Meno male che Matteo (Salvini) c’è

Bersani sprizza accidia da ogni poro e non dubito che, per la sua biliosità, gli arriverà prima o poi un altro colpettino.
Ma nella sua ossessione per il Giaguaro, che non è riuscito a smacchiare, a volte riesce ad azzeccarne una.
Non tanto sul valore di Mediaset (con Letta che stava sereno la quotazione del titolo era quasi il doppio) quanto sul fatto che il patto del Nazzareno più che tra i comunisti e Forza Italia è tra i comunisti e Mediaset.
Se andiamo infatti a leggere la stampa, vediamo che i primi consigliori del Cavaliere a spingerlo a non rompere l’accordo con Renzi, sono “i figli” (presumo Marina e Piersilvio), Confalonieri e la dirigenza Mediaset.
Intendiamoci: la politica è costata così tanto a Berlusconi, che ha il diritto di rifarsi con tutti gli accordi che ritiene di stringere.
Ma se Berlusconi è ampiamente giustificato, non lo sono quelli che, in Forza Italia, portano il partito di riferimento di molti elettori del Centro Destra verso la sconfitta certa a qualsiasi elezione.
E’ bastata una cena e Fitto, che sembrava facesse rullare i tamburi dell’antirenzismo, si è accucciato, mentre sembra che Brunetta non abbia (fortunatamente) ancora deposto lo spirito combattivo, scrivendo una bella lettera a Bruxelles chiedendo di bocciare la finanziaria di Renzi.
Gasparri, altro polemista di primo piano, sembra aver preso gusto a irridere, in modo peraltro sterile, alcuni esponenti della sinistra, mentre tacciono le “amazzoni”, a cominciare da Daniela Santanchè di cui si sono perse le dichiarazioni una volta ampiamente condivisibili.
Non so se sia perchè qualcosa stia bollendo in pentola o perchè ci siano conoscenze che non sono portate alla attenzione del pubblico (a me verrebbe in mente che un simile atteggiamento rinunciatario lo si tiene per fare felice un vecchio capo malfermo in salute …. ma non sembra il caso di Berlusconi) e allora l’atteggiamento rinunciatario sarebbe pienamente onorevole e giustificato, però nel momento in cui Renzi gira a vuoto, le piazze inscenano proteste e Grillo ha ampiamente perso credibilità e, a seguire, perderà anche voti e consenso, una Forza Italia così assente pare un non senso.
Allora dobbiamo sempre più apprezzare il movimentismo di Matteo Salvini che, stante anche la congiura del silenzio contro Fratelli d’Italia (hanno forse paura che Giorgia Meloni possa candidarsi con successo a sindaco di Roma ?) sembra essere l’unico a dare un senso all’opposizione che rispecchia il nostro sentimento profondo.

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Liberi di fare ciò che vogliono

“Se chiediamo il biglietto ci sputano addosso”. Aggressione selvaggia a Treviso nei confronti di un’autista di bus. Malmenato da quaranta ragazzini. Denunciato un 17enne marocchino di Angelo Scarano

Ha solo fatto il suo dovere, chiedendo di timbrare il biglietto a un passeggero del bus di linea. Per questa ragione l’autista Luca Dal Corso è stato aggredito e malmenato da decine di giovani. La vicenda è accaduta a Treviso. Un 17enne marocchino lo sbeffeggia con un biglietto non valido. L’autista gli chiede di scendere dal veicolo, ma si becca degli schiaffi. Allora Luca scende dal bus per acciuffare l’aggressore, ma viene inseguito da una quarantina di giovani che erano sul bus. Lo accerchiano e lo riempiono di calci e pugni. Due giorni di prognosi. “Ci sfidano. Se gli chiediamo il biglietto, ci sputano addosso. È la generazione dei nostri figli, e ci trattano come pezze ai piedi. Ogni giorno, ogni notte, basta, non ne possiamo più”, ha raccontato un conducente di Mom a La Tribuna di Treviso.

