Chi l’ha detto che Lega e Fratelli d’Italia sono divisi dal meridione ?

E’ di questi giorni la notizia della costituzione di un partito gemello della Lega dedicato alle rivendicazioni autonomiste del meridione.
E’ di giovedì una ottima presenza di Viviana Beccalossi, consigliere regionale lombardo per Fratelli d’Italia, alla trasmissione di Santoro sul problema nato dalla reazione popolare a Napoli contro il Carabiniere cui è partito un colpo che ha ucciso il ragazzo che girava alle due di notte in un motorino senza casco, in tre e senza fermarsi all’ordine dei Carabinieri.
Mi sembra che non esista alcun problema meridionale che possa dividere i due partiti che, oggi come oggi, rappresentano il meglio del Centro Destra nell’opposizione a Renzi e nella difesa dei Valori e dei Principi che informano la Destra Italiana sui temi quali immigrazione, tasse, omosessualità, droga.

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I selfie del bimbominkia sono tutto…

“Fate i selfie dai cantieri”. Renzi dagli Usa fa pressing per le foto dagli enti locali. Il premier, in trasferta negli Stati Uniti, tiene alla campagna autoscatti “con operai e capi cantieri” per l’operazione #italiasicura. Tanto da sollecitare l’invio delle immagini con una mail inviata da Palazzo Chigi il 23 settembre agli uffici di tutela di comuni, province e regioni. Un dirigente provinciale: “Non ci credevamo. Non è nemmeno carnevale. Qui mancano i soldi, altro che selfie” di Giuseppe Alberto Falci

E’ l’ultima trovata di Matteo Renzi. Dopo i selfie notturni dal terzo piano della presidenza del Consiglio, adesso il premier ordina gli autoscatti dai cantieri italiani “con operai, tecnici e capi cantieri in primo piano”. Così l’inquilino di Palazzo Chigi trasforma l’operazione #italiasicura in una nuova campagna “social” dal sapore berlusconiano (lo screenshot dal sito del governo). Il progetto, annunciato a inizio luglio 2014, prevede interventi “contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche”: l’esecutivo si è impegnato a trasformare in cantieri 2,4 miliardi di euro non spesi dal 1998 e 1,6 miliardi stanziati nel 2012 con delibera Cipe. Quasi quattromila le opere da portare a termine e il premier chiede foto sul campo perché poi non venga accusato di “annuncite”. Ma dal territorio non collaborano. L’ex sindaco di Firenze, in trasferta negli Stati Uniti, infatti tiene molto alla campagna dei selfie. Tanto da sollecitare anche da New York via whatsapp i vertici della struttura contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle strutture idriche”. Struttura coordinata da Erasmo De Angelis e dal direttore Mauro Grassi. I due si attivano immediatamente. E, secondo il documento raccolto da ilfattoquotidiano.it, inviano una mail a tutti i dirigenti degli Uffici di Tutela dei territori di tutti gli Enti locali: comuni, province e regioni.

Alle 15 e 33 del 23 settembre la mail parte da Palazzo Chigi. “Caro Collega – si legge – Non voglio stressarti troppo ma il nostro Presidente Renzi, pur essendo negli Stati Uniti, ci sollecita la campagna ‘selfie’ dai cantieri. La gentilezza, che Ti chiediamo, è di inviare entro domani 24 settembre, alla segreteria della struttura, non semplici foto del cantiere, ma selfie con operai, tecnici, capi cantieri a Tua scelta in primo piano, e sullo sfondo il cantiere. Ti chiedo inoltre, di specificare il nome e la durata del cantiere, importo totale della spesa e tipo di intervento. Ti ringraziamo per la collaborazione”. I rappresentanti degli enti locali che leggono il messaggio restano spiazzati. Interdetti. “Ma è vera? Non è nemmeno carnevale”. Minuto dopo minuto lo stupore cresce e si alterna a un sentimento di sconcerto. “Noi ci aspettavamo che da quella struttura venisse fuori qualcosa di concreto”, sbotta con ilfattoquotidiano.it un dirigente di una provincia dell’Emilia Romagna. “Siamo stati un giorno a cercare di capire. Poi andando sul sito del ministero ci siamo accorti che era tutto vero. Ma questo è uno spot pubblicitario, è nello stile del premier – continua – Come è possibile? Il problema sono le cose che non si fanno e i soldi che non si investono, altro che selfie. Ad oggi c’è un quadro normativo confuso, con una frammentazione di competenze eccessiva, ma, soprattutto, una assoluta mancanza di risorse. Perché in Italia si finanziano le opere solo dopo un evento catastrofico. E a livello di prevenzione, i finanziamenti sono inesistenti”.

