L’innovativo buffoncello Renzie…

Job Act: Renzi prepara l’attacco finale al lavoro di Eugenio Orso

I suoi padroni gongoleranno. I crucchi che contemplano esclusivamente il loro interesse – altro che Europa dei popoli! – gli diranno “Wunderbar, kleine italienische”, ossia meraviglioso, piccolo italiano! Sottinteso servo italiano. Insomma, le oligarchie tutte, del denaro, della finanza e dell’eurozona plaudiranno. Chi? Ma naturalmente lui, il pericoloso buffone emergente della sub-politica nazionale, all’anagrafe Matteo Renzi, esternante durante l’inaugurazione, nella “sua” Firenze, di Pitti immagine Uomo. Per ora c’è solo l’annuncio trionfale di Renzi, ma a giorni seguirà lo Job Act, chiamato così in (neo)lingua esotica, per sottolineare meglio la totale subalternità italiana all’occidente neocapitalistico e il liberal-liberismo che anima la marionetta Renzi. Sembra che questo obbrobrio, sicuramente pensato contro il lavoro stabile e ancora tutelato – con la scusa di creare occupazione per chi non l’ha e di estendere le garanzie ai precari – sarà articolato su tre semplici punti e non avrà come “cuore” la riforma dell’articolo 18 (dello statuto dei lavoratori del 1970). Ostacolo “ideologico” quest’ultimo, secondo Matteo, alle necessarie riforme del mercato del lavoro (e contro i lavoratori) che non si fermeranno nel dopo Monti e Fornero.

Come d’abitudine, esternando all’inaugurazione fiorentina di Pitti, il sindaco di Firenze/segretario del pd non ha detto nulla di veramente concreto, entrando a corpo morto nel dettaglio tecnico (forse per non sciupare la sorpresa?), ma si è riempito la bocca di slogan, banalità, di frasi fatte, di dichiarazioni generiche e inconsistenti sul piano pratico. Alcuni esempi? Contrastare il costo della burocrazia per evitare le delocalizzazioni industriali, in Austria e altrove (sopprimendo posti di lavoro nel pubblico e mantenendo alto il tasso di disoccupazione?). Cominciare dal Made in Italy che è una scontata parola d’ordine (ma esisterà ancora il Made in Italy nel futuro?). Avere attenzione per il tema dell’innovazione (Quale? Di prodotto o di processo?). Mettere chi fa impresa in condizioni di poterla fare (Renzi abbasserà veramente le imposte, le tasse e i contributi, i costi dell’energia?).

Quel che conta – e lo vedremo quando l’imbroglione-capo piddino presenterà i tre punti dello Job Act – è che dietro “il costo della burocrazia” vi sono centinaia di migliaia di posti nel settore pubblico a rischio, e non è per niente certo che una contrazione dell’impiego pubblico eviterà ulteriori delocalizzazioni industriali. Semplicemente contribuirà a mantenere alto il tasso di disoccupazione, da un lato, e dall’altro, risparmiando sulla “macchina dello stato”, libererà ancora risorse per il grande capitale finanziario. Del quale Renzi, con Letta, Napolitano e il resto del pd, è fedele servitore. L’esaltazione sloganistica del Made in Italy, da rilanciare, non tiene conto che un paio di finanzieri francesi (e non solo loro) sta facendo incetta di marchi italiani del lusso, della moda, del bello. La svendita continuerà, nonostante l’annuncio renziano, come tributo all’apertura definitiva al mercato. Per quanto riguarda la mitica “innovazione”, credo che si tratti di aria fritta. Anche nel caso di una diminuzione del costo della burocrazia, dei costi dell’energia, e persino delle tasse, le risorse in più a disposizione delle imprese nazionali superstiti non finanzieranno “innovazione”, ma semplicemente alimenteranno i profitti, le speculazioni finanziarie e i consumi “di prestigio” di pochi. Mettere chi fa impresa in condizioni di farla, poi, sembra una battuta, un vuoto slogan da campagna elettorale al quale gli italiani dovrebbero essere ormai abituati. E’ facile prevedere che pareggio di bilancio imposto e recepito in costituzione, la strenua “difesa dell’euro” e il rispetto del 3% massimo nel rapporto deficit/pil, non consentiranno abbattimenti di imposte e tasse e significativi sgravi in termini di contributi. Tagli alla spesa pubblica e aumenti fiscali – iva, irpef regionale e comunale, nuove e crescenti imposte locali, sulle immondizie e sulla casa – sono prevedibili anche nei prossimi anni. In queste condizioni, con queste politiche economiche imposte dalla bce, dai crucchi e dal fmi, si può mettere chi fa impresa in condizioni di farla – e di assumere qualcuno – solo precarizzando ulteriormente e sottopagando il lavoro.

