#IostoconStacchio

Pur avendone scritto ieri nel blog Non si abbia timore di punire Caino , mi associo a Nessie anche in questa sede per schierarmi, senza se e senza ma, dalla parte del benzinaio vicentino che, sia pur involontariamente, ha abbattuto un delinquente che tentava, con altri due complici, una rapina in una gioielleria.
Leggo inoltre che i parenti del criminale vorrebbero un risarcimento dal benzinaio e mi sembra che questo rappresenti la totale mancanza di pudore da parte loro, visti i precedenti criminali del loro parente e considerato che è stato abbattuto nel corso di un ennesimo atto criminale.
Ricordo anche la campagna lanciata dal sindaco Formaggio di Lampertone (VI) e rilanciato da Giorgia Meloni .
Non essendo iscritto ad alcun “social media”, non posso “rilanciare” in altro modo che intitolando il presente commento alll’iniziativa di un sindaco di valore.

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Stato assente. Legittima difesa.

Il caso del benzinaio vicentino Graziano Stacchio ripropone all’attenzione dei media una questione che solo in queste circostanze ottiene visibilità, ma che è sempre più un problema per la fruizione e il godimento della proprietà e dei propri beni.
A fronte dell’ennesimo caso in cui un valoroso cittadino ha affrontato, armi in pugno, dei criminali, abbattendone – sia pur involontariamente – uno, ci sono decine di casi in cui i delinquenti ottengono quel che cercano con la loro azione criminosa ma, soprattutto, c’è uno stato assente e che dà segni di vita solo per incriminare e processare chi si difende.
Questa volta assisto con piacere alla sollevazione di popolo che trova anche nella stampa libera (quella poca rimasta) una voce che dice: io sto con il benzinaio vicentino.
Graziano Stacchio ha fatto benissimo ad opporsi ai banditi.
Tutti dovremmo essere messi in condizione di agire come Graziano Stacchio, difendere noi stessi, i nostri cari, i nostri amici, i nostri vicini dalle azioni delinquenziali visto che lo stato non lo fa e, anzi, continua ad importare manovalanza per la criminalità riempendo le nostre città di estranei pieni di tutele e agevolazioni.
Mi è piaciuto il sindaco (credo di Ponte di Nanto) , intervistato subito dopo la vicenda e l’iscrizione del benzinaio nel registro degli indagati, che davanti alle telecamere, indossando la felpa “io sto con Stacchio“, ha dichiarato che se uno entra in casa sua, lui ha diritto a sparargli e dovrebbero dargli una medaglia, non indagarlo.
Perchè la proprietà privata deve essere tutelata (mi sembra abbia usato una parola che, riferita alla proprietà privata, a me piace molto e che si sente poco: “la proprietà privata è sacra“).
L’assenza dello stato (che anzi indagando il benzinaio ci gioca anche contro) legittima la difesa autonoma dei cittadini.
Dobbiamo solo essere messi nelle condizioni di poterci difendere da soli.
Cioè di poterci armare per combattere almeno ad armi pari con i banditi che infestano la nostra terra.