E la campagna del governo, “italiasicura”, in cui la neo struttura prevede il recupero di oltre 2,4 miliardi di euro non spesi dal 1998 per ridurre gli stati di emergenza territoriali? A questo punto il dirigente emiliano si ferma un attimo e ribadisce: “Le ripeto, prima del 23 non eravamo mai stati contattati. Per ora abbiamo avuto soltanto una richiesta di selfie”. “Selfie” di cui, però, si sentono orgogliosi a Palazzo Chigi. “E’ l’orgoglio operaio – spiega il coordinatore della struttura Erasmo De Angelis – Questo è un tema impopolare. Non vedrai mai i sindacati combattere sullo stato idrogeologico. Noi per la prima volta nella storia diamo un po’ di orgoglio a queste persone che mettono in sicurezza il Paese. L’idea è quella di mettere al centro il lavoro degli addetti ai cantieri che fra diretti e indiretti sono circa 30mila. Oltretutto questa è una comunicazione gratis, non c’è nessuna inaugurazione, non c’è nessuna spesa, semplicemente, va vista in questa ottica”. E allora altro che #Italiasicura, questa è l’Italia di Renzi. L’Italia dei selfie.

Caso Yara – Bossetti, ma l’esame del sangue al padre di Bossetti?

bossetti

Ma dico, è mai possibile che non sia stato fatto l’esame del sangue all’uomo che la mamma di Bossetti assicura che sia il vero padre, cioè suo marito? L’uomo che l’ha cresciuto tutta la vita convinto di essere il padre? E se è stato fatto questo esame il risultato qual è?

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L’articolo 18 è una bandiera

Modificare, abrogare, conservare l’articolo 18 non ha conseguenze taumaturgiche.
Abolirlo non crea nuovi posti di lavoro se le tasse resteranno all’attuale livello e conservarlo non ne toglie.
Tanto più che la versione più accreditata lo vorrebbe abolito solo per i nuovi assunti e per la durata di tre anni.
Praticamente nulla.
L’articolo 18 è però una bandiera attorno alla quale i comunisti e la sinistra in genere hanno l’ultima linea difensiva.
L’articolo 18 è una bandiera utile, se abolito, per cominciare a smantellare lo stato mamma che ci ha solo impoverito, mentre ha innalzato una casta di burocrati, sindacalisti, funzionari di partito.
L’articolo 18 andava cambiato nel 1994, come aveva pensato Berlusconi, esattamente come le pensioni dovevano essere riformate nel 1994 come aveva proposto Berlusconi.
Poi è arrivato il famigerato avviso di comparizione e la casta ha bloccato il Cavaliere, come lo ha bloccato nel 2001-2005 e 2008-2011.
Adesso Renzi prova ad obbedire ai diktat europei portando il partito comunista (che oggi si chiama pd) sulla barricata degli abolizionisti.
Così l’articolo 18 diventa di nuovo una bandiera.
Per chi vuole obbedire agli gnomi europei, dopo che gli stessi contribuirono ad impedirne la abolizione contro Berlusconi e alleandosi con chi, oggi, quell’articolo 18 difende.
Ma è anche la bandiera di chi non si rassegna a perdere l’ultimo brandello ideologico di una stagione che fu, dopo aver perso la propria identità.
Ed infine è la bandiera di chi, pur riconoscendone l’inutilità, anzi la dannosità, lo ritiene uno strumento utile per contrastare il bulletto fiorentino.
Ed ogni occasione è buona per cercare di sbarazzarcene, anche difendendo l’articolo 18.

