Discriminazione

Questa mattina la trasmissione radiofonica Radio anch’io, ha esaminato, con la tipica faziosità del servizio pubblico di questi tempi, la questione sollevata dal licenziamento di una insegnante presunta lesbica da una scuola privata cattolica.
Da una parte, una pletora di soggetti che hanno brandito la costituzione per berciare contro la presunta discriminazione per orientamento sessuale (ma la costituzione del 1948 non prendeva certo in esame gli omosessuali, bensì le discriminazioni di una donna verso un uomo e viceversa).
Altri hanno ululato pretendendo l’intervento dello stato nella scuola privata perché tale scuola usufruisce di finanziamenti pubblici. Ma i genitori dei ragazzi che vanno in quella scuola pagano le tasse ed hanno quindi il pieno diritto a ricevere il contributo pubblico per l’istruzione ! Piuttosto si tolgano i contributi a pioggia alle scuole e si diano alle famiglie, poi le scuole, pubbliche e private, dovranno far pagare la retta e sopravvivranno quelle nelle quali l’insegnamento sarà migliore ed avranno più alunni e più donazioni.
Il punto, essenzialmente, è però la discriminazione.
In sostanza io, scuola privata, identitaria, non posso scegliere gli insegnanti che, anche come esempio personale, rappresentino i Valori che intendo insegnare ?
Questa è dittatura.
Ma c’è un ulteriore aspetto che possiamo utilizzare per evidenziare un principio ed un pericolo di carattere generale.
Se io, azienda pubblica o privata, mi trovassi nella necessità di licenziare un tot numero di persone (o anche una sola), dovrei licenziare solo eterosessuali, perché se licenziassi l’omo mi scatenerebbero addosso anatemi e trasmissioni radiotelevisive ?
Non sarebbe forse una discriminazione vera e non forzata, ma che nessuno si preoccupa di denunciare ?




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Riapropriarci del diritto alla legittima difesa

Qui abbiamo ripetutamente lamentato l’assoluto sbilanciamento a favore dei criminali quando si tratta di decidere o perseguire qualcuno che reagisce alle violenze, fisiche o morali, altrui.
Schiaffeggiare una zingara che ci importuna per strada è foriero di gravissime conseguenze e picchiare un rapinatore, apre a noi e non a lui, le porte del carcere.
Dagli Stati Uniti decaduti di Obama è arrivato un nuovo “gioco”.
Si tratta di colpire con un pugno un passante e vedere se si è sufficientemente “bravi” per abbatterlo subito.
E’ accaduto anche a Bologna, con una persona che ha ora la mandibola fratturata e bloccata.
In Inghilterra c’è chi è morto.
Da una simile aggressione non c’è praticamente difesa perché è improvvisa, immotivata e vigliacca perchè questi “eroi” sono così coraggiosi da aggredire alle spalle.
L’unica difesa sarebbe nel prossimo, è nel concittadino onesto che vede e, se potesse, interverrebbe per difenderci e, quanto meno, per neutralizzare l’aggressore.
C’è però un ma grande come l’universo.
Se si interviene appena un po’ oltre un buffetto inutile, si finisce indagati e soprattutto mentre il delinquente è in compagnia di altri suoi simili, spesso in possesso di armi da taglio o peggio, noi siamo a mani nude ed inermi.
Non sarebbe il caso di rivedere il concetto e la legislazione della legittima difesa, per ricomprendervi anche la difesa dei concittadini che vediamo aggrediti ?

Non sarebbe il caso di consentire ai cittadini incensurati, maggiorenti, capaci di agire e che abbiano svolto il servizio militare, di portare armi senza dover passare le Forche Caudine dei permessi e dei visti ?
Se lo stato non provvede alla nostra sicurezza, non dovremmo riappropriarci del diritto alla legittima difesa ?



