Preferivo il bunga bunga

Silvio: come sei caduto in basso !
Capisco che se uno si inchina alle lobbies omosessuali, al giorno d’oggi diventa intoccabile con una immunità superiore a quella del presidente della repubblica, ma io preferivo il Cavaliere del bunga bunga, che invitava a cena Ruby e le Olgettine e non il signor Guadagno.
Posso solo augurarmi (per lui) che sia tutto un paravento, dietro al quale continua a fare la sua vita di sempre, con le preferenze sessuali di sempre.
Ma il mio voto no, non lo avrà.
Per quanto mi riguarda, nel dubbio, mi ritiro all’interno del triangolo Meloni-Fiore-Salvini dove spero e credo di trovare maggiori affinità sotto ogni profilo.

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Gli uomini che sussurano a Renzi

In attesa di saperne di più circa le sorti e  gli sviluppi della “riforma” sul Lavoro (Jobs Act) alla Camera dei Deputati, è utile dare una ripassatina su tutti gli uomini di Renzi. E non parlo solo dei supporter alla sua candidatura alle primarie e alle europee come Giorgio Gori, Briatore, Confalonieri, Bini Smaghi, i Frescobaldi, buona parte dell’aristocrazia fiorentina, numerosi settori che gravitano attorno a Montepaschi ecc. Ma di quelli che hanno un ruolo stabile nel suo staff di consiglieri e consulenti. Insomma quei sussuratori più o meno occulti, più o meno nell’ombra che gli suggeriscono mosse e contromosse. Riforme e più spesso controrifome. Cominciamo con un pezzo da novanta che gravita in ambienti neocon, ma fa niente, dato che  intanto Renzi ha il ruolo di far sparire le nozioni classiche di “destra” e “sinistra”, presentandosi al pubblico come chi ne sarebbe “al di là” e in qualche modo, pure al di sopra: ovvero Michael Ledeen.

Ledeen, membro di spicco dell’American Enterprise Institute, un pensatoio neocon, ha interessi in Italia da decenni, è già stato coinvolto in passato in molti misteri e trame occulte nostrane, da “esperto” in aiuto di Cossiga al tempo del sequestro Moro a consulente (o agente, nome in codice 23, secondo il faccendiere Francesco Pazienza) dei servizi segreti – Ledeen viene bollato come “indesiderato” a metà anni ’80 dall’ex numero uno del Sismi, Fulvio Martini.
La sua figura, molto nebulosa, potrebbe rappresentare la causa delle “discutibili” scelte politiche del del nostro Paese nelle recenti controversie in Medioriente e Russia. E’ proprio questo uno dei motivi per cui dovremmo interessarci di Ledeen: se le nostre aziende sono messe in ginocchio dall’embargo russo, potrebbe essere anche “merito” di questo equivoco personaggio che Renzi ha voluto con sè” scrive Manlio Di Stefano del M5s sul suo blog. E ancora
Ledeen è membro dell’American Enterprise Institute uno degli organismi che, dopo l’11 Settembre, hanno forzato la politica estera Usa nell’attuale e rovinosa guerra al terrorismo globale, hanno indotto l’invasione dell’Afghanistan, l’occupazione dell’Iraq, hanno provato ripetutamente l’aggressione dell’Iran. Consulente di vari ministri israeliani, Ledeen è stato anche tra i capi del Jewish Institute for National Security Affairs (JINSA), ossia la cupola semi-segreta in cui si allacciano i rapporti inconfessabili tra l’esercito israeliano, alcuni settori del Pentagono e l’apparato militare industriale americano. (blog cit).

Tutto il resto su Ledeen, l’amico amerikano qui , nel quale si scrive che secondo alcuni bene informati, tra i suoi consigli potrebbe esserci anche un dossier segreto incentrato su Silvio Berlusconi, forse  per tentare di spingere il leader di FI a non mettere il bastone tra le ruote dell’ex sindaco di Firenze.  A casa mia, questo chiamasi “ricatto”. Ma si sapeva che il Cavaliere era un soggetto  ultra-ricattabile.

Il personaggio numero due è Marco Carrai, denominato il Gianni Letta di Renzi, Vicino a Cl, vicino all’Opus Dei, Carrai che si è sposato da poco, ha avuto l’onore di avere per testimone di nozze, il presidente del Consiglio, suo ministro. 

Amico di una vita, fiorentino e coetaneo, vale a dire classe 1975, Carrai era a capo della segretaria di Renzi in Provincia e stava nel gruppo della Margherita in Comune. Imprenditore nella vita privata, è diventato in rapida successione a.d. della municipalizzata Firenze Parcheggi, membro del cda dell’Ente Cassa risparmio e, recentemente, presidente della Aeroporti di Firenze Spa.

Il suo nome infatti è salito agli onori della cronaca per quello che è diventato il classico favore tra imprenditoria e politica: il pagamento dell’affitto di abitazione di lusso.
Stiamo parlando della casa di Firenze dove Renzi ha abitato per 34 mesi, un attico in Via degli Alfani 8, a due passi dalla cupola del Brunelleschi. E’ Carrai che pagava, a lui era intestato il contratto d’affitto. Do ut des? Carrai dichiarò di averlo fatto solo per “amicizia”. Nell’agosto 2004, dopo essere stato eletto consigliere al Comune di Firenze con la Margherita diventa capo-segreteria del neo-eletto Presidente della Provincia Renzi.
 Nel 2005 è amministratore delegato della Florence Multimedia, la società creata ad hoc da Renzi per gestire la comunicazione della Provincia sulla quale la Corte dei Conti ha aperto un’inchiesta per gravi irregolarità.

