La Lega parla chiaro

Circola un sondaggio che, per le prossime (23 novembre) elezioni in Emilia Romagna, scontata la vittoria comunista, darebbe alla Lega più voti di Forza Italia.
Perchè meravigliarsene ?
La Lega (con Salvini) non solo parla chiaro sui temi scottanti, gli stessi che vedono Berlusconi e Forza Italia fortemente … ambigui (eufemismo), ma agisce anche chiaramente.
Come, ad esempio, in senato dove ha presentato un emendamento per escludere dal “bonus bebè” i figli degli immigrati.
E perchè mai dovremmo dare i nostri soldi a chi Italiano non è, incentivando la sua permanenza sulla nostra terra ?
Il Cav ricordi che se la Lega continuerà a mantenere ferma la barra del timone e se lui continuerà a cenare con i Guadagno vari, sostenere Renzi ed avallare le sue proposte su unioni omo e ius soli, non solo in Emilia Romagna, ma in tutta Italia la Lega diventerà il partito di riferimento del Centro Destra.

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Rule Britannia (ancora …)

Il Regno Unito non invierà la sua flotta per supportare il proseguimento di Mare Nostrum.
La motivazione è tanto semplice quanto solida: sapendo che, appena fuori dal porto africano, arrivano i mezzi delle nazioni europee per portarli da noi, in viaggio si metterebbero in molti di più.
In una parola, Mare Nostrun è “attrattivo” per chi vuole arrivare, pur clandestino, con tutti gli onori in Italia, beneficiando poi di vitto e alloggio a spese nostre.
Ma quando cominceremo ad imparare dagli Inglesi che sanno come gira il mondo ?
E che dire degli Australiani che hanno bloccato tutti gli arrivi di immigrati per evitare contagi da Ebola mentre noi continuiamo ad andarci a prendere a domicilio chi vuole venire in Italia ?

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Cristina Campo ed il Cattolicesimo odierno…

Ho appena trovato in un mio vecchio post del 2009 una frase di Cristina Campo, poetessa e scrittrice Cattolicissima, cofondatrice di “Una Voce” (Foederatio Internationalis Una Voce) che sembra coniata per questi tempi. Ve la ripropongo:
“Non c’ è futuro per una Chiesa che non pone più al vertice il mistico, la contemplazione. Una Chiesa che fa politica, che fa del sindacalismo è una Chiesa irrilevante che non ha più nulla da dirmi”. 
Cristina Campo.

Il discorso di Putin

Così le Nazioni dell’Europa stanno perdendo la loro sovranità. “Servono nuove  regole internazionali o rischiamo l’anarchia globale. Le ingerenze di Washington riportano il mondo alla Guerra Fredda” di Vladimir Putin

Un discorso programmatico, da vero capo di Stato. Quello tenuto dal presidente russo Vladimir Putin il 24 ottobre scorso, alla sessione plenaria del Forum internazionale del «Club Valdai» (la fondazione no-profit che da anni si occupa del ruolo geopolitico della Russia nel mondo), non è una dichiarazione di guerra, ma un duro messaggio all’Occidente e in particolare agli Stati Uniti. Dagli errori in Medio Oriente alla lotta al terrorismo, dalle sanzioni dopo la crisi ucraina alle ingerenze economiche e politiche, Putin spiega perché la Russia non cambia posizione. E anzi, rilancia il suo ruolo di superpotenza.

Egregi colleghi! Signore e signori! Cari amici! (…)

Non intendo deludervi e parlerò in modo diretto, franco. Qualche dichiarazione potrà, probabilmente, apparire esageratamente aspra. Ma se non parliamo in modo chiaro e diretto esprimendo i nostri pensieri reali e veri, allora non avrebbe alcun senso fare incontri di questo tipo. Si potrebbe, in quel caso, convocare dei raduni diplomatici dove nessuno parla in modo essenziale, in quanto, ricorrendo alle parole di un noto diplomatico, la lingua è stata data ai diplomatici solo per non dire la verità. Noi ci riuniamo invece per altri scopi. Ci riuniamo per parlare senza mezzi termini. La rettitudine e la durezza nel formulare delle valutazioni servono oggi non per punzecchiarci reciprocamente, ma per cercare di comprendere che cosa veramente sta accadendo nel mondo, perché esso diventa sempre meno sicuro e meno prevedibile, perché ovunque aumentano dei rischi.

Il tema dell’incontro di oggi è ben definito ormai: «Nuove regole del gioco oppure gioco senza regole?». Formulato così, il concetto descrive puntualmente quel bivio storico in cui ci troviamo, la scelta che dovrà essere compiuta da tutti noi. L’idea che il mondo contemporaneo cambi precipitosamente non è nuova. Infatti, rimane difficile non notare le trasformazioni nella politica globale, nell’economia, nella vita sociale, nell’ambito delle tecnologie industriali, informatiche e sociali (…). Ma nell’analizzare la situazione attuale non dobbiamo dimenticare le lezioni della storia. In primo luogo, il cambio dell’ordine mondiale (e i fenomeni che osserviamo oggi appartengono proprio a questa scala), veniva accompagnato, di solito, se non da una guerra globale, da intensi conflitti locali. In secondo luogo, parlare di politica mondiale significa affrontare i temi della leadership economica, della pace e della sfera umanitaria, compresi i diritti dell’uomo.

Nel mondo si è accumulata una moltitudine di contrasti. E bisogna chiedersi in tutta franchezza se abbiamo una rete di protezione sicura. Purtroppo, la certezza che il sistema di sicurezza globale e regionale sia capace di proteggerci dai cataclismi non c’è. Questo sistema risulta seriamente indebolito, frantumato e deformato. Vivono tempi difficili le istituzioni, internazionali e regionali, di interazione politica, economica e culturale. Molti meccanismi atti ad assicurare l’ordine mondiale si sono formati in tempi lontani, influenzati soprattutto dall’esito della Seconda guerra mondiale. La solidità di questo sistema non si basava esclusivamente sul bilanciamento delle forze e sul diritto dei vincitori, ma anche sul fatto che «i padri fondatori» di questo sistema di sicurezza si trattavano con rispetto, non cercavano di «spremere fino all’ultimo» ma cercavano di mettersi d’accordo. Il sistema continuava ad evolversi e, nonostante tutti i suoi difetti, era efficace per – se non una soluzione – almeno per un contenimento dei problemi mondiali, per una regolazione dell’asprezza della concorrenza naturale tra gli Stati.
 

