Con la Santa Comunione NON si scherza !

Ma se uno dei Vescovi al Sinodo avesse ricordato a TUTTO IL MONDO che per fare la Santa Comunione BISOGNA essere in Grazia di Dio, cioè Confessati, e che sarebbe mille volte MEGLIO che chi non lo fosse non la facesse, lasciando riposare le Particole in Chiesa nel Tabernacolo piuttosto che essere profanate negli stomaci di tanti Cattolici Adulti che ogni Domenica se ne vanno belli tranquilli in fila, immemori di quanto ci insegnarono al Catechismo, a riceverla, magari pure CON LE MANI SOZZE, che CAOS sarebbe venuto fuori ???

Santoro, Travaglio, talk-show e devastazione

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E riescono (o perlomeno ci tentano) con la complicità del conduttore a far credere che la colpa della devastazione fisica e culturale dell’Italia sia di chi invece li combatte che, fino a prova contraria, non ha mai governato; in quanto quando ha preso più voti per tentare di non farli più governare (M5S), gli si è opposta la coalizione dei partiti più rappresentativi del magnamagna e della devastazione nazionale

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La Destra in ricostruzione

Distruggere è facile, costruire difficile.
Una banalità che, però, spesso viene ignorata.
La Destra è stata distrutta dalla magistratura, dalle consorterie internazionali, dalle lobbies di interesse particolare, dagli interessi corporativi di sindacati, pubblici dipendenti, burocrati di stato, guitti, giornalisti, assistiti vari, tutti che beneficiano delle elargizioni  (che oggi vanno sotto il nome di “micro norme”) di stato a spese dei cittadini.
Ma la Destra è stata anche distrutta dalla incapacità, venuta meno la forza propulsiva di Berlusconi, di fare squadra.
Sabato ne è stato un esempio.
La Lega con centomila persone a Milano.
Fratelli d’Italia a Reggio Calabria.
Forza Italia a Roma e Forza Nuova a Bologna e Ancona.
Per affermare gli stessi principi: basta con mare nostrum, basta immigrati, prima gli Italiani.
Avrei preferito una unica, grande manifestazione.
E poi ci sono alcune cadute di stile e di Valori come quella del Cavaliere che, spinto dalla giovane signorina Pascale, cena con il signor Guadagno e si esprime a favore delle unioni tra persone dello stesso sesso.
Una aberrazione per qualsiasi cittadino di cultura, di formazione e di espressione di Destra.
Se vogliamo ricostruire la Destra (come è naturale e logico che si stia già cercando di fare) non si deve criticare Alfano per la circolare che vieta le trascrizioni delle unioni tra persone dello stesso sesso, anche perchè è forse l’unica cosa giusta che abbia fatto da ministro degli interni.
Lo si deve invece criticare perchè insiste nel dare accoglienza ad immigrati che si va a cercare ben oltre il limite delle nostre acque territoriali.
E’ vero che il nostro è un Popolo di individualisti a differenza di quello di sinistra che è una massa, ma se vogliamo incidere nella politica italiana, dobbiamo vincere le elezioni e questo significa rinunciare tutti alla “purezza” ideale per come ciascuno di noi la intende, per unirci su principi e Valori che possono accomunarci.
No all’euro, no alle tasse (quindi sì ad una flat tax al 20%), no alla normalizzazione dell’omosessualità, no all’immigrazione.
Sono questi i temi che possono restituire forza e governo alla Destra.
Ma solo se sarà unita.
Soprattutto se davanti avremo un partito comunista che, capita l’antifona (anzi, avendola capita i suoi grandi elettori dei poteri forti ed occulti) ha messo avanti un Renzi millantando una politica “di Destra” CHE NON ESISTE !
Basta guardare alle soluzioni che Renzi propone sulle tasse: più spesa pubblica, quindi più prelievi sui cittadini, che poi, con una partita di raggiro contabile, le voci siano prelevate da una parte anzichè da un’altra, cambio poco, si tratta della solita politica assistenzialista della sinistra che pensa solo a carpire il nostro denaro e i nostri risparmi.
Altrettanto dicasi con la questione omosessuale, dove Renzi vorrebbe legalizzare le loro unioni, aprendo un altro capitolo di spesa pubblica (reversibilità e assistenza sanitaria) senza parlare della deriva morale.
L’immigrazione vede Renzi continuare a sostenere mare nostrum e non vi è alcuna volontà di lasciare l’euro al suo destino per riconquistare Sovranità e Indipendenza, anzi ci si premura di far sapere alla Merkel che verrà rispettato il famigerato 3% al punto da predisporre una “riserva” di oltre 3 miliardi all’interno della manovra di stabilità.
Tutta roba di sinistra, anche se la stampa codina e di regime cerca di spostare i voti di Destra su Renzi presentandolo come il bambino che mangia i comunisti.
Ma è solo un prodotto della loro catena alimentare.
Solo una vera Destra, unita, può respingere il disegno perverso che vuole ridurre i nostri spazi di libertà e trasformarci in sudditi in miseria.
E’ la responsabilità dei capi dei partiti come Lega, Fratelli d’Italia, Forza Nuova e Forza Italia, trovare i motivi per unirsi e dare all’Italia, di nuovo, una Destra forte e caratterizzata nei suoi Valori.