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Il misericordioso Marino

Marino finanzia gli immigrati: 900 euro al mese a chi li ospita. Il sindaco di Roma sposa la trovata-choc del Viminale: “Fino a 30 euro al giorno per accogliere figli di stranieri” di Emanuela Fontana

Roma – Con i centri per clandestini occupati all’eccesso, quelli per i minori che non si trovano e un numero di sbarchi che non accenna a diminuire, al ministero dell’Interno stanno pensando a una soluzione estrema: proporre alle famiglie l’accoglienza degli extracomunitari in casa. Trenta euro al giorno per ospitare un rifugiato. Bambino, ma anche adulto. Il rimborso è pagato dello Stato, ed è pari al costo medio di un immigrato nelle strutture di accoglienza del Paese. L’idea sta già sollevando un vespaio di polemiche: molte famiglie bisognose potrebbero accettare la proposta per arrivare alla fine del mese con un quasi stipendio (900 euro) pagato con le finanze pubbliche. Il problema dell’immigrazione non si può risolvere con un affitto di Stato. Chi controllerà le famiglie accoglienti è un altro quesito che si pone. Comunque il progetto ha già un luogo pilota da cui partire. La proposta è stata rivolta dal sottosegretario all’Interno Domenico Manzione al sindaco di Roma Ignazio Marino, che l’ha accolta con entusiasmo. Roma potrebbe quindi essere la città pilota di un piano di accoglienza casalinga dei rifugiati estendibile a tutta Italia.

La prima emergenza, si è convenuto, riguarda i minori. I ragazzi non accompagnati, che arrivano sui barconi senza genitori, stanno aumentando fino a raggiungere cifre ingestibili: secondo i dati di Amnesty International , su 59.400 migranti sbarcati dal primo gennaio al 22 giugno 2014, più di 9.300 erano minori, dei quali oltre 6.000 non accompagnati. Significa che ogni mese arrivano in Italia dal mare mille bimbi senza genitori, 30 al giorno. I Paesi di origine sono in prevalenza l’Eritrea, la Somalia e l’Egitto. I ragazzini scappano da guerre o da Nazioni dove una bocciatura a scuola significa il servizio militare a vita. A Roma arrivano tramite passeur di terra, più spesso attraverso associazioni che cercano di condurli in comunità per minori. Molti da Roma, attraverso altri «Caronti» a pagamento, raggiungono il Nord Europa, o sono trascinati nella rete del lavoro nero, soprattutto nel settore ortofrutticolo, e della prostituzione, a partire dalle stazioni della Capitale.

Il progetto romano prevede quindi l’accoglienza a pagamento da parte delle famiglie in prima battuta dei minori, ma non in via esclusiva: «Insieme al sottosegretario Manzione – ha spiegato ieri il sindaco Marino – abbiamo immaginato la proposta che oltre all’affido di minori, ci possa essere l’affido alle famiglie anche degli adulti, con una partecipazione economica da parte del governo di 30 euro al giorno per l’ospitalità di un migrante adulto nelle nostre città». In questo momento a Roma sono assistiti 5.112 immigrati tra richiedenti asilo e rifugiati. Marino ha aggiornato i dati sugli ingressi illegali in Italia dopo aver partecipato al vertice di martedì sull’immigrazione al Viminale: a dicembre si teme di arrivare a livello nazionale a quota «150mila»: «Pensiamo che senza alterare il bilancio dello Stato, perché i soldi investiti per ogni migrante sono 900 euro al mese – ha insistito – il fatto di poterli affidare a una famiglia che decide di ospitare un migrante possa creare una situazione di maggiore integrazione sociale». Come avverrà la scelta delle famiglie che eventualmente si proporranno per l’ospitalità è questione tutta da definire. Le prime polemiche non sono tardate: «Lo Stato italiano – scrive su Facebook Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia – non ti dà 30 euro al giorno per mantenere tuo figlio se è disoccupato. La mia proposta è: la Ue paghi l’accoglienza». I 900 euro al mese vadano «alle centinaia di migliaia di italiani disperati». Così si rischia di scatenare, avverte l’ex sindaco Gianni Alemanno, «una guerra tra poveri. Il governo punta sulla disperazione delle famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese».

