Preghiera di Pentecoste

Oggi Francesco ricorderà le ultime violenze subite dalle Sentinelle in Piedi, nel leccese ed altrove; le offese inaccettabili degli omofili contro la Chiesa ieri a Roma; i furti, le rapine ed i tentativi di rapimenti di bimbi da parte dei Rrom, i furti dei Sinti, le violenze dei Korakanè. Ricorderà i continui omicidi di Cristiani da parte di musulmani, hindù e comunisti vari. Pregherà per i milioni di Bambini mai nati, ricordando pure che l’ Eutanasia è un omicidio. E affermerà che non si vive di solo pane, che l’ Anima ha bisogno dell’ Eucarestia più che il corpo di cibo. Condannerà Grande Fratello, Droga, Laicismo, comunismo, edonismo, sesso sfrenato, dipendenza dalle tecnologie…

CHIEDO TROPPO, Spirito Santo ????

Cattive frequentazioni…

Il sindaco di Roma Marino, Cattolico Adulto, ieri in testa all’ orgoglio invertito.

«Quando si aprono le porte delle Chiese per far entrare chi sta fuori, bisogna preoccuparsi che non escano coloro che sono dentro» (San Pio X)

L’ultima Pentecoste

In questo clima mistico, pochi mesi prima della sua deportazione ad Auschwitz, nacque una delle preghiere più belle della Stein: l’intimo sposalizio dell’anima con lo Spirito Santo. È la “sua” Pentecoste: “Chi sei tu, dolce luce, che mi riempie e rischiara l’oscurità del mio cuore? Tu mi guidi come una mano materna e mi lasci […]

Io c’era

Magari non ero a Roma e, infatti, ero a Bologna, però “io c’era” quel 7 giugno del 1964, sdraiato nel prato antistante casa e che era adibito a campo di calcio, assieme ai miei amici di infanzia, tutti attorno ad una radiolina con il volume al massimo ma che, a mala pena, ci consentiva di ascoltare.
I “grandi” (cioè i ragazzi di tre o quattro anni più anziani di noi che avevamo dai sei agli otto anni ed eravamo nel gergo del quartiere i “piccoli“) erano poco distanti con un’altra radiolina.
Il goal di Fogli (per alcuni autogoal di Facchetti) e poi quello di Nielsen ci donarono la gioia sportiva più grande che si possa immaginare, tanto maggiore in quanto nei successivi cinquanta anni il Bologna non vinse più ed oggi ha subito la quarta (meritata) retrocessione in serie B.
Lo scudetto dopo lo spareggio (e il complotto del doping) è un ricordo indelebile della mia infanzia e sarò eternamente grato a quegli undici ragazzi capitanati da Mirko Pavinato, diretti da Fulvio Bernardini e messi assieme dal Presidentissimo Renato Dall’Ara cui dedico questo ricordo, per avermi fatto vivere quei momenti che hanno caratterizzato l’infanzia di una intera generazione di bolognesi.
La fine della partita fu accolta da un carosello di … biciclette e festeggiata con una partita che, come tante altre giocate in quegli anni, vedeva squadre miste di “grandi” e “piccoli”, sempre onestamente equilibrate.
Chi tifa Juventus, Inter, Milan, non può capire, tanto è abituato a vincere scudetti che ogni generazione se ne può appuntare una manciata sul petto.
Noi no.
Il ricordo dello scudetto del Bologna, ormai, rimane vivo in chi adesso ha ben superato i cinquanta anni e i giovani tifosi, al massimo, possono ricordare .. una promozione in serie A.
Ed anche se, oggi, ho contatti con pochi dei miei amici di infanzia, quel 7 giugno 1964 ci unisce ancora, come allora, indipendentemente da quanto poco esaltante sia il Bologna di oggi.

Ricordo la formazione del Bologna del 7 giugno 1964:
NEGRI, FURLANIS, PAVINATO, TUMBURUS JANICH, FOGLI, PERANI, BULGARELLI, NIELSEN, HALLER, CAPRA.
Capra (inizialmente terzino titolare poi sostituito da Furlanis) fu schierato a sorpresa da Bernardini in sostituzione dell’infortunato EZIO PASCUTTI , grande bomber e ala sinistra, artefice dello scudetto al pari degli altri che giocarono a Roma lo spareggio, perchè senza i goal di Pascutti a quello spareggio non ci saremmo arrivati.
Capra a sorpresa, dunque, perchè il sostituto naturale di Pascutti all’ala era RENNA, ma evidentemente nel “bestiario” di Bernardini, era meglio Capra.
Ed ebbe ragione.
Ricordo anche alcune “riserve” oltre a Renna: RADO; CIMPIEL, LORENZINI, FRANZINI, CORRADI.



