Il pasticcio politico emilianbolognese

Mentre il Bologna calcio, dimostrando con ciò la superiorità del privato sul pubblico, è avviato ad un profondo e positivo rinnovamento grazie all’acquisizione da parte degli Americo-Canadesi che hanno il loro uomo immagine in Joe Tacopina (e sarebbe stato comunque un rinnovamento anche con la via certa del “nostro” Massimo Zanetti che personalmente avrei preferito) la politica emiliana e bolognese si avvita su candidature e alchimie degne del peggior bizantinismo moroteo (quello delle “convergenze parallele” che fanno coppia indegna con il “compromesso storico” degli anni settanta, anche quello architettato da Moro e Berlinguer).
Se nell’immediato abbiamo una elezione regionale anticipata con il Centro Destra che ha trovato una buona squadra con il sindaco leghista di Bondeno come candidato presidente (unico appunto: tagliarsi i capelli e andare da un buon sarto, lo stesso invito che continuo a rivolgere al suo segretario nazionale Salvini che pure un po’ è riuscito a migliorarsi … ) in prospettiva (2016) ci sarà l’elezione del sindaco di Bologna.
Il voto del prossimo 23 novembre non sembra oggetto di particolare tensione, anche perchè mancando il ballottaggio ci vorrebbe proprio un intervento dello spirito santo (che ultimamente appare molto distratto …) per illuminare gli elettori e farli scegliere bene.
E’ importante però che anche Forza Italia abbia dato il benservito agli alfaniani e abbia preferito l’alleanza con Lega e Fratelli d’Italia, segno che, almeno in Emilia, non ha ancora preso il virus della signorina Pascale.
L’alleanza a tre fa ben sperare per il futuro e per le prossime scadenze, nel frattempo a noi elettori spetta la scelta per dare sempre più forza a quanti, coerentemente, sostengono i Valori di Destra anche dopo il momento elettorale.
Vale la persona (e in Forza Italia ce ne sono di validissime come il consigliere uscente Bignami) ma vale anche la linea che il partito nel quale le persone si candidano assume sui temi generali e in questo Forza Italia, anche se in Emilia sembra immune da derive, non fornisce garanzie.
E se, come ho già scritto, il sentimento mi indurrebbe a votare Forza Nuova, sapendo benissimo che la politica è l’arte del possibile, voterò Lega o Fratelli d’Italia.
Pur mancando quasi due anni al voto per il sindaco del capoluogo, nel quotidiano di Bologna si stanno leggendo articoli che indicherebbero in Gianluca Galletti, fedelissimo di Casini, democristiano, ora udc e ministro per l’ambiente nonchè ex assessore al bilancio di Guazzaloca, un candidato.
Ma, attenzione, non candidato per il Centro Destra, bensì candidato per le primarie comuniste al fine di contendere la candidatura a Merola, il campano sindaco uscente, a capo di una alleanza cattocomunista.
Sembra che i “renziani” siano interessati e certamente lo è Casini che, da solo, forse neppure entrerebbe in consiglio comunale.
Poichè ho conosciuto Galletti e, come spesso accade, la conoscenza personale influenza al di là dei reali meriti o demeriti del soggetto, mi limiterò a svolgere considerazioni strettamente politiche.
Intanto mi stupisce che Galletti, con un passato da “destra” democristiana, non respinga al mittente anche solo l’ipotesi di candidarsi per una alleanza con i comunisti (che poi rappresenterebbero il nucleo portante del suo eventuale elettorato).
Poi è bene essere chiari.
La posizione del pci/pds/ds/pd è incompatibile con qualsiasi politica di rinnovamento e anche Galletti sarebbe prigioniero di un sistema che è fondato sul partito (comunista) e sulle coop, quindi un sistema fortemente chiuso e illiberale.
Un sistema che consente al sindaco, il campano Merola, di dichiarare che non ci sarebbe diritto di cittadinanza per Forza Nuova, mostrando così il suo dna intollerante e contrario alla libertà di opinione (e bene fa Roberto Fiore a venire questo pomeriggio, alle 19 in Piazza San Domenico, per ribadire il diritto a parlare e la volontà di esserci comunque, anche a dispetto dei “santi”).
Galletti candidato del Centro Destra potrebbe avere un senso.
Galletti candidato della sinistra, no, sarebbe solo una foglia di fico come lo fu Prodi.
I bolognesi meritano di essere liberati dal giogo comunista, non di vederselo perpetuare utilizzando figurine con una storia più presentabile.
Mi auguro che, dopo l’esperienza delle regionali, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia (e perchè no Forza Nuova) possano trovare un accordo per un candidato sindaco che rappresenti realmente una alternativa e che possa proporsi per spazzare via le incrostazioni decennali della vita economica, sociale e politica di questa città.

