Triduo pasquale

Cari fratelli e sorelle, siamo giunti alla vigilia del Triduo Pasquale. I prossimi tre giorni vengono comunemente chiamati “santi” perchè ci fanno rivivere l’evento centrale della nostra Redenzione; ci riconducono infatti al nucleo essenziale della fede cristiana: la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Sono giorni che potremmo considerare come un unico […]

I tre passi falsi del Cavaliere

Berlusconi è persona degna del massimo rispetto e riconoscenza, tale da indurmi a votare lui (o uno dei suoi figli) se fosse candidato a prescindere dal contorno del partito.
Ma il Berlusconi arroccato in difesa di questi ultimi tempi non mi piace e non posso evitare di evidenziare tre suoi passi falsi.

1) L’accordo con Renzi, riconfermato nei giorni scorsi, rappresenta l’abbandono delle posizioni per le quali è stato votato nei passati venti anni.
Non è vero che il bulletto fiorentino realizzi il progetto di società di Berlusconi.
E’ invece vero che con l’apparenza di cambiare, Renzi perpetua la casta al potere, prono ai voleri della Merkel e degli gnomi di Bruxelles, gettando fumo negli occhi dei cittadini con uno tsunami di parole (80 euro, limite agli stipendi, lotta violenta contro la burocrazia) ma poi aumenta le tasse (tasi, imu, sui risparmi) ed elimina organismi elettivi per trasformare gli eletti in nominati.
Berlusconi, da gentiluomo quale è, crede di fare il bene della Nazione, ma in realtà Renzi, con i suoi provvedimenti in rosa, l’accoglienza ai clandestini, le tasse, non fa altro che puntellare il regime.
Di un comunista non ci si può fidare neppure quando apparentemente propone le nostre stesse idee.
E quelle di Renzi non sono neppure proposte fondate sulle nostre stesse idee.

2) L’acquiescenza alla sentenza ed ai servivi sociali, con l’indegno spettacolo dei suoi avvocati che, felici, straparlano di decisione equilibrata.
Berlusconi non può accettare di essere definito “socialmente pericoloso”, di essere “rieducato” e di vedersi imposto il bavaglio alle critiche verso i magistrati.
Accettarlo significa concedere anche questa partita alle toghe.
Viceversa rifiutarlo e rischiare la galera o i domiciliari ne avrebbero elevato l’immagine e reso ancor più un simbolo attorno al quale combattere la buona battaglia di Libertà.

3) L’ipotizzata candidatura di omosessuali dichiarati e l’esclusione del presidente dei cacciatori non può essere accettata da un elettore di Centro Destra.
Sicuramente qualche omosessuale isolato e silente è finito nelle liste dei partiti di Centro Destra, ma che si candidi qualcuno dichiaratamente tale è la negazione dei principi che informano il Centro Destra in materia di Famiglia e di sessualità.
Ugualmente la eventuale esclusione di un cacciatore rappresenta una svolta animalista che non ha nulla a che spartire con la Tradizione della nostra Civiltà di cui il Centro Destra dovrebbe essere l’alfiere.

Il Cavaliere non può permettersi di perdere consensi a destra, eppure è quel che accadrà se non rimedierà ai tre passi falsi citati.
Berlusconi (e tutta Forza Italia) ricordino che è facile perdere voti a destra, essendo i nostri elettori maggiormente coscienti e individualisti di quelli di sinistra che sono sempre massa.
E i voti persi a destra sono irrecuperabili, perchè a sinistra, per quantouno cerchi di inseguirne le pulsioni, non voteranno mai per Berlusconi o per un partito di Centro Destra.
Il rischio è che con un Grillo che continua, nei modi, a dare soddisfazione agli elettori di Centro Destra, molti di questi decidano, unicamente per uno sgarbo ad europeisti e renziani, di votarlo, abbandonando un Cavaliere troppo morbido.




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VERGOGNA! I SOLDI PER KABOBO CI SONO, MA PER I FAMILIARI DELLE SUE VITTIME NO!

Ha ragione l’On.le Roberto Maroni quando, commentando i 20 anni di galera di condanna a Kabobo, il clandestino che un anno fa uccise a picconate tre passanti a Milano, sostiene che meritava come minimo l’ergastolo. Ma tant’è, con le attenuanti dovute all’infermità mentale e con un po’ di buona condotta, l’africano, statene certi, uscirà prima, per venire indirizzato ad una casa di cura dove cercheranno di “guarire” la sua schizofrenia.

