Abbiamo una banca ?

L’ululato di Fassino all’epoca della scalata Unipol alla Bnl sembra essere stato raccolto dai suoi più giovani e più smaliziati eredi.
Vediamo quanto la meneranno, a Renzi e alla Boschi, con questa storia delle popolari.
Sono pronto a scommettere che, non essendo coinvolto Berlusconi, finirà tutto nell’oblio.

Entra ne

Tranquilli, è tutto regolare…

Lista Falciani, spuntano i politici italiani: da Pippo Civati al renziano Davide Serra. Nell’elenco di beneficiari di conti nella banca svizzera ci sono anche numerosi politici italiani. Ecco tutti i nomi di Sergio Rame

Adesso spuntano i politici. Nella sterminata lista Falciani non ci sono soltanto vip, imprenditori e sportivi. Come annuncia L’Espresso, che domani pubblicherà l’intera lista nel numero in edicola, spuntano infatti anche i primi parlamentari e qualche uomo d’affari vicino alla politica. I loro nomi compaiono nell’elenco segreto dei clienti della banca Hsbc di Ginevra e le segreterie di partito corrono già ai ripari per paura del polverone che verrà sollevato. A spiccare tra i nomi anticipati oggi dall’Espresso è sicuramente il ribelle del Pd Pippo Civati. A lui è, infatti, collegato un deposito con 6.589 dollari. Il titolare è il padre Roberto che, in passato, è stato amministratore di aziende importanti come la Redaelli Tecna di Milano. “Non ho mai avuto accesso a quel conto, di cui non sapevo proprio niente – ha dichiarato Civati al settimanale – solo ora mio padre mi ha spiegato di averlo aperto quando era amministratore e azionista della Redaelli, che aveva fabbriche anche all’estero: c’erano soldi regolarmente dichiarati nei bilanci”. Secondo i documenti in mano a Harvé Falciani, Civati sarebbe stato inserito, insieme alla madre, nelle carte della Hsbc nel novembre del 2000 quando aveva venticinque anni e la sola operazione registrata a suo nome coinciderebbe con la procura rilasciatagli dal padre. “Nel 2011 la Finanza ha sottoposto mio padre a una verifica a cui non è seguita alcuna contestazione – conclude l’esponente piddì – il conto si è estinto nel 2011 per effetto delle spese bancarie, senza che dal 1998 sia mai stato effettuato alcun versamento o prelievo”. Un altro nome caldo anticipato dall’Espresso è Davide Serra, il finanziere che da anni sponsorizza il premier Matteo Renzi. Ha un conto alla Hsbc che assicura essere “in totale trasparenza e in accordo con il sistema fiscale inglese”.

Fonzarelli e i suoi decreti

I furbetti del decreto Renzi: “Speculazioni per 10 milioni”. La Consob: anomalie sulle popolari. Brunetta: “Come lo scandalo della Banca Romana”. Commissariato l’istituto del papà della Boschi di Antonio Signorini

Roma – Prima la conferma della Consob: ci sono state «operazioni anomale» da parte di investitori che sapevano il come e il quando della riforma del governo e hanno speculato sui titoli delle banche popolari, lucrando circa dieci milioni di euro. Poi la notizia del commissariamento, per altri motivi, dell’istituto maggiormente interessato dagli acquisti sospetti: BancaEtruria, che ha come vicepresidente il padre del ministro Maria Elena Boschi. Non tira buona aria sul governo, almeno sul versante delle banche. A mercati chiusi è arrivata la notizia che Bankitalia ha commissariato la banca di Arezzo. Il motivo non sono gli strani movimenti nei mercati finanziari, ma vicende vecchie di qualche anno. La banca è da tempo sotto osservazione. Ieri via Nazionale, d’intesa con il ministero guidato da Pier Carlo Padoan, l’ha commissariata. Il problema è la capitalizzazione e crediti dubbi o deteriorati superiori al 25%. Il comunicato ufficiale parla di «gravi perdite del patrimonio» emersi da «accertamenti ispettivi» ancora in corso.

