Mutande in faccia, bocciato l’emendamento sui vitalizi

Vitalizi, la Camera boccia emendamento taglia-pensioni dei parlamentari. Solo M5S e Fratelli d’Italia a favore del testo di Scelta Civica per far percepire, con effetto retroattivo, assegni più leggeri ai parlamentari. 366 onorevoli votano no. Solo 98 i favorevoli di Antonio Pitoni e Giorgio Velardi

La Casta del vitalizio colpisce ancora. E può continuare a dormire sonni tranquilli. Questa mattina, nel silenzio generale, la Camera ha infatti bocciato un emendamento alla riforma costituzionale proposto dal deputato di Scelta Civica Andrea Mazziotti. Respinto con 366 voti contrari, il testo avrebbe consentito di intervenire, con effetto retroattivo, per rideterminare secondo criteri di equità anche l’assegno pensionistico degli ex parlamentari, compresi quindi quelli che già percepiscono il vitalizio.

PRIVILEGI PERENNI – Oltre a Scelta Civica, soltanto Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia si sono espressi a favore dell’emendamento, che alla fine si è fermato ad appena 98 voti. Insufficienti, ovviamente, a contrastare l’esercito dei difensori del diritto, o meglio, del privilegio acquisito. “In questo momento di riforma del sistema, l’approvazione di questo emendamento sarebbe stato un segnale importante. Purtroppo ha prevalso la scarsa voglia dei singoli partiti di affrontare lo schieramento trasversale dei vitalizi e dei privilegi che ha rappresentanti un po’ ovunque”, ha spiegato Mazziotti a ilfattoquotidiano.it, ricordando che il suo emendamento riproponeva di fatto una proposta di legge costituzionale portata avanti dal sottosegretario Enrico Zanetti (Scelta civica).

CONFLITTI DI CASTA – “Il più grande conflitto di interessi dei parlamentari si manifesta, come in questo caso, quando devono decidere dei loro stipendi o delle loro pensioni”, ha osservato il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (M5S), firmatario di un emendamento molto simile a quello di Mazziotti, che non è stato ancora esaminato. “Del resto, abbiamo un presidente della commissione Cultura come Giancarlo Galan che, pur avendo patteggiato la pena, continua a percepire lo stipendio – prosegue il componente del direttorio 5 Stelle – come pure, ad intascare l’assegno da deputato continua anche Francantonio Genovese del Pd. Casi di fronte ai quali i partiti non dicono una parola. Finché non li manderemo a casa tutti i numeri, purtroppo, saranno questi”.

E NOI PAGHIAMO – Quello dei vitalizi degli ex parlamentari è un salasso da 230 milioni di euro l’anno, che grava sulle tasche dei cittadini. Una lunga lista di 2.450 “fortunati” che ogni mese intascano, tra ex deputati ed ex senatori, assegni che i comuni mortali possono solo sognare. “Un voto che testimonia, ancora una volta, l’incapacità di questo Parlamento di dare un segno di umiltà”, commenta Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che ha sostenuto l’emendamento Mazziotti. “Un voto che fa il paio con la legge che porta il mio nome per tagliare le pensioni d’oro e che è stata praticamente ammazzata – prosegue l’ex ministro della Gioventù – quando si tratta di colpire le pensioni da 1.400 euro sono tutti d’accordo, quando invece si tratta di colpire i privilegi ci si vergogna un po’”.

A VOLTE RITORNANO – Non è comunque la prima volta che la Casta salva se stessa. Il 21 settembre 2010 fu l’allora deputato dell’Italia dei valori Antonio Borghesi a proporre in Aula l’abolizione del vitalizio di parlamentari ed ex parlamentari. La proposta venne respinta: dei 525 deputati presenti in Aula al momento della votazione solo 22 votarono a favore della proposta contro i 498 che, invece, espressero parere contrario. Compresi gli allora esponenti del Pd che, nella precedente legislatura, erano in coalizione proprio con l’Idv. E visto l’esito della votazione di oggi, pure il secondo emendamento presentato da Mazziotti per estendere l’abolizione dei vitalizi anche ai consiglieri regionali (il testo sarà esaminato in Aula tra lunedì e martedì), sembra già destinato alla bocciatura. Insomma anche stavolta chi sperava in un segnale in controtendenza è rimasto deluso. A festeggiare, invece, è sempre la Casta.

Salva renzie?

