Annungiaziò, annungiaziò…

L’ultima promessa di Renzi: “Abbasserò le tasse a partite Iva e pensionati”. Il premier risponde alle richieste dei cittadini su Twitter. E promette tagli alla politica e riduzione della pressione fiscale di Nico Di Giuseppe

Un fiume di promesse. Matteo Renzi risponde su Twitter alle richieste dei cittadini e annuncia. “Ho preso un impegno con partite Iva, incapienti e pensionati nel proseguire nel lavoro di abbassamento tasse e lo manterrò”, scrive il premier parlando delle prossime misure fiscali del governo dopo il decreto degli scorsi giorni. Il presidente del Consiglio poi spiega: “Dobbiamo utilizzare meglio i fondi europei che sono tanti e spesso non spesi o spesi male. Ne parleremo meglio la prossima settimana, faremo un incontro ad hoc e lanceremo un’iniziativa. L’Italia in troppi casi ha buttato via le risorse, non è colpa dell’Europa ma dei burocrati e politici italiani che hanno fallito”. Una parola anche sui marò: “Non siano tema della campagna elettorale, seguiamo la vicenda tutti i giorni, suggerirei di toglierla il prima possibile dalla campagna elettorale. Stiamo chiedendo di fare un processo secondo regole internazionali e sulla base del diritto e no attraverso altri tipo di interventi”. Sui costi della politica, il segretario del Partito Democratico ha dichiarato: “Noi facciamo di più: tagliamo un terzo dei parlamentari che è l’operazione di riforma del Senato; dopo le Province, aboliremo gli uffici periferici, abbiamo eliminato i politici dalle province intanto, poi andremo sugli uffici periferici. Faccio un esempio: che senso ha che la Ragioneria centrale dello Stato abbia le sedi in tutte le province? Ho fatto un esempio”. Qualche frecciatina poi al leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. Prima la critica sul bonus Irpef (“Provi lui a vivere con 1200 euro al mese”). Poi un’altra bacchettata su un tema caro ai grillini: “No al reddito di cittadinanza, tesi non condivisibile. O almeno io non sono d’accordo sul fatto che il reddito minimo di cittadinanza crei posti di lavoro. Abbassare le tasse è giusto”.

Le culture amate dai mondialisti e dagli imbecilli

Ubriachi assaltano treno: metropolitana bloccata. Un centinaio di marocchini ha scavalcato i tornelli e cercato di ammassarsi su un convoglio di Enrico Silvestri

Momenti di follia l’altra sera alla fermata Lotto della metropolitana tra urla, spintoni, un treno bloccato in banchina e qualche accenno di rissa. Era infatti appena terminato in fiera un evento promozionale marocchino e centinaia di nordafricani si erano riversati in metrò. Molti, piuttosto su di giri, hanno scavalcato i tornelli senza pagare i biglietti e si sono buttati dentro i vagoni. Nel parapiglia qualcuno ha forzato gli accessi fino a mandare in avaria le porte. Risultato: il convoglio non poteva più partire. C’è voluto l’intervento della polizia per riportare la calma, far uscire i viaggiatori, imbarcare i magrebini su bus sostitutivi e liberare la malconcia stazione.

