Vite parallele: Mario Monti e Flavio Tosi ?

Mario Monti cerca disperatamente di uscire dall’oblio menando vanto di aver impedito la vittoria di Berlusconi nel febbraio 2013.
In effetti attirando almeno 120mila elettori poco attenti (eufemismo) la lista di Monti ha consentito ai comunisti di conquistare il premio di maggioranza.
Quello stesso premio di maggioranza che ci ha regalato Letta, Napolitano bis, Renzi e Mattarella.
Con quel premio di maggioranza la tassa sulla casa non ha lasciato ed è raddoppiata, sono aumentate le tasse sui risparmi, abbiamo avuto Mare Nostrum e a nostre spese sciamano per l’Italia orde di clandestini, è stata massacrata la legge contro la droga, si vorrebbero introdurre nuove limitazioni alla Libertà di opinione e di pensiero con le leggi asseritamente contro omofobia e negazionismo, si vorrebbe introdurre lo ius soli per gli immigrati, le unioni presunte “civili” per gli omosessuali e i nostri Marò sono ancora sequestrati dagli indiani (uno materialmente, l’altro moralmente).
Francamente non so di cosa possa vantarsi Monti per la sua listina.
Analogamente potrebbe accadere in Veneto se Flavio Tosi perseverasse nel suo atteggiamento, unicamente per mettere i bastoni fra le ruote di Salvini e Zaia.
Vuole Flavio Tosi entrare nell’oblio come un secondo Mario Monti (o Gianfranco Fini o Angelino Alfano) ? 

Entra ne

Una cravatta per Tsipras

Confesso che mi aspettavo molto di piú dai Greci. Sì, sapevo chi è Alexis Tsipras; chi è e da chi è finanziato Syriza, il suo partito. Tuttavia  speravo trovassero la forza e il coraggio della disperazione – di coloro  che hanno toccato il fondo, e pertanto non hanno piú niente da perdere. Vecchi che muoiono come mosche, bambini denutriti, sanità al collasso, donne che muoiono asfissiate per riscaldarsi con impianti non sicuri, o respirando la vernice dei mobili che bruciano, desertificazione dei commerci e delle industrie navali e cantieristiche: questa è solo una minima parte del teatro di guerra greco.   A infondermi quest’esile speranza c’era l’avvicinamento alla Russia –  al fatto che il leader greco neoeletto non volesse saperne di applicare sanzioni anti-Putin, ordinate da Bruxelles.  
I Brics, con in testa Russia e  Cina e  li avrebbero  forse accolti volentieri ed aiutati. E invece no, e invece le cose stanno andando diversamente. In pratica la Grexit non è così vicina e tutto quello che sono riusciti a portare a casa, è un’ulteriore apertura di “credito” (in realtà di  debito) aggiuntivo. In pratica,  se il “nazista” (così lo hanno disegnato i Greci)  sulla sedia a rotelle Schäuble se la ride, significa che altre lacrime, altro sangue attendono il popolo greco. Idem per i sorrisi  cavallini compiaciuti della Lagarde.

Si tratta  di un’estensione degli aiuti per quattro mesi,  una nuova  cravatta (quella che  Tsipras non porta mai) per incravattarsi. E del resto è stato proprio il “ruffiano” Renzi a offrirgli questo dono simbolico. Ruffiano della Merkel e della Troika.
Il primo ceffone sonoro a Tsipras è già arrivato a “sinistra” dall’anziano Manolis Glezos, vecchio eroe della Resistenza ellenica (anni 93) : «Avevamo promesso di mandare a casa la Troika e di stracciare il memorandum e non l’abbiamo fatto – ha scritto dando voce ai mal di pancia che serpeggiano nell’ala più radicale del partito -Chiedo scusa ai greci per aver contributo a illuderli».
Il piano di rassicurazioni a Bruxelles del duo Tsipras-Veroufakis, contiene i soliti luoghi comuni liberisti triti e ritriti: più riforme, più lotta all’evasione, più lotta alla burocrazia, patrimoniale sui grandi redditi (armatori) e altre pinzillacchere simili a  quelle che sentiamo ripetere tutti i santi giorni da Renzi. Brutto segno.