Nel 2009 entra (in quota MPS) nel consiglio di amministrazione di Firenze parcheggi S.P.A. E’ stato Presidente della C&T Crossmedia, la società che, senza nessun bando pubblico, nel 2012 si aggiudica l’appalto per la gestione delle guide su tablet per il museo di Palazzo Vecchio. Nel 2013 diventa Presidente di AdF, aeroporti di Firenze. Guarda caso, nel novembre dello stesso anno diventa azionista di Intesa S. Paolo. Su Carrai, il Gianni Letta renziano, ecco qui un bel ritrattino fatto da l’Espresso.


Passiamo al Terzo Uomo, il finanziere Davide Serra. Ma lui non ama che lo  si chiami così. Preferisce autodefinirsi “investitore istituzionale”. Buono quello! Lo chiamano “il Bandito delle Cayman” per il suo fondo Algebris off shore.  Si è laureato alla Bocconi e ha lavorato in varie banche d’affari ed è diventato una star alla Morgan Stanley.  Qualcuno (Bersani) è stato pure da lui denunciato per il citato soprannome. La sintesi del suo programmino politico l’ha fatta lui stesso in un’intervista al Fatto: “Abbatti le pensioni d’oro e quelle ordinarie, rendi licenziabili tutti quelli sopra i 40 anni. Così magari i giovani avranno una possibilità: costano meno e, lavorando, un domani potrebbero avere una pensione. Il mercato del lavoro è troppo rigido. La riforma Fornero ha provato a cambiare le cose. Era fatta male, ha bloccato i vecchi dentro e le aziende non hanno assunto i giovani. In Italia si era creata la flessibilità delle partita Iva e la Fornero l’ha tolta”.  Consulente del governo britannico (vive a Londra), pare che Serra sia stato ascoltato pure da Cameron. Ohé, ma quanto onore! La sua “riforma” delle pensioni l’ha espressa con chiarezza a Otto e mezzo dalla Gruber. Tagliare, tagliare e tagliare ancora le pensioni. Così, secondo la sua ricetta,  si dà lavoro ai giovani. O meglio, mettere le mani direttamente nelle tasche dei pensionati. La riforma Fornero, evidentemente non basta ancora.

Qui il video: https://www.youtube.com/watch?v=L-F8iMQ9xks

Last but not least, Ytzhac Yoram Gutgeld (Buondenaro in tedesco), cittadino israeliano diventato poi cittadino italiano, grazie alla sua candidatura nel PD. E’ stato a capo della multinazionale Mc Kinsey,  che ha dovuto lasciare dopo la sua elezione.  E’ lui che ha avuto la brillante idea dei fatidici 80 euro, decisi con un sms inviato a Renzi, nel quale ne spiegava le ragioni. E ora ha avuto la pensata del TFR in busta paga. Cioè togliere il tesoretto per la vecchiaia a chi lavora per renderlo subito “spendibile” e magari illudersi che faccia “ripartire i consumi”.  In realtà sarà un’inconsistente regalìa  già tassata alla fonte. Marchionne, ovviamente, plaude all’ iniziativa. I piccoli e medi imprenditori, invece no, dato che verranno privati di quel poco di liquidità residua.
Yoram Gutgeld è ormai consigliere economico assai ascoltato da Renzi e anche lui come Serra ha una pensata geniale sulle pensioni Se diventasse ministro taglierebbe le pensioni da 3.000-3.500 euro lordi. “Non farei cose popolari, lo dico subito”, dice nell’intervista all’Huffington post. “Siamo il primo bancomat d’Europa nella previdenza. Abbiamo una quota spesa pensionistica di circa 50 miliardi non coperta da contributi versati. C’è una quota importante di pensioni inferiori a 1.000 euro che non possono essere toccate. Ce ne sono però anche più alte e c’è una fetta di pensioni superiori ai 3.000 euro cui non corrispondono contributi versati”. Dalla lettura integrale della citata intervista, come si vede, per far quadrare i conti ha la stessa trovata del suo compare delle Cayman: prelevare direttamente dalle tasche dei pensionati per vedere l’effetto che fa. (Intervista a Huffington post).
L’Italia, secondo costoro, non è né deve essere,  un paese per vecchi. E nemmeno per giovani, visto che molti ragazzi prendono la valigia e se ne vanno. 

Come si vede, gli uomini che sussurrano alle orecchie del cavallino Renzi, sono uno peggiore dell’altro, per le sorti degli Italiani. E Renzi, non solo li ascolta, ma trotta, trotta, galoppa, galoppa…
Che Dio ce la mandi buona. 

