I regali di fonzarelli

Dal Senato 426mila euro alla fondazione di Zanda. Nel cda della fondazione anche Onida, Giarda e Bassanini. La moglie di quest’ultimo, la Lanzillotta, è vicepresidente del Senato di Sergio Rame

Forse i più non sanno che Luigi Zanda, capogruppo Pd al Senato, siede anche nel consiglio di amministrazione della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII. Come si legge nello statuto, si tratta di una “istituzione di ricerca, che pubblica, forma, serve, organizza, accoglie e comunica la ricerca nell’ambito delle scienze religiose”. E, come ogni fondazione italiana che si rispetti, sopravvive (anche) di finanziamenti pubblici. Insomma, i contribuenti italiani. Come denuncia Dagospia, lo scorso mercoledì la fondazione ha ricevuto dal Senato un finanziamento di oltre 426mila euro. Degli 1,75 miliardi di euro del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca 82,5 milioni sono andati alle “attività di ricerca a valenza internazionale”. “Tra i 3,5 milioni per l’impianto di Grenoble che produce luce al sincrotrone e gli 844 mila euro al progetto HSFP sulla ricerca di base (coinvolti 13 paesi, dal Canada all’India) – denuncia Dagospia – ecco spuntare i 426mila eurini alla fondazione Fscire, ignota ai più ma guidata da Alberto Melloni, ordinario di storia del cristianesimo all’università di Modena-Reggio Emilia e legatissimo a Zanda”. In realtà, il merito dello stanziamento dei fondi non è solo del capogruppo piddì. Nel cda della Giovanni XXIII c’è infatti parecchia gente di peso. Non solo il presidente è l’ex giudice costituzionale Valerio Onida, ma tra i membri ci sono anche l’ex ministro del governo Monti, Piero Giarda, e il presidente della Cassa depositi e prestiti, Franco Bassanini. E ancora: la moglie di Bassanini, Linda Lanzillotta, è la vicepresidente del Senato. Come fa notare Dagospia, la Lanzillotta, che “in commissione Cultura ha sostituito Stefania Giannini quando quella è diventata ministro” e che “in commissione non si vede mai”, lo scorso mercoledì è corsa a votare il via libera al finanziamento.

Il Muro a Berlino è crollato, in Italia, non ancora.

Mentre oggi in tutta Europa si festeggia la caduta del Muro di Berlino, simbolo di quel comunismo infame ed assassino sconfitto da Ronald Reagan e da San Giovanni Paolo II, e mentre i nostri Media oggi usano termini vaghi come “dittatura della DDR” e celebrano lo sconfitto Gorbaciov come se fosse lui l’ eroe, in Italia il comunismo è vivo e vegeto, come dimostrato da molteplici fatti:

  • Il presidente della Repubblica è comunista, e benedisse l’ invasione dei carri armati sovietici a Budapest nel 1956.
  • Il capo del governo è comunista, dimostrato dal regime di tasse che ci impone.
  • Alcune leggi che vogliono imporci sono comuniste, come la Legge Scalfarotto contro la Libertà di Pensiero, che si aggiunge alla Scelba ed alla Mancino. 
  • La violenza rossa è sempre quella degli Anni di Piombo, come dimostrato dalle aggressioni alle Sentinelle in Piedi ed a Matteo Salvini.
  • Uno dei partiti di presunta opposizione è zeppo di comunisti, incominciando dal capo, Grillo Beppe. 
  • Il sindacato della pasionaria comunista Susanna Camusso vuole imporre leggi, riscoprendosi partito.
  • In Vaticano, sede di quella prestigiosa Chiesa Cattolica i cui Papi si sono sempre distinti per la lotta al comunismo, siede l’ argentino Bergoglio, che se dichiara di non essere comunista, sicuramente è peronista di sinistra (in passato spiegai a lungo le differenze dei due volti del Peronismo…); il quale recentemente ha ricevuto in Udienza molti “antagonisti e no-global” di tutto il mondo, compreso il tristemente famoso Centro Asociale milanese Leonkavallo; spronandoli a “continuare la lotta”.
    Coi risultati che Matteo Salvini ha sperimentato ieri. 
Dunque, continuiamo il percorso ancora lungo, perchè in Italia, come in Bielorussia e Transnistria, il comunismo dalle mani sporche di sangue non solo è vivo e vegeto, ma sta instaurando una dittatura rossa. 

