Prove tragiche di sostituzione etnica

Quella della marea migratoria è una guerra dichiarata con altri mezzi: i  mezzi demografici. Mi pare non ci voglia molto a capirlo. Quando la sottoscritta ha azzardato l’ipotesi (nient’affatto peregrina) che vogliono attuare una sostituzione etnica del Continente Antico (l’Europa) ho trovato scetticismo e facile sarcasmo  qui sul web. Eppure se ci soffermiamo ad analizzare i fatti che funestano quasi quotidianamente le pagine di cronaca, assistiamo a un’ecatombe di anziani italiani soli che vengono quasi giornalmente assassinati per pochi euro. Con uno stato vergognosamente assente, imbelle, inetto, incapace di proteggere i nostri vecchi, prevenendo questi odiosi crimini. Anziane signore rimaste vedove, vengono immediatamente segnalate, individuate quali facili prede, pedinate e rapinate dalla criminalità. Non di rado, lasciandoci la pelle.
Ormai l’incolumità dei cittadini italiani è diventata quasi  un optional. Viene cinicamente da pensare che tutto ciò non sia per caso. Visto che siamo in crisi, perché per un governo affamatore come gli ultimi tre nominati da Napolitano, non risparmiare le pensioni, a partire dall’eliminazione fisica dei soggetti più deboli? La delinquenza e il crimine (in buona parte allogena, inutile nasconderci la verità) possono compiere il loro disonesto lavoro, del tutto indisturbati.
La notizia su cui intendo soffermarmi non è dell’ultima ora, ma merita attenzione. Ne parlò quest’estate il blog Svulazen  di Massimo legato alle cronache bolognesi. Ma è chiaro che il fenomeno si estende anche ad altri quartieri popolari di altre città. Casi di questo genere se ne trovano sempre più numerosi a Milano.
Molti anziani rinunciano ad andare in vacanza (vacanze anche brevi) vivendo da “autoreclusi”,  nel timore che le serrature delle loro case, vengano forzate e che le loro abitazioni vengano occupate abusivamente da stranieri, i quali si piazzano all’interno dei locali sgombrando mobili, suppellettili e averi del povero malcapitato di turno. 
E’ successo a Bologna  al signor Gianni (Giovanni all’anagrafe) Ghelardi, 73 anni, titolare del contratto di assegnazione di una casa popolare del Comune dopo essere subentrato alla madre.
 L’altro giorno verso le 14 è tornato a casa, ma ha trovato la porta chiusa con una nuova serratura. “Le mie chiavi non aprivano più”, racconta. Così ha chiamato la polizia e ha denunciato l’accaduto. “Dentro non c’erano più i miei mobili e mancavano tutti i miei oggetti — dice —. È stata portata via ogni cosa, ogni traccia di me, anche i quadri e le foto di mia madre. È assurdo”. 
Dentro si era installata una donna africana con tre bambini. (fonte Il Resto del Carlino).

