La scoperta dell’acqua calda…

I forconi, le piazze, i suicidi. Le affinità con una crisi (greca) già consumata. E irrisolta. Gli stessi fatti accaduti ad Atene si concretizzano due anni dopo anche nel Belpaese, sotto il comune denominatore di una congiuntura economica negativa che sta spazzando via tutto, dall’impresa privata al ceto medio di Francesco De Palo

Una faccia, una razza: protesta dei forconi, strade e ferroviarie bloccate, studenti in piazza, suicidi da crisi e tentativi di darsi fuoco, memorandum imposti o minacciati, con l’ombra della troika a supervisionare il tutto. Sono i punti di contatto tra l’Italia e la Grecia, con gli stessi fatti accaduti ad Atene a partire dal 2011 e che, due anni dopo si concretizzano anche nel Belpaese sotto il comune denominatore di una crisi sistemica che sta spazzando via tutto: dall’impresa privata al ceto medio, dalla sovranità nazionale alla fiducia nella politica che si dice alta e democratica. E con all’orizzonte un futuro tetro e incerto. L’annus horribilis 2011 in Grecia si aprì con due giornate di sciopero generale promosso dai principali sindacati del Paese contro il piano di tagli presentato dal governo, allora presieduto dal socialista Giorgios Papandreou, su “consiglio” di Bce, Ue Fmi. La troika, scoperto il buco nero nelle finanze del Paese, inviò ad Atene i propri emissari con la lista dei compiti a casa. Austerità solo per impiegati, lavoratori privati, studenti e cittadini con un piano-licenziamento di 150mila dipendenti pubblici, blocco dei contratti collettivi, riduzione del 20% a stipendi, indennità e pensioni, iva al 23%, ma nessun taglio per benefit e prerogative della casta.

Erano i giorni in cui una folla oceanica invadeva la centralissima piazza Syntagma di fronte a quel Parlamento che, un anno dopo, avrebbe votato (senza leggerlo) il memorandum da trecento pagine imposto ad Atene dalla troika. La cui prima tranche di prestiti da 250 miliardi di euro finì per l’80% nelle tasche delle banche e solo le briciole nelle casse delle amministrazioni locali. Diseguaglianze praticate anche in Italia e che presto potrebbero dare gli stessi esiti della Grecia se la spending review avviata dall’ex premier Mario Monti e proseguita in queste settimane da Carlo Cottarelli taglierà servizi e diritti, senza andare a intaccare anche i privilegi. Come? Con provvedimenti di solo rigore tout court che non immettono risorse per la ripresa; con le imprese sempre in difficoltà nell’accesso al credito; con il pasticcio dell’Imu che costringe gli enti locali ad aumentare le imposte come spazzatura e Irpef regionale; con aumenti a raffica dalle marche da bollo alle spese per avviare una causa civile. Mentre, ad esempio, i cda delle municipalizzate continuano a distribuire gettoni e consulenze.

Agorà e forconi:  La benzina verde schizzata a due euro al litro provocò in Grecia la dura reazione degli autotrasportatori e del personale in servizio sui traghetti. La grande arteria autostradale Atene-Salonicco, ultimata in occasione delle Olimpiadi del 2004 – costata tre volte la cifra prevista e unico collegamento tra il sud e il nord del Paese – viene bloccata nel 2011 a più riprese da camion e cortei: con il risultato di paralizzare uno Stato intero. Gli allevatori riversano il loro latte sulle corsie, al pari dei coltivatori diretti che, soffocati da margini di guadagno ormai inesistenti, scaricano nel centro di Atene tonnellate di arance. Ma come, si chiedevano gli agricoltori giunti nella Capitale da tutta la Grecia, “il paese abbonda di frutta e verdura e noi la importiamo dal Sud America?”.

Al pari di ciò che è accaduto recentemente in Italia – con i Forconi a bloccare stazioni ferroviarie e svincoli autostradali, inneggiando al “Made in Italy” sbeffeggiato da politiche miopi – anche in quella circostanza, all’iniziale protesta di specifiche categorie produttive, (autotrasportatori, portuali e coltivatori), si sommano le voci indignate di greci comuni. Come gli studenti universitari “paralizzati” da mesi di proteste dei Rettori per i tagli annunciati con la conseguenza di perdere alcuni semestri. O liberi professionisti vessati da nuovi balzelli (ce n’è anche uno sulle auto a metano, mentre nel resto d’Europa si incentivano le auto verdi) che diedero vita al movimento associativo “Den plirono” (letteralmente “non pago”, ossia persone che si presentavano ai caselli autostradali o nei grandi ipermercati e andavano via senza pagare).