A spese nostre, sicuro, dato che per Kabobo i soldi ci sono, altroché!

Perché la grande vergogna della quale si sta macchiando lo Stato italiano, sentenza a parte, è quella del mancato risarcimento automatico delle vittime, che dovranno fare causa al Ministero degli Interni per ottenerlo, dato che il picconatore africano è, ovviamente, nullatenente. A tal proposito vorrei ricordare che quando, poco più di due anni fa, vennero uccisi a Firenze due senegalesi da un estremista di destra, l’amministrazione della città stabilì subito un risarcimento di svariate decine di migliaia di euro per le loro famiglie. Le scuole si mobilitarono con patetici minuti di silenzio e raduni al palasport per commemorare le vittime della “violenza razzista”, mentre per i tre poveri milanesi massacrati a picconate il silenzio è stato semplicemente assordante.

E’ vergognoso che i parenti delle vittime debbano pagarsi un avvocato per ottenere il risarcimento che a degli extracomunitari viene garantito in automatico.

E’ altrettanto vergognoso che le aggravanti razziali siano sempre invocate se un bianco commette violenza su un negro, ma siano state completamente ignorate nel processo a Kabobo, nonostante avesse ammesso tranquillamente di aver ucciso dei bianchi perché spinto dall’odio nei loro confronti.

E ha stra-ragione il figlio di una delle vittime, il Sig. Andrea Masini, quando sostiene che la colpa di quel crimine è sopratutto dello Stato italiano, che continua ad accogliere e a prelevare come “migranti”, con enorme dispendio di mezzi navali, migliaia di INVASORI, come li definiva giustamente la Fallaci e come ci ricorda il Segretario della Lega Nord, On.le Salvini. Invasori tra i quali si potrebbero nascondere altri Kabobo, e tra i quali sicuramente si nascondono fanatici islamici simili a quelli che hanno appena massacrato 75 persone e rapito 100 studentesse in Nigeria

Fanatici ai quali non pare vero di venire a portare il Jihad direttamente qui a casa nostra, allo scopo di instaurare il Califfato basato sulla rigida osservanza della Sharia.

E se Renzi vuole davvero risanare le nostre scalcinate finanze, sarà bene che ordini alle nostre navi di salvare sì i profughi, ma di rispedirli direttamente in Africa, anziché portarli qui a farsi mantenere, al costo di 40 Euro al giorno per ogni clandestino.

Altro che gli 80 Euro in busta paga agli italiani un volta al mese! Che ha da dire a tal proposito il nostro premier, che promette le briciole ai suoi concittadini, quando le fette più grosse della torta le riserva agli invasori che ci vengono spediti dalla Libia, grazie a quel fallimento storico annunciato che è stata la “Primavera araba”?

E che ha da dire la Boldrini, che ha avuto la faccia tosta di invitare a pranzo la Dott.ssa Annibali, la donna di Pesaro sfigurata dall’acido su ordine del suo ex fidanzato, il giorno della sua nomina a Cavaliere della Repubblica? Perché, sia detto chiaro e forte, a commettere materialmente il terribile gesto sono stati due albanesi prezzolati a tale scopo: vale a dire due dei tanti immigrati che tanto piacciono alla Presidentessa della Camera e ai suoi compari della sinistra italiana, sempre pronta a calare le braghe davanti agli extracomunitari.

Così come le hanno calate, guarda caso, i giudici nel processo di Pesaro: 20 anni di carcere al mandante italiano ma solo 14 ai due albanesi, cioè a coloro che hanno gettato l’acido sul bellissimo volto della donna, sfigurandola. Non è certo una sentenza equa, perché mi rimarrà sempre il dubbio che se il mandante non avesse trovato due delinquenti, la cui “cultura” insegna a disprezzare le donne, disposti a martoriarle per quattro soldi, forse quel gesto atroce non sarebbe stato commesso.

Al posto della Dott.ssa Annibali, e lo dico col massimo rispetto per questa Donna coraggiosa che tanto soffre e ha sofferto, avrei rifiutato la nomina a Cavaliere di questa “Nazione delle Burle” e avrei declinato l’invito della Boldrini: lasciandole tutto il piacere di pranzare, ma da sola, con i famosi tarallucci e vino di italica tradizione.

