Noi imbecilli, trascinati dalla dittatura amerikana e quella ue

EUROPA FERMATI. Trascinati da Obama, stiamo per inasprire l’ostilità e rischiamo una crisi internazionale. Ecco tutta la verità che bisogna sapere prima che sia troppo tardi di Alessandro Sallusti

In queste ore si sta decidendo se l’Europa è una unione politica o solo una moneta. Nel primo caso dovrebbe difendere gli interessi dei suoi ottocento milioni di abitanti, i suoi principi e la sua storia. Nel secondo si arrenderà alla legge dei mercati finanziari e delle lobby mondiali, cioè farà solo gli interessi degli Stati Uniti d’America, che con Obama non coincidono esattamente con i nostri. Dico questo perché, tutti presi come siamo dalla quotidianità politica del piccolo orticello domestico – raramente decisiva, spesso stupida – ci sta sfuggendo che siamo sull’orlo di una crisi internazionale che solo pochi decenni fa sarebbe stata sufficiente a scatenare – complice la crisi economica come sempre è accaduto – la Terza guerra mondiale. Papa Francesco, inascoltato, è stato il primo a lanciare l’allarme sulla «guerra mondiale a rate» che si sta innescando. A rate sì, perché alcuni focolai sono distanti ma meno distinti di quanto appaia a prima vista: Ucraina, Israele, Siria, Irak, Libia.

Da ieri i capi dell’alleanza militare occidentale, la Nato, sono riuniti in Galles per decidere le mosse. Comanda l’America, che oltre a essere l’America, è il Paese che da solo si sobbarca il 75 per cento delle spese militari del carrozzone. Non solo. Noi europei – italiani compresi – siamo in ritardo con i pagamenti delle rate. Come noto, chi paga comanda, chi è moroso deve abbassare la testa. Così Obama sta spingendo per trascinare l’Europa dentro un terribile braccio di ferro con la Russia di Putin: vuole schierare l’esercito della Nato ai confini dell’Ucraina, chiede di inasprire le sanzioni economiche contro lo zar russo. In sintesi: vuole usare noi europei per regolare conti americani che saranno anche veri e legittimi ma che poco ci riguardano. Per fare tutto questo con il consenso dell’opinione pubblica è partita una gigantesca campagna di disinformazione basata su un falso presupposto. Cioè che Putin è un tiranno malvagio pericoloso per la sicurezza dell’Occidente. Ora, è vero che Putin non è un sincero democratico, ma le cose non stanno così. Sotto la sua discutibile guida, la Russia e i russi hanno raggiunto livelli di progresso e benessere non immaginabili. E lui è l’unico leader europeo ad aver preso seriamente e di petto la questione islamica, quella sì vera minaccia alle libertà dell’Occidente.

In quanto all’Ucraina le cose non stanno proprio come vengono per lo più raccontate. Indipendente dai tempi dell’esplosione dell’Unione sovietica, 1990, l’Ucraina è via via scivolata in una crisi economica devastante, con livelli di povertà tali da provocare, per sopravvivenza, una vera e propria tratta delle sue donne verso l’Ovest, badanti o prostitute non importa, basta guadagnare qualche euro. Per far fronte all’emergenza, i suoi governanti (sospettati di simpatie filonaziste) hanno ottenuto, all’inizio di quest’anno, la firma di un primo accordo per entrare nell’Unione europea. Il fatto è che in alcune regioni la popolazione è in maggioranza russa e di saltare il fosso non ne vuole sapere. Da qui la rivolta della Crimea (85 per cento di abitanti russi) che a inizio anno ha scelto, dopo una drammatica rivolta e un regolare referendum, di staccarsi e rimanere nell’orbita russa. Di recente, altre regioni dell’est del Paese hanno cercato di seguire la stessa strada. Qui il governo ha risposto coi cannoni, provocando un esodo volontario di cittadini russi verso la Russia stimata, al momento, in 850mila persone.

Putin ha allora chiesto al governo ucraino l’apertura di un corridoio umanitario e la possibilità di inviare aiuti umanitari. Niente, la risposta di Kiev è stata negativa: «Affari nostri, anzi affari dell’Europa di cui siamo freschi soci». Ed ecco la mobilitazione dell’Europa, dell’America e della Nato. Sappiamo che la questione umanitaria è solo un pretesto e che in ballo ci sono ovviamente interessi ed equilibri ben diversi: petrolio, oleodotti, accessi militari a posizioni strategiche. Ma sta di fatto che stiamo parlando del diritto all’autodeterminazione dei popoli, e trattandosi di russi c’è poco da giocare. È credibile pensare che Putin e la sua gente si pieghino a quegli incapaci del governo ucraino per qualche soldato Nato al confine e sanzioni economiche? Basta rileggere la storia. La risposta è no. E se insistiamo, anche Putin schiererà i suoi soldati, le sue armi (che non sono i razzetti dei palestinesi a Gaza). A ogni sanzione economica (peraltro sono autosanzioni, perché il blocco delle esportazioni in Russia aggrava soprattutto i bilanci già malconci delle nostre aziende e far scappare i miliardari russi dai nostri Paesi non agevola certo la nostra economia) Putin opporrà controsanzioni, fino a quella letale: il blocco delle forniture del gas e dei combustibili vitali per scaldare le nostre case e far funzionare le nostre fabbriche. Quanto può metterci Putin a girare l’interruttore dei gasdotti verso la Cina (che fra l’altro ha già offerto più soldi di noi)? Immagino davvero poco, e tutto questo perché vogliamo impedire a degli ucraini russi di andare in Russia.

