Finanziamento dei partiti, dove si occulta il marcio

In questo video, censurato su YouTube dalla Rai, c’è l’interrogatorio di Di Pietro a Craxi, nel corso del processo Cusani.
Ascoltare attentamente.
L’interrogatorio è incentrato sul finanziamento dei partiti, che, parole di Craxi, in varie forme è esistito fin dai tempi dell’Unità d’Italia.
 
Solo chi non voleva vederlo, non lo vedeva. 
Dai tempi del processo Cusani cos’è cambiato? La questione è enormemente peggiorata, fino a degenerare nel marciume dei nostri giorni.
Il partito dei grandi moralisti, attraverso i vari scandali delle coop rosse, e non solo di quelle, sta dando prove di essere quello dove più la corruzione dilaga. Non c’è più freno, non c’è più ritegno. 
Forse bisogna smettere tutti di pagare le tasse, affinché qualcosa cambi veramente.

Opulenza renziana

Ho letto che le spese della presidenza del consiglio per voli e pranzi sono quadruplicate con Renzi.
Considerato l’ego smisurato del putto fiorentino, posso immaginare che voglia non essere da meno di Berlusconi.
Però il Cavaliere spendeva soldi suoi, Renzi i nostri.
E moltiplicando Renzi per tutti i comunisti che raggiungono posizioni di potere, sempre pronti ad essere munifici e vivere nell’opulenza, è la ragione per cui le tasse invece di diminuire, aumentano.

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Resurrezione

E’ abbastanza scontato sotto Pasqua, la più importante ricorrenza della cristianità, anche se di origine ebraica e quindi estranea alle nostre più autentiche Radici, giocare sulle parole.
Così parlare di “resurrezione” viene spontaneo quando si pensa al Centro Destra, l’area politica nella quale mi colloco (a Destra della Destra del Centro Destra, ovviamente …).
E non è peregrino pensare ad una resurrezione imprevista se consideriamo che in Israele è risorto miracolosamente Netanyauh che gioiosamente i giornali comunisti nostrani si preparavano a seppellire.
In Francia è risorto il ridanciano Sarkozy, anche se in questo caso gli stessi giornaletti comunisti hanno fatto la ola in chiave anti Le Pen, senza valutare che il Fronte Nazionale è passato da tre a una settantina di consiglieri locali.
E’ risorta da poco l’alleanza tra Lega e Forza Italia, con gli appoggi incrociati a Zaia e Caldoro (desistenza) e la scelta (infelice) di Toti quale candidato alla Liguria.
Ma proprio la scelta (infelice) di Toti ci ha dato la cifra della ormai raggiunta statura da Leader di Salvini che riesce a parlare alla pancia dell’elettorato, ma agisce secondo i dettami della buona politica, arte del possibile.
Allora passiamo una Pasqua in riposo e con buoni pensieri, che potranno concretizzarsi in buone opere se sapremo continuare la nostra battaglia contro le derive fiscali, morali e ideologiche che con Renzi hanno raggiunto livelli parossistici.
Ma prima o poi (speriamo prima che poi) il Popolo riuscirà a scuotersi e reagire con determinazione.
Buona Pasqua.

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Povia contesta le tesi di Jovanotti


Lorenzo Jovanotti, per te da un tuo sostenitore vero riguardo il tuo essere a favore di “un’unica moneta mondiale”. Spero che tu non ti offenda perchè non è questa la mia intenzione. MeAscoltate e condividete il brano “CHI COMANDA IL MONDO” Qui: https://www.youtube.com/watch?v=K-ecOmENIhML’Amore muove le persone, se le persone muovono l’Amore.
Posted by Giuseppe Povia on Mercoledì 1 aprile 2015

 

Nel criticare Jovanotti, per la pochezza dimostrata nell’esporre, l’altra sera a Ballarò, le sue tesi in favore di una moneta unica mondiale, Povia ha inanellato una serie di ragionamenti, con i quali ha dimostrato di possedere un buon grado di cultura sui grandi temi del momento.
Oltre che buon cantante, dimostra così di essere bene informato, e che sa ragionare con la propria testa, anziché farsi convincere da quella degli altri.

