Alfano stai sereno, la poltrona ancora ce l’hai

La maggioranza ai ferri corti: Renzi umilia Alfano, ira Ncd. Il premier mette il turbo alle riforme: “Avanti anche senza Forza Italia”. E umilia pubblicamente Ncd: “Non spreco tempo coi partitini”. Alfaniani ai ferri corti. Lupi perde le staffe: “Non siamo attaccati alle poltrone, ma neanche abituati a fare i tappettini” di Andrea Indini

“Il Pd aveva una figuraccia da farsi perdonare. Io mi prendo una parte della responsabilità, anche se io non c’ero ancora. Ma questa volta il Pd è stato bravissimo e ha dato una dimostrazione di compattezza straordinaria”. Ai microfoni di Radio Rtl, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ostenta sicurezza e prende di petto i malumori che ormai da mesi attraversano la maggioranza.Dopo che i 101 voti dei franchi tiratori impedirono l’elezione di Romano Prodi alQuirinale nel 2013, una frattura insanabile ha messo in ginocchio il Pd. Tanto che l’elezione di Sergio Mattarella si è trasformata nell’occasione buona per saldare i debiti con la minoranza dem e con la sinistra. Una pace che mai come oggi è appesa a un filo. Anche perché, oltre ai malpancisti piddini, il premier dovrà far fronte pure al malessere di Ncd. “Chi ha da leccarsi le ferite lo faccia ma non c’è bisogno di discussioni polemiche – tuona Renzi rivolgendosi al ministro dell’Interno Angelino Alfano – non sprecherò tempo coi partitini”.

La legge elettorale può essere approvata alla Camera ad aprile e la riforma costituzionale essere pronta, come previsto, per il 2016. All’indomani del voto per il Quirinale Renzi prova a tirare dritto, almeno a parole. Una ferita si è aperta con Forza Italia, gli alleati del Nuovo centrodestra vivono un momento di tensione e la minoranza piddì ha rialzato la cresta e si prepara a passare all’incasso. “Il partito si è unito per Mattarella – avverte Pippo Civati al Giornale – ma adesso Renzi andrà avanti come prima”. Altro che ferita sanata. Il presidente del Consiglio, che con l’elezione di Sergio Mattarella è convinto di aver dimostrato di non subire alcun “ricatto” di Silvio Berlusconi, tira dritto per la sua strada: “Alla Camera Forza Italia non è importante dal punto di vista numerico ma come idea di riforme condivise. Credo che Forza Italia abbia interesse a starci ma non ha senso rimettere in discussione tutto, noi si va avanti comunque, se non vogliono andiamo avanti anche senza”. In realtà, i numeri Renzi non li ha. E lo sa bene. Tanto che ai suoi non resta che far quadrato nel tentativo di fare quadrato. “Sarebbe sbagliato pensare che il successo dell’elezione di Mattarella serva ad altre cose – avverte il sottosegretario Graziano Delrio in una intervista a Repubblica – sarebbe improprio trasportare il ‘metodo Quirinale’ su altri piani. Per intenderci, non sono state le prove generali per altre operazioni politiche”.

Chiusa la partita del Colle, riparte a pieno ritmo l’agenda del governo. I temi sul tavolo sono tanti, a partire da pubblica amministrazione e giustizia. Ma bisogna anche chiudere sulle riforme istituzionali. “L’obiettivo – spiegano dal governo – è finire in fretta la seconda lettura della riforma del Senato e poi varare in via definitiva la legge elettorale alla Camera entro aprile”. Ma, dopo quella che tutti riconoscono come una sua vittoria, Renzi deve fare i conti con gli smottamenti causati dal voto per Mattarella. A vacillare è il patto del Nazareno, ma non solo. Dopo le dimissioni di Maurizio Sacconi, Alfano deve fare i conti con un malcontento senza precedenti che mina la sua leadership in Ncd. Il premier lo mette in guardia (“Non spreco tempo coi partitini”), ma non fa altro che agitare ulteriormente le acque. “Non siamo abituati a fare né siamo nati per fare i cespugli – commenta ribadito Maurizio Lupi – non siamo attaccati alle poltrone ma neanche abituati a fare i tappettini. I ‘cespugli’ hanno permesso con responsablità la nascita dei governi Letta e Renzi”. La maggioranza, insomma, è sempre più appesa a un filo.

