Era il 4 ottobre 2013

Siamo andati a prenderlo verso mezzogiorno. Ce lo ha portato una delle veterinarie che lo avevano ricevuto da una amica e tenuto in cura in clinica per un pò. Si era arrampicato su un alto tiglio in una serata di pioggia battente. Le ragazze non sono riuscite a prenderlo ed hanno dovuto chiamare i pompieri che sono saliti sull’albero col braccio elevatore. Non avevo mai avuto un gatto e, sinceramente non sapevo manco dove mettere le mani. Avevo già comprato praticamente tutto (perchè avevo già parlato con la ragazza che lo aveva in custodia), cassetta, sassi, ciotole, rastrello, palline e bastoncini coi topini, cibo e sacchetti. Ma credevo fosse facile come coi criceti. Invece no. E’ stata una avventura e non è stato facile, lui aveva quattro mesi e voleva giocare a qualsiasi ora e con qualsiasi cosa e voleva tante tante coccole… ma solo quando decideva lui. Era un ragnetto spelacchiato che non voleva mai stare da solo. Ad un anno di distanza, sono felice di essermi infilata in questa avventura perchè lo adoro. Lo adoro anche quando mi sveglia la mattina presto.

Del lodarsi da solo

Una maximanovra. E Renzi non riesce a trattenere la soddisfazione e i toni trionfali: “Questa è la più grande riduzione di tasse mai fatta da un governo nella storia della Repubblica”. La legge di Stabilità, che il governo ha approvato in serata durante il Consiglio dei ministri, è lievitata da 30 a 36 miliardi. I 36 miliardi di cui si compone la Legge comprendono 18 miliardi di tagli delle tasse e 15 miliardi di spending review. Non ci sarà alcun aumento delle tasse, nella legge di Stabilità al vaglio del Consiglio dei ministri, ma misure per la lotta all’evasione che, secondo il governo, porterà un introito di 3,8 miliardi. “È una lotta che non si fa con la multa al cliente che esce dal negozio ma con l’incrocio della banche dati”, ha spiegato il premier Matteo Renzi. “La spending review, in totale da 15 miliardi è così composta: 2,5 mld da decreto legge 66, quello degli 80 euro; 6,1 da risparmi dello Stato, 4 da risparmi delle Regioni, 1,2 dai Comuni e 1 da province”, ha proseguito il presidente del Consiglio.
Per quanto riguarda le voci di spesa: nove miliardi e mezzo verranno stanziati per confermare il bonus 80 euro (annunciando il provvedimento il premier si è tolto una sassolino dalla scarpa: “Alla faccia di tutti quelli che hanno detto che non ce la facciamo“), 5 miliardi per tagliare componente lavoro dell’Irap, 1,9 per sostenere gli incentivi ai contratti a tempo indeterminato, 3 miliardi per l’eliminazione di nuove tasse. Il governo tende la mano al popolo delle partite Iva: 1,9 mld per chi assume con contratto a tempo indeterminato e 800 mln per le partite Iva “un’agevolazione che interessa 900mila italiani”. Una mano tesa al mondo delle imprese, ma con una chiara richiesta: “Caro imprenditore, assumi a tempo indeterminato? Ti tolgo l’articolo 18, i contributi e la componente lavoro dall’Irap. Mammamia, cosa vuoi di più. Ti tolgo ogni alibi e ti do una grande occasione”.
Intanto le banche dicono ufficialmente sì e appoggiano la misura del governo che permette ai lavoratori di ricevere il Tfr in busta paga, operazione che potrebbe partire comunque a metà del 2015. Una volta chiarito che il provvedimento, contenuto nella legge di stabilità, rispetta i paletti giudicati sin da subito necessari dal settore per il buon esito dell’operazione (volontarietà, garanzia dello Stato e assenza di ulteriori aggravi per le imprese, i lavoratori o le banche), l’Abi per voce del presidente Antonio Patuelli, che ne ha discusso nel comitato esecutivo dell’associazione a Milano, si è detta “soddisfatta”. Nella pratica le banche erogheranno il finanziamento all’azienda nel caso in cui il dipendente richieda il Tfr, ma saranno coperte dalla garanzia statale. Il lavoratore infatti oggi ha la garanzia che se l’impresa non può dare il Tfr, ci pensa l’Inps attraverso un fondo appropriato. La stessa garanzia, in diverse modalità tecniche, sarà data alla banca che eroga il finanziamento in modo da poter recuperare l’eventuale insolvenza. La garanzia inoltre permetterà alle banche di non avere aggravi sotto il profilo patrimoniale, mentre la loro remunerazione sarà in linea con quella già prevista attualmente con il Tfr “lasciato” in azienda (1,5% fisso più lo 0,75% del tasso di inflazione).