Altro pessimo segno è stato la chiamata a rapporto degli Usa per il tramite del segretario al tesoro Jack Lew  “È il momento di passare ai fatti” ha aggiunto Jack Lew al collega greco. “È il momento di trovare un sentiero costruttivo in accordo con il Fmi e i ministri europei delle finanze” ha ammonito sottolineando come “l’incertezza non è una cosa buona per l’Europa”. Le Borse però credono che alla fine un accordo si troverà ed hanno chiuso tutte in positivo.  E se le Borse non crollano, significa che a capitolare sono loro, i Tsiprioti.

Inutile ricordare come la Grecia sia la porta della Nato sul Mediterraneo nonché  le tragiche conseguenze cui andrebbe incontro, nel caso di un loro cambio di rotta verso i Brics. Ma la tragedia “greca” esiste comunque, nell’aver accettato “l’estensione degli aiuti” e nell’aver fatto promesse elettorali che poi  non potranno mantenere. Ora il giovane Alexis, dovrà vedersela col suo popolo allo stremo.

Hollywood la rossa snobba American Sniper

Qualcuno pensava veramente che quelle m****acce di Hollywood avrebbero premiato “American Sniper” di quel Fascistaccio di Clint Eastwood ????
In cui si raccontano i dubbi, i drammi e le domande intime dell’ unico pacifista che io conosca, e cioè il REDUCE. Che odia la guerra, ma ci va per proteggere quello in cui crede e la propria famiglia. E che vuole vincerla, alla faccia di chi a casa lo contesta e disprezza, da sinistra. Che mostra l’ America migliore, non questa vergognosa del Keniano, ma quella della Frontiera e Confederata (Chris Kyle era Texano…) : quella dei Cani da Pastore. Tra Lupi e Pecore…

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur

Oppure si potrebbe dire che mentre i Turchi assediavano Costantinopoli, vescovi e principi discutevano sul sesso degli angeli.
E’ la situazione che viviamo in Italia e in tutto l’Occidente.
La mancanza di un Capo, perchè tale non è l’abbronzato di Washington, impedisce una decisa reazione all’avanzata del Califfo, contro il quale probabilmente manderanno truppo quando sarà molto più forte, con costi umani e finanziari di gran lunga superiori a quelli che si dovrebbero affrontare oggi.
Ma anche in Italia scontiamo la mancanza di un Capo, perchè tale non è il principino stizzoso e logorroico di Firenze.
Con la complicità dei poteri forti che detengono il potere mediatico (gli stessi che ordirono trame contro il Cavaliere) veniamo bombardati da chiacchiere quotidiani, ripetute e, si sa, una bugia ripetuta centinaia di volta, viene alla fine percepita come una verità.
Cos’ è per le presunte “riforme” istituzionali ed elettorali, il Giobàt, la ristrutturazione di una scuola al giorno, il bonus bebè e la riduzione del peso fiscale.
Balle !
In compenso non sono balle la restrizione della Libertà personale attraverso leggi fiscali repressive e leggi penali che vogliono affiancare alle già esistenti Scelba e Mancino.
E non sono balle le orde di clandestini che, a spese nostre  sciamano per l’Italia, come non sono balle le progressive recisioni delle radici tradizionali della nostra Civiltà che trovano nelle unioni asserite “civili” tra persone dello stesso sesso, il grimaldello che scardinerà l’Ordine morale della Nazione.
Tutte iniziative inutili o anche dannose, che si estrinsecano nella mancata difesa di Roma da un pugno di ubriaconi olandesi da parte di quegli stessi che dovrebbero difenderla dalle ben più organizzate e armate milizie del Califfo che, se e quando arriverà, provvederà lui a mettere tutti d’accordo e sugli attenti.

Entra ne

Ha chiuso Tocqueville. Amen.

Era in crisi da tempo, ora chiude. Lo sbaglio ? 
Lo denunciai da subito: quando la Redazione fu invasa da falsi liberali, radicali e libertari; antifascisti ed antiCattolici. Io e molti d’ area subimmo censure di ogni tipo.
Ed un tizio incominciò la sua scalata verso il Parlamento. Aveva un cognome importante, per Noi di Destra Vera, che avevamo alle spalle gli anni ’70: ADINOLFI.
Ma il vero resta Gabriele. Da sempre vi esorto a diffidare da altri. Che infatti hanno brindato per Mattarella. 
Fummo tacciati di Fascismo e pure socialismo, nonostante io ed altri fossimo spiccatamente antisocialisti e Cattolici. Per loro io coniai uno dei primi miei neologismi: Giovani Tristi. Poi Tocquevillani ed altro.  Perchè mi ispiravano tanta tristezza, per la spiccata passione per la POLTRONA e le BORSE, quelle di pelle. Molti aderirono a FareFuturo, infatti. 
Per me, ed altri, la Politica è sempre stata militanza, lotta, amore, Cameratismo, Parola Data ed Onestà. Non piangerò per la tua chiusura, Tocqueville…

http://www.ilgiornale.it/news/cultura/chiude-laggregatore-liberale-tocquevilleit-1091791.html

