Salvini, adesso viene il difficile

Il voto di domenica ha portato Matteo Salvini ad emergere come possibile leader del Centro Destra.
E sono cominciate le aggressioni.
Non quelle fisiche (che tra l’altro portano solo altri voti) ma quelle mediatiche, solitamente prodromiche a quelle giudiziarie.
L’argomento è il finanziamento da Mosca.
Ma guarda, quando lo ottenevano i comunisti, tutto bene, adesso che finisce nelle tasche del Fronte Nazionale è uno scandalo ?
Ed ecco che qualcuno ipotizza che anche Salvini abbia incassato l’oro di Mosca.
Il Matteo giusto risponde ironico: come no, sono tornato in Italia con una valigia piena di rubli.
Ma intanto è una avvisaglia.
Possiamo aspettarci dossier, avvisi e teoremi per tarpare le ali al nuovo possibile leader del Centro Destra.
Ma il dopo voto non è difficile solo per gli attacchi che saranno sferrati contro il partito della Lega e la persona di Salvini, ma anche per la necessità di rimettere assieme (tutto) il Centro Destra.
Occorrerà diplomazia, pazienza, tolleranza, ma anche decisione.
Salvini, in queste prime ore, sembra aver mantenuto i nervi saldi, senza essersi montato la testa e se continuerà così, tenendo alte le bandiere ideali sventolate in campagna elettorale (no agli immigrati, no agli omosessuali, no all’europa, no alle tasse) allora, forse, il Centro Destra avrà trovato il suo leader naturale che potrà degnamente sostituirere sulla scheda e in parlamento il Padre Nobile, Silvio Berlusconi.

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La grandezza delle donne

“Donna, se’ tanto grande e tanto vali”, ma solo agli occhi di Dio e nella grazia degli uomini veri … per gli altri sei un angelo o versiera, con i segni sulle spalle, di evidenti cicatrici, a riprova delle ali … come misteri di afrodite, per gli occhi lascivi e famelici, di bocche sbavate, che vedono in te la […]

Emergency, l’ Ebola e Veronesi.

Ma il medico di Emergency, visto che ama tanto la Sierra Leone, perchè non ci è rimasto a farsi curare ? Perchè esporsi ai rischi di un lungo viaggio fino da noi, con pure il rischio ulteriore di trovare un dottore amico di Veronesi che pratichi l’ Eutanasia ???

Dopo il voto

I risultati sono ormai definitivi e le reazioni del primo momento si sono sedimentate.
Ognuno guardi a casa propria.
Il Centro Destra, davanti al successo della Lega deve prendere atto che le svolte gaie, immigrazioniste, “responsabili”, unioniste, che conducono ad accordi con i comunisti sono profondamente contrarie al sentimento della propria base che o si astiene o cerca (e trova) una alternativa.
Non vale la pena di parlare tanto della Calabria dove da due decenni assistiamo a queste oscillazioni elettorali (prima a destra, poi a sinistra, di nuovo a destra …) .
In Emilia Romagna la Forza Italia pascaliana non esiste.
I suoi due eletti (Bignami e Aimi) sono arrivati tramite il PdL (e almeno uno dal vecchio Msi anche se forse troppo giovane per averne fatto parte, ma la tradizione di famiglia era quella) e se consideriamo che dal vecchio MSI proviene anche l’unico eletto di Fratelli d’Italia (Foti) e che i nove eletti della Lega occupano quel posto grazie ad una campagna elettorale fondata sui temi cari e propri di un partito di Destra, possiamo ben comprendere come il Centro Destra potrà risorgere.
Tanto più che alfaniani e casinisti sono rimasti fuori dal consiglio, non essendo riusciti a superare, nella terra di Casini e Galletti !, un miserrimo sbarramento del 3%.
L’astensione ha colpito duro tutti ma, soprattutto, ha infranto la vetrina comunista regionale, esattamente come nel marzo del 1977 i moti studenteschi infransero la vetrina del comune di Bologna.
Certo il sistema di potere e di interessi ha tenuto a sufficienza per conservarsi, ma le crepe sono evidenti e il vincitore di oggi, Bonaccini, è tale solo perchè, da grigio funzionario e burocrate di partito, con questa elezione è riuscito ad assicurarsi una pensione agiata e tranquilla per il dopo politica.
Salvini ha dimostrato che, anche senza l’appoggio della stampa, con l’oscuramento imposto in televisione, battersi per delle idee solide, chiare, non moderate, porta risultati.
E mi è piaciuto il cinguettio di Gasparri, critico verso la svolta gaia di Barilla (personalmente ho iniziato il boicottaggio subito dopo la sua ritrattazione ed ho cambiato pasta) che dimostra come in Forza Italia ci sia ancora una parte che si è svincolata dalla sudditanza verso la signorina Pascale.
Berlusconi dovrà prenderne atto e adeguarsi.
Capisco che ognuno di noi pensi di essere “il” migliore, “il” più adatto e quindi non gradisca essere messo da parte o posto su un piedistallo, ma il tempo passa per tutti e sarebbe apprezzabile che non solo il Cavaliere, ma anche gli altri dirigenti di Forza Italia riconoscessero la forza delle idee di Salvini e la ipotesi vincente di una accoppiata con la Meloni e si adoperassero, senza remore, perchè possa avere successo.
Perchè l’obiettivo resta sempre quello di sbaraccare Renzi e la sua brigata che sta facendo danni immensi, depauperando l’Italia e gli Italiani tutti.
Anche quelli che (ancora, sia pur in misura sempre più ridotta) credono in lui.

