’è la volontà di arrivare fino in fondo”. La Boschi non è da sola. Anche il premier vuole la norma: “Nel mio partito su questo tema – avrebbe confidato il premier ai suoi secondo quanto riferisce Repubblica – c’è chi vorrebbe di più. Ma le unioni civili non sono più rinviabili”. A far da sponda c’è pure Laura Boldrini che con un tweet afferma: “Dall’Irlanda una spinta in più. È tempo che anche l’Italia abbia una legge sulle unioni civili.Essere europei significa riconoscere i diritti”.

Ma la maggioranza sul tema delle unioni civili non è compatta. Alfano afferma: “La nostra posizione è chiara: sì alle unioni civili, sì al riconoscimento dei diritti delle persone con un rafforzamento patrimoniale di questi diritti, no alla equiparazione al matrimonio, no alla reversibilità della pensione, no alle adozioni dei figli”. E sul tema interveiene anche Maurizio Sacconi: “La nostra Carta dà rilievo pubblico solo al matrimonio che unisce un uomo e una donna allo scopo della prosecuzione della specie. Il che non significa che non si debbano rispettare tutte le convivenze, tutte le relazioni affettive, tutti gli orientamenti sessuali – osserva Sacconi – Possono essere individuati diritti e doveri delle persone, sia di tipo morale sia di tipo patrimoniale. Ma non possiamo consentire la possibilità dell’adozione al di fuori della famiglia naturale, tantomeno ammettere altri interventi come la pensione di reversibilità, disegnata proprio in funzione della capacità della famiglia naturale di procreare e di crescere ed educare dei figli”.