Storace denuncia (finalmente) Vauro per “istigazione a delinquere”.

Leggo che Francesco Storace oggi ha denunciato il vignettista rosso Vauro per “istigazione a delinquere”. Questo dopo il litigio alla faziosa trasmissione Anno Uno dove, durante una violenta aggressione verbale, il noto estremista antifascista si era lamentato che gli assassini rossi che spararono al politico romano durante gli Anni di Piombo, “non avessero mirato meglio”. 
Come si vede, nonostante la tarda età del personaggio, la sua carica di odio che lo accompagnerà fino alla tomba non accenna a diminuire. Questa è la sinistra italiana.

Fonzie, altra figuraccia.

Il governicchio di fonzie prima fa una cosa giusta, precettando i ferrovieri rossoguidati.
Poi, per tenersi buoni i comunisti, ci ripensa. Perdendoci la faccia… 
A casa, lui e Marino !

Peso el tacòn del buso

Oggi sciopero generale.
Ieri il governo voleva mostrare i muscoli e Renzi ha mandato allo sbaraglio Lupi che ha precettato i ferrovieri.
La veemente reazione della Camusso ha portato il povero Travicello Lupi a revocare la precettazione, cercando di salvare la faccia con la riduzione di un’ora dello sciopero.
Nonostante tutte le smargiassate di Renzi, la cgil comanda ancora la sinistra.
Renzi aveva sbagliato ad ordinare la precettazione.
Ma la revoca della precettazione è ancora peggio.
Almeno serve a far capire a chi ancora non ha aperto gli occhi quanto poco valore abbiano le chiacchiere di Renzi.

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Il problema è l’antipolitica…

Giorgio Napolitano: “Critica alla politica è degenerata in patologia eversiva”. Il Capo dello Stato parla del decadimento del sistema politico e chiede di colpire infiltrazioni e corruzione. Ma se la prende con giornali e opinion makers. E dice: “Mai come nello scorso biennio metodi di intimidazione fisica in Parlamento”. Errore storico: non ricorda i tumulti del 1953, a pochi mesi dalla sua elezione alla Camera di F. Q.

“La critica della politica e dei partiti, preziosa e feconda nel suo rigore, purché non priva di obiettività, senso della misura e capacità di distinguere è degenerata in anti-politica, cioè in patologia eversiva”. Parola di Giorgio Napolitano. Contro le infiltrazioni criminali nella politica e il degrado di quest’ultima. Ma anche contro chi critica la politica, anche se malata: quindi organi di stampa, opinion makers e alcuni esponenti politici ‘non allineati’ come Beppe Grillo e Matteo Salvini. E non risparmia, leggendo fra le righe, un cenno apparentemente destinato all’operato di Matteo Renzi quando, al termine del suo intervento, invita e tenersi ben lontani dai “senza speranze” (chiaro il riferimento a M5s) e ai “banditori di smisurate speranze”. Il presidente della Repubblica ha utilizzato il palco di una manifestazione all’Accademia dei Lincei per dire la sua, seppur indirettamente e non facendone mai il nome, sull’operazione della Procura di Roma che smantellato la cosiddetta mafia capitale e le sue innumerevoli entrature nelle istituzioni. Non solo. Napolitano ha attaccato anche chi spara a zero sui partiti sull’onda dello sdegno. Per Napolitano, “non deve mai apparire dubbia la volontà di prevenire e colpire infiltrazioni criminali e pratiche corruttive nella vita politica e amministrativa”. Ciò non toglie, ha aggiunto il Capo dello Stato , che “è ormai urgente la necessità di reagire” ad una certa anti-politica, “denunciandone le faziosità, i luoghi comuni, le distorsioni impegnandoci su scala ben più ampia non solo nelle riforme necessarie” ma anche “a riavvicinare i giovani alla politica”.

