La dissoluzione dietro le parole di Renzi

Il problema non è la legge elettorale, ma le due altre devianti e devastanti proposte: unioni “civili” che significa il “matrimonio” degli omosessuali e la modifica della Bossi-Fini che significa “porte aperte” all’invasione degli immigrati.
Renzi non se ne rende conto, ma chi lo ha imboccato su quei temi gli ha fatto proporre la dissoluzione dell’Italia, sotto ogni profilo.
Allora sì che tornerebbe ad essere solo una espressione geografica.



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Amami Alfredo (anche se nero)

 
 Sì lo so, c’è di peggio di quanto sto per raccontare. L’obiezione me la faccio da me. Ci sarebbe da parlare dei pedaggi autostradali rincarati del 8% dal miserabile Lupi,  ministro ciellino delle Infrastrutture, vendutosi alle “larghe intese”. Ci sarebbe da far rilevare quei mille e 400 euro in più rispetto allo scorso anno che ci rastrelleranno dalle nostre tasche. Ce ne sarebbero delle cose… 
Però intendo soffermarmi sul concerto di Capodanno alla Fenice di Venezia, col quale la tv di stato ha aperto l’anno nuovo.
Nel guardarlo ho pensato che non si può  più dare per scontato un bel nulla, nemmeno il fatto che il ruolo di Alfredo Germont ne La Traviata di Giuseppe Verdi, sia interpretato da  un tenore italiano e bianco. E difatti lo hanno fatto interpretare da un tenore statunitense nero. Vi risulta che il libretto di Francesco Maria Piave  scritto per la musica del nostro esimio italianissimo Verdi e  ispirato al romanzo francese “La dame aux camélias”, fosse stato ideato per la società multikulti? A me proprio no.
Ormai che la lirica e i suoi teatri italiani siano completamente in mano agli stranieri è cosa arcinota (impresari, registi, direttori d’orchestra e pure cantanti).  Tanto per fare un esempio recente, il direttore d’orchestra del teatro della Fenice  del concerto di Capodanno è un 29enne venezuelano a nome Diego Matheuz.
Mi è capitato di vedere un compare Turiddu de La cavalleria rusticana interpretato da un  tozzo coreano che faceva smorfie facciali impossibili per interpretare il nostro bel canto italiano.
Intendiamoci, nulla da ridire sulla preparazione lirica del tenore afroamericano Lawrence Brownlee, ormai conteso dai teatri  di tutto il mondo, che interpretava, per l’appunto, il ruolo di Alfredo in alcune note romanze durante il concerto alla Fenice. Ma che effetto farebbe se tenori e baritoni bianchi e italiani si mettessero a interpretare “Porgy and Bess“, l’opera che George Gershwin ha scritto specificamente per i neri d’America e che descrive la vita negli slum degli afroamericani  a  Charleston (Carolina del Sud) all’inizio degli anni trenta?
Ci vuole tanto ad applicare un minimo di rigore storico, filologico e musicale, rispettando quell’eredità   artistica che noti  musicisti e librettisti ci hanno tramandato?

Presto ne vedremo delle belle: un’opera italiana intera e non solo qualche romanza, con opportuni “inserimenti” (si dice così) di melting pot nel cast artistico. A quel punto se Alfredo è negro (o nero come impone la correctness), lo dovrà essere anche suo padre Giorgio Germont, che fa il baritono. E se non lo si trova, lo si dovrà tingere di nero per coerenza.
Ed ecco allora l’aria: “Dov’è mio figlio? / più non lo vedo/ In te più Alfredo – trovar non so “,  suonare derisoria. Quasi una barzelletta! Eppure il colore del figlio dovrebbe essere più che evidente. A meno di non essere daltonici.
Gli inglesi fecero molto più rumore di quanto non facciamo noi,  per la banale faccenda degli “idraulici polacchi”. Perché noi Italiani ci facciamo portare via anche quelle carriere e quelle professioni in cui siamo forti e famosi nel mondo? 

Nulla è mai per caso.  E’ un modo, anche questo,  per farci digerire fin già in apertura d’anno,  la purga dello “ius soli”, dei “nuovi italiani” (chiunque lo può e deve diventare), del meticciamento  universale e del “mercato globale” anche di quelle prestigiose carriere artistiche tradizionalmente made in Italy. Frattanto…

 

Libiamo, libiamo
 ne’ lieti calici,

che la bellezza infiora;
e la fuggevol’ora
s’inebrii a voluttà

…sì, purché non sia un amaro calice.

NON SE NE PUO’ PIU’: A CASA ANCHE LA KIENGE!