Vicenda di interesse esclusivo dei mercati se non fosse che al vertice c’è, o meglio c’era, il padre di un ministro del governo. Pier Luigi Boschi, vicepresidente di un consiglio di amministrazione che è, a questo punto, sciolto dal governatore Ignazio Visco e da un altro ministro, Pier Carlo Padoan. La guida della banca va a Riccardo Sora e ad Antonio Pironti. Ieri il governo non ha commentato. Le opposizioni sì. Renato Brunetta di Forza italia ha parlato di «una situazione davvero inquietante, uno scandalo che si sta delineando sempre più oscuro e inaccettabile» e ha paragonato, in generale, tutta la vicenda delle banche popolari allo scandalo della Banca Romana. Le Lega ha chiesto che il governo riferisca in Parlamento.

L’istituto di credito aretino era finito nelle cronache nazionali nei giorni scorsi per gli strani movimenti di azioni a ridosso della riforma delle popolari varata dal governo. Un decreto che punta a renderle, di fatto, delle normali società non cooperative, dove gli azionisti contano per le quote di capitale che detengono. Ieri mattina, dalle indiscrezioni si è passati alla conferma del presidente Giuseppe Vegas. Il faro della Consob è puntato sugli acquisti di azioni sospetti.

Poco prima del varo del decreto competitività, il cui piatto forte è appunto una riforma della governance delle banche popolari, la Commissione nazionale per le società e la Borsa, ha registrato degli andamenti «anomali» su vari titoli di banche popolari. Il timing lo ha ricostruito lo stesso Vegas. La data in cui «è possibile assumere che il mercato abbia avuto una ragionevole certezza dell’intenzione del governo di adottare il provvedimento è individuabile nel 16 gennaio del 2015». Le prime indiscrezioni risalgono al «3 gennaio del 2015». E proprio da quel giorno i titoli delle Popolari sono cresciuti dall’8%, è il caso dell’Ubi, fino al record di BancaEtruria, le cui azioni, che per la verità erano molto basse, sono salite del 57%. Sulla banca di Arezzo c’erano già stati movimenti anomali in agosto, quando passò di mano il 12% del capitale della Banca. In quel caso, ha spiegato Vegas, la Consob non riscontrò però «elementi sufficienti ad avviare un’indagine di abuso di mercato». L’organismo di vigilanza si sta concentrando su «soggetti che hanno effettuato acquisti prima del 16 gennaio, eventualmente accompagnati da vendite nella settimana successiva. Le plusvalenze effettive o potenziali di tale operatività sono stimabili in 10 milioni di euro». Ma la posta in gioco è molto più consistente.

La Libertà imbavagliata

Con involontaria tempestività, Renzi e il senato hanno dato ragione al Cavaliere che ha denunciato il pericolo per la democrazia rappresentato da questo malsano governo di sinistra.
Martedì, presentato da un garrulo Alfano (ma ha capito quello che illustrava ?) il governo ha limitato la libertà di circolazione, di azione e di opinione degli Italiani, mascherandolo come un provvedimento antiterrorista.
E ieri il senato ha approvato il disegno di legge fortissimamente voluto dal signor Pacifici per sanzionare penalmente la ricerca storica che esponga e proponga alla riflessione altrui conclusioni non conformi dalla liturgia abituale.
Il decreto pseudo antiterrorismo cozza enormemente contro la Storia di insigni personaggi come Lord Byron e Santorre di Santa Rosa, combattenti all’estero, contro l’epica eroica della Legione Straniera francese e persino contro la biografia del tanto incensato (secondo me, a torto) Garibaldi che si compiaceva nell’essere definito “eroe dei due mondi“.
Due mondi perchè combattè in Sud America, dove era considerato nè più, nè meno che un terrorista da coloro contro i quali era schierato.
In base al decreto Renzi-Alfano Garibaldi sarebbe stato mandato in galera per cinque o sei anni.
La cosiddetta legge “contro il negazionismo” non è altro che l’ennesimo bavaglio, che segue le leggi Scelba e Mancino e precede la legge “contro l’omofobia“, alla libertà di pensiero, di opinione, di espressione, di diffusione delle idee e delle conoscenza e che, unito alla repressione fiscale fortemente incentivata dalla moderna tecnologia e dall’antica invidia personale, ci rende sempre meno liberi e sempre più sudditi.
Tocca ai giovani Italiani, a coloro che hanno una vita da vivere (e non da consumare) reagire.
Noi abbiamo combattuto le nostre battaglie e continueremo a tramandare il senso di Identità e della Tradizione, ma non subiremo, un privilegio dell’età, le conseguenze di un degrado prima di tutto morale, che, piegandosi alla volontà totalitaria di lobbies di potere, vuole trasformare gli Italiani (e non solo) in servi, inebetiti dalle chiacchiere dei Renzi di turno e dai bavagli di leggi contrarie ad ogni Umanesimo.

