Renzi principe delle tasse

Il putto fiorentino non demorde e insiste, con costanza meritevole di ben altre cause, nel ricercare ogni modo per taglieggiare i nostri risparmi, redditi e proprietà.
Così, all’indomani dell’avvertimento europeo che chiede di gravare di ulteriori balzelli case e consumi, eccolo alla ricerca, come un provetto cane da tartufi, di nuove fonti.
Purtroppo per lui e per noi, chi lo ha preceduto ha già inventato tutto l’inventabile, così non gli resta che riciclare idee (tasse) vecchie.
Il canone rai che, invece di venire abolito, si ipotizza incrementato in maniera progressiva, così tanto per impoverire quella classe media che da spina dorsale della Nazione è ormai diventata l’ufficiale pagatore buona per tutte le stagioni.
Come se non bastasse Renzi si appresta ad estendere la tassa sui morti ad una platea più vasta di quella cui l’aveva confinata il pur assiduo tassatore Prodi, dopo la troppo breve primavera berlusconiana della sua abolizione.
Leggo che dalle tasse sui morti vorrebbero estorcere 40 miliardi.
Per raggiungere quella immensa somma, dovrebbero applicare la tassazione anche a chi lascia ai suoi eredi diretti poche migliaia di euro.
Una delle tasse più vergognose e disgustose, quella di successione, assieme ad una delle tasse più odiate (subito dopo quella sulla casa e prima del bollo auto) , quella del canone rai, sono la nuova frontiera di Renzi.
A me sa tanto di vecchio e stantio …

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Malato ed emarginato, buona scusa per ammazzare a picconate

Kabobo, uccise passanti a picconate. Il giudice: “Malato ed emarginato”. Il giudice, nelle motivazioni della sentenza che ha condannato il 31enne ghanese a 20 anni, sottolinea la sua “condizione di emarginazione sociale e culturale”

Nel “riconoscimento della seminfermità mentale” per Adam Kabobo, il ghanese che nel maggio 2013 uccise 3 passanti a colpi di piccone, la ”condizione di emarginazione sociale e culturale” è stata “valutata quale concausa della patologia mentale riscontrata”. A scriverlo è il gup di Milano Manuela Scudieri nelle motivazioni della sentenza che lo scorso 15 aprile ha condannato l’uomo a 20 anni (più tre anni di misura di sicurezza a pena espiata) come chiesto dal pm Isidoro Palma. Si tratta del massimo della pena che poteva essere inflitta, tenendo conto della semi-infermità mentale e dello ‘sconto’ previsto per il rito abbreviato.

Il ghanese, all’alba dell’11 maggio dello scorso anno, seminò il terrore nel quartiere Niguarda a Milano, ammazzando tre persone che ebbero la sfortuna di trovarselo di fronte, armato di un piccone, e in preda ad una furia omicida dettata dalle “voci”, come lui stesso le definì. Determinante nella commisurazione della pena (la difesa con i legali Benedetto Ciccarone e Francesca Colasuonno aveva chiesto l’assoluzione con la totale incapacità di intendere e volere) è stato lo ‘sconto’ per la semi-infermità mentale, che è stata riconosciuta così come chiesto dal pm che nel corso della sua requisitoria si era richiamato alla perizia psichiatrica depositata lo scorso ottobre.

Perizia che aveva accertato un vizio parziale di mente: Kabobo soffre di “schizofrenia paranoide”, ma la sua capacità di intendere al momento dei fatti non era “totalmente assente” e la sua capacità di volere era sufficientemente “conservata”. Secondo il gup, come si legge nelle motivazioni, “la condizione di emarginazione sociale e culturale dell’imputato è già stata (…) valutata, quale concausa della patologia mentale riscontrata, nel riconoscimento della seminfermità mentale ed è già stata quindi oggetto di adeguata considerazione ai fini della quantificazione della pena”.

Con la scusa della decadenza

Dl Irpef, salta allargamento del bonus di 80 euro. E spunta mini riforma Farnesina. Rinviata alla legge di Stabilità per il 2015 l’estensione del bonus alle famiglie monoreddito con figli a carico. Approvato il rinvio al 16 ottobre del pagamento della Tasi nei Comuni ritardatari. Per la Consob niente tetto agli stipendi. Maxi sforbiciata alle indennità dei diplomatici in servizio all’estero per finanziare la “promozione dell’Italia”. Giovedì il governo porrà la fiducia sul testo, che va convertito entro il 23 giugno pena la decadenza

