Cultura delle Banane

Se Paolo Villaggio fosse stato di Destra, oggi sarebbe già in galera, per le sue affermazioni…

“Quale rivoluzione anti razzista. Noi fingiamo di essere buoni. Quella africana è una cultura inferiore – attacca il comico e scrittore – La nostra cultura non ha ancora accettato una cultura inferiore come quella che viene dall’Africa. Non è il colore della pelle, è la differenza culturale. Indubbiamente non è confrontabile con la grande cultura europea”.

Ed io aggiungo:musica orrenda, poesie a senso unico, letteratura inconsistente, pittura rupestre, scultura che piace solo a Modigliani. STOP…

800mila clandestini pronti ad invadere l’Italia

Non è una mia affermazione, ma è l’ufficialità di un governo che ha portato in Italia una marea di clandestini.
Adesso si accorgono che hanno dato una mano e quelli si stanno prendendo non solo il braccio ma tutto il corpo, sfruttando la dabbenaggine di chi si è piegato, da pusillanime, al politicamente corretto, pensando che fosse sufficiente cantare in coro per risolvere i problemi.
Adesso Italia, arrangiati !
Oppure rinuncia alla tua sovranità, imbavaglia e ingabbia tutti coloro che, come Berlusconi, osano criticare il quarto reich germanico e, forse, l’europa matrigna ti aiuterà.
E’ il fallimento delle verginelle del politicamente corretto.
Può essere la svolta per tutti coloro che, nonostante le inutili ma alluvionali parole politicamente corrette, pensano ancora che in Italia debbano comandare ed essere anteposti a chiunque altro gli Italiani, il nostro Benessere e la nostra Sicurezza.





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Non per l’italia… per il suo idiota smisurato ego

Ma vai a lavorare sul serio, vaffanculo, vah.
Renzi: “Facciamo le riforme o sono politicamente finito”. Il premier ospite a Porta a Porta: “Non sono un tassatore” di Luisa De Montis

Il primo punto nell’agenda di Matteo Renzi sono sempre le riforme e il premier pesta il piede sull’acceleratore: “Stiamo chiedendo ai senatori di fare uno sforzo importante. Noi abbiamo posto il 25 maggio come data per la prima lettura della riforma costituzionale, dall’abolizione del CNEL al superamento del titolo V. Ci hanno chiesto quindici giorni in più, non il 25 maggio ma il 10 giugno. Per me va bene, purchè non sia uno strumento per rinviare”. Renzi sa bene che il suo governo e il suo ruolo sono legati alla tempestività con cui riuscirà a uscire dalla palude istituzionale e burocratica e avvisa tutti: “Io vado avanti perchè se questo Paese risolve alcuni problemi, come sul fisco o sulla giustizia, può diventare leader mondiale. Se non riesco mi fanno fuori, politicamente si intende”.

Ma la polemica sulle riforme, assicura l’ex sidnaco, continuerà e s’infiammerà domani quando presenterà il piano per la pubblica amministrazione: “Molte misure faranno discutere, dalla giustizia amministrativa alla licenziabilità dei dirigenti”. Poi getta acqua sul fuoco: “Quella degli 85mila esuberi fatta da Cottarelli è una cifra teorica che gli serve per dire i tagli necessari alla Pubblica amministrazione. Ma non si fa così. La percentuale dei lavoratori del pubblico è simile agli altri Paesi. Nessuno verrà licenziato perché il Governo deve tagliare. I dipendenti pubblici non devono lavorare di meno ma di più, però meglio”. Che significa, ha spiegato Renzi, anche bloccare la distribuzione a pioggia di premi ai dipendenti a prescindere dal loro rendimento lavorativo. Ma, secondo il premier, il riassetto dei conti pubblici non può prescindere da una stretta all’evasione fiscale: “Nei primi tre mesi stiamo prendendo 100 milioni al mese dal recupero dall’evasione, facendo la formichina. Io ho un ambizione: di misurare in miliardi il recupero dell’evasione”.