Tasse e opere d’arte: il Grande Sbaglio di Sgarbi

L’Angelico non si fe’ con Usura

Leggo della legge applicata dal ministro Dario Franceschini sul pagare le tasse con opere d’arte. Soprattutto mi lascia assai perplessa la replica di Sgarbi sul Giornale nel quale plaude all’iniziativa sperticandosi in lodi su Franceschini, da lui giudicato “colto, sensibile, appassionato” nonché “curioso di letteratura e fine scrittore”. E’ troppo per un

Il futuro presidente della repubblica

In una intervista a Libero la ministra della Difesa, Pinotti, ha dichiarato che sarebbero maturi i tempi di una donna al Quirinale dopo Napolitano.
Io credo che dopo Napolitano (e Ciampi e Scalfaro) l’Italia e gli Italiani meritino un presidente che, finalmente, sia bravo.
Che sia uomo o donna, poi, sarebbe secondario.
Ma un simile criterio escluderebbe qualunque candidato comunista …

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Valori caratterizzanti la Destra

Alcuni affermano che non esiste più la differenza tra Destra e sinistra.
Io credo che esista sempre e anche le vicende recenti della politica italiana lo dimostra.
Vi sono alcuni aspetti nella vita politica, economica, sociale che rappresentano una netta divisione tra Destra e sinistra.
Non pretendo di essere esaustivo, ma sicuramente se elenchiamo:
le tasse, con l’Uomo di sinistra che punta sistematicamente ad aumentarle, per usare i soldi altrui per i propri scopi, mentre l’Uomo di Destra ritiene prevalente l’Individuo pensante alla massa pecorona e, quindi, ritiene che i soldi che ognuno guadagna siano al meglio utilizzati da chi li produce che ovviamente dovrà pagarsi servizi e benefici.
L’immigrazione che vede la sinistra in prima fila per la cosiddetta accoglienza, non avendo un concetto di Patria e di Nazione perchè la sua fede è internazionalista e il meticciato rappresenta per lei un punto di arrivo, con la perdita di tutte le Identità e le Radici.
Al contrario la Destra è, per sua natura, Identitaria e quindi non può che essere contraria all’immigrazione selvaggia ed invasiva, particolarmente quando questa rappresenta un pericolo per la salute e la sicurezza di un Popolo.
L’ordine e la sicurezza dei cittadini è un altro elemento distintivo. 
La Destra ritiene che una società ordinata possa meglio garantire Sicurezza e Benessere, mentre la sinistra ritiene che una società ordinata lasci troppo tempo per il ragionamento individuale e, quindi, riduca gli spazi di intervento statale.
L’omosessualità è tema recente, ma non vi sono dubbi che nell’ambito di una politica tesa a smantellare Identità e Tradizione (Radici) passare dal concetto di anormalità dell’omosessualità a quello di normalità è visto favorevolmente dalla sinistra, mentre rappresenta una aberrazione per la Destra.
L’unione sovietica europea e l’euro sono altri concetti che dividono necessariamente.
La sinistra, sempre nel nome del suo internazionalismo marxista, vorrebbe cancellare le Nazioni, mentre la Destra, che conosce il valore della Patria e della Nazione (anche se considerate limitatamente ad ambiti che qualcuno spregiativamente definisce regionali) ritiene che non sia possibile rinunciare alla Sovranità, che è anche monetaria, per rimettersi nelle mani di un sinedrio di autonominati, spesso sconosciuti e nascosti al Popolo.
La droga rappresenta un’altra barriera tra Destra e sinistra, come dimostra il differente approccio: proibizionista per la Destra e permissivo per la sinistra.
La vicenda dei Marò, vede la sinistra totalmente disinteressata e la Destra in difesa del diritto dei nostri Militari ad essere liberi.
Lavoro, giustizia, istruzione, sanità, mercato, politica militare, privatizzazioni, sono altrettanti temi che fanno la differenza tra Destra e sinistra.
Saperlo ci aiuta a scegliere da che parte stare quando Renzi spara una delle sue tante inutili, cinguettate quotidiane, nei social media come nel corso di trasmissioni marchettare che, a reti unite, vengono prodotte tanto dalla Rai, quanto da Mediaset, Sky o La7.