Con le modifiche al decreto legge Irpef approvate della commissioni Bilancio e Finanze del Senato “non si è in alcun modo annacquato l’intervento”. Parola di Maria Cecilia Guerra (Pd), relatore del testo insieme a Antonio D’Alì (Ncd), secondo la quale la spending review non è scalfita dai quasi 700 emendamenti che hanno ricevuto il via libera. Anche se la pioggia di modifiche presentate dalle diverse forze politiche ha, in alcuni casi, ammorbidito i tagli previsti nella versione originaria del testo. I dirigenti della Consob, per esempio, sono stati esclusi dal tetto di 240mila euro agli stipendi, mentre salta la norma che prevedeva un’ulteriore riduzione del 5% sull’acquisto di beni e servizi per province e città metropolitane che nell’ultimo anno hanno registrato tempi medi nei pagamenti superiori a 90 giorni. Solo “strade alternative per evitare che interventi troppo rigidi comportassero effetti non voluti”, assicura Guerra. Il sottosegretario ai rapporti con il parlamento Luciano Pizzetti, ha detto che giovedì il ministro Maria Elena Boschi sarà in aula per porre la questione di fiducia. Scelta largamente prevista, considerato che il provvedimento dovrà poi passare in seconda lettura al vaglio della Camera, dove è atteso il 13 giugno, e va convertito entro il 23 giugno pena la decadenza.

Tra gli emendamenti approvati c’è anche quello sul rinvio a ottobre del pagamento della Tasi nei Comuni che non hanno ancora deliberato sull’aliquota e quello dei relatori sull’aumento della tassazione su fondi pensione e casse private. E’ invece saltata, per ora, l’estensione del bonus Irpef alle famiglie monoreddito con figli a carico, voluta dal Nuovo centrodestra. Fino all’ultimo D’Alì assicurava: “Ci sarà”. Invece, dopo una battaglia parlamentare proseguita fino quasi alle 10 di mercoledì mattina, quando le commissioni hanno concluso i lavori, si è deciso di rinviare l’intervento all’autunno. Cioè all’approvazione della legge di Stabilità. Anche perché la misura aggiuntiva avrebbe richiesto una copertura di quasi 70 milioni. Di seguito le principali novità del testo, compresa una mini-riforma del ministero degli Esteri che, a sorpresa, comprende corposi tagli alle indennità dei diplomatici in servizio all’estero.

Più morbidi i tagli a province, comuni e città metropolitane – Tra le novità dell’ultima ora c’è anche l’esclusione dei contratti di servizio per i trasporti, di quelli per lo smaltimento dei rifiuti e di quelli per “altri corsi di formazione” dagli ambiti su cui le Province e le Città metropolitane dovranno puntare per ridurre la spesa per beni e servizi di 340 milioni di euro per il 2014 e di 510 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017. Lo stabilisce un emendamento di Federico Fornaro (Pd). Inoltre viene cancellata la norma che prevedeva un’ulteriore riduzione del 5% sull’acquisto di beni e servizi per province e città metropolitane che nell’ultimo anno hanno registrato tempi medi nei pagamenti superiori a 90 giorni. Passa la soppressione dell’articolo 30 sui debiti fuori bilancio: non vi rientreranno quelli contenuti nel piano di riequilibrio finanziario pluriennale.

La Tasi rinviata a ottobre – Il versamento della prima rata della Tasi è stato rinviato, solo per il 2014, al 16 ottobre, nei Comuni che non hanno ancora deliberato l’aliquota. Lo prevede un emendamento del governo al decreto legge Irpef, depositato martedì. Nei comuni che non delibereranno le aliquote entro il 19 settembre il pagamento sarà rinviato al 16 dicembre con aliquota all’1 per mille. La proposta di modifica stabilisce che il pagamento avvenga “sulla base delle deliberazioni concernenti le aliquote e detrazioni” pubblicati nel sito informatico entro il 18 settembre. I comuni sono quindi tenuti a inviare le deliberazioni, esclusivamente in via telematica, entro il 10 settembre. Viene poi riconosciuta l’esenzione dall’Imu ai terreni “a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile”.

Il tetto agli stipendi non varrà per Consob – La Consob non sarà equiparata a Bankitalia per le modalità di fissazione degli stipendi. Mentre i dipendenti di Palazzo Koch non potranno guadagnare più di 240mila euro, come da “tetto” stabilito dal governo, la commissione di vigilanza sui mercati guidata da Giuseppe Vegas sarà libera di erogare compensi più alti. A sforare sono il presidente, che guadagna 311.658 euro lordi l’anno, il commissario Paolo Troiano, a quota 280.492 euro, il dg Gaetano Caputi, con emolumenti per 290.425 euro, e il vice dg Giuseppe D’Agostino, a 270.745. Ma anche l’avvocato generale Fabio Biagianti, che riceve 265.883 euro l’anno, il segretario generale Guido Stazi, a 242.760, e il funzionario generale Pietro Farina, il cui assegno annuale ammonta a 249.703 euro.