Ora capisco che siamo alle prese con la prima minaccia di sciopero di carabinieri e polizia per il blocco degli stipendi e che tra pochi giorni dovremo pagare quella porcheria che sono le nuove tasse sulla casa. Ma non vorrei che tra non molto i problemi fossero altri e ben più gravi. Europa, fermati, fino a che sei in tempo. Il nostro nemico non è Putin.

La piazza a 35 euro e la casta…

Avrei voluto proprio vedere se si fossero sposati due NORMALI cittadini… avrebbero ottenuto la piazza a quello stesso prezzo? Anzi, avrebbero ottenuto risposta alla stessa richiesta? Io non credo.
Mattia Destro, nozze con la Caramis: il Comune concede la piazza per 35 euro. Per il matrimonio del calciatore della nazionale con la showgirl del telequiz L’Eredità l’amministrazione di Ascoli Piceno ha lasciato agli sposi la centralissima piazza Ventidio Basso. L’ordinanza ha previsto solo il versamento di diritti d’autorizzazione. Il sindaco: “Se possiamo dare una mano ai cittadini gliela diamo” di Antonella Beccaria

Non è stata sufficiente una pioggia d’autunno anticipato a guastare la cerimonia nuziale perché tutto era stato studiato nei dettagli: dall’ombrello in tinta con l’abito della sposa all’ordinanza del Comune di Ascoli Piceno che, dietro il versamento di 35 euro di diritti d’autorizzazione, concedeva agli sposi la centralissima piazza Ventidio Basso. Stiamo parlando di un matrimonio vip, quello celebrato lo scorso 1 settembre. Lui è Mattia Destro, classe 1991, ascolano di nascita e oggi attaccante della Roma e della nazionale di calcio. Lei, invece, è Ludovica Caramis, showgirl romana con origini greche che dal 2011 è uno dei volti del telequiz di Rai1 L’Eredità. E a proposito del provvedimento dirigenziale che ha consentito alla coppia di avere la piazza storica per pochi euro dice Guido Castelli, il sindaco di Ascoli Piceno: “In effetti è un’ordinanza un po’ originale, ma se possiamo dare una mano ai cittadini, la diamo”.

Vediamo più nel dettaglio cos’è accaduto. Nelle cronache mondane dei giorni scorsi l’evento nuziale è stato raccontato sotto diversi punti di vista. Alcuni hanno riguardato l’abito provocante della sposa, giunta puntualmente in ritardo rispetto all’orario della cerimonia, fissata per le 17 nella chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio. Altri invece si sono concentrati su alcuni dei 200 invitati, tra i quali comparivano il centrocampista dell’Inter Joel Obi, il portiere della Roma Morgan De Sanctis o il giocatore della Juventus Luca Marrone, solo per citarne alcuni. E per rendere perfetto lo svolgimento della cerimonia – almeno a rigor del testo del provvedimento comunale – la città di Ascoli Piceno ha voluto offrire “l’adeguata ‘ospitalità ascolana’ alla indiscutibile notorietà degli sposi e il conseguente, ovvio afflusso di convenuti altrettanto noti provenienti da molteplici località italiane e non, che comporterà, altresì, la necessità di individuare congrue misure di sicurezza”.

Così il 13 agosto 2014 è stata firmata l’ordinanza dirigenziale, la numero 392, che arriva cinque giorni dopo la richiesta di Mattia Destro a proposito di piazza Ventidio Basso. E la domanda viene accolta per la “ragionevole necessità di garantire all’impegnativa cerimonia-evento di cronaca” un tranquillo svolgimento. Dunque, dal 30 agosto, in zona compare la segnaletica stradale che comunica la chiusura della piazza e le relative modifiche alle regole di accesso. Tra queste, dalle 15 alle 21 del 1 settembre, occorre “interdire la sosta veicolare – con rimozione forzata – su 25 stalli riservati a residenti-autorizzati […] conformemente all’allegata planimetria”. In cambio di ciò “sarà cura del richiedente effettuare un versamento di € 35,00 per i diritti di autorizzazione da versare sul c/c postale […] del Comune”. Obbligo che viene rispettato e così Ascoli, città “medaglia d’oro al valor militare per attività partigiana”, come ricorda la dicitura sotto il logo del Comune stesso, finisce immortalata nelle pagine cartacee e web delle testate più glamour.