“Anti-politica è la più grave delle patologie” – Napolitano, ovviamente, non ha potuto non registrare che è in atto una crisi “che ha segnato un grave decadimento della politica, contribuendo in modo decisivo a un più generale degrado dei comportamenti sociali, a una più diffusa perdita dei valori che nell’Italia repubblicana erano stati condivisi e operanti per decenni”. Da qui il proliferare dell’antipolitica, che per il presidente della Repubblica è “la più grave delle patologie” con cui un Paese civile deve fare i conti. Più della corruzione, più delle organizzazioni malavitose nelle istituzioni. Non solo. Per Napolitano, negli ultimi tempi, sono dilagate nei confronti della politica e delle istituzioni “analisi unilaterali, tendenziose, chiuse ad ogni riconoscimento di correzioni e di scelte apprezzabili, per quanto parziali o non pienamente soddisfacenti”. Una azione, ha sottolineato il capo dello Stato, cui non si sono sottratti “infiniti canali di comunicazione, a cominciare da giornali tradizionalmente paludati, opinion makers lanciati senza scrupoli a cavalcare l’onda, per impetuosa e fangosa che si stesse facendo, e anche, per demagogia e opportunismo, soggetti politici pur provenienti della tradizioni del primo cinquantennio della vita repubblicana“.

“Anti-politica mischiata ad anti-europeismo” – Da qui l’appello per “una larga mobilitazione collettiva volta a demistificare e mettere in crisi le posizioni distruttive ed eversive dell’anti-politica” e “insieme sollecitare un’azione sistematica di riforma delle istituzioni e delle regole che definiscono il profilo della politica”. A chi è rivolto l’invito del presidente? “A tutte le componenti dello schieramento politico“. A sentire il capo dello Stato, inoltre, ultimamente stanno emergendo “svalutazioni sommarie e posizioni liquidatorie” rispetto all’Unione Europea: “Gli ingredienti dell’anti-politica si sono confusi con gli ingredienti dell’anti-europeismo” è l’allarme lanciato da Napolitano, secondo cui a creare questa situazione “hanno contribuito miopie e ritardi delle istituzioni comunitarie insieme a calcoli opportunistici degli Stati membri“.

“In Italia gruppi politici o movimenti poco propensi a comportamenti pienamente pacifici” – Il presidente della Repubblica, poi, ha sottolineata l’esistenza di “un rischio di focolai di violenza destabilizzante, eversiva, che non possiamo sottovalutare” e che non si possono ricondurre soltanto alla crisi e al malessere sociale. Anzi. A sentire il capo dello Stato oggi ci sono “magari al di fuori di ogni etichettatura di sinistra o di destra, gruppi politici o movimenti poco propensi a comportamenti pienamente pacifici, nel perseguire confuse ipotesi di lotta per una ‘società altra’ o per una ‘alternativa di sistema’. Virus di questo genere – ha detto Napolitano – circolano ancora in certi spezzoni di sinistra estremista o pseudo rivoluzionaria, e concorrono ad alimentare la degenerazione del ricorso alla violenza, mascherato da qualsiasi fuorviante motivazione“. Un rischio, insomma, di focolai di violenza “destabilizzante, eversiva, che non possiamo sottovalutare, evitando allo stesso tempo l’errore di assimilare a quel rischio tutte le pulsioni di malessere sociale, di senso dell’ingiustizia, di rivolta morale, di ansia di cambiamento con cui le forze politiche e di governo in Italia devono fare i conti“.

“Mai come nello scorso biennio metodi di intimidazione fisica in Parlamento” – L’analisi e la critica del Capo dello Stato poi si è spostata sui giovani rappresentanti delle istituzioni, che devono impegnarsi “a servizio del Parlamento e del Paese, impedendo l’avvitarsi di cieche spirali di contrapposizione faziosa e talora persino violenta”. Loro, per Napolitano, devono invece alimentare “ragionevoli speranze per il futuro dell’Italia”. Anche perché “mai era accaduto”, come nel biennio scorso, l’avvio “in Parlamento di metodi e atti concreti di intimidazione fisica, di minaccia, di rifiuto di ogni regola e autorità, di tentativi sistematici e continui di stravolgimento e impedimento dell’attività legislativa delle Camere”.