Entra ne

Il vescovo dei rom

Al vescovo di Roma dava fastidio quando, cardinale, saliva in autobus e l’autista avvisava i passeggeri di stare attenti al portafoglio se sul mezzo viaggiavano degli zingari.
Io credo che l’avviso degli autisti fosse di grande civiltà ed estremamente pertinente.
Ma se all’allora cardinale Bergoglio ed oggi papa Francesco piacciano tanto i rom, perchè non se li è portati nella pampa e, oggi, in Vaticano ?
Sono sempre più convinto della scelta che ho fatto di devolvere il mio otto per mille alla Chiesa Ortodossa …



Entra ne

Bergoglio e gli zingari

Curiosamente per il papa che più d’ogni altro  suo predecessore, ha trasformato lo stato di città del Vaticano in una dépendance ONU succede che gli zingari vengono chiamati per nome e non secondo il termine onusiano “rom”, che altro non significa che uomo. Siamo tutti uomini (nel senso di esseri umani) e questa non è una novità. Diventa invece una vera e propria provocazione un discorso come quello bergogliano fatto ai conducenti dei bus romani: «Quando prendevo il bus a Roma e salivano degli zingari, l’autista spesso diceva ai passeggeri: `Guardate i portafogli´. Questo è disprezzo, forse è vero, ma è disprezzo».
Il vescovo di Roma, dice “forse è vero”. Errato: è vero, senza forse. Da che mondo  è mondo gli zingari vivono di furti, di accattonaggio e di questue, preferiscono dormire alla bella stella, e rifiutano ogni  tipo di assimilazione e d’ integrazione, da essi vissuta come restrittiva. E se ne vantano. Orbene, Bergoglio come uomo di chiesa dovrebbe innanzitutto preoccuparsi di dire la verità dei fatti e  di fare rispettare il settimo comandamento NON RUBARE. Se si scandalizza tanto perché i politici rubano, non vedo perché fare degli sconti agli zingari. 

Forse gli zingari possono rubare nelle case impuniti (la sottoscritta ricevette un furto devastante con effrazione ai serramenti, da costoro) senza che debba intervenire né la legge degli Uomini, né quella di quel Signore che ci diede il Decalogo?
E che dire delle centraline di rame delle ferrovie danneggiate da loro con i giornalisti che hanno ricevuto perfino il divieto di scriverlo chiaro e tondo da personaggi come la Boldrini, allorché era ALTO (per me infimo) Commissario dell’ONU?  Quanti treni sono periodicamente deragliati e quanti passeggeri  sono stati messi a repentaglio, a causa di questo genere di furti? Siamo al buonismo più falso e ipocrita, colluso col crimine. Come falso e ipocrita fu quella sorta di zibaldone che la Boldrini in veste di commissario Onu ebbe a distribuire presso le redazioni dei giornali affinché non si fotografassero gli immigrati né si facesse menzione della loro nazionalità ed etnia in caso di  fatti di cronaca nera. (Carta di Roma 2007 ). 

Bene, andiamo avanti. Milano è aggredita da furti di rame delle grondaie e dei canali di scolo dei palazzi con condomini, magari in difficoltà economiche costretti a dover porre rimedio al dolo PAGANDO e ripagando. Suppongo che a Bergoglio importi più collocarsi dalla parte dei ladri, che dei danneggiati. Sindaci come Pisapia strappano il pane di bocca degli Italiani facendo costruire villette munite di giardinetti con appartamenti arredati con tanto di mobili per gli zingari secondo il cosiddetto “piano integrazione”. Quanti denari sono stati stanziati per la costruzione di queste villette alla periferia milanese di Baggio? non ci è dato di saperlo con esattezza.

A rafforzare le esortazioni immigrazioniste e perdoniste  bergogliane, c’è la comunità di S. Egidio: bisogna intergrarli! – è l’imperativo categorico.

Gongola la nomade della lista Tsipras Dejana Pavlovic, la quale però puntualizza che vuole essere chiamata secondo il termine onusianamente corretto: “Ringraziamo il Papa”, commenta la Pavlovic, vice presidente della Federazione Roma e Sinti insieme, tra i primi ad elogiare il richiamo papale, ma con una precisazione: «Non per polemizzare, chiediamo al Pontefice di non utilizzare il termine zingari. Nessun dubbio, è ovvio, sulla volontà di usare questa parola con un’accezione positiva, ma noi preferiamo essere chiamati rom».

Tié! beccati questa, caro Pampurio. Non si è mai abbastanza corretti politicamente, quando ci si mette su questo scivoloso terreno.

Frattanto, in Sicilia e a Lampedusa gli sbarchi  dall’Africa proseguono massicci, incessanti e senza un attimo di tregua. Chissà se Bergoglio correrà ancora da quelle parti a deliziarci con un’altra delle sue sacrileghe messe su di un altarino improvvisato fatto di relitti di imbarcazioni degli scafisti e con la croce fatta con gli scalmi delle barche. Non se ne può più di buffoni che danneggiano questo Paese! Ora ne abbiamo anche uno Urbi et Orbi!