Gli imbrogli di fonzarelli continuano…

Nel mille proroghe che si vota al Senato entro l’1 marzo l’esecutivo fa slittare la verifica di requisiti, statuti e rendiconti e ammette all’incasso anche chi non si è mai iscritto al Registro della Commissione di garanzia sul finanziamento di Thomas Mackinson

Per gli adempimenti dei cittadini non c’è storia, rinvio o proroga che tenga. Quando si tratta dei partiti si mobilita addirittura il governo. Tra le mille proroghe dell’omonimo decreto in scadenza al primo marzo in Senato, c’è anche una gentil concessione dei partiti a se stessi sul fronte del finanziamento e delle donazioni private. Se ne fanno carico Matteo Renzi e il ministro Piercarlo Padoan che al testo licenziato alla Camera aggiungono un comma “12-quater” all’articolo uno, quello che dà l’avvio alle mille proroghe. Si scopre così che il governo non ha solo allungato di quattro mesi gli sfratti esecutivi. E non ha congelato solo l’aumento dei contributi per gli autonomi iscritti alla gestione separata Inps. Ha anche dato un “aiutino” ai partiti.

Il comma, quattromila parole in perfetto burocratese, parte da una piccola concessione e in un crescendo arriva al colpo grosso: una sanatoria per i partiti che non risultano in regola con le previsioni di legge in materia di trasparenza e con i requisiti per l’ammissione alle donazioni. Andiamo con ordine. Il primo capoverso guarda al passato. Stabilisce che, visti i tempi di piena funzionalità della Commissione di garanzia – quella che controlla statuti,  trasparenza e conti dei partiti –  “i termini relativi al procedimento di controllo di tali rendiconti relativi all’esercizio 2013 sono prorogati di due mesi”. Sessanta giorni in più rispetto alla scadenza del 15 febbraio, data entro cui la Commissione era chiamata a emanare una relazione sulla conformità della documentazione depositata, sulle spese effettivamente sostenute e sulle entrate percepite nell’anno precedente. Slitta, di conseguenza, anche il termine fissato al 31 marzo in cui i partiti erano chiamati a sanare eventuali irregolarità. E pure il termine, che nella legge era fissato al 30 aprile, entro il quale la Commissione approva la relazione di conformità e la trasmette ai presidenti di Camera e Senato che “ne curano la pubblicazione sui siti internet delle rispettive assemblee”. Così, eventuali guai che dovessero venir fuori si apprenderanno ben oltre i termini, salvo ulteriori dilazioni. Non solo.

Al secondo comma il testo stabilisce che il termine per la presentazione delle richieste di accesso, per l’anno 2015, alle detrazioni di cui agli articoli 11 e 12 del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, e successive modificazioni, “è prorogato al 31 gennaio 2015”. E di che cosa si tratta? Delle detrazioni per le “erogazioni liberali in favore dei partiti” e della “destinazione volontaria del 2 per mille dell’imposta sul reddito” che ha debuttato nel 2014. Evidentemente, qualcuno era in ritardo con i termini. Il ritardo è però sanato, il favore prontamente servito: i partiti potranno incassare le somme anche se la loro posizione non è in regola con i requisiti di legge.

Possibile? Sì, recita il testo: “Hanno accesso ai benefìci medesimi anche qualora non risultino iscritti nel registro di cui all’articolo 4 del citato decreto-legge n. 149 del 2013 alla data del 31 gennaio 2015”. Inutile, dunque, la corsa a regolarizzarsi. La terza proroga è servita, ed ecco la quarta: la deroga vale fino al 31 dicembre 2015. E la domanda è d’obbligo: a che cosa mai servono le “misure per garantire la trasparenza e i controlli dei rendiconti dei partiti”, il relativo “registro” e la speciale commissione in Parlamento? Visto lo scarso valore che gli viene tributato dal governo e dai partiti a poco nulla. La contribuzione volontaria, del resto, ha scontentato tutti: nel 2014 sono stati solo 16.518 gli italiani che hanno devoluto il 2 per mille ai partiti. Non a caso in Parlamento, nel frattempo, sono fioccate numerose proposte di legge per tornare al vecchio ne caro finanziamento pubblico. Nell’attesa, ecco servita la proroga per chi ha problemi con l’incasso.