La rabbia e l’orgoglio

Vedere un quarto presidente di mezza Italia, un cattocomunista questa volta, al Quirinale spinge ad una sana rabbia.
Rabbia perchè la scadenza elettorale per il Quirinale cade sempre quando c’è un parlamento a maggioranza comunista.
Rabbia perchè Renzi ha venduto un’auto usata (come le sue auto blu di inizio presidenza) a Berlusconi che c’è cascato in pieno.
Rabbia per l’ennesimo tradimento di gente senza quid … senza tanti quid !
Rabbia perchè il Cavaliere becco e bastonato continua a scodinzolare attorno al bulletto fiorentino invece di preparare la vendetta.
La rabbia è sana perchè inietta adrenalina nel corpo e stimola la voglia di rivincita e di vendetta.
E, come ha insegnato Oriana Fallaci, assieme alla rabbia deve venire fuori l’orgoglio.
L’orgoglio di essere meglio dei propri rappresentanti.
L’orgoglio di non rassegnarci a morire in un’Italia cattocomunista.
L’orgoglio di rappresentare il meglio della nostra società e civiltà, la parte produttiva, la parte attiva, la parte non sovvenzionata dallo stato, la parte competitiva.
L’orgoglio anche di vedere come non si è sbagliato nel 2013 e nel 2014, alle politiche, alle regionali, alle europee, a votare Lega e Fratelli d’Italia che rappresentano la base per poter consumare la nostra vendetta contro la sinistra e contro chi ha tradito il nostro voto.
E le dichiarazioni in parallelo di ieri, sul Giornale e su Libero, del Matteo giusto, Salvini e di Giorgia Meloni sono la corretta risposta e la adeguata proposta per tutti gli elettori di Centro Destra.
La rabbia di dover, ancora una volta, affrontare una lunga attraversata nel deserto e l’orgoglio di sapere che siamo in grado di prenderci la agognata vendetta e che ci sono persone che lavorano già per questo traguardo.

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Uno peggio dell’altro

Mattarella presidente, un altro colpaccio del partito unico di Eugenio Orso 

Chi è Sergio Mattarella? Chi è costui, cosa ci rappresenta? Ho letto distrattamente un sondaggio con un campione di oltre quarantacinquemila intervistati, in cui si chiedeva di indicare il nome del futuro presidente della repubblica. In testa c’era Prodi, se non erro – quello che ci ha portato nell’eurolager, a riprova della stupidità degli italiani – e Mattarella, semi-sconosciuto ai più, languiva in fondo alla classifica con il due virgola otto per cento. Se qualcuno voleva alla presidenza della scassatissima repubblica italiana una personalità di respiro internazionale (il solito Prodi per i soliti idioti, cioè gli italiani), Renzi con i suoi compari ha scelto diversamente. Questioni di opportunità politica e un altro colpo vincente, messo a segno per imbrogliare/imbrigliare il popolume. Un presidente debole e poco noto – per quanto adesso se ne tessano mediaticamente le lodi e se ne cantino “le gesta”, più che altro di famiglia – torna comodo per evitare brutte sorprese con le “riforme” e la legge elettorale, il cui percorso non è ancora concluso.

Sergio Mattarella, cosa sappiamo di lui? Figlio di Bernardo e fratello minore di Piersanti, democristiani di ferro del bel tempo che fu. Il fratello maggiore intortato in politica, ricordiamolo, ucciso brutalmente dalla mafia nel 1980 con otto colpi di pistola … Ma per qualche “sgarbo” fatto ai sodali o perché era contro? il dubbio rimane. I meriti personali di Sergio, ex dc, ex popolare, ex ulivo, ex margherita, socio fondatore del pd – un percorso politico sofferto, come si nota. Forse dettato dall’opportunismo? – sono sostanzialmente due. 1) Nel 1990 le dimissioni da ministro democristiano dell’istruzione con Andreotti, per protesta contro la legge di riassetto delle frequenze radiofoniche e televisive, nota come Mammì, che avvantaggiava scopertamente Berlusconi. 2) Nel 1995 la fiera opposizione a forza Italia nel partito popolare europeo, definendo la cosa un incubo. Non certo un amico fraterno del Cav e un “nazareno” entusiasta, come si nota. In ultimo, come zuccherino, alla fine del 2011 il parlamento a camere riunite lo ha nominato giudice costituzionale. Uomo di poche dichiarazioni ma dedito interamente alle istituzioni, ci fanno notare i media, che suonano la grancassa per il partito della nazione. Giurista, cristiano, antimafia, tutto di un pezzo è il messaggio per i gonzi.

Cosa abbia fatto di importante per il paese vero questa figuretta di professionista della politica, solo il cielo lo sa. Intanto su giornali, televisioni e agenzie è iniziata in automatico la sua beatificazione. Il sistema si ricompatta giubilando intorno alla luminosa figura di Sergio Mattarella, mentre noi sprofondiamo. Vediamo ora, a mio sommesso avviso, perché l’elezione di Mattarella presidente al quarto scrutino, con ben 665 voti contro i 505 richiesti, rappresenta un altro colpo riuscito, assestato con maestria contro il paese dal partito unico collaborazionista della troika. Ossia dal pd in via di espansione tentacolare, che si appresta a diventare con Renzi partito della nazione. I soliti idioti, gli italiani, alla fine, dopo un intensa campagna mediatica, si sentiranno rappresentati da Mattarella, anche se moltissimi fino a ieri non se lo “filavano” proprio. Seguiranno come sempre accade, non le salmerie, ma i sondaggi con alti gradimenti.