9 novembre la festa della Libertà … tradita

Il 9 novembre 1989 nessuno credeva che la caduta del muro comunista sarebbe stata definitiva.
Invece il comunismo cadde, la Germania si riunificò e l URSS crollò. 
Dopo 25 anni siamo a denunciare una rivoluzione e una libertà tradita e sacrificata sulla altare della nuova unione sovietica, quella europea, nella piaggeria verso nuovi e perversi tabù,  quelli del politicamente corretto e nella assecondare le pulsioni ora non più tanto segrete di una minoranza che  mina la morale tradizionale.
Ma, soprattutto, dopo aver combattuto contro il comunismo, ci ritroviamo con tutte le cariche dello Stato in mano agli eredi legittimi del comunismo, con una legislazione comunista, con una politica fiscale comunista.
E con un partito comunista  che ha cambiato il pelo (nome) ma non il vizio (politica) portato al governo da chi, una volta, asservita di combatterlo.
Possiamo dunque festeggiare il 9 novembre come festa della Libertà?
Solo come libertà tradita.
E per ricordare a noi stessi che anche quando sembra impossibile, liberarsi del giogo comunista è possibile.
Dobbiamo cercare di non dividerci e di evitare di lasciarci incantare dalle parole false e bugiarde di chi, per portare acqua al suo mulino, ci dice che agisce per il bene comune.

No, quelli agiscono per il loro esclusivo interesse e per limitare ed opprimere le nostre libertà fondamentali di opinione, di diffusione delle idee, di proprietà.

Lo sappiamo e dobbiamo agire di conseguenza,  per arrivare anche al nostro 9 novembre.
E ci riusciremo se non ci abbandoneremo al particolare di una malintesa purezza di idee e sapremo condividere e combattere assieme a chi ci è più vicino.
Fuor di metafora, non importa se il nuovo Leader e partito di riferimento del Centro Destra si chiami Matteo Salvini o Giorgia Meloni o Silvio Berlusconi o Pippo Pluto e Paperino, importa che alle prossime elezioni lo si voti senza se e senza ma, con l obiettivo di sconfiggere Renzi o, almeno, impedirgli di realizzare con facilità i danni che già sta provocando alla nostra Italia.

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Il duro Matteo del Giambellino

Caro Salvini,

i sondaggi sono dalla tua parte. Tutti fanno la fila per intervistarti. Cosa succede? Dopo l’intervista di Libero, quella di La Stampa, i Tg… Giovanni Belardelli si sveglia dalle colonne del Corsera per dirci quello che sappiamo da una vita –  che la sicurezza non è un lusso, ma deve essere garantita a tutti, specie ai più deboli. Ma l’articolista sembra più preoccupato di frenare quella che il vecchio topastro Amato chiamava”la tigre della reazione”, l’indomani dello stupro omicida della sig.ra Reggiani a Tor di Quinto da parte del rom Mailat (1 novembre 2007), che  di eliminare le cause vere che hanno portato a tanti incresciosi fenomeni. In questo caso, la nuova  “tigre” sei tu. E l’articolo di Belardelli ricorda che se il governo non corre immediatamente ai ripari sui delitti e misfatti multikulti, aumenteranno quelli che ti votano. Brrr… che paura! Ovviamente per queste teste d’uovo, sarà solo “un voto di pancia”, anche quando dovesse risultare un plebiscito.
Feltri ti dice che dovresti procurare un sarto e smettere il tuo look da esodato e da cassintegrato a base di barba e felpe, perché  lui,  l’Elegantone, pensa che l’Abito faccia il Monaco e che potresti alienarti quella fetta di borghesia come si deve, che già ti guarda con simpatia. Quei ceti medi che in un bel sabato pomeriggio ottobrino, sei riuscito a schiodare dalle pasticcerie con famiglia per trascinarli in manifestazioni, loro che non sono propriamente degli habitués della Piazza e dei cortei. Però un po’ di ragione a Feltri gliela darebbe perfino Balzac ne “Il trattato della vita elegante” quando scrisse: “Le idee dell’uomo rasato,non sono quelle dell’uomo barbuto”. Perciò, non esagerare con rassicuranti grisaglie feltrine (non ti ci vedo), ma nemmeno con le solite felpe da esodato. 