Sbarcano, sbarcano e sbarcano…

Ancora sbarchi di immigrati. Sapete quanto costa rimpatriare i clandestini? Un’inchiesta fa i conti in tasca allo Stato. Ogni giorno di permanenza nei Cie costa 40 euro a persona. E per riportarli a casa… di Franco Grilli

Le navi della Marina militare che fanno parte dell’operazione “Mare Nostrum” nelle ultime 24 ore sono state impegnate nel soccorso a 17 imbarcazioni cariche di persone provenienti dalle coste del nord Africa. In tutto sono stati soccorsi oltre 2.500 migranti, numero ancora provvisorio. La nave anfibia San Giorgio è intervenuta in assistenza a 5 natanti imbarcando 998 migranti tra cui 214 donne e 157 minori. Il pattugliatore Orione in tre eventi di soccorso, l’ultimo dei quali ancora in corso, ha trasbordato da natanti in difficoltà oltre 400 migranti, numero ancora non definitivo. La fregata Scirocco in tre operazioni di recupero ha imbarcato 206 migranti e trasferito altri 94 sulla nave mercantile Glory Tellus (bandiera panamense). Quanto costa rimpatriare un clandestino? I barconi carichi di migranti continuano a salpare alla volta dell’Italia. Per evitare stragi in mare aperto è necessario intervenire. Ma i problemi restano sul tappeto. Uno studio del quotidiano Il Tempo rivela che per ogni clandestino rimpatriato l’Italia spende 25mila euro. E a conti fatti, considerando il numero che dal 2010 sono stati “espulsi” (41mila), l’esborso cui dovrebbe farsi carico lo Stato italiano sarebbe pari a 1 miliardo e 25 milioni di euro. Usiamo il condizionale non perché i conti siano sbagliati ma perché i clandestini ricevono il foglio di via ma materialmente solo un’esigua minoranza viene riportata nel proprio paese.

Se consideriamo il rapporto tra i decreti d’espulsione emessi delle prefetture e gli accompagnamenti alla frontiera, scopriamo che è di cinque a uno, se non addirittura inferiore. Nel corso degli anni i governi si sono alternati a Palazzo Chigi, ma la sostanza è rimasta pressoché uguale: con la frase “decreti di espulsione emessi” i ministri dell’Interno hanno snocciolato numeri importanti, ma senza che vi sia l’esatta corrispondenza con i clandestini effettivamente allontanati dal territorio nazionale. E a quanto risulta col passare degli anni gli accompagnamenti alla frontiera diminuiscono. A far lievitare i costi per lo Stato c’è la permanenza dei clandestini nei Cie. I sei mesi di tempo (180 giorni) concessi dalla legge per l’identificazione e l’espulsione vanno moltiplicati per i 40 euro al giorno per ogni straniero presente nelle strutture: 1200 euro al mese, seimila per il periodo concesso, a cui si devono aggiungere alcuni benefit. Di fatto un clandestino espulso costa allo Stato una cifra pari al salario medio di un lavoratore italiano. Sono numeri importanti su cui è bene riflettere, anche solo per capire che un’opera di prevenzione a monte, mediante gli accordi con i paesi di partenza, pur costando qualcosa sarebbe sicuramente molto meno dispendiosa per le casse dello Stato.

Obbediamo!

F-35, richiamo del Pentagono all’Italia: “Meno aerei, meno posti di lavoro”. Derek Chollet, segretario aggiunto per gli Affari della sicurezza internazionale, ricorda le conseguenze occupazionali del taglio dei mezzi militari. Un messaggio che segue quelli rivolti all’Europa da Obama e del ministro della Difesa americana Chuck Hagel di non toccare la spesa militare

Dopo il ministro della Difesa americana Chuck Hagel e il presidente Barack Obama, anche il Pentagono interviene per sollecitare l’Italia a non tagliare la spesa militare per non danneggiare l’occupazione. In particolare il Dipartimento della Difesa Usa insiste sul mantenimento degli F35 perché “meno aerei significano meno posti di lavoro”. Derek Chollet, segretario aggiunto per gli Affari della sicurezza internazionale presso il Pentagono, lancia il messaggio all’Italia durante una conferenza a Roma. “Siamo consapevoli del dibattito in corso – dice Chollet – e comprendiamo le difficoltà” legate alle ristrettezze di bilancio. Tuttavia, prosegue l’esponente del Pentagono sottolineando l’importanza strategica per le capacità militari future degli Stati Uniti e dei loro alleati dei nuovi caccia F-35, “quando l’Italia ha diminuito il piano originale di acquisizione da 131 aerei a 90, si sono visti gli effetti negativi che possono verificarsi quando le acquisizioni diminuiscono e, purtroppo, c’è stato un decremento nella partecipazione industriale dell’Italia e nei posti di lavoro associati con gli F-35″.