E se Benedetto ???

Noi che amiamo Benedetto XVI, come d’ altronde il suo Grande Predecessore ed Amico, Giovanni Paolo II, fin da subito ci siamo posti mille domande, a proposito della Sua Abdicazione, non riuscendo mai a trovare risposte significative.
Ebbene, rileggendo il mio post del 2007 su Satana e l’ Italia che ho linkato prima, mi è venuta una risposta nuova.
Sappiamo che i Pontefici sono anche Esorcisti, forse i più potenti Esorcisti, e che in passato molti di loro siano intervenuti contro il Maligno. Dunque: se Ratzinger, che è a conoscenza non solo delle Profezie di Fatima, ma anche di altre Profezie, avvicinandosi momenti drammatici per l’ Umanità, non dico addirittura l’ Armaggedon (o forse si ?), ma un periodo di grande cambiamento se non uno scisma, con Satana che muove le sue armate terrestri composte da Fondamentalisti Islamici, ma anche dai laicisti/materialisti in modo inesorabile (con la Chiesa che ricorda la barchetta vista da Don Bosco, in mezzo a mille sobbalzi, drammi, divisioni), dicevo se Ratzinger davanti a questo immane attacco delle potenze infernali avesse deciso di ritirarsi lontano dal Mondo e dalla parte pratica del Potere Papale per dedicarsi esclusivamente ad un enorme Esorcismo Spirituale per controbattere il Male ?
Chi meglio di Benedetto, che più di una volta ha dimostrato di tenere dritta la barra del timone ecclesiale contro gli ignobili attacchi ricevuti negli anni del Suo Santo Papato, avrebbe questo potere ?

Già: e se Benedetto ???

Ecco il link per il mio post del 2007:


http://santosepolcro1.blogspot.it/2007/02/intervista-con-satanaquest-italia-mi.html?spref=fb

Regione Marche, distretto calzaturiero, eccellenze muoiono

Lorenzi, interrotta l’attività produttiva. Settanta dipendenti restano a casa

       

PORTO SANT’ELPIDIO – Scorrono ormai i titoli di coda alla Gianmarco Lorenzi. Solo l’arrivo di nuovi investitori potrebbe salvare una delle aziende più conosciute del distretto calzaturiero ma in difficoltà dall’ottobre 2012 quando presentò la domanda di concordato preventivo al Tribunale di Fermo. La speranza di poter far ritornare l’azienda ai fasti di un tempo fece capolino tra il 2012 e il 2013 quando, grazie all’apporto di nuovi capitali provenienti dalla società creditrice T.g.p. Srl, tacchi e accessori, di San Mauro Pascoli (Fc), si formò la Gianmarco Lorenzi Group srl (con sede legale in via della Spiga a Milano e sede operativa a Porto Sant’Elpidio). La nuova società, il cui socio di maggioranza è la G.L. Investimenti srl, acquisì con affitto di ramo d’azienda la Gianmarco Lorenzi srl, diventata G.L. Investimenti. Anche quest’ultima società però è entrata in crisi: il 6 agosto scorso ha chiesto il concordato preventivo ma il 27 gennaio 2015 il Tribunale l’ha dichiarata fallita (l’udienza per la verifica dello stato passivo è stata fissata il prossimo 21 maggio).
Lo stato di insolvenza della G.L. Investimenti srl ha precluso il futuro della Gianmarco Lorenzi Group srl che “ha ricevuto comunicazione di rescissione del contratto di affitto di azienda” per cui, spiegano le organizzazioni sindacali Filctem Cgil e Femca Cisl, “tutti i circa 70 dipendenti in forza all’azienda sono stati retrocessi alla società fallita e in mano al curatore fallimentare Andrea Vitellozzi. Quanto accaduto – proseguono Alessandro De Grazia della Cgil e Piero Francia della Cisl – ha interrotto immediatamente tutte le attività produttive della società, sospendendo i dipendenti in attesa che il curatore fallimentare, di concerto con le organizzazioni sindacali, individui l’ammortizzatore sociale che consenta in tempi brevi la garanzia salariale agli stessi”. La scelta, che i dipendenti stanno affrontando in questi giorni (ieri mattina si è tenuto un nuovo incontro), è tra due ipotesi: la cassa integrazione straordinaria per 12 mesi o la procedura di mobilità. “La prima sarebbe auspicabile – sostengono sempre i sindacati – in particolare se dovesse concretizzarsi l’interesse di qualche imprenditore a rilevare il marchio e magari riprendere la produzione con effetti positivi sull’occupazione”. In questo momento di crisi e, aggiungono i sindacati, “con una complicata situazione societaria”, non sarà semplice trovare un investitore per cui molti dipendenti si stanno orientando sulla procedura di mobilità con il conseguente licenziamento di tutto il personale. Dunque una situazione piuttosto complicata dalla quale non sarà facile uscire. Il pensiero va soprattutto alle 70 famiglie che vedranno il proprio congiunto perdere il posto di lavoro in un momento in cui la ricollocazione appare complicata.