Vigili del fuoco e soccorso pubblico esentati dal piano di razionalizzazione degli immobili – I presidi destinati al soccorso pubblico, come quelli in uso al corpo nazionale dei Vigili del fuoco, saranno esclusi dall’obbligo di presentare un piano di razionalizzazione degli immobili per garantire l’utilizzo esclusivo di edifici pubblici. Lo stabilisce un emendamento del governo. “L’introduzione di tale modifica rappresenta una necessità ineludibile per il dipartimento dei Vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile”, spiega la relazione illustrativa, “dal momento che i presidi territoriali del corpo, per le funzioni e i compiti che allo stesso sono affidati, nonché per le caratteristiche del tutto particolari dei mezzi tecnici in uso e le specifiche esigenze operative del personale assegnato, non si prestano a essere sottoposti agli stessi criteri adottati per gli edifici occupati da altri uffici pubblici né, tantomeno, a essere utilizzati in condivisione con questi ultimi”.

Salve le terme di Regioni e province a statuto speciale – Le Regioni a statuto speciale e le province autonome sono esentate dall’obbligo di cedere a terzi le aziende termali, qualora queste siano state trasferite a titolo gratuito. Lo stabilisce un emendamento del gruppo Autonomie, riformulato dai relatori.

Aumento tasse fondi pensione a 11,5% per “salvare” le casse privatizzate – Passa all’11,5% la tassazione dei fondi pensione nel 2014 per coprire la sterilizzazione dell’aumento dell’imposta sulle rendite finanziarie dal 20 al 26% per le casse previdenziali privatizzate. Si tratta di una norma-ponte “in attesa di armonizzare, a decorrere dal 2015, la disciplina di tassazione dei redditi di natura finanziaria” delle casse con le forme pensionistiche complementari. I 4 milioni di maggiori entrate, prevede l’emendamento approvato al decreto Irpef, andranno al fondo per gli interventi strutturali di politica economica.

Cento milioni di anticipazioni per Eur spa – La società Eur spa potrà chiedere entro il 15 luglio 2014 un’anticipazione di liquidità, nel limite massimo di 100 milioni di euro, per pagare i debiti commerciali certi liquidi ed esigibili al 31 dicembre 2013. Lo stabilisce un emendamento del Pd riformulato dai relatori. La società, controllata al 90% dal ministero dell’Economia e partecipata dal Comune di Roma, si occupa di gestire un vasto patrimonio immobiliare (oltre che di parchi e giardini), dovrà però presentare un piano di rimborso ”dell’anticipazione di liquidità, maggiorata degli interessi, in cui sono individuate anche idonee e congrue garanzie” e dovrà sottoscrivere un contratto con il ministero dell’Economia “nel quale sono definite le modalità di erogazione e di rimborso delle somme, comprensive di interessi, in un periodo non superiore a trenta anni, prevedendo altresì, qualora la società non adempia nei termini stabiliti al versamento delle rate dovute, sia le modalità di recupero delle medesime somme da parte del ministero dell’Economia e delle finanze, sia l’applicazione di interessi moratori”. Viene inoltre eliminato il limite di 5 milioni annui di maggiori entrate derivanti dalla distribuzione di utili d’esercizio o di riserve, che il Mef può utilizzare per aumenti di capitale di società partecipate.

Restrizione della platea Irap rimandata a delega fiscale – Le commissioni del Senato hanno approvato un ordine del giorno di Ncd che rimanda ai decreti delegati di attuazione della Delega fiscale la definizione del concetto di “stabile organizzazione” ridisegnato in maniera tale da restringere la platea dei contribuenti che devono versare l’Irap. Secondo quanto prevede l’Odg si dovrà intervenire anche sulla “determinazione e revisione della base imponibile, nonchè sull’incremento delle deduzioni calcolate sul costo del lavoro”.

Anticipato il riordino delle controllate degli enti locali – Anticipata dal 31 ottobre al 31 luglio 2014 la data entro la quale il commissario straordinario alla Spending review, Carlo Cottarelli, dovrà predisporre un programma di razionalizzazione “delle aziende speciali, delle istituzioni e delle società direttamente o indirettamente controllate dalle amministrazioni locali”. Un intervento che dovrà individuare misure per la loro liquidazione, l’efficientamento o la cessione di rami d’azienda “anche ai fini di una loro valorizzazione industriale”. È quanto stabilisce un emendamento di Linda Lanzillotta (Sc) approvato dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato. Il programma però “è reso operativo e vincolante per gli enti locali, anche ai fini di una sua traduzione nel patto di stabilità e crescita interno, nel disegno di legge di Stabilità per il 2015, da presentare in parlamento entro il 15 ottobre 2014″. Anche in questo caso, dunque, l’operatività slitta all’autunno.