P.S.: Ovviamente, tra tutte le immagini possibili, preferisco quella del neo presidente del Bologna calcio, Joe Tacopina, come atto di speranza anche per il vero rinnovamento di tutta la mia città.


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Una lunga marcia contro il degrado

Con la presa di posizione del Cavaliere, pesantemente influenzato dalla signorina Pascale, Forza Italia si è schierata per il riconoscimento delle unioni tra omosessuali, con conseguenti costi economici (reversibilità, assistenza sanitaria) e morali per l’intera Nazione.
E’ un passo verso il cupio dissolvi della nostra Civiltà che altre nazioni occidentali hanno già intrapreso e di cui infatti vediamo le conseguenze quotidiane per la perdita dei Valori fondanti  che sono sempre stati a guida dei nostri Padri.
Vediamo che persino la chiesa cattolica sbanda paurosamente e anche chi, come me, non è praticante da lunghi decenni, non può che rammaricarsi per il venir meno di quella che, fino a poco più di un anno fa, cioè fino alla elezione dell’attuale vescovo di Roma, era una guida morale autorevole e riconosciuta anche da chi non era parte della chiesa cattolica.
E’ una situazione oggettivamente difficile, soprattutto per chi pensa non tanto a se stesso, quanto ai propri figli e nipoti, domandandosi che ne sarà di loro, in quale mondo vivranno ?
Sì, perchè se uno che, oggi, ha tra i 40 e i 60 anni, ben difficilmente vedrà la scomparsa della nostra Civiltà, i più giovani potrebbero trovarsi a vivere in un mondo molto più difficile, dove la reazione all’anarchia e alla licenziosità di oggi potrebbe arrivare non da nostri connazionali redenti o immuni da tali derive, bensì per mano di estranei che, nel frattempo, sono entrati nei nostri confini e, rispondendo ad un desiderio di reazione e di ripristino di Valori e integrità di costumi, hanno fatto proseliti.
Perchè il degrado prodotto o che produrranno talune leggi che incidono sui costumi di un Popolo, porterà inevitabilmente ad una reazione, come il pendolo della Storia insegna, oscillando da un estremo all’altro.
Dipenderà da tutti noi riportarlo su una traiettoria che possa gratificare ed essere utile al nostro Popolo, con l’esempio personale, la parola e l’azione concreta come, ad esempio, votare partiti e candidati che siano espressamente contrari (anche negli atti e nei voti in parlamento) ad ogni legislazione sulle unioni omosessuali.




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Prove di rinascita a Destra

Come ha scritto Nessie oggi la Lega manifesterà a Milano contro l’immigrazione, mentre analoga iniziativa ha assunto Fratelli d’Italia a Reggio Calabria.
Sempre oggi a Bologna Forza Nuova manifesterà in Piazza San Domenico con un comizio di Roberto Fiore, per rispondere alla sciocca invettiva del sindaco (campano) di Bologna Merola che si è permesso di affermare che Forza Nuova non avrebbe cittadinanza a Bologna.
E questo invece di condannare le aggressioni di chi ha ostacolato la pacifica manifestazione di due settimane fa delle Sentinelle in piedi, contro la politica che asseconda i capricci omosessuali.
Manca Forza Italia, la cui bandiera viene mantenuta da iniziative individuali come quella del senatore Gasparri a favore dei Carabinieri o le battute di Brunetta circa la partita di raggiro che è rappresentata dalla manovra pauperista di Renzi.
Insomma, il Centro Destra rialza la testa, adesso che le chiacchiere di Renzi cominciano a mostrare la corda e il governo del putto fiorentino ripercorre, senza speranza, la solita strada della spesa pubblica e delle tasse.
Ancora un piccolo passo e arriveremo a manifestazioni unitarie contro l’immigrazione, contro le tasse, contro la deriva morale.
Per il bene di tutti.