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La fine degli scontrini e l’estinzione del contante

Renzi annuncia in un video al Corriere che eliminerà quel che resta del contante che Mario Monti aveva già drasticamente ridotto. Il blog Critica Scientifica di Enzo Pennetta riporta le capriole verbali dietro alle quali si schermisce Selfie Man. Consiglio di leggere interamente il pezzo ma mi soffermo su questo passaggio: 

In un pezzo da manuale della comunicazione il Premier annuncia che verrà tolto il contante senza mai nominarlo direttamente.
Un’operazione che cambierà (in peggio) le nostre vite.


Analizziamo l’operazione compiuta:


1- viene costituito un gruppo di esperti per migliorare l’informatizzazione del Paese. (notizia positiva)


2- viene annunciato il superamento di un rapporto di sfiducia/controllo da parte dello Stato (notizia positiva)


3- viene detto che per ottenere il punto 2 si procederà all’eliminazione dello scontrino per ottenere la “tracciabilità totale”. (notizia criptica ma vagamente liberatoria).


Quello che non viene detto è che questo significa procedere all’eliminazione del contante, la tracciabilità assoluta e il superamento della necessità dello scontrino non si possono conseguire che eliminando la possibilità di pagare in contanti, cosa che avrebbe dovuto essere detta con chiarezza. E così senza neanche nominare il contante è stato dato l’annuncio della sua prossima eliminazione, nessuno dei lettori del Corriere che hanno commentato l’articolo (al momento sono 58 ndr) ha capito che di questo si tratta. (continua qui) .

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In relazione a queste  manovre più o meno occulte di Renzi  per far sparire definitivamente il contante, e alle dichiarazioni “lunari” di Padoan, secondo cui far sparire il contante, aiuterebbe i consumi, io mi chiedo come possano esserci ancora in giro dei gonzi che credono ancora alla fòla della solita lotta contro l’evasione. Eppure viaggiando per forum, vi assicuro che ce ne sono  da vendere al peso. E si gonfiano il petto con frasi altisonanti come “Io sono un onesto cittadino e non ho niente da temere”. Perciò comprano anche il gelato col bancomat e se ne vantano pure. 