“In realtà la motivazione dell’ordinanza doveva essere un’altra”, commenta il sindaco Castelli, riconfermato lo scorso 26 maggio nel ruolo di primo cittadino conquistato per la prima volta nel 2009. Il politico – alla guida di una giunta di centrodestra e che negli anni per l’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) si è occupato di ambiti diversi, dai trasporti e viabilità all’attuale tassazione locale soprattutto per quel che riguarda gli immobili – prosegue: “Non ravvisando motivi per negare la piazza, l’abbiamo concessa. E facendolo volevamo che fosse garantita la perimetrazione dell’area e la sicurezza degli ospiti, dato che attendevamo molti più big. Insomma, non c’entra nulla la notorietà degli sposi, le nostre considerazioni hanno riguardato l’ordine pubblico e l’accesso alla zona”.

Però poi c’è la questione della cifra chiesta al calciatore, che magari poteva essere più interessante per le casse del Comune. “Abbiamo un tariffario standard per gli eventi e gli spettacoli”, spiega ancora Castelli. “Ma un matrimonio non rientra in quel contesto. Così abbiamo applicato solo il pagamento dei diritti previsti per legge. Di certo, però, qualche ragionamento dobbiamo iniziare farlo dato che poi spetta a noi la pulizia della piazza dal riso o da altro materiale lasciato dopo la cerimonia. E forse, nel caso gli sposi se lo possano permettere, non sarebbe inopportuno chiedere un contributo. Ma solo se ci sono le possibilità economiche per farlo perché – glielo ripeto – non abbiamo voluto lucrarci, siamo sempre ben contenti di dare una mano. Pensi che una volta da noi si è sposato un maragià, un grande re”.

Proteste da parte di chi non ha condiviso la scelta del comune di Ascoli Piceno? “Qualcosa sì, soprattutto su Facebook”, conclude il sindaco della città marchigiana. “Ma gli attacchi peggiori ce li ho avuto dai tifosi della Lazio”. Al di là di questo, però, adesso Ascoli ha ricordato a tutti di avere un’altra stella, dopo quella del telecronista “Tonino Carino da Ascoli”, com’era chiamato il celebre giornalista sportivo che seguiva la formazione locale ai tempi in cui lavorava per la trasmissione 90° minuto. Ulteriore stella è stata poi quella della stessa squadra cittadina che negli anni Ottanta, sotto la presidenza di Costantino Rozzi, aveva inforcato un’ascesa che le aveva fatto guadagnare il soprannome di “provinciale terribile”. In seguito sono arrivati gli anni del declino fino alla Lega Pro, il livello base del calcio professionistico, e il fallimento della società a fine 2013, ricreata poco dopo dall’imprenditore italo-canadese Francesco Bellini, che fa nascere la Ascoli Picchio F.C. 1898.

Fecondazione eterologa a spese nostre

Un nuovo capitolo di spesa si aggiunge ai tanti che Renzino lungi dall’abbattere sta aumentando.
Una infausta sentenza (tra le tante pessime) della corte costituzionale ha spalancato le porte alla cosiddetta fecondazione eterologa e una “conferenza” di esperti delle regioni ha sbracato completamente pensando di mettere l’eventuale intervento a carico della sanità pubblica, facendo pagare solo un miserrimo ticket, come se la sanità pubblica non fosse già oberata di enormi costi e debiti.
Ma perchè io, che sono contrario, dovrei pagare per questi interventi ?
Esattamente la domanda che mi sono sempre posto sull’aborto.
E poi qualcuno continua a chiedermi perchè sono favorevole allo smantellamento della sanità pubblica per ricorrere alle assicurazioni private: così, almeno, oltre ad una maggiore efficienza, avremo costi posti a carico di usufruisce del servizio e non di chi, anche per ragioni etiche e morali, considera certi interventi una degenerazione. 

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Moscerini e Tafazzi

 
 
 
Secondo il governo italiano è severamente vietato farsi gli affari propri. Mentre tutte le altre nazioni gareggiano nel difendere i propri interessi, i nostri politici fremono dalla smania di servire con zelo gli interessi altrui. Non si è ancora insediata nel ruolo di Lady Pesc (un acronimo insopportabile che starebbe a significare Alto Commissario per la Politica Estera e la Sicurezza Comune) che l’insignificante e insulsa Mogherini fa il muso duro a Putin.
Oh povera moscerina cocchiera! Ce lo chiede Lamerica e lei  china  subito il capo rispondendo: “Obbedisco”.  Così ha agitato nei confronti del presidente russo una rappresaglia commerciale perfino più estesa di quella finora attuata dagli altri paesi della Ue, passando da un embargo a un blocco  vero e proprio degli scambi esteso a molte imprese e realtà industriali e commerciali.  I paesi Nato sono divisi sulle sanzioni da applicarsi, ma lei non ha dubbi e ha già dichiarato: “Avanti con le sanzioni!”.