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Il Jobs act

Lavoratori e compagni, prrrrr! Il Jobs Act ha ottenuto la prima fiducia al Senato (più di 20 questioni di fiducia poste dal Governo Renzi. Infranto ogni record). La costituzione è ormai un feticcio. Peggio dell’articolo 18. E il “Jobs Act” terminerà l’opera di distruzione del tessuto sociale. Ieri è andato in scena un ulteriore passo verso lo strappo della Costituzione democratica. Con l’apposizione della questione di fiducia sulla Legge Delega per il cosiddetto “Jobs act”, si sono – in realtà – consumati due strappi. L’uno più lacerante dell’altro, entrambi gravissimi.
1- Si è definitivamente sovvertita la separazione dei poteri prevista dalla Costituzione (niente più e niente meno che un colpo di Stato bianco);
2- Si sono poste le solide basi per fare dell’Italia un Paese di mano d’opera. Di manovalanza a basso costo. Di schiavi, per dirla in breve.
Vediamo il perché del primo punto.
Il potere legislativo, secondo Costituzione, spetta al Parlamento. Il Governo è deputato ad eseguire le direttive del Parlamento. È già sotto gli occhi di tutti che, al momento, così non è.
Il Governo stabilisce le linee e le impone al Parlamento che, quindi, si limita a ratificare scelte del Governo che lo stesso Governo eseguirà poi.
Una delle due eccezioni alla regola, sempre secondo la Costituzione, è data da materie particolarmente tecniche. In questi casi il Parlamento PUÒ delegare la funzione legislativa al Governo, purché siano rispettati i principii dell’articolo 76 della Costituzione:
Articolo 76
L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti. Rimane evidente, quindi, che una delega predisposta dal delegato (il Governo) e sulla quale il Governo stesso pone la questione di fiducia (peraltro non prevista dalla Costituzione), a manifestare il ricatto della crisi sul delegante (il Parlamento), è una stortura del sistema democratico.
Ma il problema, nel caso del “Jobs Act” è ben più grave.
Nel testo della delega, infatti, i principi e i criteri direttivi non sono affatto determinati, né gli oggetti sono definiti. Siamo in presenza di una delega talmente ampia che il Governo può modificare, abrogare, semplificare per come crede qualsiasi norma riguardi, anche di striscio, il lavoro.
Qualche esempio:
6. Nell’esercizio della delega di cui al comma 5 il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi:
 a) razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti, anche mediante abrogazione di norme, connessi con la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro, con l’obiettivo di dimezzare il numero di atti di gestione del medesimo rapporto, di carattere amministrativo;
b) eliminazione e semplificazione, anche mediante norme di carattere interpretativo, delle norme interessate da rilevanti contrasti interpretativi, giurisprudenziali o amministrativi;
In sintesi; razionalizza, semplifica, abroga norme 1. Se vuoi, anche non direttamente connesse con la delega, purché ci siano stati “rilevanti” (chi stabilisce il crinale fra “ordinario” e “rilevante”?) contrasti interpretativi, giurisprudenziali o amministrativi 2.
E ancora:
 4. Nell’esercizio della delega di cui al comma 3 il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi:
 a) razionalizzazione degli incentivi all’assunzione esistenti, da collegare alle caratteristiche osservabili per le quali l’analisi statistica evidenzi una minore probabilità di trovare occupazione, e a criteri di valutazione e di verifica dell’efficacia e dell’impatto;
 b) razionalizzazione degli incentivi per l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità, con la previsione di una cornice giuridica nazionale volta a costituire il punto di riferimento anche per gli interventi posti in essere da regioni e province autonome;
Questa sarebbe la “determinazione” di princìpi e criteri? “razionalizzazione”, cosa definisce? A parte i “numeri razionali”, non conosco altro significato oggettivo di “razionalità”.
E poi
7. Allo scopo di rafforzare le opportunità di ingresso nel mondo del lavoro da parte di coloro che sono in cerca di occupazione, nonché di riordinare i contratti di lavoro vigenti per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo e di rendere più efficiente l’attività ispettiva, il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi, di cui uno recante un testo organico semplificato delle discipline delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi, in coerenza con la regolazione dell’Unione europea e le convenzioni internazionali:
a) individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esistenti, ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza con il tessuto occupazionale e con il contesto produttivo nazionale e internazionale, in funzione di interventi di semplificazione, modifica o superamento delle medesime tipologie contrattuali;
Riassunto: Riordina i contratti di lavoro. Per farlo, prendili TUTTI e fanne ciò che ti pare.
Mi fermo qui, ma in tutta la delega non esiste un solo punto definito secondo il senso comune del termine. Chi spiega “cosa prevede il testo della delega” sta, probabilmente, usando una sfera di cristallo. La delega prevede tutto lo scibile! La delega è un atto con il quale si autorizza il Governo a prendere TUTTE le norme che riguardano in qualsiasi modo il lavoro o che ad esso afferiscano in qualsivoglia maniera e farne ciò che gli pare. Senza alcuna modifica costituzionale, il nostro sistema Parlamentare è diventato Presidenziale-dittatoriale e a nessuno pare interessare.
LAVORATORI E COMPAGNI, PRRRRR!!
E adesso andiamo al punto 2
Negli ultimi anni il rapporto di lavoro è stato reso sempre più “flessibile”. È questo un raggiro semantico per indicarne la precarietà. Il proliferare di contratti precari è cresciuto esponenzialmente e se questa fosse la ricetta giusta per la ripresa economica, si sarebbero già dovuti vederne gli effetti, invece assistiamo a una sempre più profonda depressione economica. A un sempre crescente numero di disoccupati, a un sempre crescente numero di famiglie che vivono sotto la soglia di povertà assoluta. Per una basilare legge, una massa di offerta non assorbita dal mercato vede il suo valore crollare. Se, quindi, la massa di offerta che cresce è quella della forza lavoro, non può non accadere (come in effetti accade) che il valore del lavoro sia sempre più basso. Sulle ovvietà, che sono sotto gli occhi di tutti, mi fermo qui. Non senza aver prima evidenziato che, come gli struzzi, in pochi sembrano accorgersene. Poletti, in Senato, chiedeva come siamo arrivati a questo punto. Strano che lo chiedesse visto che il processo segue la trasmutazione del PD.
Berlusconi, in una recente intervista a Libero Quotidiano.it ha detto:
“Il mio più grande errore? Non fingermi di sinistra”.
Probabilmente riferendosi al fatto che l’esperimento che ha contribuito a realizzare in provetta è perfettamente riuscito. Dopo aver perso del tutto ogni radice storica con gli ideali che ne hanno costituito il sorgere, il PD, con Renzi, ha compiuto la trasmutazione alchemica. L’innesto di soggetti provenienti dalle più svariate esperienze politiche (dalla DC al PLI) hanno modificato geneticamente il PD al punto che a definirlo di sinistra, oggi, occorre stirare la definizione di “sinistra” fino al punto di rottura.
I “consulenti” di Renzi:
In politica estera, Michael Ledeen e l’ambiente neocon USA (la destra estrema)
In politica economica Yoram Gutgeld
In termini di Giustizia e riforme istituzionali, Berlusconi e Verdini (ispirandosi ai dettami della P2 “sanciti” nel Piano di rinascita democratica)
In politiche del lavoro Pietro Ichino (3)
Già alla “Leopolda” del 2012, Ichino esponeva dal palco la sua visione delle politiche del lavoro. Due passaggi tratti dalla sua intervista a Huffington Post
E la riforma del mercato del lavoro?  Qui la legge Fornero ha fatto un passo timido ma che va nella direzione giusta, quello della flessibilità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato e un contrasto agli abusi nel campo delle collaborazioni autonome. Su questo terreno il programma di Renzi prevede qualcosa di molto più incisivo. Innanzitutto una grande semplificazione, sostituire le 2 mila pagine della legislazione del lavoro nazionale, con un codice del lavoro semplificato di 59 articoli comprensibile non solo dai lavoratori e dai datori di lavoro, ma che sia anche traducibile in inglese. L’investitore straniero è assolutamente nell’impossibilità di capire le regole del nostro ordinamento.
E per quanto riguarda la tutela dei lavoratori, la convincono le modifiche all’articolo 18? Al lavoratore non va data la garanzia di continuare a lavorare nello stesso posto tutta la vita, l’errore commesso dalla nostra sinistra fino ad oggi. Quello che deve essere tutelato è il reddito e la continuità professionale.
Ho evidenziato un punto per testimoniare che con la precarizzazione non abbiamo ancora raggiunto il fondo, con il Jobs Act. Il fine è, con tutta evidenza, la precarizzazione del lavoro a tempo indeterminato. In buona sostanza, la sua eliminazione. TUTTI PRECARI, la precarizzazione di una intera società. E che questo sia il fine, è chiaro da una serie di tweet che, con spocchiosa protervia, aggiungerei, Ichino ha “lanciato” (la sequenza corretta è dal basso verso l’alto)
Tweet di ichino sulla precarizzazione del lavoro a tempo indeterminato