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Basta piangere, per Mosul…

Cari Cristiani che oggi piangete, a ragione, i morti di Mosul in Irak (ma anche tutti i nostri morti), se invece di piangere, reagissimo come sta facendo , LEGITTIMAMENTE Israele, avremmo molti morti in meno. Se avessimo governi Cristiani, con Eserciti Cristiani, avremmo risolto. Israele, come per Entebbe, agisce. Noi piangiamo e ci appelliamo all’ ONU…

La sinistra partito della spesa e delle tasse

La giunta regionale dell’Emilia Romagna è dimissionaria con il suo presidente Vasco Errani.
Non ha però finito di fare danni.
Una revisione dell’aliquota irpef regionale architettata in modo da ridurla sui redditi inferiori ai quarantamila euro, recuperando da quelli superiori a tale cifra per arrivare ai medesimi introiti.
Una politica smaccatamente comunista che, invece di tagliare le spese, pur di continuare a spendere opera una discriminazione che porta solo ad un livellamento verso il basso.
Perchè mai chi guadagna a cavallo o poco più dei quaranta mila euro, dovrebbe darsi da fare, aumentando la sua produttività, per vedersi espropriato dalle tasse, quanto guadagnato  ?
Poi qualcuno si domanda perchè il PIL in Italia non cresce …

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Salvini e Lega: ok,il programma è giusto

Nella Babele di chiacchiere del fine settimana, due interventi mi piace sottolineare.
Il primo è la dichiarazione di Paolo Romani, intelligente presidente dei senatori di Forza Italia, che ha proposto, prima delle primarie sui nomi, le primarie delle idee.
Perchè è inutile parlare di nomi, se non si è d’accordo sulle idee.
Esattamente come ha dichiarato Matteo Salvini, segretario della Lega, al congresso di Padova dove ha anche individuato i capisaldi di un programma realmente di Centro Destra che, casualmente, sono anche i tre temi che da tempo sostengo su questo blog.
1) Rivolta fiscale. Flat tax al 20%.
2) Stop immigrazione. Basta con lo spreco di mare nostrum, con l’importazione di clandestini, con lo sperpero di denaro pubblico e privato nel nome di un malinteso solidarismo internazionale verso coloro che, potendolo, ci taglierebbero la gola ai quali i soliti abatini buonisti e politicamente vorrebbero concedere voto, cittadinanza, iu soli, così, tanto per consentiro loro di depredarci meglio.
3) Niente derive verso il “matrimonio” omosessuale.
Poi, naturalmente, ci sono argomenti di ulteriore supporto e identità: 
ritorno alla Lira e alla Sovranità Nazionale;
– rivoluzione dell’apparatogiudiziario;
– autonomie locali, federalismo, autodeterminazione.
Ma i punti qualificanti sono i primi tre.
Ed ha ragione Salvini quando dice che non ci può essere alleanza con chi propone, come la signorina Pascale e la sua cerchia di cattivi consigliori di Berlusconi, il “matrimonio” omosessuale o lo ius soli di Alfano per i figli dei cosiddetti “rifugiati”.
E’ ora di finirla con i compromessi.
Anche a costo di una lunghissima traversata nel deserto, guidati solo dai Valori e dagli Ideali che non possono essere svenduti per una riformetta o per l’applauso effimero della stampa serva dei potentati finanziari internazionali.

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Perchè stare con Israele.

Araba Cristiana del Battaglione Caracal dell’ Esercito d’ Israele

Mi è stato chiesto il perchè io appoggi Israele.
Queste alcune motivazioni…

1)Oltre al fatto che siano i Nostri Fratelli maggiori, pur con tanti loro errori (ma chi è immune, Pilato ? Nerone ?), sono depositari del tradizionalismo. La loro vita è pervasa dalla Tradizione.
2) Sono conseguentemente Reazionari, tant’è che molti parteciparono alla Marcia su Roma. 
3) Sono indubbiamente intelligenti. 
4)Con la tragedia della Shoah abbiamo regalato per anni un Popolo Tradizionalista alla sinistra. 
5)Alleati della Falange Cristiana quando anche i franzosi abbandonarono i Cristiani del Libano. 
6) Golia.
7)Le imprese terroristiche per il mondo, Italia compresa (Strage di Bologna in testa…) di quel Al Fatah del pederasta Arafat supportato dal boia Ceausescu e quelle di Hamas ed altri gruppi. 
8) Le sciocchezze demenziali dei Negazionisti che inficiano il lavoro dei Revisionisti 
9)Il mio odio per il nazionalsocialismo ma il mio grande amore per il popolo austro-tedesco 
10)Ultima e prima, la Shoah. 

