Eurofestival o Urofestival ?

Di solito non accetto foto di pederasti, lesbiche, trans, ma oggi devo fare un eccezione, per mostrarvi lo schifo di questa drag queen che ha vinto l’ Urofestival (da urologo..):
 Conchita Wurst (el ?). 
Ma se io avessi un figlio piccolo, che je dico ?

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Ed ora la Russia provoca apertamente la Romania…

Da Voce della Russia di poco fa:
“L’inviato speciale della presidenza russa per la Transnistria, il vice primo ministro russo Dmitry Rogozin, che si trova in visita a Tiraspol, ha rivelato che l’Ucraina e la Romania hanno negato il proprio spazio aereo al suo aeromobile. La Romania, su richiesta degli Stati Uniti, ha chiuso il suo spazio aereo. L’Ucraina non lascia nuovamente passare. La prossima volta volerò su un Tu-160,” – ha scritto oggi su Twitter Rogozin.
In precedenza era stato riferito che l’8 maggio all’aereomobile di Rogozin, diretto a Kishinev, non era stato concesso lo spazio aereo dell’Ucraina. Il “Tu-160” è l’unico bombardiere strategico supersonico russo.”

Razza di provocatore imbecille, tu non andare nello Stato Canaglia della Transnistria ! Giù le mani dalla Romania !

Sono anni che lo grido, vorrei una destra moderna e sveglia. Anche con Putin…

Perchè perdo tempo a discutere all’ infinito con i sordi, mi chiedo spesso ?
Perchè vorrei una destra moderna anche nella conoscenza della Storia, non di parte, che leggesse tutto e controtutto, compresi il libri contrari, per non fare gli errori sinistri. Che non si fidasse di internet, delle voci, dei sentito dire. Che non parlasse ancora, nel 2014 di “democrazie plutomassoniche, di grande Rivoluzione Fassista (nel 1922, ci andò di lusso, potevano spazzarci in una giornata, detto da uno come me che celebra ugualmente l’ anniversario), dei Discorsi del Duzze (che Dio l’ abbia in Gloria, consegnamolo alla Storia, con tutto il bene che gli voglio…) ! Ecc ecc.”
E che non mi si venga a menar il can per l’ aia ANCORA con Putin difensore della Tradizione Cristiana e pure Fascistone: un paio di ciuffoli ! Da anni scrivo contro il nazionalbolscevismo di Alexander Dugin ed Eurasia. Se la parata comunista di Mosca non vi convince, se non vi convincono gli scritti di gente attendibilmente della Nostra Area come Gabriele Adinolfi, il cui passato NON si discute, andate a farvi quattro risate sul sito de “La Voce della Russia”. Putin era, è e resterà un nazionalbolscevico, come Iliescu in Romania e prima di lui, come Ceausescu. Che ben conosco, come dovreste sapere. 
Con l’ unico obiettivo, aprofittando della colpevole assenza dell’ Europa (ma c’è mai stata, un Europa, dal 1945 ad oggi ?) e dell’ altrettanto colpevole debolezza di quel sacripante kenyano e comunista che governa quel complesso mondo che si chiama Stati Uniti, di arrivare alla Unione coi fratelli slavi di Serbia e Macedonia, fino ai nostri confini, al Mediterraneo, vecchio pallino degli Czar. 
Stati Uniti che avranno un MILIONE di difetti, anche un miliardo; che saranno i massoni/imperialisti/capitalisti/cocacolai/cizburgerai/etc etc e tutto quello che piace all’ antiamericanismo da operetta. Ma che hanno DUE pregi: la loro Repubblica è fondata sulla Libertà, e NON sul Lavoro come nella Costituzione comunista di Pertini e Napolitano. E che hanno il Primo Emendamento che garantisce la Libertà di Parola a TUTTI, e non leggi liberticide come la Scelba e la Mancino.
Poi, per carità sono io il primo ad attaccare il negro keniano, o altri beoti o sinistri come Lincoln, Grant, Wilson, Roosevelt, Carter, Clinton.
Ma aprite gli occhi: ecco perchè la destra è nel cantuccino, spaccata in mille rivoli litigiosi, fusa dagli oppiacei del nuovo mito putiniano. Che se la ride delle simpatie Fasciste, da buon manipolatore delle menti…
Sveglia !!!