L’ARROGANZA DEI VINCITORI

Sono convinto che questo meccanismo di controbilanciamenti non potesse essere distrutto senza creare qualcosa in cambio, altrimenti non ci sarebbero davvero rimasti altri strumenti se non la rozza forza (…). Tuttavia gli Stati Uniti, dichiarandosi i vincitori della «Guerra fredda», hanno pensato – e credo che l’abbiano fatto con presunzione – che di tutto questo non v’è alcun bisogno. Dunque, invece di raggiungere un nuovo bilanciamento delle forze, che rappresenta una condizione indispensabile per l’ordine e la stabilità, hanno intrapreso, al contrario, i passi che hanno portato a un peggioramento repentino dello squilibrio.

La «Guerra fredda» è finita. Però non si è conclusa con un raggiungimento di «pace», con degli accordi comprensibili e trasparenti sul rispetto delle regole e degli standard oppure sulle loro elaborazione. Par di capire che i cosiddetti vincitori della «Guerra fredda» abbiano deciso di «sfruttare» fino in fondo la situazione per ritagliare il mondo intero a misura dei propri interessi. E se il sistema assestato delle relazioni e del diritto internazionali, il sistema del contenimento e dei controbilanciamenti impediva il raggiungimento di questo scopo, veniva da loro immediatamente dichiarato inutile, obsoleto e soggetto ad abbattimento istantaneo (…).

Il concetto stesso della «sovranità nazionale» per la maggioranza degli Stati è diventato un valore relativo. In sostanza, è stata proposta la formula seguente: più forte è la lealtà a un unico centro di influenza nel mondo, più alta è la legittimità del regime governante. (…). Le misure per esercitare pressione sui disubbidienti sono ben note e collaudate: azioni di forza, pressioni di natura economica, propaganda, intromissione negli affari interni, rimandi a una certa legittimità di «infra-diritto» (…). Recentemente siamo venuti a conoscenza di testimonianze di ricatti non velati nei confronti di una serie di leader. Non è un caso che il cosiddetto «grande fratello» spenda miliardi di dollari per lo spionaggio in tutto il mondo, compresi i suoi stretti alleati.

Allora facciamoci la domanda se tutti noi troviamo la nostra vita confortevole e sicura in questo mondo, chiediamoci quanto sia giusto e razionale il mondo (…). Forse il modo in cui gli Usa detengono la leadership è davvero un bene per tutti? Le loro onnipresenti interferenze negli affari altrui implicano pace, benessere, progresso, prosperità, democrazia? Bisogna semplicemente rilassarsi e godersela? Mi permetto di dire che non è così. Non è assolutamente così.
 

LOTTA COMUNE AL TERRORISMO

Il diktat unilaterale e l’imposizione dei propri stereotipi producono un risultato opposto: al posto di una soluzione dei conflitti, l’escalation; al posto degli Stati sovrani, stabili, l’espansione del caos; al posto della democrazia, il sostegno a gruppi ambigui, dai neonazisti dichiarati agli islamisti radicali (…). Continuo a stupirmi di fronte agli errori ripetuti, una volta dopo l’altra, dei nostri partner che si danno da soli la zappa sui piedi. A suo tempo, nella lotta contro l’Unione Sovietica, avevano sponsorizzato i movimenti estremisti islamici che si erano rinvigoriti in Afghanistan, fino a generare sia i talebani sia Al Qaida. L’Occidente, pur senza ammettere il suo sostegno, chiudeva un occhio. Anzi, in realtà sosteneva l’irruzione dei terroristi internazionali in Russia e nei Paesi dell’Asia Centrale attraverso le informazioni, la politica e la finanza. Non l’abbiamo dimenticato. Solo dopo i terribili atti terroristici compiuti nel territorio degli stessi Usa siamo arrivati alla comprensione della minaccia comune del terrorismo. Vorrei ricordare che allora siamo stati i primi a esprimere il nostro sostegno al popolo degli Stati Uniti d’America e abbiamo agito come amici e partner dopo la spaventosa tragedia dell’11 settembre.

Nel corso dei miei incontri con i leader statunitensi ed europei ho costantemente ribadito la necessità di lottare congiuntamente contro il terrorismo, che rappresenta una minaccia su scala mondiale. Non possiamo rassegnarci di fronte a questa sfida (…). Una volta la nostra visione era condivisa, ma è passato poco tempo e tutto è tornato come prima. Si sono verificati in seguito gli interventi sia in Irak sia in Libia. Quest’ultimo Paese, tra l’altro, (…) ora è diventato un poligono per i terroristi. E soltanto la volontà e la saggezza delle autorità attuali dell’Egitto hanno permesso di evitare il caos e lo scatenarsi violento degli estremisti anche in questo Paese-chiave del mondo arabo. In Siria, come in passato, gli Usa e i loro alleati hanno cominciato a finanziare apertamente e a fornire le armi ai ribelli, favorendo il loro rinforzo con gli arrivi dei mercenari di vari Paesi. Permettetemi di chiedere dove i ribelli trovano denaro, armi, esperti militari? Com’è potuto accadere che il famigerato Isis si sia trasformato praticamente in un esercito? Si tratta non solo dei proventi dal traffico di droga, (…) ma la sovvenzione finanziaria proviene anche dalle vendite del petrolio, la cui estrazione è stata organizzata nei territori sotto il controllo dei terroristi. Lo vendono a prezzi stracciati, lo estraggono, lo trasportano. Qualcuno lo compra, lo rivende e ci guadagna, senza pensare al fatto che così sta finanziando i terroristi, gli stessi che prima o poi colpiranno anche nella sua terra.

Da dove provengono le nuove reclute? Sempre in Irak, dopo il rovesciamento di Saddam Hussein sono state distrutte le istituzioni dello Stato, compreso l’esercito. Già allora abbiamo detto: siate prudenti e cauti (…). Con quale risultato? Decine di migliaia di soldati e ufficiali, ex militanti del partito Baath, buttati sulla strada, oggi si sono uniti ai guerriglieri. A proposito, non sarà nascosta qui la capacità di azione dell’Isis? Le loro azioni sono molto efficaci dal punto di vista militare, sono oggettivamente dei professionisti. La Russia aveva avvertito più volte del pericolo che comportano le azioni di forza unilaterali, delle interferenze negli affari degli Stati sovrani, delle avance agli estremisti e ai radicali, insistendo sull’inclusione dei raggruppamenti che lottavano contro il governo centrale siriano, in primo luogo dell’Isis, nelle liste dei terroristi. Tutto inutile.
 