Credo basti ed avanzi.

Sull’aereo malese

Dalla pagina facebook di Diego Fusaro. Pochissime parole per raccontare la verità
Prima le patetiche Pussy Riots e la pagliacciata dell’Ucraina, ora il fantomatico aereo abbattuto: quali altre mosse di diffamazione preventiva ai danni della Russia dobbiamo attenderci? Perché gli USA e il presidente Obama – imperialista col premio Nobel per la pace – non dicono chiaramente che odiano la Russia nella misura in cui essa non si inginocchia dinanzi alla ‘special mission’ americana di occupazione del mondo intero? Il clero giornalistico e il circo mediatico assicurano l’ordine simbolico dominante, portando la popolazione occidentale a odiare la Russia e ad amare i carnefici USA.

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Immigrati, gli scafisti: “Ricchi con un viaggio”. Gli immigrati partono dalla Libia stipati nella stiva: le imbarcazioni sono insicure e il “biglietto” costa 1.500 euro a persona di Sergio Rame

“Sapevo che in Libia cercavano scafisti. Sono andato lì e mi sono arruolato con loro per guadagnare soldi. Faccio il pescatore ma quello che prendo in un solo viaggio per portare persone è lo stesso che guadagno in due anni col mio lavoro”. Con gli investigatori della squadra mobile di Ragusa Saber Helal, 27enne tunisino fermato perché ritenuto di essere lo scafista dei 251 immigrati sbarcati ieri mattina a Pozzallo, vuota il sacco. E le sue dichiarazioni sono come un pugno nello stomaco. Perché, mentre l’ennesima strage di clandesini parla di almeno sessanta morti, Helal racconta di aver fatto pagare 1.500 dollari a ciascun africano che volesse sfidare il mare per raggiungere l’Italia. “Questi non sono scafisti – sbotta il questore di Genova Vincenzo Montemagno – ma schiavisti”.

Secondo l’accusa il tunisino Saber Helal era al servizio di trafficanti libici ancora da identificare. “Ho atteso il mio turno ed anche io ho preso posto su uno dei due gommoni per poi salire sull’imbarcazione di legno – racconta uno dei clandestini sbarcati a Pozzallo – una volta sopra il natante, fu un libico ad indicarmi il posto che era stato a me assegnato, ovvero in coperta nella parte centrale”. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i gommoni facevano altri tre o quattro viaggi tra la terraferma e la barca. “Gli stessi libici – ha riferito il tunisino – erano particolarmente duri con le persone di colore che stavano imbarcando e usavano i lunghi coltelli di cui erano in possesso, proprio per picchiare queste persone”. Il sovraffollamento sulla barca era tale che veniva difficoltoso anche sedersi e, quando qualcuno lo faceva, doveva necessariamente sopportare il peso di altre persone che, per mancanza di spazio, ci si sedevano di sopra. Secondo i testimoni, agli immigrati non veniva assolutamente permesso di salire in coperta, nemmeno per prendere una boccata d’aria. Gli scafisti temevano, infatti, che il sovraffollamento in coperta avrebbe pregiudicato la stabilità dell’imbarcazione causandone il ribaltamento.