Per Renzi, il mondo del lavoro è spaccato, diviso fra chi è garantito (e il neo capoccia piddino freme per colpire le garanzie) e chi le garanzie non le ha mai avute. Segnatamente i precari, buona parte dei contratti stipulati in questi ultimi anni. Ricordiamo che i precari sono stati generati proprio dalle normative del sistema che ha “prodotto” Renzi e che Matteo serve. Il disegno renziano è chiaro e non è nuovo. Mettere i precari contro gli stabilizzati, cioè i “vecchi” lavoratori a tempo indeterminato, illudendoli che saranno stabilizzati anche loro e che in futuro godranno di maggiori tutele. Vedremo se la proposta finale di Renzi – o di chi per lui – assomiglierà a uno spolvero del cosiddetto “contratto di lavoro leggero”, con minori tutele per tutti e con paghe d’ingresso ridotte all’osso. In pratica, l’idea potrebbe essere quella di “spalmare” le tutele su un numero più grande di lavoratori, riducendole drasticamente per tutti e mettendo fine a quello che è stato chiamato il doppio mercato del lavoro. Naturalmente andando a ribasso, in quanto a garanzie per il posto di lavoro e retribuzioni. Per ora basti questo. Quando uscirà il tanto atteso (e temuto) Job Act renziano potremmo essere più precisi … e ancor più ferocemente critici.

In mostra la fase paesaggistica di Carrà

La mostra cui accenniamo in questa tornata è dedicata ai paesaggi di Carlo Carrà tra 1921 e 1964.Aperta fino al 19 gennaio 2014, è curata da Elena Pontiggia e da Simone Soldini, in collaborazione con Chiara Gatti e Luca Carrà, ed è la prima ampia retrospettiva allestita da un museo svizzero sull’opera di questo protagonista della pittura moderna europea.Figura di rilievo nella storia dell’arte

Nazione e Famiglia valori non negoziabili

Il segretario del pci/pds/ds/pd, ha posto quali elementi fondanti dell’azione politica nei prossimi mesi la legge elettorale, il cosiddetto “job act” pessima imitazione di un Americano a Roma (in questo caso a Firenze), le unioni “civilie la revisione della Bossi Fini sull’immigrazione.
A parte il “job act” che vorrebbe essere un piano per dare lavoro a chi non lo ha (ma in realtà è solo una formula vuota) sono tutti argomenti marginali e dannosi per l’Italia.
Se avesse veramente voluto proporre una rinascita nazionale avrebbe dovuto porre in primo piano l’uscita dall’euro, quindi la riduzione delle tasse nei vari segmenti (redditi, risparmi e proprietà), la riforma della giustizia ed il presidenzialismo, cioè l’archiviazione della costituzione del 1948 ormai ampiamente inadeguata (a voler essere generosi).
In particolare è una pericolosa e distruttiva concessione argomentare sul “matrimonio” degli omosessuali e la concessione della cittadinanza e del voto agli immigrati, perché di questo si tratta quando si parla di unioni “civili” e di revisione delle Bossi Fini.
Sono i due argomenti che possono dissolvere una Nazione e le fondamenta su cui si basa ogni società civile: la Famiglia.
Una Patria è fatta di uomini e donne che la rendano, sotto ogni profilo, “una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor” e pensare di ammettere milioni stranieri che qui non hanno radici, non hanno storia, non hanno passato, quindi sono totalmente disinteressati, quando non apertamente ostili, alle nostre usanze, costumi, tradizioni, ma anche monumenti, cultura, gastronomia, significa non solo dissolvere la Nazione imbastardendola, ma anche porre le premesse perché gli Italiani siano espulsi dall’Italia, allo stesso modo in cui i Boeri, accogliendo, sia pur per sfruttarne il lavoro, Zulù, Xosa e altre tribù negre nel Transvaal, hanno posto le premesse per esserne cacciati.
Ma non minore rilevanza assumerebbe la elevazione a rango di legge del “matrimonio” omosessuale, rappresentando nel modo migliore quella dissoluzione dei costumi che ha già travolto in passato altre civiltà.
Un “matrimonio” che colpirebbe, forse mortalmente, l’istituzione fondamentale di una società civile, la Famiglia, la cui crisi coincide con la crisi della nostra società ed ha avuto inizio con l’approvazione della legge sul divorzio nel 1970.
Senza considerare i costi (reversibilità pensionistica, assistenza sanitaria e questo a prescindere dalle finzioni e dalle truffe che ne possono nascere) che simili provvedimenti imporrebbero ad un bilancio dello stato già sin troppo gravato da marchette varie a favore delle numerose clientele e che non richiede nuovi capitoli di spesa ma solo la cancellazione di molti di quelli attualmente scritti, per restituire ai singoli cittadini la gestione del proprio denaro che oggi viene estorto dalle vessazioni fiscali di uno stato nemico.
Nazione e Famiglia non possono essere quindi argomenti di discussione, di trattativa, di scambio.
Se mai una maggioranza si formasse per concedere cittadinanza e voto agli immigrati e il “matrimonio” agli omosessuali, quella maggioranza voterebbe la dissoluzione dello stato e ognuno di noi sarebbe legittimato non solo a contrastare tali provvedimenti in ogni modo, ma anche a sentirsi totalmente svincolato da ogni dovere verso le istituzioni statuali che hanno tradito il contratto sociale posto a base della costituzione dello stato Italia.
Ma potrebbe anche essere che, furbescamente, Renzi (chi lo imbecca) voglia stornare l’attenzionedando in pasto alla polemica i due argomenti che creano insanabili divisioni, per poi portare a casa l’unico sistema elettorale che ci imporrebbe una dittatura della sinistra per lunghi anni: il doppio turno.
Male ha fatto Berlusconi ad aprire alle proposte della sinistra sia pur a condizione e limitatamente alla legge elettorale per andare al voto il 25 maggio.
Avrebbe dovuto invece sviluppare il tema e rilanciare conservando, tra le proposte, il modello spagnolo, ma affiancandogli quello inglese (maggioritario uninominale secco ad un turno) e quello italiano di un porcellum rivisitato, con il collegio unico nazionale anche per il senato e con la automatica decadenza dei parlamentari che fanno il salto della quaglia (ad esempio Fini nella passata legislatura e Alfano in quella attuale).
Accettare il doppio turno significherebbe regalare alla sinistra lunghi anni di governo duranti i quali porterebbe a termine la distruzione della Nazione e la sua deriva morale, con la classica politica comunista che depreda redditi, risparmi e proprietà.