Preso a calci e pugni per il parcheggio: “Mi ha detto che in Congo sarei morto“. San Francesco, violenza fuori da un locale a Jesi: vittima un 31enne di Sara Ferreri

Jesi (Ancona), 16 novembre 2014 – Un parcheggio forse troppo vicino al furgone e scattano calci, pugni e insulti: 31enne jesino aggredito venerdì sera, alle 22,45 davanti alla chiesa di San Francesco accanto al circolo omonimo, noto a tutti come il «club». Una tranquilla serata finisce al pronto soccorso per S.A. che racconta quei minuti da incubo, appena uscito, dolorante, dall’ospedale a ritirare i referti.

«Ho parcheggiato accanto alla chiesa, a circa mezzo metro dal furgone. Nello scendere ho controllato che lo sportello non fosse troppo vicino al furgone a bordo del quale stavano salendo due stranieri e poi mi sono avviato verso il bar. Uno dei due mi ha detto: Che cosa hai da guardare?’ Ma io ho fatto finta di nulla, avendo capito che quella persona cercava lo scontro. Ma mi ha raggiunto, strattonato e tirato un pugno in faccia, poi un calcio alle gambe che mi ha fatto cadere a terra. Mi sono trovato in mezzo alla strada, mezzo nudo, con la maglia strappata e con le auto che mi passavano accanto senza fermarsi. Qualcuno ha tentato di intervenire ma lui insultava e minacciava tutti. Ha seminato il panico. Ad un certo punto mi ha detto: «Se eri in Congo eri morto». Ma il giovane jesino arrivato sul posto assieme a due amici (una ragazza ha dato subito l’allarme col cellulare) non ha reagito, il perché lo spiega lui stesso: «Quel giovane, anche fisicamente ben messo, era mosso da una furia incredibile, avrebbe potuto davvero ammazzarci. Non ho reagito in alcun modo. Lui per provocarmi diceva anche di conoscermi ma io non l’avevo mai visto. Poi mi hanno detto che ha già aggredito senza motivo altre persone».

Si tratta di A.K. 25enne congolese da tempo residente in città. Avrebbe diverse denunce per reati analoghi. E venerdì sera la sua furia si è concentrata anche contro alcuni avventori del bar, fino all’arrivo degli agenti del locale commissariato e dell’ambulanza. A luglio al campo da basket in via Jugoslavia, in pieno giorno, il 25enne aveva aggredito un ragazzo che stava giocando. «Mi chiedo perché racconta il ragazzo picchiato (sei i giorni di prognosi) come si possa consentire ad una persona così di continuare liberamente ad aggredire chiunque abbia la sfortuna di incontrarlo». Circa un mese fa ad essere stato massacrato di botte un 22enne di Filottrano, solo per aver difeso il suo amico più piccolo dal furto del cellulare davanti alla discoteca Miami di Monsano. Pestato a sangue da una banda di rom (tre sono stati presi), Francesco si sta riprendendo egregiamente dal brutto incubo vissuto.

Sui fatti di Tor Sapienza

Prima dal blog di Johnny Doe e poi da Nessie.
Altro che protesta fascista, la rabbia di Tor Sapienza è rossa. Se si guarda il Municipio V, quello di cui fa parte Tor Sapienza, è lampante che l’elettorato di Marino ha voltato le spalle al sindaco. Qui, alle ultime elezioni comunali del 2013, il centrosinistra ha stravinto. Oggi infiamma la protesta al grido “Marino, vattene” di Domenico Ferrara

Mentre Tor Sapienza sprofonda nel degrado, nella ghettizzazione e nella rabbia anti-immigrati, Ignazio Marino e Angelino Alfano si esibiscono nel gioco del rimpallo delle responsabilità. Il che già rende poca giustizia alle richieste provenienti dai cittadini. Se poi a ciò si aggiunge una distorta interpretazione della realtà e il rifiuto di capire le radici del malcontento sfociato nei confronti dell’amministrazione capitolina, ecco che il quadro si fa ancora più scuro. Perché sarà pur vero che il primo cittadino romano ci ha messo la faccia, recandosi nel luogo della protesta e venendo subissato di fischi. E sarà pur vero che la sfilata degli anti-Marino, condita da alcuni saluti fascisti e che ha visto la partecipazione di alcuni esponenti del centrodestra, di Casa Pound e della Lega Nord, ha fornito l’assist alla sinistra e ad alcuni organi di stampa per puntare il dito contro la destra e per mettere da parte altri aspetti più rilevanti e certificati da numeri incontrovertibili. Ma la verità è che il malcontento proviene da sinistra. Parlano i numeri, appunto. Quelli degli ultimi risultati elettorali.