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800 mila posti di lavoro in più… la sibilla cumana ha parlato…

Padoan: “Manovra in regola con l’Ue”. Ma la Uil minaccia sciopero. Il ministro dell’Economia: “Domani legge di Stabilità al Quirinale”. Il sindacato: “Sblocco contratti statali o in piazza senza rispettare vincoli” di Chiara Sarra

Domani mattina la legge di stabilità arriverà al Quirinale. Lo assicua Pier Carlo Padoan che a In mezz’ora difende la sua manovra e sostiene di non temere bocciature: “I colleghi europei mi hanno detto che andiamo nella direzione giusta”, ha spiegato, “Il deficit-pil continua a scendere, l’obiettivo strutturale continua a migliorare. Il programma delle riforme è importante. Noi pensiamo di essere assolutamente in regola”. Per quanto riguarda le norme per il lavoro, poi, il ministro dell’Economia assicura che con le nuove misure potrebbero crearsi 800mila nuovi posti di lavoro. “Potremmo sbagliarci per difetto”, ribadisce a Lucia Annunziata ricordando che lo sgravio triennale sui contributi riguarderà tutti i nuovi contratti a tempo indeterminato fino a 1200 euro netti. Anche per quanto riguarda i fondi pensione Padoan non ha dubbio: l’adeguamento della tassazione è inferiore ad altre categorie, ma “si collega a una filosofia di adeguare il trattamento ai valori medi europei”.

Intanto la Uil è già sul piede di guerra. “I contratti collettivi di lavoro del pubblico impiego sono fermi al 2010. Ebbene, se lo Stato non rispetta gli accordi, anche noi ci sentiamo sciolti dal rispetto di quegli stessi accordi e, dunque, non terremo più conto dei limiti previsti per gli scioperi nel settore”, minaccia il segretario generale aggiunto, Carmelo Barbagallo. “Il paese è bloccato da due decenni”, replica a distanza Padoan. “La responsabilità è di tutti, anche dei sindacati. Il paese va sbloccato. Abbiamo fatto sgravi fiscali, ora le imprese ne traggano le conseguenze investendo e creando occupazione”.  Intanto anche il Garante per gli scioperi avverte la Uil: “La dichiarazione non può essere produttiva di effetti, salvo cadere nell’illegittimità, che l’Autorità non esiterebbe a sanzionare”, dice il presidente Roberto Alesse, “Non rispettare l’accordo significa non rispettare gli utenti, danneggiandoli”.

Altri 80 euro, siore e siori, venghino, venghino!