Il premier si è tolto anche sassolino della scarpa a proposito della sua mancata partecipazione alla partita del cuore: “Il 19 maggio a Firenze si gioca la partita del cuore e mi hanno chiamato come pseudo giocatore. Gioco centro panchina avanzato… Abbiamo organizzato la partita a Firenze e la partita è finalizzata a dare un contributo ad Emergency. C’è stata una polemiche un pò sterile del M5S che ha detto per par condicio non vada. A parte il fatto che poteva giocare anche Grillo. Ma non è che la gente vota per me perchè mi vede giocare a pallone. Chi pensa di utilizzare la politica per fare polemica sul volontariato mandiamolo a casa”. Renzi è tornato anche sul caso Alves: “Per chi segue il calcio è insopportabile vedere queste polemiche razziste. Il nuovo hashtag è siamo tutti scimmie”. E poi una battuta: “Io del Barcellona porterei anche il magazziniere alla Fiorentina”.

Alfano e Mare nostrum…

 Epoi, leggi anche cose come queste.
Immigrazione, il fallimento di Alfano. La polizia delle frontiere: “Oltre 800mila immigrati pronti a partire”. E avverte: “Il sistema è ormai al collasso” di Andrea Indini

Ci sono 800mila persone, se non di più, pronte a partire dall’Africa verso l’Europa. Il direttore centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere, Giovanni Pinto, sancisce davanti alle commissioni Difesa ed Esteri riunite del Senato il fallimento di Angelino Alfano. Il leader di Ncd, che da quando Enrico Letta è salito al governo manda avanti il Viminale, non solo non ha saputo affrontare un’emergenza senza precedenti ma, accettando dall’Unione europea il diktat dell’accoglienza, ha addirittura aplificato il problema. E a certificare questo flop colossale è il suo stesso ministero dell’Interno. “Sicuramente – ammette Pinto – l’operazione Mare Nostrum ha dato risultati eccellenti, anche se ha incrementato le partenze dalla Libia”.

L’Italia da sola non ce la fa. Unione europea e Onu avrebbero devuto sostenere lo sforzo messo in campo dai mezzi di Marina Militare, Guardia Costiera, Guardia di Finanza ed Aeronautica Militare, ma non lo hanno mai fatto. La missione Mare Nostrum, partita sei mesi fa, costa 300mila euro al giorno, 9 milioni al mese e non solo non risolve l’emergenza, ma la acuisce. In attesa che avvengano altre tragedie come quella dello scorso 3 ottobre nelle acque di Lampedusa. Proprio alla valutazione della missione è stata dedicata ieri una riunione a Palazzo Chigi, presieduta dal premier Matteo Renzi, cui hanno partecipato – oltre ad Alfano – anche i ministri di Esteri e Difesa, Federica Mogherini e Roberta Pinotti, il sottosegretario con delega all’intelligence Marco Minniti ed il capo della polizia, Alessandro Pansa. Il vertice, però, non è servito a granché. Dall’inizio dell’anno gli sbarchi hanno sfondato quota 25mila, più della metà di quelli giunti nell’intero 2013, quando furono 43mila. Tanto che il tetto raggiunto nel 2011, l’anno delle Primavere arabe che vide arrivare in Italia via mare 63mila extracomunitari, rischia di essere superato. “Il sistema dell’accoglienza è al collasso – avverte Pinto – non abbiamo più luoghi dove portare i migranti e le popolazioni locali, non solo quelle siciliane, sono diciamo così ‘indispettite’ da questi nuovi arrivi che disturbano anche le attività ordinarie”.

Con la bella stagione le partenze di carrette del mare dalla Libia sono destinate ad aumentare. I rapporti dell’intelligence parlano di 800mila profughi ammassati in campi gestiti da trafficanti di uomini e pronti ad essere imbarcati verso l’Europa. Sembra anche che le tariffe del viaggio siano scese, proprio per la presenza dei mezzi italiani di Mare Nostrum che raccolgono i barconi in difficoltà fin a ridosso delle coste libiche. A preoccupare è in particolare la situazione della Libia, ormai del tutto fuori controllo, con bande paramilitari a spadroneggiare. Da lì è, infatti, partito il 90% dei 25mila immigrati sbarcati dall’inizio dell’anno. E adesso Il Viminale pensa addirittura a un piano di accoglienza per 50mila extracomunitari dal momento i 16mila posti dello Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati non sono sufficienti.

