Dieci piccoli alfaniani

E dopo la De Girolamo, si apprestano a far fuori anche Lupi.
Barricato Alfano al Viminale, l’unica che sembra abbia capito che aria tira è la Lorenzin che si è immediatamente costituita nella corrente renziana degli alfaniani.
E, infatti, nonostante guidi un dicastero tra i più esposti al clientelismo, alle inefficienze e alle inchieste, vive beatamente tranquilla la sua gravidanza.
La domanda sorge spontanea: ma Alfano si ricorda della trama di Dieci piccoli indiani ?
No, non credo, perchè Alfano manca del “quid” e non solo di quello, per cui non riesce a capire che fuori dal Centro Destra verranno mangiati uno alla volta.

Entra ne

E’ ora di chiudere i confini!

Attentato al Museo del Bardo di Tunisi. 22 vittime tra le quali tre sono italiane. Nel  giro di poco tempo  i 3 sono diventati 4 o forse 5 con numerosi feriti che crescono di ora in ora.   In queste frenetiche ore l’informazione fa cilecca, la Farnesina con il pesce in barile Gentiloni, pure.

Mattarella dichiara in modo camomillifero che non ci faremo intimidire. Ah, sì?  Se lo dice lui…
Alfano riunisce i vertici dell’Antiterrorismo  al Viminale, ma dovrebbe essere il primo ad essere processato per tutti i Mare Nostrum e i Triton che ci ha fatto sopportare. Ma si sa: i terroristi non arrivano coi barconi. Idiota! i capoccia forse no, ma la manovalanza sì. Il Califfato ci aveva già minacciato, ma nessuno dei nostri fini cervelloni, ha dato prova di  volere andare in controtendenza rispetto alla politica dell'”accoglienza”. Del Menga.  

Salvini è imbufalito: “Assalto dei terroristi islamici in Tunisia, con morti e feriti. A Brescia è stato fermato, per terrorismo, un pachistano – denuncia l’esponente del Carroccio su Facebook – ma Renzi e Alfano continuano a far arrivare migliaia di clandestini”. Poi la stoccata finale: “Governo, sveglia! Bloccare subito partenze e arrivi, i confini vanno difesi cazzo!”(fonte:  lettera 43)


La Meloni pure: “Sgomenta per i fatti di Tunisi. Sono vicina alle famiglie delle vittime. I terroristi sono alle nostre porte. Renzi che fai? Batti un colpo», ha scritto su Twitter. In altre parole, entrambi sollecitano il governo affinché si svegli. 
Ma chi dorme non piglia pesci; tuttalpiù piglia gli spari dell’Isis.  E magari se li prendesse nelle sue onorevoli terga, gli spari. Il fatto è che le ritorsioni e le rappresaglie  sanguinose toccano agli innocenti.

gli ostaggi al Museo del Bardo
Scrive il giornalista Tony Capuozzo sul suo sito Facebook: “Emerge ipotesi terribile: che italiani fossero obbiettivo dell’attacco al Bardo. Sapevano di nave arrivata, quello tra i terroristi che parlava italiano ha identificato con più facilità turisti italiani nel museo. Nel mirino impegno italiano in Libia….”. Ipotesi più che realistica e plausibile, tenuto conto che siamo stati più volte minacciati e che la nave della Costa Crociere approdata a La Goulette, non passa di certo inosservata. 
Coraggio, o Italiani. Vedremo scorrere dell’altro sangue innocente. Poi la solita sceneggiata dei funerali di stato,  dei discorsi retorici sulla ritrovata unità contro l’Isis da parte del Buffone fiorentino, delle bare con applausi. Bene, bravi, bis!
Avremo altri dettagli sulla nuova sciagura del Museo del Bardo e il bilancio delle vittime è ancora in evoluzione. Per ora i lanci d’agenzia si smentiscono l’un l’altro.  A naso, le forze dell’ordine tunisine, sembravano dei  timidi dilettanti allo sbaraglio. I miliziani dell’Isis erano vestiti comunemente, da turisti – pare.
Sì, turisti, ma non per  caso. Davanti al Parlamento dove hanno cercato di fare irruzione, invece erano mimetizzati con uniformi di militari .  
Nel frattempo questi del sedicente  Califfato, invece delle solite aranciate islamiche concesse dal Profeta, stappano bottiglie di champagne ed esultano. Il loro blitz criminale  è riuscito.

AGGIORNAMENTO:   A distanza di 24 ore dalla strage al museo Bardo  di Tunisi che ha sconvolto la Tunisia, il bilancio delle vittime si aggrava. I morti sarebbero almeno 23, quasi tutti stranieri. Tra loro ci sono anche 4 italiani. Le vittime sono:  Francesco Caldara, pensionato 64enne di Novara che era in crociera con la compagna; Antonella Sesino, 54 anni dipendente del Comune di Torino,  l’informatico torinese Orazio Conte, in vacanza con la moglie e Giuseppina Biella, 70enne di Monza.