Ennesima promessa di Renzi “80 euro alle neomamme”. Intervistato da Barbara D’Urso a Domenica Live, il premier difende la legge di Stabilità: “Ci sono spese che si possono tagliare”. Poi bacchetta le Regioni: “O facciamo uno sforzo insieme o l’Italia non ha futuro”. E annuncia il bonus da 80 euro anche per le neomamme di Andrea Indini

Matteo Renzi non arretra. Tiene botta all’assalto delle Regioni rosse, che da giorni sono sul piede di guerra per i tagli contenuti nella legge di Stabilità, e gli risponde per le righe. Perché, è il refrain del premier, “o facciamo uno sforzo insieme o l’Italia non ha futuro”. Intervistato da Barbara D’Urso a Domenica Live, mette in chiaro che non è possibile andare avanti a far pagare il conto alle famiglie. Ci vuole un cambio di rotta. E la politica deve iniziare a fare la propria parte tagliando gli sprechi, limando le spese e facendo fronte alla crisi economica. “Se poi le Regioni si arrabbiano… gli passerà – fa spallucce Renzi – d’altra parte sono tutti arrabbiati: le Regioni, i sindacati, i magistrati”.

Il governo e le Regioni dovrebbero incontrarsi a metà settimana. Ma dai toni usati a Domenica Live è sin troppo chiaro che Renzi non è disposto a fare sconti. “Dopo settant’anni abbiamo capito che non possiamo far pagare sempre ai soliti – spiega il premier – e finora hanno pagato le famiglie. Se facciamo tagli ai ministeri, alle Regioni o agli apparati non si possono lamentare”. Le polemiche dei giorni scorsi, questo è certo, se le è già buttate alle spalle. Perché, come ha già fatto con i magistrati e i sindacati, è pronto ad andare avanti come un rullo compressore. “Ci sono delle spese che possono essere tranquillamente tagliate, a partire da quelle dell’organizzazione – insiste – bisogna rendere questo Paese più efficiente”. Per questo non è disposto ad accettare le barricate dei difensori dello status quo che, per difendere i vecchi privilegi, sono addirittura disposti a tagliare la spesa sanitaria. La minaccia, sbandierata nei giorni scorsi dal governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, non è affatto piaciuta al premier per cui è “vergognoso anche solo parlarne”. “Mentre l’età media si allunga, dobbiamo far fronte a un impatto inedito di alcune malattie sui conti dello Stato, malattie terribili come la Sla – spiega – ma ci sono Asl che vanno a casa dei malati e li curano e altre che scelgono l’ospedalizzazione. Bisogna essere seri: non possiamo tagliare questi servizi ai cittadini”. Allo stesso tempo, però, ci sono spese che possono essere tranquillamente sforbiciate: “Non ci saranno troppe Asl? O non è strano che una siringa costi il doppio in una Regione rispetto a un’altra? O non ci saranno troppi super manager?”.

Immancabilmente, anche nello studio della D’Urso, arriva l’ennesima promessa targata Matteo Renzi. Adesso tocca alle neomamme. “Dal primo gennaio del 2015 daremo gli 80 euro non solo a chi prende meno di 1500 euro al mese ma anche a tutte le mamme che fanno un figlio per i primi tre anni – annuncia – si tratta di mezzo miliardo destinato alle famiglie”. Se la promessa rimarrà tale, solo il tempo ce lo dirà. Sulla carta è sicuramente un ulteriore passo avanti. L’obiettivo finale è, infatti, mettere a dieta lo Stato per dare fiato alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese. In questo senso va anche il taglio dell’Irap che vale 6 miliardi di euro. “Un imprenditore paga un sacco di soldi, ma molti non arrivano al lavoratore – continua – la spesa dell’imprenditore se la mangia lo Stato”.