Sei già nelle copertine dei giornali e si fa in fretta a inventare titoli banali come “Matteo contro Matteo“. Ovvero,  il Matteone meneghino burbero e ruspante contro il tosco e losco Matteuccio da Rignano sull’Arno,  tutto tasse, chiacchiere e distintivo.
Buona, la mossa di voler fare una Lega dei Popoli nel resto d’Italia, ma ricordati: non mandare mai in soffitta quei rudi valligiani che sono scesi dai monti fino a Milano per sostenerti. Perché quelli fanno parte  delle tue radici, e in caso di pericolo,  le retrovie sono importanti. E perché tu dovrai correre la tua bella dose di rischi. Non si sa mai che dovessi avere bisogno di rifugiarti in montagna per una lotta di liberazione, visti i tempi! I “fascisti d’oggi” ti danno del razzista  e xenofobo per delegittimarti, e qualunque cosa farai, te li ritroverai tra i piedi nel tentativo di fracassarti il cranio per poi rigirare le frittate e dire che sei tu che volevi investirli con la tua auto. A Bologna al campo nomadi ti è successo questo.

In realtà sono dei luridi comunistoni mai estinti come Nosferatu, ma sai com’è, uno è costretto a
chiamarli col nome del “Male assoluto”, fa più trendy ed è più impressionante! 
Io però, fossi in te, non andrei più in quei luoghi fetidi. E non lo dico per indurti alla ritirata. Lo so, lo so che gli zingari non pagano luce, né gas, né acqua che caricano parassitariamente sulla popolazione civile. So anche che sono dei loschi sfruttatori di bambini, inducono alla prostituzione e all’accattonaggio le minorenni. La loro ultima trovata è quella di approfittare di disabili che pagano a famiglie di poveracci in Romania (si parla di 500 euro) per garantirsene il possesso fisico e  obbligarli all’accattonaggio nelle strade delle nostre città. In altre parole, praticano il commercio di questi poveri infelici.
Ma noi caro Salvini, andiamo a esportare democrazia e diritti umani, in paesi lontani, del tutto incuranti di chi li calpesta sfacciatamente qui da noi.  

Fossi in te, ripeto, non andrei mai più in un campo nomadi a prendere botte e calci, a farmi fracassare l’auto, perché è meglio pubblicare il resoconto di quanto costa alla comunità cittadina mantenere uno di quei campi. Voglio dire, che se affiggi le cifre sottratte ad altri cittadini di luce, gas, acqua, smaltimento rifiuti la gente si incazza di più e tu rischi di meno. Pubblicalo e fallo pubblicare ai giornali amici, dillo a Radio Padania e ovunque. Se magari riesci a sapere il valore (o i valori) dei bottini che gli zingari rubano ogni volta che penetrano nelle case di onesti cittadini per compiere furti con scasso, fallo pubblicare per le vie come un bando di concorso: risulta più efficace perché oltre a risparmiare botte, ti risparmi anche le sconce provocazioni della stampaglia di regime, quando scrive che “chi semina vento, raccoglie tempeste”, che “Salvini se l’è cercata” ecc.. Non ti perdere con questa suburra dei centri sociali che vuole farti abbassare al loro infimo rango e fanno i salvatori ideologici dei parassiti dediti alla delinquenza in pianta stabile. E alla faccia dell’integrazione!
Continua a coltivare i tuoi ottimi rapporti internazionali, perché saranno questi che ti faranno crescere politicamente. Marine Le Pen garantisce che “Salvini vi stupirà”, e noi non vorremmo far altro che crederle. Non aspettiamo altro. Ottimo il tuo intervento alla Duma russa, a nome di quegli industriali del Nord che non vogliono muovere la guerra contro i loro ma anche  contro i nostri interessi di Italiani, ad una potenza amica.  Bello vederti accanto a Putin, l’ultimo duro della cristianità d’Europa. Saranno questi rapporti importanti a farti crescere politicamente in Patria e a darti la forza di farcela. Bene anche la mossa di cercare di coinvolgere la “razza” un po’ ondivaga e snobbona degli intellettuali nelle tue iniziative. Buttafuoco dice già che predichi male, ma razzoli bene:  è un incoraggiamento!
Ah, un’ultima cosa: lascia perdere i patti con Renzi sulla legge elettorale. Capisco che le regole nelle democrazie si dovrebbero scrivere insieme, ma qui di democratico non c’è più un bel nulla. Pertanto, non legittimate un abusivo di Palazzo con le solite perdite di tempo. Niente prigionieri, siamo in guerra! Lascia perdere i consigli di  Calderoli e le sue calderolate da corridoio, e tira dritto per la tua strada! 
So che sei cresciuto al Giambellino,  quella via del Lorenteggio aggredita attualmente da malviventi furfanti che sfrattano dalle case, dei poveracci rei di essere anziani e malandati, per insediarsi loro, abusivamente. E allora un augurio da parte mia te lo voglio fare di cuore con La Ballata del Cerruti di Giorgio Gaber, cresciuto proprio come te,  al mitico Giambellino: 
….Gli amici al Bar del Giambellino, 
    dicevan che era un Mago