IL BIPOLARISMO «COMODO»

L’accrescimento del dominio di un unico centro di forza non conduce alla crescita del controllo dei processi globali. Al contrario, (…) è efficace contro le vere minacce costituite dai conflitti regionali, terrorismo, traffico di droga, fanatismo religioso, sciovinismo e neonazismo. Allo stesso tempo ha largamente spianato la strada ai nazionalismi (…) e alla rude soppressione dei più deboli. Il mondo unipolare è la celebrazione apologetica della dittatura sia sulle persone sia sui Paesi. Ed è un mondo insostenibile e difficile da gestire anche per il cosiddetto leader autoproclamatosi.

Da qui nascono i tentativi odierni di ricreare un simulacro del mondo bipolare, più «comodo» per la leadership americana. Poco importa chi occuperà, nella loro propaganda, il posto del «centro del male» che spettava una volta all’Urss: l’Iran, la Cina oppure ancora la Russia. Adesso assistiamo di nuovo a un tentativo di frantumare il mondo, fabbricare delle coalizioni non secondo il principio «a sostegno di», ma «contro»; serve l’immagine di un nemico, come ai tempi della «Guerra fredda», per legittimare la leadership e ottenere un diritto di diktat (…). Durante la «Guerra fredda», agli alleati si diceva continuamente: «Abbiamo un nemico comune, è spaventoso, è lui il centro del male; noi vi difendiamo, dunque abbiamo il diritto di comandarvi, di costringervi a sacrificare i propri interessi politici e economici, a sostenere le spese per la difesa collettiva, ma a gestire questa difesa saremo, naturalmente, noi». Oggi traspare evidente l’aspirazione a trarre dividendi politici ed economici tramite la riproposizione dei consueti schemi di gestione globale (…). Tuttavia il mondo è cambiato (…).
 

SANZIONI CON IL BOOMERANG

Le sanzioni hanno già cominciato a intaccare le fondamenta del commercio internazionale e le normative del WTO, i principi della proprietà privata, il modello liberale della globalizzazione, basato sul mercato, sulla libertà e sulla concorrenza. Un modello i cui beneficiari, lo voglio rilevare, sono soprattutto i paesi occidentali (…). A mio parere, i nostri amici americani stanno tagliando il ramo su cui sono seduti. Non si può mescolare politica ed economia, ma è proprio questo che sta accadendo. Ho sempre ritenuto e ritengo ancora che le sanzioni politicamente motivate siano state un errore che danneggia tutti quanti. Comprendiamo bene in che modo e sotto quale pressione siano state adottate. Ma ciò nonostante la Russia non intende, e lo voglio mettere ben in chiaro, impuntarsi, portare rancore contro qualcuno o chiedere qualcosa a qualcuno. La Russia è un Paese autosufficiente. Lavoreremo nelle condizioni di economia esterna che si sono create, sviluppando la nostra industria tecnologica (…). La pressione esterna non fa altro che consolidare la nostra società, ci obbliga a concentrarci sulle tendenze principali di sviluppo. Beninteso, le sanzioni ci ostacolano: stanno cercando di danneggiarci, di arrestare il nostro sviluppo, di ridurci all’auto-isolamento e all’arretratezza. Ma il mondo è cambiato radicalmente. Non abbiamo alcuna intenzione di chiuderci nell’autarchia; siamo sempre aperti al dialogo, compreso quello sulla normalizzazione delle relazioni economiche, nonché quelle politiche. In questo contiamo sulla visione pragmatica e sullo schieramento delle comunità imprenditoriali dei Paesi leader.

Affermano che la Russia avrebbe voltato le spalle all’Europa, cercando partner economici in Asia. Non è così. La nostra politica in Asia e nel Pacifico risale ad anni fa e non è affatto legata alle sanzioni (…). L’Oriente occupa un posto sempre più importante nel mondo e nell’economia e non possiamo trascurarlo. Lo stanno facendo tutti e noi continueremo a farlo, anche perché una parte notevole del nostro territorio si trova in Asia. (…).

Se non sapremo creare un sistema di obblighi e accordi reciproci e non elaboriamo i meccanismi per gestire le situazioni di crisi, rischiamo l’anarchia mondiale. Già oggi è aumentata repentinamente la probabilità di una serie di conflitti violenti con il coinvolgimento, se non diretto, ma indiretto, delle grandi potenze. Il fattore di rischio viene amplificato dall’instabilità interna dei singoli Stati, in particolar modo quando si parla dei Paesi cardine degli interessi geopolitici e si trovano ai confini dei «continenti» storici, economici e culturali. L’Ucraina è un esempio – ma non l’unico – di questo genere di conflitti che dividono le forze mondiali.

Da qui scaturisce la prospettiva reale della demolizione del sistema attuale degli accordi sulle restrizioni e il controllo degli armamenti. Il via a questo pericoloso processo è stato dato proprio dagli Usa quando, nel 2002, sono usciti unilateralmente dal Trattato sulla limitazione dei sistemi di difesa antimissilistica per avviare la creazione di un proprio sistema globale di difesa. Non siamo stati noi a iniziare tutto questo. Stiamo di nuovo scivolando verso tempi in cui i Paesi si trattengono dagli scontri diretti non in virtù di interessi, equilibri e garanzie, ma solo per il timore dell’annientamento reciproco (…). È estremamente pericoloso. Noi insistiamo sui negoziati per la riduzione degli arsenali e siamo aperti alla discussione sul disarmo nucleare, ma deve essere seria, senza «doppi standard». Che cosa intendo dire? Oggi le armi di precisione si sono avvicinate alle armi di distruzione di massa. Nel caso di rinuncia assoluta o diminuzione del potenziale nucleare, i Paesi che si sono guadagnati la leadership nella produzione dei sistemi di alta precisione otterranno un netto dominio militare. Sarà spezzata la parità strategica, comportando così il rischi di una destabilizzazione: affiora così la tentazione di ricorrere al cosiddetto «primo colpo disarmante globale». In breve, i rischi non diminuiscono ma aumentano.