O mia bela Madunina



La Lega ha avuto il pregio di riempire la piazza Duomo, di dire con sincerità che siamo ormai all’invasione e non più all’immigrazione. C’erano slogan pittoreschi come +RUM e – ROM.  O CLANDESTINO MANTENUTO PADANO SPREMUTO. E anche ALFANO IMAM ITALIANO. C’era la fantasia popolare che si è scatenata in mille modi, con ragazze dalle unghie laccate di verde, con agli occhi ombretti verdi, giovani con capigliature dalle creste da ultimo dei mohicani tinti di verde, anziani che si avvolgevano a palandrane bianche con il Sole delle Alpi verde. Disabili in carrozzella con bardature verdi, sbandieratori col vessillo della repubblica di S. Marco, gran pavesi viscontei dell’associazione culturale Terra Insubre. Verdi erano pure gli effetti speciali dei fumogeni.. C’era la delegazione romagnola, bolognese, genovese, romana, sarda, perfino dalla Calabria e dalla Sicilia.
Ho visto nascere il fenomeno Lega fin dal suo sorgere con le sue luci e le sue ombre, sul finir degli anni ’80. E non mi stupisce il suo radicamento nel territorio spesso sottovalutato dai media e da   quel Grillo che con la sua  presuntuosa Scientology via web, se lo sogna un radicamento simile (i fischi di Genova parlano chiaro). Così. come è stata sottovalutata questa manifestazione dalla solita stampaglia che si è sperticata a sottolineare dell’importanza della marcia della comunità di S. Egidio. Ma chi se lo fila di questi tempi S. Egidio?

Inoltre a detta del Corserva e della Repubblica pareva che quelle quattro zecche rosse dei soliti centri sociali, pagati per le consuete azioni di disturbo, fossero riuscite a fare una “contro-manifestazionne”. No, io c’ero e  il corteo dei centri sociali,  tanto strombazzato dai giornali era di poche centinaia di sfigati rifondaroli in salsa Tsipras e di leonkavallini  fumati che sono sfilati in Via Cairoli, procurando qualche rallentamento al mega corteo anti-invasione. Ma grazie alla sapiente regia della Prefettura, hanno fatto in modo da non farli incontrare né scontrare con l’imponente manifestazione in atto, deviandone il flusso.  Da lontano, solo qualche rumore di bomba carta della disperazione, lanciata indovinate un po’ da chi….?!
  
Ogni tanto  in Duomo qualcuna di  queste zecche si intrufolava tra il  popolo lanciando qualche mala parola; ma lo facevano standosene a debita distanza per la paura di buscarle da qualche ligneo valligiano in vena di rappresaglie. E nel serpentone umano davvero incessante che dai bastioni di Piazza Venezia si è snodato  fino al Duomo, c’erano facce rudi e popolane di boscaioli delle valli della Bergamasca, del Varesotto, del Comasco, della Valtellina, rinforzi provenienti dal Canton Ticino con crani pelati dal collo un po’ taurino accorsi a dare una mano. Un vecchio Cadorino mi dice che non riesce più a mettere piede a Milano. “Quando ci passo vedo che quattro su cinque non sono italiani e provengono da tutte le parti del pianeta. Me ne torno nelle mie valli, almeno lì parlo con qualche albero e qualche scoiattolo. E siamo ancora tra noialtri”. Manifestanti dagli accenti prevalentemente nordici sono scesi dai bus,  provenienti dall’alta Italia. Ma questa volta, si sono mosse anche delegazioni dall’Italia Peninsulare.
Perché la novità di questo raduno è che la voglia di identità si è diffusa un po’ per tutta Italia e ora la Lega dovrà vedersela con questo dilemma non da poco: identità nazionale o identità territoriale? Sfilano  pure le bandiere sarde coi quattro moretti .« Campo bianco crociato di rosso con in ciascun quarto una testa di moro bendata sulla fronte rivolta in direzione opposta all’inferitura. » e l’orgoglio sardo si fonde con quello padano.  Dalla Toscana arrivano gonfaloni col giglio mediceo. Per non dire del Serenissimo Leone di San Marco, adottato ormai anche dalla Lega Lombarda, in omaggio all’antico regno del Lombardo-Veneto. Perché dopotutto è vero: mandavamo via lo straniero Austriaco (“non passa lo Straniero“), ma ora siamo alle prese coi Vandali dall’Africa, che è ben peggio. Un triste paradosso storico!