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Non dobbiamo temere il voto

Quel gran figlio di Machiavelli sta costruendo una architettura con l’idea di consolidare il suo personale potere.
Quelle che lui chiama “riforme“, interessano solo lui e la sua accolita per blindarsi a palazzo Chigi.
Ma non importa il sistema elettorale o l’abolizione del senato per impedirci di aspirare al voto liberatorio.
Ricordo che nel 1994 fu costruita ad arte una legge elettorale (il “mattarellum”) che avrebbe dovuto consegnare il potere ai comunisti, la famosa “gioiosa macchina da guerra” di Ochetto.
Ma fatta la legge trovato il mezzo per impedire la deriva marxista dell’Italia, grazie a Berlusconi che, sceso in campo, organizzò due coalizioni tali da conquistare la maggioranza.
Analogamente oggi il bulletto prepotente ha imposto il premio di lista.
Per andare avanti sta acquisendo parlamentari dagli altri gruppi.
Ma le elezioni faranno pulizia.
Innanzitutto perchè lui può fare scouting finchè vuole, ma acquista il voto parlamentare e non anche i voti popolari.
In secondo luogo perchè non è vietato che una pluralità di partiti di opposizione presentino una unica lista, magari chiamata “Lega delle Libertà” come suggerisce Libero, ma potrebbe, per me, anche chiamarsi “Pippo” (come ha anche scritto Giordano) che possa concorrere (e stando ai sondaggi concorrerebbe eccome) al ballottaggio.
L’importante è riconquistare la fiducia della maggioranza degli Italiani che si sono rifugiati, schizzinosi, nell’astensionismo o addirittura nell’inutile voto per Grillo.
Ma per riconquistare la fiducia i partiti di Centro Destra devono presentarsi su una posizione chiara di alternativa alla sinistra su tasse, euro, immigrazione, omosessualità, droga, ordine pubblico e sicurezza.
Ad esempio è un pessimo segnale quello di Tosi che istituisce le unioni “civili” a Verona, per fortuna fermato da Salvini che sembra sempre più in palla e perfettamente in linea con i desiderata della Destra.
Mentre è ottima cosa che si sostenga la legittimità della reazione, come quella del benzinaio vicentino, alla violenza dei rapinatori.
Su queste cose concrete, non sulle architetture di palazzo care ai Ceausescu cui evidentemente Renzi si ispira, si misurerà il consenso elettorale.

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Io sto col benzinaio Graziano Stacchio

Ormai avviene una rapina non solo al giorno, ma  ogni tot minuti. E quella che è avvenuta con tanto di sparatoria,  nella gioielleria Zancan del vicentino nei pressi di una stazione di servizio non è la prima e non sarà nemmeno l’ultima. È formalmente indagato per eccesso di difesa Graziano Stacchio, il benzinaio veneto di Ponte di Nanto, nel Vicentino, che martedì sera ha esploso alcuni colpi di fucile contro dei banditi che tentavano di rapinare una gioielleria vicino al suo chiosco. Dal suo racconto emerge che i banditi erano armati di kalashnikov. 
Uno dei banditi, il rom 41enne Albano Cassol, è rimasto ucciso nello scontro a fuoco, ma ancora non è chiaro se per i colpi partiti dall’arma di Stacchio o dalle armi dei suoi complici. I banditi avrebbero infatti fatto esplodere sette o otto colpi, forse con semplici pistole, forse addirittura con dei kalashnikov. Cassol, che al suo attivo aveva già un lungo passato di furti, rapine e sparatorie, è stato trovato senza vita a bordo di una Renault Laguna dove sono stati trovati bossoli, un piccone e una mazza. I quattro complici sono riusciti a fuggire e per il momento sembrano spariti nel nulla. (fonte:  Il Giornale)
A favore di Stacchio si è schierato anche Joe Formaggio, il sindaco Albettone, uno dei paesi vicino a Ponte di Nanto, che si è fatto riprendere mentre stampa delle magliette in difesa del benzinaio, con tanto di slogan “Io sto con Stacchio“, e ha avviato una raccolta firme di solidarietà. Formaggio, che da tempo va dicendo di “dormire col fucile sotto al cuscino”, sta raccogliendo  fondi a favore del benzinaio e ha aperto una sottoscrizione. Ormai i gruppi di facebook si sono attivati per sostenerlo moralmente e aiutarlo finanziariamente, nella pagina IO STO CON GRAZIANO STACCHIO. Non è mancata la solidarietà della Lega, del presidente della Regione Veneto Luca Zaia,  di numerosi sindaci di comuni limitrofi, delle associazioni commercianti e… a sorpresa perfino di Alessandra Moretti  del pd veneto (strano ma vero). 
Si tratta dell’ennesima  intollerabile vergogna di uno Stato che emana leggi a tutela dei delinquenti e mette sotto accusa i cittadini che si difendono.   Il rito “formale” dell”atto dovuto” è la solita ridicola ipocrita irritante manfrina della Magistratura. L’accusa di “eccesso di difesa” è diventato, in realtà,  un comodo lasciapassare per bande criminali d’ogni tipo che trovano nel nostro Paese, il loro quartier generale favorito. Ecco perché arrivano tutti  da noi con tanta solerzia!
Il buon benzinaio, vista la giovane commessa nel panico, con già uno della banda chiuso nel suo negozio, ha sparato per aria cercando di intimidirli. Ma figurarsi se dei pregiudicati abituati a maneggiare armi da guerra si lasciano intimidire da un fucile da caccia! Uno di questi  si stava avvicinando verso di lui  puntandogli contro l’arma, e al benzinaio  non è rimasto che sparare. Eppoi cosa avrebbe dovuto fare? Girarsi dall’altra parte e lasciare ammazzare la commessa che aveva l’età di sua figlia? Invece di investigare e acciuffare  i complici del delinquente indagano un uomo coraggioso che meriterebbe la medaglia al valore. Invece di presidiare il territorio mediante le forze dell’ordine (sempre più allo stremo a causa dei tagli di Renzi-Alfano), infieriscono su chi non si rassegna a lasciarci la pelle. 