Un’altra minaccia evidente è l’ulteriore proliferazione dei conflitti di origine etnica, religiosa e sociale, che creano zone di vuoto di potere, illegalità e caos, in cui trovano conforto terroristi, delinquenti comuni, pirati, scafisti e narcotrafficanti. I nostri «colleghi» hanno continuato i tentativi, nel loro esclusivo interesse, di sfruttare i conflitti regionali: hanno progettato le «rivoluzioni colorate», ma la situazione è sfuggita a loro di mano, alla faccia del «caos controllato» (…). E il caos globale aumenta.

Nelle condizioni attuali sarebbe ora di cominciare ad accordarsi sulle questioni di principio. È decisamente meglio che non rifugiarsi nei propri angoli, soprattutto perché ci scontriamo con i problemi comuni, siamo sulla stessa barca. La via logica è quella della cooperazione tra i Paesi e la gestione congiunta dei rischi, sebbene alcuni dei nostri partner si ricordino di questo solo quando risponde al loro interesse. Certo, le risposte congiunte alle sfide non sono una panacea e nella maggioranza dei casi sono difficilmente realizzabili: non è per niente semplice superare le diversità degli interessi nazionali, la parzialità delle visioni, soprattutto se si parla dei paesi di diverse tradizioni storico-culturali. Eppure ci sono stati casi in cui, guidati dagli obiettivi comuni, abbiamo raggiunto successi reali. Vorrei ricordare la soluzione del problema delle armi chimiche siriane, il dialogo sul programma nucleare iraniano e il nostro soddisfacente lavoro svolto in Corea del Nord. Perché allora non attingere a questa esperienza anche in futuro, per la soluzioni dei problemi sia locali sia globali? (…) Non ci sono ricette già pronte. Sarà necessario un lavoro lungo, con la partecipazione di una larga cerchia di Stati, del business mondiale e della società civile (…). Bisogna definire in modo nitido dove si trovano i limiti delle azioni unilaterali e dove nasce l’esigenza di meccanismi multilaterali. Bisogna trovare la soluzione, nel contesto del perfezionamento del diritto internazionale, al dilemma tra le azioni della comunità mondiale volte a garantire la sicurezza e i diritti dell’uomo e il principio della sovranità nazionale e non intromissione negli affari interni degli Stati (…). Non c’è bisogno di ripartire da zero, le istituzioni create subito dopo la Seconda guerra mondiale sono abbastanza universali e possono essere riempite di contenuti più moderni (…). Sullo sfondo dei cambiamenti fondamentali nell’ambito internazionale, della crescente ingovernabilità e dell’aumento delle più svariate minacce abbiamo bisogno di un nuovo consenso delle forze responsabili per dare stabilità e della sicurezza alla politica e all’economia (…).
 

IL CASO UCRAINA

Vorrei ricordarvi gli eventi dell’anno passato. Allora dicevamo ai nostri partner, sia americani che europei, che le decisioni frettolose, come ad esempio quella sull’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea erano pregni di seri rischi. Simili passi clandestini ledevano gli interessi di molti terzi Paesi, tra cui la Russia, in quanto partner commerciale principale dell’Ucraina. Abbiamo ribadito la necessità di avviare una larga discussione. Una volta realizzato il progetto dell’associazione dell’Ucraina, si presentano da noi attraverso le porte di servizio i nostri partner con le loro merci e i loro servizi, ma noi non lo abbiamo concordato, nessuno ha chiesto il nostro parere a riguardo. Abbiamo dibattuto su tutte le problematiche inerenti all’Ucraina in Europa in modo assolutamente civile, ma nessuno ci ha dato ascolto. Ci hanno semplicemente detto che non era affar nostro, finito il dibattito e la faccenda è deteriorata fino al colpo di Stato e alla guerra civile. Tutti allargano le braccia: è andata così. Ma non era inevitabile. Io lo dicevo: l’ex presidente ucraino Yanukovich aveva sottoscritto tutto quanto, aveva approvato tutto. Perché allora bisognava insistere? Sarebbe questo il modo civile per risolvere le questioni? Evidentemente coloro che «producono a macchia» una rivoluzione colorata dopo l’altra si ritengono degli artisti geniali e non ce la fanno proprio a fermarsi.

Voglio aggiungere che avremmo gradito l’inizio di un dialogo concreto tra L’Unione Eurasiatica e l’Unione Europea. A proposito, fino a oggi ci è stato praticamente sempre negato: e di nuovo è poco chiaro per quale motivo, cosa c’è di spaventoso? Ne ho parlato spesso in precedenza trovando l’appoggio dei molti nostri partner occidentali, almeno quelli europei: è necessario formare uno spazio comune di cooperazione economica e umanitaria, lo spazio che si stenda dall’Atlantico al Pacifico. La Russia ha fatto la sua scelta. Le nostre priorità sono costituite dall’ulteriore perfezionamento degli istituti di democrazia e di economia aperta, l’accelerazione dello sviluppo interno tenendo conto di tutte le tendenze positive nel mondo, il consolidamento della società sulla base dei valori tradizionale e del patriottismo. La nostra agenda è orientata all’integrazione, è positiva, pacifica (…). La Russia non vuole ricostituire un impero, compromettendo la sovranità dei vicini, e non esige un posto esclusivo nel mondo. Rispettando gli interessi altrui vogliamo che si tenga contro anche dei nostri interessi, che anche la nostra posizione sia rispettata (…). Abbiamo bisogno di un grado particolare di prudenza, di evitare passi sconsiderati. Dopo la «Guerra fredda» i protagonisti della politica mondiale hanno perduto in certo senso queste qualità. È giunto il momento di ricordarli. Nel caso contrario le speranze per uno sviluppo pacifico, sostenibile si riveleranno una nociva illusione, mentre i cataclismi di oggi significheranno la vigilia del collasso dell’ordine mondiale (…). Siamo riusciti a elaborare le regole di interazione dopo la Seconda guerra mondiale, siamo riusciti a trovare un accordo negli anni 1970 a Helsinki. Il nostro obbligo comune è trovare un soluzione per questo obiettivo fondamentale anche nel contesto di una nuova tappa di sviluppo.