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Il cinismo del rottamatore d’Italiani

Renzi strombazza, a suo solito, su fantomatici tagli di tasse per 18 miliardi.
Ognuno di noi vedrà se beneficerà di tagli o se, invece, subirà altre angherie dallo stato, ma anche dalle regioni, province e comuni alla ricerca di denaro per i loro “servizi” sempre scadenti.
Sicuramente otto milioni di Italiani riceveranno gli 80 euro: non sia mai che si vada nuovamente al voto.
Sicuramente una mancetta arriverà anche agli industriali così Squinzi la smette di parlare in televisione con una voce che assomiglia a quella del compianto “commissario Zuzzurro” che, almeno, faceva ridere.
Ma tutti gli altri ?
Renzi minaccia una tassa unica sulla casa (che non andrebbe MAI tassata essendo un costo e non un reddito) lasciando ai comuni – cui ha tagliato i fondi – libertà di aliquota.
Possiamo immaginare quali aliquote ci appiopperanno i comuni (in gran parte amministrati dallo stesso partito di Renzi).
Renzi ha già aumentato la tassazione sui risparmi fino al 26%, conservando la “Tobin tax” di Letta e massacrando i nostri risparmi.
Con Prodi i nostri redditi furono già colpiti da aliquote diaboliche.
Adesso Renzi aumenta anche la tassazione sui Fondi Pensioni dall’11 al 12%, mentre il TFR in busta paga, con un complesso giro contabile che alla fine pagheremo noi perchè gli anticipi delle banche alle aziende saranno garantite dalla mano pubblica, cioè da noi, non si sa ancora se verrà colpito dalla aliquote marginale (la più alta) o potrà conservare l’aliquota del 23-26%.
E così Renzi rottama anche la pensione integrativa, puntando a renderci tutti poveri e indigenti proprio quando, per l’età, avremmo maggiore necessità di aiuto e dei nostri risparmi.
In sostanza Renzi, con un cinismo degno del Marchese De Sade, rottama gli Italiani.
Che sia per far posto ai “nuovi” arrivi ?
P.S.: Come per tutte le manovre, le questioni apparentemente in sospeso trovano soluzione approfondendo quanto viene effettivamente scritto e non solo enunciato verbalmente.
E non sono soluzioni buone.
Questa mattina, per radio, siamo stati informati che l’aumento sui rendimenti dei Fondi Pensioni passa dall’11 al 20% (e non al 12) , praticamente raddoppiato.
E che non vi è alcuna norma per mantenere la tassazione separata sul TFR in busta paga, per cui tali importi subiranno la tassazione irpef con l’aliquota più alta.
 In pratica sarà a costo zero solo per chi ha redditi fino a 15mila euro.
Alla faccia della riduzione delle tasse millantata da Renzi !

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Tutti a Milano!

Sarò al grande raduno di Milano il giorno 18 (che è domani) promosso dalla Lega col titolo Stop Invasione. Non so se la Lega di Salvini riuscirà ad essere all’altezza delle aspettative degli Italiani in questo periodo angoscioso e funesto. Sarà forse l’ennesima delusione?

 Tuttavia,  questa, ancor prima della lotta di una forza politica specifica, è la battaglia di tutti gli Italiani. Ho sentito che aderisce anche Casa Pounde che Fratelli d’Italia propone un’altra manifestazione a Reggio Calabria. Meglio sarebbe che tutte le forze politiche sovraniste  e indipendentiste che si battono contro l’euro, contro l’austerità e contro l’immigrazione massiva si consociassero insieme. Ma so che chiedo troppo, per ora. I tempi non sembrano ancora maturi per l’unificazione, ma mai disperare.  Per ora è soprattutto  il Nord a mobilitarsi e lo fa a ragion  veduta: gli sbarchi rischiano di essere non più immigrazione ma vera  e propria invasione. Sappiamo bene che non c’è lavoro per noi, che la disoccupazione è  sempre più desolante. E’ impossibile che sia il lavoro a richiamare queste invasioni. Sappiamo che il vero movente è invece la sostituzione etnica e l’ho già scritto tante di quelle volte che non ho  più voglia di ripetermi. Sappiamo anche che  in questi giorni si fa pressante l’allarmismo mediatico contro l’Ebola. Vero, gonfiato, falso? Falso che sembra vero? peste nera o peste mediatica? Bioterrorismo? 
In ogni caso, la vera misura precauzionale per ogni epidemia e pandemia è quella politica: chiudere i confini e controllare le vie di comunicazioni. Ma non viene presa. Ovvio: ci si deve mescolare facendo circolare liberamente anche i virus, per poi avere il pretesto di costringerci a drastiche vaccinazioni obbligatorie di massa, delle quali non si conoscono gli esiti. E’  dunque l’affare del secolo per Big Pharma, Glaxo e altre grandi multinazionali farmaceutiche che volano già in Borsa. Inoltre ecco altri pretesti utili per scatenare in Africa una guerra batteriologica, qui con marines installati tra petrolio, oro e diamanti. 