Fondo da 15 milioni per promuovere l’Italia all’estero finanziato con i tagli alle indennità di servizio – Un emendamento di Giorgio Tonini (Pd), riformulato dai relatori e approvato dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato, prevede che il ministero degli Esteri svolga “attività per la promozione dell’Italia” anche sviluppando “iniziative e contatti di natura politica, economico-commerciale e culturale nell’interesse del Paese”. Attività che saranno finanziate con il taglio degli oneri di rappresentanza e alle indennità di servizio del personale diplomatico all’estero, grazie al quale verrà costituito nello stato di previsione del ministero degli Esteri un fondo ad hoc di 15 milioni per il 2015 e 13 dal 2016. In seguito la dotazione del fondo verrà determinata di anno in anno sulla base delle uscite da sostenere per attività come “il ricevimento annuale della festa della Repubblica, i ricevimenti in onore di autorità del Paese di accreditamento o di personalità in visita ufficiale, il complesso di manifestazioni o di iniziative volte a consolidare i rapporti anche in base alle consuetudini del luogo”. Per trovare le coperture vengono cancellate diverse norme che fissano i compensi per i dipendenti della Farnesina impegnati all’estero. Via gli assegni di rappresentanza per i “reggenti” e i sostituti capi, cioè i funzionari che assumono la guida della sede diplomatica o dell’ufficio consolare, addio all’assegno per le delegazioni diplomatiche speciali e colpo di spugna anche sull’articolo che prevede un rimborso extra per coprire eventuali “spese di rappresentanza sproporzionate rispetto alle indennità” in caso di “circostanze particolari di carattere eccezionale”. Addio anche all’assegno per le delegazioni diplomatiche speciali. In compenso viene aumentato l’organico del personale a contratto delle varie sedi all’estero: 2.600 unità per il 2015, 2.650 per il 2016, 2.700 dal 2017. Il tutto, viene previsto, verrà a costare 2,1 milioni di euro per il 2015, 3,8 milioni per il 2016 e 6 milioni dal 2017 coperti con la riduzione delle risorse per le indennità di servizio all’estero “con conseguenti soppressioni di posti di organico”. Il ministero degli Esteri dovrà monitorare gli oneri derivanti da quest’ultima disposizione e, in caso di scostamenti, il Mef agirà sempre sul capitolo delle indennità di servizio all’estero. Nello stesso giorno dell’approdo del testo in Aula al Senato, la Farnesina ha diffuso l’Annuario statistico 2014, da cui emerge che il bilancio di previsione del Mae ammonta a 1,6 miliardi di euro. Si tratta dello 0,20% del bilancio dello Stato, in diminuzione rispetto al 2013 quando la percentuale era dello 0,21%. Includendo anche gli Aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) si arriva a 1,8 miliardi di euro, in calo dell’1,2% rispetto al 2013.

Delega al governo per riformare la struttura del bilancio statale – Il governo “entro il 31 dicembre 2015 è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi per il completamento della riforma della struttura di bilancio dello Stato con particolare riguardo alla riorganizzazione dei programmi di spesa”. Lo stabilisce un emendamento approvato dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato. L’emendamento stabilisce anche che il governo sia delegato ad adottare, entro fine 2016, un decreto legislativo recante un testo unico delle “disposizioni in materia di contabilità di Stato nonché in materia di tesoreria”. Approvato anche l’altro emendamento del Governo che dà più flessibilità nella tempistica di adozione dei decreti attuativi della delega fiscale, permettendo la compensazione fra Dlgs che comportino maggiori oneri e altri che portino risorse, sempre mantenendo il principio che dall’attuazione della delega non devono derivare “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica né un aumento della pressione fiscale complessiva a carico dei contribuenti”.

Via libera alla cessione dei crediti con garanzia statale a Cdp e Bei “I crediti assistiti dalla garanzia dello Stato” per il pagamento dei debiti Pa, già oggetto di ridefinizione, possono essere acquisiti dai soggetti creditori con una cartolarizzazione “ovvero da questi ultimi ceduti a Cassa depositi e prestiti, nonché alle istituzioni finanziarie dell’Unione Europea e internazionali”, come la Banca europea per gli investimenti (Bei). Lo stesso emendamento elimina la norma per cui le Regioni possono contrarre mutui ed emettere obbligazioni solo per provvedere a spese di investimento: potranno farlo nel caso di operazioni di ridefinizione dei termini e delle condizioni di pagamento dei debiti che non costituiscono indebitamento per gli enti locali e per le Pa. Viene inoltre riscritto (e quindi eliminato) l’articolo 38 del decreto, prevedendo che “le cessioni dei crediti certificati mediante la piattaforma elettronica per la gestione telematica del rilascio delle certificazioni possono essere stipulate mediante scrittura privata e possono essere effettuate a favore di banche o intermediari finanziari autorizzati, ovvero da questi ultimi alla Cdp o a istituzioni finanziarie dell’Unione Europea e internazionali”.