Corte (criminale) di cassazione

L’ultima della Cassazione: se lo stupro è completo la pena viene ridotta. Rigettando una sentenza della Corte di Appello di Venezia la Cassazione ha accolto il ricorso di uno stupratore che ha ripetutamente abusato della moglie contro la sua volontà di Flaminio Spinetti

Secondo la corte di Cassazione esistono stupro e stupro. Traducendo il consueto faldone di motivazioni dal burocratese tanto caro alla magistratura italiana emergono le motivazioni che hanno portato la Terza sezione penale della Suprema Corte ad accogliere il ricorso di uno stupratore già condannato in appello dalla corte di Venezia. L’uomo era stato condannato per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale sulla moglie costringendola, in preda ai fumi dell’alcool, ad avere rapporti sessuali completi contro la sua volontà. I suoi avvocati hanno richiesto l’attenuante alla pena richiesta dai gip di Vicenza e confermata in appello. Secondo i legali per valutare la gravità di uno stupro, deve “assumere rilevanza la qualità dell’atto compiuto (e segnatamente il grado di coartazione, il danno arrecato e l’entità della compressione) più che la quantità di violenza fisica esercitata”.

A questo funambolismo verbale e legale i magistrati hanno risposto accogliendo le ragioni dello stupratore, annullando di fatto la sentenza dei giudici di Venezia. La decisione è stata motivata con queste parole: “ai fini della concedibilità dell’attenuante di minore gravità, assumono rilievo una serie di indici, segnatamente riconducibili, attesa la ‘ratio’ della previsione normativa, al grado di coartazione esercitato sulla vittima, alle condizioni fisiche e mentali di quest’ultima, alle caratteristiche psicologiche, valutate in relazione all’età, all’entità della compressione della libertà sessuale e al danno arrecato alla vittima anche in termini psichici”. Parole che, una volta tradotte in italiano corrente, creano un pericoloso precedente per le future sentenze sul reato di stupro.

Ah, bhe, allora…

Vicenza, la perizia-choc “16 coltellate non mortali” L’aggressore ai domiciliari. La protesta della vittima: “È ridicolo che un perito dica che non ho rischiato la vita”

Sedici coltellate non bastano per finire dietro alle sbarre. La sera del 12 aprile scorso – racconta il Corriere della Sera, il veronese Enrico Sganzerla ha ferito la sua ex fidanzata Laura Roveri con sedici colpi di coltello in una discoteca di Vicenza. Sedici coltellate nessuna delle quali, secondo la perizia discussa giovedì in tribunale, è stata mortale. Dunque l’uomo può andare ai domiciliari. Una decisione che ha sconcertato la Roveri: “E’ ridicolo che ci sia un perito che dica che non ho rischiato la vita, io che ho rischiato di morire per ben due volte”, ha detto al donna al Corriere. Ora l’ex fidanzato potrà scontare la pena a casa dei genitori, a pochi metri dall’abitazione della donna.

Ma se li prenda in casa sua !

Leggo l’ultima fesseria di Alfano  che sembra vorrebbe offrire 30 euro a chi si prendesse in casa un rifugiato.
“Adotta un rifugiato”.
Una volta c’era la campagna di “civiltà progresso” che invitava ad adottare un nonno, un cane, un gatto, oggi dovremmo adottare un rifugiato e magari a trasformarci nei suoi servitori.
A spese nostre, perchè portarsi in casa un tizio per 30 euro è una perdita certa.
Ma vada a dirlo agli autisti di autobus aggrediti da orde di immigrati, vada a dirlo al popolo costretto a convivere con quei “rifugiati” e, soprattutto invece di dire a noi di adottarlo per 30 euro, se li porti, tutti, a casa sua.

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