  • Domanda N. 1. Che ci sta a fare la polizia e i carabinieri? 
  • Domanda N. 2 Perché la magistratura così zelante nel “fare politica” disattivando i parlamentari scomodi con la solita istruttoria a orologeria, non si preoccupa di sanzionare severamente questi sempre più numerosi misfatti? Perché la sicurezza dei cittadini è l’ultima voce  che compare nell’Agenda dei Magistrati? 
  • Domanda N.3 – Perché  tutte queste storie tragiche non costituiscono mai materia di talk show televisivi o approfondimenti sul fenomeno? 
  • Domanda N.4 – Perché la”xenofilia” (amore per lo straniero) è arrivata ad un punto  di demenziale complicità e collusione con la criminalità fino a minimizzare e a giustificare la portata di misfatti tanto gravi, quando vengono attuati da extracomunitari?
  • N.5 – Chi sono i “basisti” italiani che forniscono indicazioni, informazioni e danno assistenza agli stranieri per attuare abusi simili ?(parlo del caso delle occupazioni delle case).  
  • N.6 -Perché gli Italiani non imparano ad associarsi, a creare piccole comunità di rione, di villaggio,  ma soprattutto a difendersi fermamente  (anche con la forza) di fronte a simili eclatanti abusi?
Infine, la domanda delle domande: dove andrà  a vivere, a mangiare e a dormire quel poveretto, tenuto conto che ci vuole almeno un anno di tempo per avere ragione di un diritto  così scontato e inalienabile che  in un paese civile dovrebbe venir ripristinato con sollecitudine in pochissimi giorni? 
Ecco qui sotto un’altra immagine choc. Ci spostiamo nelle due enclave spagnole in Marocco di Ceuta e di Melilla. Alla Polizia spagnola la Ue ha vietato di usare la forza e di aprire fuoco, anche solo con pallottole di gomma (lo intima l’Europa della Malmstrom e della Reding). Ed ecco i risultati. Un’inarrestabile marea umana proveneniente in larga parte dall’Africa subsahariana,  scende dalle montagne del Marocco per scavalcare come scimmie impazzite la barriera. E ora sono loro che colpiscono i poliziotti, con ogni mezzo: pali, bastoni, pietre, e utilizzano perfino auto in corsa  dette auto kamikaze, per sfondare la barriera metallica di 7 metri.
Osservate il filmato… Se non è guerra anche questa, cos’altro è?
L’Europa verrà distrutta dalle sue stupide leggi permissive  e buoniste  per gli allogeni, ma repressive, vessatorie e liberticide per gli autoctoni.

Importante manifestazione della Lega Nord a Cittadella (PD)

La lega Nord è l’unico movimento politico che, con coraggio e tenacia, sta lottando contro l’islamizzazione dell’Italia e dell’Europa. Ritengo pertanto importante informare i lettori delle iniziative più importanti che riguardano la Lega, come quella sotto riportata e presentata dalle stesse parole dell’On.le Salvini.

Milano, 3 settembre 2014

Cari Militanti,

prima di tutto una buona notizia: i nostri consensi continuano a crescere.

Perché? Semplice: basta avere idee chiare, zero compromessi e tanto lavoro nelle piazze.

Nel frattempo il castello di carte di Roma e Bruxelles sta per crollare: lo dimostra l’aggravarsi della crisi dell’euro e le tensioni crescenti in tutti gli Stati d’Europa dove sempre più forte si fa sentire il desiderio di autodeterminazione dei popoli.

Tra pochi giorni toccherà alla Scozia votare per la sua indipendenza, a novembre sarà la volta della Catalogna dove il referendum si terrà anche a costo di sfidare i carri armati spagnoli, mentre rimangono ancora irrisolte le questioni basche, fiamminghe e bretoni, senza dimenticare tutto ciò che sta avvenendo nella ormai ex-Ucraina.

Sono convinto che anche noi dobbiamo essere protagonisti di questo passaggio storico che porterà nei prossimi anni a riscrivere i confini economici e geografici dell’Europa.

Il Governatore Maroni si sta muovendo per indire un referendum sull’autonomia della Lombardia, mentre in Veneto Luca Zaia ha già introdotto la legge che permetterà ai cittadini della Regione di votare per la propria indipendenza. Il fatto che questo provvedimento sia già stato impugnato dallo stato centrale non ci sorprende, anzi ci conforta nella convinzione che la strada è quella giusta.

E’ proprio a sostegno di queste due importantissime iniziative che la Lega Nord sta organizzando per il prossimo 21 settembre a Cittadella (PD) una grande manifestazione per l’INDIPENDENZA!

Io a Cittadella ci sarò e sono sicuro che ci sarete anche VOI!

Futuro è Indipendenza

Il Segretario Federale
Matteo Salvini

 