Se si guarda infatti il Municipio V, quello di cui fa parte Tor Sapienza, si evince che alle ultime elezioni comunali del 2013, il centrosinistra ha stravinto. Marino al primo turno ha preso il 45%, al secondo turno il 64%. Gianmarco Palmieri, candidato presidente del centrosinistra al quinto municipio, ha preso il 47% al primo turno e il 66% al secondo turno. Per quanto riguarda i partiti, al primo turno il Pd ha preso il 29%, Sel il 6,4%, Lista civica Marino il 7%. Mentre il Pdl ha preso il 16,4% e le liste alla sua destra (Fdi, Storace e Alemanno) un 12% complessivo. E Casapound ha preso lo 0,67%.

Se poi si guardano le ultime Europee, il Pd era al 41,5%, Lista Tsipras al 6,3%, Forza Italia al 13%, il partito della Meloni al 5% e la Lega Nord all’1,6%. Nella primavera di quest’anno, sempre nel Municipio V, un’altra avvisaglia del malcontento nei confronti della sinistra è stata rappresentata dai circa 1500 voti ottenuti da Mario Borghezio. Quanti romani di periferia sarebbero stati disposti a votare lo stesso candidato (quello di Roma ladrona) una decina di anni fa? Insomma, il campanello d’allarme si era già manifestato. Ed è stato snobbato. E, considerati i dati in termini di consenso, tutto si può dire meno che la protesta dei romani sia di destra o pilotata dalla stessa.

Junker e la lotta all’evasione fiscale

 No, ma va bene. Va bene che l’alcolizzato Junker pretenda la lotta all’evasione fiscale. Mi pare giusto una simile ipocrisia. Infondo, se ha aiutato le multinazionali estere a portare le sedi legali in lussemburgo, lo ha fatto perchè ci sono leggi che lo hanno consentito e lo consentono tuttora… giustamente lui, non ha fatto niente di male…
Nella lettera di quattro pagine, datata 12 novembre, nessun accenno all’austerità di bilancio ma apertura a una “revisione” delle regole sul debito. Il presidente della Commissione, sotto accusa per lo scandalo degli accordi fiscali tra Lussemburgo e multinazionali, ribadisce poi che entro fine anno sarà varato piano di investimenti da 300 miliardi. Da Italia richieste per 40 di F. Q.

Dopo la polemica a distanza con Matteo Renzi, ora il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, indebolito dallo scandalo LuxLeaks, cerca una tregua. E lo fa con una lettera di quattro pagine, resa nota dal portale EurActiv, e un faccia a faccia andato in scena durante il G20 di Brisbane. La missiva, scritta a quattro mani con il primo vicepresidente Frans Timmermans e inviata via mail il 12 novembre, è indirizzata al premier italiano, in quanto presidente di turno del semestre Ue, e al presidente del Parlamento europeo Martin Schulz. “Adesso lavoriamo insieme”, chiede Juncker, deciso a difendere la poltrona mentre Bloomberg e il Financial Times, ma anche la leader del Front National francese Marine Le Pen, i Cinque Stelle e Fratelli d’Italia ne chiedono le dimissioni in seguito alle rivelazioni dell’inchiesta sugli accordi fiscali del Lussemburgo con le multinazionali straniere. Mentre il settimanale L’Espresso, partner esclusivo per l’Italia dell’International Consortium of Investigative Journalism (ICIJ) che ha svelato lo scandalo, dedica la copertina del suo ultimo numero alla seconda puntata dell’inchiesta intitolandola “Quest’uomo è inadatto a guidare l’Europa”.