A Bologna i bravi ragazzi dei Centri Asociali aggrediscono Salvini. Ditelo, a Bergoglio.

L’ auto su cui viaggiava Matteo Salvini 


Giunge notizia che a Bologna le solite zecche infami dei Centri Asociali, protettori degli zingari, non solo hanno impedito a Matteo Salvini, Parlamentare Europeo, di recarsi a vedere le condizioni del locale Campo Rrom, ma gli hanno teso un vero agguato, sfasciandogli la macchina. Colpendola con calci, pugni e sputi. Questo dopo che già la Consigliera Leghista Borgonzoni era stata presa a sberle al campo da gruppi di zingari. Gesto che ha avuto ieri pure la giustificazione di Amelia Frascaroli, nella giunta di Merola in quota SEL: “Posso capire gli schiaffi…”. 

Chi è quello che recentemente, nel ricevere il Centro Asociale Leoncavallo in Vaticano, ha detto loro: “Continuate la lotta” ?

A Bologna i bravi ragazzi dei Centri Asociali aggrediscono Salvini. Ditelo, a Bergoglio.

Giunge notizia che a Bologna le solite zecche infami dei Centri Asociali, protettori degli zingari, non solo hanno impedito a Matteo Salvini, Parlamentare Europeo, di recarsi a vedere le condizioni del locale Campo Rrom, ma gli hanno teso un vero agguato, sfasciandogli la macchina. Colpendola con calci, pugni e sputi. Questo dopo che già la Consigliera Leghista Borgonzoni era stata presa a sberle al campo da gruppi di zingari. Gesto che ha avuto la giustificazione di Amelia Frascaroli, nella giunta di Merola in quota SEL: “Posso capire gli schiaffi…”

Chi è quello che recentemente, nel ricevere il Leoncavalloin Vaticano, ha detto loro: “Continuate la lotta ???????? 







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Il tempo stringe (per Renzi)

Renzi è in carica da quasi un anno.

Come Monti e Letta prima di lui, sperava di agganciare la ripresa non per meriti suoi, ma al traino internazionale.
Così non è. 
Adesso per lui il tempo stringe.
O sarà un secondo Monti capace solo di aumentare le tasse.
Appare disperato il suo tentativo di estorcere alla commissione europea la possibilità di maggiori spese.
Perché quella è l unica strada che conosce, come tutta la sinistra.
Spendere anche i soldi che non ci sono.
Il redde rationem si avvicina e il bluff del pallonaro fiorentino sarà scoperto a breve, sperando che la crisi continui ancora un anno.
Per questo Renzi vuole la riforma elettorale per andare al voto a primavera. 
Per questo allungare i tempi potrebbe risultare vincente.. 

E, poi, siamo proprio sicuri che alle politiche Renzi riuscirebbe a bissare la percentuale delle europee, con un ben maggior numero di votanti ?