Pur di avere il culo su quello scranno…

Immigrazione, scontro alla Camera tra Alfano e la Lega. La Lega chiede al governo di fermare gli sbarchi. Ma Alfano non ci sta: “Non siamo la repubblica delle banane”. E in Aula scoppia la bagarre di Sergio Rame

La voce si incrina, perché sale di tono, quando Angelino Alfano si rivolge verso i banchi della Lega. “Noi non barattiamo i morti per un uno per cento alle elezioni – tuona il ministro dell’Interno – questa è la differenza tra il grande Paese occidentale che siamo e una repubblica delle banane”. È uno dei momenti salienti del braccio di ferro verbale sull’emergenza immigrazione. Da mesi i clandestini stanno prendendo d’assalto le coste siciliane anche grazie all’indifferenza dell’Unione europea e all’impotenza del governo italiano. I lumbard non ci stanno. E, mentre il titolare del Viminale riferisce alla Camera, espongono i cartelloni “Alfano dimettiti” e “Alfano ministro dei clandestini”. È uno scontro durissimo. Tanto che la presidente della Camera Laura Boldrini si vede costretta a sospendere la seduta dopo aver espulso il leghista Emanuele Prataviera.

Il braccio di ferro va avanti da settimane. Le politiche messe in campo dal governo non funzionano. Gli sbarchi non si arrestano e decine di migliaia di immigrati clandestini si riversano sulla penisola, nel tentativo di raggiungere il Vecchio Continente. Extracomunitari che adesso affollano strutture di prima accoglienza fatiscenti e che, come denuncia la stessa Lega Nord, rischiano di portare nuove malattie nel Belpaese. Un’emergenza che il governo Renzi sembra ignorare. Lo stesso Alfano oggi ha ricordato che, dall’inizio dell’anno, l’Italia ha già salvato 19mila immigrati. E ai parlamentari della Lega, che ne chiedevano le dimissioni del titolare del Viminale, ha ribadito essere certo di “non voler far morire mai delle persone in mare per 500mila voti in più della Lega”. “L’Italia è o no una grande nazione?”, ha chiesto provocatoriamente Alfano rivendicando per sé l’obbligo di “garantire la sicurezza e l’accoglienza”.

Contro Alfano, che rifiuta il reato di clandestinità come risoluzione al problema dell’immigrazione di massa, si scaglia anche Umberto Bossi. Che, parlando coi cronisti in Transatlantico, tuona: “Alfano deve rimediare alla situazione. Se da gennaio ad ora sono aumentati gli sbarchi, il governo deve fare una politica per frenarli, deve parlare con i governi”. Ma delle preoccupazioni del Carroccio Alfano non vuole sentir ragioni: “I colleghi della Lega hanno avuto gli scatti dei fotografi, ora posso continuare”. Così per protesta, quando la seduta è ripresa, i deputati leghisti non sono voluti rientrare in Aula.

Sallusti, D’Alema e Berlusconi

Il rigore prescritto di D’Alema. Se c’è uno che non è stato trattato da “normale cittadino” que­sto è proprio D’Alema. Prova ne è il caso di Affit­topoli: casa di lusso ad affitto ridicolo da ente pubblico, al­la faccia dei poveri cristi “nor­mali cittadini” di Alessandro Sallusti

Per Silvio Berlusconi può iniziare l’affidamento in prova per scontare la pena del processo Mediaset. Per nove mesi, una volta alla settimana, svolgerà servizi sociali presso una casa per anziani del Milanese. Per il resto, con qualche restrizione, potrà condurre la sua attività politica di sempre. Così ha deciso ieri il Tribunale di sorveglianza di Milano. La decisione non è piaciuta a Massimo D’Alema, che ha commentato: «Normali cittadini vanno in prigione per reati minori». Onestamente non conosco casi di normali cittadini che all’alba degli 80 anni scontano nove mesi di condanna chiusi in carcere. Ma, ignoranza a parte, chiedo a D’Alema: un «normale cittadino» che incastrato dai magistrati ammette di aver incassato e girato al partito una tangente da 20 milioni di lire deve restare a piede libero? E se questo «cittadino» fosse anche un politico, potrebbe continuare a farlo? Già, perché D’Alema non ha pagato il conto, né giudiziario né politico (è addirittura diventato primo ministro) per quella mazzetta presa nel 1985: guarda caso quel reato, più che provato, finì in prescrizione. Quindi se c’è uno che non è stato trattato da «normale cittadino» questo è proprio D’Alema. Del resto lui stesso da sempre non si tratta da «normale cittadino», prova ne è il caso di Affittopoli: casa di lusso ad affitto ridicolo da ente pubblico, alla faccia dei poveri cristi «normali cittadini».