Mobilitarsi per partecipare al raduno di Milano è innanzitutto una protesta civile contro questi criminali che impediscono al nostro Paese di poter avere un futuro. Chiudo momentaneamente la sezione dei commenti, per impedire di nasconderci ancora una volta dietro alle parole. Ne abbiamo già scambiate tante!
Ora è tempo di alzarci dalle scrivanie, di togliere gli occhi dal monitor dei pc e di ESSERCI fisicamente per testimoniare contro questo cataclisma che si abbatte giornalmente contro di noi.  A presto!

La ridicolaggine di Angelino Jolie

Proprio ieri, nel decreto “stadi” c’era infilata dentro una normativa per stanziare altri milioni di euro per l’accoglienza dei clandestini.
Dall’Ue schiaffone ad Alfano: “Controllate da soli i confini”. Il ministro aveva detto: “Con Triton terminerà l’operazione Mare Nostrum”. Ma il direttore di Frontex: “La gestione del controllo dei confini resta agli stati membri” di Andrea Indini

“Con Triton l’Europa si reimpossessa delle frontiere e consente di far terminare l’operazione Mare Nostrum”. Da giorni il ministro dell’Interno Angelino Alfano va in giro per l’Italia a vendere l’operazione Triton, che partirà il primo di ottobre, come un successo suo personale, la pietra tombale alla fallimentare Mare Nostrum che a Roma è costata svariate decine di milioni di euro, decine di migliaia di extracomunitari da soccorrere e soprattutto un’emergenza umanitaria senza precedenti. Ma sono tutte chiacchiere. La verità sull’operazione deliberata da Bruxelles ce la dice il direttore esecutivo di Frontex Gil Arias Fernandez durante un briefing con la stampa a Roma: “Mare Nostrum non sarà sostituita dall’operazione Triton di Frontex”.

Una doccia gelata per il Viminale, uno schiaffo per Alfano che aveva scommesso tutto su Triton per cavarsi fuori da una figuraccia internazionale senza precedenti. E l’emergenza immigrazione rischia seriamente di esplodere nelle mani del leader del Nuovo centrodestra. Perché, ancora una volta, l’Unione europea ha deciso di lasciare l’Italia da sola a fronteggiare gli sbarchi di clandestini che assaltano le nostre cose. Niente di nuovo. Cecilia Malmström, commissario Ue agli Affari esteri, aveva già avvertito il titolare del Viminale. “È chiaro che l’operazione Triton non sostituirà Mare Nostrum – aveva dichiarato nei giorni scorsi – il futuro di Mare Nostrum rimane in ogni caso una decisione italiana”. Non era stata certo la prima volta che la commissaria svedese aveva preso le distanze dal governo italiano. In un estenuante gioco di annunci italiani e sconfessioni europee è, infine, venuta a galla la verità: l’annunciata volontà di chiudere Mare Nostrum non dipende da Bruxelles ma è una scelta che spetterà unicamente al premier Matteo Renzi e ai suoi uomini.

A chiudere il cerchio ci ha pensato il direttore esecutivo di Frontex rispondendo duramente e senza ombra di dubbio alle dichiarazioni dei giorni scorsi di Alfano. “La decisione di interrompere Mare Nostrum spetta solo alle autorità italiane e Triton comincerà indipendentemente da Mare Nostrum – ha dichiarato Gil Arias Fernandez – la gestione del controllo dei confini resta agli stati membri: Frontex aiuta gli stati membri ma non li sostituisce”. Insomma, né Frontex né l’Unione europea hanno l’autorità per sostituire l’autorità dello Stato membro nel controllo dei suoi confini. “Frontex è un’integrazione al compito svolto dagli Stati membri nell’affrontare sfide esterne eccezionali, tramite operazioni congiunte come Triton – insiste Gil Arias Fernandez – la gestione dei confini esterni dell’Unione europea è una responsabilità congiunta dello Stato membro e dell’Ue”. Toccherà dunque al governo, e in particolar modo al Viminale e alla Difesa, gestire il controllo dei confini. Dal canto suo Bruxelles offre ad Alfano un minimo aiuto di cooperazione. Niente di più.