Tra sabato 19 e lunedì 21 infatti Fiera City ha ospitato Lo Smap, salone dell’immobiliare e dell’arte di vivere marocchina a Milano. Un evento itinerante per attirare investitori stranieri nel Paese nordafricano, partito da Abu Dhabi con tappe anche a Bruxelles, Parigi, Londra, Dusseldorf e Riyad/Jeddah. Un successo insperato per numero di visitatori, soprattutto marocchini che hanno così potuto respirare un po’ di aria di casa. Forse un po’ troppa visti i risultati. Già sabato e domenica gli stand hanno registrato il pienone, con problemi poi per lo smaltimento dei visitatori. Ma il vero delirio è stato toccato lunedì sera, ultima giornata espositiva. Alle 20, chiuso l’evento, centinaia di persone si sono riversate nella metropolitana Lotto, con modi non proprio urbani. La fiumana è scesa spingendosi e urlando, di fronte ai tornelli, molti hanno bellamente scavalcato, in una sorta di gara a chi raggiungeva la banchina e quindi guadagnava il primo convoglio utile. Così all’arrivo c’è stato un vero e proprio «assalto al treno» con le carrozze piene all’inverosimile, gente che spingeva, mani che forzavano l’apertura delle porte. Qualche esagitato si è pure messo ad azionare il segnale d’allarme. Ottenendo come primo risultato il blocco del sistema di apertura delle porte e l’inevitabile fermo del convoglio. E di conseguenza l’intera circolazione sul tratto da e per Rho-Fiera. A quel punto l’Atm è stata costretta a chiamare la polizia per tenere sotto controllo le centinaia di marocchini. Piuttosto su di giri, sembra anche per il gran bere. Gli agenti scesi nella sotterranea hanno avuto il loro bel daffare per riportare la situazione alla calma. Prima di tutto hanno dovuto cercare di convincere chi era già sulle carrozze a scendere. Poi far risalire tutti in superficie dove Atm aveva attivato un servizio sostitutivo di autobus per smistare i viaggiatori. Nella confusione sarebbero anche scoppiate discussioni e liti, qualcuna trascesa in rissa. Anche se poi non risultano feriti assistiti nei pronto soccorso cittadini. Nel frattempo il treno con le porte aperte ha potuto partire, ovviamente vuoto, sgomberando la linea. E solo alle 20.30, Atm e Questura potevano finalmente, a marocchini ormai sulla via di casa, dare il fatidico «cessato allarme».

Questo mondo che si butta via…

Questo mondo, questo mondo.
Cominciano ad arrabbiarsi (e giustamente…) per il pane ed il cibo che si butta via ogni giorno. 

Ma ogni giorno si buttano via milioni di bambini.
Ogni giorno si butta via il proprio coniuge…
Ogni giorno si butta via il proprio corpo, con amori che tali non sono, ma parodie.
Questo mondo, questo mondo….

E così sia

A volte penso che alcuni personaggi siano entrati in Forza Italia con l’intento di screditarne la politica.
Mi immagino quindi che Cecchi Paone abbia voluto candidarsi con Forza Italia, parlando del “matrimonio” omosessuale per portare il voto degli “omofobi”  (che per quelli come lui sono tutti coloro che si oppongono alle unioni omosessuali con timbro di legge) alla Lega.
E così è stato che Cecchi Paone sia candidato per Forza Italia nella circoscrizione sud.
E immagino che la Carfagna sostenga “mare nostrum” pensando di essere ancora ministro delle pari opportunità, così i “razzisti” e gli “xenofobi” (che per quelli come lei sono tutti coloro che antepongono l’Italia e gli Italiani alle “risorse” che costano centinaia di milioni e minano il nostro Benessere e Sicurezza) abbandoneranno Forza Italia per la Lega, magari per poi tornare con gli Alfini e compagni.
E così è stato che la Carfagna si è prestata a fare da ventriloquo alla De Girolamo a difesa dell’indifendibile, coprendo le sensate parole del senatore Gasparri.
E che dire della svolta animalista ispirata da una Brambilla bravissima come ministro del turismo, ma altrettanto brava a far scappare i cacciatori da Forza Italia per andare nella Lega o in Fratelli d’Italia ?
Non so chi sia il “cerchio magico” che ha consigliato il Cavaliere nella svolta animalista, o nel candidare Cecchi Paone, o nel non smentire la Carfagna sugli immigrati (ma anche sulle quote rosa).
Sicuramente, però, la “magia” è tutta per la Lega che, invece, sia pur con un segretario ruspante e poco … telegenico come Salvini non ha sbagliato un colpo: i clandestini restino fuori dall’Italia, e l’Italia vada  fuori dall’euro.
E così sia.



Entra ne

I criminali dello spesometro

Acquisti sopra quota 3.600 euro. Via ai controlli dello «spesometro». Lo strumento serve al Fisco per misurare il tenore di vita dei contribuenti e la congruità con il reddito dichiarato. Per commercianti e banche oggi la prima scadenza di Isidoro Trovato