L’errore storico di Napolitano: dimentica i tumulti al Senato per l’approvazione della legge Truffa – Su quest’ultima presa di posizione, però, Giorgio Napolitano ha commesso un errore storico. Di episodi di intolleranza parlamentare (e massmediatica) sono pieni gli archivi di Stato e dei giornali. Uno in particolare, poi, ha caratteristiche cronologiche di importanza strategica per la carriera del presidente della Repubblica: datato marzo 1953, ovvero a pochi mesi dal suo esordio in Parlamento come deputato (giugno 1953). Il riferimento è ai tumulti nell’aula del Senato in occasione dell’approvazione della cosiddetta Legge Truffa, ovvero il nuovo sistema di voto voluto dalla maggioranza democristiana e che prevedeva l’assegnazione del 65% dei seggi alla Camera al partito o alla coalizione che avesse racimolato più del 50% dei voti validi. A Palazzo Madama fu bagarre: dopo oltre 70 ore di seduta, scoppiò una rissa (durata oltre 40 minuti) di proporzioni memorabili. Protagonisti gli esponenti del Pci e del Psi, entrambi contrari alla forzatura dell’esecutivo De Gasperi. Aneddoti passati alla storia della Repubblica. Come quel “Lei non è un presidente, è una carogna! Un porco!” urlato da Sandro Pertini all’indirizzo del presidente del Senato Meuccio Ruini. O come l’aggressione verbale del comunista Elio Spano ad un giovanissimo Giulio Andreotti: “Dopo il voto avrete un nuovo piazzale Loreto!” era la minaccia di Spano, con il Divo che, nella pioggia di oggetti lanciati dai banchi della sinistra (ringhiere divelte e sportelli sfasciati: all’epoca si quantificò il danno in un milione di lire), aveva provato a proteggersi indossando a mo’ di casco un cestino per la carta straccia. Il giorno successivo, i giornali rincararono la dose, pubblicando articoli e titoli dai toni a dir poco incendiari. L’Unità evocò il gergo mussoliniano e il primo discorso del Duce alla Camera da premier”, paragonando il Senato a un “bivacco di vecchi democristiani”. Il socialista l’Avanti! non fu da meno, parlando del presidente Ruini come di un “cadavere vivente, sacco gonfio di vanità”. Pezzi, insulti e minacce di un’Italia in bianco e nero che ha dato spunto a molti scrittori (Tumulti in aula di Sabino Labia e Lei non sa chi ero io! di Filippo Battaglia), ma che Napolitano non cita. Eppure, quei momenti, il capo dello Stato li ha vissuti in prima persona e in forma interessata: già militante del Partito comunista, venne eletto deputato proprio in seguito a quei tumulti.

Grillo: “Attento Napolitano o ti denunciamo per vilipendio a M5s” – L’attacco del Capo dello Stato ha provocato la reazione di Beppe Grillo. “Napolitano deve stare molto attento, rischia che lo denunciamo per vilipendio del Movimento” ha detto il leader del M5s lasciando il Senato. Sulla stessa linea d’onda anche altri esponenti grillini. “E’ vergognoso che il presidente sia entrato a gamba tesa sulla nostra conferenza sul referendum antieuro tacciandola di antipolitica, mentre resta in silenzio sulla vicenda di ‘Mafia capitala’ e sui due partiti infestati dalla corruzione” ha detto la senatrice Barbara Lezzi. Più politica la presa di posizione di Nicola Morra: “Napolitano sollecita noi ma non ha nulla da dire sullo strumento scelto per combattere la corruzione da questo governo. Siamo subissati dai decreti legge – ha aggiunto il senatore M5s – e Napolitano ne fa ogni volta un monito: ma una volta che davvero serviva un decreto, come sull’anticorruzione, la risposta del governo sono quattro ddl“.