Ma la vera novità è stato l’accordo con CasaPound e il pragmatismo di Salvini  che con loro (grazie alla mediazione di Borghezio) non è andato troppo per il sottile, più preoccupato di trovare ciò che poteva unire da ciò che  poteva dividere. CasaPound è nazionalista, la Lega è localista e gli slogan parlavano chiaro: “Prima il Nord”  la Lega,  e “Prima gli Italiani” Casa Pound. Intanto però i giovani di CasaPound avevano una esercito di bandiere come lo stemma della Ue sbarrato (No Ue) che è anche
corteo di CasaPound

un cavallo di battaglia della Lega: ed era proprio questo il percorso comune. Come il percorso  comune è  stoppare l’immigrazione massiva, causa di decomposizione sociale e di stravolgimento identitario. I ragazzi di CasaPound erano motivatissimi, intonavano cantici ritmati, slogan pertinenti, innalzavano striscioni e vessilli con la loro Tartaruga piazzata al momento giusto. Si fermavano per poi avanzare con simmetria senza mai sciogliere il loro drappello. Insomma, una regia iconografica davvero invidiabile che ha riscosso il plauso del popolo leghista. Ovviamente il Corserva, pagato per denigrare,  scrive: “Un corteo  con alcune centinaia di militanti di CasaPound – il primo centro sociale italiano d’ispirazione fascista – e di Forza Nuova”.

Poi la grande piazza Duomo, bello, candido e svettante  con la Madunina tuta dora e piscinina che protegge dall’alto tutti i convenuti. Non è mancata dal Palazzo accanto alla Galleria Vittorio Emanuele dove c’è anche la sede dell’Onu, una provocazione insidiosa: due minus habentes srotolano uno striscione con la scritta:«Milano ha accolto sempre tutti, anche i leghisti».

E’ subito boato, insulti e scornazzamenti al loro indirizzo; ma  poi tutto finisce lì. Se avessero accettato in pieno la provocazione di andare a snidarli,  ecco subito pronti i pennivendoli di regime a scrivere: “Assalto Leghista alla sede Onu”. Ve lo immaginate il film? Certo che le studiano proprio tutte per far saltare i nervi…

Qualche elemento dissonante e qualche concessione al politicamente corretto sul palco c’è stata: il nuovo responsabile immigrazione della Lega Nord. Si chiama Toni Iwob, nigeriano di nascita. Arrivato in Italia a 21 anni, aveva ottenuto il permesso di soggiorno. Un gran lavoratore e certamente brava persona, intendiamoci. Tuttavia sono spiacente, ma non è con la politica delle “quote etniche” che la Lega si potrà difendere dagli attacchi di “razzismo”. Intanto  (e lo dico alla dirigenza) anche con queste concessioni l’etichetta di “razzista” ve l’attaccheranno ugualmente. Pertanto, diluire il “padanesimo” nel politicamente corretto, non è una buona idea. Luca Zaia, governatore del Veneto, promette lotta senza quartiere contro la Legge di Stabilità di Renzi e i brutali tagli alla Sanità fatti in un momento in cui c’è l’emergenza Ebola. Attesissimo sul palco il comizio finale di Matteo Salvini, reduce dai successi con la Duma russa,  dove ha parlato a nome di quegli imprenditori che non vogliono applicare  le sanzioni a Putin. Andare in guerra contro i nostri interessi non è una buona idea.

Sul finire del gran raduno, ecco lanciare in aria  stormi di palloncini bianchi che salgono e salgono oltre le guglie e oltre i pinnacoli del Duomo.
Domani  (che è già oggi) ci sarà la solita guerre delle cifre sui partecipanti. Ma che importa! Quel che conta davvero è che  l’Italia ha voglia di risvegliarsi in fretta da questa lunga notte da incubo che pare interminabile, e lo si vede. E lo si sente nell’aria.