Nei prossimi mille giorni Renzi ci aggiusta

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(Video YouTube) Sono passati all’incirca mille giorni da quando era stato destituito il premier di centro-destra con il quale ormai l’Italia si era fatta definitivamente sputtanare a causa delle sue pagliacciate e delle sue leggi ad personam. Da allora si sono succeduti al governo un sacco di “salvatori della patria”, a partire da Monti/Fornero, i boia che se la loro faccia di merda l’avessero usata contro chi la dovevano usare, cioè la Casta di politici, di manager intrallazzatori e faccendieri, servi, ruffiani e lacché di corte, avrebbero fatto davvero un bel lavoro. Ma come potevano rivoltarsi contro la loro stessa specie, a favore del popolo? Eppure questi, nonostante gli schiaffi che hanno preso dal popolo della gente per bene sono ancora lì a godere dei benefici della loro ex condizione di salvatori della patria, insieme a chi ce li aveva messi lì, a bastonare i cittadini: Napolitano, Bersani, Berlusconi stesso, pavido. Poi è arrivato colui che aveva mandato il pizzino a Monti il giorno stesso della sua incoronazione: “Presidente, mi sembra di sognare, è un miracolo, mi ritenga a sua completa disposizione”. Stiamo parlando di Enrico Letta per chi se lo fosse scordato che, nel mentre, studiava anche lui come potercela mettere ancora un po’ nel sedere a noi. E ci riuscì, fatto fuori Monti, a prendere il suo posto di tiranno. E quale grinta si fece venir fuori da quella pelata finto perbenista. Vi ricordate? “Il panettone l’ho mangiato! Ed era buono!” Ma c’era qualcuno che gli stava col fiato al collo e non si poté godere appieno la poltrona tanto ambita e infine conquistata. Arrivò Matteo Renzi il fortunato concorrente della Ruota della fortuna di Mike, suo compagno di partito, che gliela mise in quel posto, come di loro abitudine. Vedi Veltroni con Prodi, Fassino etc. Si propose come il […]

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Tra selfie e tweet… il nulla e l’incapacità

Il renzismo sta entrando nella sua età più difficile: superata l’infantile visione del mondo nell’ovattata Firenze cattocomunista, protetto da “mamma-partito” che provvedeva a tutto ciò di cui il piccolo Renzi aveva bisogno, e oltrepassata la fase adolescenziale del conflitto col padre (la rottamazione), ora Renzi si confronta con quella difficile età che sta a cavallo tra l’imberbe giovanilismo e la consapevolezza di una propria, non chiara, maturità. E’ una fase delicata perché oscilla tra l’eccesso di sicurezza, il vigore della gioventù e l’inesperienza che porta a inaspettati fallimenti. La potremmo definire una fase acuta di ansia da prestazione che accompagna le sue sbruffonate alle puntuali cilecche. Generare aspettative in politica è ancora più rischioso che a letto e così, l’uomo che doveva cambiare il paese con una riforma al mese, oggi si ritrova con l’Ocse che rifila all’Italia che lui governa la maglia nera tra le nazioni del G7. Non è solo il problema degli annunci, dei proclami, delle sparate a mezzo slide con cui ha inondato il paese in questi mesi; c’è di più. Quando Renzi ha fatto provvedimenti concreti, i risultati sono stati fallimentari: a partire dal famoso “bouns fiscale”, un’operazione ingiusta socialmente (che regala 80 euro a 10 milioni di contribuenti italiani, lasciando i restanti 25 a bocca asciutta) inefficace, ma soprattutto sbagliata nel principio redistributivo che impedisce di produrre ricchezza e fa condividere povertà (lo abbiamo spiegato qui). La sensazione è che la facilità con cui Renzi è arrivato al governo del Paese abbia banalizzato, ai suoi occhi, la complessità della fase storica che stiamo vivendo. Per Renzi, tutto sommato, l’ascesa a Palazzo Chigi è stata come bere un bicchier d’acqua; gli è bastato coniare uno slogan, “rottamazione”, et voilà, come d’incanto, si è ritrovato Presidente del Consiglio. Oggi si sta accorgendo che governare una nazione di 60 milioni di abitanti, settima economia del mondo, che attraversa una frantumazione sociale incontrollata, una perdita di fiducia irrazionale e nella fase più critica di una crisi globale, non è proprio come governare una città di 400.000 abitanti (Firenze è grande quanto un quartiere di Roma), nella Toscana rossa e nel più collaudato, oliato e impenetrabile sistema di potere clientelare che l’Italia conosca, protetto dal guscio impenetrabile di un partito che in quella regione è padrone assoluto di vite, economie e immaginari; perché questo Renzi ha fatto fino ad oggi e null’altro. Ciò che gli va comunque riconosciuto è un indubbio coraggio, qualità essenziale per un leader; e ai suoi più stretti collaboratori, (dalla bella Boschi, al saggio Del Rio, fino al mite Lorenzo Guerini) onestà intellettuale, merce rara da trovare dalle parti del Pd. Se non per l’Italia, Renzi rimane una storica possibilità per la sinistra italiana perché è il primo leader a non appartenere né alla residuale burocrazia del vecchio Pci, né alla tecnocrazia democristiana dei vecchi poteri forti, come Romano Prodi. Il suo merito rimane quello di aver disarticolato una classe dirigente preistorica che ha fatto, per 20 anni, da prestanome a procure, sindacati, intellettuali e poteri economici, immobilizzando dentro gli interessi di questo sistema e dietro l’antiberlusconismo ideologico, la democrazia del paese e il possibile cambiamento. Il vero pericolo per Renzi è rimanere prigioniero di se stesso, dell’immagine che si è dato a forza di selfie e tweet, della propria ansia da prestazione dettata dal peccato originale di come è andato al governo. Tra l’indole del famelico realista e il monello combina guai, Renzi deve capire che non deve strafare, ma fare. Oggi rimane un incompiuto, tra Machiavelli e Giamburrasca.