Quelli puliti

“Dai rom ai voti gonfiati, nel mio Pd un sistema schifoso”. ESCLUSIVO Dopo il terremoto dell’inchiesta “Mafia Capitale”, Tommaso Giuntella al Giornale.it ammette che nel partito ci sono troppe irregolarità. Dai voti comprati alle tessere gonfiate, fino ai rom in fila ai seggi: ecco tutte le porcherie del Pd romano di Francesco Curridori

Mafia Capitale, il commissariamento, ma non solo. Sono giorni di grande tensione per il Partito democratico romano. Tommaso Giuntella, 30 anni, dopo aver perso il congresso cittadino, nel 2013 è diventato il presidente del Pd capitolino. Giuntella, che aveva fatto parte dello staff di Bersani per le primarie del 2012, ha tentato di scalare le vette del Pd capitolino sfidando il renziano Tobia Zevi e l’ormai ex segretario Lionello Cosentino, l’uomo che Matteo Orfini è stato chiamato a sostituire. Da un’intercettazione dell’inchiesta su Mafia Capitale risulta che Salvatore Buzzi avrebbe rassicurato Massimo Carminati sull’esito di quelle votazioni dicendo: “Stiamo a sostene’ tutti e due … avemo dato 140 voti a Giuntella e 80 a Cosentino”. A queste implicite accuse Giuntella spiega al Giornale.it di essere estraneo ai fatti, ma denuncia un sistema interno pieno di irregolarità.

Perché allora è stato fatto il suo nome nelle intercettazioni? “Probabilmente si è trattato di accordi tra quelli che mi sostenevano e che volevano fare bella figura facendo vedere che erano in grado di portarmi tanti voti. Forse erano proprio 140 dipendenti di Buzzi iscritti al Pd che avevano avuto l’ordine di votarmi ma nessuno sapeva che quella cooperativa fosse così zozza”.

Durante quel congresso però vi furono delle irregolarità che lei stesso denunciò? “Sì, ci sono stati circoli con 40 iscritti in cui votarono più di trecento persone e quartieri come Testaccio dove io presi solo 10 voti contro i 300 di Cosentino ma non gliene voglio fare una colpa. Probabilmente anche per lui qualcuno ha agito alle sue spalle”.

E questo come è stato possibile? “È successo per colpa delle regole che lasciavano la libertà di iscriversi al partito anche venti minuti prima del voto e questa cosa ha falsato soprattutto il congresso dei circoli frequentati di solito da 40 o 50 persone al massimo. È stato triste vedere vincere qualcuno soltanto perché all’ultimo minuto è riuscito a portare al voto 300 iscritti”.

Allora qual è stata l’irregolarità più eclatante? “A Casal Bertone la mia candidata aveva vinto per una manciata di voti. Il giorno dopo trovò la serratura del circolo cambiata e un cartello con scritto: “Circolo del Campo dem”, l’associazione dell’europarlamentare Goffredo Bettini (che all’epoca sosteneva Cosentino ndr), colui che dal ’93 a oggi ha sempre avuto un ruolo da protagonista nella scelta dei candidati sindaco del centrosinistra anche se poi tende a lavarsene le mani…”

All’epoca di quel congresso il Presidente del partito a Roma era Eugenio Patanè, ormai ex consigliere regionale dem, indagato nell’inchiesta su Mafia Capitale. Crede che fosse implicato anche in quelle irregolarità? “Non lo so, io non seguivo molto le vicende locali del partito”.

Ma lei vide dei rom ai seggi per eleggere il segretario o per scegliere il candidato sindaco? “Li vidi alle primarie per il sindaco e denunciammo anche la cosa. Era ben strano che un rom arrivasse al seggio con 20 euro, si facesse la tessera e votasse per eleggere il futuro candidato primo cittadino della Capitale ma le regole lo consentivano”.

E i rom votarono per Marino? “I rom hanno votato anche per David Sassoli che era appoggiato dall’ex capogruppo in Campidoglio Umberto Marroni ( figlio di Angiolo Marroni, garante dei detenuti del Lazio ndr), amico di Buzzi, il quale ha puntato su entrambi i candidati così da sentirsi al sicuro chiunque vincesse.”