Ora chissà quel brav’uomo,  quante ne dovrà passare prima di  riuscire ad avere ragione di un’ ovvia reazione ! Alzi la mano chi vorrebbe essere nei suoi panni in queste ore. 
Pertanto, io sto col benzinaio Graziano Stacchio. 

Renzi come Bersani

Ci risiamo.
I comunisti non riescono ad ottenere la maggioranza con i voti popolari e allora cercano di crearla surrettiziamente “facendo scouting”.
Però quando era il Cavaliere a farlo piovvero insulti nei confronti dei “responsabili” e inchieste con tanto di incriminazione (una delle tante) contro Berlusconi.
Bersani ci provò con gli eletti grillini all’indomani del voto di due anni fa.
Oggi è  Renzi che cerca di insinuarsi nel disastro politico di Grillo.
E gli sventurati risposero, verrebbe da dire, visto che il “posto” da parlamentare sembra ambito anche da chi fu eletto, grazie esclusivamente al traino del comico genovese, per aprire le camere come una scatola di tonno.
La soluzione sarebbe il voto hic et nunc, sennonchè dopo si ripresenterebbe lo stesso problema.
La litania della “costituzione più bella del mondo” (io farei cambio alla cieca con quella degli Stati Uniti !) comprende la difesa della “rappresentanza senza vincolo di mandato”.
In pratica il viatico costituzionale per tradire gli elettori e per i parlamentari il cui sport preferito è il salto della quaglia da un gruppo ad un altro, farsi eleggere grazie a Tizio e poi portare i voti (tradendo Tizio e tutti gli elettori) a Caio.
Solo quando finirà questo sconcio che risale alla sinistra (tanto per cambiare ….) trasformista che andò al potere nel XIX secolo con Depretis, potremo parlare di un passo avanti concreto verso uno stato più serio, efficiente ed affidabile.
Per ora registriamo che Renzi, il millantato rottamatore, si comporta nè più, nè meno, come tutti quelli del suo partito che l’hanno preceduto.

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Una fazza una razza

Renzi e Tsipras (una fazza una razza) si sono incontrati e tra lazzi e sberleffi (ne hanno ben donde: quando mai, in altre e più serie epoche, due così si sarebbero trovati a presiedere i governi dei rispettivi stati ?) hanno concordato sulla “crescita“.
Ma chiunque abbia sale in zucca sa che la loro “crescita”, significa
crescita della spesa pubblica
crescita del debito pubblico
crescita delle tasse sui cittadini e le imprese.
I due furbetti levantini, anche se uno è di Firenze, sono convinti che a pagare sia sempre qualcun altro e non loro.
Spetta a noi disilluderli.