Contro quei provvedimenti, quindi, opporvisi non è solo un diritto politico, ma un dovere di legittima difesa per contrastare la volontà di estinguere il nostro Popolo.




Avvertenza: l’aver postato, oggi come potrà accadere in futuro, due immagini tratte dal sito di Forza Nuova non significa una decisione per il voto a quel movimento, essendo ancora troppo presto, ma solo la scelta di due manifesti rappresentativi del contenuto del mio commento. Peraltro è probabile che alle prossime elezioni il mio voto vada ad una Forza, che poi sia Italia o Nuova (che vorrei nella stessa coalizione) lo deciderò nell’immediato in base alla legge elettorale, alle alleanze, ai programmi ed alla più generale situazione politica e alle sue prospettive.



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Riportateci a casa i nostri marò!

Sui nostri marò Latorre e Girone è caduto una cappa di silenzio a dir poco inquietante. Ma quando tornano? E quando li restituiranno al loro Paese e alle loro famiglie? Più si infittiscono i messaggi di solidarietà in rete,  più la stampa complice e codarda tace. I due fucilieri, più ancora che della feccia indiana che li accusa di un delitto in acque internazionali, sono innanzitutto ostaggi e  vittime dei nostri pessimi, inetti, irresponsabili nonché abusivi governanti, che non sono in grado di riportarceli a casa, in quanto sono i primi a non voler che viviamo ancora in una nazione con un minimo di dignità, indipendenza e sovranità. E dato che i nostri politici si impegnano con ogni mezzo per smantellarla e massacrarla, questa povera Italia, perché mai dovrebbero fingere di credere in ciò che essi stessi si stanno affannando a voler distruggere? A cominciare dalle nostre forze armate, abbandonate a se stesse. 
Prima Monti e il suo “tecnico” con delega agli Esteri  Giulio Terzi Sant’Agata, i quali arrivarono perfino a litigare tra di loro con le dimissioni anticipate del Terzi, per la gestione della delicata questione, come da mio precedente post sul tema.  Poi Letta e Bonino, la strega radicale nota praticatrice di aborti con la pompetta da biciclette, adibita a ministra degli Esteri. Di male in peggio. E se ne vedono tutti gli effetti devastanti, sia in politica interna che estera. 
Cosa fanno i nostri due marò e come passano il tempo essendo di fatto “consegnati” nella nostra ambasciata  in India, non ci è dato di saperlo. E di tanto in tanto, si agita ancora la spada di Damocle di una possibile pena di morte.
Mi è caduta sotto gli occhi, a tale scopo,  una lettera di Ida Magli al direttore del Giornale Alessandro Sallusti, prima di Natale, pubblicata anche nel suo sito Italiani Liberi. Eccone il testo: 