La leggenda di Sorella Clara

A proposito della necessità di una legittimazione a svolgere il ruolo di consolatore, nello stile e nello spirito della relativa beatitudine evangelica, vorrei riferire un racconto leggendario (le leggende, si sa, sono assai più vicine alla realtà di tante pagine di storia “documentata”). Dunque, c’era un antico monastero in Normandia, retto da una badessa di […]

Se è vero,la fiducia è mal riposta

Se è vero (e per rispetto all’ intelligenza dei miei connazionali mi rifiuto di crederlo) che il 66% degli Italiani ha fiducia nella possibilità che Renzi produca quelle riforme necessarie a farci incamminare verso un futuro di Benessere e Sicurezza, allora abbiamo la dimostrazione che le informazioni corrotte sono l’anima della propaganda.
Chi, infatti, si dovesse soffermare sulle presunte “riforme” renziane, dovrebbe solo riconoscere che l’eventuale fiducia in esse e in chi le sostiene è mal riposta.
Partendo da quelle istituzionali.
Con una demagogia pari a quella di un qualunque Chavez, Renzi vuole sopprimere il senato, sostituendone l’elettività diretta da parte dei cittadini con una pletora di nominati.
Negli anni ci si è posti ripetutamente il problema dei senatori a vita nominati dal presidente della repubblica, eppure adesso Renzi vorrebbe fargli nominare ben 23 senatori.
Senza, almeno, far eleggere dal Popolo il presidente della repubblica che, quindi, resterebbe un nominato della casta.
E che dire della legge elettorale ?
Un sistema complesso, una autentica masturbazione legislativa con tre o quattro quorum, liste bloccate, collegi mini ma non troppo e un doppio turno come ciliegina sulla torta.
Come sempre più tortuoso è il meccanismo, maggiori sono i brogli che possono alterare la volontà popolare e, come per il senato di nominati, sembra proprio che la volontà sia quella di escludere il Popolo dalle scelte reali di chi deve governarlo.
E così dicasi per le province, da abolire sostituendole con altri marchingegni degni del dottor Azzeccagarbugli, che alla fine non solo costeranno come (e forse più) delle province attuali, ma esproprieranno ancora una volta i cittadini dalla possibilità di scegliersi gli amministratori.
Anche qui la via più semplice avrebbe voluto la conservazione della struttura provinciale, proprio dell’Italia e l’abolizione delle regioni, per trasformare l’Italia in una federazione di tre o cinque (se vogliamo dare autonomia a Sicilia e Sardegna) macroregioni.
Il tanto decantato disegno sul lavoronon è altro che una rimasticatura (in pejus)delle precedenti operazioni effettuate dal governo Berlusconi nel 2001-2006 e 2008-2011, con la tanto contestata precarietà che viene praticamente istituzionalizzata, anche perché nessun governo può imporre assunzioni a tempo indeterminato ed è ridicola la discussione tra la reiterazione della chiamata per otto o cinque volte o quattro.
Gli ottanta euro sono una bufala.
Perché non sono quei mille euro annui che Renzi aveva propagandato.
Perché non sono strutturali.
Perché quel poco che sarà è destinato ad una minoranza dei lavoratori che sono una ancor maggiore minoranza di cittadini.
Perché a pagare la “generosità” di Renzi sarà la maggioranza dei cittadini Italiani che vedrà i propri risparmi taglieggiati dall’aumento della tassazione.
E mentre i Marò continuano ad essere sequestrati in India, a Renzi non resta altro che cinguettare con la retorica resistenzialista, quella sì degna del suo livello.



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Confessioni di un insider della GdF

Il quotidiano Libero ha riportato un fatto gravissimo e sconcertante che molti di noi già sapevamo: la Guardia di Finanza bussa alla porta degli Imprenditori per distruggerli deliberatamente. Gli Imprenditori sanno che per poter lavorare devono tener da parte una cifra per ammansire l’Agenzia delle Entrate. Ovviamente su ordini “superiori” d’alta  scuderia. Da dove proviene la pressione? Dall’Agenzia delle Entrate e da Equitalia (che ha numerose banche private nel suo consiglio d’Amministrazione), dall’Unione Europea che anziché UE dovremmo chiamare UU (Unione Usurai). Sappiamo benissimo ormai come si svolge la catena di comando: l’Unione Usurai cerca soldi attraverso il “pareggio di bilancio”, i governi degli stati membri asserviti raschiano la carne degli Italiani fino all’osso attraverso i documenti di programmazione economica e finanziaria (i vari Def).
Poi si sguinzagliano le agenzie del fisco e guai a non trovare i denari stabiliti dalla “mediana”. Che cos’è la “mediana”? Una specie di statistica preventiva, diciamo uno studio di settore che si dà in mano alla GdF.  Con la mediana in tasca si passa all’incasso. Il nostro maresciallo della Guardia di Finanza che desidera rimanere anonimo ha suddiviso pertanto in capitoletti il suo Zibaldone. Interessante leggerli tutti.
Ecco qualche frase sparsa estratta dai vari capitoletti del nostro maresciallo anonimo della GdF.
 