Attenti a gioielli, automobili, accessori di lusso e mobili. Tra qualche giorno il Fisco saprà se l’anno scorso avete comprato qualche articolo di lusso, e se la cosa non sarà congrua con quanto dichiarate ve ne chiederà spiegazioni. Stanno infatti per scattare (la prima da oggi) le scadenze per lo spesometro, lo strumento utilizzato dall’Agenzia delle entrate per tracciare il profilo del reddito reale venendo a conoscenza degli acquisti effettuati nel 2013 per un importo pari o superiore a 3.600 euro. Due le date di riferimento: il 22 (oggi) e il 30 aprile. La prima scadenza riguarda chi liquida l’Iva ogni tre mesi, mentre il 30 aprile toccherà agli operatori finanziari attraverso i quali passano i pagamenti per acquisti dai 3.600 euro in su effettuati con carta di credito e bancomat. Bisognerà comunicare all’Agenzia delle entrate sia le prestazioni rese che ricevute. I commercianti, per esempio, dovranno comunicare tutte le vendite emesse con fattura. Ma non basta: nel caso dei commercianti al dettaglio, lo spesometro scatta solo se le operazioni per le quali non c’è l’obbligo di fattura (ma documentate da scontrino o ricevuta fiscale) hanno un importo pari o superiore ai fatidici 3.600 euro. Per questo chi compra automobili, gioielli, abbigliamento e accessori di lusso o chi paga viaggi costosi o iscrizioni a club sportivi finirà sotto la lente d’ingrandimento del Fisco. I commercianti, le imprese e gli operatori finanziari che venderanno questi beni sono obbligati a comunicarlo al Fisco. Sono esonerate dallo spesometro le cessioni all’esportazione effettuate dalle imprese, le importazioni e gli acquisti intracomunitari che sono già soggetti ad altre rilevazioni da parte dell’anagrafe tributaria.

Si tratta di una serie di informazioni che affluiscono all’Agenzia delle entrate formando una banca dati dettagliata, capace di fornire un identikit, ad esempio, di un’azienda: le banche con cui opera, i partner commerciali e i fornitori con cui lavora, facendo emergere anche eventuali evasori totali. Lo spesometro diventa uno strumento di controllo anche per i contribuenti per i quali viene testato il tenore di vita (gli acquisti oltre 3.600 euro) e la sua congruità con il reddito dichiarato. Non bisogna dimenticare infatti che quella attuale è una versione modificata dello spesometro che nel 2010 riguardava le spese da 25 mila euro in su, una «taglia» ritenuta troppo alta per stilare delle griglie fedeli al reale. Aldilà delle operazioni certificate da scontrini o ricevute, lo «scoglio» più arduo dello spesometro riguarderà le comunicazioni relative alle operazioni fatturate (indipendentemente dall’importo). Un compito che riguarderà tutti a eccezione delle agenzie di viaggio e dei commercianti al dettaglio per cui, solo per il 2013, vale la fatidica soglia dei 3.600 euro. Discorso a parte meritano le banche e gli operatori finanziari: il 30 aprile di ogni anno dovranno comunicare i dati delle operazioni Iva (non inferiori a 3.600 euro) effettuate l’anno precedente attraverso carta di credito o bancomat. Gli operatori dovranno comunicare al Fisco i dati di chi ha sostenuto l’acquisto, gli importi della transazione, la data e il codice fiscale dell’operatore attraverso il quale è avvenuto il pagamento elettronico. Le società di leasing e di noleggio che compilano l’apposita dichiarazione sono esonerate dallo spesometro. Chi utilizza invece i beni a noleggio o in leasing avrà già effettuato la dichiarazione polivalente la cui scadenza era il 10 aprile scorso.

Neanche le imprese agricole sfuggono alla lente dello spesometro sia nel ruolo di acquirenti che di venditrici. Da oggi 22 aprile anche le imprese agricole in regime di esonero Iva (volume d’affari dichiarato nel 2012 non superiore a 7 mila euro) dovranno comunicare all’Agenzia delle entrate l’elenco di clienti e fornitori utili ai fini dello spesometro. Alcune delle comunicazioni delle imprese agricole sono quelle che aiutano a individuare le spese sostenute dai contribuenti e rilevanti ai fini dell’accertamento sintetico: per esempio le spese nei ristoranti o negli agriturismi. Ma l’agricoltore può essere a sua volta oggetto di attenzioni in base alle spese che sostiene. In questo caso l’esempio limite riguarda il terreno che è contemporaneamente un investimento e un bene strumentale. Per questo l’agricoltore deve sempre essere in grado di fornire la provenienza delle somme utilizzate per l’acquisto. Altra particolarità del settore agricolo riguarda abitazioni e automobili: si tratta di beni che non è facile assegnare alla sfera personale o a quella lavorativa. Per questo le case situate su un fondo agricolo e utilizzate come abitazioni non dovrebbero essere acquisite per intero come fonti di presunzione di reddito a carico dell’acquirente.