Il nuovo aiutino dei contribuenti a Mps…

Ok del governo all’aiutino per Mps. Il Tesoro apre alla proroga dei Monti Bond. Mediobanca si candida alla regia del dopo stress test di Massimo Restelli

Le banche riprendono fiato in Piazza Affari, mentre il mercato si riposiziona su Mps (+1,4%) dopo la debacle di lunedì (-21%) causata dagli stress test. “Il governo Renzi – dice il responsabile banche del ministero dell’Economia Alessandro Rivera – non è contrario a concedere a Rocca Salimbeni più tempo per rimborsare il miliardo di Monti bond che ha ancora in pancia, e in particolare a rinviare i 750 milioni in scadenza nel 2015-2016. Lo stratagemma serve per tagliare della stessa cifra il fabbisogno rispetto ai 2,1 miliardi emersi domenica”. Possibile anche una conversione in azioni, ma il Tesoro è freddo davanti a una operazione che sarebbe una statalizzazione. Per Carige (+0,6% in Borsa) si torna invece a parlare di un interesse di Andrea Bonomi, che si era già affacciato sulla ricapitalizzazione della scorsa estate. A Genova il finanziere reincontrerebbe Piero Montani, il banchiere cui aveva affidato il rilancio di Bpm sotto la regia di Bankitalia. Così come, in alternativa, si vocifera di possibili nozze tra Carige e Piazza Meda.

Ieri Genova ha intanto definito la travagliata vendita delle sue controllate assicurative al fondo americano Apollo: 350 milioni l’incasso, con un beneficio di 100 milioni in termini di patrimonio valido per il registratore di cassa della Bce (il «Cet 1») rispetto agli 800 circa da recuperare per la Bce. Il resto sarà rimediato tra l’aumento di capitale da almeno 500 milioni (già garantito fino a 650 da Mediobanca), la vendita di alcune quote di minoranza (50 milioni l’impatto stimato sempre in termine di Cet 1), del credito al consumo e, se necessario, di Cesare Ponti (100 milioni). La vendita ad Apollo prevede anche un accordo distributivo di bancassurance, il confronto con il valore di carico storico delle polizze, tradisce tuttavia una minus di 170 milioni.

In pratica, lo spazio di manovra per chi vende è risicato e lo sarà ancora di più per Monte Paschi, perché il mercato è conscio che si tratta di operazoni forzate. In particolare, Siena potrebbe liberarsi, oltre che di Consum.it (in gara lo stesso Apollo e il tandem Deutsche Bank-High Bridge), del factoring, dei crediti problematici (sarebbe interessato Davide Serra), e di pacchetti di filiali nel nord ovest ex Antonveneta. Mediobanca è comunque pronta a correre al capezzale di Rocca Salimbeni: «Non ho dubbi che Mps riuscirà a superare le sue difficoltà», ha detto l’amministratore delegato Alberto Nagel, ribandendo che Piazzetta Cuccia «è molto vicina» e «collabora molto volentieri» con il Monte (esiste già un accordo distributivo con Compass), pertanto offre «molto volentieri» il proprio aiuto di banca d’affari per trovare una soluzione allo shortfall da 2,1 miliardi: Mps si è affidata a Ubs e Citi.

Nagel ha poi candidato Mediobanca a fare da pivot all’intero riassetto del sistema, seguendone sia le ricapitalizzazioni sia il risiko. «Numerosi attori si sono già rotti i denti nel credito al consumo, non sarà facile cedere con soddisfazione attività in un’economia stagnante», avverte però un analista. Simile la situazione per le filiali, ormai considerate da banche votate alla multicanalità un mezzo da ripensare.

Sul tavolo di Viola e del presidente Alessandro Profumo anche il lancio di strumenti computabili a patrimonio ( additional Tier One ) ma nelle Sim si calcola che Siena per «sistemarli» potrebbe trovarsi a pagare una cedola del 9-10%, e quindi a erodere i suoi margini. In ogni caso il piano dovrà essere accettato non solo dalla Bce ma anche dall’Unione Europea, da cui dipende il vecchio piano di salvataggio di Rocca Salimbeni. Superata l’immediatezza, Siena valuterebbe poi la fattibilità di un’aggregazione con un gruppo europeo: si parla di Bnp Paribas, che controlla Bnl.

Terra, Lavoro e Tetto contro Dio, Patria e Famiglia (o Tradizione, Famiglia e Proprietà…)

Leggo con costernazione alcuni tentativi di difesa impossibile di quanto accaduto ieri in Vaticano: l’ arrivo del Leonkavallo e le parole di Francesco “Che” Bergoglio.
Il fatto è che il Leonkavallo, in primis, non si dimostra per nulla pentito di quanto avvenuto in passato, ma anche quanto avviene nel presente. Da parte dei suoi iscritti che venerano il comunismo, più volte condannato dalla Chiesa, da Leone XIII nell’ Enciclica “Quod Apostolici Muneris” : “Già dall’inizio del Nostro Pontificato, secondo quanto richiedeva la natura dell’Apostolico ministero, con Lettera enciclica a Voi indirizzata, Venerabili Fratelli, segnalammo la micidiale pestilenza che serpeggia per le intime viscere della società e la riduce all’estremo pericolo di rovina; indicammo contemporaneamente i rimedi più efficaci per richiamarla a salute e per salvarla dai gravissimi pericoli che la sovrastano. Ma nel giro di poco tempo crebbero talmente i mali che allora deplorammo, da sentirci ora costretti a rivolgervi di nuovo la parola, come se alle Nostre orecchie risuonasse la voce del Profeta: “Grida, non darti posa; alza la tua voce come una tromba” (Is 58,1). Comprendete facilmente, Venerabili Fratelli, che Noi parliamo della setta di coloro che con nomi diversi e quasi barbari si chiamano Socialisti, Comunisti e Nichilisti, e che sparsi per tutto il mondo, e tra sé legati con vincoli d’iniqua cospirazione, ormai non ricercano più l’impunità dalle tenebre di occulte conventicole, ma apertamente e con sicurezza usciti alla luce del giorno si sforzano di realizzare il disegno, già da lungo tempo concepito, di scuotere le fondamenta dello stesso consorzio civile.“. Fino alla scomunica di Pio XII, RIBADITA da Giovanni XXIII e sulla cui validità oggi ci sono discordanti pareri che esulano da questa mia nota odierna (ma su cui mi soffermai parecchio in passato). Arrivando alla strenua lotta di San Giovanni Paolo II contro il vero cancro che sterminò oltre 100 milioni di uomini in tutto il mondo, rendendo in schiavitù altri milioni, distruggendo l’ economia di tutta l’ Europa dell’ Est, incominciando dalla Mia Romania, la cui capitale, per la sua bellezza, era definita la Parigi dell’ Est. Venendo a patti, poi, e alleandosi con l’ altra faccia del socialismo, quel nazionalsocialismo che come molti storici hanno spiegato, ha moltissimi punti in comune con il bolscevismo. Ci volle la Santità del Papa Polacco, per abbattere quella carogna putrescente del comunismo. Che da sola, non sarebbe bastata, senza lo scudo spaziale americano e la ferrea volontà di Ronald Reagan di spazzare via dalla faccia della terra la feccia rossa. 