Riforma Pa, M5S: “Nel ddl norma che salva Renzi dall’accusa di danno erariale”. Secondo i deputati grillini un emendamento sulla responsabilità amministrativo – contabile dei dirigenti presentato dal relatore Giorgio Pagliari (Pd) è “costruito ad arte per mettere fine ai guai giudiziari del premier”, sotto processo per danno davanti alla Corte dei Conti per vicende che risalgono a quando era presidente della provincia di Firenze. E anche Il Sole 24 Ore si chiede quanto ampia sarà questa “esimente politica”

Un emendamento “salva-Renzi” nella legge delega sulla riforma della pubblica amministrazione. A denunciarlo, chiedendo a premier di “fare immediatamente chiarezza”, è il MoVimento 5 Stelle, secondo cui la proposta di modifica in materia di responsabilità dei dirigenti presentata nei giorni scorsi dal relatore del provvedimento Giorgio Pagliari (Pd) “a prima vista farebbe pensare all’ennesima legge ad personam”, “costruito ad arte per mettere nuovamente fine ai guai giudiziari del premier Renzi”. In particolare il processo per danno erariale in corso davanti alla Corte dei Conti, che al premier contesta la nomina di quattro dirigenti nel periodo in cui era presidente della Provincia di Firenze e “reiterate irregolarità contabili” nei bilanci del comune di Firenze quando ne era sindaco.

L’emendamento incriminato prevede “il rafforzamento del principio di separazione tra indirizzo politico-amministrativo e gestione e del conseguente regime di responsabilità dei dirigenti, anche attraverso l’esclusiva imputabilità agli stessi della responsabilità amministrativo-contabile per l’attività gestionale”. Secondo i 5 Stelle, ne deriva che “per ogni danno erariale provocato da un ufficio e/o ente pubblico, la responsabilità esclusiva ricade solo e soltanto sul dirigente stesso e non su chi è a capo dell’ufficio preposto”. Interpretazione su cui, pur lasciando un punto di domanda sull’effettiva portata di questa estensione della separazione tra responsabilità dei politici e dei dirigenti, concorda anche Il Sole 24 Ore. Che in un articolo dal titolo Riforma Pa, spunta la sanatoria per i sindaci nota come nella giurisprudenza della Corte dei conti sia “costante l’applicazione della “esimente politica”, che esclude dalla responsabilità ministri o amministratori locali per scelte che sono il frutto diretto del loro ruolo”. La nuova norma, quindi, “sembra puntare quanto meno ad allargare il raggio d’azione di questa esimente. Di quanto?”, si chiede il quotidiano di Confindustria.

I deputati grillini, invece, hanno pochi dubbi: “Renzi potrebbe essere esente da qualsiasi responsabilità come presidente della Provincia di Firenze e potrebbe far ricadere tutto sulle spalle dei dirigenti e il processo a suo carico automaticamente potrebbe essere cancellato con un tratto di penna”, scrivono sul sito del gruppo alla Camera. Ricordando che la Corte dei Conti  “contesta a Renzi la categoria di inquadramento di quattro persone nello staff” per “un danno erariale di circa 816mila euro”. Vicenda per la quale il 5 agosto 2011 il premier è stato condannato in primo grado (la prossima udienza è stata fissata per il 15 luglio). “La Corte prevede il pagamento di una somma totale di 50mila euro, di cui 14mila a carico di Renzi, i restanti a carico di venti persone fra colleghi di Giunta e funzionari”, ma “alla fine del procedimento, e nonostante la condanna, Renzi attribuisce la responsabilità delle assunzioni contestate dalla Corte dei Conti ai funzionari della Provincia” e “impugna in appello la sentenza. La Corte dei Conti riapre il caso con una prima udienza che si è svolta a settembre 2014″. C’è poi il caso relativo al bilancio del Comune di Firenze negli anni 2012-2013, cioè “proprio sotto l’amministrazione Renzi”, che presentava “una reiterata irregolarità contabile” legata sempre ad assunzioni che andavano oltre le possibilità del bilancio del Comune.

