Analogie

Nel 1992-1994 il pci divenuto pds era retto da un giovane rampante che si era fatto le ossa, venendo anche fermato dalla polizia cecoslovacca.
Si chiamava Achille Ochetto e la sua “gioiosa macchina da guerra” sembrava potesse sbaragliare i resti della “diga” anticomunista e conquistare il potere.
A lui si opponeva una nascente e locale Lega, ma, soprattutto, un rinnovato MSI-DN guidato dal delfino di Giorgio Almirante, Gianfranco Fini che ottenne il massimo risultato possibile costringendo al ballottaggio per sindaco di Roma Rutelli, come fece a Napoli Alessandra Mussolini con Bassolino.
La dc era ormai defunta e gestita dal suo becchino designato, Mino Martinazzoli.
Sembrava che le elezioni del 1994 dovessero seguire un copione scritto e imparato a memoria: vittoria della “gioiosa macchina da guerra” e opposizione appannaggio di due minoranze che mai sarebbero divenute maggioranze: Lega e MSI.
Poi scese in campo Silvio Berlusconi.
Oggi abbiamo il pci/pds/ds/pd retto da un giovane e rampante gattopardo che sotto la sua “rottamazione”, intende ripristinare la vecchia politica delle tasse e delle elargizioni clientelari.
L’opposizione sembra allo sbando con la vecchia “diga” Forza Italia ai minimi termini , mentre viene azzannata da un lato dagli urletti di un Grillo assatanato e dall’altra da una Lega che, sposando le idee della vecchia Destra missina, sta ricostruendo una base omogenea e identitaria, rinunciando al localismo.
Le prossime elezioni sono scritte perchè la “gioiosa macchina da guerra” di Renzi questa volta disporrà anche di un sistema elettorale che il presuntuoso del Granducato scrive e modifica in base alle sue convenienze ed agli esiti dei sondaggi.
Non sono tra quelli che ritengono che la Storia si ripeta sempre uguale, ma neppure che non possa accadere.
Allora cosa impedisce ad un nuovo Berlusconi di deludere la nomenklatura renziana come il vecchio Silvio fece con quella di Ochetto ?
E se non si dovesse cercare troppo lontano, perchè magari il nuovo Berlusconi è già al lavoro, portando lo stesso nome del putto fiorentino ?

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Grandi manovre, grandi imbrogli