Ichino, come si legge dai suoi tweet, spiega che la precarizzazione dei contratti a tempo indeterminato (la loro soppressione) è prevista fra due-tre anni. Non è stata fatta adesso perché oltre alle naturali opposizioni, avrebbe creato un picco di licenziamenti (quindi è ben a conoscenza che la “flessibilità” non solo non produce occupazione, ma, al contrario, picchi di disoccupazione) “con allarmi e richieste di tornare indietro”. Non è, quindi, la devastazione sociale a preoccuparlo, ma il fatto che l’allarme avrebbe imposto di tornare indietro. Fra due-tre anni, sostiene, Ichino, i tempi saranno maturi per eliminare del tutto il lavoro a tempo indeterminato.
La fame, la mancanza di lavoro, la disoccupazione ci porterà ad accettare qualsiasi cosa “ci venga concessa”. Una generazione a 300 Euro, come in Grecia
LAVORATORI E COMPAGNI, PRRRRR!!
Ancora qualcosa da aggiungere: I “dissidenti” del PD. Abbiate pazienza, ma sento puzza di marcio e rancido.
1) il conteggio dei numeri. 165 voti favorevoli.
Se il tuo “essere” non concepisce il jobs act; se il testo presentato non rispecchia neppure quello votato in direzione PD; se per votare quella norma ti senti violentato e avverti che è contrario alle idee di fondo della base del partito, che senso hanno tutti i distinguo, i se, i ma che portano, alla fine, ai numeri giusti giusti per poter far dire a Renzi che la maggioranza del Senato regge?
Ai tempi della vecchia Democrazia Cristiana, questi giochetti sui numeri erano frequentissimi. Si fingono spaccature per arginare il dissenso e, comunque, raccoglierlo e convogliarlo. Nel frattempo, si gioca sul filo di lana per dimostrare che la maggioranza politica permane ed è forte.
Al Senato la maggioranza è 161. Se fossero scesi sotto quel numero (e i margini c’erano, visto che il quorum era a circa 140), Renzi avrebbe ugualmente incassato la fiducia, ma qualcuno avrebbe potuto obiettare che non aveva più una maggioranza al Senato.
Dal SI incondizionato, alla “fiducia critica” (hanno aggrottato le sopracciglia?), agli assenti, al “voto si ma mi dimetto”, agli astenuti … il tutto dopo aver fatto un minuzioso conteggio dei numeri per garantire, comunque, la maggioranza politica al Senato: 165.
Forte la maggioranza, forte il dissenso, Renzi può andare avanti e l’ala dei dissezienti è forte pure. Tutti vincono, nessuno perde. “Compagni votatemi nel PD. Votate me che ho protestato contro il Jobs Act, ma votatemi nel PD”.
LAVORATORI E COMPAGNI, PRRRRR!!
2) distinguo e dimissioni… Tocci si dimette da senatore. In primis è ancora tutto da vedere, visto che è il Senato a dover accettare le dimissioni. E non solo, Renzi, nella sua magnanimità tenterà di dissuaderlo
Farò di tutto perché Walter Tocci, che è una persona che stimo molto, continui a fare il senatore
E comunque, rimarrà nel PD. Sicché il PD avrà il suo martire immolato sull’altare delle riforme del lavoro per catalizzare gli scontenti del Jobs Act. Insieme ai Civati, a Bersani, a Cuperlo. Insieme a coloro che, da un canto consentono a Renzi di vantare forza, mentre dall’altro costruiscono argini al possibile dissenso. Gatekeepers!
Bel teatrino, mentre conducono l’Italia alla fossa
LAVORATORI E COMPAGNI, PRRRRR!!
1) Quali? tutte quelle che hanno a che fare con il lavoro. Altro che “l’articolo 18 non c’è”. Qui c’è tutto lo Statuto dei Lavoratori e altro.