La manovra che abbassa le tasse…

Tagli alla spesa, la rabbia delle Regioni: “Difficile non aumentare le tasse”. La legge di Stabilità prevede 4 miliardi di tagli alla spesa delle Regioni. Il governatore del Piemonte Chiamparino: “Sarà un miracolo se riusciremo a non aumentare le tasse”. Caldoro: “Si tratta di tagli ai servizi, al sociale e ai trasporti” di Raffaello Binelli

“Non so se le regioni aumenteranno le tasse”, ha detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sul rischio di aumenti fiscali da parte delle regioni in seguito ai tagli decisi dal governo con la legge di Stabilità. Verrebbe quasi da dire: gallina che canta ha fatto l’uovo. Ma la mannaia del governo non piace a tutti, anche nella sinistra renziana. Il governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino, attacca a testa bassa: “Quattro miliardi di tagli alle Regioni – dice alla Stampa – sono davvero tanti. Sentendo i miei colleghi non vedo proprio tutti  questi margini”. Chiamparino è stato tirato in ballo da Renzi durante la conferenza stampa seguita al Cdm di ieri sera: “Con 15 miliardi di spending, di cui la maggior parte dallo Stato centrale, vorrà dire che alle Regioni chiederemo un piccolo sforzo. Conosco Chiamparino come un grande riformatore, mi risulta difficile pensare che possa aumentare le tasse”. E il diretto interessato che dice? “Nessuno vuole aumentare le tasse, anzi. Ma ci sono limiti di tolleranza oltre i quali non si può andare”.

E sul tema specifrico delle tasse fa sapere: “Altro che ridurrle, sarà un miracolo se riusciremo a non aumentarle. Temo sarà difficile evitarlo”. A deciderlo saranno i numeri, una volta confrontati con la realtà dei bilanci: “Non è stato possibile ottenere un incontro prima della manovra, spero ci sarà modo per un approfondimento”. Ieri anche il governatore della Campania, Stefano Caldoro, aveva chiesto al governo una piena assunzione di responsabilità in merito ai tagli alle Regioni: “I quattro miliardi di cui si parla hanno poco a che vedere con la spending review che noi applichiamo da anni. Si tratta di tagli ai servizi, alla sanità, ai trasporti. Stiamo parlando di tagli al sociale. È cosa ben diversa dalla spending review Io allora dico al governo: se bisogna fare questo taglio di 4 miliardi e sappiamo dove colpiscono, allora sia lo stesso governo a mettere ticket nazionali”.

Padoan, intervenuto stamani a Radio anch’io, ribadisce che il pressing sugli enti locali “non è a che aumentino le tasse, ma perché aumentino l’efficienza. Siamo convinti che i margini ci siano. Si tratta di dare gli stimoli giusti, a partire dal governo”. Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, a “La Telefonata di Belpietro”, su Canale 5, critica la legge di Stabilità: “Quando si dice Spending review, 15-16 miliardi, e si fanno i tagli alle Regioni, vuol dire che si taglia la sanità, vuol dire che se si tagliano i trasferimenti a Comuni, Regioni, Province, questi a loro volta aumentano le tasse. Quindi tagli delle tasse per aumentare le tasse”.

Tasse sulla casa, la stangata non finisce con la Tasi. In arrivo le scadenze di Imu e Tari. A 24 ore dalla scadenza della Tasi, con milioni di cittadini che non sanno ancora come e quanto pagare per versare l’acconto della tassa sui servizi indivisibili, conviene tenere la calcolatrice e il portafoglio (pieno) ancora a portata di mano. Incombono anche l’Imposta municipale unica sulle seconde case e la nuova tassa sui rifiuti di Patrizia De Rubertis

Abbandonate ogni speranza, o voi, contribuenti, alle prese con tasse, imposte e tributi. A 24 ore dalla scadenza della Tasi, sono ancora migliaia i cittadini in difficoltà (in tutto sono coinvolti 15 milioni tra proprietari e affittuari nei 5.279 Comuni che non avevano deciso e comunicato l’aliquota in tempo per la scadenza dello scorso 16 giugno) e che non sanno come e quanto pagare per versare l’acconto della tassa sui servizi indivisibili. Si tratta, in pratica, dell’imposta che ha preso il posto dell’Imu sulla prima casa, e che si paga anche sulla seconda, per l’illuminazione pubblica, gli asili nido comunali, il verde pubblico e la manutenzione stradale. Ma la situazione non migliorerà andando più in là con i giorni, perché la stagione delle tasse quest’anno sembra non finire mai, soprattutto quando si ha a che fare con la casa, ormai sempre più un bancomat per la politica.