A distanza di poche ore dall’arresto di Saber Helal, la polizia i Ragusa ha fermato anche un altro tunisino, Naser Maa con l’accusa di aver pilotato il barcone di 229 immigrati, cittadini di Bangladesh, Mali, Ghana, Gambia, Costa D’Avorio e Senegal, giunti a Pozzallo ieri sera con la nave “Oreste Corsi” della Capitaneria di Porto che li aveva soccorsi. L’indagato, che ha ricevuto un compenso di 4.500 dollari per portare gli immigrati in Italia, è stato incastrato da un video da lui stesso realizzato durante la traversata. “Ho girato il video per ricordo – ha raccontato – volevo tenere con me queste immagini perchè sapevo che avrei rischiato sia di morire che la galera una volta giunto in Italia”. Tra i 229 clandestini partiti dalla Libia un giovane del Bangladesh ha raccontato agli inquirenti di aver lavorato gli ultimi diciotto mesi per poter raggiungere l’Italia. Traversata che gli è costata 1.200 dollari. “Sono stato sistemato nella stiva, esattamente a poppa, vicino al motore – ha raccontato – l’imbarcazione sulla quale sono salito non era in buone condizioni ed era piccola per trasportare tutte le persone presenti tanto che ho temuto per la mia incolumità”. Per questo motivo ha anche pensato di rinunciare al viaggio: “Non l’ho fatto perché avevo fatto tanti sacrifici per procurami i soldi per la traversata ed ero sicuro che i libici non me li avrebbero restituiti in caso di rinuncia”. Appena la stiva si è riempita, un libico ha chiuso il boccaporto. “Molti di noi, me compreso, abbiamo cominciato a piangere dalla disperazione a causa della mancanza d’aria e dell’alta temperatura – ha concluso – non ci è mai stato somministrato cibo ed io ho bevuto l’acqua che avevo già portato con me all’interno di una bottiglia”.

Apologia della pena di morte.

Ricevo e volentieri pubblico:

Apologia della pena di morte (by Carmine Bellezza)