E’ stato fatto osservare che la Costa Crociere sapeva che in quella stessa giornata il Parlamento tunisino lì accanto al Museo Bardo stava varando la Legge contro il Terrorismo. Pertanto, la gita con visita al Museo, era già a rischio. La sottoscritta aggiunge anche le pesanti responsabilità della Farnesina e la superficialità di Paolo Gentiloni, che avrebbe dovuto, mediante note dettagliate, informare turisti e tour operators dei rischi possibili.

Lo schiaffo di Netanyahu ad Obama ed Hamas

A differenza dei sondaggi e dei babbaloni internazionali e nostrani, ero invece sicuro che alla fine Bibi Netanyahu, fratello dell’ Eroe di Entebbe avrebbe vinto le elezioni in Israele. Non pensavo così ampiamente. Evidentemente la non-moderazione paga, a differenza di quanti in Italia vogliano sostenere il contrario, come dimostrato dalla sua visita a sorpresa negli Stati Uniti con particolare riguardo verso esponenti del Partito Repubblicano che tanto infastidì il sinistro pacifinto Obama. Ed inoltre dalle chiare dichiarazioni del Primo Ministro di Tel Aviv che ha ribadito che, in caso di sua vincita, la palestina NON sarà MAI uno stato indipendente, soprattutto fino a quando ci sarà il terrorismo criminale di Hamas.
Israele, avamposto d’ Occidente. 



Da due volte innocente a mostro

Lunedì e martedì telegiornali, giornali radio e quotidiani hanno commentato e declinato le motivazioni con le quali è stato condannato Stasi per l’omicidio di Garlasco, dopo che altre due corti lo avevano pienamente assolto.
Non è mia intenzione valutare nel merito la colpevolezza o l’innocenza di Stasi, non sono appassionato di cronaca nera reale (mentre adoro i gialli di fantasia).
Evidenzio come, per un evento accaduto otto anni fa, quindi “a bocce ferme“, dei giudici abbiano deciso in un modo e altri giudici in modo diametralmente opposto, anzi hanno espressamente evidenziato errori nelle indagini e nei giudizi.
Ma i fatti sono sempre quelli: Stasi due volte innocente, è stato trasformato con questa ultima sentenza in un abominevole mostro.
Come possiamo avere fiducia in questi magistrati e in questa giustizia ?
Non possiamo.
A meno che chi sbaglia (e qui più che un errore è una colpa grave) non sia punito, personalmente (non che sia lo stato, cioè noi con le nostre tasse, a pagare per gli errori altrui: quando mai accade in un ambiente lavorativo ?) e duramente.
Ma chi punire ?
I giudici che per due volte lo hanno assolto o quelli che l’hanno condannato ?
Ecco il grave vulnus causato da questa e tante altre vicende analoghe: non lo sappiamo.
Ci sarebbe, in questo caso, una terza via: la colpevolezza non è certa al di là di ogni ragionevole dubbio.
Allora, in questo caso, Stasi non dovrebbe andare in galera, perchè un principio antico di giustizia afferma che è meglio un colpevole libero, di un innocente in galera.
Ma così, adesso, tutti noi rimaniamo con una fiducia sempre più ridotta verso una magistratura che con simili sentenze contrastanti delegittima se stessa e tutta la giustizia italiana.

Entra ne

Storiellina futura

Siamo nel 20…..
Elton John muore. 
Allegro e vispo, si presenta ai Cancelli del Paradiso, sicuro che lui, con tante belle canzoni d’amore e la dedica a Sant’ Anna d’ Inghilterra, sarà accolto con ogni onore. Suona, ed esce San Pietro che lo carica lesto in una fiammante Rolls Royce rosa. Piano piano, la vettura scende tutte le strade, oltrepassando prima il Purgatorio di gran carriera, eppoi dirigendosi a spron battuto verso un cancello fiammeggiante,dove messer Satanasso lo aspetta a braccia aperte.
Il cantante inglese, spaventato, si mette a piagnucolare con San Pietro: “Ma…ma..ma questo non è il Paradiso !”

E San Pietro, prontamente: “Come no, è un Paradiso Sintetico. Fu fatto in provetta miliardi di anni fa”….