Ma continueranno a votarli

Pd, da Mafia Capitale a Ischia tutti gli indagati del partito di Renzi. Altro che questione morale: da nord a sud è record di inquisiti. Corruzione, disastri ambientali e spese pazze. Genova, Bologna, Torino, Palermo, Roma e Milano: non c’è città dove esponenti democratici non siano nei guai di F. Q.

“Bisogna smettere di rubare”. Sono le parole usate dal presidente del Consiglio per presentare la candidatura dell’Italia alle Olimpiadi del 2024. Le stesse usate sempre da Renzi dopo lo scandalo Mose che ha travolto il sindaco Orsoni. I fatti, per una volta danno ragione al premier. Non il suo partito, che annovera nel suo Pantheon il padre della questione morale Enrico Berlinguer e nelle sue liste una lunga sequenza di indagati. Ecco l’elenco, necessariamente incompleto, delle inchieste in corso. Il Partito democratico di epoca renziana è come non mai al centro di vicende giudiziarie da nord a sud, isole minori comprese (dopo il caso Ischia). Lo scandalo più grosso è sicuramente quello di Mafia Capitale, per cui in Campidoglio risultano indagati nell’inchiesta “Mondo di mezzo” Mirko Coratti e Daniele Ozzimo (il primo dimessosi da presidente dell’Assemblea capitolina a inizio dicembre, entrambi autosospesi dal partito). Il vicesegretario nazionale, Lorenzo Guerini, pochi giorni prima della retata del 2 dicembre, cercò di convincere, senza riuscirci, Ignazio Marino a nominare proprio Coratti vicesindaco. Si è autosospeso anche il consigliere regionale Eugenio Patanè. In Regione Maurizio Venafro, coinvolto nell’inchiesta, ha lasciato l’incarico di capo di gabinetto del governatore Nicola Zingaretti. Vicecapo di gabinetto della giunta Veltroni, in seguito capo della polizia provinciale, era Luca Odevaine, agli arresti, accusato di corruzione, sempre nell’inchiesta “Mondo di mezzo“.