Nel Natale 1998, l’associazione «Nessuno tocchi Caino», sorta da una costola
del Partito radicale, ha organizzato una marcia in Piazza San Pietro, per
chiedere l’intervento del Pontefice nella sua battaglia contro la pena di
morte. Associazioni come «Amnesty International» hanno dato il loro
appoggio. Proprio la presenza di tale associazione che, più correttamente
andrebbe chiamata «Amnesy Interational», perché ha sempre dimenticato,
volutamente, di fare campagne a favore di condannati di gruppi di destra,
per non parlare del suo appoggio a campagne filo-abortiste [finalmente,
meglio tardi che mai, se ne sono resi conto anche in Vaticano- nota di
lello-] dovrebbe dar da pensare. Il comprendere la lotta contro l’istituto
della pena capitale nell’impegno contro la «cultura della morte», come
stanno facendo molti ecclesiastici, è frutto d’una bella confusione d’idee.
Cominciamo a sfatare un assunto che l’attuale pseudo-buonismo dà per
scontato. La pena di morte, una bella cosa certo non è, ma non è illecita
È un madornale equivoco confondere l’inviolabile diritto alla vita
dell’innocente con la situazione del colpevole che, nel momento in cui ha spento una vita
altrui, immediatamente ha implicitamente rinunciato al proprio diritto alla
vita. Questo in astratto. Poi, in concreto, ci sono da valutare tante
situazioni. In primo luogo, ovviamente, l’accertamento della colpa, poi
l’opportunità.
Tanto per dirne una, sorprenderò qualcuno, ma nell’attuale situazione
italiana, ringraziamo il Signore che i politici e certa magistratura che ci
ritroviamo non possiedono anche quest’altra arma. Dato, come abbiamo visto,
che molti rappresentanti del mondo cattolico sono in prima fila contro tale
istituto, ricordiamo qual è il reale insegnamento della Chiesa Cattolica,
presente anche nel Catechismo del 1992. Seguiremo in quest’analisi due opere
fondamentali: «Iota Unum» di Romano Amerio (ed. Ricciardi, Milano – Napoli
1986) e, soprattutto: «Pena di morte e Chiesa Cattolica» di Catholicus (ed.
Volpe, Roma 1990).
Catholicus era uno pseudonimo usato dal defunto Padre passionista
Enrico Zoffoli. Un cattolico non può sottoscrivere l’elogio della pena di
morte, fine a se stessa, che ne fa Baudelaire (chissà se lo sanno i suoi
ammiratori). Di tutt’altro sapore è quanto ne dice Joseph de Maistre, autore
di quell’indimenticabile «Elogio del boia», secondo il quale anche l’essere
chiamato a spegnere la vita altrui è una vocazione.
La Chiesa ha sempre fondato, con Sant’Agostino, San Tommaso d’Aquino e
Taparelli d’Azeglio, il giudizio non negativo su tale somma pena sui
seguenti testi del Nuovo Testamento: ? 1) «Vuoi tu non dover temere
l’autorità? Fai il bene e avrai lode da essa (.) Ma se fai il male allora devi temere
poiché il magistrato non porta la spada inutilmente, essendo ministro di Dio
e vendicatore dell’ira divina» (San Paolo Lettera ai Romani XIII,4). ? 2)
«Ma chi avrà indotto al male uno di questi piccini (.) sarebbe meglio per
lui che gli fosse appesa una macina da mulino al collo e fosse sommerso nel
profondo del mare» (Gesù nel Vangelo di San Matteo XVIII,6).
In effetti, proprio San Tommaso molto si dilunga su cosa comporta la
morte per il condannato. Certo che, a una cultura che esclude ogni
riferimento metafisico, quindi, che reputa un’altra vita solo pallida
eventualità, è normale che la condanna a morte sembra il massimo affronto.
Non a caso la massoneria, società che ha sempre diffuso l’indifferentismo
religioso, è in prima fila in tale impegno (non nei paesi anglosassoni,
però, dove influenza la vita pubblica in modo esplicito e diretto, là gli
sta bene che ci sia, eccome!).
L’Aquinate proprio circa la condanna a morte, raccomanda la massima
cura nell’assistere spiritualmente tali galeotti. Questo perché la pena
capitale paga in un colpo solo tutti i debiti residui con l’umana e la
divina giustizia, cosa che la semplice morte naturale non fa. Pertanto al
colpevole che, sinceramente pentito delle proprie colpe, offra la propria
punizione in espiazione d’esse colpe, s’applicano in pieno le parole di Gesù
al Buon Ladrone: «Oggi sarai in Paradiso con me».
Non si deve dimenticare che, secondo la cultura cristiana, prima che
cominciasse a girare il sofisma della «rieducazione» (il Senatore Pisanò,
che in carcere c’era stato, sia come giornalista sia da detenuto, raccontava
che v’aveva conosciuto ogni razza d’uomini: il rassegnato, il disperato, il
vendicativo, il tutto sommato soddisfatto, ma il «rieducato» no!), il fine
della condanna è triplice. Tanto per incominciare deve servire a proteggere
e difendere la società dai propri membri cattivi. Poi deve far espiare il
colpevole. Infine deve riparare le ingiustizie da lui commesse. La
«rieducazione» è un tipico frutto dell’utopia di Rousseau, secondo cui
l’uomo nasce buono per natura ed è la società a guastarlo. Pertanto, in ultima