Il caso marò

Marò, prossima udienza fissata per il 20 febbraio. Il tribunale vuole aspettare il ritorno di Latorre, ma così fa passare oltre tre anni dall’arresto di Franco Grilli

Il processo per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone continua ad andare per le lunghe. Mentre il governo indiano smentisce una trattativa per una risoluzione consensuale, il tribunale di Nuova Delhi ha fissato per il 20 febbraio 2015 la prossima udienza, vale a dire oltre tre anni dopo l’arresto dei due fucilieri, avvenuto il 15 febbraio 2015. Per quella data potrà essere presente in aula anche Latorre che, dopo il malore che lo ha colpito a metà settembre, ha avuto il permesso di trascorrere la convalescenza in Italia, con l’impegno scritto di fare ritorno in India dopo quattro mesi. Ieri, però, la testata locala Economic Times aveva parlato di una proposta avanzata dall’Italia per una “soluzione consensuale” del caso. La questione sarebbe passata nelle mani dell’ex potente capo dei servizi segreti indiani e attuale Consigliere per la Sicurezza nazionale del governo Modi, Ajit Doval. Un portavoce del governo indiano però ha smentito presunti negoziati, precisando che “se c’è qualcosa che non è stato ancora finalizzato, non penso sia opportuno renderlo di dominio pubblico”

Le banche

Ex manager bancario: “Le banche non aiuteranno l’economia reale, non illudetevi” di Franz Baraggino

La Bce ha tagliato ulteriormente il costo del denaro, con tassi allo 0,05%, e ha pronto un piano per l’acquisto di titoli dalle banche. Tutto per dare più liquidità agli istituti di credito e costringerli a sostenere l’economia reale. “Non v’illudete, da loro non arriverà alcun aiuto alle piccole e medie imprese, che in Italia rappresentano il vero tessuto produttivo, quello più sofferente”. E’ l’analisi di Vincenzo Imperatore, ex dirigente e autore per Chiarelettere di ‘Io so e ho le prove – Confessioni di un ex manager bancario‘, libro in cui spiega tutti i trucchi utilizzati dagli istituti per ingannare i correntisti. “Per anni”, racconta Imperatore, “abbiamo concesso prestiti e venduto prodotti al di sopra delle possibilità della stessa clientela”. Poi, con la crisi finanziaria del 2007, qualcosa è cambiato. E i “polli da spennare“, ottimi clienti fino ad allora, sono diventati debitori da far rientrare a tutti i costi. Perché il rischio di rimetterci la faccia, e non solo, aveva reso imprescindibile il rispetto delle regole imposte da Basilea II, fino ad allora ignorate. Per questo, ne è convinto l’autore, “oggi alle banche non conviene prestare soldi a un’azienda che non ha un rating ottimale, anche se li prende allo 0,05% dalla Bce. Perché dovrebbe accantonare cifre maggiori a garanzia della solvibilità dell’imprenditore”. Insomma, per le banche il gioco non vale la candela, con buona pace dell’economia reale e degli appelli di Mario Draghi. “Il credit crunch non si arresterà”, avverte Imperatore, che rilancia: “Fidatevi, ve lo dice chi per decenni ha venduto l’anima alla banca in cui lavorava” 

Le scuole belle di renzie e delle coop rosse

Antitrust, appalti per pulizia scuole e p.a.: ipotesi “cartello” anti-concorrenza. L’autorità indaga su quattro società per verificare se abbiano posto in essere un’intesa per partecipare alla gara bandita da Consip. Il procedimento si concluderà entro il 31 dicembre 2015

Società che partecipano alla gara Consip per l’affidamento delle pulizia nelle scuole e che finiscono nel mirino dell’Antitrust, perché l’autorità vuole verificare che tra loro non esista un accordo “volto ad una ripartizione della quasi totalità dei 10 lotti fino ad oggi aggiudicati in violazione della normativa europea a tutela della concorrenza”. L’authority ha quindi avviato un procedimento istruttorio “nei confronti delle società CNS (Consorzio Nazionale Servizi), Manutencoop Facility Management, EXITone e Kuadra per accertare se tali imprese abbiano posto in essere un’intesa avente ad oggetto il coordinamento delle modalità di partecipazione alla gara comunitaria bandita dalla Consip per l’affidamento dei servizi di pulizia negli Istituti Scolastici, di ogni ordine e grado, e nei centri di formazione della Pubblica Amministrazione“. Un coordinamento che violerebbe la legge. Consip è la società del Ministero dell’Economia e delle Finanze che “svolge attività di consulenza, assistenza e supporto nell’ambito degli acquisti di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche”. E per quanto riguarda le scuole stipula le convenzioni sulle opere di pulizia degli istituti. E la relativa gara è proprio uno dei punti di partenza del progetto “Scuole belle” del governo Renzi, anche per garantire continuità occupazionale ai lavoratori ex Lsu’. “Dall’analisi delle offerte presentate e degli esiti della gara – scrive ancora l’Antitrust -, emergerebbe, in particolare, l’assenza sistematica di un effettivo confronto competitivo tra l’ATI (Associazione temporanea di imprese) costituito tra CNS, EXITone e Kuadra da un lato, e, dall’altro, la società Manutencoop Facility Management S.p.A., sia in termini di mancata presentazione che di scarsa aggressività delle offerte formulate in relazione ai diversi lotti”. Il procedimento si concluderà entro il 31 dicembre 2015.