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Lega delle Libertà

Da due giorni Libero con Belpietro e Giordano ha lanciato la “Lega delle Libertà“.
Non capisco bene se si tratti di una idea di Berlusconi, una fuga in avanti del quotidiano o l’ipotesi per la coalizione tra Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e transfughi da Ncd e da Grillo.
Il nome è suggestivo perchè richiama l’unione (la Lega) che fa la forza anche se è la sommatoria di identità e individualità differenti e la principale caratteristica ideale della Destra: la Libertà.
L’idea, poi, è nel solco di quel che personalmente vado auspicando da tempo: una Destra non contaminata dal trattativismo, dal consociativismo, che si fondi su pochi principi ma altamente qualificanti e spartiacque.
Nel frattempo Salvini non è andato al Quirinale per rendere omaggio al presidente di mezza Italia.
Anche se dice di non essere stato informato che era invitato (e gli credo, sennò lo avrebbe annunciato in anticipo e probabilmente la Meloni sarebbe ugualmente rimasta a casa) il gesto è significativo perchè, sia pur involontariamente, ha rimarcato che Mattarella rappresenta solo una parte degli Italiani.
Il Cavaliere, invece, ha fatto benissimo ad accettare l’invito, perchè ha fatto masticare amaro i rossi e provocare, con la sua presenza, un travaso di bile ai compagni è cosa buona giusta.
Anzi, visto che amano tanto l’inglese, diciamo che è very bello !

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Cos’è un Cattocomunista ?

Cos’è un Cattocomunista ?
Un comunista preoccupato di palesare in ogni modo il proprio Cattolicesimo, mascherando la propria fede con un laicismo impossibile, ammantandolo di democrazia in salsa antifascista.Simile a quei pochi partigiani Cattolici, che per non finire trucidati dai Boldrini e Moranino, facevan di tutto per piacere alle Volanti Rosse. 
Ibridi senza spina dorsale, canne al vento pronte a piegarsi al suon di Bella Ciao. 
Insomma, il peggio del peggio, vere colonne della Democrazia Cristiana, che regalarono divorzio ed aborto all’ italico paese. E, tra non molto, eutanasia e matrimoni tra invertiti, in nome di quella “Liberté” generata dalla Rivoluzione Francese che in suo nome portò solo orrore, distruzione e morte.

Piccole banche muoiono


Ucci ucci ucci ucci, sento odore di imbrogliucci. Sempre quando c’è di mezzo il Bullo di Rignano sull’Arno, si sente odore di bruciato. Lui degli intrighi se ne pasce.  Ora i pennivendoli sono tutti lì a fargli salamelecchi, ma intanto lui con le sue “turboriforme”, lascia feriti, moribondi e morti sul campo. E la nuova  bomba a orologeria è il caso “banche popolari”. Ma ricapitoliamo.


Negli anni della grande crisi, grazie al fatto di non essere quotata in Borsa, la Banca di Vicenza  ha continuato a prestare soldi alle imprese e a crescere in tutto il Nord.

 Davide Serra detto il Bandito delle Cayman

Una vera e propria boccata d’ossigeno per le piccole e medie imprese legate al territorio veneto.  Ieri sera un piddiota a nome Speranza in tv a Porta a Porta, ha ipocritamente dichiarato che la crisi esiste per tutti e che tutti devono fare sacrifici, anche le Banche. Tutta demagogia e tutto un sollevare polveroni qualunquisti per sparare indistintamente nel mucchio! La Banca di Vicenza è una piccola grande banca cooperativa ancora commerciale e di risparmio, non è quotata in Borsa e i suoi azionisti (piccoli e grandi) hanno uguale diritto di voto. Una simile realtà non poteva che far rosicare gli spregiudicatissimi  finanzieri piddioti come Davide Serra (titolare del Fondo Algebris alla City di Londra e di una holding alle Cayman, grande amico e sostenitore di Renzi)  sulla quale vorrebbe mettere gli artigli, mediante manovre speculative. Basta leggere qui sulle fonti:  il Giornale attraverso dagospia.