Fonzarelli e le banche

Popolari, quei tre punti oscuri sul gioco di mano del governo. Il ricorso al decreto legge, i sospetti di insider trading e le strane anomalie I cittadini meritano risposte, non le frasi di circostanza di Palazzo Chigi di Renato Brunetta

Jobs Act e investment compact : siamo tornati all’inglesorum di palazzo Chigi, definito da Guido Rossi ai tempi di D’Alema come «L’unica merchant bank in cui non si parla inglese». Oggi parliamo di Investment compact, balzato agli onori della cronaca per il pasticcio della riforma delle banche popolari. Le «questioni», di metodo e di merito, aperte sono diverse: 1) il ricorso, da parte del governo, allo strumento del decreto legge; 2) il rischio di insider trading e le altre indagini in corso 3) il merito della norma.

IL RICORSO AL DECRETO LEGGE: La vicenda del decreto di riforma delle banche popolari rappresenta o rischia di rappresentare una delle pagine più oscure del governo Renzi. È di venerdì 16 gennaio, a chiusura dei mercati, la prima agenzia di stampa che annuncia l’imminente provvedimento. E la prima informazione ufficiale si riferisce, come affermato dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta in Parlamento, a una comunicazione che il presidente del Consiglio fa al suo partito, nel corso della riunione della direzione del Pd alle 17.30. Appare già strano che su una materia tanto sensibile un presidente del Consiglio decida di anticipare i contenuti e l’uso del decreto legge in una riunione di un club privato. Tanto più che inizialmente la riforma doveva essere prevista all’interno del disegno di legge sulla concorrenza ma, invece, improvvisamente, è diventata particolarmente urgente. Il 20 gennaio il consiglio dei ministri dà via libera al decreto che, effettivamente, contiene la norma che impone alle banche popolari con attivo superiore a 8 miliardi di euro la trasformazione in società per azioni. Il governo, quindi, ha avuto la «sfrontatezza» di imporre per decreto una rivoluzione nella governance di un sistema che, negli anni della crisi e del credit crunch , è stato l’unico a ridare fiducia e credito a famiglie e imprese. Imposizione, quella del governo, priva di presupposti di necessità e urgenza, fondamentali, pena l’incostituzionalità del provvedimento, per poter emanare un decreto legge.

IL RISCHIO DI INSIDER TRADING: Un altro aspetto della vicenda sono gli effetti che la notizia della riforma ha avuto sui mercati finanziari, con rialzi a due cifre di tutte le banche coinvolte. Non può, quindi, passare in secondo piano il dubbio di azioni promosse, in maniera consapevole e attenta, a seguito, evidentemente, dell’entrata in possesso di informazioni privilegiate. Ciò che si prefigura davanti ai nostri occhi e agli occhi dei cittadini è, pertanto, l’immagine di un governo che si presta, di fatto, a varie mani: mani che prendono informazioni, mani che cambiano testi all’ultimo momento, mani che scrivono all’ultimo momento, mani invisibili, mani di fata che, in realtà, hanno un ruolo chiave nell’attività dell’esecutivo.

IL MERITO DELLA NORMA: Come sottolineato più volte dal governo, anche Fondo monetario internazionale, Commissione europea e Banca d’Italia hanno segnalato i rischi che il mantenimento della forma cooperativa determina per le banche popolari maggiori, quali: 1) la scarsa partecipazione dei soci in assemblea; 2) gli scarsi incentivi al controllo costante sugli amministratori; 3) la difficoltà di reperire nuovo capitale sul mercato e, quindi, di assicurare la sussistenza dei fondi che potrebbero essere necessari per esigenze di rafforzamento patrimoniale. In particolare, in un working paper dal titolo «Reforming the Corporate Governance of Italian Banks», il Fondo Monetario Internazionale sosteneva la necessità per le banche popolari più grandi di trasformarsi in società per azioni. Le banche popolari nascono con un raggio di azione limitato ad aree geografiche definite, ma oggi la loro struttura attuale pare, agli occhi del Fmi, inadeguata, in quanto questo tipo di istituto di credito opera a livello nazionale e internazionale, e alcune di esse sono addirittura quotate in Borsa. Secondo il paper del Fondo, la riforma delle banche popolari migliorerebbe la governance di tali istituti.