Tornando ai sospetti di una norma ad personam, il M5s sostiene che già “a giugno 2014 compare la bozza del decreto sulla P.A. con il primo tentativo dell’attuale governo di infilarci una norma ‘salva Renzi’. Colto con le mani nel sacco, il governo affida allo staff di Palazzo Chigi il dietrofront: ‘C’è un errore, lo faremo sparire’”. “Se vogliamo credere che la prima volta si è trattato di un errore in buona fede, questo secondo tentativo, a distanza di così poco tempo, insospettisce e non poco. Per questo – concludono i 5 Stelle – chiediamo al premier Matteo Renzi di fugare ogni dubbio sul fatto che questa norma possa andare, anche indirettamente, a cancellare il suo processo, sanando così i suoi guai con la giustizia”.

Eh, poveraccio, lontano da casa…

20 minuti di terrore in treno: senegalese violenta una 22enne. La ragazza di Bergamo violentata sul regionale per Milano. Prima di andarsene il clandestino le ruba pure l’iPhone di Sergio Rame

Venti minuti di terrore. Il regionale per Milano una gabbia da cui è impossibile scappare. E lei, una ragazza di soli 22 anni di Bergamo, nelle viscide mani di un senegalese che, dopo averle fatto violenze sessuali di ogni tipo, le porta pure via l’iPhone. Tuttavia, proprio grazie alla rapina del telefonino, gli uomini della mobile di Bergamo sono riusciti a boccare in stazione, mercoledì sera, Modou Niang Ndir, 32enne clandestino con una sfilza di alias e precedenti per violenza sessuale. Nei pantaloni del senegalese gli agenti trovano uno dei coltelli da cucina che aveva puntato contro la ragazza. Le violenze e la rapina risalgono allo scorso 12 dicembre. Modou Niang Ndir è alto un metro e 85: blocca la ragazza puntandole un coltello e, come ricostruito da Madddalena Berbenni sul Corriere della Sera, “le mette le mani ovunque e la costringe a baciarlo”. Un incubo che va avanti per 20 minuti. Poi, il senegalese si fa consegnare l’iPhone 6 e se ne va. Grazie alla rapina, però, la procura di Monza, che raccoglie la denuncia della 22enne, riesce a risalire a Modou Niang Ndir che non sostuisce la sim. Dall’analisi dei tabulati telefonici emerge che il cellulare viene venduto per 300 euro a un marocchino. Lo scambio avviene al mercatino dell’usato di Cormano. Attraverso le utenze telefoniche, gli agenti riescono comunque a risalire a Modou Niang Ndir. Lo arrestano mercoledì scorso, intorno alle 21. Come racconta il Corsera, “è stato rintracciato nella zona della stazione ferroviaria di Bergamo proprio mentre stava per prendere il treno”. Adesso un coltello da cucina a lama liscia e una bomboletta al peperoncino illegale.

Non c’è nulla di serio nel governo Renzi

Renzi e la Boschi dichiarano che la riforma elettorale è “seria”.
Purtroppo nel governo del parolaio fiorentino non c’è nulla di serio.
A cominciare dalla legge elettorale che, con tutti i suoi quorum, è scritta appositamente per poter meglio imbrogliare i gonzi che credono alle chiacchiere del fiorentino.
Un autentico marchingegno infernale costruito per creare una maggioranza parlamentare in barba alla volontà popolare.
Così come non è serio un governo che all’indomani dello scippo referendario perpetrato da quindici parrucconi ai danni della Sovranità Popolare, fa dire al suo ministro del lavoro (proveniente dalle coop rosse) che la legge Fornero deve essere modificata sennò si crea un problema sociale.

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Il caso Houellebecq e la distopia di Sottomissione

Chi cerca nel libro di Michel Houellebecq “Sottomissione”, un’invettiva  contro l’islam alla Fallaci è sulla falsa pista. Non è nemmeno un’analisi sull’islamizzazione in Europa alla Bat Ye’or autrice di “Eurabia”.

Sottomissione (Soumission), uscito durante gli attacchi terroristici di Parigi (una pubblicità involontaria, di cui l’autore avrebbe forse fatto a meno) non è un testo “islamofobo”. E

Il Renzusconi è realtà

Nel momento in cui scrivo sembra che il Renzusconi abbia travolto ogni ostacolo e proceda verso il traguardo.
Come ebbi già modo di scrivere, il Cavaliere, dopo tutte le persecuzioni subite, ha il pieno diritto a perseguire il suo tornaconto personale (semprechè non sia una mera illusione …) , mentre noi abbiamo il diritto e il dovere di restare fedeli ad un progetto di società che, oggi, trova in Salvini e nella Meloni gli interpreti più compatibili.
Salvare il fondoschiena a Renzi, prima che lui lo abbia salvato a Berlusconi, è una emerita fesseria.
Che, temo, il Cav pagherà in termini di consenso politico, travolgendo anche persone di valore come la Gelmini, nonostante la quotazione in crescita da alcuni giorni del titolo Mediaset.