Lega e Fratelli d’Italia stringano un patto di ferro

E’ con amarezza che vedo la Destra raggiungere percentuali a due cifre in Germania come in Francia, in Gran Bretagna come, ieri, in Svezia.
L’amarezza non sta tanto nel buon risultato dei partiti fratelli di altre nazioni (anzi !), quanto nella divisione che vedo tra i partiti che sostengono in Italia idee naturalmente di Destra.
Se parliamo di matrimoni secondo natura, di droga, di immigrazione, di tasse, vediamo che Lega e Fratelli d’Italia hanno lo stesso linguaggio e gli stessi Valori.
I sondaggi (per quel che valgono) ci direbbero che assieme sfonderebbero il muro del 10% e potrebbero attrarre elettori ora in congelatore e altri che si stanno allontanando da un Berlusconi troppo appiattito sul bimbo fiorentino.
Cosa aspettano due giovani ed energici leader come la Meloni e Salvini a stringere un patto di ferro per dare corpo, voce e seggi alla Destra Italiana ?

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SE SIAMO IN GUERRA, LEGGI DI GUERRA! A COMINCIARE DAL REATO DI MANCATA INTEGRAZIONE.

“…stranieri come siamo, dobbiamo rivolgerci a quelli del luogo per sapere, e per fare quanto avremo udito.”

(Sofocle , “Edipo a Colono”)

Ovvero: il concetto alla base dell’immigrazione nell’antica Grecia.

E’ ancora così oggi, nella nostra “civilissima” Europa?

Lo ha detto il Papa poche settimane fa, in riferimento all’avanzata degli jihadisti dell’Isis in Medio oriente e all’escalation del conflitto Russia – Ucraina: la terza guerra mondiale è già scoppiata e difendersi diventa un obbligo morale. C’è arrivato, finalmente, il Santo Padre, a capire che non è lavando i piedi ai musulmani, inneggiando all’accoglienza dei “migrantes”

o ancora organizzando partite di calcio interreligiose che si combatte il fanatismo di chi vorrebbe trasformare il mondo intero in un califfato islamico.

Ma tant’è, meglio tardi che mai, perché è proprio in un momento come questo che la famosa frase di Vegezio “Si vis pacem, para bellum”, assume un significato concreto e persino liberatorio, dopo tutti i belati pacifisti, buonisti e terzomondisti che da anni sfiniscono le nostre orecchie e rincitrulliscono i nostri neuroni.

E allora, se di guerra si tratta, che vengano approvate e messe in atto fin da subito leggi ad hoc, in nome della salvaguardia della sicurezza nazionale ed europea, sopratutto alla luce dei continui sbarchi di clandestini invasori. Che vengono a farsi mantenere da noi italiani, ormai ridotti economicamente al lumicino, e che ci porteranno altro degrado, terrorismo e, non da ultimo malattie gravissime o che credevamo debellate, quali l’Ebola e la TBC. Che poi a discutere queste leggi siano i parlamenti nazionali o quelli europei, poco importa, l’importante è che queste leggi vengano almeno proposte nelle sedi competenti, fin da subito.