Sul decreto lavoro

Dl Lavoro alla Camera, governo mette fiducia. Ncd: “Votiamo, ma sarà battaglia”. E’ la prima parte del Jobs Act, quella su contratti a termine e apprendistato. Il governo vuole evitare ulteriori modifiche rispetto a quelle varate dalla commissione competente. Poletti: “Serve risposta urgente per rilanciare l’occupazione”. Ma Nuovo Centrodestra e Scelta Civica sono per ripristinare la versione originaria. Santanchè (Fi): “Litigano sul dramma del Paese”

Alla fine il governo ha deciso: sul primo tassello del decreto Lavoro in esame alla Camera sarà messa la fiducia. Una mossa che non ha tenuto conto delle rimostranze degli alleati del Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, che in mattinata hanno minacciato di non votare il provvedimento in mancanza di un accordo. ”Voteremo la fiducia”, ha fatto sapere Nunzia De Girolamo, capogruppo Ncd alla Camera, “ma non rinunciamo a dare battaglia al Senato per difendere il decreto”. Solo qualche ora prima invece, il Nuovo centrodestra lanciava ultimatum: “O accordo di maggioranza oppure salta tutto”, aveva detto Maurizio Sacconi. Ncd, insomma, ha minacciato lo strappo, cosa che non ha turbato più di tanto Matteo Renzi, che invece “vuole correre come un treno”. La testimonianza plastica è arrivata dall’annuncio della fiducia sul provvedimento: “Faremo maggiori approfondimenti con il passaggio al Senato” ha detto il capogruppo del Pd alla Camera Roberto Speranza, dopo il vertice di maggioranza durato più di due ore. Nessuna intesa al vertice di maggioranza sul decreto Lavoro. I ministri Boschi e Poletti hanno tentato una mediazione ma, a quanto si apprende, non si è raggiunto un accordo sulle modifiche: Ncd voleva modifiche sulle sanzioni per l’apprendistato e il Pd che scendesse da 5 a 4 il numero dei contratti a termine.

Critici anche Scelta Civica e Forza Italia. Il partito di Angelino Alfano chiedeva il “ripristino” del testo originario, cioè quello arrivato in Commissione lavoro a Montecitorio e emendato dalla sinistra del Partito democratico. Quello che è in discussione alla Camera oggi è la prima parte del Jobs Act: quella che riguarda la semplificazione sul fronte dei contratti a termine. Commissione che ha, tra l’altro, ridotto da otto a cinque il numero di possibili proroghe del contratto a tempo determinato nell’arco di 36 mesi. L’Aula della Camera ha respinto, con 22 voti di scarto, la richiesta di rinvio del testo in Commissione chiesta dal Movimento 5 stelle, con parere contrario del relatore della maggioranza Carlo Dell’Aringa.

Il decreto è benedetto dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan (“Porterà maggior occupazione”), ma l’entusiasmo potrà poco di fronte allo scontro che si gioca dentro la maggioranza: se la fiducia potrebbe essere blindata a Montecitorio, i numeri per il premier traballano a Palazzo Madama. La crisi viene dal gruppo di Angelino Alfano, che deve fare i conti con il suo Ncd in ebollizione: “Angelino è succube del premier”, sono i lamenti tra deputati e senatori. Così il decreto lavoro rischia di essere la prova per dimostrare “indipendenza di pensiero” dal presidente del Consiglio e ricompattare il Nuovo centrodestra in vista delle elezioni.  ”Al momento”, ha commentato a Coffee Break il deputato Fabrizio Cicchitto, “non c’è accordo sul decreto lavoro, noi non lo votiamo. È un passo avanti rispetto alla riforma Fornero ma la proposta era migliore prima del passaggio in commissione. All’interno del Pd c’è una discussione aperta sul tema e siamo in attesa di chiarimenti“. Molto critica anche Scelta civica: fuori dal Pd si è coalizzato un fronte – interno alla maggioranza – contrario alle correzioni volute soprattutto dalla minoranza Dem e approvate in Commissione, che “avrebbero stravolto il testo originale”.