L’ANOMALIA DELLA SOGLIA DEGLI 8 MILIARDI DI ATTIVO: Ma attenzione, né il Fondo monetario internazionale né la Banca d’Italia individuavano una soglia oltre la quale far intervenire la riforma. Ci si limitava a riferirsi agli istituti di maggiori dimensioni o quotati in Borsa. Quanto all’idoneità della soglia dimensionale prescelta, individuata dal provvedimento normativo in 8 miliardi di euro di totale attivo, il governo giustifica la sua scelta dimensionale come «equidistante tra il gruppo delle banche popolari quotate e il gruppo delle banche popolari più piccole». Tuttavia, tale soglia non trova riscontro in alcuna normativa esistente, primaria o secondaria, nazionale o internazionale. Sarebbe ben più fondato restringere l’ambito di applicazione della norma solo alle banche popolari quotate ed elevare la soglia a 30 miliardi. Una ulteriore soluzione alternativa potrebbe essere anche quella di prevedere una soglia di 20 miliardi di euro per le banche che, a decorrere dall’anno 2014, hanno effettuato acquisizioni e/o fusioni. Inoltre, sempre per queste banche, andrebbe concesso un termine più ampio per adeguarsi alla nuova disciplina, elevando i diciotto mesi attualmente previsti dalla normativa transitoria a quattro anni.

Sul tema delle popolari e sul tema delle riforme, in Europa si discutono dossier da almeno dieci anni. E il tema non è solo italiano, anzi. Non riguarda neanche tanto l’area sud dell’Europa, ma, al contrario, soprattutto l’area nord dell’Europa: quella tedesca e olandese. Il fatto che se ne discuta da almeno dieci anni fa riflettere del perché non si sia ancora deciso in maniera drastica, tranchant, nonostante gli stimoli, gli incentivi, le richieste da parte dell’Unione europea nel merito. Quindi, nulla quaestio sul tema, sul merito del tema, che cioè debolezza, autoreferenzialità, inefficienza siano elementi da trattare e da superare. Il problema è il modo. Noi chiediamo al governo di fare chiarezza in merito alle ombre dell’ insider trading che circondano le vicende che hanno portato all’emanazione del decreto legge di riforma delle banche popolari. Vanno inoltre chiariti quei passaggi che hanno indotto il governo a decidere di procedere su un tema così delicato e complesso con lo strumento del decreto legge, tra l’altro proprio in un lasso di tempo in cui la presidenza della Repubblica era vacante. In sintesi, il Paese non solo vuole chiarezza, ma anche una buona riforma che non distrugga o porti alla svendita di una cultura economica e finanziaria che è patrimonio del paese. La chiarezza non è certamente venuta da Matteo Renzi, nella sua ultima performance a Porta a Porta, quando si è limitato a dire alcune ovvietà (chi deve pagare paghi, chi è responsabile risponda, ecc.: concetti più degni di Chance, il giardiniere dello strepitoso Peter Sellers). Caro Renzi-Chance, la moglie di Cesare non solo deve essere onesta, ma anche apparire tale.

Magistratura e clandestinità

Magistrati di Area: “Via le pene per i clandestini e viaggi più sicuri per i migranti”. Mentre l’Italia è sotto la minaccia dell’Isis e della polveriera libica per i magistrati adesso è tempo di aprire le porte Sostieni il reportage di Ignazio Stagno

“È urgente portare l’esperienza italiana di Mare Nostrum nelle nuove iniziative europee, a partire dall’attuale Triton, con risorse più consistenti, un ambito di operatività più esteso e l’esplicito riconoscimento anche della finalità di soccorso dei migranti in acque internazionali. E occore al più presto abrogare il reato di immigrazione clandestina, retaggio inutile di una visione panpenalistica del fenomeno immigrazione, tutta rivolta a soddisfare presunti bisogni securitari e che oggi costituisce solo un intralcio all’accertamento dei gravi reati che vedono i migranti irregolari in veste di vittime”. Ad affermarlo i magistrati di Area, il gruppo al quale aderiscono Magistratura democratica e Movimento per la Giustizia – art.3, nelle conclusioni del seminario nazionale “L’immigrazione che verrà”, svoltosi a Catania, sostenendo che “accoglienza, solidarietà e sicurezza si tengono insieme”. Insomma di fatto i magistrati chiedono al governo di spalancare le porte all’immigrazione proprio nel momento in cui l’Italia è sotto minaccia dell’Isis che tra i suoi piani ha pure quello di spedire verso le nostre coste cellule terroristiche infiltrate tra i barconi.