Qualche mese fa, pur dissociandomi dagli attacchi razzisti di cui era stata oggetto, avevo già attaccato la Kienge (NB: mi rifiuto di chiamarla Ministro della Repubblica Italiana), che aveva subito iniziato il suo mandato propagandando idiozie come quella dello Jus Soli e si era fin da subito dimostrata di parte, difendendo solo e sempre i diritti degli immigrati, senza mai spendere una parola per i tanti, troppi italiani, che quotidianamente sono vittima della delinquenza straniera. Ricordo inoltre che la Kienge, come ci ha giustamente ricordato Magdi Allam,

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/magdi-ex-cristiano-allam-azzanna-la-kienge-litalo-congolose-ha-giurato-il-falso-sulla-55291.htm ,

in barba alle leggi italiane e a un minimo di buon senso, si era perfino vantata di sentirsi forse più congolese che italiana.

Temevo dunque, in ossequio al vecchio proverbio che recita “Il buongiorno si vede dal mattino”, che la Kienge avrebbe ben presto dato pessima prova di sé.

Ma quanto, non l’avrei mai immaginato!..

Co il 93% di assenze alla Camera, sempre in giro per l’Italia con scorta e due auto blu, viene definita “Il peggior ministro di sempre”, ormai perfino da esponenti del suo partito, sia pure ancora a voce bassa:

http://bastacasta.altervista.org/p8028/

Che dire poi dell’arroganza con la quale proclama che nel 2014 lo “Jus Soli” sarà legge dello stato? Non fa un po’ a pugni con la prudenza e quel minimo di cultura giuridica che dovrebbe dimostrare chi ricopre cariche così elevate? Forse sarebbe opportuno spiegare alla Kienge che le leggi, fino a prova contraria, le fa il Parlamento, non la volontà di un qualsiasi ministro in carica. Impari dunque la differenza fra garantire una cosa e auspicarla, dunque anche ad usare correttamente la nostra lingua.

E che dire delle sue richieste, demenziali in una nazione dove centinaia di persone perdono casa e lavoro ogni giorno, di dare alloggi gratuiti ai soliti Rom?

Ma il colmo dell’improvvisazione e della faccia tosta la Kienge l’ha dimostrata con la faccenda degli Italiani trattenuti in Congo con i loro bambini adottivi: al suo ritorno dalla missione nel suo Paese si era detta sicura che il problema era ormai risolto, questione di giorni e gli italiani sarebbero tornati a casa con figli adottivi. Sono passati quasi due mesi e i nostri concittadini sono ancora lì, per giunta in condizioni di grave rischio data la situazione di guerra civile in atto a Kinshasa.

Andrebbe ricordato alla Kienge che la sua collega Cancellieri è stata chiamata a riferire in parlamento in merito ai suoi rapporti con i Ligresti, così come la sua ex collega Josefa Idem, per una banale storiella di evasione fiscale, ha dato prontamente le dimissioni.

Bazzecole, rispetto a quanto accade in Congo, dove c’è in ballo la pelle di decine di persone che vanno in Africa per fare del bene, vengono trattati con prepotenza, nel più assordante e vergognoso silenzio del nostro governo di pecore. Il quale, non bastasse la storia dei Marò in India, si fa prendere a pesci in faccia pure in Congo.

E la Kienge che fa?

Non solo non si dimette, ma si guarda bene dal fornire spiegazioni sul suo fallimento faciloneria e passa la patata bollente alla Bonino. E’ anzi notizia di oggi che, sullo scandalo dei genitori e bambini in Congo, si è arrivati addirittura a chiedere il silenzio stampa, il che mi puzza tanto di censura…

Se Renzi, neo-segretario del PD, vuole davvero rottamare gli inefficienti e gli scalda-poltrone, includa nel gruppo anche la Kienge e la porti alle dimissioni.

Sarebbe un ottimo modo di iniziare l’anno nuovo, ma temo che il parolaio di Firenze se ne guarderà bene: la paura di sembrare razzisti quando si criticano gli extracomunitari è ancora un tabù troppo radicato nella sinistra e tra i cattolici. Che non hanno ancora capito che proprio questa acquiescenza nei confronti degli immigrati è una forma di razzismo ancora più grave: potrebbe essere giustificata nei confronti di bambini o minorati mentali, non nei confronti di persone delle quali si continua a predicare l’eguaglianza di diritti e doveri!

Giustificare sempre gli immigrati quando vivono nell’illegalità, significa pertanto trattarli da babbei o, se si preferisce, da eterni “poveri negri”, troppo spesso con la loro tacita complicità di comodo.

Anche la Kienge, spiace dirlo, non fa eccezione in questa logica perversa: anzi, continua a sguazzarci beatamente, prima lamentandosi degli insulti razzisti ma continuando poi imperterrita a proclamare i suoi slogan pro-immigrazione, senza rispetto per quest’Italia che tanto le ha dato in termini di prestigio e responsabilità.