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Gli eurocrati puliti

Proprio stamattina c’è stata una sorta di dichiarazione che la dice lunga: “Junker resta comunque credibile”. Certo. Era persino ovvio. Sarebbe stato credibile anche se avesse ammazzato migliaia di persone con un colpo alla nuca.
Se pensate che il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker sia soltanto il capo di una banda di euroburocrati – un po’ austeri e un po’ cialtroni – vi sbagliate. Juncker a differenza di quanto ripete il nostro premier Matteo Renzi non è solo quello. Juncker è anche l’ideologo e il demiurgo di un sistema di elusione delle rendite che ha consentito al Granducato del Lussemburgo di trasformarsi nel più raffinato e impenetrabile paradiso fiscale d’Europa. E ha garantito a oltre 340 fra aziende e multinazionali di arricchirsi a dismisura sottraendo alle casse dei paesi europei e agli Stati Uniti oltre 2.000 miliardi di euro di tasse.
Non ci credete? Pensate che Juncker sia veramente un gentiluomo impegnato, come prometteva lui stesso a luglio, nel tentativo di «mettere un po’ di morale ed etica nel panorama fiscale europeo». Beh allora sarà meglio scendere dall’albero dei sogni e leggere il rapporto del Consorzio Internazionale del Giornalismo Investigativo. L’organizzazione, basata negli Usa e composta da giornalisti di tutto il pianeta, ha spulciato 28mila pagine di documenti riservati usciti dal granducato su cui Juncker ha regnato da primo ministro, dal 1995 al 2013. E ha scoperto che la legislazione introdotta durante i 18 anni di mandato Juncker ha consentito a 340 multinazionali di spostare nel Granducato i profitti realizzati in Europa o Stati Uniti usufruendo di tassi d’imposizione fiscale assolutamente ridicoli. O meglio assai iniqui. «Stando a quei documenti – nota il rapporto già ribattezzato Luxleak – alcune aziende hanno goduto di una tassazione inferiore all’1% sui profitti trasferiti in Lussemburgo».
Insomma un meccanismo studiato ad arte per consentire autentici raggiri «legali» ai danni degli altri paesi europei. Un meccanismo forse non perfettamente in linea con la reputazione di un presidente della Commissione Europea, ma che ha sicuramente garantito a Juncker le simpatie di uomini e aziende assai potenti. Le alchimie legali con cui l’ex premier lussemburghese ha saputo trasformare l’elusione fiscale in profitto e trasformare un minuscolo granducato in una delle più importanti piazze finanziarie del pianeta hanno infatti contribuito a rendere ancor più ricco e soddisfatto il «gotha» mondiale dell’economia e della finanza. Grazie agli accordi ideati dai governi Juncker marchi come Apple, Fiat, Amazon, Heinz, Pepsi, Ikea, Deutsche Bank hanno stretto contratti fiscali privilegiati con il Lussemburgo concordando prelievi infinitesimali rispetto alle tasse pagate nei paesi d’origine da qualsiasi comune mortale. Ma il gigantesco meccanismo d’elusione planetaria messo in piedi nel cuore dell’«austera» Unione Europea grazie al lavoro «pregresso» del Presidente Juncker rischia ora di travolgere il suo demiurgo e i suoi favoriti.
Le rivelazioni del Consorzio Internazionale del Giornalismo Investigativo si aggiungono all’inchiesta, già aperta dall’ex commissario per la Concorrenza Joaquin Almunia, che puntava a far luce sulle operazioni di elusioni fiscale realizzate da Fiat, Apple, Starbucks e Amazon sfruttando i «buchi neri» di Olanda e Lussemburgo. E così ieri la compunta signora Margrethe Vestager, erede di Almunia alla Concorrenza, ha pensato bene di reagire alle rivelazioni sulla cosiddetta «Luxleak» chiedendo al Lussemburgo informazioni sulle pratiche delle multinazionali arricchitesi grazie alla sua piattaforma fiscale. Un intervento degno della peggior ipocrisia di Bruxelles visto che l’ideatore di quella «piattaforma» – e il grande custode dei suoi segreti legali – altri non è se non il numero uno della Commissione di cui la Vestager fa parte. Nonostante le commedie dell’assurdo inscenate nel mellifluo clima di Bruxelles il presidente Juncker rischia comunque grosso. Se le rivelazioni di Luxleak si faranno ancora più pressanti neppure gli «euro-ipocriti» potranno fingere d’ignorare che il gran demiurgo dell’elusione alloggia uno scranno sopra il loro. E allora le richieste di dimissioni, avanzate già ieri da un’implacabile euroscettica come Marine Le Pen, potrebbero diventare inesorabile realtà.