Le elezioni regionali in Emilia Romagna (quelle in Calabria sono diverse per le modalità di scelta degli elettori locali) ci hanno confortato perché gli elettori di Centro Destra (pur pochi in quella regione) non hanno abboccato alla mistificante campagna tendente a presentare il parolaio del Granducato come l’erede di Berlusconi o, comunque, come l’alfiere di idee di Centro Destra.
I voti persi dai comunisti ci dicono che non solo Renzi si è alienato l’estrema sinistra del suo partito, ma non ha convinto chi del comunismo è sempre stato fiero nemico.
D’altra parte il successo di Salvini e della Lega Nord ci consente di affermare che l’emorragia del nostro elettorato verso lidi vanamente protestatari (Grillo) o verso l’astensione, si è fermata, ma ancora non è stata recuperata la fiducia nelle formazioni politiche che si presentano sotto l’ombrello del Centro Destra.
In sostanza possiamo dire che l’Emilia Romagna si è svegliata meno moderata e più radicale nelle scelte.
Questo non impedisce alla stampa per ora ancora impegnata nell’azione di puntello al presuntuoso fiorentino, di continuare a vendere il suo prodotto come una scelta moderata e innovatrice.
Il pericolo che qualcuno abbocchi nelle file del Centro Destra esiste, anche se è marginale per la maggior coscienza individualista (croce e delizia, forza e debolezza della Destra) che permea il nostro elettorato, rispetto alla concezione da gregge della sinistra.
Soprattutto questo potrebbe accadere in un quadro dove la cgil, cui l’Uomo di Destra è fortemente ostile, attacca e sciopera contro Renzi, obbligandoci a non aderire ad una manifestazione che, per l’obiettivo di abbattere il putto toscano, ci troverebbe diversamente ben disposti.
Ma il fatto che i Vendola, i D’alema, i Bersani, i Fassina, cioè l’anima più arretrata della sinistra (ancora e sempre tutta comunista) complottino ai danni di Renzi, ci istiga ad una maggiore comprensione verso il presidente del consiglio.
Sarebbe uno sbaglio, un errore che pagheremmo carissimo.
Renzi applica solo la teoria di Lenin di cercare il consenso anche con l’inganno, sostenuto in questo caso dai giornalisti pagati dagli industriali che hanno interesse ad ottenere dal governo rottamazioni, agevolazioni, legislazioni di favore, ma non attua una sola politica che possa essere considerata di Destra o anche solo di Centro Destra.
Facile dimostrarlo con la questione delle tasse, che Renzi ha aumentato sui risparmi, sui fondi pensioni, su quelli professionali e che non ha minimamente ridotto sulle case e sui redditi lasciando l’opera di macelleria sociali agli enti locali.
Facile ancora dimostrarlo sulla legislazione apparentemente “a costo zero”, come la politica immigratoria che vede Renzi sostenere lo ius soli, la cittadinanza e il voto per gli immigrati, l’operazione mare nostrum come farebbe un qualsiasi governo comunista.
Altrettanto si può dire della politica di assecondare i capricci omosessuali invece di agire per difendere le fondamenta morali di una Nazione civile come noi pensiamo ancora di essere.
L’adesione poi all’europa, al partito socialista europeo è la dimostrazione che Renzi non ha nulla in contrario ad un internazionalismo marxista che, dopo la caduta del comunismo sovietico, ha trovato nella dittatura di Bruxelles il suo idolo d’oro.
Ma, potrebbe dire qualcuno, il job act, ma la riforma elettorale e costituzionale …
La presunta riforma costituzionale si riduce, in sostanza, nell’espropriare i cittadini dalla possibilità di eleggere il senato e le province.
Un atteggiamento tipico dei regimi comunisti che meno chiamavano al voto il Popolo meglio si puntellavano.
La riforma elettorale, ugualmente, viene sistematicamente modificata in base ai sondaggi per cercare di farla uscire tale non da rappresentare la volontà popolare, ma per consentire a Renzi di vincere senza sorprese, come nella pubblicità “ti piace vincere facile”
Da qui i premi, gli sbarramenti (ben cinque !) che si alzano e si abbassano a seconda delle convenienze del momento, un comportamento tipicamente comunista.
Quanto al job act , tanto rumore per nulla.
L’art. 18 resta, lo statuto dei lavoratori (una legge vecchia e stravecchia che risale al 20 maggio 1970 ma che fu elaborata nei cinque anni precedenti, quindi vecchia come mentalità, come impostazione, come struttura, studiata per un mondo che, da tempo, non esiste più) resta, come restano tutte le clientele che sopravvivono alla fine del significato della loro esistenza.
E anche questo è tipico della mentalità comunista, quello di perpetuare il proprio potere (basti guardare alle coop o al cambiamento del nome del partito, sempre quello) cambiando solo l’immagine.
Il pericolo, quindi, è quando sento amici di una vita che dicono “ma Renzi ha esautorato i comunisti”.
Non è vero.
Renzi, come già fece Stalin con Trostky o Breznev con Kruscev, ha sostituito la sua alla vecchia nomenklatura del partito, riuscendo a dare l’immagine di un partito rinnovato ma, in realtà, tutti i suoi provvedimenti e le sue scelte, sono in linea con il comunismo di sempre, con le sole priorità cambiate perché i tempi sono mutati.
Bene, quindi, che Renzi non abbia sfondato la diffidenza ragionata e fondata dell’elettorato del Centro Destra, ma adesso tocca a Salvini, Meloni, Fitto, Tosi, Storace e, soprattutto, al Padre Nobile Silvio Berlusconi, recuperare il consenso di chi si è ritirato nell’astensionismo.
E lo si può fare solo imboccando con decisione e tutti assieme la strada che ha indicato Salvini: impegno sul territorio, nei salotti televisivi, nelle votazioni in parlamento, per quei Valori di sempre del Centro Destra:
  • no alle tasse
  • no all’immigrazione per garantire l’Italia agli Italiani e agli Italiani Benessere e Sicurezza
  • no ad assecondare i capricci omosessuali
  • no all’euro e all’unione sovietica europea.