Mentre il governo e il Parlamento italiani stanno procedendo alla messa a punto del cosiddetto ‘Libro Bianco sulla Difesa’ – che dovrà stabilire quali sono le minacce future per la sicurezza nazionale del nostro Paese e gli strumenti militari adatti a fronteggiarli -, Chollet chiede di “considerare l’investimento negli F-35 da due prospettive: cosa gli F-35 portano all’Italia in termini di capacità (militare ndr); e cosa gli aerei danno all’Italia in termini di ritorno del suo investimento economico“. All’incontro in corso a Roma sono presenti, tra gli altri, il presidente della commissione Difesa del Senato, Nicola Latorre, quello della commissione Esteri, Pier Ferdinando Casini, il capogruppo del Partito democratico della commissione Esteri della Camera Enzo Amendola, e il presidente di Finmeccanica, Gianni De Gennaro.

Il 3 giugno il presidente americano Barack Obama si era rivolto agli alleati europei affinché aumentassero la spesa militare. “Noi vediamo un declino continuo, questo deve cambiare”, ha detto Obama al termine di un incontro con il presidente polacco, Bronislaw Komorowski, deplorando i tagli alla spesa militare in Europa dovuti alla crisi economica. Un messaggio seguito il giorno dopo dall’ultimatum lanciato dal ministro della difesa americano, Chuck Hagel. Gli Usa stanno facendo la loro parte, aveva detto, ma nel vertice Nato in Galles a settembre gli europei “devono arrivare avendo preso misure nella giusta direzione” per invertire la riduzione degli investimenti per la difesa che “minacciano l’integrità della Nato”.

Richieste a cui il ministro della Difesa Roberta Pinotti aveva risposto sostenendo che l’Italia ha sempre contribuito alle missioni internazionali della Nato. In più, aveva aggiunto che il Paese sta studiando quali sono le proprie necessità di sicurezza e difesa, in modo da rendere più efficiente la spesa. “L’Italia sta lavorando a un libro bianco della difesa che parte dalle minacce e da quelle che sono le domande di sicurezza e difesa -ha spiegato il ministro- e sulla base di questo arriverà a definire esattamente quali sono le necessità”. Ma il ministro ha ricordato che “l’Italia, ed è evidente anche attualmente nelle principali missioni Nato, ha sempre dato un contributo molto alto in termine qualitativi e quantitativi. Pensiamo a quante persone sono state in Afghanistan e in Kosovo. L’Italia ha sempre fatto la sua parte”. In questo senso “si può rendere più efficiente la spesa, certamente non mettendo a rischio la nostra sicurezza”.

Salvato dalle acque

Ho sempre avuto una grande simpatia e ammirazione per Giulio Andreotti che considero il miglior democristiano della storia.
Non posso quindi che rifarmi a lui commentando il proliferare di indagini su presunti casi di corruzione: a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.
E’ notorio che non abbia alcuna fiducia nelle inchieste dei magistrati, la cui credibilità e affidabilità, ai miei occhi, è pari alla temperatura esistente sulla superficie di Plutone.
Vedo che da Taranto a Venezia a Milano, nessuno si salva dalle inchieste, dagli avvisi di garanzia, persino da arresti preventivi, prima di ogni condanna e persino prima di un processo.
Un polverone che porta nelle pagine interne dei giornali la dolorosissima scadenza della tasi, della tari, dell’imu.
Penso male ?
Berlusconi è stato condannato, ma continua a condizionare la politica italiana e il putto fiorentino non riesce ad ottenere il disco verde che vorrebbe(ro).
Ecco che inchieste di ogni genere fanno il deserto attorno al Cavaliere e lanciano un avviso ai naviganti: attenzione perchè domani potrebbe toccare a te.
Penso male ?
Nel frattempo circolano voci disparate su quaranta miliardi che vorrebbero sfilare ai morti, i depositi che non dovrebbero ricevere alcuna remunerazione, oltre alle tasse sui risparmi già a livelli intollerabili.
E chi potrebbe, per mandato e per formazione culturale, opporvisi viene indagato, processato, rimosso dal seggio.
Penso male ?


Entra ne

Il tradimento della Parola

di Charles Journet La verità di Dio è sempre tradita quando è proposta senza l’amore di Dio. Gli apostoli l’hanno predicata in un grande amore: «Come una madre si prende cura dei suoi bambini, così noi, per la viva tenerezza a vostro riguardo, avremmo voluto darvi non solo il Vangelo di Dio, ma persino la […]