Colpisce poi che il rigore morale di D’Alema non sia emerso con forza quando il compagno Penati, ex presidente della Provincia di Milano e segretario di Bersani, venne beccato a intascare mazzette. Un «normale cittadino», ma direi anche un «normale politico» sarebbe finito diritto in carcere. Penati l’ha sfangata: niente cella, niente condanna. Altra prescrizione, nel silenzio di D’Alema. E per ultimo ricordo a D’Alema un altro caso di «non normale cittadino» che gli è sfuggito. Quello della tessera numero uno del Pd, Carlo De Benedetti. Nel 1993 ammise di aver pagato 10 miliardi di lire in tangenti a partiti e funzionari per ottenere dallo Stato un appalto per la sua azienda, la Olivetti. Roba da prigione per chiunque. Finì con un’ora, dicasi un’ora, di fermo in carcere e una assoluzione per prescrizione. Ha ragione D’Alema. Non tutti i cittadini sono uguali. Soprattutto se si chiamano Silvio Berlusconi: 43 processi in 18 anni sono davvero un trattamento speciale.

Eppure i soldi li aveva…

Taglio Irpef, Renzi a caccia di 150 milioni dal recupero dei canoni Rai evasi

Il governo sta studiando un provvedimento per il recupero dell’evasione del canone Rai, da inserire nel decreto per gli 80 euro in busta paga. Secondo quanto riferisce l’Ansa, l’introito eventualmente recuperato, stimato intorno ai 300 milioni di euro, andrebbe per metà al Tesoro e per metà alla Rai. Tra le ipotesi allo studio, per dare garanzie alla Corte dei Conti sul recupero di risorse che andrebbero a finanziare i provvedimenti annunciati dal governo, c’è la possibilità di legare il pagamento del canone non più alla detenzione dell’apparecchio, ma o al pagamento della bolletta elettrica o – e questa sarebbe a quanto risulta la soluzione caldeggiata dal commissario alla spending review Carlo Cottarelli e da Viale Mazzini – al nucleo familiare. Le risorse recuperate andrebbero per metà al Tesoro e per metà alla Rai. Il recupero potenziale, secondo il dossier allo studio del governo, è di 600 milioni di euro e riguarda il 26,5% dei nuclei familiari (pagano attualmente il canone il 68,7% dei nuclei, pari a 16 milioni e mezzo, con un gettito complessivo di 1,7 miliardi di euro). Il recupero stimato è però di 300 milioni di euro, che sarebbe appunto diviso a metà tra Tesoro e Rai. Il gettito che arriverebbe nelle casse pubbliche sarebbe quindi di 150 milioni. Sul canone speciale, in particolare, si prevede un recupero di 100 milioni di euro.