“Indebolito dallo scandalo LuxLeaks, il nuovo presidente della Commissione cerca una tregua con il premier italiano che guida il semestre europeo”

L’ex capo di governo del Granducato ribadisce più volte la necessità di collaborare per la realizzazione di un programma in dieci punti tutto incentrato sulla crescita e la lotta alla disoccupazione. “Una cooperazione più stretta tra le nostre istituzioni può mandare un messaggio potente”, scrive. E si dice “pronto”, dopo l’adozione del programma per il 2015, a lavorare con il Consiglio europeo e l’Europarlamento per “identificare una lista di proposte sulle quali le istituzioni possano impegnarsi a fare rapidi progressi (“binario veloce”), riguardo sia ai contenuti sia alle procedure”. Segue una lista di “dieci priorità per il 2015 e oltre”. Al primo punto c’è “una nuova spinta per il lavoro, la crescita e gli investimenti”. Ovvero il pacchetto da 300 miliardi di investimenti annunciato già in estate e ora in dirittura d’arrivo: verrà presentato entro fine anno e l’Italia ha già avanzato le sue richieste, sotto forma di 2.200 progetti per un valore complessivo di 40 miliardi, alla task force di cui fanno parte Commissione e Banca europea degli investimenti.

Ai punti successivi ci sono “un mercato unico digitale connesso”, “un’unione energetica resiliente e una politica contro i cambiamenti climatici che guardi avanti”, “un mercato interno più ampio e equo”, “un accordo per il libero commercio con gli Usa ragionevole e bilanciato“, “un’area di giustizia e diritti fondamentali basata sulla fiducia reciproca”, “una nuova politica della migrazione“, una “più forte azione globale” e, decimo punto, “un’unione per il cambiamento democratico”.

Titoli sibillini sotto i quali sono però citati alcuni obiettivi particolarmente rilevanti sia alla luce dello scandalo sui “tax ruling” lussemburghesi sia in vista del giudizio definitivo sulle leggi di Stabilità dei Paesi Ue, previsto per il 24 novembre. Per prima cosa, infatti, al quarto punto si legge che occorre lavorare su “misure per combattere la frode e l’evasione fiscale”. Juncker, dunque, resta saldo sulla linea di difesa scelta dopo l’esplosione dei LuxLeaks: non ci sarebbe “alcun conflitto di interesse” tra la sua posizione e il fatto che la Commissione abbia avviato indagini sul Lussemburgo e intenda mettere a punto una direttiva ad hoc per lo scambio automatico di informazioni sugli accordi fiscali anticipati siglati tra le autorità fiscali e le aziende. I tax ruling, appunto.

L’altro aspetto che colpisce è l’assenza di qualsiasi riferimento alla necessità di uno stretto controllo sui conti pubblici da parte degli Stati membri. Anzi, al punto cinque si ricorda che è in vista una “revisione” del Six pack e del Two pack, i regolamenti sulla riduzione del debito e del deficit che pesano come un macigno sui Paesi del Sud Europa, Italia in testa. Auspicando un rafforzamento del “governo” economico dell’Unione, insomma, Juncker sembra sposare una posizione meno rigorista che in passato, quando non aveva mancato di sottolineare che gli unici margini di flessibilità sono quelli già consentiti dai trattati e non possono comunque essere indipendenti dal varo delle riforme strutturali. E dire che solo dieci giorni fa il lussemburghese aveva risposto con toni durissimi alle affermazioni di Renzi sui “burocrati europei”. Avvertendo:Io sono il presidente della Commissione Ue, istituzione che merita rispetto”.

Crescita con i soldi di chi ?

Renzi continua a berciare di crescita in opposizione all’austerità.
Crescita è una bella parola, ma implica investimenti che, a loro volta, implicano la disponibilità di soldi.
Da chi li vuole prendere i soldi per gli investimenti, Renzi, visto che già il nostro debito pubblico è enorme e le tasse hanno raggiunto il limite dell’umana sopportazione, mentre lui aumenta la spesa pubblica per favorire la sua base elettorale invece di tagliarla, per ridurre le tasse a tutti e incentivare risparmio e investimenti privati ?
L’unica alternativa sarebbe una politica inflattiva con la stampa di moneta.
Ma l’Italia non può stampare moneta in proprio, finchè resterà nell’unione sovietica europea.
Allora delle due l’una: o Renzi esce dall’euro, oppure le sue sono le solite chiacchiere che portano solo danni agli Italiani coscienti e illusioni, dalle quali si sveglieranno bruscamente, a quelli che gli credono.