Entra ne

Fonzarelli eliminava i corrotti…

Tangenti, Lupi si difende: “Mio figlio? Mai chiesto nulla” Anm: “Carezze ai corrotti”. Il ministro: “Dimettermi? E perché?”. Magistrati all’attacco: “I magistrati sono stati virtualmente schiaffeggiati e i corrotti accarezzati” di Chiara Sarra

“No, le dimissioni no. Anche se, per la prima volta, vedendo tirato in ballo ingiustamente mio figlio, mi sono chiesto se il gioco valga la candela”. Maurizio Lupi non ha intenzione di fare un passo indietro dopo che il figlio è stato coinvolto nello scandalo tangenti per le Grandi opere. “Provo soprattutto l’amarezza di un padre nel vedere il proprio figlio sbattuto in prima pagina come un mostro senza alcuna colpa”, ha detto il ministro per le Infrastrutture, aggiungendo che il rolex regalato da Stefano Perotti al figlio Luca era solo un dono per la laurea: “Se avessi chiesto a Perotti di far lavorare mio figlio o di sponsorizzarlo, sarebbe stato un gravissimo errore e presumo anche un reato. Non l’ho fatto. Stefano Perotti conosceva mio figlio da quando, con altri studenti del Politecnico, andava a visitare i suoi cantieri. Sono amici così come le nostre famiglie. Ma l’avesse regalato a me non l’avrei accettato”, aggiunge Lupi che sull’intercettazione in cui aveva minacciato la crisi di governo dice: “Era una battaglia politica, non difendevo la persona, ma l’integrità del ministero. Si stava discutendo di legge di Stabilità e del futuro della nuova Struttura tecnica di missione. Al telefono con Incalza ho ripetuto quello che avevo detto nelle discussioni politiche, dicevo che era un errore togliere al ministero quella struttura, amputandolo di un braccio operativo. Qualora non ci fosse più stata fiducia nel ministro si faceva prima a cambiare ministro, non depotenziando il ministero”. E sulle intercettazioni sul viceministro alle infrastrutture Riccardo Nencini aggiunge: “Questo è il limite delle intercettazioni, che non rendono il tono scherzoso delle conversazioni. Io allora conoscevo poco Nencini e Del Basso De Caro. Sapendo che erano socialisti come Incalza, lo prendevo in giro…”

Alfano pone l’aut aut a Berlusconi

Pare che Alfano, dimostrando una assoluta coerenza ideale e una profonda affidabilità nelle scelte, chieda a Berlusconi di rompere con la Lega se vuole che sia appoggiato Caldoro in Campania.
Programmi di governo ?
Persona da stimare ?
No, solo una questione di schieramenti e di poltrone.
Berlusconi mi sembra molto incerto, allora mi permetto di dargli un suggerimento gratuito.
Dica sì ad Alfano, con l’unica condizione che anche Alfano, per ricostituire un “centro moderato” molli Renzi ed esca dal governo.
Scommettiamo che Alfano, come al solito, preferirà la poltrona oggi, al domani dei “moderati” ?

Entra ne

La vana rincorsa del PIL al DEBITO

A gennaio, in un solo mese, il debito pubblico italiano (Il Fatto Quotidiano) è cresciuto di ben 31 miliardi rispetto a dicembre, arrivando alla cifra stratosferica di 2.166 miliardi di euro, a soli 2 miliardi dal massimo storico registrato nel luglio dello scorso anno. In gennaio anche l’attività industriale ha registrato un inatteso calo.
Se nonostante l’eliminazione del maggior ostacolo per l’assunzione di nuovo organico, il famigerato art.18, e l’invenzione di nuove tasse, volte a far abbassare il rapporto DEBITO/PIL, questo non diminuisce, e anzi il debito pubblico aumenta, anziché diminuire, rendendo vana a tale scopo la rincorsa dello stesso PIL sul DEBITO, una ragione plausibile ci dovrà pure essere. Una di queste credo sia quella che nessuno straniero saggio abbia intenzione di rischiare, andando ad investire in un paese dove sa che – passato il periodo iniziale, durante il quale le start up vengono coccolate ed aiutate nel pagare meno tasse possibili – a regime avrà a che fare con un socio esoso, che, in cambio di poco, gli succhierà  il 65% di quanto sarà riuscito a guadagnare.
Sono finiti i tempi in cui Ferrari, Barilla, Ferrero, Brugola, e tanti altri, mettevano a disposizione il proprio ingegno, la propria voglia di fare, per contribuire a mantenere alta la bandiera del Made in Italy.

Via Venezia, Genova

Quando siamo andati ad abitare in via Venezia avevo circa tre anni e mia mamma gestiva una portineria. A modo mio – sempre ligio al dovere fin da allora – pensavo di doverla aiutare. Così capitava spesso che io fossi il più pronto a rispondere alle telefonate di chi chiedeva di chiamargli qualche inquilino.

The post Via Venezia, Genova appeared first on IL CRONISTA MANNARO.