Inni e marcette

Prima del gr1 delle sei del mattino, da anni, suonano l’Inno Nazionale.
Il nostro non è un bell’inno, anche se è il NOSTRO Inno e anch’io avrei preferito altro, ad esempio la Leggenda del Piave, riconoscendo alla Marcia Reale uno spessore sicuramente più all’altezza di un qualcosa che deve essere marziale e importante.
Però quello di Mameli resta pur sempre il nostro Inno.
Spiace quindi che, da alcuni giorni, l’interpretazione dell’orchestra diretta da Giovanni Allevi che era riuscito ad imprimere forza e solennità (almeno per quanto possibile) all’ Inno, abbia lasciato il posto ad una ridicola marcetta suonata dalla Berliner Philharmoniker diretta da Claudio Abbado.
Non si deve parlare male dei morti, però temo che Abbado più che dirigere, sia stato diretto e che la marcetta per marionette che ascolto da qualche mattina non sia altro che la rappresentazione musicale del modo in cui i tedeschi ci vedono.
E quando andremo a votare pensiamo anche come dare al tedeschi il maggior dispiacere.


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Alla fine resteranno solo le tasse

Il Cavaliere lo dice da tempo, anche se poi razzola male e salva con i suoi voti il putto fiorentino: Renzi è come tutta la sinistra, sa solo tassare.
Anche la riforma del senato, che sembrava dovesse essere cosa fatta, viene rinviata a dopo le europee, quando si risveglieranno dal torpore i malpancisti del pci/pds/ds/pd che, adesso, hanno tutto l’interesse a gettare fumo negli occhi degli Italiani, almeno a quelle che sono caduti nella trappola del toscano.
Quando tutte le “riforme” annunciate e strombazzate da Renzi saranno dimenticate o annacquate da reiterati compromessi, allora per noi Italiani resteranno solo le tasse, quelle sì che passano subito.
Come la iuc, tasi, tari, imu che fra poco più di un mese dovremo pagare e la rapina sui risparmi che aumenterà al 26% dall’attuale 20% (12,5% con Berlusconi al governo) dal 1° di luglio.
Sinistra=tasse.
Partito comunista o democratico come lo si voglia chiamare= partito delle tasse.
Ci pensino bene quelli che hanno la vista annebbiata e sono stati ubriacati dalla logorrea del bulletto fiorentino. 


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Altiero Spinelli, da Ventotene al Bilderberg