Questo quanto dovuto sul Leonka e sui vari Centri Asociali che infestano l’ Italia, dove spesso in passato trovarono rifugio terroristi di ogni risma. E dove tuttora si infrangono tutta una serie di leggi, non solo politiche, ma pure sul commercio (licenze, permessi, scontrini fiscali, IVA, tasse, eccetera). E che quindi, per tutti questi motivi elencati, sono tuttora ASSIMILABILI al peccatto di ORGOGLIO che la Chiesa deve continuare a condannare, e che NON RIGUARDA solo i gay ed i pride. Orgogliosi della propria extraterritorialità antigerarchica ed antiistituzionale. Orgogliosi della propria identità comunista, cui non rinunciano, altro che sottomissione a Francesco…

Veniamo ora a “Terra, Lavoro, Tetto”.  Per una rarissima volta, concordo con il mio feroce antagonista Virga, il quale tempo fa scrisse che l’ attuale Vescovo di Roma è Peronista. Ma io ho più volte ricordato che il Peronismo ha all’ interno parecchie anime, esattamente come il Fascismo, a cui Peròn disse sempre di ispirarsi. Ma mentre in Italia le varie componenti che fecero la fortuna del Ventennio furono spesso costrette a lavorare per il bene comune (la componente socialista che rispuntò dal 1943 fece parecchi danni…), la sinistra e la Destra Peronista in Argentina si sono sempre scontrate aspramente, e la sinistra illiberale, kirknerismo compreso, ha contribuito ad affossare il paese sudamericano……
Non ci sono più dubbi. Bergoglio è decisamente peronista, ma di sinistra, forse non ricordando che esiste una vera Terza Via tra socialcomunismo e liberismo selvaggio, ed è quel capitalismo compassionevole che altro non è che la rilettura in chiave moderna di quel NazionalCristianesimo Legionario proposto da C.Z. Codreanu, ispirato alle Corporazioni Medievali pre-rivoluzione francese che mirava alla concordia sociale tramite l’ abbattimento della ideologia giacobina della Lotta di Classe.

Non posso infine concordare che in una  attuale società dove non esiste più nessuna forma di rispetto verso la Gerarchia, la formula Terra, Lavoro e Tetto siano diritti inalianebili. Questo perchè sono stato cresciuto in un contesto dove i DOVERI venivano prima dei diritti. Menttre oggi esistono SOLO diritti. I Nostri Avi ci hanno insegnato che il Tetto va costruito con il duro Lavoro della Terra, secondo quanto insegnato dalla Bibbia. O neghiamo forse che il Peccato Originale abbia perso il significato ? Per secoli inoltre due triadi hanno garantito la Civiltà Cristiana come pilastri fondamentali: Dio, Patria e Famiglia oppure Tradizione, Famiglia e Proprietà. Qualunque tentativo di sostituirle con parole come Terra, Lavoro e Tetto è sinonimo di materialismo. Materialismo marxista. 

L’imbroglio

L’unione sovietica europea ha rilevato incongruenze nella legge di stabilità (ex finanziaria) dell’Italia ed ha chiesto (ordinato) spiegazioni (correzioni).
Il ministro dell’economia Padoan rispondendo (immagino come Fracchia e Fantozzi davanti al megadirettore galattico) ha assicurato che gli importi mancanti saranno prelevati dal fondo per la riduzione delle tasse.
Così le tasse non saranno ridotte neppure per la minima parte promessa e strombazzata da Renzi come se fosse un evento epocale.
Per proteggere il pupo, la stampa di regime ha intonato il Coro del Nabucco contro l’unione sovietica europea, cercando di farci credere (come se avessimo l’anello al naso) che se le tasse non si abbassano sia tutta colpa di Katainen, oscuro burocrate finnico.
Renzi avrebbe occasione di ridurre le tasse e di accontentare i parametri del soviet di Bruxelles semplicemente tagliando le spese.
Invece preferisce aumentare la spesa pubblica e aumentare le tasse, imbonendo gli Italiani che ci cascano con tante chiacchiere che, a confronto, il venditore di miracolosi sciroppi del vecchio West era un miserrimo dilettante.

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Succede solo agli altri

Perché i cittadini pensano che certi misfatti come forzare l’abitazione di qualche povero Cristo che va in ospedale, riguardino solo “gli altri”? siamo tutti “gli altri”, e oggi i delinquenti prendono di mira le abitazioni dei rioni più modesti e degradati della periferia; domani, incoraggiati dalla codardia e vigliaccheria generale, possono iniziare anche la scalata dei quartieri chic e residenziali – quelli considerati “sicuri”. Siamo già al terzo caso in una settimana di appartamenti forzati nelle serrature e occupati da zingari, opportunamente guidati nelle loro nefande scorribande, da abusivi procuratori di alloggi. Sono avvenuti ben 516 atti di forza in soli sei mesi: un record!

Una poveraccia di 93 anni a Mestre si è vista la casa occupata abusivamente da una zingara incinta che, dopo aver prodotto effrazione e cambiato la serratura, si è messa tranquillamente a fumare alla finestra di un alloggio non suo. Della serie, sono donna, sono incinta e sono zingara (pardon, rom, secondo la correctness) per cui sono INTOCCABILE,  pertanto posso rubarti la casa d’abitazione, ti scassino la serratura, la cambio, la sostituisco e mi piazzo qui con le mie masserizie, anche se su questo alloggio ci paghi regolarmente il fitto.

Scendo nel dettaglio del citato ultimo fattaccio capitato in quel di Mestre (fonte: Il Giornale).

La donna, di 93 anni, vive da sola al piano rialzato in una casa dell’Aler (l’azienda di case popolari di Mestre, ndr) per cui paga regolarmente l’affitto. Mentre era assente da casa per sottoporsi alle cure mediche, però, la figlia ha ricevuto una telefonata dalla vicina di casa: alcune persone erano state viste forzare la portafinestra del terrazzino ed introdursi nell’appartamento.