Sì, avanti tutta a martellarci i testicoli a sangue.  La Russia sta salvaguardando il suo sacrosanto diritto a non allinearsi alle politiche euroatlantiste, tenuto conto  che l’Ucraina ha deciso di entrare in Europa, senz’essere adeguatamente informata di cosa l’aspetta, una volta entrata!
La crisi russo-ucraina s’inserisce in un contesto già molto difficile per il nostro Paese. Orfana del petrolio dalla Siria e dall’Iran, entrambi soggetti a sanzioni internazionali, nel 2011 l’Italia si è ritrovata anche senza il petrolio libico. Prima della rivoluzione e la successiva guerra contro Gheddafi la Libia è stato il nostro storico primo fornitore con una quota del 24% del nostro import petrolifero. Qui sul Sole 24 ore quel che rischia l’Europa e in particolare l’Italia nel settore energia.
Inoltre, sempre secondo i dati del Sole “nel 2013 l’Italia ha esportato verso la Russia beni per 10,8 miliardi di euro, confermandosi il secondo Paese della Ue dopo la Germania, davanti a Polonia, Olanda e Francia nell’interscambio con Mosca”.

Ma questa povera ministruccia ansiosa di eseguire diligentemente i compitini, si fa indirettamente ridere dietro perfino dal cantante Albano, il quale  in una sua intervista concessa a Battistini sul Corriere mostra di conoscere la Russia meglio di lei.  Nel leggerla, ho pensato che l’Ugola d’Oro di Cellino S. Marco in confronto a lei sembra quasi un maître à penser.

Miracoli della politica estera renziana, all’insegna del più  acuto e  grave “tafazzismo“!
La verità e che nonostante gli aiuti e le spinte di vari oligarchi come Soros, l’Ucraina ha perso la sua guerra per l’egemonia telecomandata altrove, una guerra sporca fatta di contractor e di bande armate. L’Ucraina non è  nemmeno un vero e proprio Stato ma un crocevia di gasdotti ed una lunga linea di confine tra i due blocchi. Una realtà che sarà dura da accettare per le lobby  e le multinazionali che hanno investito moltissimo in questa tarocca  rivoluzione di Maidan.
La solita Ue degli ascari tace, si allinea, e chissà se a forza di sbatterci la testa, lo capirà che questa che sta ingaggiando, è una causa persa in partenza.
Ma quel che colpisce è la spavalderia della Moscerini quando vuol far vedere che…Lei c’è e batte il suo colpo. Anche se poi si tratta di un patetico petardo solitario.  

Manzoni, Napoleone e Renzino

Di quel securo il fulmine, tenea dietro il baleno, scrisse di Napoleone il grande Alessandro Manzoni.
Cioè, Napoleone faceva seguire l’immediata realizzazione alla sua idea.
Un Manzoni dei nostri tempi cosa potrebbe scrivere di Renzi ?
Di quel parolaio il cervello non tenea mai in controllo la bocca ?
Sì, perchè non solo cinguetta come un tarantolato, ma continua a sparare cavolate senza tener in alcun conto i costi e chi li deve pagare.
Ieri era il turno di ben 150mila assunzioni nella scuola.
La Giannini aveva parlato di 100mila e, naturalmente, Renzi ha dovuto rilanciare per distinguersi.
A spese nostre.
E poi la conferma degli 80 euro.
Mancano le coperture, il mio suggerimento è che siano tutti costi a valere sui beni personali di Renzi e degli altri ministri.
Scommettiamo che cesserebbero queste regalie da basso impero ?


P.S.: Qualcuno si domanderà: cosa c’entra il nastro giallo per i Marò con il contenuto del post ?
Nulla e tutto.
Fino alla liberazione dei nostri Fucilieri di Marina sequestrati dall’India, intendo ricordarli con quella immagine.
Per non dimenticare che se l’Italia ha uno stato nemico, questo è chi rapisce e sequestra nostri connazionali o non ci consegna i pluriassassini condannati.

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Le bugie di Angelino Jolie e mare nostrum resta a noi

Un commento: “In pratica gli arrivi di clandestini da accogliere, alloggiare, nutrire, curare, aumenteranno ancora grazie a quelli che ci procurera’ frontex in aggiunta a mare nostrum, Italiani mano al portafogli, e’ vuoto? Non importa accoglieremo a debito e poi ci diranno che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilita’ e che i debiti bisogna onorarli. Non si sa piu’ dove metterli, hanno invaso ovunque non solo le periferie, piu’ di 100.000 in soli 7 mesi in aumento. Banlieu in Francia, Marsiglia fuori controllo, ronde islamiche a Londra, quartieri a maggioranza di immigrati off limits nei paesi nordici, zone di pericolo ad Anversa, e’ questo che si prospetta per il futuro? Quella che si auspicava come integrazione sta diventando un conflitto, spesso violento, in molte citta’ europee, ora anche in Italia. Molti giovani sono andati in Siria a combattere con le milizie integraliste, torneranno indottrinati e ben addestrati… e speriamo che non usino qui gli stessi metodi di rivendicare diritti. Altro che integrazione il degrado e l’insicurezza si stanno diffondendo ovunque, non sono piu’ una peculiarita’ delle periferie urbane. Presto scontri violenti per le strade tra gruppi xenofobi, clandestini in miseria e Italiani esasperati”. 