Una coppia per il Centro Destra

Era prevedibile che l’intervista di Salvini a Libero provocasse reazioni.
Prevedibile e comprensibile perchè chiunque abbia un minimo di amor proprio non può rinunciare a proporsi, ugualmente, per la guida del Centro Destra.
Così Tosi (che ho sempre apprezzato) punta i piedi, ma poichè è persona intelligente non potrà che comprendere come le idee espresse da Salvini rappresentano il sentimento profondo del nostro elettorato e, quindi, ogni distinguo aliena voti e partecipazione, favorendo oggettivamente la sinistra.
La Meloni, invece, sempre su Libero , ha perfettamente capito che Salvini ha giocato bene e tempestivamente le sue carte, infatti non si propone al suo posto, non ne contesta le idee e abbozza solo una difesa di stile, chiedendo che Salvini riporti Berlusconi su quelle idee.
Reazione più veemente quella del vecchio leone che, in una intervista al Carlino ha ribadito la sua volontà di essere nuovamente candidato premier.
Ma, purtroppo, l’età avanza (sono già 78 compiuti) e il massacro nei suoi confronti è culminato con l’estromissione dal parlamento e dalla eleggibilità.
Il Cav spera, sicuramente, ancora di poter ribaltare la sentenza con una (improbabile) nuova sentenza europea, ma la realtà e il realismo ci dicono che non sarà più candidabile.
Allora si metta il cuore in pace e, da padre nobile del Centro Destra, sostenga chi non solo ha più probabilità di vittoria (e francamente mi sembra che Salvoini sia partito meglio e più organizzato di chiunque altro) ma chi rappresenta quelle idee che lui ha sempre sostenuto.
A maggior ragione adesso che, con l’accordo tra Renzi e Grillo, che hanno eletto loro rappresentanti alla corte costituzionale e nel csm con una operazione di killeraggio verso i candidati del Cav, consegue l’ennesima conferma che dei comunisti non ci si può MAI fidare e che ogni accordo con loro è solo masochismo.
Un Salvini candidato premier con un vice che appartenga alla Destra storica e che potrebbe benissimo essere Giorgia Meloni, come suggerisce Buttafuoco, ormai quarantenne, esperta e coerente con le battaglie di una vita.
Il Centro Destra può ripartire da una coppia … normale.

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Gli Americani verso il ravvedimento operoso

Il risultato delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti, con la riconquista repubblicana della maggioranza al Senato e la conferma di quella alla Camera, sembrano indicare che sta passando la follia che portò gli Americani ad eleggere per due volte il Renzi di Washington.
Nel 2008 e nel 2012, con la sostanziale conferma delle elezioni del Congresso nel 2010, gli Americani rappresentarono perfettamente quei soggetti che Giove rende pazzi perchè li vuole distruggere.
Obama ha riportato gli Stati Uniti quaranta anni indietro, alla funesta epoca di Carter, perdendo ruolo e autorevolezza nel mondo.
La stessa politica economica di chiara impronta socialista, istiga un popolo altrimenti laborioso ad piegarsi all’assistenzialismo di stato, tra l’altro proiettando nel mondo un’immagine di sconfitta e di debolezza.
Con il voto del 4 novembre gli Stati Uniti hanno cominciato a cambiare rotta e, come già accadde nel 1980 quando dopo il disastro Carter arrivò Ronald Reagan, è auspicabile, per tutto il mondo, che dopo l’infausta parentesi di Obama arrivi un novello Reagan repubblicano.
Sperando che il nuovo Congresso riesca a mettere la mordacchia al Renzi di Washington per impedire che faccia altri danni.

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