Mi permetto di suggerire due principi cardine ai quali queste norme si dovrebbero ispirare.

Primo: espellere immediatamente e realmente, con tanto di imbarco forzato sull’aereo e dopo che ha scontato parte della pena in galera, l’immigrato che commetta reati gravi nelle nostre nazioni, dopo avergli tolto il permesso di soggiorno e perfino la cittadinanza, se ne è titolare. Espulsione immediata invece, anche senza sosta in carcere, per chi predica nelle moschee contro l’Occidente, o fa proselitismo per la Guerra Santa, o commette reati minori: ad es. una donna che si ostini a portare il velo integrale, vietato dalle leggi di pubblica sicurezza di tutti i paesi europei.

Ma la cosa più importante, per quanto riguarda i crimini causati da usanze culturali diverse dalle nostre, come ad es. i delitti d’onore o la segregazione in casa delle donne, è che la pena dovrebbe essere comminata con tutte le aggravanti del caso, e non con delle attenuanti dovute a motivi culturali, come si è fatto finora. In altre parole, l’elemento di particolare gravità sta proprio nel il fatto che l’immigrato non si sia voluto adeguare alle leggi di quella nazione alla quale ha chiesto di essere ospitato, dimostrando scarso rispetto e ingratitudine nei confronti del popolo che lo ha accolto. Sarebbe la traduzione, in termini giuridici, del consolidato ritornello che da anni ripetono le persone di buonsenso, stufe di accogliere, capire, tollerare i “diversi”, per poi vedere la propria società sprofondare nel degrado: sono gli immigrati che devono adeguarsi alle nostre leggi, dal momento che chiedono di venire da noi, e non noi alle loro “leggi”, spesso nient’altro che consuetudini barbare e incivili.

Secondo: propongo che venga introdotto, possibilmente a livello europeo, il reato di mancata integrazione, che si definisce allorquando un immigrato pretende trattamenti differenziati che creano problemi all’intera comunità: pretesa che, oggi come oggi, non costituisce un reato, ma che dimostra appunto un rifiuto evidente delle nostre leggi o consuetudini. Ma questo dovrebbe essere sufficiente a permettere l’espulsione dell’extracomunitario, sulla base del principio, tipico delle leggi di guerra, che non possiamo permetterci di far crescere e prosperare i nemici a casa nostra, per giunta protetti dalle nostre norme buoniste e cretine.

La lista di tali comportamenti può essere assai lunga e variegata, ma citerò i primi esempi che mi vengono in mente, tanto per rinfrescare la memoria al lettore su fatti di ordinaria immigrazione, troppo spesso riportati dai giornali.

Un classico reato di mancata integrazione si concretizza ad es. quando l’immigrato/a non ha ancora imparato la lingua della Nazione ospitante, dopo molti anni di permanenza in loco. Questa è una situazione frequentissima tra le donne islamiche, quasi sempre causata dalla loro continua segregazione in casa, quindi da un altro reato molto grave commesso da un marito – padrone.

Altro esempio: il pretendere di poter consumare cibo Halal, pretesa che crea inevitabili problemi organizzativi nelle mense scolastiche e aziendali ma che, sopratutto, va contro il diritto degli animali ad una macellazione con stordimento, il più possibile indolore.

Oppure il pretendere l’eliminazione del crocifisso, ove presente, dalle scuole o dagli uffici pubblici, altra clamorosa indicazione di mancanza di rispetto per le nostre tradizioni e per la nostra cultura. Se la presenza di un crocifisso li “offende”, che facciano le valigie e tornino a casa loro: se il nostro senso di dignità non fosse stato attutito da anni di “political correctness” dovremmo essere noi a offenderci, a rigore di logica, per vedere brutalmente estromesso il simbolo stesso della nostra cultura religiosa, e a casa nostra!

Altro esempio: l’islamico che pretende che, in un pubblico ospedale, sia una dottoressa e non un medico a visitare la moglie o la figlia, costringendo l’ospedale a convocare d’urgenza un medico donna per quieto vivere, in omaggio all’armonia multietnica. Certo, l’immigrato non commette nessun reato nell’avanzare la sua pretesa, ma crea grossi problemi organizzativi a una struttura pubblica e, di nuovo, dimostra un plateale rifiuto delle nostre leggi. A commettere il reato di favoreggiamento e discriminazione sarebbe semmai il primario che lo assecondasse, col bel risultato di ritrovarsi nei pasticci con la legge per eccesso di buonismo, ovvero per essere stato compiacente con un analfabeta arrogante!