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Sottomissione di Houellebecq

Chi cerca nel libro di Michel Houellebecq “Sottomissione”, un’invettiva  contro l’islam alla Fallaci è sulla falsa pista. Non è nemmeno un’analisi sull’islamizzazione dell’Europa alla Bat Ye’or autrice di “Eurabia”.
Sottomissione (Soumission) non è un testo “islamofobo”. E tuttavia è un romanzo “disturbante” che non saprei come classificare. Distopico? Fantapolitico? Metafisico?  E’ scritto in uno stile volutamente dimesso e disadorno, come dimesso e sciatto si presenta Houellebecq (capigliatura trascurata e pure senza denti), ma certamente funzionale alla distopia di una Francia dilaniata da guerre civili nell’anno 2022
Il Front National è da tempo il primo partito, assestandosi oltre il 30%, ma la sua ascesa al potere è fermata da sempre nuove “coalizioni repubblicane” che ricompattano destra UMP e sinistra socialista (ai minimi storici) nella sacra alleanza contro i “fascisti”. È andata così nel 2017, che ha riconfermato un governo socialista ridotto a lumicino in una nazione sempre più di destra e gelosamente conservatrice. Questa la cornice storico-politica nel quale si muovono i personaggi. 
I personaggi (in particolare il protagonista di 44 anni) sembrano uomini un po’ catatonici senza qualità particolari. Del resto nella sovracoperta del libro è scritto “Ero un uomo di una normalità assoluta”. L’uomo assolutamente normale che tuttavia vive suo malgrado, vicende ben poco normali è François un docente universitario di letteratura, studioso di Huysmans l’autore del celebre “A’ rebours” (“Controcorrente”, o “A ritroso” a seconda delle traduzioni), già libro di culto di Oscar Wilde.
Le lotte politiche, gli attacchi dei salafiti, i disordini di piazza hanno il sopravvento sulle persone, e le persone quando si incontrano è di questo che parlano, come fossero deprivate di un vero destino. E’ come se la politica (o meglio, la malapolitica) dell’Unione Europea avesse strappato la storia, il tempo e le giornate alla gente comune. I media mainstream in realtà hanno sostituito la letteratura, la pubblicità e i suoi slogan ha preso il posto della poesia, il microonde, della buona gastronomia, i supermercati delle botteghe artigiane e storiche, il pc o gli smartphone, hanno fatto a pezzi la vera comunicazione. François non cucina mai: scalda a microonde cibi preconfezionati.  Del resto non ha una famiglia alle spalle. Non vive storie sentimentali, ma sessuali. Sesso consumato tra un corso e l’altro e raccontato in modo esplicito e perfino sgradevole. Se non c’è quello reale, c’è quello virtuale su You Porn. O bazzica siti web di inserzione per rimorchiare escort. Alla fine del corso universitario, la lei in oggetto, per una ragione o per l’altra sparisce. In questo scenario desolante e precario avvengono tumulti e scontri interetnici che se non si ha la chance di vedere dal vivo, non vengono mai ripresi dai media mainstream. Parigi non è sicura, come non sono sicure molte delle capitali europee. Abitare in un quartiere cinese, è considerato il massimo della sicurezza, perché lì in questa enclave, le altre etnie non si azzardano a penetrarvi. In tutta questa precarietà e insicurezza i personaggi come François e i suoi colleghi docenti, sembrano gli ultimi a rendersi conto di quanto avviene realmente.
Molti ebrei , tra i quali Myriam una delle studentesse amanti di François, hanno optato per l’Aliyah (il ritorno) in Israele. Il che suona strano al protagonista: lasciare un paese come la Francia nel timore di correre ipotetici pericoli, per emigrare in un paese dove i pericoli erano reali. Ma “Israele era in guerra sin dalla propria origine, e gli attentati e gli scontri sembravano inevitabili, e comunque non impedivano di godersi la vita”.
In mezzo a questo sfacelo, che ha il suo culmine fra lotte di movimenti identitari  situati a destra del Front National, contro gruppi di immigrati, con sparatorie e morti (puntualmente censurate dai media), ecco affacciarsi gradualmente una nuova forza politica in qualche modo “pacificatrice” e perfino “unificante”.