Come avevo promesso, seguito a passare in rassegna i “cattivi maestri” di questa Ue. Ovviamente dipende dai punti di vista: molti li accreditano come “padri nobili”. Ma alla luce di dove siamo arrivati anche le migliori intenzioni contano poco, dato che parlano i fatti. La lista Tsipras, di Barbara Spinelli, compagna del fu Padoa-Schioppa deceduto nel 2010, cerca di sfruttare la memoria del padre Altiero, considerato uno dei padri fondatori dell’attuale Unione Europea. Numerose sono le vie e le piazze italiane intitolate ad Altiero Spinelli, autore del Manifesto di Ventotene. E anche un’ala dell’edificio del Parlamento europeo è intitolata a lui. La costruzione è comunemente conosciuta con la sigla ASP (Altiero SPinelli). L’altra parte dell’edificio, invece è intitolata al ministro belga Paul-Henri Spaak (zio dell’attrice Catherine Spaak), con Jean Monnet uno dei principali artefici del Mercato Comune Europeo e tra i padri fondatori dell’UE, oltreché  massone di alto grado.
Non perdetevi ad ottobre 2014, nel pieno del semestre italiano di presidenza europea, la solita fiction di propaganda RAI su Altiero Spinelli, probabilmente interpretato dal solito Luca Zingaretti (non sanno più quante e quali parti fargli fare).
Il Manifesto di Ventotene” da lui scritto con Ernesto Rossi è reperibile,  oltre al volumetto cartaceo, in versione PDF  sul web.  La sua lettura non è lunga ma le idee  ivi contenute  sono chiare: non può esserci progresso né libertà, né sviluppo senza cessione di sovranità al progetto europeo. Suo  titolo era in origine “Per un’Europa libera e unita”.  E’ un documento per la promozione dell’unità europea redatto durante il periodo di confino negli anni quaranta, presso l’isola di Ventotene, davanti al golfo di Gaeta. Altri esponenti presenti sull’isola di Ventotene e rappresentanti antifascisti confinati anch’essi, contribuirono alle discussioni che portarono  in seguito alla definizione del testo.
Si tratta del primo documento ufficiale che prefigura la necessità dell’istituzione di un’Unione europea di tipo federalista, con una moneta unica europea, un esercito unico europeo, ed una politica estera unica europea. Per questi motivi è considerato il testo fondante dell’Unione europea. Il  suo movimento MEF (Movimento Europeo Federalista)  è stato sostenuto dai comunisti a causa della sua lunga prigionia e opposizione al fascismo. Del resto Spinelli aderì in gioventù al Partito Comunista per poi distaccarsene nel 1937, ed in seguito, riprenderne i contatti nel 1976 allorché venne eletto “indipendente” nelle liste del  PCI per il Parlamento Europeo. 
“Ma anche ad Altiero Spinelli è stato indispensabile il sostegno delle potenti società segrete e della grande finanza nelle vesti di Gianni Agnelli. Spinelli era infatti membro del Bilderberg e fondatore insieme ad Agnelli dell’Istituto per gli Affari Internazionali italiani. Non sappiamo se fosse la sua condivisione degli interessi degli Agnelli alla mondializzazione del mercato, o il suo odio per la Nazione Italia a spingerlo su posizioni europeiste assolute” (Ida Magli p.147 “La dittatura europea”- BUR).  
Pare che avesse un temperamento arrogante e dispotico, ragion per cui il suo movimento non riscosse popolarità presso le masse italiane, ma questo gli  diede comunque numerosi vantaggi quali un seggio di europarlamentare e il posto di Commissario Ue.  
Ora la sua eredità viene raccolta dalla figlia Barbara, che si presenta con una coalizione di estrema sinistra per la Lista Tsipras, ispirata al nome del politico greco Alexis Tsipras di Syriza. Nella sua compagine anche Moni Ovadia e la rom Dijana Pavlovic. La sua ricetta è nota: per venire fuori da questo disastro ci vuole “più Europa” e con essa, ovviamente “più immigrati”. Ascoltatela qui in questo inequivocabile  filmato e traetene le debite conclusioni: 

Il viatico del suo genitore è stato raccolto appieno. Ma volendo, anche del suo “compagno” TPS (Tommaso Padoa Schioppa, quello secondo cui “le tasse sono bellissime”).

A due settimane dal voto ricordiamoci  di non votare per questa Ue

 

La Lega per il sud

Leggo che Matteo Salvini, il ruspante segretario leghista che sta risollevando le sorti elettorali del partito, è stato accolto a insulti da un gruppo di napoletani che innalzavano vessilli del regno delle due Sicilie.
A parte la considerazione che quella manifestazione è uno stimolo a votare Lega, spiace rilevare come i napoletani che così manifestano non abbiano proprio capito nulla.
Se le idee della Lega dovessero prevalere, loro potrebbero innalzare il vessillo borbonico sul palazzo del loro governo e del loro parlamento, invece di tenerlo in cantina.
La secessione del Nord ha come corollario, quella del Sud e viceversa.
Liberi tutti, ma ognuno a casa sua e occupandosi del proprio orticello, con i soldi propri.