Quindi, come direbbe Veltroni, è colpa dei signori delle tessere? Tessere che Orfini ha ridotto da 16 a novemila… “No, non è colpa delle tessere ma di un sistema schifoso e aberrante che ha permesso di iscriversi fino a un minuto prima del voto. I signori delle tessere in passato hanno sostenuto anche Veltroni e ci saranno sempre finché vi sarà un partito liquido e scalabile da furbi in cui le persone contano più delle idee…”

Ma dopo questo scandalo Marino si dovrebbe dimettere? Non è lui che ha nominato Walter Politano, il capo dell’anticorruzione al Campidoglio? “No, Marino deve continuare per non darla vinta a chi voleva cacciarlo. Politano lui non lo conosceva, è stato messo lì dalle correnti ma non sapeva che noi l’avevamo cacciato dal Primo Municipio perché non ci piaceva il suo modo di lavorare.”

Le bollette degli zingari

L’avevo letto in una rassegna stampa e benissimo ha fatto Elly a riprendere il pezzo perchè è emblematico di come, per anni, in ossequio ad un malinteso senso di ospitalità, di antirazzsimo (sic !) e di tolleranza, alcuni individui abbiano svenduto dignità e istigato a perseverare in  comportamenti disonesti (da parte di chi veniva beneficiato violando la legge).
Abbiamo assistito a sentenze che mandavano assolti zingari ed immigrati che commettevano reati, con le motivazioni più assurde, come la loro “cultura”, la loro “natura”, la loro “educazione”.
Adesso leggiamo che con il sindaco di sinistra Zanonato gli zingari avevano un ottimo rapporto, mentre con l’attuale sindaco di Padova, il leghista Bitonci, minacciano violenze personali perchè chiede loro di pagare le utenze.
Un po’ come a dire che chi paga il pizzo ha un ottimo rapporto con la mafia e non gli succede mai nulla di male.
Ma se gli zingari non pagavano le bollette a carico di chi venivano posti i costi (non da poco) delle utenze consumate ?
A carico nostro, pagati con le nostre tasse.
Altrettanto dicasi delle case occupate, alle quali dovrebbero, immediatamente, tagliare acqua, luce e gas: scommettiamo che la proprietà verrebbe resa ai legittimi titolari molto presto e senza interventi della Forza Pubblica ?
Ancora una volta è quanto mai attuale Catone: fino a quando tollereremo questo stato di cose che ci penalizza e ci costa ?
E fino a quando potremo accettare che chi è preposto a difendere i Valori, la Legalità e la Proprietà sia bloccato da impedimenti politici ?
E fino a quando vogliamo aspettare, in assenza di un’azione della Forza Pubblica, prima di agire direttamente per porre fine ad un simile scempio della convivenza civile ?

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La Coop sei… Lui: George Soros

Leggo su più siti web che George Soros, già condannato in contumacia dalla Malaysia per aver intentato speculazioni fraudolente, già proprietario del fondo speculativo Quantum delle Antille è diventato azionista al 5% della Coop. Beh, che c’è di strano? Soros è un finanziere-filantropo specialista in porte girevoli del potere, in doppi e tripli ruoli, in doppiogiochismi, pertanto è più che naturale che metta lo zampino in una grande holding come la Coop.

Con un tempismo perfetto a pochi giorni dalla nomina di Giuliano Poletti, già presidente di Legacoop a ministro del Lavoro, il finanziere di origini ungheresi, George Soros, ha comprato il 5% di Immobiliare grande distribuzione, diventando il terzo azionista della società, nata dal conferimento di una fetta del patrimonio di Unicoop Tirreno e Coop Adriatica. 