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Non porgo l’altra guancia

Ho letto che il noto, ormai attempato, no global Casarini, avrebbe dichiarato che si dovrebbero  schiaffeggiare razzisti e xenofobi.
Non ho letto di alcuna iniziativa giudiziaria nei suoi confronti per istigazione alla violenza.
Uno che dovesse essere aggredito, sarebbe quindi legittimato a reagire per difendersi con la necessaria dose di energia senza incorrere in persecuzioni giudiziarie.
Sì, perchè se uno per strada mi aggredisse, io reagirei, almeno ci proverei e magari una sorpresina potrei anche estrarla dal cappello.

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Tor Sapienza

Sono quattro giorni e quattro notti che ci sono disordini a Tor Sapienza, un esteso rione della periferia Est di Roma. Questi poveracci di abitanti in rivolta contro le istituzioni,  sono circondati da campi nomadi, da criminalità diffusa, da travestiti e trans brasiliani, prostitute straniere e dulcis in fundo da un centro di accoglienza che ospita nuovi immigrati. Gli “oppressi”, secondo la stampa servile erano gli ospiti del centro di accoglienza, mentre i malfattori erano quei “ducioni” e  “razzisti” degli abitanti. In prima linea il misFatto quotidiano. Non chiamiamola la guerra tra i povericome si ostinano banalmente a fare  i pennivendoli di regime
Si tratta invece della lotta fra chi vuole vivere con dignità e sicurezza, contro l’illegalità e il degrado. Dulcis in fundo  il Corriere (articolo di Goffredo Buccini) se la piglia con “l’incendiario leghista” Matteo Salvini, reo di voler venire giù, espressamente invitato da cittadini del rione. Si tratta di una forma di “insulto preventivo”. A questo è ridotta la stampa oggi!

Il quarto giorno il sindaco Marino si fece vivo là in mezzo pigliandosi un’overdose di prevedibili  insulti e fischi.  Il suo pareva un allunaggio. La polizia ,sempre latitante nel difendere i cittadini dal far west quotidiano, pagata con i soldi dei cittadini, li manganella per garantire invece la “sicurezza” degli edifici degli extracomunitari. Alfano latita totalmente nei rioni periferici delle grandi città, in compenso è sempre più zelante nell’introdurre in Italia nuovi flussi indiscriminati di stranieri. Renzi? NON PERVENUTO. Pubblico il post del  coraggioso blog dell’Anarca (Giampaolo Rossi) sulla rivolta di Tor Sapienza. 

LETTERA APERTA AI CITTADINI DI TOR SAPIENZA
Si, io lo so che non siete razzisti; che quei bastoni e quei sassi non li avete presi in mano per odio ma per la disperazione di dover vivere dove non si può più vivere.
Io lo so che non siete razzisti, anche se ora vi dipingono così per nascondere la loro ipocrisia e il loro fallimentare umanitarismo senza umanità.
Si, io lo so che non siete razzisti ma che la gabbia dove rinchiudervi è pronta e i preparativi per trasformarvi in bestie feroci sono quasi ultimati; che ora sono arrivati con i loro taccuini e le loro telecamere, ma poi scateneranno i loro parolai d’accatto a dipingere quello che tanto non hanno interesse a capire.
Intellettuali polverosi chiusi nella soffitta delle proprie idee; politici ignavi e criminali che hanno consentito le peggiori politiche buoniste nel nostro paese, arrivando persino a cancellare il reato d’immigrazione clandestina nel pieno delirio d’irresponsabilità di chi non si rende conto del mondo in cui stiamo vivendo.

Io lo so che non c’è razzismo in quello che avete fatto; ma solo dolore e rabbia nel vedere il vostro quartiere ridotto ad una giungla piena di pericoli, trasformato in un campo di battaglia.