2)  Non esistono norme (non solo sul lavoro) sulle quali non ci siano stati contrasti interpretativi, giuresprudenziali o amministrativi. Basti pensare al fatto che, emanata una norma, è consuetudine farla seguire da una “circolare esplicativa” che, non costituendo fonte del diritto, provoca, nella sua applicazione, ulteriori contenziosi

3) Già deputato dal 1979 al 1983 come indipendente eletto nel Partito Comunista Italiano e senatore dal 2008 al 2013 eletto nel Partito Democratico, è senatore eletto nella circoscrizione Lombardia nella lista Con Monti per l’Italia. Come a ripercorrere la filogenesi del PD che, da PCI si trasforma in controfigura di Scelta Civica (fonte: wikipedia)

Tagli alle pensioni?

Legge di Stabilità, governo Renzi studia tagli a assegni sociali e pensioni minime. Nei piani dell’esecutivo, secondo IlSole24Ore, c’è un colpo di mannaia da oltre 2 miliardi sulle spese gestite dal ministero del Lavoro. Comprese le prestazioni destinate alla fascia più debole della popolazione: gli anziani senza altri redditi. L’idea è quella di modificare al rialzo i requisiti

Che la revisione delle spese per il funzionamento della macchina pubblica fosse in alto mare lo si è cominciato a capire fin da quando il premier Matteo Renzi, quest’estate, ha pubblicamente liquidato il commissario Carlo Cottarelli. La certezza è arrivata con l’aggiornamento del Documento di economia e finanza, in cui il governo ha messo nero su bianco che metà dei 23 miliardi necessari per finanziare la prossima legge di Stabilità arriverà da un aumento del deficit. Il resto? I soliti tagli semilineari ai ministeri e una bella sforbiciata (4-5 miliardi) alle risorse destinate a Regioni e Comuni. Ora IlSole24Ore rivela però da dove arriverà un’altra corposa fetta di risparmi. Sorpresa: assegni sociali e integrazione al minimo delle pensioni. Ebbene sì: allo studio del governo, secondo il quotidiano di Confindustria, c’è un colpo di mannaia da oltre 2 miliardi sulle spese gestite dal ministero del Lavoro. Comprese, appunto, le prestazioni destinate alla fascia più debole della popolazione: gli anziani senza altri redditi. L’idea sarebbe quella di utilizzare il debutto (previsto per l’1 gennaio 2015) del nuovo Isee, l’indicatore della situazione economica da cui dipende l’accesso a servizi sociali e sociosanitari, per “dare una piccola sforbiciata alla parte meno bisognosa della platea che accede a questi sussidi”. Modificando al rialzo i requisiti da rispettare per aver diritto all’assegno sociale o all’integrazione della pensione quando questa sia inferiore al livello minimo, ovvero 501,38 euro al mese. L’operazione è “delicatissima” e il ministro Giuliano Poletti la sta dettagliando con “attenzione massima”, annota il Sole. Ma tant’è. A essere colpiti, se il piano va in porto, saranno anche la decontribuzione sulla contrattazione aziendale e sul Tfr girato dalle imprese ai fondi pensione e i fondi per i lavoratori esposti ad attività usuranti. E, ciliegina sulla torta, verranno ridotti pure i costi di funzionamento di Inps e Inail, che però già oggi possono contare su budget inferiori del 35-40% rispetto a quelli del 2011.