Così, se si pensava di uscire indenni da quello che, ormai, per tutti è stato già ribattezzato il giovedì nerissimo per le tasse, meglio annotare sul calendario altri appuntamenti. E cominciare a prepararsi non solo psicologicamente, ma soprattutto economicamente con il portafoglio pieno. Fra metà ottobre e la fine dell’anno si concentreranno, infatti, le altre due scadenze da pagare su casa e servizi: l’Imu (che si versa solo per le seconde case) e la Tari, la nuova tassa sui rifiuti (che ha sostituito la Tares) dovuta da chi occupa l’immobile. Tasi, Imu e Tari sono i tre tributi che formano l’Imposta unica comunale (Iuc), ma le componenti non si escludono ma si sommano fra loro e, soprattutto, non abrogano o sostituiscono in alcun modo altre imposte locali. E, ovviamente, trattandosi di tre differenti tributi, ognuno ha regole di applicazione proprie e modalità di calcolo specifiche, pur essendo il Comune di appartenenza l’unico ente a cui confluiscono i versamenti.

Con una nota dolente, tanto da generare confusione tra i contribuenti: Tasi e Imu si calcolano nello stesso modo, avendo la stessa base imponibile (la rendita catastale su cui applicare coefficienti e detrazioni). Ma questa procedura deve essere fatta dal cittadino o, comunque, con l’aiuto del Caf e del commercialista. Vane, quindi, le speranze di tutti coloro i quali si aspettavano l’arrivo del bollettino a casa. Con l’aggravante per tutti i proprietari delle seconde case: questa procedura il 16 dicembre dovranno ripeterla due volte. In questa data, infatti, scade sia il saldo Tasi che l’Imu. Ma attenzione, perché ci ancora oltre 600 Comuni che non avendo pubblicato le delibere Tasi, costringeranno i proprio contribuenti a fargli pagare tutta la tassa in un’unica soluzione entro il 16 dicembre con l’aliquota standard dell’1 per mille. E, sempre martedì 16 (che diventerà certamente il nuovo martedì nerissimo del Fisco), dovranno sborsare anche i soldi per l’Imposta sulle seconde case e su ogni altro tipo di immobile diverso dalla prima. Non dimenticando che l’Imu si paga anche sulla prima casa se è un immobile di pregio, appartenente alle categorie categorie A/1,A/8 e A/9.

È con la Tari che, almeno, c’è un po’ di sollievo sotto il profilo organizzativo. La tassa sui rifiuti è arrivata (o lo sta facendo) direttamente nelle cassette delle lettere, spedita dal Comune, con il modello F24 precompilato. Detto che l’amministrazione comunale per calcolarla applica una quota fissa alla quale si aggiunge una variabile, in base alla metratura del locale e al numero di persone che ci sono all’interno, va sottolineato che va pagata da qualsiasi possessore o locatario di un immobile o anche di aree scoperte che producono rifiuti. Non c’è, tuttavia, una data stabilita: sono i Comuni a deciderlo, caos permettendo. È il caso di Milano, dove la scadenza era fissata per il 16 settembre, ma essendo stati consegnati solo il 70% dei bollettini, i milanesi potranno pagare la tassa entro il 16 ottobre senza sanzione. A Napoli, altro esempio, il totale della Tari è stato suddiviso in quattro rate con scadenza 31 ottobre 2014, 31 dicembre 2014, 28 febbraio 2015 e 30 aprile 2015, ma entro il 31 ottobre si può pagare in un’unica soluzione.

Dulcis in fundo: i numeri. Detto che da mesi infuria la polemica se la Tasi sulla prima casa sia più cara rispetto all’Imu, sul podio delle città più tartassate dalle tasse comunali salgono Roma, Milano e Napoli, con una media di circa 1.000 euro. E se Padova, tra le amministrazioni più piccole, si differenzia per i suoi 721 euro a contribuente all’anno, Venezia è, invece, la città più cara in assoluto con 506 euro di imposte e altri 663 euro di tributi vari per un totale di circa 1.100 euro, sempre all’anno, sempre pro capite e sempre di sole tasse comunali. “Eppure – denuncia Federcontribuenti che ha diffuso il report – la qualità della vita nelle città peggiora: carenza di servizi, scarsa sicurezza pubblica, strade con buche e impercorribili e quartieri sommersi dai rifiuti”. Disagi che, andrebbero risolti proprio con i soldi che arrivano dal pagamento della Iuc.

La manovra col botto

Renzi la manovra col “botto” (letteralmente) di Valerio Lo Monaco

Come era facile immaginare, anche in occasione della presentazione della Legge di Stabilità, il governo Renzi ha impugnato il megafono per urlare e alzare la posta. Il documento appena presentato è presente al momento su tutti i siti di informazione. Si tratta di un elenco di misure e di cifre che è impossibile da commentare a fondo, visto il carattere attuale di mero annuncio. Ma anche solo a prima vista, salta immediatamente all’occhio che si tratta di cifre tanto grandi dal rendere impossibile anche solo pensare a una loro reale applicazione.