Diversamente cretini

Il capo della Polizia Pansa ha definito “cretino” il Poliziotto che avrebbe calpestato una manifestante “no tutto” a Roma.
Il capo della Polizia Pansa è sicuramente arrivato ad un posto di grande prestigio e responsabilità e i ragazzi in divisa ai suoi comandi, che rischiano la vita tutti i giorni per difendere la nostra incolumità e le nostre proprietà in cambio di uno stipendio inferiore al dovuto, si aspetterebbero, legittimamente, che il loro capo li difendesse.
Come dal proprio capo si aspetterebbe chiunque, in qualunque settore, perchè è nei compiti specifici del capo difendere i propri uomini, assumendosi le responsabilità e tutelandoli anche quando sbagliano.
Il signor Pansa, probabilmente, pensa solo alla sua carriera, al passaggio successivo, magari ad una candidatura politica, ad un ministero.
Allora non esita a buttare in pasto ai piranha chi, forse, ha sbagliato, durante una manifestazione in cui i Poliziotti erano bersagli, inermi, delle aggressioni di centinaia di facinorosi, violenti e devastatori, ai quali si è pure concesso di lanciare bombe carta.
Infatti il bilancio parla di pochi feriti tra i violenti manifestanti e decine, invece, tra i Poliziotti.
Una donna non si picchia neanche con un fiore.
Ma se quella donna mi lancia una bomba carta io sono legittimato a difendermi, con o senza divisa.
L’errore, però, è a monte, negli ordini che un pusillanime ministro degli interni, Alfano, lo stesso che si vanta di aver “salvato” diciannovemila clandestini importandoli in Italia e condannando cinquanta milioni di Italiani !!!, non ha impartito: fermare i disordini con tutti i mezzi a disposizione.
E’ un errore che si ripete, sempre più frequentemente.
E dobbiamo poi anche sopportare i piagnistei di chi, dopo essere sceso in piazza a distruggere proprietà private e pubbliche, si lamenta di aver subito qualche manganellata ?
E che dire dei ventiquattro Patrioti Veneti in galera, dopo qualche chiacchiera da bar e senza aver distrutto un solo specchietto retrovisore, a fronte di appena cinque fermati (probabilmente già usciti) tra le centinaia di violenti di Roma ?
Vergogna Alfano, vergogna Pansa.
Con gente simile l’Italia non potrà mai più aspirare ad un ruolo dignitoso nel mondo.



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Le preziose risorse di Boldrini e Scola

Invasione senza fine: 20mila migranti arrivati in 4 mesi. Il ministro dell’Interno Alfano: “Domande di asilo aumentate del 140% rispetto all’anno scorso” di Luca Romano

“Dall’inizio dell’anno sono arrivati 20.500 migranti”. Numeri da capogiro quelli sciorinati oggi dal ministro dell’Interno Angelino Alfano nel corso della audizione sull’immigrazione al Comitato Schengen. “L’Italia deve affrontare, sulla base della proiezione di questi dati, una pressione migratoria che sta raggiungendo quella del record degli oltre 60 mila sbarchi avvenuti nel 2011. C’è un ammassamento di centinaia di migliaia di persone su coste nord africa che vogliono arrivare in Europa”, ha spiegato Alfano. Che poi ha fornito un bilancio sulla operazione Mare Nostrum: “Sono 19 mila le persone salvate in mare da quando è stata avviata l’operazione Mare Nostrum ed è difficile immaginare che tutte queste persone sarebbero rimaste vive senza questa operazione che è rilevante dal punto di vista tecnico e ha un costo di 9 milioni di euro”. Per quanto riguarda invece le richieste di asilo, Alfano ha affermato che lo scorso anno sono state presentate in Italia 27 mila domande di asilo mentre nei primi tre mesi di quest’anno si è già superata quota 13 mila, con un aumento del 140% rispetto allo scorso anno. Per far fronte all’alto numero di richieste, si intende istituire una commissione per l’esame delle domande di asilo in ogni prefettura, passando così dalle attuali 20 a oltre 100.

7 anni per ogni omicidio

Kabobo condannato a 20 anni di carcere. Al 31enne ghanese, che l’11 maggio scorso uccise tre passanti a Milano, il gup ha riconosciuto la semi-infermità mentale. Il figlio di una vittima: “Pena insufficiente” di Franco Grilli

Vent’anni di carcere più tre di ospedale psichiatrico giudiziario come misura di sicurezza. Adam Kabobo, il 31enne ghanese che l’11 maggio scorso ha ucciso a colpi di piccone tre persone nel quartiere milanese di Niguarda, è stato condannato a scontare questa pena. La sentenza è arrivata in tarda mattinata. ll gup Manuela Scudieri gli ha riconosciuto la semi-infermità mentale. Era l’11 maggio scorso quando Kabobo colpì ripetutamente le vittime che non conosceva. Il giudice ha riconosciuto la tesi accusatoria e ha ritenuto il ghanese capace di intendere e volere al momento del fatto. Alle famiglie delle vittime, parti civili nel processo che si è svolto con rito abbreviato, sono state riconosciute delle provvisionali come risarcimento. “È quello che mi aspettavo dalla giustizia italiana, per quello che mi riguarda è una pena insufficiente e vedremo poi se sconterà davvero questi vent’anni”. Così Andrea Masini, figlio di Ermanno, una delle tre vittime di Adam Kabobo, ha commentato con i cronisti la sentenza.