Con la riforma voluta e varata da Matteo Renzi «mettiamo le Banche Popolari nelle mani di speculatori, fondi esteri. Svendiamo loro il 25% dell’attività bancaria italiana», ha detto al Giornale il presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin.

E tra questi c’è anche un fondo di Algebris, il gruppo finanziario londinese di Davide Serra, iscritto alla sede britannica del Pd, amico e finanziatore del premier fin dalla prima ora, noto anche per una holding alle Cayman Island e per aver inneggiato all’abolizione del diritto di sciopero.

A Vicenza, se chiedete di Gianni Zonin, tutti vengono subito al punto. «Prima di lui la Popolare era una banchetta di provincia, adesso è tra le prime in Italia». Imprenditori, professionisti, politici, sindacalisti: difficile trovare una voce controcorrente. Perché, da queste parti, la città e la sua banca sono una cosa sola. E Zonin, imprenditore vinicolo, cavaliere del lavoro, gran navigatore del potere nostrano, è diventato, per forza di cose, il crocevia di ogni affare, l’arbitro delle contese, il passaggio obbligato verso incarichi e prebende.
La ricca Banca di Vicenza funziona così. E a cambiare non ci pensa proprio. Tanto meno se l’ordine arriva da Roma, capitale lontana ed estranea, su carta intestata del governo. Così, da giorni, tra i palazzi del Palladio che fanno da cornice allo splendido corso cittadino, volano parole grosse e proclami di resistenza all’ultimo respiro. «Giù le mani dalla nostra popolare», si sente ripetere nelle stanze del potere locale così come nei caffè del centro.

Tutti ce l’hanno con Matteo Renzi e con il suo decreto legge che vorrebbe riformare il sistema delle banche cooperative (…).
Il governo ha deciso di intervenire sui dieci maggiori istituti della categoria, quelli con un attivo superiore agli 8 miliardi. E nel mirino è finita anche la popolare presieduta da Zonin, un colosso non quotato in Borsa con oltre 100 mila azionisti, in massima parte piccoli e piccolissimi.

L’obiettivo principale della riforma è quello di trasformare le coop del credito in società per azioni, abolendo il sistema del voto capitario che assegna un voto, e un voto soltanto, a ciascun socio, qualunque sia il numero di azioni che possiede.

A giochi fatti, se mai il decreto riuscisse a passare indenne l’esame del Parlamento (esito tutt’altro che scontato), le popolari diventerebbero banche come le altre. In altre parole, sarebbero molto più semplici fusioni e aggregazioni varie, grandi soci come i fondi internazionali potrebbero fare il loro ingresso nell’azionariato e, in teoria, non sarebbero da escludere neppure scalate ostili.

Un menù di questo tipo è quanto di più indigesto si possa immaginare per i vertici degli istituti cooperativi. Che infatti, riuniti sotto le insegne di Assopopolari, l’associazione di categoria, promettono battaglia per bloccare la riforma.

A Vicenza però, più che altrove, l’opposizione al decreto di Renzi viene scandita con i toni della crociata. E, a ben guardare, non è una sorpresa, perché solo qui, nella patria del Palladio, l’identificazione tra città e banca è così forte e totalizzante. 

Altrove il provvedimento del governo incrocia la rotta di giganti come il veronese Banco Popolare o l’Ubi di Bergamo, che per via di aggregazioni successive (dette fusion)  hanno in parte perso il loro radicamento territoriale, ma non la Vicenza.  
I bilanci confermano. Negli anni della grande gelata del credito, quando il sistema ha chiuso il rubinetto dei prestiti, la banca vicentina non ha mai lesinato sui finanziamenti. ((fonte:  l’Espresso attraverso dago)


E  tutto questo fa rodere chi di dovere. Consiglio pertanto di leggere tutti gli articoli da me linkati per farsi un’idea più precisa del caso.