Valga solo uno dei punti più esilaranti, sul quale si regge poi buona parte dell’impalcatura generale di questa manovra: “il governo ha messo nero su bianco che il rapporto tra deficit e Pil sarà del 2,9%: così facendo ha conquistato 0,7 punti di spazio finanziario in più rispetto al 2,2% inizialmente indicato. In soldoni, si tratta di circa 11 miliardi di euro che si potranno andare a raccogliere sui mercati, generando deficit aggiuntivo ma non intaccando il parametro del 3% voluto dall’Europa.”

Le parole chiave per capire il trucco sono le prime: “il governo mette nero su bianco”. Cosa? Una previsione. Noncurante di tutte quelle sino a ora sbagliate, in merito al Pil dell’anno in corso e al suo rapporto col debito, il Governo si arroga il diritto non solo di fare una previsione tanto importante per il 2015, ma addirittura di incardinarci sopra una buona metà della manovra. Che ha un totale di 36 miliardi. Si tratta di cifre enormi. Impossibili da raggiungere. Impossibili da andare a pescare da nessun bacino, o tesoretto, di cui l’Italia non dispone da decenni. Solo un anno addietro si è discusso mesi e mesi, in Parlamento, per trovare 4 miliardi in merito all’affare dell’abolizione dell’Imu sulla prima casa. E, sempre che gli italiani se ne siano nel frattempo accorti, anche in quel caso a fronte dell’annuncio di aver poi trovato, alla fine, tale cifra, il tutto si è concepito e realizzato con la sua abolizione ma anche con l’introduzione della Tasi, semplicemente differita di un po’. È notizia di questi giorni, in merito, che la Tasi alla fine, nella maggior parte dei casi, concorre a far pagare tasse sulla casa più alte di quelle che si sarebbero pagate, e che si pagavano a suo tempo, quando invece l’Imu era cosa corrente. In quel caso, visto che di denaro per finanziare l’operazione non ce ne era, il Governo vendette pubblicitariamente una operazione che non è altro che un gioco delle tre carte. Via l’Imu, dentro la Tasi. A somma negativa, per il contribuente.

Le cose, oggi, non sono cambiate. Perché non è cambiata la traiettoria disastrosa dei conti pubblici. Anzi, semmai questi sono peggiorati, e anche se l’ultima rilevazione sul debito pubblico vede una discesa di 20 miliardi, i livelli di disoccupazione e quelli dei consumi sono arretrati ulteriormente, per non parlare del Pil e del relativo rapporto con il debito sul quale l’Europa è in procinto di chiederci conto. Come è possibile allora che oggi, a conti peggiorati, il Governo sia in grado di varare una manovra così ampia e con spese così “folli” per i nostri conti pubblici? Ovviamente non è possibile nei numeri, per un semplice calcolo aritmetico. E ovviamente ciò significa che, posto che agli annunci seguiranno i decreti attuativi, il che è tutto da vedere, il denaro per coprire tale manovra dovrà essere racimolato altrove. Cioè, per dirla in altre parole, rastrellato da una parte delle tasche dei cittadini e poi immesso, in qualche percentuale, da altre parti. Gli ulteriori tagli a Comuni, Province e Regioni – cioè ai servizi al cittadino – ne sono già un assaggio.

La sola copertura dell’operazione degli 80 euro in busta paga, confermata per il 2015, consta di quasi 10 miliardi. Che non ci sono. E che devono dunque essere raggranellati altrove. Nel complesso, del 36 miliardi della manovra, ben 26 vengono da tagli e da spesa in deficit. Come accaduto in passato, i mezzi attraverso i quali qualsiasi Governo può rastrellare denaro sono le tasse. Dirette e indirette. Palesi o mascherate. Visibili e invisibili. Per tasse invisibili intendiamo tutte quelle voci, quei balzelli, che non saltano all’occhio immediatamente, ma che poi concorrono all’esproprio complessivo cui ogni cittadino viene condannato. Un esproprio articolato in varie voci, diversificate, e sparpagliate all’interno di tantissimi ambiti in modo da non essere percepite immediatamente come tanto importanti e impopolari. In modo da non destare immediatamente il sospetto, o la certezza, che una concessione fatta da una parte sia poi vanificata da un prelievo dall’altra.