Caro Direttore,

volevo farti presente, per quanto riguarda il gravissimo problema dei nostri Marò che sta a cuore a tutti gli italiani, e in particolar modo a noi e ai lettori del Giornale, quanto afferma la Carta dei Diritti fondamentali dell’ Unione Europea, al Titolo II, Articolo 19: “Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte”.
I governanti italiani, sempre proni davanti a ogni normativa europea, l’hanno ignorata mandando deliberatamente in un paese ove è in vigore la pena di morte due cittadini italiani ed “europei” come i nostri Marò.
Esiste la pena del carcere per chiunque manchi a qualsiasi regolamento europeo. E per i politici che manchino ai trattati costituzionali?
Ida Magli

Nel leggerla mi sono chiesta: ma dove sono andati a finire tutti quegli “intellettuali organici” che negli anni passati, firmavano manifesti, appelli ogni due per tre? Che pagavano addirittura intere pagine di giornali italiani e stranieri per le loro geremiadi?
Parlo dei professionisti degli appelli, dell’indignazione a senso unico, quelli che minacciavano sempre di andare in esilio e di espatriare, perché sotto “il berlusconismo” in Italia non c’era democrazia…

Sì, perché invece adesso ne è arrivata tanta, di democrazia, vero? ….
Possibile che ci sia in giro solo lei, la prof antropologa ultra-ottuagenaria nella sua solitaria battaglia di dignità patriottica?

E’ un’indecenza, però! 

Un paese di pennivendoli prezzolati e di intellettualoidi da oratorio e  da conventicole rosse. Fuori da queste miserabili scuderie telecomandate, non c’è spazio per il vero coraggio, per la schiettezza, per l’amore per il nostro Paese e quindi anche per le forze armate che dovrebbero rappresentarlo. Non facciamo cadere il silenzio intorno a questa annosa e vergognosa sporca faccenda. 

Riportateci i nostri marò a casa! E speriamo che questo 2014 appena iniziato, sia l’anno buono.

AGGIORNAMENTO del 11 gennaio. Ricevo da Vanda e pubblico questo manifesto che annuncia un raduno davanti all’Ambasciata Indiana  del 30 gennaio, per sollecitare la liberazione dei nostri due Marò:

Qui anche il link di Casapound proposto da No caste:  http://www.casapounditalia.org/2014/01/maro-casapound-pazienza-finita-in-caso.html. La pazienza è finita da un pezzo. 

Alba Dorata, Grecia e sovranità perduta

Grecia 2014, fine della sovranità. I consensi ai neonazisti di Alba Dorata sono la conseguenza di una politica che ha rovinato il Paese di Francesco De Palo

Come nasce e si sviluppa la fenomenologia di Alba Dorata in Grecia? Ogni crisi che si rispetti porta con sé riverberi e disordini sociali, come quelli che si sono sviluppati al centro dell’Egeo dal 2010 ad oggi. Lecito chiedersi: solo colpa di estremisti e anarchici, o dietro la nuova spirale di violenza si nasconde anche disinformazione o un preciso conflitto tra poteri ormai in decadenza? Prima dell’omicidio del rapper Pavlos Fyssas freddato lo scorso settembre da un militante di Alba dorata e della replica 50 giorni dopo con i due chrisìavghites uccisi dinanzi alla sede ateniese del partito da un sicario in moto, già nelle prime settimane del 2013 si erano verificati episodi preoccupanti. Ragionare analiticamente sul fenomeno Alba Dorata in Grecia, e farlo alla luce degli ultimi fatti di sangue, impone un quesito: tornano gli anni di piombo, una guerra di estremi o una strategia della tensione per celare i fallimenti della politica?