Entra ne

Le strade per l’Inferno

Un’altra trentina di clandestini è morta nel tentativo di raggiungere la “terra promessa”, il Bengodi, come viene rappresentata l’Italia delle Boldrini, dei Bergoglio, degli Alfano, dei Renzi.
Di coloro, cioè, che, eccitando gli animi ed illudendo le persone, spingono milioni di diseredati a rischiare (e anche a perdere, come si vede) la vita pensando di trovare in Italia quello che non hanno a casa loro ma che non sempre abbiamo neppure noi Italiani.
La saggezza popolare dice che le strade per l’Inferno sono lastricate di buone intenzioni e se possiamo concedere ai succitati il beneficio del dubbio, dobbiamo anche riconoscere le loro responsabilità nella situazione creatasi, nelle morti in mare, ma anche e soprattutto nel dissesto sociale che provoca l’arrivo di questa grande massa di estranei alla nostra civiltà, alla nostra terra, alla nostra gente.
Un altro grande proverbio degli Antichi ci dice anche che errare è umano, ma perseverare è diabolico.
E cosa quindi dobbiamo pensare di chi, ritenendo l’operazione Triton troppo timida, vorrebbe ripristinare Mare Nostrum, invece di pensare a trattenere i clandestini sulle coste africane ?

Entra ne

Ricordo. Porzûs

 

Porzus

Le malghe della strage di Porzûs in una foto dell’epoca

A pochi chilometri dal confine con la Slovenia, in provincia di Udine, si estende la c.d. Slavia Veneta, uno stretto territorio per lo più montuoso in cui da molti secoli vede la di un’insistente presenza slavofona.

In Friuli, oltre ai partigiani slavi, c’erano poi i gruppi formati dagli italiani: quelli comunisti, che come nel resto del nord Italia facevano parte delle Brigate Garibaldi, e quelli di altri orientamenti politici, in particolare cattolici e liberali politicamente vicini al Partito d’Azione, delle Brigate Osoppo.

Le Brigate Garibaldi, alla fine del 1944, avevano accettato – dietro esplicito ordine del gran porco Togliatti – di obbedire agli ordini dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia, nell’ottica di consegnare la piccola area della Slavia Veneta al confine con la Slovenia al nuovo stato che sarebbe stato formato da Tito dopo la guerra: del resto il Maresciallo aveva fatto capire chiaramente di considerare la zona parte della Jugoslavia.

Le Brigate Osoppo, invece, erano fermamente contrarie a un’alleanza simile: la contrapposizione tra cattolici, liberali, monarchici e comunisti era molto decisa e portò rapidamente a una spaccatura insanabile.

La sede locale del Comitato di Liberazione Nazionale, a Udine, da cui dipendevano sia la Osoppo che la Garibaldi, provò a mediare senza successo, in un clima che diventava sempre più difficile, con reciproche accuse di delazione e di collaborazionismo con i tedeschi.