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L’utile idiota

Sono troppe le gaffe di Alfano: serve un ministro dell’Interno. Dalla crisi diplomatica con il Kazakhstan agli sbarchi ininterrotti fino alla trattativa con gli ultrà di Stefano Filippi

Povero Angelino Alfano. Ci mancava soltanto Genny ‘a Carogna per complicargli la già travagliata vita da ministro. Fra una crisi internazionale con il Kazakhstan e le imbarcate di clandestini disperati, il capo degli ultras del Napoli che detta le condizioni per disputare una partita è come il bambino della favola di Andersen che urla «Il re è nudo». Lo sapevano già tutti, ed ecco una circostanza imprevista che fa crollare il palco delle ipocrisie e delle convenienze. Il ministro è nudo (metaforicamente parlando) ma continuerà a sfilare come se nulla fosse, e molti insisteranno imperterriti a fare finta di nulla. Silvio Berlusconi, il primo a smascherare l’assenza del «quid», stroncò come leader politico l’ex guardasigilli. Ma ora il giudizio si estende alla sua azione al Viminale, dove si è chiuso da un anno prima con Enrico Letta e poi con Matteo Renzi. E nemmeno da titolare dell’Interno Alfano riesce a esibire quel benedetto «quid». Il primo campanello d’allarme suonò con lo scandalo del rimpatrio di Alma Shalabayeva e della figlioletta, un intrigo diplomatico culminato nel blitz dell’espulsione che costò la testa di due alti funzionari del Gabinetto del ministro.

Alfano invece l’ha scampata. Disse che non sapeva, non era stato informato dai sottoposti. Se conservò la poltrona al Viminale deve ringraziare una sola persona: il presidente Giorgio Napolitano. Il quale vegliava con tutti i suoi poteri sul fragile governo Letta e decise che il suo governo non poteva rischiare il naufragio dopo appena tre mesi dal varo. E Angelino continuò a inanellare gaffe. Una mattina dello scorso marzo si è presentato in tv con la solita faccia seria annunciando con enfasi che le forze dell’ordine stavano dando una caccia serrata al killer che aveva massacrato tre bambini a Lecco. Tutta Italia sapeva da un paio d’ore che l’omicida era la madre: tutti tranne Alfano. Cattureremo l’omicida, e intanto la donna era già sotto torchio in caserma. Soltanto alle 17 il ministro cinguettò la notizia su Twitter. Come per la Shalabayeva, ecco un altro caso di mancata comunicazione tra ministro e inquirenti, uno squarcio di preoccupazione su come funziona la catena di comando e la trasmissione delle informazioni al ministero dell’Interno.

Episodi che rappresentano una metafora della lontananza di Alfano dal Paese reale. Ma quante cose si svolgono all’insaputa di Mister Quid? Egli non sapeva nemmeno, lo scorso febbraio, di aver copiato pari pari da Sinistra e libertà uno slogan elettorale. Il compagno Angelino aveva infatti chiesto la riduzione delle tasse su famiglie e imprese lanciando l’hashtag #lastradagiusta, slogan già utilizzato da Sel. La gestione dell’emergenza immigrazione è un manuale di come non ci si deve comportare. Parola di Giovanni Pinto, direttore centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere, che una settimana fa ha ammesso: «L’operazione Mare Nostrum ha dato risultati eccellenti anche se ha incrementato le partenze dalla Libia». Alfano non è riuscito a evitare l’emergenza: dall’inizio dell’anno gli sbarchi hanno raggiunto quota 25mila. L’anno scorso erano stati 43 mila e nel 2011, anno di massima crisi per lo scoppio della primavera araba e il colpo di stato in Libia, gli approdi furono 65mila. Un record che, di questo passo, potrebbe essere agevolmente battuto. Pare addirittura che la presenza di navi italiane abbia consentito ai mercanti di carne umana di ridurre le pretese economiche, perché ci pensa la nostra Marina militare a completare le operazioni di traghettamento. In compenso, in un’assemblea del Ncd Alfano si è intestato il merito del fermo di Marcello Dell’Utri in Libano nelle ore in cui a Roma, messa sottosopra da scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, un agente (poi definito «un cretino» dal capo della polizia) ha calpestato un ragazzo scambiandolo per uno zainetto. Ed eccoci a sabato, con la trattativa stato-ultras e il Viminale che, come il solito, non ha visto nulla. All’Interno serve un ministro. Che possibilmente non si chiami Alfano.