La storia greca insegna che nulla è come appare, e che quel Paese è stato in svariate occasioni crocevia di interessi e dinamiche legate alla geopolitica. Oggi si può unire il disagio sociale incarnato da violenti partiti anti sistema, come appunto Alba Dorata, all’incubo degli anni di piombo che è tornato a circolare nella capitale greca? Alcuni analisti si spingono a ragionare sul fatto che il cambiamento delle circostanze, ovvero l’eliminazione delle principali minacce alla moneta unica rappresentate dal rischio default greco e il salvataggio de facto da parte della troika, possa essere stato controbilanciato dalla Lista Lagarde, la lista degli illustri evasori ellenici (politici, imprenditori, giornalisti) deflagrata contro l’intera classe dirigente, vero elemento di disordine interno al pari della svendita totale di un Paese che ha nel proprio sottosuolo idrocarburi, miniere di oro e argento fino ad oggi mai sfruttati. Ma come si intersecano le vicende legate alla xenofobia, al razzismo e al populismo applicato alla politica da Alba Dorata con la contingenza di un Paese in fiamme, dove il ceto medio è scivolato verso la soglia di povertà, dove a pagare dazio sono solo i soliti noti? In quell’interstizio di ingiustizia si è annidata la proposta di Alba Dorata, il cui elettorato non è stato composto esclusivamente da pericolosi nazisti, perché molti voti sono giunti anche dal popolo degli astenuti, da cittadini di centro, di sinistra e di destra che semplicemente hanno scelto il voto di protesta perché delusi dalla politica che si dice democratica e che ha prodotto l’attuale voragine finanziaria greca. Scelta sbagliata?

Oggi la politica con la P maiuscola, quella che annuncia ai cittadini di perseguire il bene comune su «consiglio» della troika, quella che ad Atene esclude altri sacrifici ma nei fatti li ha già avallati un anno fa firmando il memorandum, è fra le concause di Alba Dorata. Perché ha amministrato male un Paese per trent’anni, perché ha permesso che le sperequazioni sociali fossero legge, perché ha immolato la libera iniziativa imprenditoriale sull’altare dei sussidi, perché ha preso finanziamenti europei senza i necessari controlli, perché non ha contrastato un sistema clientelare che oggi ha fatto crollare non solo la Grecia ma l’Europa stessa: certificando che la sovranità nazionale, dopo il caso greco e quello cipriota scomparso dai radar della comunicazione europea, non è più un elemento fondante degli Stati membri. Alba Dorata altro non è che la logica conseguenza di chi pensava di essere più furbo degli altri e che oggi si trova in casa la troika, ospitandola con tutti gli onori. Ma anziché essere chiamata sul banco degli imputati per decenni di bugie, malagestione, clientelismi, assenza di politica industriale che ha fatto importare alla Grecia di tutto, perfino olio e cotone, la politica greca – democratica e non violenta – oggi si erge a difensore del popolo e dei diritti, dei deboli e degli affranti. Quando invece è l’imputato numero uno. Che però alla sbarra non andrà mai.

Il Pensiero Verde 2014-01-06 16:41:00

DEDICATO A QUEL GENIO DI PARMIGIANO CHE SI E’ CONVERTI ALL’ISLAM, PROBABILMENTE CONVINTO CHE QUESTA SIA UNA RELIGIONE DI PACE E AMORE.