In questa atmosfera, il 07/02/1945 un gruppo di partigiani comunisti dei Gruppi di Azione Patriottica, formato da un centinaio di persone, arrivò ad alcune malghe di montagna nella provincia di Udine in una località del comune di Faedis che, subito dopo la guerra, venne chiamata Porzûs dal nome del paesino vicino in cui abitava il loro proprietario.

Il gruppo di case era sede di un comando locale delle Brigate Osoppo e da diverso tempo era anche il luogo dove veniva tenuta prigioniera una ragazza, Elda Turchetti, accusata di essere collaborazionista dei tedeschi (per altro giudicata innocente in un “processo” popolare).

I partigiani comunisti si presentarono a gruppi, dividendosi e dicendo di essere combattenti sbandati o appartenenti a altre unità della Osoppo: la situazione si fece piuttosto confusa ed i Gruppi di Azione Patriottica finirono per prendere il controllo delle malghe ed arrestare tutti i partigiani osovani.

Molti di questi, dopo deportazioni varie, vennero uccisi, accusati di tradimento.

L’eccidio comunista, che favorì la Titoslavjia a danno dell’Italia, contò in tutto 18 vittime.

Dopo la guerra vennero fatti diversi processi per chiarire l’accaduto e le responsabilità della strage, che per alcuni anni fu uno dei tanti motivi di scontro tra comunisti e anticomunisti in Friuli – dove, a livello locale, la strage venne sempre molto ricordata e celebrata dai veterani della Osoppo – ma il resto d’Italia si dimenticò della vicenda dopo gli anni ‘50.

Io non dimentico.

Ricordo.

Ricordo, però, anche che, poiché si volle insabbiare il tutto, dal momento che Togliatti aveva delle dirette responsabilità in tutto ciò,

  • i mandanti della strage non sono mai stati chiariti;
  • non è mai stato precisato quale fosse l’ordine preciso al gruppo di partigiani comunisti da parte del PCI di Udine;
  • né che cosa sapessero e che cosa avessero eventualmente ordinato i comandi sloveni, da cui dipendeva militarmente la brigata Garibaldi della zona.

Se la verità processuale non è mai arrivata, per anni si è saputo chi ha sparato, chi ha ordinato di sparare e ciò in una lercia e deliberata mistificazione della verità che è finita solo, e non senza fatica né del tutto, quando la verità è stata loro irrimediabilmente sbattuta in faccia ed è altrettanto rivelatore il fatto che oggi delle commemorazioni di Porzûs non ci sia più alcuna traccia a dimostrazione di come le sinistre da sempre ed ancora oggi non solo mentano, ma strumentalizzino le loro menzogne.

Porzûs, uno dei tanti episodi che rientrano nel mito, volutamente sconosciuto, del Giorno del Ricordo.

Il Rentzien Régime

Anno Felix 2015. Lo avete sentito con le vostre orecchie Renzi dire che  questo in corso sarà l’anno Felix perché c’è l’Expo. Brutta cosa,  se i lavoratori della Scala, invece di lavorare anche al 1 maggio, dovessero farsi prendere dalla malsana idea di festeggiare la tradizionale festa del Lavoro. Nessun Dorma! C’è l’Expo e  boia a chi molla! I competitors internazionali ci guardano e non possiamo farci una figuraccia.  Nemmeno Mussolini era riuscito a eliminare del tutto la festa del lavoro, ma ci prova Dux Renzi, che minaccia normative adeguate ed eventuali  precettazioni per l’uopo.
Nutro il massimo disprezzo per costui. Lo detesto, innanzitutto perché mi è stato imposto. Un po’ come quelle purghe che ci davano da bambini quando non le volevamo prendere, chiudendoci a chiave in cameretta.  Lo detesto perché  a pochi giorni dal suo insediamento di “nominato speciale” da parte di un Presidente della Repubblica autoritario, si aggirava durante i meeting europei,  in mezzo alla nomenklatura  eurocratica come se ci fosse sempre stato, senza provare quell’imbarazzo naturale né quella timidezza del nuovo arrivato. Questo avrebbe almeno dovuto insospettire molti italiani, che invece dormono. Se è così gradito, se ne deduce che sono proprio Loro (gli eurocrati) che ce l’hanno messo in carica.  Non lo sopporto perché non fa che ricordarci ogni due per tre che lui rimarrà (abusivo com’è) tra noi fino al 2018. Chi gli dà tanta baldanza e sicumera? 