Immigrazione, l’Ue smentisce Alfano: “Frontex non sostituisce Mare Nostrum”. Il commissario europeo Malmstroem agli eurodeputati: “L’operazione partirà a novembre, ma avrà risorse più limitate”. Il ministro dell’Interno aveva detto esattamente il contrario

Il programma europeo Frontex Plus “non potrà sostituire Mare Nostrum” perché avrà risorse ”più limitate” e non avrà la capacità dell’operazione avviata nell’ottobre 2013 dalle autorità italiane e che ha già salvato 100mila persone nel Mediterraneo. Ad affermarlo è stato il commissario agli Affari Interni, Cecilia Malmstroem, che ha risposto alle domande degli eurodeputati della commissione per le Libertà civili del Parlamento europeo. Una frase due volte significativa perché il ministro dell’Interno italiano, Angelino Alfano, aveva detto esattamente il contrario nel giorno dell’incontro proprio con la Malmstroem. Alfano, da Bruxelles la scorsa settimana, aveva detto: “La base che oggi abbiamo costruito serve alla sostituzione di Mare Nostrum con Frontex Plus. Il che non significa che Mare Nostrum viene sostituita da un’operazione che fa esattamente il suo stesso lavoro: Frontex Plus avrà un’articolazione, un dispositivo che non coinciderà con Mare Nostrum e che avrà come sua articolazione operativa quella della frontiera del Mediterraneo e di Schengen”.

Malmstroem in Parlamento ha riferito proprio i risultati dell’incontro con Alfano, ribadendo la propria gratitudine per “il fantastico lavoro svolto” dall’Italia. Il commissario Ue ha spiegato che Frontex Plus dovrebbe entrare in funzione da novembre, ma che “non sarà una copia di Mare Nostrum” e che “non sarà la soluzione finale” al problema migratorio nel Mediterraneo. A una domanda specifica sul futuro di Mare Nostrum, che il governo italiano vorrebbe gradualmente superare, la Malmstroem ha sottolineato che si tratta di una decisione “che deve essere presa dalle autorità italiane”. Quello che è chiaro, però, è che la nuova operazione Ue, il cui mandato sarà definito nelle prossime settimane, “non potrà sostituire Mare Nostrum”. La Malmstrom ha ribadito l’appello a tutti i Paesi membri dell’Ue affinché diano il proprio contributo alle gestione dei flussi migratori. “E’ importante arrivare a una responsabilità condivisa dei rifugiati, oggi ci sono sei Paesi che accolgono il 75% dei rifugiati (Germania, Francia, Svezia, Gran Bretagna, Italia e Belgio, ndr), mentre altri fanno troppo poco”. La scorsa settimana Malmstrom aveva sottolineato che “Frontex Plus punta a rafforzare l’assistenza all’Italia ed essere complementare rispetto a quanto è stato fatto finora” dal nostro Paese.

Le malattie infettive dei clandestini

Grillo: “Tornano le malattie infettive”. Consap: “40 poliziotti malati di tubercolosi”. Il leader del Movimento 5 stelle sul blog rilancia la denuncia del sindacato di Polizia che ha annunciato una class action contro lo Stato: “Per evitare il tabù del razzismo, lasciamo spalancate le frontiere senza fare controlli”. Pd: “M5S prenda le distanze”. Lega Nord: “Colpa dei grillini che hanno abolito il reato di immigrazione clandestina”

“Tornano le malattie infettive. Tubercolosi no grazie”. Beppe Grillo sul blog rilancia la denuncia del sindacato di polizia Consap sul presunto contagio di 40 poliziotti mentre svolgevano il servizio di accoglienza per i clandestini. “Una storia”, dice il leader del Movimento 5 stelle, “caduta nel nulla e così come l’ingresso di malattie infettive dall’Africa. Qui per evitare il tabù del razzismo arriviamo alla situazione grottesca degli Stati africani che chiudono le frontiere tra loro per paura dell’ebola, mentre noi le lasciamo spalancate senza fare alcun accertamento medico sui chi arriva da chissà dove nel nostro Paese. I triti e ritriti confronti degli italiani come popolo di migranti che deve comprendere, capire, giustificare chiunque entri in Italia, sono delle amenità tirate in ballo dai radical chic e dalla sinistra che non pagano mai il conto e da chi non vuole affrontare il problema”. Secondo Igor Gelarda, segretario generale del Consap, alle forze di polizia mancano gli strumenti essenziali per far fronte al pericolo. “Quando i nostri bisnonni”, continua Grillo, “approdavano negli Usa, venivano subito confinati a Ellis Island in quarantena. Come se non fosse un problema nazionale il ritorno di malattie debellate da secoli in Italia. Per la tbc non esiste un vaccino che provveda una protezione affidabile per gli adulti. Vogliamo reimportarla? Reimportiamola. Ma facciamolo alla luce del sole, informando la popolazione che alla polizia non vengono forniti neppure gli strumenti minimi di profilassi”.