Anzitutto, il pd si ricompatta grantico, per l’ennesima volta, eleggendo il presidente della repubblica, dopo la sceneggiata dell’opposizione interna in occasione della legge elettorale, che sembrava (ma solo sembrava) preludere a una drammatica scissione. Tranquilli, piddioti euroservi filo-atlantisti di merda! La scissione del pd non è in agenda. Renzi è il vostro segretario-premier sine die e Mattarella il suo presidente! Elezioni anticipate non ci saranno e, come si strombazza … la ripresa è alle porte, per quanto rinviata di anno in anno. Bastano e avanzano la “dépendance” del sel e l’astuto culattone Vendola che agita la carota di Syriza (dopo il bastone della complicità con il pd), per irretire i pochi scontenti! Per quanto strepiti contro l’austerity aumentando il gradimento nei sondaggi, sel se ne starà buono buono, attaccato come un pidocchietto al pd, come dimostra puntualmente nelle elezioni amministrative, le uniche che oggi si ammettono. State pur certi che ominicchi da niente come Bersani, Civati, Fassina, Cuperlo al momento buono voteranno con disciplina di partito, per niente intenzionati a mollare il partito unico collaborazionista, cioè la gallina dalle uova d’oro… Così hanno fatto anche in questa occasione. Se anche qualcuno, in passato, è uscito dall’aula del senato fingendo sdegno (jobs act, legge elettorale), è stato bene attento a non far mancare il fatidico numero legale al suo governo.

In contemporanea, si finge che il cosiddetto patto del Nazareno – l’asse Renzi-Berlusconi per inculare il popolo – sia entrato in crisi e che l’elezione a presidente dello scialbo Mattarella (dai pochi meriti e dalla grande affidabilità per il sistema) non sia frutto del “patto scellerato”, dei cui contenuti e risvolti gli italiani sono tenuti all’oscuro. Berlusconi ha fatto la sua parte, opponendosi teatralmente all’elezione di Mattarella, sopportando Fitto. La parte debole del patto, cioè Silvio, sa che per il suo bene personale e il suo patrimonio familiare deve assecondare Renzi e il pd, facendogli da stampella quando serve e simulando opposizione quando conviene. Infine il cinque stelle, ossia l’iperimbecillismo grillino. Fa sempre comodo un’opposizione parlamentare, politicamente corretta, sostanzialmente di facciata, costantemente sull’orlo del fallimento, dalla quale si possono estrarre a piacimento deputati e senatori, per irrobustire ad libitum una maggioranza già ampia. Quanti dei transfughi pentastellati, in questa occasione, profittando del voto segreto, hanno votato per Mattarella? Anche il cinque stelle ha fatto la sua parte, nel gioco sporco. Come? In due modi. 1) “Rilasciando” parlamentari a vantaggio di Renzi e del futuro, costituendo partito della nazione. 2) Continuando a narcotizzare una sempre più improbabile protesta di popolo.

Questo è il quadro della situazione, non proprio confortante, e come ha dichiarato senza vergogna la mignatta piddina Bersani, finto oppositore di Renzi nel partito unico e candidato cinque stelle nelle quirinarie: “Sergio è un giurista, se tutto va, sarà un ottimo capo dello Stato. Renzi? Pensa ce l’abbia con lui ma non ho rivincite da prendermi. Noi vogliamo davvero aiutarlo.”  Ottima la sua dichiarazione, per il discorso sul neopresidente del partito democratico della nazione, oltretutto rivelatrice.

Mattarella l’ antifascista.

Ieri Mattarella è andato subito di corsa alle Fosse Ardeatine. Mi chiedevo, ma se l’ anniversario è a marzo, cosa càspita è andato a fare ? Stamane presto me l’ ha spiegato ‘sto tizio, giornalista similcubano autore di un libro sul comunista Bersani, su Rai1, che ha sottolineato che Mattarella ha voluto iniziare il settenato nel segno dell’ antifascismo…
Capite, gli italiani non sono preoccupati di arrivare alla prima settimana, dei furti nelle case, della corruzione che espropria quello che dovrebbe servire per pensionati ed esodati. No, l’ italia vuole ribadire l’ antifascismo militante. 
Ebbravo Ettore Maria Colombo !