La trave e il granello di sabbia

In Belgio (che Bossi – quando era in forma – definì “pedofilandia” per gli scandali pedofili che l’avevano colpito) il nuovo governo di Centro Destra ha un ministro della sanità ciccione.
La signora è evidentemente abbondante e solo per questo ha subito una serie di attacchi sul web.
In pratica una cicciona non può essere ministro della sanità perchè darebbe il cattivo esempio.
E questo viene da uno stato che, fino all’insediamento di questo governo, aveva un premier omosessuale e socialista.
Come a dire che hanno strillato per il granello di sabbia (semprechè sia tale, a me sembra legittimo essere grassi) ma sono stati zitti per la ben più grave trave che hanno avuto fino a pochi giorni fa.

Entra ne

… unione europea, il nulla

Immigrati, la Merkel se ne frega: non invia mezzi nel Mediterraneo. Il primo di novembre partirà l’operazione Triton. Alfano: “Rafforzate le capacità operative di Frontex”. Ma solo otto Paesi Ue hanno messo a disposizione i propri mezzi. Tra questi non c’è la Germania. Scatta l’allarme: “Così non è abbastanza” di Andrea Indini

L’Europa volta le spalle all’Italia. E la lascia sola ad affrontare l’emergenza immigrazione. Nonostante le promesse del ministro dell’Interno Angelino Alfano, sono pochissimi i Paesi dell’Eurozona a contribuire alla missione Frontex. Un manipolo di appena otto Stati ha, infatti, messo a disposizione i mezzi necessari a bloccare l’ondata di clandestini che dal Nord Africa punta verso le coste italiane. E tra questi non c’è la Germania. A sentir parlare Alfano Bruxelles ha “rafforzato le capacità operative di Frontex”. Solo sulla carta, però. Perché solo otto Stati membri hanno messo a disposizione mezzi tecnici per l’operazione Triton. Così, il materiale non basta. Tanto che, nelle ultime ore, il direttore esecutivo dell’agenzia Gil Arias si è visto costretto a lanciare una nuova richiesta sperando in “una maggiore partecipazione”. La disponibilità è arrivata da Finlandia, Spagna, Portogallo, Islanda, Olanda, Lettonia, Malta e Francia. Tra questi balza subito all’occhio l’assordante assenza della Germania. Da mesi la cancelliera Angela Merkel accusa Roma di non fare abbastanza per contrastare gli sbarchi degli immigrati. Eppure, quando si è trattato di fare la propria parte, si è subito tirata indietro. La Germania si è, infatti, limitata a mettere a disposizione di Frontex il personale specializzato. Non è certo abbastanza per una emergenza epocale che, dall’inizio dell’anno, conta oltre i 120mila arrivi.

“Dai primi di novembre partirà l’operazione congiunta Triton al cui avvio corrisponderà la fine progressiva di Mare Nostrum – ha ricordato Alfano – il rafforzamento di Frontex oggi sembra legato all’intervento nel Mediterraneo, ma in realtà si tratta di un precedente virtuoso per un eventuale intervento più forte, speriamo non necessario, su tutte le altre frontiere europee, a partire da quella dell’Est”. Sul fronte del Mediterraneo, però, l’agenzia non ha mezzi a sufficienza per garantire un regolare pattugliamento sull’intero fronte. L’agenzia prevede, infatti, un impiego mensile di due navi d’altura, due imbarcazioni, quattro motovedette, due aerei e un elicottero. “Considerando la vasta area operativa – spiega il direttore esecutivo Arias – la sorveglianza aerea avrà un ruolo chiave che permetterà individuazioni immediate”. Per l’operazione Triton, che ha un budget di 2,9 milioni di euro, Frontex opererà sotto il comando ed il controllo delle autorità italiane e lavorerà in stretto coordinamento con la Guardia di Finanza, la Guardia costiera e la Marina. Ma, se questo è il contributo dell’Unione europea, non promette niente di buono.