State difendendo voi stessi ed io so che si difende solo ciò che si ama: la propria terra, la propria città, la propria casa, i propri cari, una sicurezza, un diritto, una libertà.


Io lo so che non siete razzisti, né “giustizieri della notte”; ma siete operai, impiegati, commercianti, disoccupati, studenti, pensionati, professionisti, padri, madri, mariti, mogli, insomma l’Italia vera che affronta con dignità questa crisi che non fa prigionieri, le difficoltà economiche e spesso la mancanza di futuro e di certezze.

Io lo so che il vero razzista è questo sindaco che definisce “inaccettabili gli attacchi agli stranieri” senza spendere una parola per l’italiano in fin di vita massacrato davanti al figlio, da un branco di belve senza onore.

Io lo so che vi sentite abbandonati e soli, presi in giro da uno Stato tanto oppressivo e invadente nei confronti delle persone oneste, quanto indulgente verso coloro che si approfittano della nostra ospitalità, che violentano ciò che noi offriamo loro e che paghiamo con i nostri sacrifici.

Perché la convivenza non è una teoria né retorica politica da distribuire davanti alle telecamere: la convivenza si basa sulla reciprocità e può esserci solo con chi rispetta le nostre leggi e il Paese che noi amiamo.

Io lo so che anche di fronte all’esasperazione voi sapete distinguere l’immigrato onesto dal delinquente; perché uomini e donne che sono arrivati nel nostro Paese per lavorare o per salvarsi dall’orrore di una guerra, voi li avete accolti e accettati in nome di quella solidarietà concreta che gli altruisti di professione non conoscono.

Io lo so che quei bastoni sono lontani da voi e da quello che vorreste essere; e che ora li lascerete cadere in terra per tornare a ciò che è per voi più importante: la vostra vita.

Perché, comunque, avete vinto: quella rabbia scesa in strada ha raccontato un’Italia diversa, stanca ma capace ancora di trovare una sua dignità; un’Italia che non ce la fa più ma che vuole difendere con i denti ciò che è suo.

Non ve lo diranno mai, ma gli italiani che non sono razzisti stanno con voi: quelli del nord e quelli del sud, quelli di destra e quelli di sinistra, quelli bianchi e quelli neri, gli immigrati onesti e la gente perbene.

Cari cittadini di Tor Sapienza, io lo so che non siete razzisti e che avete solo difeso per tutti noi una cosa importante, la più elementare: il nostro inalienabile e sovrano diritto di essere padroni a casa nostra.

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Pubblico anche una testimonianza dal vivo di Daniele, un residente in Tor Sapienza che scrive a Repubblica nell’illusione di trovare un po’ di ascolto e di conforto. Poi si spegneranno i riflettori e politici e pennivendoli saranno in tutt’altre faccende affaccendati.