analisi, il reo è innocente! Quando l’assassino Buffet salì sulla
ghigliottina, gridò la sua speranza d’essere l’ultimo ghigliottinato di
Francia. Avrebbe dovuto gridare quella d’esserne l’ultimo assassino! La
punizione del delitto, pertanto, risulta essere più detestabile del delitto
stesso e per la vittima non c’è che l’oblio.
Di recente [1999, epoca cui risale il presente testo, più volte
spedito alla “Sant’Egidio” da cui mai ebbe risposta. SE C’è CHI SI VUOLE
ASSUMERE L’ONORE & l’ONERE DI RI-Inviarglielo, mi farà cosa grata-nota di
Lello-] si è molto parlato di quel condannato che ha ottenuto, grazie
all’intercessione papale, la grazia. Preferisco ricordare un altro personaggio. Alcuni anni
fa, un «serial killer» che aveva stuprato e ucciso numerosi bambini,
condannato a morte, non volle assolutamente che s’organizzassero campagne in
suo favore. Pretese che la pena fosse eseguita al più presto (normalmente
tra quando la sentenza è pronunciata, e quando è eseguita passano decenni)
proprio perché era sinceramente pentito di ciò che aveva fatto e non vedeva
l’ora di ricevere la giusta punizione. Chiese solo di poter girare una
video-cassetta, con la quale narrare la sua storia. E ciò allo scopo di
mettere le famiglie in guardia dalla pornografia, di cui era stato gran
consumatore fin dall’infanzia. Tale film si può reperire in Italia,
rivolgendosi alla piccola casa editrice protestante EUN di Marchirolo
(Varese)
La Chiesa, ripeto, non solo non fa sua, ma al contrario respinge la
celebrazione della pena capitale fine a se stessa, come atto sacro e
altamente religioso, che ne fa Baudelaire. Che la reputi cosa non bella
traspare dal codice di diritto canonico del 1917 che colpiva d’irregolarità
perpetua cioè, salvo speciale dispensa papale, rendeva permanentemente
inabili a ricevere il sacerdozio non solo il boia, non solo il giudice che
aveva comminato la pena capitale, non solo il PM che l’aveva chiesta, ma
persino i testimoni, che con le loro dichiarazioni l’avevano resa possibile
(l’Ordine francescano, poi, estendeva tale provvedimento anche ai figli di
tutti costoro, rifiutandosi d’accettarli). Però, non è illecita. Il concetto
che il reo ha rinunciato di per sé al proprio diritto alla vita, è espresso
pari pari a come l’ho scritto io, da Pio XII nei suoi discorsi ai neurologi
francesi del 14 settembre 1952 e al congresso internazionale dei giuristi
cattolici del 5 febbraio 1955.
Che Dio proibisca la vendetta privata, perché se ne vuol riservare
l’esclusivo monopolio è verissimo. Ma che, sulla base del versetto di Romani XIII,4 da
me citato, che – sempre secondo le dichiarazioni di Pio XII in quelle
occasioni – ha valore universale, tanto nel tempo che nello spazio, sia lo
Stato sia il ministro incaricato d’eseguirla, è altrettanto vero. Che la
redenzione del reo sia un evento a carattere metafisico, è una verità ormai
taciuta da tutti. Lo ripeto. Se un’altra vita è vista solo come remota
eventualità, è normale che la pena capitale sia il massimo affronto. Ma chi
sa che la vita non finisce quaggiù, sa che vita e morte sono mezzi per
unirsi a Dio. La compagnia di San Giovanni decollato era una congregazione
incaricata di curare l’assistenza spirituale ai condannati a morte. Quante
conversioni ha operato San Giuseppe Cafasso. Quante lettere di condannati a
morte della Resistenza (e della RSI) sono esempi di conversioni solenni! Da
Nicola di Tauldo, assistito sul patibolo da Santa Caterina da Siena, a
Felice Robol, confortato da Antonio Rosmini, a Jacques Fesch, ghigliottinato
nel ’57, quanti delinquenti hanno avuto necessità della suprema condanna per
raggiungere un commovente grado di perfezione spirituale. Il fatto che la
pena capitale paghi in un colpo solo tutti i debiti residui con l’umana e la
divina giustizia è una sentenza di San Tommaso D’Aquino (Summa theologica,
voce «mors»).
La pena di morte e ogni pena, se per questo, se non si degradano a pura
difesa, o peggio ancora, ad arbitrio d’un tiranno, presuppongono sempre una
sorta di «diminuzione morale» del reo. La società non priva un colpevole del
diritto alla vita o alla libertà.
Si limita a prendere atto che, tali diritti, inviolabili nell’innocente,
lui reo, depravando la volontà, li ha già, in un certo senso «scemati». In
conclusione: la pena di morte, anzi ogni pena, è illegittima se si pone
l’indipendenza dell’individuo verso la legge morale, se i concetti di bene e male, giusto e
sbagliato, sono messi solo sul piano soggettivo. Se esistono in modo
oggettivo, allora anche le pene sono legittime per i violatori volontari.
Non c’è alcuno diritto incondizionato ai beni della terra. L’unico diritto
simile è quello ai mezzi necessari per la felicità eterna. Nessuna pena li
può togliere, nemmeno la pena capitale. Se poi, rinchiudiamo tutto nel campo
dell’orizzonte terreno, è normale che sembri barbara.