Doppia opportunità per il Centro Destra

La sconfitta elettorale non è stata ancora archiviata, che al Centro Destra si presenta una doppia opportunità di rivincita, una immediata ed una a breve termine.
Stanno arrivando nelle case di quel 30% di Italiani condannato dal “metodo Renzi” a pagare entro il 16 giugno l’anticipo tasi (mentre il restante 70% potrà farlo, senza mora, il 16 ottobre !) i moduli f24 con gli importi da pagare.
Arrivano anche i moduli per la tari, la tassa sui rifiuti.
Mi piace vedere la faccia dei comunisti, che credevano – come già Peppone con l’Unione Sovietica – che Renzi portasse il Paradiso, leggere allibiti le cifre che dovranno versare.
Il Centro Destra può incunearsi in questa situazione sposando, finalmente, lo sciopero fiscale.
Perchè dobbiamo essere noi a pagare gli 80 euro che Renzi ha voluto elargire a meno di un sesto degli Italiani ?
Contemporaneamente veniamo informati che “l’europa” ci chiede uno sforzo maggiore già dal 2014 per ridurre il debito pubblico.
Tradotto dall’eurocratese significa più tasse che quegli innominabili individuano già nei consumi e negli immobili.
Renzi dovrà imporre nuovi balzelli che cercherà di giustificare con le sue solite logorree e maratone di parole.
Qualcuno, al solito, ci cascherà (sempre loro: quelli per cui se lo scrivono l’Unità e Repubblica “i coccodrilli volano”) ma sempre più Italiani non potranno che prendere atto della ennesima truffa ai nostri danni.
Che succede allora se non pagheremo ?
Ci cacciano dall’unione europea ?
E chi lo dice che sarebbe una punizione ?


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Antilepenismo, oppio delle élites sinistrate

A che punto è l’analisi dopo il terremoto  Marine Le Pen? Che è subito scattata la campagna delle scomuniche, delle lettere scarlatte, delle fatwe da parte di quell’intelligentsia sinistrata carica di sicumera e di livore che esiste, pesa e condiziona anche in Francia. Prelevo dal blog Dalla parte del Torto, questa analisi del dopo il successo del Front National da parte di Pierre-André  Taguieff. Ho dato il titolo “Antilepenismo oppio delle élites sinistrate”, ma dovrei aggiungerci anche  “delle élites maldestre”, tenuto conto che in queste ore fanno “boccuccia schifata” contro la Le Pen anche taluni maltodestrini beceroni  e farlocchi di casa nostra , come la Gelmini di Farsa Italia, gli Alfanoidi, e altra pessima compagnia. Ma come si permettono questi zero virgola del Piffero? Sono proprio  delle invidiose mosche cocchiere delle politiche pro Troika, che rosicano. Meno se li fila l’elettorato, più si ergono a giudici  in casa d’altri. Mi conforta notare come Taguieff veda nel loro vuoto politico e nella loro ipocrita miopia ideologizzante, quel che più modestamente ha visto anche la sottoscritta in questo precedente post: la  loro paura inveterata di abbandonare il comodo dogma dell’Antifascismo, il loro ruolo di gendarmeria della Memoria quale ultimo vuoto sostitutivo di quella salvaguardia del lavoro e dell’economia reale che non hanno saputo mettere in atto, facendo strame delle nostre vite, delle nostre libertà,  della nostra sovranità ,  tutti temi ai quali i sinistrati in primis, (ma anche  alcuni impotenti maldestri) non sanno più dare risposte.  Unico neo dell’articolo: inutile chiamarlo “neo-antifascismo” come fa l’autore, dato che è pur sempre la solita ammuffita retorica sul Passato che non passa e che non deve passare, poiché serve a incatenarci. In Francia dura da 30 anni, in Italia, da oltre 60.

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Ci sono in effetti tre France estranee e ostili le une rispetto alle altre: la Francia urbana delle élite mondializzate, la Francia periferica delle classi popolari (comprendente una parte importante delle cosiddette classi medie), la Francia delle banlieue dove si concentra la popolazione proveniente dall’immigrazione.
Il sentimento di alienazione affligge particolarmente i cittadini che abitano la Francia periferica e che si percepiscono prima di tutto come francesi. Costoro si sentono odiati dalle élite nomadi che vivono in un mondo post nazionale, abbandonati o negletti da una classe politica rivolta verso l’Europa e in situazione di concorrenza con gli immigrati venuti dal Maghreb o dall’Africa sub-sahariana. Questo sentimento di alienazione può prendere la forma del doppio sentimento di essere spossessati e colonizzati.
Ciò costituisce certamente una delle più forti motivazioni per votare FN.

La sinistra non comprende la situazione e rifiuta di prenderla in considerazione, perché per far questo dovrebbe togliere i suoi occhiali ideologici.