E che continua a pagarla lautamente, mantenendo a nostre spese una florida, ben pasciuta e ancora riverita moralista da un tanto al kilo .

Il bla bla del Colle

Naturalmente non ho ascoltato Napolitano, confermando una scelta che risale ai tempi di Scalfaro e che ho il piacere di vedersi allargare anche con sempre maggiori inviti a spegnere quella voce.
Non posso però impedirmi di ascoltare, io che la radio la tengo accesa in permanenza quando sono in casa, le marchette che i valletti di regime della rai di stato fanno, con una sperticata apologia delle banalità (quanto sincere non lo so e non ci giurerei) espresse dal Colle.
Spurgando l’incenso, direi che Napolitano ieri ha espresso due “concetti”: riforme e rispetto.
Quali novità !
Quale profondità di pensiero e di analisi !
Ma chi crede di coglionare ?
Forse qualche nostalgico del pci/pds/ds/pd, certo non la maggioranza degli Italiani veri che guardano, valutano e decidono, anche senza esternare con plateali prese di posizione, ma facendolo ben capire nell’urna di quelle elezioni che Napolitano, proprio perchè sa che verrebbe bocciato dal Popolo, non vuole concedere.
Delle riforme ne sento parlare da quando sono nato e probabilmente ogni politico se ne riempirà la bocca anche in futuro.
Il punto non è straparlare di riforme in senso generale come di una formula magica che risolverebbe tutto, ma di realizzare quei provvedimenti necessari a risollevare la nostra Nazione.
E, certamente, non possono essere tali molti provvedimenti che la sinistra, pone da tempo al centro della sua propaganda.
Non è utile alla Nazione lo ius soli, la cittadinanza e il voto generalizzato concesso agli immigrati, perchè la cittadinanza e il diritto di voto che ne consegue deve essere un premio, non un diritto, concesso a singole, selezionate unità, non a masse, in modo da non stravolgere il tessuto sociale, economico, etnico e politico dell’Italia.
Non basta nascere (o vivere, come ha debordato la Chienge) in Italia per essere Italiani.
La Chienge avrà anche ottenuto la cittadinanza italiana, ma come l’ha ottenuta potrebbe anche, con una legge e un tratto di penna, esserle revocata.
La mia Nazionalità Italiana, invece, nessuno potrà mai cancellarla.
Non è utile il “matrimonio” omosessuale, che rappresenta, dopo divorzio, aborto, eutanasia, un ulteriore passo per la disgregazione di quei Valori Tradizionali che hanno sorretto la nostra Civiltà per millenni, rendendola la migliore mai esistita e il cui venir meno sgretolerebbe i pilastri sui quali la Civiltà, tout court, stessa si fonda.
Non sono utili leggi repressive della libertà di opinione (negazionismo, omofobia, discriminazione territoriale ….sic !) perchè calpestano il diritto naturale di ogni persona di esprimere le proprie idee e di poterle diffondere.
Non è utile l’esproprio sistematico della proprietà, altro Valore Tradizionale e Fondamentale di una società civile, attraverso tasse e imposte che depredano redditi e risparmi e limitano la possibilità di sostenere proprietà immobiliari.
Non è utile una giustizia che “scende in campo” schierandosi da una parte e colpendo sistematicamente un solo Leader, cercando così di ribaltare le scelte del Popolo.
Non è utile una organizzazione dello stato fondata non sul bilanciamento dei poteri, ma sul potere di interdizione nei confronti di chiunque cerchi di attuare un progetto politico votato dalla maggioranza degli elettori.
Non è utile accettare ordini da strutture sovranazionali controllate da nazioni straniere ed usare una moneta “comune” rinunciando a batterla in proprio, svendendo così quella Sovranità e Indipendenza Nazionale per la quale migliaia di Italiani sono morti nei secoli passati.
Ecco che si possono tratteggiare riforme vere, riforme sane, riforme utili che, però, sono sicuro non otterrebbero il consenso della sinistra, come in tutti gli anni passati in cui il Cavaliere ha pur provato a realizzarle (ricordo solo che il dimezzamento dei parlamentari fu realtà, ma venne bocciato da un referendum voluto pervicacemente dalla sinistra).
Quanto al rispetto” per le istituzioni, quello lo si ottiene con i comportamenti e con la propria storia personale.
Non si può pretendere rispetto, quando il proprio passato e i propri atti presenti ne negano i presupposti, qualunque incarico istituzionale si ricopra.



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Benedizione per l’anno nuovo

Questo nuovo anno sarà per te una benedizione se tu saprai benedire il tempo che ti verrà donato se tu saprai essere una benedizione per il tuo vicino e il tuo vicino una benedizione per te. Benedetto sarà il tuo volto, se il tuo volto sarà bagnato di un po’ di lacrime altrui. Benedette le […]