Altra e diversa reazione venne, da un lato, dal Movimento Pente Drachmì, sulla falsariga dei Cinque Stelle di Grillo, e dall’altro dal partito neonazista di Alba dorata, che alle scorse elezioni ha fatto ingresso in Parlamento dopo 40 anni di embargo e che in questi primi veni mesi di vita parlamentare si è caratterizzato per aggressioni a immigrati, proposte xenofobe e razziste, negazionismo. Con un’inchiesta penale per riciclaggio di denaro, estorsione e tentativo di colpo di Stato a carico dei suoi dirigenti.

Scontri e sangue: Ma lo scontro-simbolo della protesta ellenica si concretizza nel lancio di yogurt contro il Parlamento, a cui prende parte anche il celebre compositore Mikis Theodorakis. Il motivo? Non solo l’austerità imposta per legge ai cittadini da un soggetto estraneo alla democrazia del Paese, la troika, ma soprattutto l’ipocrisia di un’intera classe politica che, nonostante fosse stata essa stessa causa della voragine finanziaria, in quei giorni aveva l’ardire di proclamarsi “salvatrice della Grecia”. Slogan e promesse a cui si assiste anche in Italia. Prendono così l’avvio, da quella considerazione, anche una lunga scia di scontri tra manifestanti e forze di polizia, culminati nell’assedio al Parlamento in occasione della visita della cancelliera Merkel ad Atene nell’ottobre del 2012, passando per la protesta di tutte le categorie professionali. In Italia si ricorda la grande manifestazione studentesca del novembre 2012, con l’allora premier Monti che poche ore prima al Financial Times Summit for Italy si era vantato di non aver subito contestazioni per l’austerità imposta dal suo governo. E ancora, crisi in Grecia fa rima con suicidi: più di duemila gli imprenditori strozzati dai debiti, impiegati che avevano perso tutto. Due i casi più significativi. Un imprenditore di Salonicco nel 2012 si diede fuoco nel centro cittadino per i troppi debiti a cui non riusciva più a far fronte. E un anziano farmacista ateniese decide di farla finita a pochi passi dal Parlamento, sparandosi un colpo di fucile. Insomma, tutte affinità con una crisi (greca) già consumata (e abbondantemente irrisolta) in cui il Belpaese si sta specchiando.

Viaggi e soldi per comprare le sentenze

Articolo copia-incollato dal sito www.malagiustiziainitalia.it
Viaggi e soldi per comprare le sentenze
Pubblicato 01 Gennaio 2014

Il giudice arrestato a giugno: “a Roma era una prassi dividere il compenso con il magistrato, 3 su 4 sono corrotti”.
In un interrogatorio l’ex giudice Chiara Schettini, arrestata a giugno per corruzione e peculato, offre uno spaccato devastante del sistema di corruzione del Tribunale fallimentare di Roma.
Perizie affidate a consulenti dall’ampio potere discrezionale e dai compensi stratosferici, mazzette spartite anche con i giudici. Un crocevia affaristico in cui è coinvolto il vertice dell’ufficio.
Il giudice Schettini non risparmia neppure i magistrati umbri competenti su inchieste che coinvolgono i colleghi romani accusandoli di insabbiare gli esposti. Spiega anche il meccanismo delle truffe e i trucchi per pilotare i fallimenti milionari: “Si entrava in camera di consiglio e si diceva questo si fa fallire e questo no”. I soldi delle consulenze venivano poi ripartiti tra giudici delegati, curatori, periti e avvocati facendo levitare oltre misura le parcelle. Chiara Schettini tenta di scrollarsi di dosso le accuse pesantissime che l’hanno portata in carcere, aggravate da intercettazioni che la inchiodano a minacce, a frasi sorprendenti come: “Io se voglio sono più mafiosa dei mafiosi”.
DI FRONTE ai pm romani, provata dai mesi in cella, cambia registro, ridimensiona il proprio ruolo e punta in alto, accuse che non risparmiano i vertici dell’ufficio, in particolare un magistrato che tirerebbe le fila del sistema: “Il più corrotto di tutti”. Afferma di aver ricevuto minacce di morte, anche dopo l’arresto: “L’ambiente della fallimentare è ostile, durissimo, atavico, non ci sono soltanto spartizioni di denaro ma viaggi, regali, di tutto di più, una nomina a commissario giudiziale costa 150 mila euro, tutti sanno tutto e nessuno fa niente”.
Ancora: “Era una prassi dividere il compenso con il giudice, tre su quattro lì dentro sono corrotti”. Dito puntato anche contro il padre di suo figlio, l’ex compagno Piercarlo Rossi che accusa di avere conti all’estero. “Mi sono fidata, ero innamorata, lui trafficava anche con il direttore di una filiale di Unicredit su 900 mila euro gliene dava 200 mila”. La percentuale per coprire la tangente. Un j’accuse a tutto campo che non risparmia il giudice fallimentare Tommaso Marvasi: “Piercarlo era l’ideatore e promotore, ma ripeto cresce come curatore di Marvasi… perché è troppo penetrante il suo controllo… poi veniva a chiedere a me ‘hai fatto questo? hai fatto quello’. ‘Non ti preoccupare sarà rimesso tutto perfettamente’ Io non l’ho più nominato Federico che rischia di far esplodere lo scandalo del tribunale fallimentare ai massimi vertici”.
È un fiume in piena questa signora bionda che al momento opportuno parla come un facchino: “Io a Di Lauro l’avrei investito con la macchina.. Lui lavorava con la banda della Magliana”.
Descrive il meccanismo della corruzione: “C’era chi si faceva pagare le cene, chi i viaggi, chi smezzava il compenso, sul netto”. Uno in particolare non mollava mai l’osso: “Anche se era in un’altra sezione ha continuato a governare la fallimentare, è il capo della cupola”.
 