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L’assoluzione del Cavaliere ci condanna al Renzusconi

Le reazioni all’assoluzione del Cavaliere sono contrastanti e solo le facce livide dei comunisti ortodossi rappresentano una marginale ma insufficiente consolazione per chi da tale assoluzione vede la nostra condanna al rispetto del patto del Nazareno, con la mordacchia che sarà imposta alla parte migliore di Forza Italia.
In realtà l’assoluzione di Milano è la condanna di Berlusconi a restare una incompiuta nei libri di storia.
E lo è perchè, contrariamente a come veniva dipinto dai comunisti, il Cavaliere è persona nobile, tollerante, non vendicativa.
Diversamente avrebbe approfittato della vittoria del 2001 o di quella del 2008 per fare piazza pulita dei nemici.
Invece lui ha probabilmente cercato, con il compromesso, con la convinzione che persone intelligenti dovessero trovare un accordo per il bene di tutti, di evitare azioni di forza e la sua tolleranza, il suo spirito liberale e democratico si è pesantemente ritorto contro di lui, finchè non è sceso a patti con i comunisti sottoscrivendo l’abominevole patto del Nazareno.
Nei quotidiani si leggono ponderosi articoli nei quali illustri editorialisti (che come gli economisti non ci azzeccano mai e sanno solo fornirci le “ovvie” spiegazioni DOPO che un evento è accaduto) che immaginano il futuro prossimo del Centro Destra.
Si parla di una riedizione della Casa delle Libertà, di un Berlusconi padre nobile che darebbe il via libera alle primarie, di nuove strutture e nuovi delfini.
Ma il punto essenziale è: per fare cosa ?
Francamente me ne frego se il Centro Destra venisse affidato alla Santanchè (il personaggio a me attualmente più gradito) se fosse per approvare le “riforme” di Renzi con l’esproprio dal votare il senato, un legge elettorale da ospedale psichiatrico, la continuazione e l’estensione di mare nostrum, il “matrimonio” degli omosessuali, nuove tasse o l’aumento di quelle esistenti.
A me interessa che il Centro Destra si proponga come rottamatore della politica renziana, lettiana e montiana.
Via le tasse, via le leggi di decadenza morale, stop agli ingresi dei clandestini ed espulsione di quelli già entrati.
E questo il Cavaliere disarcionato dalla magistratura, ancorchè assolto, non può farlo perchè ancora sotto tiro a Napoli, Bari e ancora a Milano.
E Berlusconi è troppo intelligente per non capire che se sgarra dal sostegno a Renzi, riprenderanno a bombardarlo.
Onore al Cavaliere per i suoi venti anni di attività, per tutto quello che ha rischiato e per tutte le oggettive perdite che ha subito.
Ma adesso è ora che il testimone del Centro Destra venga preso da qualcun altro che sappia dire un secco no a Renzi al suo senato, alla sua legge elettorale, alle tasse, all’euro, all’immigrazione, ai “matrimoni” omosessuali.
Berlusconi non sfruttando le vittorie del 2001 e del 2008 ha dato il tempo ai comunisti di leccarsi le ferite e riorganizzarsi.
Adesso tocca a noi riorganizzarci, a prescindere da Berlusconi e dalle sue scelte obbligate.

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