l’islam è stato scritto nel 600a.c da un tale mahammud(maometto)un analfabeta dal passato non proprio limpido che si avvalse dell’aiuto di scribani per dettare ciò che allah gli comunicava come legge da far rispettare tra i popoli!!
nell’antico e nuovo testamento le frasi dette dal signore sia per mezzo dei profeti che per mezzo del CRISTO sono frasi d’amore del tipo “ama il signore dio tuo più di ogni altra cosa e il tuo prossimo come te stesso” oppurese qualcuno ti offende porgi l’altra guancia!! nel corano cosa viene detto????!!
«In verità, coloro che avranno rifiutato la fede ai nostri segni li faremo ardere in un fuoco e non appena la loro pelle sarà cotta dalla fiamma la cambieremo in altra pelle, a che meglio gustino il tormento, perché Allah è potente e saggio» (Sura 4:56).
“Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate. Questa è la ricompensa dei miscredenti.” (Sura 2:191)
“Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite. E’ possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa che invece vi è nociva. Allah sa e voi non sapete. ” (Sura 2:216).
«Instillerò il mio terrore nel cuore degli infedeli; colpiteli sul collo e recidete loro la punta delle dita… I miscredenti avranno il castigo del Fuoco! … Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi» (Sura 8:12-17).
«Profeta, incita i credenti alla lotta. Venti di voi, pazienti, ne domineranno duecento e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti» (Sura 8:65).
«Quando poi saranno trascorsi i mesi sacri ucciderete gli idolatri dovunque li troviate, prendeteli, circondateli, catturateli ovunque in imboscate! Se poi si convertono e compiono la Preghiera e pagano la Decima, lasciateli andare» (Sura 9:5).
«Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finchè non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati. Dicono i giudei: “Esdra è figlio di Allah”; e i cristiani dicono: “Il Messia è figlio di Allah”. Questo è ciò che esce dalle loro bocche. Li annienti Allah. Quanto sono fuorviati!» (Sura 9:29-30).
«O voi che credete! Se non vi lancerete nella lotta, Allah vi castigherà con
doloroso castigo e vi sostituirà con un altro popolo, mentre voi non potrete nuocerGli in nessun modo» (Sura 9:39).
«Quando incontrate gli infedeli, uccideteli con grande spargimento di sangue e stringete forte le catene dei prigionieri» (Sura 47:4).
“…Esse hanno diritti equivalenti ai loro doveri, in base alle buone consuetudini, ma gli uomini sono superiori . Allah è potente, è saggio.” (Sura 2:228).
“Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande.” (Sura 4:34).
“E di’ alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano.” (Sura 24:31).
“Le vostre spose per voi sono come un campo . Venite pure al vostro campo come volete….” (Sura 2:223).
“Ecco quello che Allah vi ordina a proposito dei vostri figli: al maschio la parte di due femmine. … Questo è il decreto di Allah. In verità Allah è saggio, sapiente” (Sura 4:11).
“Flagellate la fornicatrice e il fornicatore , ciascuno con cento colpi di frusta e non vi impietosite [nell’applicazione] della Religione di Allah, se credete in Lui e nell’Ultimo Giorno, e che un gruppo di credenti sia presente alla punizione.” (Sura 24:2).
“Tagliate la mano al ladro e alla ladra, per punirli di quello che hanno fatto e come sanzione da parte di Allah. Allah è eccelso, saggio.” (Sura 5:38).
mi dite cosa c’è di amorevole in queste cose e qualcuno ha anche il coraggio di dire che le donne sono ugual iagli uomini nell’islam??!!
o che l’interpretazione che si da è sbagliata!!??
queste parole sono agghiaccianti
ci sonomolte importanti contraddizioni interne nel Corano.che dimostrano come maometto non ha fatto altro che raccogliere frammenti di cristianesimo
ed ebraismo Ecco qualche esempio:
· Il Corano insegna che “le Parole di Dio non possono essere cambiate” (Sura 10:64, e 6:34). Eppure proprio il Corano insegna la dottrina dell’abrogazione.
· Il Corano afferma che gli uomini sono responsabili per le loro scelte (Sura 18:24). Eppure afferma anche che Dio ha sigillato il fato di ognuno anticipatamente (Sura 10:99-100, 17:13).
· Il Corano dice enfaticamente: “Non vi siano costrizioni nella religione” (Sura 2:256). Eppure in altri versi incalza i Musulmani a “Combattere coloro che non credono” (Sura 9:29).
· La Sura 7:143 dice che Mosè fu il primo a credere. La Sura 6:14 dice che Abraamo fu il primo a credere.
· Le Sura 7:54, 10:3, e 11:7 dicono che la terra fu creata in sei giorni, ma la Sura 41:9-12 dice che fu creata in otto giorni.
· Maria (Miriam in Ebraico e Arabo) madre di Gesù non è la stessa Maria “sorella di Aronne” che visse centinaia di anni prima (Sura 19:28).
· In un’apparente contraddizione, il Corano nega la divinità di Cristo, eppure riconosce che Gesù nacque dalla Vergine Maria (Sura 3:37-45, 19:16-28, 66:12). Gli hadith confermano ulteriormente che Gesù non fu toccato dal peccato (Bukhari 4:506). Una domanda ovvia è: come poteva Gesù non essere divino se era nato da una vergine ed era senza peccato?
queste che ho riportato sono solo alcuni degli studi che sono stati condotti.su questo cancro che si sta insinuando in europa

… e la realtà delle cose

Imposte: Il governo prepara l’emendamento. Nuove tasse sulla casa, si cambia ancora: al 3,5per mille l’aliquota della Tasi sulla prima. Tetto a quota 11,6 sulla seconda. La prima rata in teoria entro il 16 gennaio, i comuni devono stabilire detrazioni e importi

ROMA – La facoltà ai comuni di aumentare la Tasi, la nuova tassa sui servizi indivisibili, verrà data e lo si farà con un emendamento al decreto legge che ha abolito la seconda rata dell’Imu sulla prima casa per il 2013. Questo provvedimento debutterà lunedì nell’aula del Senato e sarà proprio qui che il governo presenterà la modifica che consentirà ai comuni di portare dal 2,5 per mille al 3,5 per mille il prelievo Tasi sulla prima casa e dal 10,6 per mille all’11,6 per mille quello sulle seconde. È questo l’orientamento maturato al ministero dell’Economia. In questo modo i sindaci avranno quel miliardo e mezzo in più che ritengono indispensabile per far quadrare i bilanci, ma dovranno usare le nuove risorse, almeno in parte, per stabilire detrazioni a favore delle famiglie e dei soggetti svantaggiati.