I pensionati pagano le mance elettorali di Renzi

Leggendo la legge di “stabilità”, invece di 18 miliardi di tasse in meno, vediamo che Renzi se la prende con i pensionati.
Con quelli futuri, raddoppiando la tassazione sui rendimenti dei fondi pensione dall’11 al 20% e cercando di indurre i lavoratori a chiedere l’accredito in stipendio del TFR per tassarlo con l’aliquota più alta dell’irpef invece del 23-26% che colpirebbe il TFR a fine rapporto.
Ma anche intervenendo sadicamente contro chi già è in pensione spostando di dieci giorni l’accredito della pensione.
Immaginiamo il vantaggio del bilancio statale che trattiene per dieci giorni in più la pensione di milioni di Italiani che, sulla puntualità del pagamento al 1° del mese avevano fatto conto per tutti i loro impegni.
Non c’è un solo provvedimento che rappresenti una effettiva riduzione delle tasse.
Non può esserci perchè le tasse possono essere diminuite solo con una diminuzione della spesa.
E Renzi, la spesa pubblica, la sta aumentando, ponendo in atto solo delle partite di raggiro contabili, spostando da una voce all’altra prelievi ed elargizioni.

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L’equità di fonzarelli… il canone rai

Tassa Rai, paga pure chi non ha la tv. Canone addio, dal 2015 arriva un’altra imposta: tutte le famiglie saranno costrette a sborsare tra 35 e 80 euro di Paolo Bracalini

Un «contributo», nemmeno più un «canone Rai», più basso per tutti ma dovuto da tutte le famiglie, anche da chi in casa non ha tv, né radio, né internet, e usa solo carta, penna e telefono. Le slide sono già pronte, con le simulazione di quel che entrerà alla Rai, e di quel che pagheranno gli italiani con il nuovo sistema di finanziamento del servizio pubblico messo a punto dal ministero dello Sviluppo economico (Mise), nella persona del sottosegretario Giacomelli. Si attende solo il via libera del premier Renzi (che potrà così annunciare: «Abbassiamo il canone Rai», ben consapevole che si tratta dell’imposta più odiata dagli italiani), e la decisione se farlo passare come decreto legge, sempre che il Quirinale ne riconosca il carattere di urgenza, quella cioè di vararlo entro dicembre, prima che partano i bollettini del «vecchio» canone 2015. Cosa cambierà? Molto, se non tutto. Intanto le cifre. Il nuovo canone, che il ministero non chiama più così ma «contributo al servizio pubblico radio-tv», sarà molto più basso. Si pensa ad una forbice tra i 35 e gli 80 euro, a seconda delle capacità di spesa dei nuclei famigliari (calcolata sul reddito, ma anche sui consumi e altre variabili). Nessuna famiglia, dunque, nemmeno le più ricche, pagherà più di cento euro per finanziare il servizio pubblico radio-tv, e molte pagheranno parecchio di meno, fino ad un terzo rispetto agli attuali 113,50 euro del canone Rai (mentre si studia un’esenzione per le famiglie con soglie di reddito minime). Fin qui tutte notizie positive.

Ma l’altro aspetto difficilmente farà contenti molti contribuenti, quelli ad esempio che hanno fatto disdetta del canone Rai, quelli che non lo pagano perché non posseggono televisori né apparecchi «atti alla ricezione del servizio radio televisivo» (quasi tutti evasori secondo i calcoli governativi, visto che il 98% delle case, dicono le indagini, ha un tv in casa). Ebbene, anche loro, col nuovo sistema che potrebbe entrare in vigore già dal 2015, dovranno pagare il contributo alla Rai, pensato in verità come contributo generico al servizio pubblico, quindi in teoria e in misura parziale, se si riuscirà, anche alle tv locali.