La stessa cosa si verifica allorché un immigrato, durante il ricevimento dei genitori a scuola, si rifiuta di parlare con una professoressa e pretenda di relazionarsi solo con un professore, in quanto maschio e dunque più degno delle sue attenzioni: il dirigente scolastico che cedesse a tale prepotenza rischierebbe, come il primario di cui sopra, una denuncia per favoreggiamento e discriminazione, mentre l’immigrato non incorrerebbe in alcun problema legale. Ebbene, sarebbe invece opportuno che questi, per il solo fatto di aver preteso tali comportamenti discriminatori, fosse impacchettato con tutta la sua famiglia e rispedito nel paese d’origine.

Ancora in ambito scolastico, troppe volte si è riscontrato che i bambini musulmani, in occasioni di gite o visite didattiche, si rifiutano di entrare in chiese o musei di arte sacra, costringendo gli insegnanti accompagnatori a gravi disagi e a comportamenti discriminatori, ovvero a negare la sorveglianza al resto della classe per garantirla a loro. Anche in tal caso la famiglia dell’alunno dovrebbe essere chiamata a rispondere del reato di mancata integrazione, in quanto responsabile della (cattiva) educazione del figlio, con le stesse conseguenze di cui sopra: passi lunghi e ben distesi e fuori dalle balle!

Per finire citerò altri due esempi, al limite del grottesco: nel quartiere a maggioranza musulmana di una città francese che non ricordo, alcuni abitanti hanno chiesto la chiusura di un’antica e famosa salumeria che “offendeva”, con la sua semplice presenza e attività commerciale, i sacri precetti dell’Islam in materia di alimentazione. Non so se l’assurda pretesa sia stata accolta, ma di sicuro, in base al reato di mancata integrazione da me proposto, chi ha formulato la richiesta dovrebbe essere cacciato dall’intera Europa, senza se e senza ma.

Stesso destino per quegli islamici, e qui siamo in una città italiana, che hanno chiesto la rimozione dei manichini da donna di un negozio di lingerie, in quanto troppo sexy, e dunque “offensivi” per la “morale” islamica.

Una “morale”, si noti bene, che rifiuta il nudo, perfino quello di bambolone di plastica, ma che non si pone il problema di mostrare al mondo intero, su internet, le decapitazioni degli infedeli in nome di Allah.

Spero che l’idea da me appena esposta possa trovare, tra i politici di buona volontà, qualche orecchio capace di intenderla e di proporla nelle sedi opportune.

On.le Salvini, se ci sei, batti un colpo!

 

E tra un selfie ed un twit… rispondiamo sissignore

Bruxelles ci chiede di aumentare l’Iva: il governo cala le braghe. Bruxelles suggerisce un aumento dell’Iva per combattere la deflazione. Un dossier individua nelle agevolazioni ed esenzioni il punto sul quale intervenire di Flaminio Spinetti

Bruxelles ce lo dice da tempo. L’economia italiana per ripartire ha bisogno di una scossa. Una scossa che solo le riforme possono dare. Serve la riforma del lavoro, una riduzione del carico fiscale sul lavoro, una drastica accellerata sui tempi della giustizia. E serve anche una revisione delle aliquote Iva. Roma non ne parla molto volentieri visto il doppio aumento dal 20 al 22% dei governi Monti e Letta. Eppure secondo una fonte del ministero dell’Economia interpellata dal Messaggero “in questo momento di deflazione un ritocco dell’Iva potrebbe far bene anche per ripartire i prezzi e il gettito potrebbe essere usato per abbassare le tasse sul lavoro”. 