Appello a Gasparri, Santanchè, Storace

Ma che ci fate in Forza Italia o, comunque, nelle liste di Forza Italia ?
Le dichiarazioni della signorina Pascale, dell’on. Carfagna sostenute anche dall’europarlamentare Toti parlano da sole.
Forza Italia ha preso una deriva totalmente contraria ad ogni interesse e sentimento del Popolo del Centro Destra.
Addirittura si sono messi a criticare Alfano per l’unica cosa buona (la circolare ai prefetti sulla trascrizione delle unioni omosessuali contratte all’estero) che abbia fatto in due anni.
Se, poi, aggiungiamo la sudditanza rispetto a Renzi (perchè senza l’appoggio di Berlusconi anche il putto fiorentino sarebbe già passato) credo che la misura sia colma, per noi come per Voi.
Perchè non aggiungete i Vostri voti a quelli di Fratelli d’Italia, per poi creare una federazione con la Lega in modo da costituire una forte espressione di Centro Destra, chiara su immigrazione, tasse, europa, omosessualità, droga, manipolazione genetica ?
Rompete gli indugi, perchè Forza Italia, salvo un colpo di reni, un rinsavimento di Berlusconi, è destinata a diventare un partito radicale, con qualche voto (ma mica tanti …) in più di quello di Pannella.
E nulla vieta di collegarsi per le elezioni politiche al fine di vincerle e non solo per perderle limitando i danni (forse …) come accadrebbe oggi, con la Forza Italia targata Pascale-Carfagna-Toti.

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IMPORTANTE MANIFESTAZIONE DELLA LEGA NORD A MILANO!

Segnalo con piacere, nel link sottostante, la manifestazione indetta dalla Lega Nord a Milano, Sabato 18 Ottobre, contro l’invasione degli “immigrati”, che la sciagurata e ipocrita operazione “Mare Nostrum” sta sfacciatamente favorendo sotto i nostri occhi. E che, sia detto chiaro e forte, ha causato la morte di tanti di loro durante la traversata. Effetto prevedibile, del resto: se li salviamo e li accogliamo, sono incoraggiati a partire in massa. Se li salvassimo ma li respingessimo, non partirebbero più e nessuno troverebbe la sua tomba in fondo al mare.

www.stopinvasione.org

Vale a pena dare un’occhiata al sito, sopratutto nella pagina delle prenotazione per posti nei pullman diretti a Milano da tutta Italia.

Si raccomanda la massima adesione da parte di tutti coloro, di qualsivoglia orientamento politico o ideologia, che sono stanchi di vedere l’Italia trattata alla stregua di un paese suddito del Nordafrica. A maggior ragione con i Jihadiati dell’Isis che emigrano da noi e il virus di Ebola che ormai si sta diffondendo anche in Europa e in America.

Il massacro sociale del Pd

Il massacro sociale in Italia ha un diretto e principale responsabile: il PD di Luciano Lago

Ancora una volta i giornali e le TV ci scodellano il solito loquace “fiorentino” che fa da intrattenitore alla riunione dei leader  europei a Milano; sembra quasi che sia lui il protagonista per quanto si agita e si atteggia sulla scena in presenza delle telecamere di tutti  i network  internazionali. In realtà Renzi sa bene che l’Italia si trova in una posizione molto scomoda per i conti disastrosi della sua economia ed è con molta probabilità alla vigilia di un commissariamento. Per questo motivo cerca di offrire, in “omaggio” ai responsabili europei che lo vigilano con occhio attento, il “pacchetto” della riforma del lavoro, il “Job Act”, come un suo successo personale da offrire in pasto alla Troika come una volta si propiziavano gli dei con sacrifici umani. L’atteggiamento di chi vuole far capire che, passo dopo passo, fra non poche difficoltà, riuscirà ad ottenere l’omologazione dell’Italia ai dettati dei potentati finanziari europei. Il “Job Act” è il primo step, poi seguiranno le altre riforme e le privatizzazioni, necessarie per alleggerire un pò del debito pubblico (in crescita incontrollabile) e per pagare gli interessi alle grandi banche che hanno in cassa i titoli di credito del tesoro italiano.

I leader europei ed i responsabili della Commissione Europea, per quanto parlino e promettano,  non possono mascherare la realtà: in tutta Europa le politiche di austerità imposte dalla Troika di Bruxelles hanno prodotto come dirette conseguenze un arretramento delle condizioni di vita  di una buona parte della popolazione, impoverimento della classe media, aumento fortissimo delle diseguaglianze, crescita enorme della disoccupazione in paesi come Spagna, Grecia, Italia e Portogallo, riduzione della domanda interna, affossamento delle piccole e medie imprese schiacciate dalla spropositata pressione fiscale e dall’euro, con un parallelo aumento dell’indebitamento pubblico dello Stato, in Italia come anche in paesi come Spagna e Francia. In pratica un disastro economico e sociale ed un totale fallimento delle politiche neoliberiste.

Questo fallimento non è bastato per provocare  un cambio di rotta ma al contrario, dietro la cortina di chiacchiere sulla necessità di sviluppo, rimane l’inflessibile atteggiamento della Commissione europea, dominata dalla posizione della Germania, insiste nel mantenimento di queste politiche e nella richiesta a tutti i paesi di “mantenere gli impegni” presi con i trattati sottoscritti a suo tempo, dal Fiscal Compact al Mes, Lisbona  ed agli altri, trattati che di fatto hanno spodestato gli Stati ed i Parlamenti nazionali delle loro competenze sulle principali materie economiche.