Dure critiche all’articolo di Grillo arrivano dai banchi del Partito democratico: “Sa fare solo il provocatore”, ha detto il deputato Pd Khalid Chaouki. “E’ odioso sentir parlare degli immigrati con i toni di Grillo – ha aggiunto il deputato democratico il quale si dice “curioso di sapere se ora i parlamentari del Movimento 5 Stelle prenderanno le distanze dal terrorismo mediatico del loro capo”. Attacchi anche dalla Lega Nord: “Grillo dimentica”, ha detto il deputato Roberto Caon, “che l’arrivo delle malattie infettive dall’Africa è stato favorito anche dall’abolizione del reato d’immigrazione clandestina voluto dal M5S. Visto che il leader pentastellato ci tiene tanto a fare le cose alla luce del sole dica chiaramente che l’apertura indiscriminata delle frontiere, da lui oggi tanto criticata, è colpa del M5S che con un voto in Parlamento ha cancellato ogni deterrente per l’arrivo dei clandestini nel nostro paese”.

Il tema immigrazione è molto discusso dentro il Movimento 5 stelle. L’emendamento che ha portato all’abolizione del reato di immigrazione clandestina portò la firma dei senatori Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi. Una decisione che creò numerose polemiche all’interno del gruppo e una sconfessione pubblica da parte di Grillo e Casaleggio. Seguirono i chiarimenti e un voto online che autorizzò il gruppo parlamentare a sostenere la scelta. Anche se resta un nervo scoperto all’interno di Camera e Senato, per il momento il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio assicura che non c’è nessun problema: “Quelle di Grillo mi sembrano preoccupazioni legittime”.

Investitori stranieri e soliti noti…

Renzi: “Meglio investitori esteri con soldi veri che il ‘salotto buono’ italiano”. Il presidente del Consiglio parlando a Rtl attacca “certi presunti capitalisti italiani che hanno finto di fare investimenti e invece da trent’anni son sempre loro, i proprietari dei giornali, quelli che si comprano le aziende e poi i posti di lavoro non crescono”. E in un’intervista Il Sole 24 Ore alza la posta sulla spending review: “I tagli saranno non di 17 ma di 20 miliardi per investire senza aumentare tasse”. Le privatizzazioni si faranno ma “non si deve partire da Eni e Enel”

“Preferisco che arrivi qualcuno dall’estero con soldi veri” a creare posti di lavoro “a certi presunti capitalisti italiani che hanno finto di fare investimenti e invece da trent’anni son sempre loro, quelli del salotto buono”. Matteo Renzi, parlando mercoledì mattina a Rtl, torna a indossare le vesti del rottamatore di quello che la settimana scorsa ha definito “capitalismo di relazione ormai trito e ritrito”. Concetto ribadito all’emittente radio: “In Italia sono 30 anni in cui sono sempre i soliti, che sono i proprietari dei giornali”, quelli “che stanno dentro i salotti che contano della finanza, che si comprano le aziende e poi i posti di lavoro non crescono e l’Italia da 15 anni è ferma. Allora io vorrei spalancare questo Paese. Non mi interessa chi sei. Non si può continuare a vivere di totem e di tabù, gli italiani vogliono posti di lavoro, oggi. Ma per averli bisogna aprire il paese agli investimenti. A volte sono stati preferiti gli amici degli amici e la storia del nostro capitalismo è stata fatta sempre dai soliti noti”.

Continuando il ragionamento su mercato del lavoro e polemiche sull’articolo 18, Renzi ha detto: “Non sono per niente preoccupato sulle regole” ma “il posto di lavoro non si crea cambiando le regole. Qualcuno pensa che in Parlamento ci siano maghi, capaci di creare posti di lavoro cambiando le regole. Per crearli, invece, bisogna far sì che gli imprenditori investano”. Per questo la “vera sfida è dire agli imprenditori stranieri ‘venite in Italia’ o dire a quelli italiani di restare”. Per far sì che ciò accada, servono “regole chiare sulla giustizia; semplificazione burocratica; un paese con meno politici e più politica. Per un imprenditore le regole del lavoro sono importanti, ma ancor più lo è il contesto, il cosiddetto business contest”.