Giunta sul posto, la figlia dell’anziana non riusciva a credere ai propri occhi: “In terrazzino che fumava una sigaretta c’era una donna in avanzato stato di gravidanza e un bambino”, spiega la donna al Gazzettino. Anche di fronte agli uomini delle forze dell’ordine la nomade però ha dichiarato di non avere intenzione di andarsene, sostenendo che, in quanto incinta, nessuno avrebbe potuto toccarla e che le serviva comunque una casa per crescere i due figli.

Chi protegge questi malfattori con la scusa che appartengono a “etnie protette”??! Ci sono protezioni internazionali (ONU, UE) , protezioni nazionali (ministero dell’Interno), protezioni locali (giunte regionali e comunali, in particolare “rosse” – vero, Pisapia? vero Marino? vero Merola?), ong , Caritas, comunità ebraiche.

 A rinforzare il tutto, le solite zecche rosse dei centri sociali che corrono a dar man forte a chi delinque – dei veri e propri collaborazionisti della delinquenza e dell’abusivismo. Loro sì che sono i cavalieri senza macchia e senza paura, deputati a raddrizzare i  torti subiti dai deboli!
E non è tutto. Tra i penultimi fatti, anche quello di un poveretto ricoverato per disturbi mentali residente nel rione del Lorenteggio (Milano) (fonte Corsera). Non ha fatto in tempo ad essere ricoverato che…
Le telefonate tra la polizia e gli ispettori dell’Aler si incrociano poco dopo le 15 di ieri, nel cortile al civico 16 di via Ricciarelli, zona San Siro, dove una donna rom con tre ragazze sta seduta sul ciglio dell’aiuola mentre gli agenti controllano i documenti. Avevano occupato un appartamento. Solo che quando arriva l’esito dell’accertamento l’ispettore scrive sul suo referto: «Violazione di domicilio». Il titolo del reato non è solo un fatto di burocrazia, ma rivela la deriva estrema dell’abusivismo nelle case popolari. Perché quell’alloggio non era vuoto, sfitto, abbandonato. Era invece la casa di un uomo con problemi psichiatrici ricoverato in ospedale. (…)

Nel primo pomeriggio di ieri un’inquilina dello stabile ha visto due donne rom che scendevano le scale trascinando due grossi sacchi neri. Contenevano oggetti dell’alloggio che avevano occupato nella nottata. Era una sorta di prima parte del «trasloco». In questo caso, pur se c’erano minorenni, le forze dell’ordine hanno deciso di allontanare gli occupanti. (ndr: era ora!)


partiti come la Lega, Fratelli d’Italia, i raggruppamenti come Casa Pound corrano a porgere aiuto concreto a questi poveri sventurati, se vogliono conquistarsi sul campo un po’ di credibilità politica. La polizia si metta al servizio dei cittadini e non degli abusivi. In caso contrario, deflagrerà la violenza degli  oppressi ed usurpati. I quali non “si sentono” solo espropriati e gettati ingiustificatamente sul lastrico: lo sono.

Giorgia Meloni a MI davanti a una porta bruciata di chi denuncia le occupazioni abusive dei rom

Del resto non si capisce bene perché i cosiddetti “nomadi” si debbano sedentarizzare a spese di onesti cittadini che pagano regolarmente l’affitto, costretti da questo andazzo delinquenziale, all’allontanamento coatto dalla propria dimora, a causa della latitanza e indifferenza di chi invece, dovrebbe far rispettare legge e ordine.

Perfino il TG1 è stato costretto, sull’onda dello sdegno e del malessere popolare, a fare un servizio sul tema. Cade giù dai tremila il sindaco Pisapia, che getta tutta la responsabilità sullALER (azienda lombarda di edilizia residenziale). Già, e dov’era finora? Milano è un vero e proprio far west, ma lui si limita a dire che “non ci dorme alla notte“.


Mettiamoci bene nella capoccia che questa falsa morale del laissez-faire, ci viene imposta da quelle forze sovrannazionali che ci vogliono espropriare di ogni prerogativa umana, sociale e civile: senza patria, senza lavoro, senza moneta, senza casa, senza beni,  e ora senza più sicurezza, né riparo né incolumità personale. Una non nazione che ha smarrito le sue chiavi di casa, lasciando entrare oves et boves, ma che acconsente al furto della  casa ad anziani e a malati, merita solo il più profondo disprezzo ed esecrazione. Poi possiamo pure parlare di responsabilità più vicine, come quelle di amministratori  locali dal buonismo malvagio

Oltretutto, sembra che gli usurpati non possano rivolgersi nemmeno  più alla polizia per avere ragione di questo stato di cose. Spesso dorme anche quella.  Gli agenti di polizia si degnano infatti di intervenire solo quando il vicinato esasperato brandisce bastoni. E pare che l’unica via persuasiva per far sloggiare chi commette tali reati, per ora, sia solo il furore degli abitanti passati alle vie di fatto, per l’esasperazione.  
Siamo alla caduta e alla capitolazione totale dello stato di diritto. 

Qui, un’altra protesta cittadina: http://www.milanopost.info/2014/10/04/occupazioni-abusive-le-istituzioni-latitano-i-cittadini-protestano/

La city ci fa ciao ciao con la manina…

Immigrazione, Gb: “Non sosterremo le operazioni di salvataggio nel Mediterraneo”. Il ministro degli Esteri britannico: “Queste operazioni incoraggiano più migranti a tentare la traversata del mare” di Raffaello Binelli

La Gran Bretagna dice no. Non sosterrà le operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo delle persone che cercano di raggiungere le coste dell’Europa. Lo fa, come ha annunciato il ministro degli Esteri, Joyce Anelay, per non incoraggiare i cosiddetti viaggi della speranza. “Non non sosteniamo le operazioni di ricerca e salvataggio previste nel Mediterraneo”, ha spiegato Anelay, dal momento che riteniamo che queste operazioni “creino un fattore d’attrazione involontario, incoraggiando più migranti a tentare la traversata pericolosa del mare e conducano quindi a più morti tragiche e inutili”. Londra dice di volersi concentrare “sui Paesi d’origine e di transito”, lottando contro gli scafisti. A precisare nero su bianco la posizione britannica è stata una nota dal Foreign Office dopo un’interrogazione alla Camera dei Lord sul contributo aereo o navale di Londra ai salvataggi in mare dei migranti.