E’ ovvio che la misura serve anche e soprattutto a uno scopo assai meno nobile. Una volta fatta transitare alle banche tutta la ricchezza delle famiglie, dei commerci e delle imprese, lo stato potrebbe imporre una tassa ad hoc sui conti correnti (prelievo forzoso di cui si parla da tempo, per conto della UE) e nessuno potrebbe spostare altrove i propri soldi per protesta o nel timore di nuove stangate, in quanto non ne avrebbe più disponibilità né avrebbe più l’opportunità di pagare per semplici spese quotidiane, quali al supermercato, fare benzina o pagarsi le medicine.

Il Pilotino Automatico di Monti si chiama Renzi

Per quei commercianti che non si adeguano all’ obbligo di dotarsi di un Pos anche solo per 30 euro, va detto loro che questo è solo  l’inizio di una fase avanzata di annientamento totale del contante e della fine della privacy di ciascun cittadino. Per chiunque abbia un po’ di sale nella zucca e veda un po’ più in là del proprio naso, è chiaro come il sole che il cittadino attraverso la transazione bancaria, offre al Grande Fratello nazionale e sovranazionale, dati importanti come l’ora, il giorno, la natura e l’entità dei suoi acquisti: un vero sopruso contro la propria privacy e riservatezza. E un gran regalo alle banche che incamerano balzelli su balzelli, per il “servizio” prestato, ogni qualvolta facciamo spese banalmente quotidiane.

Più schiavi delle Banche di così, si muore! E’ questo che vuole l’Omiciattolo abusivo? Dobbiamo fermarlo e sbarazzarci di lui e del suo odioso cinismo.

NB: in aggiunta a tutto ciò, nel caso Renzi fosse tentato da una simile scellerata idea, ha già un famigerato antisignano: POL POT il leader della Cambogia. Nel suo “sol dell’avvenire”, c’era per l’appunto l’estinzione della moneta. Qui, la sua biografia criminale. 