Liguria. La centrale a carbone di Vado, Burlando e gli scontrini salati

Le spese pazze e il disastro ambientale della centrale a carbone di Vado. Sono le due prime preoccupazioni del Pd ligure, in una regione che ultimamente è stata flagellata dagli scandali. L’indagato più noto è senz’altro il governatore Claudio Burlando, finito nel registro della Procura di Savona con l’accusa di concorso in disastro ambientale doloso. Sono indagati anche gli assessori alla Sanità Claudio Montaldo, alle Attività produttive Renzo Guccinelli e Renata Briano (ex assessore all’Ambiente, oggi eurodeputata). Al centro dell’inchiesta l’inquinamento provocato dalla centrale Tirreno Power che secondo i periti dell’accusa con i suoi fumi avrebbe causato almeno 400 morti. E sono indagati anche i sindaci di Vado, Attilio Caviglia e Monica Giuliano, e di Quiliano, Alberto Ferrando. C’è poi l’inchiesta sulle spese pazze, che in Liguria ha toccato quasi metà del Consiglio regionale: in carcere due vicepresidenti della giunta di centrosinistra. Tra gli indagati del Pd risultano il capogruppo in Regione, Nino Miceli e il tesoriere del gruppo Mario Amelotti.
Ma la lista si allarga, se si considerano anche i partiti che fanno parte della coalizione trasversale che ha governato la Regione negli ultimi anni. Non fa “tecnicamente” parte del centrosinistra, ma Alessio Sa-so è un sostenitore dichiarato di Raffaella Paita (candidata Pd a governatore). Saso è indagato per voto di scambio in un’inchiesta sulla criminalità organizzata nel Ponente Ligure.

Campania. Il re di Salerno De Luca e il caso di Orta d’Atella

L’inchiesta che forse meglio di ogni altra in Campania avvolge gli interessi della politica e dell’imprenditoria “rossa” in un giro di (presunte) tangenti è la vicenda Sea Park: tra gli imputati per associazione a delinquere finalizzata a reati contro la Pubblica amministrazione c’è anche l’ex sindaco e candidato Pd a governatore della Campania, legge Severino permettendo, Vincenzo De Luca. È la fallita riconversione dell’Ideal Standard in parco acquatico con l’apporto dei capitali di un consorzio di imprese emiliane, la Cecam. All’indirizzo Cecam c’era solo una cassetta postale e il suo rappresentante si presentava alle riunioni con le scarpe risuolate. Eppure erano i tramiti di un giro di miliardi delle vecchie lire per far svendere i suoli dell’Ideal Standard agli emiliani e far realizzare il Sea Park in un terreno di proprietà dell’imprenditore Vincenzo Maria Greco. C’erano le intercettazioni, furono distrutte perché De Luca godeva delle guarentigie parlamentari. I reati ormai sono prescritti, ma De Luca ha rinunciato alla prescrizione e il 14 aprile farà dichiarazioni spontanee. Fresca fresca invece è l’accusa di corruzione aggravata dal metodo camorristico con cui è finito in carcere il sindaco sospeso di Orta d’Atella (Caserta) ed ex consigliere regionale Ds Angelo Brancaccio. La Dda di Napoli e la polizia hanno trovato le tracce di 330 mila euro versati su un conto svizzero di Brancaccio da Sergio Orsi, imprenditore dei rifiuti e riferimento del clan dei Casalesi (il fratello Michele fu ucciso nel 2006 su ordine di Giuseppe Setola). Secondo la Dda, quei soldi sono il corrispettivo dell’ingresso dell’azienda degli Orsi in un consorzio pubblico-privato coi Comuni di Orta d’Atella e Gricignano D’Aversa, col quale accaparrarsi una serie di appalti. I bonifici avvengono nel 2006: Brancaccio è consigliere regionale, sostiene Antonio Bassolino, incontra il politico dei Ds simbolo della lotta anticamorra Lorenzo Diana. Anni in cui gli Orsi, ritenuti vicini a Forza Italia, si iscrivono alla Quercia. Non a Casal di Principe, dove abitano. Ma alla sezione di Orta d’Atella. La Dda ha inoltre aperto un fascicolo sulla metanizzazione dei Comuni dell’agro-aversano. È indagato per concorso esterno in associazione camorristica Roberto Casari, per quasi 40 anni presidente della Gpl-Concordia, colosso delle cooperative rosse di Modena.