Qualunque persona normale si sentirebbe a disagio nel programmare così a lungo termine la sua permanenza a Palazzo Chigi, senza essere stata eletta. Ma l’Italia è il paese nel quale nulla è più definitivo del provvisorio. Non mi piace il suo eloquio a mitraglietta, la sua spocchia, le sue corrive e facili battute, la sua arroganza di parvenu di piccolo Barry Lindon  sgomitone della politica. 
Detesto quella sua andatura da spaccone di borgata fiorentina con le mani sprofondate in tasca, sempre chiuso in giubbottini diventati troppo stretti a causa del peso che ha preso con le “cene di lavoro”. Insopportabili le sue strette di mani prodigate ai passanti, la fretta febbrile priva di ogni riflessione della sua stramaledetta agenda  che esegue cinicamente sotto dettatura della Troika.
Ciascuna delle sue “riforme” sono in realtà delle desertificazioni di tutto l’esistente, degli espropri di legalità e di democrazia partecipativa,  da lui dette “rottamazioni“. Ho già criticato aspramente in altri post la sua “riforma del Senato”, il suo Jobs  Act, la riforma del Titolo Quinto della Costituzione e l’Italicum dove si conferma ancora una volta un “eversore della costituzione”.

Ora infatti l’Abusivo di Palazzo unisce in sé il potere esecutivo, il potere legislativo, e una larga parte del potere di controllo di tutti i partiti, partitini e cespugli della sua coalizione. Inoltre, non vi sono contrappesi indipendenti al suo strapotere. Senza contare la sua pressante campagna di scouting fatta nel sottobosco del “corridoio” per riuscire a ottenere i famosi “numeri” con i quali governare, dopo lo strappo del Patto del Nazareno, un patto massonico e consociativo tra lui e Berlusconi. E’ di questi giorni una vera e propria “scilipotizzazione” fatta con i dieci parlamentari di Sciolta Civica che hanno fatto il salto della quaglia nel Pd. Mentre ci sono altri dieci ex grillini in libera uscita nel gruppo misto.

Se ne sono accorti perfino i media mainstream , quelli che  abitualmente lo leccano e lo adulano che ora il Carro del  suo Potere è davvero sovraffollato e che questo rappresenta un pericolo per la democrazia.
Patetico Berlusconi a parlare fuori dai tempi massimi di “deriva autoritaria“, da parte di Renzi. Se ne accorge solo ora? E’ un anno che gli sostiene la “deriva”, come pure  le altre due precedenti  “derive” dei governi tecnici.

Ora Felix the Cat, sogna una politica da One Man Show senza contradditorio.  Loperazione Mattarella gli ha dato alla testa e si sta preparando a  distendere, e magari a prolungare nei prossimi anni il suo Rentzien Régime.

Intanto coniuga con disinvoltura l’austerità da cravattari della Merkel, agli strappi di Tsipras contro l’Euro a cui regala, guarda caso…una cravatta. E mentre finge di strizzare l’occhiolino agli euroscettici, si affretta subito dopo a dichiarare ai 4 venti  che la BCE ha ragione con un trasformismo da vero Zelig.
Pur di  restare a galla,  ha coniato la politica degli ossimori, di cui il Merkelismo Tsipriota è solo un inizio. 