E così il fondo Quantum Strategic Partners, gestito dal Soros Fund Management, ha rilevato tutte le azioni proprie in portafoglio, il 3,15% di Igd. La notizia è stata diffusa ieri ma l’investimento è stato fatto il 28 febbraio, sei giorni dopo che Poletti era diventato ministro. Sempre il 28 Unicoop Tirreno ha venduto al fondo del finanziere l’1,8% del capitale, scendendo dal 14,9% al 13,1%. Primo azionista di Igd resta Coop Adriatica con il 43,5%. (fonte La Stampa del 4/3/2014)
Una piccola radiografia dell’uomo dalle cento vite definito il capo incontrastato dell'”Impero del Male”. Nel 1970 fu uno dei co-fondatori del Quantum Fund insieme a Jim Rogers. Il fondo ebbe un rendimento del 3.365% nei successivi 10 anni (42,5% ogni anno per 10 anni), e creò la base della fortuna di Soros. Pare abbia  un acuto interesse per la filosofia, e la sua visione filosofica è influenzata fortemente da Karl Popper, suo insegnante alla London School of Economics (la prestigiosa scuola in odore di massoneria fabiana). Il suo Open Society Institute è stato così chiamato dopo il lavoro in due volumi di Popper. Nel suo libro The Open Society and Its Enemies (La società aperta e i suoi nemici) asserisce:  Sono un uomo di Stato senza Stato. Nel realismo della geopolitica, ormai gli Stati sono fatti solo di interessi e non di principi. Io allora sono un capo con solo i principi e senza interessi”.  
A partire dal 1979, egli ha distribuito 3 milioni di dollari l’anno a movimenti di dissidenti tra i quali il movimento Solidarność in Polonia, Carta 77 in Cecoslovacchia e Andreij Sakharov nell’Unione Sovietica. Nel 1984, egli ha fondato il suo primo Open Society Institute in Ungheria e fatto affluire milioni di dollari per il finanziamento di movimenti di “opposizione e media indipendenti”.

Fin dalla caduta dell’Unione Sovietica, il finanziamento da parte di Soros per cause “progressiste e anti-imperialiste” ha continuato ad avere un ruolo importante nei paesi dell’ex blocco sovietico. Il suo finanziamento e organizzazione della Rivoluzione delle Rose in Georgia è stato ritenuto cruciale ai fini del successo della stessa da osservatori sia Russi che Occidentali, nonostante Soros abbia dichiarato che il suo ruolo sia stato “largamente sopravvalutato”(quanta modestia!). Soros traccia una distinzione tra l’essere un operatore nel mercato e il lavorare per cambiare le regole che gli operatori devono seguire. Sembra non avere problemi nel continuare ad adoperarsi per perseguire il suo proprio interesse economico, affiancando a questo un’attività di lobbying tesa ad una drastica revisione del sistema finanziario globale. In risposta alle accuse di essere personalmente responsabile di molteplici disastri finanziari, tra cui quelli di Regno Unito, dell’Italia, dell’Europa dell’Est, della Thailandia e della citata Malaysia, ha dichiarato: “Nella veste di operatore di mercato non mi si richiede di preoccuparmi delle conseguenze delle mie operazioni finanziarie.”. Un modo elegante per dire “io sono io e voi non siete un caxxo”. 

I suoi critici affermano che Soros eserciti un’irregolare  (?) influenza sui mercati valutari per via del Quantum Fund, il fondo speculativo di investimento privato di sua proprietà. Al pari di molti grandi hedge fund, questo ha sede sociale in un paradiso fiscale, nello specifico Curaçao, nelle Antille olandesi.

In un’apparizione dell’agosto 2004 al Chris Wallace’s FOX News Sunday  il portavoce del Parlamento statunitense Dennis Hastert, affermava, “Non conosciamo l’origine del denaro di George Soros. Non sappiamo da dove venga, né dove vada. Se, parte del denaro di Soros viene dall’estero. Potrebbe provenire da traffico di stupefacenti. Non abbiamo idea da dove provenga”. (In realtà si sa benissimo che sugli stupefacenti Soros ci lucra).

E da noi in Italia, Soros? Il 30 ottobre 1995 a Bologna gli fu conferita la laurea honoris causa (era al governo la coalizione dell’Ulivo di un Prodi che aspirava già a far parte dell’Ulivo Mondiale). E’ stata la servile risposta dei nostri governanti a quella terribile speculazione intentata sulla lira nel 1992.