Anche se l’aumento è una facoltà è probabile che molti comuni lo decideranno, rendendo di fatto per i proprietari il costo della Tasi, la tassa sui servizi indivisibili (illuminazione, polizia locale, eccetera), molto simile alla vecchia Imu, le cui aliquote di base erano del 4 per mille sulla prima casa e del 7,6 per mille aumentabile fino al 10,6% sulle seconde. Su queste ultime, in particolare, la Tasi rischia di aggravare il prelievo rispetto al 2013. Protesta, non a caso, la Confedilizia, parlando di «stato di esasperazione dei piccoli proprietari». E anche nella maggioranza c’è chi, come Scelta civica, non è d’accordo, al punto che Enrico Zanetti, responsabile delle politiche fiscali del partito, minaccia di non votare un eventuale emendamento del governo con gli aumenti della tassa. In attesa di questi sviluppi restano i comuni, ma soprattutto i cittadini che, ad oggi, non sanno né quanto né quando dovranno pagare. La versione finale della legge di Stabilità ha infatti mantenuto la data del 16 gennaio come scadenza per la prima rata della Iuc (Tasi e Tari), ma ha dato ai comuni la facoltà di posticipare questa data, oltre che di stabilire il numero di rate annuali in cui dovrà essere suddivisa la nuova imposta. Se il comune non avrà preso entro il 16 una decisione né sull’aliquota da applicare né sulla scadenza della prima rata, come dovrà comportarsi il cittadino? Dovrà pagare, al massimo il 16 gennaio, la Tasi con l’aliquota base dell’uno per mille e la Tari versando la stessa somma pagata per la vecchia tassa rifiuti con la prima rata del 2013, spiegano i tecnici del Tesoro. Stando così le cose è evidente che tutti si ridurranno all’ultimo minuto a meno che i comuni non stabiliscano in massa uno slittamento del termine del 16 gennaio.

Resta ferma, invece, la scadenza del 24 gennaio per il pagamento della cosiddetta mini-Imu in quei comuni, circa 2.500, che hanno deliberato un aumento dell’aliquota base del 4 per mille. Qui i proprietari dovranno coprire il 40% della differenza tra l’aliquota maggiorata e il 4 per mille. Nella maggior parte dei casi si tratta di qualche decina di euro, ma anche qui bisognerà ricorrere ai Caf o comunque all’assistenza di professionisti. Il rischio di un grande ingorgo è reale. I sindaci dell’Emilia-Romagna hanno proposto al governo di sostituire la mini-Imu del 24 gennaio con un prelievo una tantum sul gioco d’azzardo. Il ministro degli Affari regionali, Graziano Del Rio, ha promesso un’attenta valutazione della proposta, aggiungendo però che è difficile cambiare le norme in corso.

Le cazzate di Saccomanni

… ma le tasse non erano già calate a fine 2013?
La promessa di Saccomanni: “Nel 2014 caleranno le tasse”. Intervista al ministro dell’Economia: è l’anno della svolta, la ripresa si consoliderà e gli italiani pagheranno meno di Massimo Giannini

“Il 2014 sarà l’anno della svolta. La ripresa si consoliderà e famiglie e imprese pagheranno meno tasse. Ma la precondizione è la stabilità politica, senza la quale l’Italia è a rischio. Questo deve costringerci tutti, governo, Parlamento e parti sociali, a una forte e condivisa assunzione di responsabilità”. Il nuovo anno è appena iniziato, purtroppo all’insegna delle solite turbolenze della politica e delle ben note criticità dell’economia. Fabrizio Saccomanni traccia la rotta che dovrebbe condurre il Paese “fuori dal tunnel”. Il ministro del Tesoro si dice ancora una volta “ottimista”…

Ministro Saccomanni, la vicenda delle dimissioni di Stefano Fassina non contribuisce a rasserenare il quadro. “Me ne rendo conto. Ma le ragioni del suo gesto sono tutte politiche e non sono riconducibili al rapporto tra di noi, che è sempre stato ottimo. Stefano è stato leale e collaborativo, abbiamo lavorato bene insieme, pur nella diversità di idee su alcuni aspetti specifici della politica economica. Per questo mi dispiace molto che si sia dimesso, anche se spero che questo non abbia ripercussioni sulla vita e sull’azione di governo”.