Di un altro pezzo grosso dice: “Si sapeva tranquillamente e serenamente che per una nomina a commissario giudiziale andava a via Ferrari con la valigetta e prendeva 150 mila euro da un famoso studio, tutti sanno e mai nessuno fa niente, ha dato tre quarti delle nomine a quello studio”.
TIRA IN BALLO anche l’ex ministro Franco Frattini: “Mi telefonò dicendo che un suo amico, tale Maurizio Bonifati, aveva bisogno di consigli perché aveva questa società, la Mining, che stava per fallire”. Ogni fallimento è organizzato con modalità predatorie. Crediti inesistenti attribuiti a soggetti inesistenti, sul piatto 2 milioni e mezzo di euro, ma prima di arraffarli è stata arrestata. Da Il Fatto Quotidiano del 31.12.2013.


Ancora sulla libertà. Dei Cattolici adulti…

I Cattolici, lasciati liberi di scegliere, scelsero divorzio invece che la Fedeltà.

Lasciati liberi di scegliere, scelsero l’ aborto, invece che la Vita.


Lasciati liberi di scegliere, sceglieranno matrimoni per invertiti, eutanasia, poi arriveranno a cosa ?


Libertè Egalitè Fraternitè … De che ? Ma andate a dire ad un Pope ortodosso di dialogare e confontarsi con pederasti e lesbiche ! In Romania gli impediamo di far danni, vietando oscenità pubbliche come i Pride. Putin (che sapete non amo troppo, per via del panslavismo…), li prende a calci. Ecumenismo, dialogo, confronto. 

Il Mondo è giusto così… dai, chi siamo noi, per giudicare…

Libertà, Fraternità, Uguaglianza…

LIBERTA’ per le coppie invertite di proporre il proprio modello familiare come alternativa. Con Orgoglio.

FRATERNITA’ con i credenti di tutte le altre fedi, anche se continuano a massacrarci in nome dei loro falsi dei… Con Orgoglio.

UGUAGLIANZA di tutte le tradizioni, anche se consentono l’ infilbulazione, il matrimonio con bambine, l’ uxoricidio legale nascosto da inncidenti domestici, la poligamia… Con Orgoglio.

Mai come in questo momento Satana si coccola Marat, Danton e Robespierre. E se la ride…
E pensa al Primo Peccato, l’ Orgoglio…

Renzi, il vecchio che avanza.

Chi sperava che Matteo Renzi rappresentasse il nuovo, la faccia moderata dei neo-comunisti del PD, è già sistemato. 
Incominciata malissimo la sua carica da segretario ed aspirante dittatore: con gli Italiani che muoiono di fame o scelgono il suicidio, non arrivando alla prima settimana, il fiorentino annuncia di voler pensare invece ai matrimoni tra invertiti ed alla riforma della Legge Bossi Fini, in senso più permissivo. Legge che invece dovrebbe avere più restrizioni, sostituendo la pena pecuniaria con la galera, per clandestini che soldi non hanno…
Come ammonisce da sempre Silvio, i comunisti non cambieranno mai… Avvertiti !

Un comunista a New York.

Si pensavano estinti, come il Raphus Cucullatus, la cui intelligenza era notoriamente scarsa. Ed invece i comunisti, purtroppo ben radicati in italasia, approdano a New York sotto forma del gigante Bill de Blasio, sposato ad una lesbica, proprio come il presidente comunista Roosevelt. Ed invece che pensare di far fronte all’ emergenza neve, invitano i propri concittadini a restare a casa (danneggiando l’ economia…), facendosi immortalare a spalar neve davanti a casa. 
Il Signore Misericordioso non ha voluto che Ronald Reagan assistesse alla presa comunista della grande Mela.
De Blasio, invece che spalare, si facesse benedire; ma dal Cardinal Burke in persona….
Intanto, al neo-sindaco rosso, la mia prima nomination dell’ anno a Dodo…