A Udine di recente, fumogeni e striscioni che criticano la giuria del Premio Terzani per averlo assegnato a George Soros, ovvero al magnate della finanza internazionale ritenuto “reo di avere speculato contro i popoli e a vantaggio del sistema finanziario globale”. Questa la protesta inscenata da attivisti di Casa Pound all’esterno del Giovanni da Udine mentre era in corso la cerimonia di premiazione. Ma a parte qualche sporadico petardo, per Soros in Italia ci sono tappeti rossi, tant’è vero che avrebbe voluto comprarsi il Roma (inteso come squadra di calcio), (ma in fondo anche Roma, città che adora). 
All’estero e nel mondo l’operato di Soros sembra quasi l’Impero di Carlo V: non tramonta mai il sole e il suo denaro non dorme mai. Forte è la sua influenza nel governo Poroshenko in Ucraina e nel colpo di stato che ha destituito Yanukovic, come ha egli stesso ammesso alla CNN. Frattanto il governo attuale in Ucraina, diventa, grazie a lui,  un laboratorio di colonizzazione finanziaria :

Il Parlamento di Kiev ha approvato la nomina di un’americana, di un lituano e di un georgiano nella compagine governativa.

Il ministro delle Finanze sarà la statunitense Natalia Jaresko, che è di origine ucraina, amministratore delegato di un fondo di investimenti del gruppo Horizon Capital.

Il portafoglio all’Economia andrà al banchiere lituano Aivaras Abromavicius, partner della società di investimenti East Capital, che ha lavorato in Ucraina negli ultimi 20 anni, dopo aver ricoperto incarichi al Dipartimento di Stato americano.

Infine alla sanità andrà l’ex ministro georgiano Alexander Kvitashvili, che è stato ministro della Salute e del Lavoro nel governo di Tbilisi.

Ai tre nuovi ministri stranieri il presidente Poroshenko ha concesso a tamburo battente la cittadinanza ucraina proprio in vista del loro imminente ingresso nel governo di Kiev. (…)

Sempre in questi  il presidente ucraino Petro Poroshenko ha promesso in parlamento un decreto “per concedere la cittadinanza ucraina agli stranieri che combattono” nel sud-est al fianco delle truppe di Kiev contro i miliziani separatisti e “gli aggressori russi”.  (fonte Sole 24 ore).




E a proposito di Ucraina, mi vengono in mente certe curiose analogie: l’utilizzo dei nazisti al servizio dei cervelloni CIA, delle rivoluzioni in outsourcing e ong sorosiane, laggiù in Americrajana, e l’utilizzo dei “fascisti” in Italia a Roma per  coprire il marcio ultra trentennale “rosso” (da Rutelli a Veltroni) delle coop relative a quell’accoglienza diventata invasione  degli immigrati. C’è  sempre qualche “fascistone” becero e stupidotto che si presta a rendere daltoniche e magari perfino “nere” le operazioni relative all’ingresso dei “migranti” in Italia.
L’immigrazione massiva? Ma come non lo sapevate? E’ un fenomeno “fascista” e la sinistra non c’entra. O se c’entra, è solo per fare del Bene agli Italiani, sempre più in miseria e  stranieri in patria. E’ sempre per il Bene universale (Common Good) se i reati di furto, scasso, rapine, e occupazioni abusive delle case vengono depenalizzati, per far largo all’ “Open Society” dell’insana utopia sorosiana.  Più aperti di così, se more. Oh Yeah!

Prima di Babbo Natale passa Dracula Fisco

Siamo a una settimana dalla scadenza del 16 dicembre che mi sembra stia passando molto, troppo in sordina per non disturbare il manovratore, chiacchierone di Firenze.
Eppure entro il 16 dicembre dovremo saldare Tasi, Tari e Imu, almeno come privati e non so quanti altri balzelli per i vari adempimenti fiscali che ci sono richiesti.
Ogni tanto si legge che la tassa sulla casa (tutte quelle voci colpiscono il bene primario della casa) da Monti a Renzi è quadruplicata.
E sarà ancora peggio, se li lasceremo “lavorare”, quando andranno a regime i nuovi estimi.
Una volta dicembre era il mese della tredicesima da spendere per i regali (e sappiamo che fare un regalo fa spesso più piacere di riceverlo).
Oggi, grazie a Monti, Letta e Renzi, la tredicesima è utile solo per saldare le tasse.
E in prospettiva (marzo) ci sono altri cinque-sette miliardi da trovare per far contenta Frau Merkel e gli altri burocrati europei.
Quanto ancora vogliamo sopportare tutto ciò senza reagire ?