In Italia  queste politiche hanno prodotto un  massacro sociale che si è attuato grazie al collaborazionismo ed  alla preminenza di un solo partito, il PD, divenuto maggioritario, appoggiato dai poteri sovranazionali che contano, che sta gestendo il passaggio da una morente partitocrazia , verso una “oligarchia finanziaria”, che ha avuto come responsabili gli  ultimi tre governi  nominati e non eletti  appoggiati dalla complicità di quasi l’intera classe politica. Il perno principale  di questo processo è stato  proprio il PD ed a questo partito ed alla sua classe dirigente (la vecchia come la nuova) spetta la principale responsabilità. Si tratta di un partito che si autodefinisce “democratico”, ma che di democratico non ha più niente, perché asservito direttamente all’interesse delle lobbies finanziarie euro atlantiche e dei centri di potere di  Washington.

Questo partito ha trovato come suo segretario, successivamente designato  come presidente del consiglio dall’impagabile Presidente Napolitano, Matteo Renzi, un personaggio di facciata e filodiretto, il quale  ha il preciso compito di trascinare il paese verso il sistema di mercato omologato richiesto dalle centrali finanziarie, adeguando il sistema Italia con le opportune riforme, alle richieste fatte dalle entità finanziarie come BCE, FMI e Commissione Europea. Queste riforme prevedono essenzialmente  una liberalizzazione di tutto: dal mercato del lavoro ai servizi pubblici con un necessario processo di privatizzazioni che avvantaggeranno le grandi corporations internazionali e le banche d’affari che sono già impazienti di mettere le mani sul bottino delle aziende pubbliche italiane  (come ENI, ENEL, Finmeccanica). Tra una cortina di chiacchiere, una sceneggiata e l’altra, una veste di giovanilismo americanoide  e di apparente innovazione, Matteo Renzi sta trascinando il paese verso la subordinazione totale alle centrali finanziarie esterne.

Quello che non si spiega è come i sostenitori del PD non si siano  accorti di niente.

La base elettorale di questo partito  non ha ancora compreso che il Pd è un partito che collabora con le forze esterne che stanno svendendo l’Italia ai potentati esteri, affossando l’industria manifatturiera italiana, riducendo sul lastrico migliaia di famiglie, costringendo i giovani a scegliere fra emigrare o rassegnarsi ad una vita di eterno precariato, smantellando i diritti sociali acquisiti da 40 anni di lotte operaie, abolendo l’art.18 ed utilizzando questo come cortina fumogena per occultare le questioni essenziali e come un grimaldello per demolire definitivamente lo Statuto dei lavoratori e i Contratti collettivi di lavoro, quando l’Italia è il paese che, in Europa, presenta già attualmente il più alto numero di contratti atipici. Anche se una ampia fascia di elettori di questo partito li troviamo fra i dipendenti pubblici, fino ad oggi abbastanza protetti e garantiti da diritti acquisiti ed illicenziabilità, anche questa fascia di cittadini si troverà presto ad avere una brusco risveglio, viste le previsioni di tagli e ridimensionamenti nel pubblico impiego come già avvenuto in altri paesi europei.

Renzi ed il  Partito “Democratico” stanno  infatti preparando  le riforme,  che saranno conformi a quanto richiesto dalle centrali finanziarie e che mirano alla costruzione di una società governata da oligarchie finanziarie, ove preminente è l’apertura ai mercati, la privatizzazione dei servizi pubblici, con la riduzione al minimo di qualsiasi diritto, con un netto ridimensionamento della previdenza e delle spese di assistenza sociale. La nuova società ultra liberista si prepara ad  “esternalizzare”  i servizi che non siano essenziali. Un copione già visto in paesi come Grecia e Spagna, in quest’ultimo paese si è calcolato che la metà degli ospedali sono ormai divenuti privati.

Il  modello economico neo liberista che viene imposto si basa sul controllo di una  base sociale, costituita da consumatori/ lavoratori ,  da utilizzare  con bassi salari, ed ai quali  imporre ,attraverso tassazione, interessi, mutui,  controllo del contante,  il sostentamento dell’ apparato statale, oltre a mentalizzare,  mediante i media, una uniformità di modelli di consumo e di concetti base indiscutibili quali  deregolamentazione, finanziarizzazione, globalizzazione. L’imposizione di una moneta unica è stata un marchingegno che ha permesso di  demolire  la sovranità monetaria degli Stati, che  ha costituito una forma di usurocrazia mascherata delle centrali finanziarie che realizzano enormi profitti sul debito pubblico degli  Stati  e sul controllo della base monetaria affidata a Banche private.

Una gabbia difficile da poter rompere sopratutto per l’abilità del sistema di potere di condizionare e manipolare l’opinione pubblica a cui viene sottratto qualsiasi potere di controllo e di partecipazione democratica. La classe politica si è arrogata  il potere di consegnare le sovranità del paese senza interpellare i cittadini e si trincera poi dietro l’alibi del non potersi sottrarre all’osservanza delle disposizioni esterne e dei trattati. Un comodo alibi che non potrà reggere a lungo: prima o poi la gente si dovrà accorgere dell’inganno ed allora potrebbe montare una forte rabbia popolare contro i politici che sono stati partecipi del disastro.  Non sappiamo se questi ne siano consapevoli.