Ci guadagnano sempre banche, assicurazioni e coop…

L’ipotesi che lo scricchiolante welfare pubblico, sanità inclusa, possa diventare appannaggio delle compagnie assicurative non è solo un’idea avanzata da osservatori ed esperti come l’avvocato Marco Bona che ne ha recentemente parlato a ilfattoquotidiano.it. Ci stanno pensando da tempo anche gli stessi assicuratori, a partire dalla Unipol delle coop che non ne fa mistero. “Appare ormai maturo il tempo di una nuova integrazione tra pubblico e privato, capace non solo di garantire la tutela sanitaria e sociale delle persone, ma anche di favorire la crescita economica, a partire dai territori”, ha detto commentando i risultati del rapporto Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche socialì di Censis e Unipol, che è stato presentato mercoledì a Roma.
“Se sapremo superare i pregiudizi consolidati, il pilastro socio-sanitario, inteso non più solo come un costo, può divenire una solida filiera economico-produttiva da aggiungere alle grandi direttrici politiche per il rilancio della crescita nel nostro Paese”, ha aggiunto Stefanini. “Nei lunghi anni della recessione le famiglie italiane hanno supplito con le proprie risorse ai tagli del welfare pubblico”, gli ha fatto eco Giuseppe Roma, direttore generale del Censis. “Oggi questo peso inizia a diventare insostenibile. Per questo è necessario far evolvere il mercato informale e spontaneo dei servizi alla persona in una moderna organizzazione che garantisca prezzi più bassi e migliori prestazioni utilizzando al meglio le risorse disponibili”.
Secondo il rapporto che si basa su indagine svolta dal Censis per Unipol, nell’ultimo anno la spesa sanitaria privata ha registrato un -5,7%, il valore pro-capite si è ridotto da 491 a 458 euro all’anno e le famiglie italiane hanno dovuto rinunciare complessivamente a 6,9 milioni di prestazioni mediche private. Per la prima volta è diminuito anche il numero delle badanti che lavorano nelle case degli anziani bisognosi: 4mila in meno nell’ultimo anno. Sono i segnali di un’inversione di tendenza rispetto a un fenomeno consolidato per cui le risorse familiari hanno compensato per anni un’offerta del welfare pubblico che si restringeva. Tra il 2007 e il 2013 la spesa sanitaria pubblica è rimasta praticamente invariata (+0,6% in termini reali) a causa della stretta sui conti dello Stato. Era aumentata, al contrario, la spesa di tasca propria delle famiglie (out of pocket): +9,2% tra il 2007 e il 2012, per ridursi però del 5,7% nel 2013 a 26,9 miliardi di euro. Quanto al futuro, l’allungamento dell’aspettativa di vita, il marcato invecchiamento della popolazione, le previsioni di incremento delle disabilità e del numero delle persone non autosufficienti prefigurano bisogni crescenti di protezione sociale. 
“Negli anni a venire l’incremento della domanda di sanità e di assistenza proseguirà a ritmi serrati. Una domanda che l’offerta pubblica però non potrà soddisfare. C’è già oggi una domanda inevasa di cure e di assistenza a cui il sistema pubblico non riesce a fare fronte”, è stata la sintesi in sede di presentazione del rapporto. Secondo il quale “integrare pubblico e privato diviene, così, un’opportunità rilevante, per compensare una domanda cui la sola sfera pubblica non è più in grado di fare fronte”. In particolare l’idea è quella “di un’integrazione tra offerta pubblica e strumenti assicurativi (che permettano di sottoscrivere polizze a costi accessibili per poter godere in futuro di servizi di assistenza, di cura e di long term care) e di intermediazione organizzata e professionale di servizi” che “diventa quanto mai attuale”.
Anche perché, sottolinea il rapporto “l’Italia resta una delle poche economie avanzate in cui la spesa out of pocket intermediata, ovvero coperta da assicurazioni di tipo integrativo o da strumenti simili, rappresenta una quota molto bassa del totale della spesa sanitaria “di tasca propria”. L’Ocse stima che in Italia l’out of pocket intermediato sia appena il 13,4% del totale, a fronte del 43% della Germania, del 65,8% della Francia, 76,1% degli Stati Uniti. Si tratta di un dato che fa molto riflettere e che lascia immaginare lo spazio che esiste per allargare il perimetro di azione sia del pubblico che degli operatori privati, ma soprattutto per ridisegnare gli equilibri tra i due attori”.
In concreto “occorre naturalmente stabilire le modalità precise per attivare tale percorso di integrazione, non tralasciando che molti fenomeni di cambiamento socio-demografico variano ed assumono sfumature differenti a seconda dei territori in cui si articola il Paese. Coinvolgere, pertanto, gli Enti territoriali nella definizione di processi di integrazione pubblico-privato, ma soprattutto coinvolgerli nella definizione di strumenti integrativi di welfare può essere una pista di lavoro per attivare servizi maggiormente rispondenti ad uno scenario in cambiamento. In questa prospettiva si pongono le proposte, di alcuni operatori privati, in primis Unipol, di attivare fondi sanitari integrativi di tipo territoriale, con una forte compartecipazione degli Enti locali”.
Un’ipotesi che dovrebbe interessare a tutti gli attori in campo, incluso il ministero del Lavoro di Giuliano Poletti che ha partecipato alla presentazione dello studio insieme al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, se incorniciata nel quadro tracciato dal rapporto. Quello che parla di “una vera rivoluzione produttiva e occupazionale, utile a risollevare l’Italia dalla prolungata fase di stagnazione” proprio grazie all’integrazione degli strumenti di welfare pubblici con il mercato sociale privato, “puntando a valorizzare l’economia della salute, dell’assistenza e del benessere delle persone (la “white economy”)”. Considerato nell’insieme, sostengono le stime al 2012 del valore della produzione e dell’occupazione dei comparti afferenti alla white economy frutto dell’elaborazione Censis su dati Istat, Assobiomedica e Farmindustria riportata dall’analisi, il sistema di offerta di servizi di diagnostica e cura, farmaci, ricerca in campo medico e farmacologico, tecnologie biomedicali, servizi di assistenza a malati, disabili, persone non autosufficienti genera oggi un valore della produzione di oltre 186 miliardi di euro, pari al 6% della produzione economica nazionale, con una occupazione di 2,7 milioni di addetti. Numeri che non tengono ovviamente conto dei valori in ballo per il comparto assicurativo. Mentre resta fermo, sempre secondo lo studio, che “è evidente che la modernizzazione e la crescita della white economy, non possono passare solo per un investimento pubblico ma, viceversa, dovrebbero passare attraverso l’attivazione di un’offerta privata di servizi e di strumenti assicurativi e finanziari privati, di tipo integrativo, coordinati con l’offerta pubblica e sottoposti, ovviamente, alla vigilanza di organismi indipendenti competenti per materia”.
Un’idea che è piaciuta molto al ministro della Salute, Lorenzin che ha commentato che sulla sanità integrativa “non siamo all’anno zero” e dal prossimo autunno si costruirà “questo pilastro importante nella riorganizzazione del sistema sanitario“. “Dopo i costi standard e il Patto per la salute già realizzati” per il ministro è questo il prossimo importante passo da fare: organizzare “la sanità integrativa, sia con i fondi e sia con le assicurazioni, in modo tale da creare una complementarietà anche per quanto riguarda il settore pubblico”. Lorenzin immagina anche “dei fondi aperti. Penso ai lavoratori che perdono il lavoro, a come accompagnarli nei cambi di professione” . Si tratterà quindi di un sistema che non si va a sovrapporre “al servizio sanitario nazionale, ma dovrà essere integrato in una logica di sviluppo del sistema per creare anche una cultura del risparmio, utile all’assistenza per quando si sarà più anziani”. Inoltre, dovrà essere concepito in una logica di integrazione socio-sanitaria “penso – ha detto – non soltanto all’aspetto di sanitario ma anche di servizi alla persone”.