Ma c’è un’altra curiosità relativa alla ministra renziana Maria Elena Boschi (nella foto) che spunta nella brutta storia delle speculazioni che potrebbero avere accompagnato il varo del decreto governativo sulla riforma delle banche popolari, il brutto affaire sul quale ora ha aperto gli occhi anche la Consob. Una piccola, significativa e non secondaria curiosità che va a braccetto con le polemiche che hanno visto beneficiare di rialzi eccezionali  la Popolare dell’Etruria e del Lazio, amministrata in qualità di vicepresidente da Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena, ministro per le Riforme in carica. Riguarda non solo il conflitto di interesse che vede coinvolta la Boschi per via dei suoi rapporti di parentela, ma quello che la chiama in causa direttamente come socio della banca e che, in quanto tale, avrebbe dovuto consigliarle di non partecipare alla riunione del Consiglio dei ministri che ha varato la “riforma” sulle banche popolari (fonte il Fatto).
Dalla documentazione patrimoniale del ministro delle Riforme depositata negli uffici della Camera dei deputati emerge pure un suo piccolo pacchetto di 1.557 azioni dell’istituto bancario toscano. 
Concludendo, credo che su questa losca manovra che chiamano orwellianamente “riforma” delle banche popolari (in realtà un golpe bancario)  ci sarà un gran bel trambusto prossimo venturo. 

Pochi punti e spartiacque

Ho sempre avuto in uggia verbosità e prolissità.
In politica, poi, ho sempre avuto la convinzione che chiunque parlasse molto era perché non avesse nulla di intelligente da dire (Renzi docet) come quando agli esami universitari ci veniva posta una domanda su un argomento sconosciuto e, allora, si partiva lancia in resta cercando di affogare il docente nelle parole.
A fronte quindi di una sinistra più che mai parolaia e dispersiva, la ricostruzione del Centro Destra può avvenire solo rispettando l’ identità e la storia politica di tutti, ma confluendo su pochi temi condivisi, significativi e che siano spartiacque con la sinistra.
Per ora mi limito ad una mera elencazione, anche se chi mi legge li conosce già, nella consapevolezza che molti di questi sono già al centro dell’agenda di Salvini e della Meloni.
1) Tasse. Meno tasse. Flat tax al livello più basso possibile (10-20%) per togliere carburante alla spesa pubblica, ridurre il debito dello stato (cioè di tutti noi) e restituire il denaro a chi lo produce che è anche l’unico a saperlo spendere al meglio;
2) Morale. La Famiglia come fondamenta della Società. L’unica Famiglia esistente, quella composta da un Uomo e da una Donna, respingendo le derive che vorrebbero trasformare capricci in diritti;
3) Immigrazione. Difendere l’Identità Italiana dal meticciato che deriverebbe da una immigrazione incontrollata e massiccia di persone che continuerebbero ad praticare i loro riti senza alcuna volontà di integrarsi che vorrebbe dire che sono LORO ad accettare usi e costumi della terra che li ospita e non NOI a doverli modificare perché LORO si sentano a casa. Conferma dello ius sanguinis di tradizione Romana come principio di Civiltà contro lo ius soli di origine barbarica;
4) Sovranità. Riprendersi la piena Sovranità Nazionale che comincia con la potestà assoluta di disporre leggi e di battere moneta all’interno del territorio di uno stato. Tornare alla Lira, abbandonando l’euro.
5) Ordine. Tutelare la Sicurezza dei cittadini, da quelli che vengono malamente chiamati “microcriminali” ma che disturbano e molto il godimento della proprietà e della libertà individuale.  Perché solo garantendo vera Sicurezza, si garantisce anche autentico Benessere.

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