Essa ha perso le classi popolari, ma non si chiede mai perché. Pone i suoi dogmi sopra a tutto il resto, presentendo oscuramente di essere impotente di fronte al proprio declino. Per loro è certamente più comodo stigmatizzare i cittadini ‘lepenizzati’ o ‘destroidi’ che si sono allontanati dalla sinistra”.

Il neo-antifascismo è stato uno strumento di creazione continua del consenso di base nelle democrazie pluraliste. Istituiva un assoluto nello spazio del relativo. Insufflava un surrogato di trascendenza nella prosa di un mondo strettamente pragmatico. Legittimava la formazione implicita, non dichiarata, dei ‘fronti repubblicani’. Ma, soprattutto in Francia, l’operazione è stata fatta a beneficio della sola sinistra.

E’ lei che, di fronte a ogni figura del diavolo, aveva il ‘consenso in pugno’ (Philippe Muray) quando si trattava di vincere le elezioni. Sottomessa a un perverso ricatto della virtù e ansiosa di non mostrarsi mentre ‘perde la propria anima’, la destra ha per molto tempo seguito a ruota. In futuro potrebbe non essere più così.
Il neo-antifascismo ha per molto tempo costituito il più frequente modo di demonizzazione (diabolisation) dell’avversario, in Francia come nella maggior parte dei paesi occidentali. Denunciare l’avversario come ‘fascista’ o ‘nazista’ significava delegittimarlo in maniera massimale. Ma ormai il re è nudo.

E’ sempre più evidente che il neo-antifascismo è ciò che resta del comunismo sovietico negli spiriti.

La sua sconfitta, in quanto strategia anti-Fn, è totale. Il suo principale effetto perverso è eloquente: la demonizzazione ha permesso al Fn, utilizzando la stigmate del suo statuto di escluso demonizzato, di affermarsi contro tutti gli altri partiti, per presentarsi come una alternativa seducente.

Al cuore della demonizzazione classica del Fn si trova un sillogismo, tematizzato o meno, così formulabile:
‘Il Fn è di estrema destra; l’estrema destra è razzista (e/o antisemita); il Fn è razzista (e/o antisemita)’. Nella seconda proposizione, ‘razzista’ può essere rimpiazzato da ‘fascista’ o ‘nazista’, il che permette di concludere che il Fn è un partito ‘fascista’ o ‘nazista’. ‘F come fascista, N come nazista’, recita uno slogan emblematico (e derisorio) dell’antilepenismo gauchiste. Ma si tratta di un anatema, non di una dimostrazione”.

Chiamo ‘neo-antifascismo’ l’appello a lottare contro ‘il fascismo’, ritenuto la minaccia principale che pesa sulla democrazia, nell’assenza di ogni fascismo osservabile. Il neo-antifascismo, macchina da denuncia dei ‘fascismi’ immaginari, sopravvive nell’antilepenismo redentore, eretto a metodo di salvezza, che non ha niente a che vedere con una lotta intellettuale e politica contro il Fn condotta in buona fede, consapevole delle cause e preoccupata della propria efficacia.
 
Dopo il 1945, la trasmissione della cultura antifascista ha generato un sistema di rappresentazioni e di credenze centrato sulla paura fantasmatica della ‘rinascita’ o della ‘risorgenza’ del fascismo.
Il neo-antifascismo ordinario postula che ‘il fascismo’ non cessa di rinascere o di minacciare di rinascere. Esso continua a immaginare nuovi fascismi minacciosi di fronte ai quali chiama alla ‘resistenza’.
Questi fascismi inventati gli permettono di costruire l’odioso nemico contro il quale pretende di lottare e che dà un senso al suo impegno.
Il neo-antifascismo tende dunque a ridurre l’impegno politico in democrazia a una vigilanza permanente contro una minaccia fascista immaginaria. Questa politica fantasmatica è una impolitica.

C’è un altro stereotipo che è di moda a sinistra: la denuncia della ‘deriva a destra’ (droitisation) della società francese, della quale ‘l’ascesa’ del Fn sarebbe la prova. Ma l’argomento della deriva a destra, supponendo l’esistenza di una egemonia delle ‘idee di destra’ (che restano da definire), permette anche agli eredi residuali del comunismo e del gauchismo di mettere sotto accusa la politica della sinistra al potere, ovvero di negarle la sua identità ‘di sinistra’.

Così, Manuel Valls rappresenterebbe la ‘deriva a destra’ del Partito socialista. Gli ambienti neogoscisti, in particolare, il cui antirazzismo settario si traduce in uno strano partito preso immigrazionista (ovvero l’elevazione della causa degli immigrati a causa universale), accusano la sinistra di governo di fare una politica ‘neoliberale’ (uno dei nuovi volti del diavolo), di abbandonare ‘il popolo’ (o le ‘classi popolari’) in vantaggio dei ricchi e di scivolare verso la xenofobia o il razzismo anti immigrati, allineandosi alle presunte posizioni del Fn. Da qui i nuovi cliché argomentativi: la sinistra imita la destra, che a sua volta imita l’estrema destra. Detto altrimenti: le ‘idee del Fn’ (per parlare come i sondaggisti) avrebbero ‘contaminato’ l’insieme del campo politico.