Nei giorni scorsi era circolata la notizia di una lettera di una fronda Ncd polemica con le scelte del leader. I senatori hanno subito smentito con un comunicato, ma secondo alcune ricostruzioni la rottura continua. “Altro che malumori”, aveva commentato Maurizio Sacconi, presidente Ncd a Palazzo Madama in un’intervista a il Mattino, “da parte nostra c’è un vero e proprio dissenso”. E dopo la notizia della fiducia ha aggiunto: “Al Senato noi ci comportiamo diversamente dal presidente Cesare Damiano e dalla minoranza Pd della commissione. Cercheremo mediazioni e accordi. Continueremo a lavorare in difesa del governo dal Pd”.

Annuncia guerra sul tema anche Forza Italia. Mentre Renato Brunetta chiede il ritorno al testo originario “sul quale eravamo d’accordo”, Giovanni Toti attacca le modifiche del Partito democratico. “Ancora una volta”, ha detto in un’intervista a “Studio Aperto”, “nel Pd prevale un’impostazione ideologica.Era stato fatto un decreto che flessibilizzava il mondo del lavoro dopo i tanti danni fatti dalla legge Fornero, oggi si torna indietro, come spesso fa il Pd: si limita la flessibilità e si peggiora il lavoro fatto fino ad esso”. Attacco duro della deputata Daniela Santanchè: “Continuiamo ad assistere sbigottiti all’incartamento interno al Pd e tra Pd e Ncd sul dl lavoro. E’ incredibile e indecente che i partiti che si sono autoproclamati salvatori del Paese non abbiano le idee chiare su come affrontare il primo e più urgente dramma vissuto dagli italiani. Forza Italia non ci sta. Agli italiani che hanno perso fiducia diciamo: non vi lasceremo soli. Dobbiamo reagire”.

Il ministro Giuliano Poletti ha dato il proprio ok dicendo che i ritocchi “non stravolgono” e anzi “rispettano i contenuti fondamentali” del decreto. L’obiettivo del governo è quello di ottenere rapidamente il via libera dell’aula di Montecitorio, perché, ha ricordato Poletti, serve “una risposta urgente alla necessità di rilanciare l’occupazione semplificando il ricorso al contratto a tempo determinato ed all’apprendistato”. Tanto più, probabilmente, dopo i dati di ieri sulle famiglie prive di qualsiasi fonte di reddito. Non solo: l’altra urgenza consiste nel fatto che il Dl (il numero 34 del 2014) scade il 19 maggio, alle porte considerati i prossimi ponti e festività che rallenteranno l’iter parlamentare. Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera, ha sollecitato un’approvazione rapida, anche tramite la fiducia, per rispettare le scadenze, rivendicando che “le correzioni migliorano il Decreto ed ampliano in modo significativo la flessibilità a disposizione delle imprese senza cancellare i diritti dei lavoratori”.

Proprio sulle disposizioni che riguardano contratti a tempo e rapporti di lavoro finalizzati alla formazione si sono concentrate le modifiche al testo originale. I primi, come già visto, potranno essere prorogati al massimo cinque volte. Il congedo di maternità sarà conteggiato ai fini del ‘diritto di precedenza’ per l’assunzione a tempo indeterminato ma anche per i rapporti a termine che inizino nei 12 mesi successivi. I lavoratori con contratti a tempo determinato non potranno essere più del 20% rispetto a quelli “stabilizzati”. La sanzione prevista per chi non rispetta la regola è l’assunzione: “I lavoratori assunti a termine, in violazione del limite percentuale, sono considerati lavoratori subordinati a tempo indeterminato, sin dalla data di costituzione del rapporto di lavoro”. Quanto all’apprendistato, quello pubblico torna obbligatorio, ma l’offerta dovrà essere garantita dalle regioni entro 45 giorni. Le norme saranno applicate sui nuovi contratti e chi oggi si trova fuori dalle regole avrà tempo fino al 31 dicembre per adeguarsi.