Il ministro ha dichiarato al Guardian che il governo di Londra per ora non prenderà parte a “Triton”, l’operazione che Frontex avvierà a partire dall’1 novembre nel Canale di Sicilia e nel mare Jonio, e si limiterà a mettere a disposizione un funzionario addetto all’immigrazione. Dal 1° novembre “Triton” aiuterà a pattugliare e controllare le fontiere. “La nostra operazione è esclusivamente quella del controllo delle frontiera. Mare Nostrum mirava alla ricerca e al soccorso. Sono due operazioni molto diverse – ha spiegato alla Bbc la portavoce di Frontex, Isabella Cooper -. La nostra operazione riguarda una specifica area operativa e abbiamo solo un paio di navi e qualche aereo a disposizione. Il Mediterraneo è lungo oltre 2,5 milioni di chilometri quadrati. È praticamente impossibile avere una panoramica completa di ciò che accade in mare”.

Il no di Londra si è attirata le critiche di alcuni attivisti. L’amministratore delegato del Consiglio per i rifugiati (ong britannica), Maurice Wren, ha avvertito che la posizione del Regno Unito contribuirà che più persone “inutilmente e vergognosamente moriranno alle porte dell’Europa”. E ha aggiunto: “Il governo britannico sembra ignaro del fatto che il mondo è in preda alla più grande crisi di rifugiati dalla fine della seconda Guerra mondiale”. Secondo Wren, “la gente in fuga dalle atrocità non smetterà di arrivare”.

Michael Diedring, segretario generale del Consiglio europeo per i rifugiati, ha detto che l’Unione europea dovrebbe cambiare radicalmente il suo approccio al problema, permettendo a più persone di entrare legalmente. “Una delle ragioni – ha spiegato – per cui queste persone stanno intraprendendo il viaggio è perché la politica dell’Unione europea non offre un mezzo sicuro e legale per accedere al suolo europeo, di presentare una domanda di asilo. Ad esempio c’è il solo reinsediamento, e i numeri di reinsediamento sono abbastanza bassi, ma è anche l’unico modo legale”. “Così – sostiene Diedring – per le persone che sono bloccate in Nord Africa, in fuga per la loro vita, che sono perseguitate, che fuggono dalla guerra, che non hanno scelta perché le loro case sono state bombardate e distrutte, i loro familiari sono stati uccisi, sono state violentate e torturate e sono passati attraverso i viaggi orrendi, per queste persone l’unico modo per tentare di arrivare in Europa è attraverso la criminalità organizzata”.

Il criminale George Soros

George Soros: la russia è una minaccia per l’esistenza dell’europa di Julian Borger

Il Magnate dice che l’aggressivo nazionalismo di Vladimir Putin è una sfida per i valori e per i principi su cui si basa la Unione Europea. George Soros ha lanciato un suo avvertimento contro l’espansionismo della Russia, minaccia esistenziale per l’Unione Europea, e ha chiesto un maggiore sostegno materiale per l’Ucraina. Il magnate e filantropo sostiene che il mix usato da Vladimir Putin – autoritarismo e aggressivo nazionalismo – rappresenta un modello alternativo alle democrazie liberali occidentali, riferendosi alla ammirazione per il Presidente russo espressa dal leader dell’UKIP Nigel Farage, il Presidente del francese Front National, Marine Le Pen, e il Primo Ministro ungherese, Viktor Orbán.

“L’Europa sta affrontando una sfida che la Russia sta portando alla sua stessa esistenza. Né i leader europei né i loro cittadini sono pienamente consapevoli di questa sfida e non conoscono il modo migliore per contrastarla “ – scrive Soros in un articolo pubblicato sul New York Review of Books.

“Ora la Russia sta presentando un’alternativa che rappresenta una sfida fondamentale per i valori e per i principi su cui l’Unione Europea è stata originariamente fondata. Si basa sull’uso della forza manifestata con repressione in patria e aggressività all’estero, in contrasto con lo stato di diritto.”

Soros ha detto al Guardian: “C’è una insoddisfazione generale verso l’Unione Europea per via della crisi dell’euro, che ha stravolto l’impulso iniziale per la formazione di una Unione di Stati orientati ad un sistema democratico. La crisi dell’euro è stata utilizzata in maniera impropria e la sua lunga durata ha fatto sì che la trasformasse da una unione volontaria di uguali in qualcosa di molto diverso.”

Soros ha detto che l’Unione Europea si è trasformata in un rapporto disfunzionale tra paesi creditori e debitori, con un conseguente risentimento diffuso. “Putin ha stabilito buoni rapporti con tutti quelli che si muovono contro l’Europa,” ha detto. “Il fallimento dell’esperimento europea come governo sovranazionale farebbe della Russia una potente minaccia … Il crollo dell’ Ucraina sarebbe una perdita enorme per la Nato, l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Una vittoria della Russia la renderebbe molto più influente all’interno dell’UE e rappresenterebbe una grave minaccia per gli Stati baltici, dove vivono grandi popolazioni di etnia russa.” George Soros dice che Putin ha stabilito dei buoni rapporti con chi rema contro l’Europa.

Soros, fondatore e Presidente di Open Society, una rete di fondazioni pro-democrazia, prevede che dopo le elezioni in Ucraina di domenica, il Presidente russo offrirà al suo omologo ucraino, Petro Poroshenko, un accordo per la fornitura di gas, a condizione che venga nominato un Primo Ministro di gradimento di Putin. Se questa offerta venisse rifiutata, allora Putin “potrebbe ripiegare su una vittoria minore ma ancora alla sua portata: potrebbe aprire con la forza una via di terra dalla Russia fino alla Crimea e alla Transnistria [uno staterello filo-Mosca, inventato in Moldova] prima del prossimo inverno”.

Soros chiede un potenziamento radicale dell’appoggio occidentale all’Ucraina con una “iniezione immediata di liquidità di almeno 20 miliardi di dollari con la promessa che, se necessario, potranno aumentare” per aiutare a controllare il debito pubblico e per contribuire alla riforma del settore energetico del paese rendendolo meno dipendente dalla Russia . Se daremo una mano ai riformatori ucraini, sostiene Poros la UE potrebbe riscoprire i suoi principi fondatori. “L’Unione Europea si potrebbe salvare, salvando l’Ucraina”, ha detto Soros.