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Devono pagare pure le bollette… poverini!

I nomadi accusano Bitonci: “Ci fa pagare pure le bollette”. I nomadi accusano il sindaco di Padova: “Zanonato era un amico, ora dobbiamo pagare le bollette”. Poi passano alle mincacce: “Chi ci crea problemi non esce vivo” di Giovanni Masini

Fumo e fiamme sono state viste levarsi dal campo nomadi di Mortise, alle porte di Padova. Era lunedì pomeriggio, poco dopo le 16, quando la polizia e i vigili del fuoco sono dovuti intervenire per sedare un principio d’incendio che sembrerebbe essere stato di origine dolosa. Gli abitanti del campo, come racconta il Gazzettino, hanno da subito puntato il dito contro attentatori “esterni”, intenzionati a spaventarli con un atto intimidatorio. I sinti, spiega il quotidiano veneto, sostengono di aver visto un furgone bianco avvicinarsi al campo, alcuni ragazzi scendere ed appiccare le fiamme alle sterpaglie ai confini dell’accampamento. La conclusione che ne traggono è facilmente immaginabile: “Si tratta di un raid razzista”. Un’ipotesi che secondo i sinti sarebbe suffragata dall’incendio di un cassonetto, sempre nella stessa zona, risalente ad appena pochi giorni fa. E dal campo nomadi i giovani sinti accusano anche la politica: “Abbiamo sentito dire in televisione che ci sono persone pronte a darci fuoco anche se poi finiscono in galera”, commenta un ragazzo dell’accampamento parlando al Gazzettino.

E in cima alla lista degli obiettivi della contestazione c’è il sindaco leghista del capoluogo euganeo, Massimo Bitonci: “Zanonato era un bravo sindaco, era oro, ci ha dato spazio, ci mandava la ghiaia per il campo, ci aiutava. Avevamo l’elettricità e il resto, con Bitonci abbiamo dovuto fare l’allacciamento all’Enel e pagare le bollette.” E ancora: “Noi lavoriamo col ferro, siamo in regola con la partita Iva ma la gente dice che gli zingari sono tutti ladri. Noi siamo zingari tranquilli, ma se uno venisse nel campo a creare problemi, non ne uscirebbe.” Parole che proprio non sono piaciute al primo cittadino, subito pronto a riprenderle sul proprio profilo Facebook con la denuncia delle “minacce contro me e i Padovani” e gli hashtag #orabasta e #cambiamopadova.

Delrio vs. Merkel

Lui è il sottosegretario tuttofare, tutto dire, tuttologo di Renzi (quello che furono Amato per Craxi o Gianni Letta per Berlusconi).
Lei la cancellierona della Bundesrepublik.
Lui sembra uscito da un digiuno prolungato, mentre lei da un opulento banchetto.
Delrio (che il sistema di scrittura del computer continua a correggermi in “delirio) osa contraddire Sua Cancellierona Merkel.
Però incappa in una topica che svela tanto del passato.
Delrio infatti afferma che il debito pubblico italiano è pienamente sostenibile e non falliremo.
Bene, se è pienamente sostenibile con 2200 miliardi di debito, allora nel 2011, quando rovesciarono (ligi agli ordini della cancellierona) Berlusconi vivevamo nell’oro, visto che il debito era “solo” di 1900 miliardi.
Quindi non solo il rovesciamento del Cav fu fondato su una menzogna economica – finanziaria, ma chi ha preso il suo posto (senza ottenere il voto degli Italiani) ha solo peggiorato la situazione.

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