Sono un abitante di Tor Sapienza. Premesso che qualsiasi atto di violenza va denunciato, le chiedo se puo’ indicarmi il modo civile e pacifico per denunciare un degrado che ormai non conosce limiti. Le faccio una breve cronistoria del posto perché credo che lei non sappia nemmeno dove Tor Sapienza si trovi sulla cartina.
Questa periferia di Roma è stata per anni ed è ancora il luogo dove hanno sempre trovato rifugio e asilo qualsiasi tipo di persona extracomunitaria, dai rom ai nordafricani, per non parlare della vergogna dei transessuali che sotto gli occhi di tutti, da anni, si prostituiscono ad ogni ora del giorno.
Non conosco attualmente il numero esatto degli extracomunitari residenti ma le assicuro è molto alto se si considera il territorio del nostro quartiere.
Questa popolazione, dove vivono ormai pensionati e lavoratori che con il sacrificio di una vita hanno acquistato le loro case, nel passato hanno attivato tutte le forme di protesta civili di cui potevano disporre, dalle lettere agli amministratori ed ai giornali, denunce agli organi di PS fino alle fiaccolate pacifiche in piazza. Il risultato è stato il silenzio ASSORDANTE di tutti, anche di voi giornalisti che finchè non ci scappa il morto la notizia non merita attenzione.
Venga a farsi un giro nel quartiere. Alle prime luci della sera scatta il coprifuoco. Negozi di extracomunitari aperti oltre l’orario lavorativo che vendono (sotto gli occhi di tutti) alcoolici fino all’alba (e la licenza???). Persone extracomunitarie ubriache che litigano ed urinano ovunque. Strade buie ed invase da travestiti e dai loro clienti eccitati che sono pericoli costanti al volante. Rom che frugano nei cassonetti e guidano auto a massima velocità (mi piacerebbe vedere l’assicurazione e le revisioni di tali veicoli). Furti negli appartamenti e scippi per strada esponenzialmente aumentati negli ultimi anni.
Mi fermo qui con la descrizione e torno alla domanda iniziale: mi sa indicare cosa dovremmo fare che a noi sfugge?
Dobbiamo continuare in questo modo vedendo il nostro territorio maltrattato, vivere reclusi nelle nostre case (che by the way si stanno svalutando sempre piu’) aspettando cosa?
Quante belle parole da chi vive lontano da qui, magari in centro dove queste realtà sono lontane e santifica le persone che vengono da altri paesi ed altri mondi senza mai spendere una parole a favore dei residenti.
Non è razzismo essere ospiti di un paese e non rispettarne le regole? E’ chiedere troppo far rispettare le regole?
Per cortesia mi indichi cosa dobbiamo fare in modo da poterlo condividere con i miei concittadini.

Cordiali saluti

Daniele 13 novembre 2014 h. 10, 19

Togli la tassa, rimetti la tassa…

 … e se io dal mio smartphone e dal mio ipad la tv non ce la guardassi proprio per niente? E tra l’altro, io la rai non la guardo proprio…
Il canone Rai pagato insieme alla bolletta della luce. Fissato un tetto massimo di 80 euro. Ma pagherà chiunque possa collegarsi al servizio pubblico anche tramite computer, smartphone o iPad. Ecco come scampare l’odiata tassa di Sergio Rame

Sulla tessa degli italiani pende un’altra mannaia. È la riforma del canone Rai. Era nell’aria da tempo, ma negli ultimi giorni il premier Matteo Renzi sembra aver accelerato la pratica. Prima di partire per l’Australia ha, infatti, incontrato il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli per una valutazione finale. Adesso la palla passa al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che dovrà decidere se presentare un emendamento alla legge di Stabilità o varare un decreto ad hoc. Già a partire dall’anno prossimo il canone della Rai potrebbe, infatti, finire nella bolletta elettrica.

L’operazione “canone Rai” pesa un miliardo e 800 milioni di euro all’anno. Un bottino che fa gola al premier, anche perché infilando la tassa nella bolletta della luce tutti i contribuenti saranno costretti a pagarlo. Anche chi non possiede una televisione. Come fa notare Claudio Marincola del Messaggero, il gettito del canone non cambierà, ma dimuirà l’importo chiesto agli italiani che oggi è lievitato a 113 euro e 50 centesimi: “Continueranno a esserci le fasce di esenzione e i bonus per i meno abbienti, anche se a farne richiesta finora è stato solo il 30% delle famiglie disagiate”. Tutti gli altri sborseranno dai 35 agli 80 euro. Cifra che varierà a seconda degli indicatori Isee.

Nel faccia a faccia con Giacomelli, Renzi avrebbe già dato il via libera alla riforma. Il canone, dunque, entrerà nella bolletta elettrica. Ma per chi non intende pagarlo c’è ancora una via di fuga. Dovrà, infatti, dimostrare di non possedere una tv o anche qualsiasi device con cui sintonizzarsi sui programmi del servizio pubblico. E quindi: niente tablet, niente iPad, niente smartphone, niente pc. Come al solito, però, sarà il contribuente a dover dimostrare di non possedere alcun dispositivo. Altrimenti non gli resterà che pagare.