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Non è un paese per gli Italiani

Questo povero Paese non riesce a sollevarsi per colpa dell’ignominia della sua classe dirigente. Leggo che è stata posta la fiducia su una finanziaria assassina, la quale viene chiamata orwellianamente “Legge di stabilità”. Stabilità per chi? Non certo per le nostre tasche né per la nostra economia reale. Quasi quotidianamente leggo di ingiustizie e di iniquità contro i nativi (furti e atti di vandalismo nelle scuole), ma guai a ribellarsi contro gli arci-protetti zingari che i giornali, ridotti ormai a  viscidi pretoriani del mondialismo, preferiscono difendere rovesciando la frittata.
Dagli USA arrivano mode assassine che mostrano giovinastri in procinto di ammazzare gratuitamente e velocemente di pugni letali  il primo passante che trovano, per poi farlo filmare da altri complici. Lo chiamano “knockingout game” e ha già mietuto vittime anche da noi. A cosa serve essere circondati da sistemi di video-sorveglianza che ledono di continuo la nostra riservatezza se poi non servono nemmeno a prevenire e a reprimere questi fenomeni? 
I nostri vecchi muoiono nelle loro case nell’indifferenza generale come se della loro vita non importasse nulla a nessuno. Non c’è nei programmi politici di nessun parlamentare l’idea di difenderli e proteggerli dalle rapine che spesso si concludono con la loro morte per mano di stranieri dediti al crimine. E si tratta, come mi è stato  riferito da un comandante dei carabinieri, di migliaia di bande per delinquere straniere che pullulano indisturbate per la Penisola insieme all’intoccabile dogma di Schengen.
Non è un paese per gli Italiani, un paese che permette lo smantellamento di ben 243 presidi di polizia e dei carabinieri, permettendo alla criminalità di prevalere. Non è un paese per Italiani, un paese che crea una miserabile desertificazione dei capanni industriali su modello Detroit, capanni che mai più riapriranno. E  che costringe alla chiusura botteghe storiche che  prima allietavano i nostri bei borghi.
Non è un paese per Italiani un paese con un governo che estende la social card agli extracomunitari e non pone limiti ai loro ingressi. Non è un paese per Italiani, un paese che regala 40 euro al giorno agli stranieri col pretesto dell’accoglienza, privando di questi denari i figli suoi. Non è un paese per Italiani, un paese che impone pesanti tasse senza nemmeno tener conto del reddito dei suoi cittadini.

 Non è un paese per gli Italiani, un paese che consente ad aerei statunitensi di sporcare i suoi cieli con veleni d’ogni tipo, che consente di scaricare in mare scorie radioattive di esperimenti termonucleari, che consente di alterare il suo dolce clima per cui eravamo famosi nel mondo, del quale cantavamo nelle nostre musiche, così come rappresentavamo nei nostri dipinti. Non è un paese per Italiani un paese che importa perfino una guerra batteriologica come l’Ebola con la scusa che deve “sperimentare” nuovi farmaci e nuovi macchinari opportunamente creati per l’uopo, in una spirale viziosa epidemia/cura. Ora dovremmo assistere alla solita commedia di chi grida al  “miracolo della cura”, primo passo per un’eventuale vaccinazione di massa obbligatoria.

Non è un paese per Italiani, un paese che importa vaccini da grandi majors farmaceutiche, le quali invece di curare una banale influenza, UCCIDONO. 

Non è un Paese per Italiani, un paese nel quale si inviano circolari nelle scuole che impongono le politiche “gender” perfino ai bambini e che promuove l‘ipersessualizzazione precoce dell’infanzia, senza nemmeno averci  il pudore di mettersi al collo una pesante macina con la quale annegarsi.
Non è un paese per Italiani, un paese che costringe i giovani (e i meno giovani) a emigrare, facendo posto a chi dovrebbe invece rimanere nel proprio continente e non invaderci. 
Non è un paese per Italiani, scegliere sempre maestranze straniere nei nostri teatri d’Opera ed espatriare i nostri musicisti. 
Non è un paese per Italiani, un paese che affida la sua riserva aurea (che appartiene al popolo italiano)  ai forzieri delle potenze straniere, privandone i propri forzieri.
Non è un paese per Italiani, un paese che non batte moneta, non impone dazi, non mette milizia e non fa rispettar confini.
….e continuate anche voi questa  complainte…Certamente ciascuno di voi avrà da aggiungere la propria.