Almeno una buona notizia in questi giorni c’è stata. Il calo record dello spread sotto quota 200. Qual è la sua chiave di lettura? “Sono molto soddisfatto, perché è un riconoscimento oggettivo dei progressi del Paese. Quella sullo spread è una mia battaglia personale, fin dai tempi della Banca d’Italia, anche durante il governo Monti. Oggi sono mutate le variabili di fondo, i nostri tassi sono sotto il 4% e questo è indubbiamente un grande risultato. Dobbiamo consolidarlo. Sarei contento se i rendimenti dei nostri bond arrivassero al 3%”…

Eppure la Spagna, non migliore dell’Italia nei fondamentali, ha un differenziale inferiore al nostro. Perché? “Qui veniamo al cuore del problema. La Spagna può contare su un quadro politico più stabile, e su un governo che lavora su un orizzonte temporale più lungo. Questo spiega il differenziale tra il nostro e il loro spread. Gli analisti finanziari legano l’incertezza politica, che da noi permane, alle prospettive dell’economia. L’abbiamo visto all’inizio del 2013: subito dopo le elezioni, che non avevano fatto emergere una prospettiva di governo, l’incertezza ha punito i nostri titoli. Ora dobbiamo evitare che quelle dinamiche si ripetano. La stabilità politica è decisiva: questo devono capirlo tutti, classi dirigenti, corpi intermedi e società civile”.

“L’Italia riparte”, ha detto Letta. Ma la crescita non si sente. Non coglie una contraddizione tra le rappresentazioni mediatiche del Palazzo e le condizioni reali del Paese? “L’Italia è arrivata in ospedale con fratture multiple, una commozione cerebrale e un febbrone. Per ora abbiamo debellato il febbrone e la terapia sta funzionando. Rimangono gli altri problemi, per i quali servono tempi più lunghi. I segnali positivi ci sono, su questo non c’è dubbio: ordinativi, domanda interna, esportazioni. Lo dice l’Istat, lo confermano i dati dell’indice europeo Pmi. Purtroppo questi focolai di ripresa non producono ancora effetti sul fronte che ci sta più a cuore, cioè la creazione di nuovi posti di lavoro e la disoccupazione giovanile. Ma questa asimmetria è tipica delle fasi di inversione del ciclo: quando una recessione finisce, i benefici sull’economia reale non sono immediati. Ma io sono fiducioso: in questo 2014 gli italiani cominceranno a sentire concretamente che l’economia si è rimessa in moto”…

L’ipoteca politica dell’Imu ha pesato sulle strategie del governo. Per esentare la prima casa avete aumentato altre tasse, e comunque da quest’anno con la Tasi si profila comunque un’altra stangata. Non era possibile trovare un’altra soluzione? “… Abbiamo ridotto le tasse sulla casa quest’anno, e le coperture le abbiamo trovate non con nuove tasse, ma con anticipi d’imposta, con qualche ritocco sui bolli e sulle transazioni finanziarie, e con qualche primo taglio alle spese”.

D’accordo. Ma resta il caos sulle scadenze, e poi anche il nodo delle detrazioni per chi già prima non pagava l’Imu. Servono 1,3 miliardi, dove li troverete? “Il governo nei prossimi giorni interverrà sulla materia. Penso che una valida opzione potrebbe consentire ai sindaci di aumentare l’aliquota massima, e trovare così le risorse per garantire le detrazioni a vantaggio delle fasce più deboli”.

La pressione fiscale e diminuita di uno 0,1%. Eppure sia lei che il premier avete sostenuto che il 2014 sarà l’anno del calo delle tasse. Ha senso continuare con queste promesse? “Si, perché noi abbiamo promesso cose che abbiamo fatto, che stiamo facendo e che faremo. Lo dico senza alcuna esitazione: le famiglie, i lavoratori e le imprese pagheranno meno tasse. Capisco che la gente si aspettava di più. Ma quest’anno la riduzione dell’Irpef non sarà insignificante. E nel prossimo triennio le tasse si ridurranno di ben 9 miliardi, con un calo graduale anno per anno. È un impegno che ho preso, con l’Europa e con gli italiani, e oggi lo rilancio”.

Dove troverete i soldi? “Dalla spending review e dal provvedimento sul rientro dei capitali, che vareremo all’inizio di febbraio. E anche dal recupero dell’evasione fiscale, che anche nel 2013 ci ha consentito di far emergere 12 miliardi, e che nel 2014 intensificheremo. Certo, anche su questo serve consenso politico: non si può invocare sempre la lotta all’evasione, e poi scandalizzarsi quando la Guardia di Finanza fa un certo tipo di interventi, gridando allo stato di polizia”…