Si rottama insomma il cardine della vecchia legge sul canone Rai, che vincola l’obbligo del pagamento al reale possesso (tutto da accertare, impresa impossibile di fatto, come lamenta a Mix24 il direttore dell’Agenzia delle entrate Rossella Orlandi) di un televisore in salotto, e trasforma l’obolo in un contributo strutturale delle famiglie al servizio pubblico, un servizio che lo Stato offre e che i contribuenti finanziano. La stessa legge, che si articola in una riforma radicale della Rai, prevede anche che le risorse affidate a Viale Mazzini siano effettivamente usate per svolgere il servizio pubblico, e su questo vigilerà un nuovo organo ad hoc. Scompaiono quindi anche i bollettini di pagamento della Rai, si vocifera che l’importo verrà pagato insieme alle tasse, forse con un F24, di certo Viale Mazzini non seguirà più direttamente la riscossione del tributo (a proposito, che fine faranno i dipendenti della direzione canone Rai?). Le simulazioni del Mise garantiscono un gettito di 1,8 miliardi di euro, quello che entra attualmente alla Rai dal canone, ma recuperando tutta l’attuale evasione, stimata nel 27%. In più si potrà giocare su un extragettito preso dalle lotterie, che però varrà qualche decina di milioni d’euro, non di più. Pagare meno, pagare tutti. I rumors da Viale Mazzini però non trasmettono grande euforia dai vertici Rai. Sia il dg Gubitosi che la presidente Tarantola in ogni occasione ribadiscono che il canone Rai è un’eccezione in Europa perché è il più basso di tutti. Abbassarlo, e di tanto, suscita perplessità. Anche perché nella legge di Stabilità è previsto un prelievo statale del 5% su quel gettito, un’idea partorita dal Tesoro indipendentemente dal Mise. E che sta già terremotando Viale Mazzini. L’assemblea dei giornalisti esprime «grave preoccupazione per il nuovo taglio al servizio pubblico» e prepara una diffida ai vertici Rai per costringerli ad adire le vie legali. Cosa che il consigliere Antonio Verro è già intenzionato a fare: «Nel prossimo Cda chiederò formalmente che i consiglieri si esprimano con un voto sull’opportunità di procedere in sede giudiziaria a tutela del patrimonio aziendale». E come non pensare ai 150 milioni di euro già chiesti dal governo alla Rai. Insomma, il fronte già aperto tra Renzi e la Rai rischia di diventare ancora più caldo. «Una riforma radicale del canone – dice il sottosegretario Giovannelli – che introduca equità e dia certezze e risorse, e che sia vissuta in modo meno negativo dai cittadini». Forse non da tutti.

Travaglio: Mi scuso con l’angelo del fango, il fango c’est moi

travaglio

Io confesso ( Marco Travaglio ) Il Fatto Quotidiano, 18 ottobre 2014 Mi scuso. Mi scuso anzitutto con il supremo governatore Claudio Burlando per aver proditoriamente insinuato che il politico più potente di Genova e della Liguria da 30 anni sia lui, mentre tutti sanno che sono io. Mi scuso per aver affermato che è stato, nell’ordine: assessore, vicesindaco e sindaco di Genova, poi ministro dei Trasporti, infine governatore della Liguria, mentre avrei dovuto ammettere che tutte quelle cariche le ho ricoperte io. Mi scuso per avergli attribuito ingiustamente la cementificazione della sua città e della sua regione, il piano casa tutto cemento, l’imboscamento di 8 dei 10 milioni stanziati dallo Stato per l’alluvione del 2010, la piastra di cemento per parcheggi costruita a monte del torrente Fereggiano, il mega-centro commerciale per 5 mila persone in una zona definita dal suo stesso assessore “a rischio di alluvioni”dopo la tragedia del 2011, i porticcioli turistici per impreziosire la costa in tandem col grande Scajola, il blocco dei lavori sul torrente Bisagno non per colpa dell’ex sindaco Sansa né del Tar, ma dalla Regione che non ha fatto nulla dal 2012, mentre è universalmente noto che tutte quelle brutte cose le ho fatte tutte io. Mi scuso per non aver saputo rispondere in merito all’eventuale deviazione del Fereggiano, come sarebbe stato mio dovere in qualità di ex assessore, ex sindaco, ex ministro,ora governatore. Mi scuso per aver difeso il buon governo del territorio dell’ex sindaco Adriano Sansa, che anzi deve vergognarsi per aver investito decine di miliardi di lire nel piano di bacino per fiumi e torrenti, per aver risparmiato alla sua città alluvioni per ben 17 anni e soprattutto per non aver ricevuto avvisi di garanzia né mandati di cattura per sé e per la sua giunta. Mi scuso per aver […]

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