Quelli puliti…

Dopo l’avviso di chiusura indagini a carico del segretario generale dell’Ambiente il ministro valuta la possibilità di revocargli la direzione dell’Isin, l’ispettorato per la sicurezza nucleare. Anche i democratici per la marcia indietro, i Cinque Stelle chiedono le dimissioni del ministro di Thomas Mackinson e Andrea Palladino

La nomina di Antonio Agostini a capo dell’Ispettorato per la sicurezza nucleare è in bilico. Poche ore dopo la diffusione della notizia delle indagini della Procura di Roma sull’attuale segretario generale del ministero dell’ambiente, il ministro Gianluca Galletti valuta diverse ipotesi – secondo quanto riferito alle agenzie – e non esclude il ritiro della nomina. Agostini è indagato per turbativa d’asta e abuso d’ufficio in un’inchiesta – arrivata a conclusione oggi – del pm Felici sulla gestione dei fondi per la ricerca all’interno del Miur. Sulla stessa vicenda stanno lavorando gli investigatori dell’ufficio antifrode di Bruxelles e la procura della Corte dei conti, che, nei mesi scorsi, ha già ascoltato alcuni funzionari del Miur.

Al centro dell’inchiesta sono finiti due bandi finanziati dai fondi comunitari: quello per la ricerca industriale e quello per il potenziamento della ricerca. Secondo l’accusa della procura, Agostini – che all’epoca dei fatti occupava il posto di direttore generale – avrebbe fatto erogare fondi ad enti nominando una commissione di esperti che facevano parte del suo entourage. Tra i promotori di progetti finiti sotto la lente della Procura vi sarebbero anche soggetti vicini all’ex ministro Maria Stella Gelmini. I fatti contestati si riferiscono al 2011, quando i valutatori del ministero dell’istruzione della ricerca avviarono la selezione dei progetti. Per la procura Agostini avrebbe esercitato pressioni al fine di soprassedere su alcuni requisiti previsti dalla legge, come, ad esempio, la solidità economica delle aziende beneficiarie. L’inchiesta romana prosegue, puntando a chiarire come siano stati utilizzati i soldi erogati nell’ambito dei due bandi gestiti da Antonio Agostini. Oltre ad Agostini l’inchiesta ha coinvolto l’autorità di gestione dei progetti in mano a Fabrizio Cobis, dirigente dell’ufficio settimo, che è accusato del suolo abuso di ufficio per i bandi del secondo avviso.

Intanto l’ufficializzazione dell’indagine a carico sta avendo effetti sulla nomina di Agostini all’Isin, l’agenzia che dovrà occuparsi del post-nucleare italiano. Se il ministro Galletti che l’ha avanzata ne sta valutando il ritiro, dallo stesso Pd che l’ha votata in Parlamento arrivano chiari segnali di ripensamento. “A seguito della notizia dell’avviso di chiusura indagini che potrebbe preludere a una richiesta di rinvio a giudizio, invitiamo i ministri competenti dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, e dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, a sospendere la nomina di Agostini alla direzione dell’Isin ai fini di valutarne l’opportunità alla luce dei necessari chiarimenti”, questo quanto dichiarano congiuntamente Ermete Realacci e Guglielmo Epifani, presidenti della VIII Commissione Ambiente e della X Commissione Attività Produttive della Camera.

Più duri gli oppositori della prima ora alla nomina che ora vanno all’attacco frontale di chi la proposta chiedendo le dimissioni del ministro.  “In Commissione Ambiente abbiamo in tutti i modi cercato di far capire che era la persona meno adatta – sottolinea Mirko Busto, deputato del M5S in Commissione Ambiente – Nel suo curriculum non c’è traccia di competenza in campo nucleare e già durante la discussione era emerso che c’era un fascicolo aperto su di lui e l’amministrazione dello Stato ne era a conoscenza. Adesso il ministro dell’Ambiente, che ha insistito nel volerlo, sta valutando la revoca della nomina? Per noi l’unica cosa che dovrebbe valutare sono le proprie dimissioni per manifesta inadeguatezza nelle valutazioni”. Un segnale del governo in questo senso dovrà arrivare a breve, visto che il decreto di nomina dovrà essere convalidato in Cdm dopo il parere favorevole delle commissioni parlamentari e poi trasmesso al Quirinale per la controfirma.