Ossessione numeri – Dietro alle verifiche ci sono enormi interessi economici: il dato del recupero dell’imposta serve a molti. Sia ai politici che ai finanzieri. Nella Guardia di Finanza il raggiungimento degli obiettivi legittima l’ottenimento dei premi incentivanti e gli stipendi stellari dei generali, che sono decine: uno per provincia, più uno per regione (…)
Indietro non si torna – A fine anno i generali chiedono il dato dell’imposta evasa constatata e lo confrontano con quello dell’anno prima. Il risultato non può essere inferiore a quello di 12 mesi prima. Se il dato scende bisogna dar conto al reparto centrale di Roma del perché si siano recuperati meno soldi e il comandante del reparto periferico rischia di vedersi bloccare la carriera. (…)
 La mediana – Per riuscirci c’è un nuovo strumento infernale, la cosiddetta “mediana”, che va di gran moda tra gli ufficiali. La si pronuncia con rispetto e deferenza, anche perché da essa dipende la carriera di chi la evoca. Si tratta di uno studio fatto a tavolino, che stabilisce il valore medio della verifica necessario a raggiungere gli obiettivi, il tetto al di sotto del quale non si può andare. Se capiamo che in un’azienda il verbale sarà di entità inferiore alla mediana, derubrichiamo la verifica a controllo in modo che non entri nelle statistiche ufficiali (…)
Normativa astrusa – La normativa tributaria italiana è talmente ingarbugliata che si presta alla nostra logica del risultato a ogni costo. Per noi è piuttosto semplice fare un rilievo visto che siamo aiutati da questa legislazione astrusa e abnorme, spesso contradditoria e conflittuale. Nel nostro Paese è quasi impossibile essere in regola e per chi lo sembra ci prendiamo più tempo per spulciare ogni carta. Infatti se una norma può apparire favorevole all’imprenditore, c’è sicuramente un’altra interpretabile in maniera opposta. E in questo ci aiuta l’oceanica produzione di sentenze. (…)