La Francia sarebbe in stato di lepenizzazione avanzata. Un tale discorso è cieco rispetto alla realtà ideologico-politica: non solo il Fn è ostile tanto al ‘neo liberalismo’ che al Partito di sinistra di Jean-Luc Mélenchon o al Npa, ma pretende di incarnare la causa del popolo, anzi di monopolizzarla. Si denuncia con una continua litania la ‘deriva a destra’ senza sapere di che si sta parlando. Di quale ‘destra’ si parla? Del liberalismo, del tradizionalismo reazionario o del conservatorismo? E, nel dettaglio, di quale liberalismo e di quale conservatorismo?.

La sinistra francese utilizza sempre la retorica della demonizzazione, anche se essa ha fallito.
Si continua a lanciare imprecazioni e a sgranare cliché: ‘Il Fn non è cambiato’, ‘Il Fn avanza camuffato’ etc. La maggior parte degli attori politici, degli editorialisti e degli intellettuali di sinistra persevera, senza dar mostra della minima immaginazione, nel discorso della denuncia e dello smascheramento, pretendendo di svelare ‘il vero volto del Fn’, lasciando intendere che esso sarebbe ‘fascista’ e ‘razzista’. 

Lo stesso ritornello è ripetuto da trent’anni (mia nota: in Italia, da oltre 60). Questi riflessi condizionati ideologici sono pietosi.

In Francia, dalla metà degli anni Ottanta, l’antilepenismo è l’oppio delle élite.
Costituisce la bevanda ideologica che le solleva e le addormenta, confortandole nell’idea che appartengano al campo del Bene.
L’antilepenismo, inoltre, gioca il ruolo di surrogato di un programma politico.

Esso maschera l’impotenza intellettuale della sinistra, privata delle illusioni mobilitanti del comunismo.

‘Socialismo’ non è che una parola vuota, una etichetta a malapena identificante, una bandiera scolorita. L’ossessione antilepenista, inoltre, conduce a porre le proposizioni lepeniste al centro del dibattito politico, il che equivale a una sconfitta intellettuale dei partiti “di destra” e “di sinistra”.

 
Il Fn è una formazione politica divenuta inclassificabile nei termini di destra o sinistra.
Si tratta di un movimento nazionalista  la cui specificità risiede nello stile populista del suo leader e fondatore, Jean-Marie Le Pen, di cui la figlia Marine ha preso il testimone spostando nettamente a sinistra il programma economico e sociale del partito.
Non è una novità nella storia delle dottrine politiche: dalla fine del XIX secolo, la maggior parte dei movimenti nazionalisti combinano nei loro programmi motivi e argomenti ideologici improntati a tutte le tradizioni politiche, dal tradizionalismo controrivoluzionario all’anticapitalismo rivoluzionario, passando per il conservatorismo e il socialismo.
Ogni nazionalismo si situa per principio al di là dell’opposizione tra destra e sinistra.
E’ un tratto che il nazionalismo alla francese ha ereditato dal bonapartismo, il cui appello al popolo va di pari passo con l’obbiettivo di un raggruppamento interclassista, trasfigurato dalla comunità nazionale, incarnazione del nuovo sacro politico.

Pierre-André Taguieff

Uno dei maggiori politologi europei, direttore di ricerca al Centro nazionale francese per la Ricerca scientifica e docente all’Istituto parigino di Studi politici. Il 15 maggio è uscito in Francia “Du diable en politique. Réflexions sur l’anti-lepénisme ordinaire” (Cnrs, 400 pp., 22 euro)

Vergogna sulla Spagna.

Mai avrei pensato di vedere ancora agitata in Spagna questa bandiera maledetta, sporca di sangue innocente di donne, bambini, religiosi.
Imbecilli assassini, se volete la repubblica, almeno create una bandiera più civile e meno sanguinaria ! VERGOGNATEVI !