E’ emerso sulla scena politica, il partito dei Fratelli musulmani, con a capo l’ambizioso Mohammed Ben Abbes, leader con la faccia da “simpatico droghiere tunisino”. Questa terza forza fa da traino al cupio dissolvi della vecchia guardia socialista di Hollande, che si allea con lui insieme al centro di Bayrou, in posizione subordinata, pur di non favorire il Front di Marine Le Pen.

Ben Abbes ha studiato all’Ena (prestigiosa scuola per preparare la classe dirigente francese) e il suo progetto è simile a quello dell’imperatore romano Augusto. Non è un predicatore fanatico ma uomo colto, sempre pronto al dialogo, che prende le distanze dalle violenze e si rende protagonista di un progetto di governo “credibile”.  Mostra di sapersi comportare come un vero statista. Sotto la sua guida, la Francia riacquista serenità, crescita, aumento di PIL, vigore intellettuale e sociale.  Piano piano, tutti gli stati arabi della sponda sud del Mediterraneo vengono ammessi nella  Ue. Del resto esisteva già l’Union des Peuples Mediterranéens, proprio per pervenire a questo scopo. La sede della commissione europea viene simbolicamente spostata a Roma, quella del Parlamento ad Atene. La lingua francese diventa lingua veicolare per gli scambi commerciali, rinvigorita dai ritrovati buoni rapporti col mondo arabo e Parigi, la vera capitale d’Europa. Insomma, più che una colonizzazione, si tratta di una trasferimento dei poteri.
Piovono ovviamente petrodollari dall’Arabia Saudita e da altre petromonarchie,  per la Sorbona e per le scuole francesi. Di fronte a denari (tanti) e a stipendi da Mille e Una notte, anche all’esangue François, che perde il posto a causa del passaggio di poteri durante la fase di transizione, non gli resta che convertirsi. Riacquisterà il suo incarico con stipendio superiore al precedente.  Si converte di buon grado,  anche perché il Corano  promette delizie poligamiche che servono a restituire ai fiacchi occidentali, la virilità perduta: una donna matura in cucina, una giovanissima a letto e altre figure femminili intermedie per ogni esigenza. Le varie Aisha, Malika, Kalida, Fatima ecc. prendono il posto di donne occidentali belle, sexy ed emancipate al lavoro, ma stanche e isteriche quando rientrano a casa.  Tutte armi convincenti per imporre la “sottomissione”. Presto molti docenti universitari francesi si “convertono” per emulazione collettiva e  per inseguire i loro tornaconti. Economici e non…

Se Houellebecq voleva fare una critica radicale ad un’Europa, e in particolare, ad una Francia senz’anima e cedevole, ignava e “collaborazionista” nel suo ceto borghese decadente e fiacco, ci è riuscito. Il laicismo e l’ateismo sono, come ho spesso ricordato, “contenitori vuoti” incapaci di ricucire ogni coesione sociale, specie di fronte alle sfide globali, ad una minaccia come l’islam, e al comunitarismo in generale.
Meno convincente, quando vuole descriverci la palingenesi del suo protagonista dopo la “conversione” : l’incarico  di pubblicazioni prestigiose presso la  collana editoriale Pléiades su Huysmans ottenuto per mezzo di Robert Rediger,  un rettore ex identitario di destra,  convertitosi all’islam; lo stipendio maggiorato, ma soprattutto le tre ancelle velate che gli ronzano amorevolmente intorno prodigandogli ogni cura,  dopo che alla grande moschea di Parigi ha pronunciato le formule di rito “Testimonio che non c’è divinità se non Dio (Allah) e che Maometto è il suo profeta”.
Resta da vedere:  
a) per quanto tempo le donne arabe avranno voglia di “sottomettersi” ai loro uomini-sceicchi, accontentandosi di preparare gustose focaccine.
 b) se sarà così facile convertire a questo stile di vita le attuali donne europee.

Ma questo ovviamente è un altro libro.


«Se si vuole continuare a essere misogini con la benedizione dei sostenitori del politicamente corretto, l’islam alla Houellebecq è la soluzione»,conclude nell’intervista sottostante Michel Onfrey.