Regalìe preelettorali

I conti non mi tornano. Ho smesso di parlare del Piccolo Sicario Fiorentino, non perché all’improvviso sia diventato meno nocivo, ma per la noia di dovermi ripetere. E’ evidente che i suoi burattinai lo vogliono all’erta, zelante nell’eseguire gli ordini di scuderia eurocratica, contrastando i cosiddetti “populismi”, come vengono schifiltosamente chiamati da chi ha ancora il coraggio di difendere  questa Ue. L’ultima degna di nota del suo governo, pardon, “giunta”, è quella di Pier Carlo Padoan ministro dell’Economia che è riuscito a ottenere una proroga sul pareggio di bilancio. C’è stato in questi giorni il “giallo” della lettera di Padoan alla Commissione Ue, senza averne  prima dato conto al Parlamento. Come pure della concessione ottenuta. Regalo di Pasqua?
Macché! E’ scattato nella Ue quel “soccorso rosso” (o soccorso “fabiano” se vogliamo esprimerci in termini mondialisti) che non avrebbero mai concesso al fu governo Berlusconi.

Comunque sia, trattasi di un bel  bonus preelettorale, una vera e propria regalìa  concessa alla “giunta Renzi” nel timore dell’insuccesso alle Europee. La scusa offerta alla Camera da Padoan è stata quella di dover risarcire i debiti contratti con la PA.
Il Fiscal Compact  quello che ci costringerà a versare  quasi 50 miliardi di euro all’anno per 20 anni, per ora non si tocca. Però ci sono le elezioni di mezzo e sale la marea dei partiti euroscettici ed eurocontrari . Meglio allora,  non gettare troppa benzina sul fuoco. Qualcuno ha sentito il solito Olli Rehn, reclamare contro lo “slittamento”  del pareggio e stare col fiato sul collo a Renzi dopo la lettera di Padoan ? Io ho sporto l’orecchio e… strano ma vero… stavolta Olli Rehn non si è sentito. 
Ma c’è un altro giallo nel giallo. Non so se avete notato che finora nessuno si degna di parlare apertamente di IMU, di rivalutazione (l’ennesimo  rialzo) di estimi catastali e di quanto pagheremo a breve. Come mai? Eppure le idi di giugno sono qui alle porte. Semplice: verrà aumentata, ma non se ne potrà parlare (se non in toni soft) per tutto il mese di maggio, rinviando i titoloni dei giornalacci complici al dopo le elezioni. Non si può dire che i casali agricoli pagheranno fiori di quattrini per tenere al riparo mucche, granaglie, attrezzi  da lavoro e altro. Non si può dire che nelle grandi  città cercheranno di costringere i proprietari di immobili alla svendita di case diventate di colpo imbarazzanti e gravose da gestire  e che già le grandi agenzie Immobiliari straniere si strofineranno le mani per la  contentezza di acquisire immobili eleganti a prezzo di sottocosto. Non si può dire che non ci saranno sgravi per chi possiede capannoni industriali. E alla faccia della ripresa economica e della tanto millantata “crescita” nonché occhi di riguardo per le nostre imprese! Ci scommettiamo che rivedremo le stesse code di poveri “pagatori” in fila a prelevare i moduli,  già viste sotto il governo Monti e il governo Letta? Con buona pace per le millantate “semplificazioni renziane”.
Inoltre su tutte le vane promesse di Matteuccio che, non a caso,  al liceo veniva chiamato “il Bomba” in quanto era uso spararle grosse,  ecco qui un compendio di che cos’è il suo DEF (documento di programmazione economica e finanziaria).  Ovvero un altro  bel “pacco”…bomba a scoppio ritardato !
Per non dire degli strombazzatissimi 80 euro promessi ai clienti della Trimurti sindacale, l’unica cosa su cui si fa un’assurda grancassa in tutte le edizioni dei TG. Dov’è la copertura finanziaria? Gli 80 euro in busta paga a conti fatti sono finanziati con il debito, dato che, come  accertato, l’Italia ha chiesto alla Commissione Europea di poter sforare i pararmetri di bilancio nel 2014, rinviando il tutto al 2016. I nodi  del Pallonaro  fiorentino vengono al pettine.

Per il resto,  tutto tace a parte i suoi continui  tweet (cinguettii), e in sostanza, non si muoverà  foglia fino a dopo il 25 maggio.
Temo che per poterci sbarazzare di questa gentaglia, dovremo andare ben oltre il voto.