Piemonte. Gettonopoli e le eterne firme false

Che coppia. Lui, ex consigliere regionale, a processo per peculato e finanziamento illecito ai partiti, lei indagata per concorso in truffa aggravata. Sono Andrea Stara del Pd, già eletto con la lista “Insieme per Bresso”, e la deputata Paola Bragantini, ex presidente della Circoscrizione 5 del Comune di Torino ed ex segretaria provinciale del partito. Sono due dei democratici illustri del Piemonte incappati nelle maglie della giustizia. Lui avrebbe ottenuto rimborsi non dovuti, tra cui quello per un tosaerba. Non è tutto: venerdì scorso, durante il processo, la contabile del gruppo ha detto ai giudici che Stara ha chiesto anche di rimborsare una multa della sua compagna. Lei, invece, è finita in mezzo a un altro scandalo di rimborsi, quello delle mini-giunte fantasma: riunioni fatte solo sulla carta per ottenere i gettoni di presenza. Insieme a lei ci sono altri nove indagati per truffa aggravata, tra cui l’attuale presidente della Circoscrizione Paolo Florio, il suo vice Giuseppe Agostino e altri tre componenti della mini-giunta. Florio e Agostino inoltre sono indagati per le firme false delle liste a sostegno di Sergio Chiamparino per le ultime Regionali: in questo caso che sta scuotendo il Pd torinese lui non è il solo indagato, ci sono il consigliere regionale Nadia Conticelli, tre ex consiglieri provinciali (Umberto Perna, Pasquale Valente e Davide Fazzone), più quattro componenti della segreteria provinciale (Gianni Ardissone, Carola Casagrande, Mara Milanesio e Cristina Rolando). Le elezioni hanno provocato molti problemi pure a Vercelli: per le Provinciali del 2009 saranno processati molti politici locali accusati di falso ideologico in atto pubblico, tra cui i democratici Maura Forte, sindaco di Vercelli, e il consigliere regionale Giovanni Corganti. Chi in questi mesi sta affrontando un processo, infine, è Alessandro Altamura, ex assessore al commercio ed ex segretario provinciale del Pd, accusato di abuso d’ufficio nello scandalo “Murazzi“.

Emilia Romagna. La monorotaia e i sex toys

A Bologna il 9 aprile si aprirà il dibattimento sull’appalto del People mover, la monorotaia che dovrebbe unire stazione e aeroporto. I lavori non sono ancora iniziati, ma fra poche settimane davanti al giudice andranno anche l’ex sindaco Pd Flavio Delbono e il suo assessore Villiam Rossi, accusati di abuso d’ufficio. Poi ci sono le “spese pazze” dei consiglieri regionali . Diciotto sono del Pd. Per molti potrebbe arrivare presto la richiesta di rinvio a giudizio: oltre a cene da centinaia di euro, anche scontrini per wc pubblici e persino per un sex toy. E intanto Carlo Lusenti, assessore regionale alla sanità con Vasco Errani, è imputato per falso in una vicenda legata ai fondi regionali destinati alle cliniche private. E non c’è solo Bologna. A Ravenna incombe il processo per truffa per la senatrice Josefa Idem. La vicenda è quella dei contributi Inps pagati dal Comune, che due anni fa la portò alle dimissioni da ministro. Sempre in Romagna, a Rimini, il sindaco Andrea Gnassi è indagato per il fallimento della società dell’aeroporto Fellini. Assieme a lui altri otto sono sotto inchiesta per il reato di associazione a delinquere. Infine l’inchiesta di Firenze che ha visto protagonista Ercole Incalza, vede tra gli indagati anche l’ex assessore regionale alle Infrastrutture Alfredo Peri e l’ex consigliere Miro Fiammenghi. L’accusa è tentata induzione a dare o a promettere indebitamente denaro o altra utilità nell’ambito della costruzione dell’Autostrada Cispadana.