Renzi apre le porte ai clandestini

Che il bulletto fiorentino fosse arrogante e presuntuoso, lo sapevamo da tempo.
Vengono coperti di ridicolo tutti coloro che, con un sin troppo tollerante ed ecumenico Berlusconi, lo rappresentavano come uno squalo, anzi un Caimano, assetato di sangue altrui ed ora, invece, si prostrano ai piedi del putto venuto dall’Arno come i questuanti alla corte medicea.
L’arroganza e la presunzione forniscono a Renzi la possibilità di pretendere “o si fa come dico io e me ne vado” e se i comunisti fossero ancora quelle persone tutte di un pezzo che erano, avrebbero risposto: vattene, ce ne faremo una ragione.
Ma non ci sono più i comunisti di una volta.
Infatti adesso ci sono i comunisti che si prestano alle marchette per la Merkel e le organizzazioni finanziarie internazionali, pur di avere mano libera nel devastare l’Italia con le tasse, con provvedimenti da una parte repressivi della libertà di opinione e dall’altra permissivi verso le perversioni e i vizi, con l’immissione senza limiti di clandestini, estranei al nostro tessuto sociale, impegnando addirittura risorse militari ed economiche per andarli a prendere ben oltre il limite delle nostre acque territoriali.
E che Renzi appartenga a questa nuova generazione di comunisti che non merita neppure la stima di un avversario, lo ha dimostrato dichiarando che dobbiamo accogliere tutti.
Con quali soldi ?
E per sistemarli dove ?
E per sistemarlo come ?
Renzi si rivela sempre più il Grande Male che deve essere combattuto da tutti gli Italiani degni di questo nome.


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Ma quale Repubblica e Repubblica?

Galleria Vittorio Emanuele II, Milano

 

Essere costretti a festeggiare uno scempio istituzionale tutti gli anni.

Celebrare un golpe ogni 2 Giugno, una res publica sorta illegalmente con gli occhi chiusi sulla storia.

Il D. Lgt. 151/1944 con cui si stabiliva in che modo doveva essere indetto il referedum  per la forma costituzionale dello Stato, prevedeva anche l’indicazione dei luoghi in cui si sarebbe votato.

Fra i vari collegi ve ne era uno per la terra di Dalmazia con Zara ed uno per l’Istria, compresa, allora, fra le terre della “Venezia”.

Queste zone erano territorio legalmente italiano, ma dato che  erano occupati da Alleati e Titini – che, nel frattempo, stavano attuando indisturbati un genocidio sulle popolazioni di lingua italiana – si derogò al Decreto Luogotenenziale sancendo, con D. Lgt. 99/1946, che in quei collegi elettorali, il voto fosse momentaneamente sospeso.

Tale eccezione fu a sua volta ratificata dall’art. 1 commi 2 e 3 del suddetto decreto stabilendo che anche in quei collegi elettorali si procedesse alla consultazione referendaria, non appena fosse stato ristabilito l’ordine.

A tali circoscrizioni vanno aggiunte quelle di Trento e Bolzano, Belluno, Trieste, Udine e Pordenone.

Cosa che non accadde mai. Anzi, di lì a poco l’Istria e la Dalmazia   furono cedute temporaneamente alla Jugoslavia, e non si fece mai votare gli abitanti delle odierne Province di Trento e Bolzano, Belluno, Trieste, Udine e Pordenone.

È storicamente certo che in questi territori, il corpo elettorale avrebbe votato per la monarchia ribaltando il risultato.

Se si considera, poi, il fatto che i militari, per i quali il sentimento monarchico era molto diffuso (soprattutto tra i Quadri), non ancora tornati in Italia ed in prigionia non poterono votare, milioni di aventi diritto non poterono esprimere il consenso.

Al di là della vicenda dei brogli – sui cui ogni tanto è bene tornare – ne consegue che il referendum istituzionale del 1946 non può dirsi valido, né sul fronte interno, in quanto non rappresentava la volontà del popolo, né sul fronte internazionale perché non si consentì l’esercizio del diritto di voto a territori di fatto soggetti a dominio straniero.

Il referendum non solo non venne esteso geograficamente a tutto il popolo ma non fu mai terminato e, quel che è peggio è dato dal fatto che quando il 10 Giugno la Corte di Cassazione diede in via ufficiosa la notizia della vittoria della Repubblica affermando che avrebbe fatto la proclamazione ufficiale con i dati definitivi il successivo 18 Giugno, in questa data la proclamazione non ebbe mai luogo.

Tutto ciò rivoluziona i rapporti giuridici fra l’attuale Stato e i suoi cittadini. La Repubblica Italiana non rappresenta, infatti, i cittadini italiani, né gli abitanti di Istria e Dalmazia, né quelli delle attuali province di Trento e Bolzano, Belluno, Trieste, Udine e Pordenone.

La stessa Costituzione Italiana fu messa in piedi da un’Assemblea Costituente non rappresentativa dell’intero popolo.

Ancora una volta si schiaffeggia la figura del Re, anche in questo 2 Giugno.

La Repubblica Italiana è un mero fatto senza legalità, è un potere di fatto, mai nata legalmente.

La fratellanza di Caino

Essenziale della fede cristiana è che colui che rinuncia alla sua illusoria autonomia individuale allo scopo di ricevere il suo vero essere e la sua vera libertà in Cristo e per mezzo di Cristo, è « giustificato », dalla misericordia di Dio sulla Croce di Cristo. I suoi « peccati sono perdonati » nella mi­sura […]