Questa volta l’aumento non sarebbe rivolto verso le categorie già tassate con l’aliquota del 22%. Il vice ministro del Tesoro Luigi Casero e l’ex responsabile del dipartimento fiscale della Banca d’Italia stanno lavorando a un dossier per decidere come muoversi. Quello che andrebbe riconsiderato è il sistema di esenzioni e agevolazioni che ogni anno sottrae all’erario un gettito stimato di 256 miliardi di euro. Si deve rivedere per esempio l’esenzione dall’Iva per le pompe funebri o le agevolazioni sui prodotti agricoli. Inoltre si valuta un aumento della percentuale Iva per cinema e alberghi che attualmente è fissata al 10%. Non si esclude un aumento anche per i prodotti che si trovano nella fascia del 4% oppure la creazione di una nuova aliquota la 7-8 per cento.

I senso del ridicolo a colpi di selfie e twit

Slogan e photo opportunity: Renzi mette in scena lo spot del primo giorno di scuola. Ministri sguinzagliati nelle scuole dell’infanza. Tra chiacchiere e contestazioni la giornata di un governo che guarda più ai media che alla sostanza di Andrea Indini

“La scuola siamo noi”. Lo striscione che porta la firma di Rete Studenti ha campeggiato per tutta la mattinata davanti al Ministero della pubblica istruzione. Il blitz è avvenuto all’alba, mentre Matteo Renzi e i suoi ministri si preparavano a “invadere” le scuole italiane per blandire l’opinione pubblica. È un assaggio dell’autunno caldo che verrà. Perché mentre il premier organizza passerelle e trovate pubblicitarie, i problemi restano e si fanno sentire.

“Cari ministri, andate nelle vostre scuole a parlare con gli studenti e gli insegnanti”. L’idea a Renzi è balzata in mente qualche giorno fa. Sguinzagliare la squadra di governo qua e là per fare uno spottone all’esecutivo che si appresta a varare l’ennesima riforma dell’istruzione. Quale occasione migliore se non il primo giorno di scuola? E così Marianna Madia ha inaugurato l’anno scolastico al Plesso Pablo Neruda di Roma. Maria Elena Boschi si è fiondata alla “sua” scuola elementare di Laterina, in provincia di Arezzo. I bimbi l’hanno accolta con l’Inno d’Italia e lo striscione “Ministro Maria Elena…. Ben tornata nella tua scuola!”. Lei, compiaciuta, ha sorriso e ringraziato: “Comincia un’avventura nuova, bella. Poi finirà. Ma di imparare non si finisce mai”. Poi se ne è andata lasciando un consiglio: “Siate rompiscatole con gli insegnanti, facendo tante domande”. Cambi città, e ministro, ma gli slogan suonano più o meno allo stesso modo. “I ragazzi sono la benzina sulla quale deve girare il motore del nostro Paese”, ha commentato il Guardasigilli Andrea Orlando in visita a una scuola spezzina. Sempre a Roma, al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini è toccato l’Istituto Sereni di via Prenestina, mentre Giuliano Poletti è stato dirottato su Imola, all’Istituto Scarabelli, dove ha ricordato gli anni in cui arrivava in classe ben oltre lo scoccare della campanella. “Oggi – ha sentenziato la Pinotti al liceo Fermi di Genova – un pezzo della vostra vita prende una strada nuova”. E ancora: Lupi a Milano, Galletti a Bologna, Martina a Bergamo e la Guidi a Modena. E così via. Una vera e propria passerella a uso e consumo dei media.

Renzi ha aspettato il suono della campanella in un’aula dell’istituto scolastico intitolato a don Peppino Puglisi, nel quartiere Brancaccio di Palermo. Fuori dalla scuola contestazioni, slogan e schiamazzi. Non c’erano solo i docenti precari a urlare “Lavoro, lavoro!”. Un centinaio di disoccupati hanno sfondato le transenne a pochi passi dalla scuola. Daniele Midolo è uno degli insegnanti che da anni lavora con contratti a termine nella scuola, da 28 anni insegna educazione musicale a Catania, così come Antonio Geraci, che di anni ne ha 60 e da 35 è precario. “Chiediamo la stabilizzazione – hanno denunciato i due docenti – l’immediata immissione in ruolo”. “Non siamo grasso che cola – ha fatto eco Claudia Platania, insegnante di musica – è inutile fare concorsi quando da anni nelle scuole insegnano docenti come noi”. Le note dell’Inno di Mameli sono state coperte da una selva di “Buffone, buffone!”.