Bolzano. Il sindaco tira dritto. L’abuso d’ufficio non basta

All’orizzonte il probabile rinvio a giudizio con l’accusa non da poco di abuso d’ufficio. E nonostante questo a Bolzano il sindaco Luigi Spagnolli tira dritto e punta alla ricandidatura. Alle urne si va il 10 maggio. Mentre i suoi legali hanno chiesto al tribunale una proroga di due mesi e mezzo per leggere le carte dell’inchiesta. Il tempo, dunque, non manca anche per superare un eventuale ballottaggio. Spagnolli tira dritto con il via libera della segreteria regionale e di quella nazionale. Sul tavolo della procura l’affare del raddoppio del centro commerciale Twenty. Sotto accusa, oltre a Spagnolli, anche un noto imprenditore trentino. Per lui il reato è quello di abuso edilizio. Secondo quanto ricostruito dai pubblici ministeri il sindaco Spagnolli si è attivato per il via libera al raddoppio del centro commerciale dopo l’ok già dato dalla Provincia. Di più: il gruppo dell’imprenditore Giovanni Podini (indagato) s’interfaccia direttamente con il sindaco senza seguire l’iter tradizionale dell’ufficio tecnico. Non solo. Secondo la ricostruzione dell’accusa, sottopone a Spagnolli il parere legale di un docente universitario. L’impresa, poi, inizierà i lavori ancora prima del via libera. E lo farà realizzando i piloni portanti del centro commerciale in maniera differente dalla concessione, poiché già
rinforzati abusivamente per l’aumento di cubatura prima del rilascio della concessione inerente al raddoppio. Fin dall’inizio dell’inchiesta Spagnolli si è sempre difeso. “Sono state dette una serie di cose non vere da parte di tante persone. Sono state fatte affermazioni pesanti. Non c’è alcun tipo di volontà di favorire chicchessia”. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio.

Lombardia. Il “Sistema Sesto” non finisce mai

Giovanissimo vestì la casacca di assessore di Rozzano, hinterland a sud di Milano. Da quel momento in poi la carriera politica di Massimo D’Avolio tracimò in successi continui. Alle spalle la tutela potente di Filippo Penati che da lì a poco, è il 2004, incassa la poltrona di presidente della Provincia. Nello stesso anno D’Avolio diventa sindaco di Rozzano, mandato rinnovato fino al 2013. Dai Ds al Pd. In quell’anno , D’Avolio, perso per strada il suo nume a causa di inchiesta giudiziaria (vedi il cosiddetto Sistema Sesto), fa il grande salto ed entra in Regione. Consigliere del Pd eletto con oltre 7 mila preferenze. Poco meno di due anni con un incarico nella commissione regionale antimafia, e anche l’ex sindaco inciampa in qualche guaio. Attualmente, infatti, risulta indagato dalla Procura di Milano per abuso d’ufficio. I fatti, contestati risalgono al periodo in cui D’Avolio era sindaco di Rozzano. Secondo l’accusa, coordinata dal dipartimento del procuratore aggiunto Alfredo Robledo, D’Avolio attraverso alcune delibere, avrebbe autorizzato il pagamento della partecipata Ama ad alcune società della moglie. Con l’ex primo cittadino è indagato anche l’attuale capogruppo Pd nel Consiglio comunale di Segrate, l’ingegnere Vito Ancora. Anche per lui l’accusa è abuso d’ufficio. Infine, risulta coinvolto un dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Rozzano per un presunto danno erariale legato alla compravendita di un’area industriale. L’inchiesta, ancora in fase embrionale, ha già gettato nel panico buona parte del Pd milanese che intravede il rischio di un nuovo sistema Sesto.