Qui l’interessante intervista di Stefano Montefiori a Michel Onfrey sul libro “Sottomissione“:

http://www.navecorsara.it/wp/2015/01/05/leuropa-sottomessa-oggi-ai-mercati-domani-allislam/#more-70818

A giorni il romanzo di Gaetano Rizza: Nato negli anni Cinquanta

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Un romanzo scritto da  Gaetano Rizza, che ne ha curato la formattazione del testo, l’impaginazione e le immagini di copertina.

Il libro è pubblicato in self-publishing: la soluzione che non accetta compromessi né condizioni da nessuno.

Gaetano Rizza

A giorni il romanzo di Gaetano Rizza: Nato negli anni Cinquanta

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Contro la legge Fornero, ciccia…

Fornerendum di Marco Cedolin

Diciamocelo in tutta franchezza, quanti di noi credevano seriamente che i camerieri posti a dirigere la colonia Italia, per conto delle grandi banche internazionali, della cricca Usraeliana e di un’altra dozzina di entità sovranazionali, avrebbero permesso la cancellazione della riforma Fornero, una delle pietre miliari su cui si regge l’intero progetto UE di riduzione in schiavitù di chi in Italia ci vive? Spero pochi, magari molto giovani e ancora refrattari alla disillusione, oppure scarsamente informati sulle dinamiche attraverso le quali il potere protegge e preserva sè stesso ad ogni costo… L’istituto del referendum, in Italia, ha cessato di avere un senso (ammesso che l’abbia mai avuto) dopo le consultazioni degli anni 70/80 su divorzio, aborto ed energia nucleare. Consultazioni che (a prescindere da come la si pensi) affrontavano temi di grande peso, pur proponendosi, almeno nei primi due casi, di ratificare un qualcosa che ormai stava prendendo piede a livello internazionale. Dopo il 1987 l’istituto del referendum ha perso qualsiasi residua valenza (ammesso che potesse esistere) che gli si volesse attribuire. Gli unici quesiti ammessi, dalla magistratura che di fatto governa per conto terzi la politica di questo paese, hanno riguardato questioni di nessuna importanza, spesso espresse in maniera cervellotica, con l’unico scopo di fare restare a casa la gente.

Dal 1995 in poi, infatti, tutti i referendum accettati e portati alle urne, non hanno neppure raggiunto il quorum necessario a renderli validi, ad eccezione di quelli del 2011, dove si prendeva letteralmente la gente per il naso, chiedendole di pronunciarsi su nucleare ed acqua pubblica, ben sapendo che in Italia neppure un folle avrebbe immaginato di tornare seriamente all’atomo, mentre le aziende pubbliche, che gestiscano l’acqua o i rifiuti, sono in realtà dei soggetti privati quotati in borsa, come Hera, A2A e via discorrendo. Insomma i referendum in Italia vanno bene per chiedere agli italiani di pronunciarsi sulla fecondazione eterologa (argomento pregnante e ampiamente conosciuto all’interno delle famiglie), sull’assegnazione del premio di maggioranza alla lista più votata, anziché alla coalizione (tema esiziale per la sopravvivenza di tutti noi), sull’abolizione della quota proporzionale nelle elezioni della Camera dei deputati (che avrebbe cambiato certamente le nostre vite), ma non sicuramente per discutere delle pensioni di noi tutti.

Il solo pensiero di mettere in discussione la riforma Fornero, espressamente dettata dalla BCE e finalizzata a privarci tutti di una pensione e del diritto a godere di un futuro, sarebbe una bestemmia in sè inaccettabile. Il solo fatto che Salvini (magari anche per fini elettorali) abbia potuto immaginare di farlo e 3 milioni di italiani abbiano osato sottoscriverlo, rappresenta un enorme abominio. Delle vostre pensioni e del vostro futuro non dovete decidere voi, ci penserà il governo, se necessario e con il permesso della BCE, a correggere eventualmente qualche punto della legge, se mai lo riterrà necessario. Siamo tutti Charlie Hedbo e molto di più Fantozzi, perché continuiamo ad ostinarci a credere che la mano che ci bastona possa anche darci una carezza, mentre dopo il bastone non può arrivare altro che un manganello, magari griffato Eurogendfor.

Un mondo a torso nudo

Immagino un mondo a torso nudo, da addome disarmato, senza più videocontrollo né bestemmie di martiri, né santi eserciti che offendono la fede, con violenza, da sindrome compulsiva … solo i nostri muscoli flaccidi, da mostrare come una buffa corazza, e smettere di fare la faccia cattiva, tanto nessuno più ci crede … un mondo […]