In una lunga intervista a Il Sole 24 Ore, iniziata secondo il direttore Roberto Napoletano con Renzi che “brandisce una sciabola muovendosi da un capo all’altro della stanza nel suo ufficio a Palazzo Chigi”, ha poi alzato la posta sulla spending review. Sostenendo che “i tagli saranno non per 17 ma per 20 miliardi per investire in istruzione e ricerca senza aumentare tasse”. In che modo? Il governo valuterà “tagli del 3% per ciascun ministero”. Quanto al commissario Carlo Cottarelli, con il quale notoriamente i rapporti sono tesissimi e che solo lunedì ha ribadito il suo piano di tagli alle partecipate escluso all’ultimo minuto dallo Sblocca Italia, “ha la mia fiducia e quella di Padoan” e “gli ho chiesto di restare”, dice il premier. “Vedremo se riusciremo a trattenerlo”. Smentita invece l‘accelerazione sulla vendita di ulteriori quote di Eni ed Enel, che a fine agosto era stata confermata dallo stesso ministero dell’Economia: “Le privatizzazioni si faranno e i target previsti verranno rispettati”, ma “non sono convinto che si debba partire da Eni e Enel. Non vedo prioritario ridurre le quote dello Stato in due società che hanno grandi potenzialità, il corso dei titoli può ancora crescere, si può fare un discorso più strategico”. Il presidente del Consiglio ha poi etichettato come “fantapolitica” le voci su un rimpasto di governo: “La squadra è questa e non si tocca, a tempo debito sostituiremo solo il ministro degli Esteri”.

Al direttore de Il Sole 24 ore rimane un dubbio che definisce “pesante”: Renzi è consapevole che la priorità dell’Italia è l’economia più che le riforme istituzionali? Mille giorni saranno sufficienti per garantire competitività e legalità per la rinascita del Paese e la ripresa degli investimenti? Il Primo ministro ribadisce di non aver bisogno di guardare in faccia nessuno: “il consenso” dei cittadini “è il capitale investito per cambiare questo Paese” senza perdersi d’animo “continuerò a farlo con quello stile di leggerezza che è mio: non è serio solo c’è che viene detto con una faccia seria”. Sorrisi e “idee pesanti” il binomio di Matteo Renzi per “uscire tutti insieme dalla crisi”.

Il bomba, le ispirazioni e gli spin doctor

Matteo Renzi è un giocoliere delle parole e non è certo un caso sei da ragazzo era soprannominato “il bomba” ovvero colui che la spara grosse. Il “physique du rôle” d’altronde ce l’ha: tutto guizzi, smorfie, moine. Il premier è dotato di un ego così ipertrofico da impedirgli di capire quando non è il caso ovvero quando la sua naturale teatralità sfocia nel grottesco e, sovente, nel ridicolo. Ognuno di noi arrosirrebbe se venisse fotografato in pose che evocano più le gag di Mr Bean che la postura consona a un primo ministro. Lui no. Ed è permaloso, tenace, combattiero, replica colpo su colpo, come ha dimostrato con la scenetta del gelato in risposta agli sberleffi dell’Economist. L’uomo è fatto così. Ma se fosse solo un istrione di strada oggi non sarebbe Primo Ministro. L’istinto – per far carriera a questi livelli – non basta. Ci vuole anche del metodo. Che non è certo farina del suo sacco.
Per giudicare Renzi non basta esaminarlo con i parametri della politica italiana, bisogna ricorrere a quelli dello spin ovvero delle tecniche che da oltre un ventennio consentono a leader politici anglosassoni ma non solo, di brillare sulla scena politica, dissimulando i loro veri obiettivi politici (ed economici) con una strategia di comunicazione volta a sedurre e a distrarre il pubblico. Da Tony Blair a Bill Clinton a Barack Obama, passando per il primo Nicolas Sarkozy, per l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e persino per l’ex presidente americano George Bush, inetto nella comunicazione, ma che grazie alle alchimie del suo “stregone” Karl Rove è riuscito a farsi eleggere due volte. Matteo Renzi è il primo politico italiano che ha raggiunto il potere usando le stesse tecniche e non a caso – a quanto si deduce dalle biografie più autentiche, quelle non agiografiche – ha frequentato gli stessi referenti internazionali, soprattutto anglosassoni.
Discorso lungo, questo che non posso liquidare in un post. Qui mi limito a rilevare due tecniche tipiche dello spin. Nella fase di creazione del consenso, Renzi ricorreva sistematicamente agli ossimori ovvero alla capacità di accostare termini o concetti in contrastro tra loro. Esempi: Io sono contro la disoccupazione, però non si può negare che di fronte a certi comportamenti il licenziamento è giusto. Io da uomo di sinistra riconosco i diritti dei lavoratori, però non possiamo dimenticare quelli degli imprenditori. Io, da cattolico, sono per la famiglia tradizionale, però non posso non essere solidale con i gay.
In questa maniera Renzi è riuscito a piacere quasi a tutti: a cattolici e atei, alla sinistra chic e alla destra borghese perchè attraverso l’ossimoro ogni ascoltatore si sentiva rassicurato nelle sue convinzioni più profonde e ognuno pensava: Renzi è uno dei nostri. Poi, una volta al governo, ha applicato la teoria dell’annuncio, sul modello di Tony Blair e del suo bravissimo e spregiudicato spin doctor Alistair Campbell, i quali dovendo “nutrire” la stampa e sapendo che pubblico e giornalisti hanno la memoria corta, si inventarono letteralmente le notizie, prediligendo quelle di facile comprensione, familiari al grande pubblico e sensazionaliste. Quasi tutte naturalmente risultarono dei bluff, però servivano a Blair per passare come un innovatore, movimentista, uno che “cambiava le cose”.
Sia chiaro: in 10 anni a Downing Street Blair ha comunque lasciato il segno, ma se non avesse fatto ampio uso dello spin non sarebbe passato alla storia come un grande comunicatore e probabilmente sarebbe finito rosolato dalla stampa. Avete capito a chi si ispira Matteo Renzi? Dubito fortemente che abbia la capacità innovativa di Tony Blair – anche perchè se anche volesse cambiare davvero, le ganasce dell’Unione europea e di Maastricht scatterebbero immediatamente, impedendoglielo – ma sul fronte dello spin può considerarsi il suo italico erede. Ricordate i primi mesi a Palazzo Chigi? Era una sequenza di annunci roboanti: “una riforma al mese”, prometteva (“A marzo facciamo la riforma del lavoro, ad aprile della Pubblica amministrazione, a maggio del fisco…” e così via). Roboanti quanto alla luce dei fatti inconsistenti. Non ha concluso nulla, però le rifome le ha vestite bene, consapevole della forza degli slogan. Decreto Slocca Italia, Bonus 80 euro, Rivoluzione Giustizia, Miliardi per le Grandi Opere, condite con frasi del tipo:
“Non lasceremo il futuro ai gufi e a chi scommette sul fallimento. Siamo al lavoro”. “Se l’Italia deve cambiare, nessuno può chiamarsi fuori. Nessuno può tirarsi indietro. Vale per tutti i settori”. “Dobbiamo giocare all’attacco, non in difesa. Scegliere il coraggio, non la paura”. Così irresistibilmente generiche e volte a suscitare un consenso esclusivamente emotivo. Chi vuole essere dalla parte dei gufi? Chi non vuole cambiare? Chi non ha coraggio? Nella conferenza stampa odierna il velocista Matteo ha scoperto improvvisamente le virtù del mezzofondo e ha presentato il decreto “Passo Dopo Passo”. L’uomo che voleva cambiare l’Italia in cento giorni ora ne chiede mille, per essere giudicato, udite, udite, nel maggio 2017. Ma naturalmente la colpa non è sua: è dei gufi, dei disfattisti, dei paurosi. Lui è il pifferaio senza paura. Il dramma è che, a quanto pare, incanta ancora gran parte degli italiani. Per ora.