Sicilia. Il sottosegretario Faraone deve giustificare 3.300 euro

C’è il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone a guidare la pattuglia di deputati regionali in Sicilia indagati per le spese pazze dell’Assemblea regionale. Gli viene contestata la cifra di 3300 euro e con lui hanno ricevuto un avviso di garanzia per peculato dalla Guardia di finanza altri 18 deputati regionali del Pd: Giovanni Barbagallo (11.569,44 euro), Mario Bonomo (4.918 euro), Roberto De Benedictis (per 4.653 euro), Giacomo Di Benedetto (per 27.425 euro), Giuseppe Digiacomo (per 6.727 euro), Michele Donato Donegani (10mila euro), Michele Galvagno (5.681 euro di cui 1.248), Baldassare Guacciardi (1.365 euro), Giuseppe Laccoto (3.492 euro), Giuseppe Lupo (39.337 euro), Vincenzo Marinello (3.900 euro), Bruno Marziano (12.813 euro), Bernardo Mattarella (6.224 euro), Camillo Oddo (2.500 euro), Filippo Panarello (16.026 euro), Giovanni Panepinto (2.600 euro), Antonello Cracolici e Francesco Rinaldi (45.300 euro). Quest’ultimo è stato rinviato a giudizio quattro mesi fa insieme al cognato Fracantonio Genovese (deputato Pd arrestato dopo l’autorizzazione della Camera) per lo scandalo messinese della formazione professionale ed entrambi devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata al peculato: sono accusati di avere costituito una rete di gestione familiare della Formazione, trasformandola in un lucroso business. Infine ad Alcamo il deputato nazionale Nino Papania è accusato di avere imposto assunzioni alla società di smaltimento rifiuti Aimeri procurandole “il benestare degli organi di governo ambientale sugli appalti e sull’irregolare svolgimento del servizio”. Contro Papania, accusato in un’altra inchiesta di voto di scambio, si sono costituiti parte civile un centinaio di cittadini di Alcamo.

di Giampiero Calapà, Andrea Giambartolomei, Vincenzo Iurillo, Giuseppe Lo Bianco, Davide Milosa, Ferruccio Sansa e David Marceddu

L’involontario outing di Tosi

La caratura di una persona, prima ancora che di un politico, si vede dalla sua personale coerenza.
Flavio Tosi ha ammantato la sua uscita dalla Lega (già organizzata ben prima della manfrina cui ha costretto Salvini) di tante belle parole e alti concetti.
Purtroppo per lui e per fortuna per l’elettorato veneto, la lucidità gli è mancata (come accade a molti …) quando ha avuto a che fare con una esternazione della Bindi.
Costei, presidentessa della commissione antimafia, ha richiesto un accesso al comune di Verona guidato da Tosi.
E il sindaco veronese neocentrista (o presunto tale) ha reagito inviperito.
Tra le tante cose che ha detto, rilevo il seguente virgolettato: “Perché dovrebbe farlo? Per fare un dispetto a Renzi. Ho cercato di capire il perché di un’uscita così inspiegabile, e mi hanno spiegato che Bindi è ferocemente anti renziana. Forse – prosegue – le sue dichiarazioni servono per abbassare il consenso a me e aiutare Luca Zaia a vincere. Non tanto contro di me, quanto contro la renziana Alessandra Moretti“.
Ora, se la Bindi attacca Tosi per danneggiare la Moretti vuol dire che la candidatura di Tosi è FUNZIONALE a quella della Moretti.
Sì, perchè in Veneto la gran parte dell’elettorato è ferocemente anticomunista e la candidata rossa probabilmente non otterrebbe più del solito 30-35% dei voti e non vincerebbe.
A meno che un terzo incomodo proveniente dalla Lega non riesca a sottrarre voti a Zaia o a disgustare l’elettorato di Centro Destra inducendolo ad astenersi così da tirare la volata alla Moretti.
Ecco perchè Tosi è inviperito con la Bindi, perchè teme che il castello di carte che ha costruito con Alfano e Cesa possa crollare nelle urne e perchè ha scoperto il suo vero disegno che non è quello di vincere le regionali, bensì di farle perdere a Zaia, facendo vincere la Moretti e presentarsi da Renzi come colui che gli regalato il Veneto.