Fonzarelli, il 2 a 0 per loro e i coglioni

Regionali, vince l’astensione. Ma Renzi fa finta di nulla. Con appena il 40% dei votanti la sinistra vince in Emilia Romagna e Calabria. Renzi esulta su Twitter: “2-0 per noi” di Raffaello Binelli

I dati delle elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria parlano chiaro: ha stravinto l’astensione. A votare, infatti, sono stati il 40% degli aventi diritto dei quasi 5 milioni e mezzo di persone chiamate alle urne.

In Emilia Romagna appena il 37,67% (alle ultime Europee 69,98%). È andata meglio in Calabria: 44,07%.

Il centrosinistra vince in entrambe le regioni. In Emilia Romagna Stefano Bonaccini raccoglie il 49,04% dei voti, mentre il candidato del centrodestra, Alan Fabbri, si ferma al 29,85%.

Al terzo posto, ma con un forte distacco, la grillina Giulia Gibertoni, con il 13,30% dei voti; Maria Cristina Quintavalla (L’Altra Emilia Romagna) al 4%. Percentuali a prefisso telefonico per gli altri due sfidanti: Alessandro Rondoni (Udc-Ncd) al 2,66%, Maurizio Mazzanti all’1,12%.

In Calabria (1819 sezioni su 2409) Mario Oliverio ha il 61,49% dei voti. Per il centrodestra Wanda Ferro (FI) prende il 23,59%, mentre Nico D’Ascola (Ncd – FdI) si attesta all’8,67%. Il grillino Cono Cantelmi al 4,82% e Domenico Gattuso (L’Altra Calabria) all’1,37%.

Canta vittoria Matteo Renzi, che ignora il dilagare del non voto – soprattutto nella Regione “più rossa” d’Italia – e gongola: “Male l’affluenza, bene il risultato”, scrive su Twitter, “Due a zero netto con quattro regioni su quattro strappate alla destra in nove mesi. La Lega asfalta Forza Italia e Grillo. Pd sopra il 40 per cento”. Ma il 40% del 40% non è certo rappresentativo del Paese. Dopo qualche ora Renzi minimizza: “Il fatto che non ci sia stata una grande affluenza è un elemento che deve preoccupare e far riflettere ma che è secondario perché checché se ne dica non tutti hanno perso”. Il premier lo ha detto al termine dell’incontro con il cancelliere della Repubblica d’Austria Werner Faymann, a Vienna.