Per intenderci, se a fronte degli 80 euro di Renzi fosse stata varata immediatamente una nuova tassa che andava a concorrere per un importo uguale, il bluff sarebbe stato percepito immediatamente, e il gioco mediatico non avrebbe retto. Invece in occasioni del genere – e lo abbiamo visto innumerevoli volte in passato – si concede 50 e si preleva 55, o 60, spalmando il tutto in voci ulteriori di tassazione di non facilissima e immediata identificazione. Ora, posto che i denari necessari alla manovra appena annunciata non ci sono, si tratta di capire dove essi saranno prelevati. Per buona parte, almeno a quanto si sa in queste ore, come abbiamo visto la spesa che il Governo ha deciso di effettuare è in deficit, anche se si è premurato immediatamente di precisare che tale spesa andrà a incidere per alcuni punti di Pil ma sempre rientrando all’interno del tetto del 3% per quanto attiene al 2015. Cosa significa? Lo ribadiamo in parole molto semplici: il Governo scommette su delle previsioni. Scommettendo – letteralmente – che nel 2015 il nostro Pil possa essere in ripresa rispetto al disastro del 2014, il Governo conta di poter investire oggi in deficit, e poi aspettare la crescita per ripagare il tutto, come da previsione.

Sulle reali possibilità di vincere la scommessa in merito alla crescita del Pil nel 2015 nutriamo qualche dubbio. Non solo perché le previsioni, in merito, sono periodicamente riviste al ribasso rispetto a quelle precedenti, ed è cosa che accade da molti anni, ormai, ma anche perché non c’è un solo indicatore che sia uno in grado di far pensare che il Pil possa riprendere a crescere. Né in Italia né in tutta Europa e men che meno negli Stati Uniti (visti i crolli di ieri?). Ecco, l’Italia sta scommettendo su questo quando a livello europeo persino la Germania, ed è notizia anche in questo caso recente, è costretta ad ammettere forti rallentamenti. In estrema sintesi: scommettiamo di andare più forte dei tedeschi, nel 2015. E ognuno può supporre, a questo punto, ciò che vuole.

Lo scenario sperato è quello di spendere ciò che non si ha, essendo certi di effetti sulla ripresa economica tanto forte da essere poi in grado di coprire nel 2015 ciò che si va a fare a debito oggi. Lo scenario realistico è invece quello della deriva del “sistema del debito” della nostra società, i cui effetti sono evidenti in ogni parte del mondo, che ha già ampiamente dimostrato di non funzionare. Se si dovesse verificare il primo, tutto a posto, si fa per dire. In caso contrario, delle due l’una: o si sfora pesantemente con il deficit e si aumenta ulteriormente il debito pubblico – con tutto ciò che a livello europeo la cosa comporta – oppure il denaro dovrà essere drenato ai cittadini in altro modo. L’annuncio di oggi del Governo Renzi va a nostro avviso letto come una fatale condanna per quello che sarà nel prossimo futuro: un inasprimento delle tasse nella migliore della ipotesi, per esempio mediante l’aumento ulteriore dell’Iva e delle accise, un esproprio con una patrimoniale consistente (e ovviamente più visibile) nell’ipotesi a nostro avviso più probabile, oppure il traghettamento diretto verso il commissariamento da parte della troika. L’operazione di Renzi di oggi non va dimenticata, perché dovremo rammentarla, tra qualche mese, come l’innesco di una ulteriore pesante fase di declino del nostro Paese.

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Effetto Renzi, la borsa a picco

Renzi aveva programmato il consiglio dei ministri per la legge di stabilità (ex finanziaria) e la borsa ha risposto con un crollo del 4%.
Certo anche la situazione generale ci ha messo del suo, soprattutto lo “stress test per le banche e quelle greche in particolare, ma se ci fosse fiducia nel governo e nella sua azione le perdite sarebbero state limitate se non evitate.
Ma quale fiducia ci può essere con un presidente del consiglio che racconta balle come la riduzione per 18 miliardi delle tasse ?
Una riduzione che sarà addebitata a qualche categoria o strato sociale, come lo è stata la mancia elettorale da 80 euro pagata con l’aumento al 26% delle tasse sui risparmi della famiglie.
Ma Renzi si preoccupa di produrre una legge per assecondare i capricci degli omosessuali e che porterà altri costi con l’assistenza sanitaria e con le pensioni di reversibilità estese all’omosessuale “unito” da Renzi ad altro omosessuale.
Allora non è peregrino uno degli urletti di Grillo a Roma, quando invitava Renzi ad accelerare l’andatura, per distruggere tutto più in fretta, così, quando avrà distrutto tutto e sarà stato cacciato a furor di popolo, potremo anche accelerare i tempi della resurrezione.

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