Nel Ricordo il nostro futuro

Mentre un governo malsano, frutto di innominabili intrallazzi tra alcuni esponenti delle istituzioni che si sono prestati, con totale sudditanza, ai disegni dei potentati stranieri e antitaliani,  un governo malsano privo di legittimità popolare e che si regge sul mercato dei parlamentari elevato a rango costituzionale dall’art. 67  di una pessima, obsoleta e dannosa carta redatta per un’altra epoca nel 1946-8, invece di preoccuparsi ed occuparsi di ridurre le tasse ai cittadini, restituirci dignità e sicurezza e identità, si presta ad iscrivere a bilancio nuove tasse per compiacere la lobby omosessuale e i suoi capricci e la lobby immigrazionista, disgregando ancor di più le fondamenta morali e civili della Nazione, mentre un governo malsano agisce in tal modo, l’Italia sana, l’Italia migliore celebra il Giorno del Ricordo.
Un Ricordo che si trasforma inevitabilmente nella solida base del nostro futuro.
Un futuro nel quale, nella nostra Nazione, hanno pieno diritto di cittadinanza Fiume, Istria e Dalmazia.



Entra ne

L’ottimista (scemo) Padoan

Ocse: reddito italiani sotto la media dei paesi avanzati. Ma Padoan è ottimista. Il reddito pro capite degli italiani è ancora più basso rispetto alle principali economie: il gap è passato dal 22,7% al 30% dal 2007 al 2013 di Raffaello Binelli

I numeri parlano chiaro: “La mancata ripresa dalla recessione sta portando il reddito pro capite dell’Italia a scendere ancora più in basso rispetto alle principali economie dell’Ocse”. Secondo l’organizzazione di Parigi il Pil pro capite italiano nel 2013 era inferiore del 30% rispetto alla media dei primi 17 Paesi Ocse. E il gap è cresciuto notevolmente, considerato che nel 2007 era del 22,7%.  Uno dei problemi più urgenti da affrontare è il cuneo fiscale è troppo “alto per i salari bassi” e migliorare l’efficienza del proprio sistema di tassazione, ritenuto “troppo complicato” dal punto di vista normativo, anche nell’ottica di una più decisa lotta a un’evasione che rimane elevata. I suggerimenti sono contenuti nel capitolo dedicato all’Italia del rapporto “Going for Growth 2015” dell’Ocse.

L’organizzazione critica le “frequenti modifiche alle tasse sugli immobili”, che hanno portato “instabilità e incertezza” e invita l’Italia a “ridurre le distorsioni e gli incentivi a evadere riducendo le elevate aliquote nominali e abolendo numerose voci di spesa”.  Secondo l’Ocse, occorre inoltre “ridurre l’instabilità della legislazione fiscale evitando le misure provvisorie” e “mantenendo l’impegno a evitare le sanatorie fiscali”, nonché “continuare a ridurre le tasse sul lavoro quando la situazione fiscale lo consente”.

Andando avanti con le riforme strutturali intraprese dopo la crisi, e concentrandosi sulle “migliori pratiche esistenti” i Paesi Ocse potrebbero ottenere un aumento fino al 10% del livello di Pil pro capite a lungo termine”. Secondo il rapporto dell’organizzazione parigina “questo aumento corrisponde ad un incremento medio di circa 3.000 dollari pro capite”.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, intanto, continua a vedere positivo: “Il quadro macroeconomico per l’Italia potrebbe riservare delle sorprese positive” grazie anche alle misure della Bce. Poi invita il governo di cui fa parte ad “accelerare le riforme”. Il responsabile dell’Economia promuove i conti del nostro Paese: “La stabilità e la sostenibilità della nostra traiettoria di finanza pubblica è fuori discussione”, ha detto a margine dei lavori del G20 a Istanbul. La questione del “debito italiano non è sul tavolo”, ha sottolineato l’inquilino di via XX settembre, “non lo dico io: lo dicono i mercati, lo dicono le istituzioni”.