Ecco tutti gli sfidanti
 
In Emilia Romagna i candidati alla presidenza eranoStefano Bonaccini (Pd), sostenuto da una coalizione di centrosinistra (compresa Sel); Alan Fabbri (Lega), appoggiato da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega Nord; Giulia Gibertoni (Movimento 5 Stelle); Maurizio Mazzanti, sostenuto dalla lista civica “Liberi Cittadini”; Cristina Quintavalla corre per la lista “L’Altra Emilia-Romagna”; Alessandro Rondoni è il candidato di Ncd, Udc ed Emilia Romagna Popolare.

In Calabria in lizza per la poltrona di presidente sono: Wanda Ferro, sostenuta da Forza Italia e Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale; Mario Oliverio, per il centrosinistra; Cono Cantelmi, sostenuto dal Movimento 5 Stelle; Nico D’Ascola per Nuovo centrodestra e Udc; Domenico Gattuso, de “L’Altra Calabria”, con un logo che richiama “L’altra Europa di Tsipras” delle ultime elezioni europee.
 

Cosa c’è in gioco

Il Pd, convinto di portare a casa il risultato in entrambe le regioni, per evitare sorprese mette le mani avanti: “Le elezioni regionali non sono un referendum sul governo – ha detto il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi -. Ovviamente io credo che finirà con una vittoria del Pd, in entrambi i casi. Ma staremo a vedere. Vedremo stasera”. Insomma, sembra sottolineare la Boschi, Renzi non è candidato, e nemmeno il suo governo. Anche se appena saputi i risultati Renzi esulta.

Il “non voto” era molto temuto dai democratici, specie in Emilia Romagna, storica roccaforte rossa. La campagna elettorale è stata molto fiacca, gli unici due momenti in cui si è destato l’interesse (o la morbosa curiosità) dei cittadini sono stati questi: lo scandalo per lo scontrino del sex toy comparso nei rimborsi di una consigliera Pd, e l’aggressione a Salvini, avvenuta fuori dal campo rom di Bologna. Il segretario della Lega spera di fare il pieno di voti, per cercare di lanciare un’Opa nel centrodestra (almeno ci spera). Il Movimento 5 Stelle, invece, teme di veder franare larga parte dei propri consensi e Grillo, poco prima del voto, ha tenuto un profilo bassissimo. In Calabria il candidato della sinistra, Oliverio, ha imbarcato ben otto liste e subito dopo le elezioni potrebbe aprire agli alfaniani.

BATTERE RENZI E’ POSSIBILE

Una cosa è chiara, ed il Partito dell’ Astensione lo dimostra.
Battere il centrosinistra è possibile. Basta presentare un partito VERAMENTE di Centrodestra NON di MODERATI. Basta MODERAZIONE (che vuol dire anche modesto…) . Basta cretinate che fanno spazientire la gente che non ce la fa ad arrivare a fine mese. I matrimoni per invertiti non solo non debbono passare, ma debbono essere ignorati. Le priorità sono altre: aiuto agli esodati ed a chi non ha lavoro, espulsione di TUTTI i clandestini, prima casa agli aventi diritto e non ai violenti. Mutuo Sociale per i giovani a patto che non divorzino almeno per la durata del mutuo. Detassazione completa della Prima Casa. Aiuti alle Famiglie VERE, vendita VERA del patrimonio immobiliare statale (ma non svendita). Riforma della Giustizia con più GALERA per tutti. (Non ci son prigioni ? Facciamole costruire da assassini e mafiosi). Sequestro delle case dei mafiosi oppure loro abbattimento come fa Israele coi terroristi. Pattugliamento delle Città con l’ Esercito contro la microcriminalità. Controllo capillare dei lavoratori statali sul lavoro, anche militarizzandoli, se necessario ABBATTIMENTO dell’ IVA sul carburante da riscaldamento al 4 % (mio vecchio pallino). Progressivo ribaltamento Leggi Fornero e reintroduzione indolore di Moneta Nazionale da affiancare all’ Euro. Confisca agli enti statali e parastatali dei Finanziamenti non utilizzati (previo abbattimento burocrazia). Rilancio dell’ agricoltura, del tuirismo e del commercio. BASTA MODERAZIONE, se vogliamo salvare l’ Italia.