Ma come se non bastasse i magistrati chiedono pure condizioni di viaggio più sicure per gli immigrati: “L’instabilità della situazione politica di molte parti dell’Africa e del Medio Oriente continuerà a generare nell’immediato futuro imponenti flussi migratori, spontanei e pressoché incoercibili, verso l’Europa: moltitudini umane in fuga dai conflitti per la sopravvivenza fisica e l’affermazione di condizioni di vita di essenziale dignità. Occorre quindi indirizzare la politica italiana ed europea verso soluzioni che permettano di assicurare condizioni di viaggio e di accoglienza dignitose e sicure, evitando la speculazione di gruppi criminali che, sfruttando il bisogno di migrare, mettono in pericolo la vita dei migranti esponendoli a inutili tragedie umanitarie”. Infine sulla crisi libica e sull’Isis affermano: “Questa minaccia, però, non va confusa con il rischio che tra i migranti vi siano soggetti radicalizzatisi in contesti di conflitto, per i quali sono comunque necessarie misure atte alla prevenzione e al controllo. La minaccia terroristica non deve essere strumentalizzata per finalità di politica interna. Essa è una minaccia seria e reale e richiede – come già in passato di fronte al terrorismo interno – saldezza morale, coraggio e unità del Paese”.

Il mondo è dei furbi


De Benedetti fattosi cittadino svizzero, perché là si pagano tasse sul reddito più basse. Gino Paoli che vi esporta illegalmente i proventi delle serate alle Feste dell’Unità pagatigli in nero, manovre che gli hanno comunque consentito di non dichiarare quelle entrate nel mod.740, così da fargli risparmiare almeno il 43% di tasse. Cos’hanno costoro in comune col PCI, ora PD? Eppure vengono da questo partito osannati come loro porta bandiere. Il primo è addirittura il loro tesserato n.1. Eppure, come si vede, i due ne hanno escogitate tante per evadere o quanto meno eludere il fisco di questo stato.
Poi, però, al rovescio della medaglia, un disabile, che non ha alcuna possibilità di evadere od eludere il fisco, dallo stesso stato è costretto a pagare l’IVA del 22% per la manutenzione di un servoscala che per lui è d’importanza vitale.
Siamo agli antipodi del mondo dei due personaggi di cui sopra, è un mondo che gira alla rovescia.
I due non hanno proprio niente in comune con i comunisti vecchio stampo, così come lo erano stati mio padre e mio suocero: si rivolterebbero nella tomba, nel sentire queste storie. E come questi due non si fanno ritegno nel farsi chiamare comunisti o di sinistra, così non se ne fanno tantissimi altri personaggi del mondo dello spettacolo, degli intellettuali, e di tanti altri mondi.
Tommaso Campanella, filosofo calabrese vissuto a cavallo dei secoli XVI e XVII, e quindi quando il comunismo era ancora molto di là da venire, nel saggio La Città del Sole, traccia un’idea di come avrebbe dovuto essere il comunismo. 
Eppure questo De Benedetti ha la tessera n.1 del PCI, mentre l’altro ne è stato addirittura deputato. Dovrebbero quindi essere tra coloro che dovrebbero occuparsi delle classi più disagiate, essere quindi coloro che dovrebbero mettere tutti i propri beni in comunità con gli altri. E invece? Ma tant’è, per tanti gonzi creduloni basta che questi abbiano la loro etichetta per farli sentire dei loro. Più gonzi di così, si muore!

Vogliono arrivare a Roma

L’Isis ha ufficializzato il suo “arrivederci a Roma”.
Penso solo che dovrebbero fermarli gli stessi che non sono stati capaci di fermare un gruppo di tifosi olandesi ubriachi.
Per fortuna abito a Bologna.

Entra ne