Meglio russi che morti

Fino a venticinque anni fa c’erano mille e più motivi per scatenare una guerra contro l’allora Unione Sovietica.
Tutti motivi moralmente solidi, come la difesa dell’autodeterminazione di un popolo e di una nazione: l’Ungheria nel 1956 e la Cecoslovacchia nel 1968.
Oggi vedo che gli stessi (o i loro figli e nipotini) che sembravano tarantolati dalla “pace” (al punto da usare violenza per affermare il principio della pace …) oggi sono in prima fila ad impartire lezioni e minacce alla Russia moderna.
Allora urlavano “meglio rossi che morti“, oggi “meglio morti che russi“.
A ben vedere, peraltro, oggi come allora costoro sono coerenti: contro l’autodeterminazione degli ungheresi e dei cechi e slovacchi nel 1956 e 1968, contro l’autodeterminazione del Donbass nel 2014.
Non stupisce quindi che contro Putin straparlino comunisti vecchi (Napolitano) e nuovi (Mogherini) con il contorno di socialisti americani (forse i peggiori della genìa) come Obama e della nuova unione sovietica europea delle Merkel, degli Hollande e dei Renzi.
Infatti, sicuramente ci sono più comunisti nel governo italiano, nell’unione sovietica europea e persino negli Stati Uniti che nella Russia moderna.
Allora per me era “meglio morti che rossi”, oggi invece “meglio russi che morti”.
Non solo non voglio morire per Kiev, ma non voglio neppure patire freddo in inverno per la mancanza del gas russo, sostituito, a caro prezzo, da quello di Obama.
E smettiamola con le ridicole sanzioni contro la Russia, unica nazione che, ancora, rappresenta un baluardo contro la degenerazione di questa umanità !
Se era giusta, come proclamavano Clinton, D’alema e i dioscuri del socialismo mondiale, l’autodeterminazione del Kossovo, tanto da bombardare ripetutamente la Serbia, lo è altrettanto oggi quella del Donbass tanto da consentire alla Russia di tutelare i suoi connazionali, come dovremmo fare anche noi per i due Marò sequestrati in India.
Se proprio vogliamo unire l’Occidente (e non solo) con delle sanzioni, si adottino contro il Brasile che si rifiuta di consegnarci il pluriassassino Cesare Battisti e contro l’India che si rifiuta di rilasciare i nostri Fucilieri di Marina.
Pienamente solidale con la figlia di Latorre (che ha detto quello che noi tutti pensiamo e spesso scriviamo) e complimenti a Lotito che farà giocare la Lazio con un nastro giallo in onore dei nostri Militari.

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