Le schede elettorali sono le nostre pallottole

Mentre scrivo non conosco i risultati delle elezioni regionali e, in particolare, i due dati che appaiono più interessanti:
– la percentuale di votanti
– se la Lega in Emilia Romagna sia riuscita a superare Forza Italia.
Sul secondo punto mi sono già ampiamente espresso.
Le oscillazioni di un Cavaliere troppo influenzato dal suo circolo intimo, a cominciare dalla signorina Pascale, rendono impellente non solo una rinnovata leadership dell’intero Centro Destra lasciando a Berlusconi l’onorevole ruolo di Padre Nobile, ma anche un riequilibrio dei rapporti di forza all’interno della Coalizione a favore di quei partiti che maggiormente garantiscono di tenere la barra del timone dritta nei confronti del governo Renzi, dei capricci omosessuali, del buonismo cattocomunista verso immigrati, zingari, occupanti abusivi, dei diktat di Bruxelles, del dirigismo statalista che si traduce in rapine fiscali.
Quindi Lega e Fratelli d’Italia, più che Forza Italia.
Non prendo neppure in considerazione alfaniani, casinisti e montiani.
Sul primo punto leggo che potrebbe arrivare un grande flop in Emilia Romagna, terra rossa, nella quale tradizionalmente votano in massa in esecuzione pedissequa dei voleri del partito e della coop di riferimento.
Non lo so.
Più che una astensione degli elettori comunisti che “non capiscono, ma si adeguano”, prevedo una astensione di quelli di Centro Destra.
“Tanto non cambia nulla”.
“Tanto sono tutti uguali”.
“Tanto nessuno riesce a superare la burocrazia”.
“Tanto in Emilia vincono sempre i comunisti”.
Non è vero.
Cambia, eccome, se al governo c’è chi abolisce la tassa sulla prima casa, sulle successioni e donazioni, chi riduce le aliquote irpef , chi non aumenta le tasse suoi risparmi, chi non organizza mare nostrum, chi non propone di passare allo ius soli, chi non asseconda i capricci degli omosessuali, chi non accetta ordini da Bruxelles o Berlino, chi non esclude il ritorno alla Lira.
Lo abbiamo visto in passato e mi auguro di tornare a vederlo presto.
L’alternativa, per simili disfattisti, sarebbe prendere il fucile a realizzare una improbabile rivoluzione, con tutti i relativi corollari.
Lo facciano e magari io sarò con loro, ma non si mettano su un piedistallo a pontificare che “tanto non cambia nulla” senza poi fare alcunchè per cambiarlo.
Perchè se non vogliono imbracciare il fucile, possono usare le schede elettorali come pallottole, scegliendo, se non il meglio, il meno peggio.
E sappiamo tutti che il peggio è, oggi, al governo con la faccia di Renzi.
Mentre il meno peggio è stato ribaltato da un complotto internazionale nel novembre del 2011.


P.S.: In base ai primi dati si può, a caldo, azzardare che:

1) il crollo dei votanti in Emilia Romagna (superata dai calabresi) non intacca il potere clientelare delle coop rosse e del partito comunista che perpetua il suo potere: gli assenti hanno avuto torto ancora una volta.

2) la Lega supera e doppia Forza Italia che paga la svolta gaia e immigrazionista di un Berlusconi mal consigliato in famiglia. Salvini adesso ha la responsabilità di andare avanti tutta sulle quattro direttrici che gli hanno consegnato questa affermazione:
no agli omosessuali
no agli immigrati, zingari, occupanti abusivi
no all’europa , all’euro, al fiscal compact, a Maastricht;
no alle tasse.

3) per Grillo è iniziata la discesa.

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