 Chi sbaglia non paga – Come è possibile tutto questo? Semplice: perché chi sbaglia non paga, ma anche perché chi sbaglia non saprà mai di averlo fatto. Il motivo è semplice: noi non comunichiamo con l’Agenzia delle Entrate e non sappiamo mai che fine facciano i nostri verbali. Per questo se ho commesso un errore non lo verrò mai a sapere: il nostro è solo un verbale di constatazione, a renderlo esecutivo è l’Agenzia delle Entrate che lo trasforma in verbale di accertamento. Però raramente i nostri colleghi civili bocciano il nostro lavoro, anzi questo non succede nel 99,9 per cento delle situazioni (..)
Imprese sacrificali – Gli imprenditori con noi sono sempre gentili, ci accolgono con il caffè, sopportano di averci tra i piedi per settimane, ma si capisce che vorrebbero dirci: scusateci, ma avremmo pure da lavorare. A noi però questo non interessa: dobbiamo contestargli un verbale a qualsiasi costo e quando bussiamo alla loro porta sappiamo che non hanno praticamente speranza di salvezza. Per contrastare e contestare questa trappola infernale l’imprenditore è costretto a pagare consulenti costosissimi, ma noi rimaniamo sempre sulle nostre posizioni. (…)
Tangente di Stato – L’imprenditore, se accetta la proposta di adesione al verbale entro 60 giorni, paga solo un terzo di quanto gli viene contestato e spesso salda anche se non lo ritiene giusto, per togliersi il dente ed evitare ricorsi costosi (a volte più dei verbali) e sine die. In pratica accetta di pagare una tangente allo Stato. (…)
Giustizia da farsa – Il contradditorio tra Guardia di Finanza e imprenditori durante le verifiche è una farsa, perché ognuno rimane sulla propria posizione, ma va fatto per legge. Nel contradditorio gli imprenditori non hanno scampo: quel numero, quell’ipotesi di evasione, ormai è stato venduto e non può più essere ridimensionato. È entrato nel sistema e nelle nostre statistiche. (…)
Formazione assente – Il nostro vero problema è la mancanza di specializzazione di un Corpo che cerca di riscattarsi nel modo sbagliato, provando a portare a casa grandi risultati, sebbene “storti”. A volte l’ignoranza aiuta a far montare un rilievo che non sta né in cielo né in terra. Sulla nostra formazione non ho niente da dire, perché non esiste. Eppure dobbiamo confrontarci con specialisti agguerriti, leggere documenti in lingue straniere, e la gran parte di noi non sa una parola in inglese (…)
Risorse all’osso – I nostri capi hanno budget di spesa sempre più ristretti. Nonostante ciò ogni ufficiale deve portare a casa i risultati con i soldi e le pattuglie che ha. Risultati almeno uguali a quelli dell’anno precedente. A causa di questa mancanza di mezzi siamo costretti a portare via dalle aziende penne, risme di carta, spillatrici. E secondo me gli imprenditori se ne accorgono, ma non dicono nulla per compassione.
Onestamente gli ufficiali non sono responsabili di questa penuria di risorse, visto che i fondi destinati alla lotta all’evasione vengono decisi dai politici. Ma la frustrazione dei nostri superiori viene compensata da ottimi stipendi personali che lievitano grazie ai risultati conseguiti (…)
Lontani dalla realtà – I nostri vertici sono lontani dalla realtà, sono convinti che noi facciamo “lotta all’evasione”. C’è una distanza siderale tra chi sta in trincea, come me, e chi vive nei salotti. Un maresciallo può parlare solo con il tenente e non con i gradi superiori. Il nostro messaggio viene filtrato e arriva al vertice completamente distorto. Nel nostro sistema militare non conta quello che pensi del tuo lavoro, ma il grado che hai sulle spalle. L’ufficiale non va a riferire al superiore se l’ispettore gli ha detto che un controllo potrebbe non portare a niente. Al contrario insinua nei vertici la speranza che un risultato arriverà. E così chi va in giro per aziende deve ingegnarsi per trovare il cavillo che porti al risultato, solo per sentirsi dire bravo o per una pacca sulla spalla (…)
 
 
 
Molti imprenditori hanno scritto  delle email  dal tono risentito al direttore Maurizio  Belpietro chiedendo se i giornalisti si svegliano solo ora. Verissimo, ma se lo scrive qualche povero blogger, passa per dietrologo, complottista, cospirazionista, malfidato, malpensante eccetera. Se invece c’è tanto di “pistola fumante” e la GdF comincia a dissociarsi dall’ingrato compito e a “cantare” con la stampa, beh… allora qualche residue speranza di venirne a capo, forse c’è.
Sui suicidi di tanti poveri nostri onesti imprenditori la classe politica dovrebbe cospargersi la testa di cenere e impiccarsi come il Giuda Iscariota all’albero. Potevano salvare delle vite, non l’hanno fatto. Non hanno voluto farlo. L’UU (Unione Usurai) è lontana e al sicuro nei loro palazzi di cristallo, nelle loro Eurotower, ma i nostri politici sono qui. Ricordiamocene.

Quella Bandiera Bielorussa vista oggi in San Pietro. Contro il Boia Lukashenko.

Non pretendo che tutti i giornalisti, televisivi o meno, siano intenditori appassionati di bandiere, come il sottoscritto. Ma vorrei che ALMENO uno abbia notato, oggi, in Piazza San Pietro, in mezzo a migliaia di bandiere polacche e molte ucraine, sventolare quella vecchia della Bielorussia (e forse erano 2…), usata dopo l’ indipendenza e poi rimpiazzata da Lukashenko nel 1995 con quella attuale (verde e rossa) che riporta indietro al vessillo bielorusso comunista.
Questa bandiera, bianco,rossa, bianco, è attualmente usata dagli oppositori del regime comunista e filorusso, a dimostrazione che anche a Minsk la voglia di libertà ed indipendenza resta

Sloboda Ucraina, Sloboda Belarus, Sloboda Basarabia !