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La Destra che c’è

Consiglieri fraudolenti e interessati “avversari” che in realtà più che tali sono autentici nemici, cercano di irretire Berlusconi con articoli e avvertimenti, bastone e carota, perchè scelga la strada della sudditanza e dell’obbedienza alle consorterie finanziarie internazionali che hanno in Renzi il loro gauleiter in carica (dopo averci provato invano con Monti, prima scelta e Letta come scelta di ripiego).
Da un lato accarezzano il vecchio Cav con sentenze favorevoli (assolutorie o di prescrizione), dall’altro gli ricordano (con sempre nuove indagini o con continui ostacoli alla politica delle sue aziende) che è ancora sotto tiro.
Cosa chiedono ?
Non gli chiedono di iscriversi al pci/pds/ds/pd, ma solo di spostare il suo consenso residuo dall’alleanza di Centro Destra con Salvini e la Meloni, verso il nulla di Alfano e Cesa (che in Veneto ha la faccia di Tosi).
Ci provano, con ogni mezzo, anche strappandogli, uno alla volta, quelli che dovevano essere i fedelissimi.
L’altro ieri è stato Bondi (con signora al seguito) a fare il salto della quaglia, ovviamente senza dimettersi da parlamentare (rinunciare alla poltrona ? MAI !).
Si vocifera che Verdini stia predisponendo il soccorso azzurro a Renzi su quella scombinata e cervellotica legge elettorale che vorrebbe far approvare dal parlamento, mentre Fitto è sempre più incartato sulle sue posizioni.
Ma sarebbe così male se tutti costoro decidessero di andare via ?
Io credo di no.
I voti, almeno quelli residuali, di Forza Italia li ha Berlusconi e, comunque, gli elettori di Centro Destra non hanno l’anello al naso e lo hanno dimostrato (sin troppo !) alle ultime elezioni quando hanno regalato ai comunisti il premio di maggioranza per essere rimasti, in centoventimila di troppo, a casa il giorno delle elezioni (la superbia non paga ed essere troppo schizzinosi poi porta a trovarsi con un elemento ancora peggiore di quello che ha deluso, a Palazzo Chigi).
Chi voterebbe Bondi, Verdini, Fitto, Tosi, Alfano, Cesa se non una ristretta conventicola di vicinali (parenti, affini e clientes) ?
Anche perchè cosa proporrebbero costoro ?
O si schierano contro l’euro, l’immigrazione, la deriva omosessuale, le tasse, la liberalizzazione della droga, la proliferazione dei reati, il massacro sociale e allora non si capirebbe perchè si siano separati dalla Lega e da Fratelli d’Italia e, comunque, grazie ma preferisco votare gli originali e non i parvenu alla Sarkozy.
Oppure sono favorevoli a mare nostrum, a Bruxelles, al “matrimonio” omosessuale, alla liberalizzazione della droga, alla istituzione dei reati di opinione, alle varie leggi Fornero, Poletti, Giobat e allora grazie, ma anche qui gli elettori di sinistra non cambierebbero il loro voto preferendo l’originale del pci/pds/ds/pd.
Allora, caro Cavaliere, non tentenni e si schieri senza se e senza ma per la Destra che ‘cè, quella dei giovani Salvini e Meloni, lasciando affondare i Bondi, i Verdini e i Tosi di turno.
Tanto, che lo faccia o meno, gli elettori voteranno per la Destra che c’è non per l’ectoplasma “moderato” buono solo a puntellare Renzi.

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Le Dimissioni di Bergoglio.

Puntuali, sono arrivate. Era nell’ aria, già da tempo se ne parlava. Probabilmente non sapremo il perchè, se per salute o per le divisioni all’ interno della Chiesa.
Oggi ha convocato il Cardinale Coregone, della Prefettura Vaticana, nelle mani del quale rassegnerà le Dimissioni (non volendo definirsi Papa, come Lui ci ha più volte ammonito, non parlerei di Abdicazione). Nel frattempo, in attesa del Nuovo Conclave, che sarà convocato a tempi brevissimi, continuerà il lavoro di routine stabilito in precedenza. Nel pomeriggio riceverà Monsignor Peste, della Diocesi di Chisinau, Moldavia, e l’ Arciprete di Losanna, Poisson. In serata, il Delegato Pontificio del Galles, Cardinale Anchovy. Essendoci già un Papa Emerito, Francesco non intende assumere nessuna carica, ma si ritirerà nella Diocesi di Tunidòs in Argentina.