Boicottare l’Italia che vorrebbe Renzi

Nel suo delirio di onnipotenza, quella che gli Antichi (Greci e Romani) definivano ubris (da cui “ubriaco” …) , Renzi ha tuonato contro un presunto boicottaggio della giornata inaugurale dell’expo.
Si tratterebbe, poi, della legittima impostazione di lavoratori che vorrebbero, come tutti, stare a casa il primo di maggio.
Da notare che il suo stesso partito si è sempre opposto alla revisione dei giorni festivi, proposto dal Centro Destra, che proponeva di spostare le celebrazioni del primo maggio e del venticinque aprile alla prima domenica successiva.
Così come c’è da notare che il pci/pds/ds/pd di cui è segretario ha sempre provocato sollevazioni ogni qualvolta il Cavaliere e il Centro Destra denunciavano quanti, esclusivamente a sinistra e con l’appoggio dei poteri forti annidati nei giornali del grande capitale improduttivo, si prestavano a ostacolare i progetti (di gran lunga più utili alla Nazione delle millantate “riforme” di oggi) che i nostri governi hanno nel tempo proposto (dalla riduzione delle tasse sul reddito, all’abolizione delle tasse di successione e sulla prima casa, alla legge contro la droga e l’immigrazione, fino ad una seria e coerente riforma costituzionale).
E se l’expo milanese fu fortissimamente voluto dal Centro Destra, quando comune, regione e governo erano saldamente nelle mani di Moratti, Formigoni e Berlusconi, CONTRO l’ostruzionismo, le critiche, le ironie della sinistra che non ha saputo fare altro che remare contro, oggi Renzi cerca di metterci il cappello sopra e minaccia sfracelli contro chi osasse opporvisi.
E’ evidente che l’expo è più forte dei continui interventi dei magistrati e il presunto candore dei talebani della lotta alla corruzione.
Come è evidente che Renzi cerchi di attribuirsi meriti che non sono suoi, prevedendone un successo.
Ma, c’è un ma.
E se per caso fosse un flop ?
Ecco allora l’anatema contro chi potrebbe boicottare l’expo.
Ecco il timore, neanche tanto nascosto, che la torrenziale verbosità del piccolo chiacchierone fiorentino cerca di coprire: il fallimento che potrebbe emergere quando le chiacchiere non potranno più coprire tasse, criminalità, deriva morale, perdita di Sovranità, Identità e Indipendenza.
Ed ecco anche la domanda che mi pongo: perchè dovrei collaborare ad un qualsivoglia successo dell’Italia che vorrebbe Renzi ?
Certo, al flop dell’expo non posso contribuire se non, in modo assolutamente marginale, che evotando di andarci e di comprarne i biglietti.
Ma se come me facessero tanti altri Italiani, allora Renzi avrebbe qualche problema.
E nel corso delle nostre attività, sicuramente vi sono tanti altri comportamenti (da quello che si compra a quello che si guarda in televisione o si legge) che possono dare una spintarella al fallimento del parolaio che, da parte sua, continua ad ingannare il prossimo.
Dopo il famigerato “Enrico stai sereno“, è arrivato il “Silvio fidati di me” nell’elezione del presidente della repubblica e in ultimo, scarsamente evidenziato dalla stampa, l’ “Alexis vai avanti” che ha mandato allo sbaraglio Tsipras dopo pacche sulle spalle e regali di cravatte, per poi evitare di prendere posizione a suo favore (al contrario, schierandosi con Berlino) nella battaglia contro la troika.
Ma il più grande numero di ingannati lo troviamo in Italia.
Per quanto tempo riuscirà ad ingannarne così tanti è il dubbio che, probabilmente, inconsciamente lo tormenta e lo riduce alla macchietta del fanfarone tronfio di tante commedie di Plauto (e dei suoi eredi più moderni).

Entra ne